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Contenuti per tag: sindrome metabolica


Sindrome Metabolica: cos'è e come combatterl...

La Sindrome Metabolica è probabilmente una tra le condizioni cliniche più diffuse dei giorni nostri e maggiormente meritevole di attenzione per la sua potenziale pericolosità. Si è stimato che in alcuni paesi industrializzati (Italia compresa) l'insorgenza di tale condizione patologica raggiunga quasi la cifra monstre del 25%! Sebbene ad oggi non vi sia una definizione universalmente riconosciuta e alcuni criteri di diagnosi differiscano tra loro, le principali Organizzazioni a livello mondiale che si occupano di salute sono concordi nel considerare affetti da Sindrome Metabolica tutti quei soggetti che presentino almeno due dei seguenti fattori di rischio associati a quello che può essere considerato il fattore chiave, ovvero l'obesità addominale: - Dislipidemia: HDL (il cosiddetto Colesterolo "buono") al di sotto di 40mg/dl negli uomini e di 50mg/dl nelle donne; - Trigliceridi con valori superiori a 150 mg/dl; - Glicemia superiore a 100 mg/dl (perciò sono iclusi i soggetti diabetici); - Ipertensione arteriosa (valori superiori a 130/85 mmHg).   E' facile comprendere come questo si traduca in una situazione clinica ad alto rischio cardiovascolare. Come potete osservare nell'immagine allegata, c'è convergenza tra gli studiosi nell'attribuire l'insorgenza di questa Sindrome a situazioni patologiche preesistenti (obesità, ipercolesterolemia e condizioni quali l'obesità viscerale, l'iperinsulinemia e/o l'insulino-resistenza) associate quasi sempre a uno stile di vita inadeguato (alimentazione sregolata, vita sedentaria). Come possiamo agire per proteggerci dall'enorme rischio a cui tale sindrome ci sottopone? Oltre ovviamente ad un necessario resyling del nostro stile di vita e del nostro regime alimentare, l'esercizio fisico può esserci di vitale aiuto. Lo scopo dell'attività fisica sarà, attraverso uno specifico lavoro preventivo e adattato alle condizioni del soggetto, di migliorare la condizione di salute dello stesso e in particolare di ottenere i seguenti effetti benefici:    - miglioramenti metabolici dovuti alla riduzione dell' LDL (il colesterolo "cattivo") e dei trigliceridi e all' aumento di HDL (colesterolo "buono"), sensibilità insulinica e tolleranza glicidica; - miglioramenti circolatori dovuti all'aumentata capillarizzazione muscolare e alla conseguente riduzione della pressione arteriosa; - riduzione del consumo di ossigeno e della frequenza cardiaca a riposo e sotto sforzo; - miglioramenti generali anche delle funzioni vagali (effetto antiaritmico). Per ottenere tali effetti, possiamo proporre protocolli di lavoro simili a quelli già molto utilizzati nella prevenzione delle malattie cardiovascolari e dei disadattamenti metabolici in generale (sovrappeso e/o obesità, diabete mellito ecc..) e che devono prevedere essenzialmente tre tipologie di allenamento, sapientemente miscelate tra loro: fasi di allenamento aerobico di tipo continuato, fasi di allenamento aerobico intervallato (Aerobic Interval Training) e fasi di allenamento dedicate alla resistenza muscolare. Per i primi due (lavoro aerobico continuato e intervallato) sarà possibile lavorare su macchine cardio quali bike e tapis roulant o, perchè no, all'aperto in qualche parco o villa. Nelle sedute di allenamento aerobico continuato bisognerà cercare di assestarsi intorno al 60/70% della propria FcMax (l'uso di un cardiofrequenzimetro per monitorare i battiti è fortemente consigliato), mentre negli allenamenti interval l'ideale sarà alternare fasi più intense (fino all'80% circa) ad altre di recupero attivo intorno al 50%. Le sedute di resistenza si potranno svolgere con l'ausilio dei classici macchinari isotonici presenti nelle palestre ma anche con esercizi a corpo libero o con piccoli attrezzi, coinvolgendo in egual misura la muscolatura di tronco, arti superiori ed arti inferiori.

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Si fa presto a dire dieta!

Come tutti gli anni, arrivata la primavera si sente rimbombare sempre una solita parola: la parola magica è DIETA. La parola DIETA deriva dal latino DIAETA e a sua volta dal greco DIAITA che significa MODO DI VIVERE in riferimento dell’assunzione di cibo. Di certo il modo di vivere dell’essere umano non è fare sacrifici alimentari ma tutt’altro. Da questo concetto si apre un mondo di controversie e leggende metropolitane. La parabola alimentare giornaliera per la maggior parte degli esseri umani è costituita da tre pasti: colazione, pranzo e cena. Di per sé niente di sbagliato, se non che assumere in queste tre fasce alimenti diciamo così “errati” può creare qualche problema a livello di aumento del grasso corporeo. Partiamo dal presupposto che il pasto principale è il primo: LA COLAZIONE. Molti la snobbano, pochi la fanno come dovrebbe essere fatta, il resto si limita ad una tazza di caffè o latte dopo una pausa alimentare di minimo 8 ore. Il PRANZO composto da un primo piatto con un conseguente secondo e contorno di per sé è un ottima alternativa ai pasti composti da 6/7 portate. LA CENA altro pasto importante può essere caratterizzato sì da carboidrati ma in modo molto limitato con un secondo piatto seguito da un contorno di verdure. Ai tre pasti principali nella giornata devono essere integrati i classici spuntini che permettono così di mantenere un metabolismo attivo. La preoccupazione principale dei soggetti è il mantenimento del peso quando possibile o comunque alla perdita dello stesso. Per fare ciò si punta al sottodimensionamento dell'apporto energetico giornaliero fornito dai cibi (tipicamente misurato in calorie) rispetto al dispendio stimato in base a parametri quali età, sesso, peso ed attività del paziente. Purtroppo siamo abituati ad associare la parola DIETA alla restrizione alimentare focalizzando l’immagine del misero piatto bianco con un pisello al centro. Il digiuno o il mangiare il meno possibile non è assolutamente la formula magica per dimagrire in modo sano, anzi in questo modo oltre a stressare il nostro corpo mettiamo in atto il famoso effetto yo-yo alternando forti perdite di peso con successivi aumenti dello stesso provocando pericolosi squilibri metabolici. Nonostante una valutazione precisa del fabbisogno energetico giornaliero del soggetto a volte si assiste ad autoregimi alimentari completamente sbagliati oppure a diete prescritte in modo grossolano e senza determinati studi che la nuova scienza alimentare e i principi di biochimica dei cibi sta sperimentando negli ultimi anni. Come comportarsi allora? Per cercare di riprogrammare l’alimentazione del soggetto in funzione alla reale perdita di massa grassa si parte con il calcolare il METABOLISMO BASALE (BMR) a cui va aggiunto il calcolo del DISPENDIO ENERGETICO ATTIVO. Da questo rapporto ne deriva il FABBISOGNO ENERGETICO dell’individuo. Il FABBISOGNO ENERGETICO deve avere un BILANCIAMENTO ENERGETICO e quindi il rapporto risulta direttamente proporzionale all’APPORTO ENERGETICO DEI CIBI. Il concetto è abbastanza semplice di per sé ma non scontato come potrebbe pensare la maggior parte delle persone. Partiamo dal presupposto di avere ad esempio di un individuo sano come un pesce, senza patologie. Il consiglio è quello di nutrirsi più volte al giorno con cibi a basso indice glicemico. Infatti con il progressi degli studi in ambito alimentare più che come calorie il parametro fondamentale su cui si basano molti programmi nutrizionali odierni tengono conto dell’INDICE GLICEMICO (GI) dei cibi e quindi il relativo CARICO GLICEMICO (GL) e dalla quantità di carboidrati contenuti. L’utilizzo del parametro di CARICO GLICEMICO di un alimento è quello di permettere una previsione della risposta glicemica (e quelle insulinemica) dell’organismo in seguito all’assunzione. Questo fattore lega il CARICO GLICEMICO alla quantità e qualità dei carboidrati contenuti nell’alimento, ed in particolare alla rapidità con cui questi possono essere digeriti. Con l’abbassamento del CARICO GLICEMICO, oltre al conseguente abbassamento della GLICEMIA e della secrezione d’ INSULINA vi è una riduzione del COLESTEROLO TOTALE in circolo nel sangue e un miglioramento del rapporto tra LDL (colesterolo cattivo – trasporto dal fegato ai tessuti) e HDL (colesterolo buono – ritorno del colesterolo dai tessuti al fegato) con l’aumento del secondo. Mentre i grassi animali e soprattutto i GRASSI SATURI aumentano i livelli di colesterolo, i GRASSI VEGETALI possono ridurre i livelli del colesterolo LDL ( cattivo ) nel sangue. A questo proposito è bene ricordare che l’attività fisica può contribuire ad innalzare il livello del colesterolo HDL (buono), contribuendo a regolarizzare il rapporto del colesterolo totale. Tornando al CARICO GLICEMICO è ormai assodato che alimenti a basso INDICE GLICEMICO grazie all’aumento dei tempi di digestione riducono il senso di fame e permettono di evitare indigestioni di cibo. Al contrario alimenti ad alto INDICE GLICEMICO determinano un rapido innalzamento della glicemia seguito da un repentino abbassamento provocando nuovamente l’insorgenza di appetito (mettendo in moto così un circolo vizioso). E’ scientificamente stato confermato negli ultimi anni che abitudini nutrizionali sbilanciate da alti LIVELLI di CARICO GLICEMICO e l’aumento degli indici portano ad un elevato rischio CARDIOMETABOLICO con l’insorgenza della SINDROME METABOLICA e il potenziale sviluppo di patologie degenerative tra cui il cancro. Quindi sarebbe buona norma prima di procedere a metodologie alimentari squilibrate e dannose informarsi, studiare e apprendere i concetti alimentari veri e non quelli tramandati dalle generazioni passate oppure ancora meglio affidarsi ai professionisti del settore. Ovviamente se ci sono in atto patologie la consulenza di un dottore è praticamente obbligata.

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Ritenzione Idrica: come procedere

La ritenzione idrica è la predisposizione di un soggetto ad accumulare liquidi (o soluti) negli spazi extracellulari del corpo. Colpisce maggiormente i soggetti femminili rispetto a quelli maschili. Il ristagno di questi liquidi tende a localizzarsi soprattutto negli arti inferiori e si va spesso a sovrapporre al tessuto adiposo. Spesso la ritenzione idrica viene confusa con l’accumulo adiposo, ma tale dubbio si risolve tramite BIA. A parte il fatto che il tessuto adiposo è pressoché anidro (povero di acqua), la ritenzione ha a che fare con i liquidi e/o soluti che si insinuano negli spazi extracellulari del corpo. Ovviamente per i medici essa rappresenta un segno premonitore di invecchiamento precoce del soggetto. La sua origine è multifattoriale e può essere causata da vari problemi quali: surrenalici; renali; cardiaci; venosi; linfatici; ecc.   Può anche essere favorita o aggravata da incongrua attività fisica e/o da errata alimentazione; come in questo caso: Soggetto Femminile (distribuzione del grasso di tipo Ginoide); Età: 30 Anni; Altezza: 1.68 Mt; Peso : 61 Kg; Attività: Casalinga; BMI: 21,6 (Normopeso) BPM a riposo: 72 Obiettivo: Dimagrire Cosce Frequenza Allenante: 4 volte la Settimana (quasi esclusivamente cardio). Il Soggetto in esame in Palestra effettua cardio sfruttando i simulatori aerobici (tapis roulant- stepper, glide, ecc) con range di frequenza cardiaca determinata con la classica formuletta: (220 - età) x 60-70% della FCMAX. Purtroppo tale allenamento le scatena cortisolo (ormone dello stress - surrenalico), il quale smonta le proteine muscolari i cui soluti in esse contenuti invadono gli spazi extracellulari aggravando la ritenzione idrica. Questo quadro è ulteriormente aggravato dal Soggetto che ha repentinamente ridotto l’apporto dei carboidrati (pane, pasta, frutta) nella dieta; il risultato è che ha “addormentato” la tiroide, la quale ha prodotto i suoi effettivbloccando il dimagrimento e la mobilizzazione del grasso corporeo. Cosa fare? Innanzitutto occorre affidarsi ad un PT esperto in tali problematiche (meglio se Laureato in Scienze Motorie) che possibilmente lavori in sinergia con un Dietologo; quest’ultimo si occuperà della parte alimentare e dell’eventuale integrazione.   Nello Iaccarino

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Diabete di tipo I e attività fisica

Il diabete di tipo 1 è una forma di diabete che si manifesta prevalentemente nel periodo dell'adolescenza, spesso insorge in individui normo-peso o molto magri e rientra nella categoria delle malattie autoimmuni perché è causato dalla produzione di autoanticorpi (anticorpi che distruggono tessuti ed organi propri non riconoscendoli come appartenenti al corpo ma come organi esterni) che attaccano le cellule Beta che all'interno del pancreas sono deputate alla produzione di insulina. Come conseguenza, si riduce, fino ad azzerarsi completamente, la produzione di questo ormone il cui compito è quello di regolare l’utilizzo del glucosio da parte delle cellule, si crea cosi una situazione di eccesso di glucosio nel sangue identificata con il nome di iperglicemia.  La mancanza o la scarsità di insulina, quindi, non consente al corpo di utilizzare gli zuccheri introdotti attraverso l’alimentazione che vengono successivamente eliminati con le urine. In questa situazione l’organismo è costretto a produrre energia in altri modi, principalmente attraverso il metabolismo dei grassi. Il diabete di tipo 1 viene suddiviso in: Diabete mellito autoimmune (diabete insulinodipendente). Si manifesta nella stragrande maggioranza dei casi durante l’infanzia o l’adolescenza, ma non sono rari i casi tra gli adulti. È causato dalla distruzione delle cellule Beta da parte di anticorpi. Alcuni pazienti, soprattutto bambini e adolescenti, possono presentare  una modesta iperglicemia a digiuno. Diabete mellito idiopatico. È una forma molto rara di diabete di tipo 1 che si manifesta principalmente nei soggetti di etnia africana o asiatica. Si presenta con una carenza di insulina permanente ma nessuna evidenza di autoimmunità. Le cause del diabete mellito idiopatico non sono ancora note. Sintomi del diabete di tipo I Sete intensa; fame intensa; bisogno di urinare molto spesso; improvvisa perdita di peso; improvviso offuscamento della vista; fatica; ulcere che guariscono lentamente; presenza di zucchero nelle urine; formicolio ai piedi.   Tali soggetti possono però raggiungere un buon controllo metabolico e prevenire eventuali complicanze grazie a 3 fattori fondamentali: Terapia insulinica; corretta alimentazione; esercizio fisico. Infatti secondo l’American Diabetes Association tutti i pazienti con diabete mellito di tipo I, purché in buon compenso metabolico, dovrebbero avere l’opportunità di praticare un’attività motoria, in linea con i propri desideri e attitudini. Spesso però la condizione diabetica interferisce con la pratica di esercizio fisico per il timore di complicanze metaboliche acute, in particolare delle crisi ipoglicemiche.                       Pro e contro dell'attività motoria Gli sports sconsigliati sono quelli anaerobici o prevalentemente anaerobici caratterizzati da esercizi di tipo isometrico, gli sports da combattimento con contatto fisico e nei pazienti affetti da retinopatia diabetica le attività che comportano frequenti scuotimenti del capo come la corsa in discesa e la mountain bike. Non consigliati sono anche gli sports che richiedono una particolare vigilanza e/o prontezza di riflessi. In questi casi, una possibile ipoglicemia potrebbe mettere a rischio la vita del paziente o di altre persone. In particolare, viene fortemente sconsigliata l'immersione subacquea perché richiede dei tempi obbligati per l’emersione che non sono compatibili con la gestione della crisi ipoglicemica.  Per quanto riguarda l’intensità a cui svolgere l’esercizio fisico, trattandosi di soggetti giovani, spesso già dediti ad attività agonistiche, si propone un range compreso tra 40 e 80% della VO2 massimale. E’ consigliabile l’uso del cardiofrequenzimetro che consente la misurazione istantanea della frequenza cardiaca e di fissare degli allarmi acustici se la frequenza prestabilita viene superata. La durata dell’esercizio, fatto salvo il riscaldamento ed il defaticamento, viene proposta dai 30 ai 60 minuti. E’ possibile anche una durata maggiore ma il paziente deve controllare dopo un’ora dall'inizio dell’esercizio fisico la glicemia per decidere sull'opportunità o meno di assumere carboidrati.  Il momento ottimale per incominciare la seduta di esercizio fisico è 3-4 ore dopo la somministrazione di insulina. Il controllo della glicemia prima di iniziare la seduta è indispensabile. Se la glicemia è inferiore a 150 mg/dl è consigliata l’assunzione di 20-50 g di carboidrati in base all'intensità della seduta. Se l’esercizio si protrae per più di 1 ora è necessaria una breve interruzione per ricontrollare la glicemia perché spesso è necessario ripetere l’assunzione dei carboidrati. Se, prima dell’esercizio, la glicemia supera i 250 mg/dl è probabile che il paziente sia criticamente sottoinsulinizzato  o che abbia assunto un eccessivo carico di carboidrati. Nel primo caso è opportuno rimandare la seduta. Per la dieta valgono i suggerimenti dietetici generali per gli sportivi che praticano sports aerobici con il consiglio specifico per i diabetici di contenere l’apporto proteico sempre sotto al 15% delle calorie totali, preferibilmente tra il 10 ed il 12% (0,8 g/kg di peso). Lo sport si conferma un’arma vincente per i giovani affetti da diabete per il controllo della malattia purché la prescrizione all'esercizio venga sempre personalizzata e adattata da istruttori qualificati Precauzioni Ottenere il certificato medico per fare esercizio fisico soprattutto se: si ha il diabete da molti anni; si è stati inattivi per lungo tempo; oltre che di diabete si è anche affetti da malattie cardiovascolari. Controllarsi i piedi ogni giorno: osservare la presenza sui piedi di tagli, calli, vesciche ed altre ferite; trattare il problema immediatamente; indossare calzini sottili ed appropriate scarpe da sport. Essere preparati al trattamento di un’eventuale ipoglicemia: sospendere immediatamente l’attività fisica; trattare l’ipoglicemia preferibilmente con bevande fresche (es. succhi di frutta); aspettare almeno 15 minuti in modo che il cibo possa essere assorbito; non riprendere l’esercizio fisico fino a che la glicemia non raggiunge almeno il valore di 100 mg/dl. Scegliere il proprio sito di iniezione: se l'esercizio viene svolto 1 ora dopo l'iniezione qualsiasi punto va bene; se si inizia subito dopo l’iniezione allora preferire l’addome. Mai fare esercizio fisico se: il diabete è scarsamente controllato; si sente freddo, si ha l’influenza, infezioni o altre malattie. Mantenere un’adeguata idratazione: evitare di praticare esercizi in ambienti caldi e umidi; bere molta acqua; non bere alcolici subito dopo gli esercizi. Comunicare il proprio diabete: fare esercizi con un partner; avere con sé il proprio tesserino sanitario

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Diabete di tipo II e attività fisica

Il diabete è una sindrome che comprende un gruppo di malattie metaboliche caratterizzate da un difetto di secrezione e/o di azione dell'insulina, dalla presenza di iperglicemia e dalla comparsa a lungo termine di complicanze  a livello di vari organi, in particolare occhi, rene, cuore e vasi sanguigni. Il diabete è una malattia sempre più diffusa, in italia si stimano 3 milioni di diabetici destinati a diventare 5 milioni entro il 2025 e queste cifre sono destinate ad aumentare in tutto il mondo. Deriva dall'interazione di fattori genetici ed ambientali (obesità, ridotto esercizio fisico). Il diabete di tipo II rappresenta la forma di diabete più comune e interessa circa il 90% dei casi. Si sviluppa prevalentemente a partire dai 40 anni di età e colpisce principalmente i soggetti obesi o in sovrappeso. Il diabete di tipo II è caratterizzato da un duplice difetto: non viene prodotta una quantità sufficiente di insulina a soddisfare le necessità dell’organismo (deficit di secrezione di insulina), oppure l’insulina prodotta non agisce in maniera soddisfacente (insulino resistenza). Il risultato, in entrambi i casi, è il conseguente incremento dei livelli di glucosio nel sangue (iperglicemia). Le cause alla base dell’insorgenza della malattia sono date sia da fattori ereditari che aspetti caratteristici della persona quali l’obesità e fattori ambientali scatenati come vita sedentaria, stress. Alcuni dei sintomi del diabete di tipo II sensazione di stanchezza; frequente bisogno di urinare anche nelle ore notturne; sete inusuale; perdita di peso; visione offuscata; lenta guarigione delle ferite. Gli effetti della attività fisica sul soggetto diabetico di tipo II   Sulla base dei risultati dei numerosi studi effettuati la comunità scientifica internazionale è unanime nell'affermare che un esercizio fisico regolare è efficace non solo nella prevenzione, ma anche nel trattamento del diabete.   L'attività di tipo aerobico è quasi sempre consigliata ai soggetti diabetici, ma in assenza di complicanze è utile affiancare anche un programma di allenamento con sovraccarico. Gli studi hanno dimostrato, infatti, che gli effetti positivi di un buon allenamento con esercizi di intensità medio-bassa per 3-4 volte alla settimana per almeno 35-55 minuti portano ad un: aumento della sensibilità all'insulina; prevenzione delle malattie cardiovascolari; riduzione del colesterolo "cattivo" (LDL); aumento del colesterolo "buono" (HDL); riduzione dei livelli di pressione arteriosa; favorisce la perdita di peso. Quindi l'allenamento più completo per contrastare questa malattia è il circuit training (allenamento a circuito). Infatti questo metodo combina l'allenamento della forza con l'uso dei sovraccarichi ai macchinari, con periodi di lavoro aerobico. Chiaramente sarà diverso dal classico lavoro a circuito, perché dovrà essere adattato ad ogni caso specifico. Indicazioni Si raccomanda di utilizzare solo macchinari isotonici poliarticolari, come la chest press per i muscoli pettorali ed i tricipiti, la lat machine per i bicipiti ed il gran dorsale, la shoulder press per le spalle e la leg press per gli arti inferiori. Il carico deve essere circa il 30% del massimale con 12/15 ripetizioni per ogni postazione. L'esecuzione di ogni esercizio non dovrà superare i 40 secondi e non ci dovranno essere pause tra una postazione e la successiva. Passando rapidamente da un esercizio di forza ad uno cardiorespiratorio si avrà per tutta la durata della sessione allenante una frequenza cardiaca abbastanza elevata, fattore importante per questo tipo di patologia, poiché la maggior parte dei diabetici di tipo II è in sovrappeso, riducendo cosi la massa adiposa e di conseguenza anche il rischio di malattie cardiocircolatorie. Precauzioni: MONITORARE il livello di GLICEMIA prima e dopo l'attività fisica è di fondamentale importanza poiché l'esercizio fisico aumenta l'azione dell'insulina per diverse ore con conseguente rischio di ipoglicemia. L'attività fisica svolta nel pomeriggio o alla sera può portare alla comparsa di ipoglicemia notturna. Quando è possibile, programmare l'attività fisica lontano dalle iniezioni di insulina. Evitare l'esercizio fisico durante il picco di azione dell'insulina. Ridurre la dose di insulina quando l'esercizio fisico è programmato.

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Per evitare sovrappeso ed obesità... iscriviti in...

In Italia un adulto su tre è in sovrappeso (il 33% della popolazione, poco meno di 20 milioni di persone sulla nostra penisola!). Di questo gran numero il 13% ha meno di 24 anni. Il 9,1% della nostra popolazione è addirittura obeso (circa 5 milioni di persone!). Anche in questo caso un cospicuo 2% ha meno di 24 anni! La condizione di sovrappeso è più frequente tra gli uomini e meno nelle donne. Invece nel caso dell’obesità le percentuali sono equamente distribuite per entrambi i sessi. Questi due fenomeni (sovrappeso e obesità) sono più presenti tra i ceti sociali più poveri e meno acculturati. Questi numeri ci devono fare riflettere!! Il dato più allarmante è poi che il tasso di incremento è molto alto: il numero di persone in sovrappeso e obese è aumentato del 25% rispetto al 1994. Attualmente lo Stato spende circa il 6,7% dell’intera spesa pubblica per gestire l’emergenza obesità. Una cifra pari a 8,3 miliardi di euro all’anno. Obesità e sindrome metabolica Ma il costo più pesante è quello che deve pagare la salute della persona obesa!! L’obesità, in particolare quella localizzata a livello addominale, è una delle principali componenti della sindrome metabolica, oltre a costituire un problema estetico e di salute pubblica. Questa obesità rappresenta un processo patologico con conseguenze metaboliche particolarmente gravi, quali ad esempio sviluppi di intolleranza al glucosio, di diabete di tipo 2, d’ipertensione arteriosa e di cardiopatia coronarica. Obesità ed esercizio fisico L’esercizio fisico promuove il calo ponderale e aiuta a mantenere costante il proprio peso corporeo ottimale grazie alla spesa calorica aggiuntiva che comporta. Migliora sensibilmente i valori pressori alterati, infatti anche i vasi sanguigni ricevono i benefici del fitness migliorando la loro capacità di dilatarsi e restringersi all’occorrenza garantendo valori pressori sempre adeguati. La pratica costante del fitness contribuisce a migliorare i parametri metabolici alterati, ovvero i livelli di zuccheri, grassi e colesterolo presenti nel sangue, infatti è stato dimostrato che chi pratica regolarmente fitness, ha un livello di trigliceridi e colesterolo cattivo più basso e un livello di colesterolo buono più elevato. Infine, il fitness rappresenta un metodo eccellente per migliorare le capacità dell’apparato cardiorespiratorio riducendo al minimo le possibilità di accusare nel corso della propria vita patologie a carico di questo apparato, le quali oggi sono le principali cause di morte, specialmente tra le persone in sovrappeso e obese. Come si evince dai dati sopra elencati, l’obesità è una patologia a diffusione endemica che sta toccando un gran numero di persone di tutte le età sia uomini che donne. La cosa peggiore è che la sua diffusione sta aumentando velocemente!!! Le cause di tale patologie sono eccesso di disponibilità di cibo e stile di vita molto sedentario. Le conseguenze per la salute sono gravissime e concludono con una morte prematura del malato obeso. Tutti gli studi scientifici pubblicati trovano una unica soluzione a questa grave patologia: fare esercizio fisico, sia in forma preventiva, sia in forma curativa!

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Diabe... tiè!

Articolo dal titolo simpatico che vuole dare luce all'importanza dell'attività fisica nella prevenzione del diabete di tipo II, ma anche alla sua cura. Già, avete letto bene cura! Sono ben documentati gli effetti positivi che l'attività fisica ha sul diabete di tipo II: riduzione della glicemia e dei livelli di emoglobina glicata HBa1c; aumentata tolleranza al glucosio; aumentata sensibilità all'insulina; riduzione della pressione arteriosa negli ipertesi; riduzione del rischio cardiovascolare; riduzione del peso negli obesi e nei soggetti sovrappeso-senso di benessere e aumento dell'autostima. Tutti questi sono solo i principali effetti che un programma motorio serio può portare su un soggetto in fase di prediabete o diabete di tipo II diagnosticato. Diabe... tiè vuol sollecitare le persone ad usare la più dolce medicina contro questa "malattia": il movimento. Le linee guida per un corretto piano di allenamento contro il diabete di tipo II sono: accumulare più di 30 min al giorno di attività fisica moderata in una settimana; alternare una seduta di allenamento ad impegno prevalentemente aerobico (60-90% FCmax) a sedute di forza (circuiti con carichi leggeri 15 ripetizioni per gruppo muscolare); eseguire il controllo glicemico pre, durante e post allenamento per svolgere eventuale reintegro glicemico. In mano abbiamo uno strumento potentissimo in grado di farci ridurre notevolmente l'utilizzo di farmaci per la cura del diabete; sfruttiamolo, anche perché a migliorare non sarà solo la malattia, ma tutto il nostro corpo! E alla fine con un allenamento serio, una alimentazione corretta potremo dire... DIABE'?... TIE'!!!

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Attività fisica e salute, tante buone notizie

Dopo una breve introduzione sul rapporto tra inattività fisica e numerosi stati patologici, esporrò le ragioni per le quali l'inattività fisica è dannosa e rappresenta una fonte di gravi problemi per la salute pubblica e individuale. Verrà successivamente definito cosa s'intende per inattività fisica e se ne esporranno gli effetti dannosi sulla perdita di massa muscolare, di forza e di potenza così come sull'osteoporosi e relative fratture, sull'osteoartrite, mal di schiena, sovrappeso e l'obesità, diabete mellito di tipo 2, ipertensione, sindrome metabolica, malattie coronariche, ictus, malattia vascolare periferica, cancro e sulla mortalità per tutte le cause.                                                                                          Esistono prove scientifiche certe che numerose patologie sono più comuni in persone che non svolgono un'attività fisica, o svolgono un'attività fisica molto scarsa, rispetto a coloro che, invece, sono fisicamente attivi. Il numero di queste condizioni di salute legate all'inattività e all'attività fisica è cresciuto constantemente durante gli ultimi decenni. La relazione che è stata osservata tra assenza o scarsità di attività fisica e l'aumentata esistenza o incidenza di malattie non è dovuta ai cosiddetti fattori confondenti, come l'età, il sesso, il grasso corporeo, lo stato precedente di salute, la dieta, il fumo, il consumo di alcool, l'educazione o il reddito. Le ricerche epidemiologiche hanno fornito gradualmente prove sempre più evidenti che l'inattività fisica è una causa dello sviluppo di numerosi stati di cattiva salute. Il criterio di tali prove è la costanza dei dati rilevati in ricerche e popolazioni diverse, l'intensità dell'associazione tra livello di attività fisica e il rischio di malattie, la relativa successione temporale (inattività precedente alla comparsa della malattia), il rapporto logico tra livello e cambiamento del livello diinattività/attività e il rischio di malattie, la spiegazione coerente e plausibile del rapporto osservato. Studi condotti su animali hanno prodotto ulteriori prove della relazione della quale abbiamo parlato. Perchè l'inattività fisica è dannosa per la salute? La ragione fondamentale degli effetti di peggioramento o addirittura di danneggiamento della salute provocati dall'inattività fisica è che gli esseri umani di ambedue i sessi sono fatti per muoversi. E, se si eccettuano gli ultimi decenni, sono stati obbligati a muoversi per tutta la storia dell'umanità. L'attività fisica è stata e resta lo stimolo biologico essenziale necessario per fare in modo che le strutture e le funzioni degli organi e dei sistemi di organi conservino la capacità di svolgere i loro compiti. L'effetto stimolante dell'attività fisica è mediato dall'espressione dei geni; e si pensa che questi si siano adattati ad uno stato di regolare attività fisica nel periodo durante il quale i nostri antenati per sopravvivere dovevano cacciare. L'attività tipica dei nostri antenati. come quella di spostarsi rapidamente per periodi prolungati, ha provocato un carico crescente sugli organi locomotori, metabolici, cardio-respiratori, nervosi, endocrini ed escretori, e la ripetizione di questa attività ha prodotto adattamenti in questi organi che hanno aumentato la loro tolleranza alle variazioni sia dello sforzo fisico sia delle condizioni ambientali. Se la salute viene concepita come energia e potenziale per la sopravvivenza, prestazione e realizzazione nei campi fisici, mentali e sociali della vita, allora molti, se non tutti, gli adattamenti prodotti da una quantità e una intensità moderata di attività fisica migliorano la salute, in quanto aumentano la forza o la capacità funzionale degli organi corrispondenti. Molti di tali adattamenti diminuiscono il rischio di certe malattie o dei loro presupposti, come il sovrappeso o l'obesità. L'inattività fisica e la mancanza dello stimolo biologico provoca l'effetto opposto e aumenta il rischio di numerosi stati di cattiva salute come quelli prima citati. Per questa ragione, l'efficacia quasi miracolosa dell'attività fisica per la salute ha solide basi biologiche. Il ruolo dell'inattività fisica come fattore di rischio varia notevolmente tra le varie patologie e da persona a persona. In generale, si può affermare che l'importanza dell'inattività fisica come fattore di rischio è proporzionale al ruolo centrale ed esclusivo che ha l'attività fisica nel mantenere le strutture e le funzioni del relativo organismo. Per questa ragione, l'inattività fisica è un fattore di rischio notevole per quanto riguarda l'insorgenza di una perdita di massa muscolare (sarcopenia) e ossea (osteoporosi) nelle persone anziane, o del diabete di tipo 2, ma un fattore di rischio meno intenso per la cardiopatia coronarica o il cancro.

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Salute: tutti i benefici dell'esercizio fisic...

E’ stato evidenziato come la pratica regolare dell’esercizio fisico moderato di tipo aerobico intervenga nella prevenzione primaria delle patologie dismetaboliche e cardio-vascolari, nonché nella prevenzione primaria del sovrappeso, attraverso anche la modifica della concentrazione degli ormoni che regolano il metabolismo dei macronutrienti. Tali evidenze hanno indotto il Ministero della Salute ad introdurre delle linee guida per un corretto stile di vita: gli adulti dovrebbero svolgere almeno mezz’ora al giorno di attività moderata per cinque giorni alla settimana o almeno venti minuti di attività intensa per trè giorni alla settimana oppure una combinazione equivalente di attività fisica moderata/intensa; i bambini e gli adolescenti, nella fascia di età 5-18 anni, le raccomandazioni indicano di svolgere 60 minuti di attività moderata/intensa ogni giorno. E’ attività fisica qualsiasi forza esercitata dai muscoli scheletrici in grado di determinare un aumento del dispendio energetico. Da un punto di vista energetico infatti l’attività fisica rientra in quella componente “facoltativa” della spesa energetica di un individuo che può essere quindi modificabile andando ad agire sula spesa energetica totale delle 24 ore. Occorre però subito distinguere nell’ambito dell’attività fisica un tipo di attività che possiamo definire occasionale e una continua o di training fisico. Con la prima ci si riferisce ad un unico episodio o sessione che di per se richiede una varietà di adattamenti metabolici e circolatori per far si che l’organismo adempia al fabbisogno acuto di ossigeno e di substrati energetici per tale attività. La seconda, invece, determina adattamenti sistemici che riflettono il modo in cui l’organismo ottimizza la sua capacità di risposta ad uno stimolo fisico imposto regolarmente con effetto cumulativo. E’ in questo secondo tipo di attività che l’organismo, oltre ai miglioramenti relativi alle funzioni cardio-vascolari e respiratorie, ottimizza anche la sua capacità metabolica di produzione dell’energia attivando vie metaboliche più vantaggiose ai fini energetici. Sono questi miglioramenti, che definiamo globalmente col termine di fitness, che si possono evidenziare in tutti i sistemi fisiologici dell’organismo a riposo, durante esercizio fisico sub massimale e massimale. Le fonti energetiche impiegate in una data attività fisica sono direttamente influenzate da tre parametri fondamentali: durata; intensità; frequenza. Sono questi tre parametri che condizionano, secondo il tipo di attività fisica svolto, un metabolismo energetico di tipo aerobico (che richiede maggior consumo di ossigeno a fronte di ossidazione completa dei substrati energetici) e   unmetabolismodi tipoanaerobico che comporta un’ incompleta ossidazione dei substrati con minor consumo di ossigeno e minor produzione di energia. La pratica dell’esercizio fisico contrasta efficacemente tutti i parametri della sindrome metabolica, in quanto induce una serie di vantaggi che portano, in definitiva, ad una correzione (totale o parziale) dell’insulino-resistenza: questo pone nelle mani del medico una potente arma di tipo non farmacologico per un efficace intervento preventivo, terapeutico e riabilitativo. La terapia della sindrome metabolica non può essere rivolta ai singoli sintomi (es. l’ipertensione) ma alla causa, al grasso periviscerale e alla sedentarietà che determinano l’insulinoresistenza e quindi l’iperglicemia, l’ipertensione e la dislipidemia. A differenza dei farmaci usati per il trattamento delle varie componenti della sindrome metabolica (diabete, ipertensione, dislipidemiae cc.) che normalmente sono specifici per singolo fattore di rischio (antidiabetici, antipertensivi, ipolipemizzanti, ecc..) l’esercizio fisico di tipo aerobico è in grado di migliorare la totalità dei fattori di rischio cardiovascolare modificabili eproduce effetti, contemporaneamente, su tutti gli aspetti della sindrome metabolica a cominciare dall’obesità viscerale, con i seguenti incontestabili benefici: miglioramento della composizione corporea; miglioramento della sensibilità insulinica e prevenzione del diabete mellito di tipo 2; aumento del colesterolo HDL con riduzione VLDL e LDL piccole e dense (assetto lipidico meno aterogeno); riduzione della pressione arteriosa; riduzione della mortalità da tutte le cause; riduzione della mortalità coronarica; probabile riduzione del rischio di ictus cerebrale; riduzione della mortalità del cancro del colon e mammella; incremento della densità ossea e riduzione delle fratture; riduzione della disfunzione erettile dopo i 50 anni di età; miglioramento della sensazione di benessere fisico e della qualità della vita (azione antidepressiva).   I vantaggi indiscutibili dell’attività fisica nei soggetti con sindrome metabolica, si inquadrano in una serie di effetti a vari livelli. I principali sistemi che vengono modificati sonoil cardio-vascolare, il muscolo-scheletrico, l’endocrino-metabolico e l’immunitario, nonché la sfera psichica.   I benefici a carico dell’apparato cardio-vascolare riguardano miocardio, circolo coronarico e periferico. A livello coronarico è stato dimostrato: un aumento del diametro interno delle arterie coronarie maggiori; l’incremento del flusso coronarico massimale; la neoformazione di arteriole e capillari; la riduzione della reattività vascolare coronarica; un’aumentata efficienza del trasporto di ossigeno     Nel miocardio dei soggetti allenati si verifica una riduzione del consumo cardiaco di ossigeno, la riduzione delle resistenze periferiche con calo della pressione arteriosa con particolare vantaggio nei soggetti ipertesi.     Nel muscolo scheletrico la pratica regolare dell’esercizio fisico aerobico, porta a una modificazione della composizione in fibre del muscolo striato. E’ stato dimostrato l’aumento selettivo delle fibre muscolari lente (rosse), del loro contenuto in mitocondri, lo sviluppo di nuovi capillari muscolari e l’aumento dei trasportatori del glucosio insulino-sensibili.     L’incremento della massa muscolare associato alla parallela riduzione della massa grassa cambia sostanzialmente la composizione corporea; la massa magra rappresenta più del 90% del peso di un soggetto ben allenato rispetto al 75-80% riscontrabile nei soggetti sedentari a parità di peso. A differenza della dieta ipocalorica, che riduce il contenuto di grasso in tutto il corpo, l’esercizio fisico aerobico diminuisce soprattutto il grasso viscerale; anche per questo motivo i chili persi grazie all’esercizio fisico si riprendono con più difficoltà rispetto a quelli persi con la sola dieta. Si dimagrisce veramente solo quando il consumo calorico supera le calorie introdotte con il cibo; ed è proprio a fronte di un corretto introito calorico, che l’attività fisica garantisce un maggior consumo energetico; spesso si ingrassa non solo perché si mangia di più, ma soprattutto perché pur mangiando le stesse quantità di cibo si consuma di meno, ovvero riduciamo l’attività fisica senza ridurre le calorie. Siamo abituati ad un certo tipo di alimentazione costante o causale, così l’organismo, in alcuni giorni si ritrova aggravato da una frazione di calorie in più che viene immagazzinata nell’unico deposito a disposizione: gli adipociti, cioè le cellule di grasso.

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Pancia maledetta!

Il grasso addominale  è costituito essenzialmente da: Grasso viscerale (o peri-organale che circonda gli organi interni); Grasso sottocutaneo (visibile e costituisce le “maniglie dell’amore”).     Le cause fondamentali che causano l’accumulo di grasso addominale sono: Età (con l’invecchiamento caduta degli ormoni GH, Testosterone ed aumento degli estrogeni nell’uomo, ecc); Sesso (gli uomini per motivi filogenetici sono più predisposti rispetto alle donne); Eccesso di carboidrati nella dieta  concentrati soprattutto la sera; Eccesso di quantità di carboidrati ad alto indice glicemico; Elevata differenza tra carboidrati ad alto indice glicemico tra cena e colazione; Minore introduzione di proteine nell’alimentazione rispetto al fabbisogno giornaliero; Eccesso di grassi saturi nella dieta; Ridotta efficienza epatica e renale; Alimentazione troppo acida; Eccesso di alcool soprattutto ad alta gradazione; Eccesso di  junk  food; Fare molte diete ipocaloriche (infatti il miglior modo per ingrassare è farne molte); Eccesso di  stress che fa  aumentare soprattutto gli ormoni surrenalici tra cui il cortisolo; Eccesso di attività aerobica che scatena stress, deprime gli ormoni tiroidei ed innalza i surrenalici; Eccesso di attività anaerobica (pesi) che scatena stress e,quindi, cortisolo; Sindrome “ X “ o sindrome metabolica; Poca Massa Muscolare e, quindi, Metabolismo Basale molto basso; Ormoni quali insulina, tiroxina, Igf, testosterone, prolattina che funzionano  male.

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