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Benessere e salute

Attività motorie per i portatori della Sindrome d...

“Cos’è la sindrome di Down” La sindrome di Down è una condizione congenita, dovuta ad un’anomalia cromosomica e caratterizzata alla nascita da un insieme di lievi anomalie del cranio, del volto, delle orecchie e delle mani, accompagnate talvolta da una modesta riduzione di tono muscolare e da una cardiopatia congenita, più raramente da malformazioni del tratto intestinale. In seguito, quando il bambino cresce, si manifesta un modesto deficit dell’accrescimento, un ritardo dello sviluppo motorio e del linguaggio ed infine un variabile grado di insufficienza mentale che tuttavia non impedisce lo svolgimento di attività lavorative. Come detto in precedenza la sindrome di Down è dovuta ad un’anomalia cromosomica, è quindi utile avere qualche conoscenza di base sui cromosomi. I cromosomi possono essere immaginati come tanti bastoncini fatti a forma più o meno ellittici allungati, con le braccia superiori un po’ più corte di quelle inferiori, presenti in ogni cellula del corpo umano . Ogni cromosoma contiene migliaia di geni portatori delle informazioni che determinano le caratteristiche somatiche ed ereditarie di ogni persona, come ad esempio il colore degli occhi, dei capelli, forma del naso ecc. Tutte le cellule del corpo umano hanno 46 cromosomi: 22 coppie , uguali tra loro, e una coppia determina il sesso maschile (XY) o femminile (XX). Le cellule dei vari organi (ad esempio le cellule del sangue) quando si dividono per riprodursi (mitosi) generano cellule a 46 cromosomi, quelle degli organi riproduttivi (cellule uovo nella donna e spermatozoi nell’uomo , dette germinali) quando si riproducono generano cellule con soltanto 22 cromosomi più la X, se si tratta di cellule uovo femminili , oppure più la X o la Y , se si tratta di spermatozoi. Il meccanismo attraverso il quale da una cellula a 46 cromosomi si arriva a 23 cromosomi si chiama “disgiunzione” e fa parte del processo più complesso di maturazione delle cellule germinali detta meiosi. La disgiunzione dei cromosomi è un fenomeno essenziale per la riproduzione , altrimenti  ogni figlio avrebbe il doppio dei cromosomi dei propri genitori. Grazie a questo delicato meccanismo , al momento del concepimento, ogni genitore fornisce al figlio 23 cromosomi, per ricostruire il corretto numero totale di 46 cromosomi, stabilire il sesso generico (maschio se lo spermatozoo portava Y, femmina se lo spermatozoo portava una X) e determinare tutti i caratteri genetici del figlio. Esistono tre diversi tipi di anomalie cromosomiche nella sindrome di Down , il loro effetto finale è comunque identico: nelle cellule dei vari organi geni del cromosoma 21 sono in triplice dose. L’anomalia più frequente è la “trisomia 21 libera completa” (95% dei casi); in tutte le cellule dell’organismo vi sono tre cromosomi 21 invece di due; ciò è dovuta al fatto che durante la meiosi delle cellule germinali la coppia dei 21 non si è disgiunta come avrebbe dovuto (90% dei casi durante la meiosi della cellula uovo materna, 10%  durante la meiosi degli spermatozoi paterni). Più raramente si riscontra la “trisomia 21 libera in moasicismo” (2% dei casi) : nell’organismo della persona con la sindrome sono presenti sia cellule normali con 46 cromosomi che cellule con 47 cromosomi (la non disgiunzione della coppia 21 in questo caso si è verificata alle prime divisioni della cellula uovo fecondata).  Come conseguenza, non tutte le cellule dell’embrione che si sta fondendo conterranno il cromosoma in più.  La persona potrà avere meno aspetti legati alla sindrome, sia da un punto di vista fisico che mentale. Ma questo varierà da individuo ad individuo , e a seconda della sua percentuale di cellule trisomiche. La percentuale di cellule normali e di cellule trisomiche può variare da un numero minimo al 100%. Infine , il  terzo tipo di anomalia, anch’essa rara , è la “trisomia 21 da traslocazione”  (3% dei casi) : il cromosoma 21 in più  (o meglio una parte di esso , almeno il segmento terminale) è attaccato ad un altro cromosoma di solito al numero 14, 21 o 22. Non conosciamo affatto quali siano le cause che determinano le anomalie cromosomiche in generale. Sappiamo però che: Le anomalie cromosomiche , soprattutto le trisomie , sono un evento abbastanza frequente che interessano circa il 9% di tutti i concepimenti (alla nascita però solo lo 0,6% dei nati presenta un’anomalia cromosomica a causa dell’elevatissima quota di embrioni che va incontro ad un aborto spontaneo); L’incidenza delle anomalie cromosomiche in generale , e quella trisomia 21 in particolare, è assolutamente costante nelle diverse popolazioni, nel tempo e nello spazio (è influenzato prevalentemente dall’età della madre) Tutte le possibili ipotesi eziologiche fino ad oggi formulabili 8agenti chimici, radiazioni ionizzanti, infezioni virali, alterazioni metaboliche o endocrine materne) non sono state mai avvalorate dalle  molte ricerche condotte. Queste considerazioni indicano come sia molto improbabile che la causa del trisoma 21 libera sia riconducibile ad un qualche evento, condizione  o comportamento dei genitori che poteva essere previsto o evitato. In definitiva si ritiene che l’insorgenza delle anomalie cromosomiche sia un fenomeno “naturale” , in qualche modo legato alla fisiologia della riproduzione umana.   “Proposte motorie da svolgere in palestra”  I soggetti affetti da sindrome di Down sono sottoposti a maggiori e frequenti controlli medici. Gli stessi operatori sanitari riescono ad aiutare le famiglie molto più di quanto essi stessi possano immaginare. E’ stato verificato che i genitori ricordano, anche a distanza di venti anni, le esatte parole del medico e medici ricordati con gratitudine sono quelli che concedono tempo, che danno spiegazioni utili sulla sindrome  , riuscendo a comunicare ai genitori un’immagine accettabile del futuro del loro figlio. Il più delle volte gli stessi medici consigliano alle famiglie di far frequentare ai propri figli strutture ginniche idonee. Anche in questo caso il Personal Trainer può e deve essere una figura importante per soggetti affetti dalla sindrome di Down. Il compito del PT è soprattutto quello di instaurare tra lui e la persona affetta dalla patologia un rapporto amichevole. Dare la sensazione che quei momenti trascorsi insieme siano una sorta di “gioco” in modo tale da fargli sorgere interesse per una lezione che per molti potrebbe risultare noiosa . Il segreto è quello di saper somministrare, a piccole dosi,  un allenamento funzionale e mirato per la persona . L’azione psico motoria per i Down deve svolgersi sempre su di un piano empatico forte , tra l’allievo e il PT deve crearsi una forte intesa emotiva, in quanto tali soggetti hanno una grande labilità emotiva. In linea generale possiamo affermare che le situazioni , gli esercizi che vanno proposti per un soggetto normale di x età sono validi per un soggetto Down che abbia circa cinque anni in meno . Un protocollo adeguato in questi casi deve affrontare momenti psicomotori ben determinati quali:   In relazione al sé Percezione, conoscenza e presa di coscienza del proprio corpo Equilibramento e lateralità Educazione respiratoria   In relazione al mondo esterno Organizzazione dinamica dell’uso del sé Coordinazione oculo manuale Orientamento ed organizzazioni dello spazio Percezione e strutturazione temporale   “Percezione, conoscenza e presa di coscienza del proprio corpo“ Tra le tecniche utilizzate per la conoscenza e la padronanza del sé quella elettiva è il rilassamento sia globale che segmentale; le altre , fra le quali la distensione globale che lo procede , sono il dialogo tonico ed il gioco corporeo che si situano a livelli di organizzazioni più semplici e devono essere compresi in quello. Il rilassamento permette , nel contempo, l’educazione dell’immagine del corpo e della funzione tonica, ottenuto in particolare: Il decondizionamento degli atteggiamenti e delle attitudini che costituiscono la trama delle azioni abituali La percezione ed il controllo dei differenti elementi del corpo e dei rapporti fra loro L’indipendenza della cintura scapolo omerale e pelvica L’ammorbidimento delle rigidità e delle tensioni e, in associazione con la respirazione, un equilibrio emozionale Una migliore disponibilità generale Sul piano intellettivo il rilassamento facilita la funzione d’ interiorizzazione .Logicamente le situazioni proposte devono essere adeguate al soggetto in terapia e di una durata limitata nel tempo. Il dialogo tonico è un momento che pone il soggetto in rapporto con se stesso, permettendogli di conoscere, differenziare e progressivamente , coordinare singole parti del corpo e le parti fra loro. Estensivamente, questo movimento può essere utilizzato come una modalità per porsi in relazione con l’altro, un primo contatto che permette una risposta tonica di fiducia che segue, durante la prima fase di questo processo, la mobilizzazione guidata dell’adulto, in cui si ricostruisce il dialogo madre- bambino. Successivamente le varie situazioni vengono attuate dal soggetto da solo , e l’adulto vi si collega con la parola. Le tecniche con cui il dialogo tonico si attua costano di mobilizzazioni globali e segmentali con passaggi da una posizione all’altra e limitate azioni motorie di tutto o parte del corpo , quali: lanciare, far cadere , scivolare, raccogliere distendere, battere. Il dialogo tonico è molto importante per il Down , esso svolto in un’atmosfera di calma e distensione consente: Sul piano motorio la distensione globale, la regolazione tonica, l’associazione neuro – muscolare, la coordinazione dei movimenti, le informazioni propriocettive. Sul piano fisico la funzione di interiorizzare, la discriminazione della lateralità, l’accesso allo spazio orientativo. Sul piano affettivo – sociale di stabilire un dialogo attraverso il contatto fisico, di instaurare un rapporto di fiducia con l’altro. Il gioco corporeo ripete i momenti proposti per il dialogo tonico. Costituisce l’uso di sé all’interno di situazioni immaginarie, in cui l’elemento dinamico è più accentuato e vi è un più alto grado di coordinazione.   “Equilibrio” L’equilibrio del corpo è l’insieme delle reazioni del soggetto alla forza di gravità frutto di un adattamento alla stazione eretta ed in funzione dei vari spostamenti. Esso è condizione per qualsiasi azione differenziata. L’educazione dell’equilibrio è strettamente associata agli esercizi di presa di coscienza e di controllo del proprio corpo . ciò si ottiene educando i riflessi di equilibramento , che sono il risultato delle sensazioni propriocettive provenienti essenzialmente da varie fonti: sensazioni plantari, sensazioni cinestetiche, sensazioni labirintiche.  Nel bambino piccolo e nei soggetti Down , questa educazione è essenzialmente globale e si attua usando degli oggetti , se si passa da una fase iniziale con pochissime difficoltà a dei momenti un pò più complessi in cui è necessario trovare da soli i mezzi per realizzare atti semplici. Gli esercizi possono essere: Restare in equilibrio su un piede Camminare su di una linea tracciata al suolo Salire e scendere da un blocco Passare da un blocco ad un altro ecc. Sul piano affettivo tale educazione aiuta a mantenere la fiducia in se stesso, la sicurezza di base, l’autonomia motoria.   “Lateralità “  In merito alla relazione fra la scelta del lato del corpo per eseguire un compito e la dominanza cerebrale possiamo dire che esiste una lateralità d’uso derivante dall’educazione e dall’apprendimento ed una lateralità spontanea, più istintiva che rivela nelle attività gestuali non apprese. La prima è influenzata dal tono delle estremità dell’asse corporeo, la seconda dal tono assile. I disturbi dovuti ad una lateralità poco affermata o mal differenziata sono la causa dei disturbi dell’orientamento e dell’organizzazione spaziale e parallelamente delle difficoltà dell’apprendimento della scrittura, della lettura a cui, in genere, si accompagnano relazioni di un successo, apposizioni e fobia. L’educazione psicomotoria deve tendere a ricreare abitudini neuro – procettivo che si adattino alle esigenze scolastiche, altre a stabilire una lateralità completa e ben definita a destra e a sinistra.   “Respirazione” La respirazione è delegata al sistema nervoso autonomo; è un atto naturale che si adatta alle esigenze del soggetto in rapporto alle attività che sta svolgendo; può essere inibita oppure controllata , nei due tempi per una durata limitata. Di conseguenza l’aspetto educabile passa attraverso la presa di coscienza degli atti della respirazione e ciò presuppone prima una conoscenza e poi un controllo del ritmo respiratorio. Questo non si attua con la ginnastica tradizionale ma semplicemente, all’inizio, con un controllo della espirazione, attenta mediante atti concreti quali ad esempio soffiarsi il naso. Questa è una fase iniziale svolta in momenti di distensione globale, con l’attenzione rivolta a ciò che si fa. Si passa poi ad una fase basata sull’imitazione differita, per esempio: espirazione boccale mediante suoni che è legata al tempo e all’intensità . il lavoro sulla respirazione risolve solo i problemi fisiologici dei Down ma gli permette nel tempo di percepire i tempi della respirazione e la loro differenziazione.   “Organizzazione dinamica dell’uso del sé “  E’ realizzata attraverso lo sviluppo di attività di coordinazione globale che mettono in atto aggiustamenti motori sempre più fini e precisi . E’ attraverso l’esperienza vissuta del corpo, nei confronti con il soggetto e l’ambiente , che si acquista la disinvoltura motoria. Essa viene realizzata , nel periodo del corpo vissuto, mediante attività di espressione e giochi liberi, permettendo un primo abbozzo di schema corporeo. La natura e il carattere delle attività sono fra le più svariate e mirano a potenziare  la coordinazione dinamica generale e quella oculo – manuale. Tali attività devono essere scelte con grande accuratezza dai soggetti Down ed inserite al momento di maturazione nervose che si ritengono giusto , in questo modo si possono influenzare il miglioramento: delle sensazioni e percezioni , dei comandi nervosi, degli automatismi. Il soggetto deve sperimentare sé nell’ambiente mediante l’uso degli oggetti e il mezzo migliore è il libero gioco funzionale, a questa fase segue quella della riflessione su di sé che consente l’adattamento degli atti. La prima attività soddisfa il bisogno innato del soggetto , quello di giocare, la seconda permette di orientare l’azione verso la precisione e la padrona dell’esecuzione.   “Orientamento ed organizzazioni dello spazio”  La stretta interdipendenza fra motricità e rappresentazione dello spazio , è riconosciuta a tal punto che, quasi tutti gli autori, identificando quale fattore essenziale nei disturbi del bambino di fronte agli apprendimenti scolastici (dislessia, disgrazia ecc) , l’insufficiente capacità di discriminazione spaziale ed i disturbi dell’orientamento. La strutturazione spaziale si persegue su due piani , quello percettivo o senso motorio e quello rappresentativo o intellettivo, queste due strutturazioni presentano un fattore comune : la motricità. Dall’osservazione dell’evoluzione dello spazio del bambino si osserva il passaggio da uno spazio preferenziale , ad un altro che è strettamente legato ad una costruzione , sul piano senso motorio e sul piano rappresentativo, con l’intermediazione della motricità. La rappresentazione mentale dello spazio fisico evolve da quello topologico a quello euclideo . E’ importante perciò , che il bambino a livello operativo parta dalla conoscenza del proprio ambiente per passare a quello esterno. I riferimenti non saranno indicati a livello convenzionale, ma verranno differenziati con termini comuni (qua , là , sotto, vicino , lontano ecc).Saranno comunque le situazioni presentate che, prospettando determinati problemi di ordine spaziale, determineranno il richiamo delle notizie relative. Lo spazio verrà , pertanto , costruito ed organizzato come: Spazio vissuto, spazio affettivo , topologico, privo di forme e dimensioni , che si caratterizza con i rapporti di vicinanza , separazione, ordine e continuità ; Spazio euclideo, che si diversifica man mano, precisando i concetti di vicino, lontano , dentro fuori ecc ; Valutazione della direzione e dell’orientamento Valutazione della distanza Localizzazione di un oggetto in movimento Dopo questa prima fase, in cui il centro di riferimento è il corpo del soggetto, e tutto è organizzato partendo da esso si renderà necessario decentrare la rappresentazione, scegliere altri punti di riferimento, trasferire le nozioni di destra e sinistra nell’altro, acquisire i rapporti degli oggetti fra loro.    “Organizzazione e strutturazione del tempo“ Al di la del significato del ritmo, che non è un termine univoco , esiste un senso del ritmo: è il senso delle relazioni nel tempo. Il bambino risponde prematuramente alle sollecitazioni ritmiche assecondandole naturalmente con dei momenti, in special modo , allorché il suono è ritmato con cadenza uniforme. Questa risposta viene sollecitata ed  utilizzata quando si vuole economizzare il movimento , renderlo fluido, diminuire il dispendio nervoso e le tensioni parassitarie. Ne risulta  pertanto un movimento senza attenzione e quindi poco educativo. Nell’educazione psico – motoria l’interesse per l’attività ritmata , risiede nel favorire la soppressione delle  contratture e il rilassamento. Il tempo non è percepibile come la velocità e lo spazio; ciò che si percepisce sono gli avvenimenti, le azioni e i loro risultati. L’educazione psicomotoria , tralasciando inizialmente il tempo psicologico , rivolge la sua attenzione all’acquisizione ed al perfezionamento delle nozioni elementari del tempo fisico , attraverso le seguenti tappe: Nozioni di velocità , durata continuità Nozioni di intervallo , attesa , simultaneità , successione, cadenza prima , durante e dopo La sincronizzazione e la coordinazione dell’azione Per raggiungere tutto questo è necessario , nell’organizzare l’attività , dare agli elementi che entrano nel concetto di tempo una base materiale ad una traduzione visibile , che verranno potenziate mediante la rappresentazione mentale delle cadenze e l’analisi delle loro caratteristiche.  Le proposte operative per la strutturazione spazio – temporale posso essere interminabili, essere sono legate principalmente all’età, ai bisogni, alle condizioni dei ragazzi con i quali si opera. Importante è però la creatività e la preparazione dell’operatore che deve saper sfruttare al massimo l’ambiente ed il materiale che ha a disposizione. Inoltre il terapeuta deve lasciarsi invadere e sommergere dalle emozioni , egli deve saper mantenere una certa distanza riflessiva malvissuto per evitare di fare dell’altro un mezzo per risolvere i proprio problemi.   “Esempio di scheda di allenamento” (Prime 3 settimane) Esercizio Serie Ripetizioni Tempo % Di Carico   Bike     5’ Livello Medio-Basso Squat Overhead 1 15   60 % Cardio     2’ Livello Medio-Basso Squat Overhead 1 12   60% Cardio     2’ Livello Medio-Basso Step Up 1 10 x gamba   Corpo Libero Cardio     2’ Livello Medio-Basso Step Up 1 10 x gamba   Corpo Libero Cardio     2’ Livello Medio-Basso Distensioni Panca Oriz. 1 12   Solo Con Il Bilanciere Cardio     2’ Livello Medio-Basso Distensioni Panca Oriz. 1 10   Solo Con Il Bilanciere Cardio     2’ Livello Medio-Basso Lento Avanti Con Bacchetta (in piedi) 1 15   Bacchetta Di Legno Cardio     2’ Livello Medio-Basso Lento Avanti Con Bacchetta (in piedi) 1 15   Bacchetta Di Legno Cardio     2’ Livello Medio-Basso Crunch Su Fit Ball 2 10   Corpo Libero Cardio     2’ Livello Medio-Basso Il workout deve avere una durata massima di 45 minuti in modo tale da non far annoiare la persona che stiamo seguendo. Un riscaldamento su una bike della durata di 5 minuti sarà più che sufficiente. In sessioni successive,quando il soggetto sarà in grado di svolgere movimenti più complessi, sostituiremo la bike con il tapis roulant o una ellittica. Per mantenere l’allenamento ludico gli proponiamo una sorta di circuito dove i tempi di recupero tra le serie sono svolte su macchine cardio vascolari (recupero attivo). Non specifico su quale macchina cardio si svolge il recupero , in linea di massima le macchine dovrebbero essere svolte a rotazione tra loro in modo tale da variare il più possibile l’allenamento e stimolare sempre diversamente il soggetto. Tuttavia le macchina cardiovascolari da utilizzare dovrebbero essere: l ‘ellittica e/o  la bike da utilizzare dopo gli esercizi delle gambe in modo tale da non produrre ulteriori stress articolari alle ginocchia , tapis roulant e/o vogatore quando facciamo lavorare la parte superiore del corpo. Tuttavia non è una regola universale.   (Successive 3 settimane) Esercizio Serie Ripetizioni Tempo % Di Carico   Bike     5’ Livello Medio-Basso Squat Overhead 1 15   65-70 % Cardio     2’ Livello Medio Squat Overhead 1 12   70% Cardio     2’ Livello Medio Step Up 1 12 x gamba   Con Manubri Leggeri Cardio     2’ Livello Medio Step Up 1 10 x gamba   Con Manubri Leggeri Cardio     2’ Livello Medio Distensioni Panca Oriz. 1 10   60% Cardio     2’ Livello Medio Distensioni Panca Oriz. 1 8   65% Cardio     2’ Livello Medio Lento Avanti Con Bilanciere (in piedi) 1 12   Bilanciere da 6kg (senza caricarlo) Cardio     2’ Livello Medio Lento Avanti Con Bacchetta (in piedi) 1 10   Bilanciere da 6kg (senza caricarlo) Cardio     2’ Livello Medio Crunch Su Fit Ball 2 15-12   Corpo Libero Cardio     2’ Livello Medio-Basso   (Altre  4 settimane e variazione esercizi) Esercizio Serie Ripetizioni Tempo % Di Carico   Bike     5’ Livello Medio-Basso Squat Bilanciere 1 12   65% Cardio     2’ Livello Medio Squat Overhead 1 10   70% Cardio     2’ Livello Alto Affondi 1 10 x gamba   Con Manubri Leggeri Cardio     2’ Livello Medio Affondi 1 8 x gamba   Con Manubri Leggeri Cardio     2’ Livello Medio-Basso Distensioni Panca Inclinata. 1 10   60% Cardio     2’ Livello Alto Distensioni Panca Inclinata 1 8   65% Cardio     2’ Livello Medio Lat Machine Avanti 1 10   70% Cardio     2’ Livello Medio-Alto Lat Machine Avanti 1 10   70% Cardio     2’ Livello Medio Lat Machine Avanti 1 10   70% Cardio     2’ Livello Medio Crunch Obliqui Su Fit Ball 2 20-15   Corpo Libero Cardio     2’ Livello Medio-Basso

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Ernie e Sport, sfatiamo qualche mito!

Mi capita spessissimo nel mio lavoro di incontrare persone molto preoccupate per aver scoperto, attraverso esami strumentali, di avere una o più ernie del disco che, a detta del loro medico di fiducia, avrebbero compromesso irreparabilmente la loro possibilità di fare attività fisica. Il tutto di solito è condito dalla frase ”le uniche cose che posso fare sono passeggiate e nuoto”. Immaginate quando a dirmelo si tratta di persone che hanno sempre fatto sport e grazie ad esso riescono a star bene con se stessi e con gli altri. Morale a terra, frustrazione, sono reazioni del tutto comprensibili di fronte a un tale scenario. La mia risposta è sempre la seguente: E chi l’ ha detto che con l’ERNIA non si possa fare attività fisica?? La raccomandazione di non fare assolutamente più attività in carico, non correre, non saltare, non flettersi, non piegarsi, in sostanza non muoversi è secondo me una forma di TERRORISMO PSICOLOGICO del tutto, salvo rarissimi casi, ingiustificato. La premessa che faccio sempre, anche per tranquillizzare subito il mio interlocutore, è che il 90% circa della popolazione ha, senza neanche saperlo, un’ernia del disco e ci convive serenamente senza neanche accorgersene. Io stesso potrei benissimo essere una di queste persone! Iniziamo col definire un’ ERNIA, dato che sono certo che in molti dei suddetti casi nessuno lo ha mai spiegato in parole semplici al paziente, e che troppi medici tendono purtroppo a riempirsi la bocca con termini difficili generando solo confusione e impedendo loro di capire cosa sia effettivamente accaduto propria schiena. La colonna vertebrale umana è costituita da 33/34 vertebre (7 cervicali, 12 toraciche, 5 lombari, 5 sacrali e 4-5 coccigee) poste una sull’altra e intervallate da un cuscinetto polposo che ha la funzione di evitare sfregamento e schiacciamento di una vertebra sull’altra. La struttura della nostra colonna vertebrale le garantisce sia sostegno, tramite la parte ossea delle vertebre, che mobilità e ammortizzazione grazie a questi cuscinetti che sono costituiti da un nucleo polposo che viene mantenuto compatto da un anello cartilagineo. A dare ulteriore sostegno alla colonna vi sono tutta una serie di muscoli responsabili della sua stabilità e, ovviamente, del suo movimento. Questi muscoli ci permettono di piegarci avanti e indietro, ruotare e fletterci lateralmente. Quando questi muscoli sono sufficientemente flessibili, elastici ma anche forti, tutto funziona bene e la colonna può muoversi liberamente, riuscendo a gestire bene urti e pressioni generati durante i nostri movimenti quotidiani grazie all’insieme perfettamente progettato di struttura ossea, muscoli e cuscinetti ammortizzanti (per non parlare dei sistemi fasciali, ma qui andremmo troppo sul tecnico). Quand’è allora che sorgono i problemi? I muscoli che circondano la colonna vertebrale appaiono ad uno sguardo esterno come se fossero uniti l’uno all’altro a costituire un unico grande muscolo che parte dalla nuca e arriva fino alla zona lombare immediatamente sopra i glutei. Se anche uno solo di questi muscoli è retratto, cioè accorciato o eccessivamente contratto, andrà inevitabilmente ad influenzare tutti gli altri muscoli che compongono la catena muscolare della schiena provocando fenomeni di compressione, schiacciamento e quindi, nel lungo periodo, riduzione di spazio articolare. Avviene perciò un progressivo schiacciamento di una vertebra sull’altra con la conseguenza di comprimere il disco gelatinoso che vi è in mezzo fino a farlo fuoriuscire lateralmente. Al persistere, o peggiorare, di questa situazione il disco si sposterà sempre più lateralmente fino ad uscire dalla sua sede andando a spingere sui nervi che decorrono lateralmente alla colonna. Ed ecco che compare il dolore, che spesso oltretutto si irradia seguendo il corso del nervo che viene “colpito”. Quante volte avrete sentito frasi del tipo “Mi si è infiammato il nervo sciatico” accompagnate alla descrizione di un dolore che dal gluteo si irradia lungo la parete posteriore della coscia?  Le cause di Ernia possono essere tante e di seguito elenco le più comuni: TRAUMI DIRETTI come cadute, contusioni, colpi diretti sulla schiena STRESS EMOTIVO PROLUNGATO: in questo caso un malfunzionamento della meccanica respiratoria può portare a rigidità muscolare nella zona in cui il diaframma và ad inserirsi nella colonna (a livello delle vertebre dorsali e lombari) POSTURE LAVORATIVE: quando assumiamo per molte ore al giorno delle posizioni errate la muscolatura mano a mano va ad adattarsi ad esse andando inevitabilmente incontro a contratture muscolari e rigidità della colonna POSTURE SPORTIVE: lo sport agonistico (non parliamo di fitness) portato ad eccessi, o qualunque attività motoria praticata in modo errato (allenamenti improvvisati o senza una supervisione competente) possono portare a caricare in maniera eccessiva le articolazioni e, come effetto diretto, portare sofferenza e squilibri alla struttura della schiena Qualunque sia la causa, una volta che l’ernia è uscita la prima cosa da fare è cercare di ripristinare la corretta elasticità della muscolatura della colonna. L’obiettivo è riuscire a ricreare il giusto spazio tra una vertebra e l’altra, ridando loro libertà di movimento ed evitando lo sfregamento e la spinta verso i nervi che determinano la condizione dolorosa. Quindi solo streching, mobilità e ginnastica posturale? Assolutamente no! Altra cosa fondamentale da fare è rinforzare la muscolatura del CORE. Ne ho parlato in tantissimi articoli, ma ci torno volentieri ancora una volta: per “core” si intende l’insieme di muscoli che costituiscono una sorta di corpetto naturale che ci dà sostegno ed è costituito dai muscoli addominali obliqui interni ed esterni, retto dell’addome, quadrato dei lombi, trasverso dell’addome, glutei e pavimento pelvico. Ultimamente vanno tanto di moda, e fortunatamente in questo caso tra i migliori esercizi per il rinforzo del core ci sono proprio i PLANK e le sue molte varianti. Ripristinate perciò queste due condizioni della muscolatura della colonna (elasticità e forza), avremo “disinnescato” gli effetti negativi che le ernie scatenavano. E sapete qual’è la cosa divertente di tutto ciò? Che con il nuoto e le passeggiate nulla di quanto appena consigliato sarebbe accaduto! (Tra l’altro la bibliografia scientifica è piena di studi che dimostrino quanto sia errata l’associazione “nuoto-problematiche a carico della colonna”.. ma questa è un’altra storia!) Perciò, se vi piace nuotare e camminare, ben vengano queste attività purchè abbinate ad un corretto rinforzo della muscolatura del core. Ricapitolando: indagare sempre sulla vera causa che ha determinato l’insorgere dell’ernia, migliorare la propria meccanica respiratoria con esercizi diaframmatici, eseguire esercizi di allungamento dei muscoli retratti e rinforzare la muscolatura del core. Ma soprattutto... affidatevi sempre a chi sa cosa vi sta dicendo e vi spiega le sue risposte e diffidate da chi, in maniera troppo superficiale, vi da la più “scontata” delle soluzioni e cioè... smettere di muovervi!

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Defizizione di postura

Il filosofo, scienziato e logico greco Aristotele già nel lontano 330 D.C. osservò ed analizzò il modo in cui il corpo umano si trovava in rapporto con l’ambiente circostante, considerando la relazione di posizionamento reciproco tra le varie parti del corpo. È da questa prima osservazione che nel tempo l’attenzione di molti studiosi e scienziati si è focalizzata su uno degli aspetti più importanti, discussi e variegati che riguardano l’essere umano: la postura. Negli ultimi anni il termine postura è entrato a far parte del nostro parlare quotidiano, conseguentemente all’incremento di problematiche posturali delle quali moltissime persone soffrono soprattutto alla bassa schiena. Alcuni studi dimostrano come attualmente la lombalgia rappresenta la ragione più comune di visita al medico di base. Nel corso degli anni la maggior parte degli esperti che hanno analizzato e studiato la postura non sono stati in grado di darci una ben precisa interpretazione. Questo principalmente perché ogni autore identifica un suo punto di vista che secondo la propria metodica di lavoro, rientra in quella che ritiene “la cosiddetta postura ideale”. Il significato postura ideale varia in base alla scuola, al metodo e all’approccio utilizzato per analizzarla. Generalmente esistono due principali correnti di pensiero: secondo alcuni studiosi è necessario possedere una postura che mantenga allineate tra loro le due emiparti del corpo, rappresentate da occhi, spalle, bacino, ginocchia e caviglie; secondo altri studiosi invece è necessario possedere dei meccanismi posturali che permettano all’individuo di effettuare efficacemente il movimento senza dolore e con una ottimale ergonomia del gesto, con conseguente riduzione della spesa energetica, rispettando così le leggi di confort ed economia. Secondo il nostro punto di vista, debbono essere tenute in considerazione entrambe le filosofie di pensiero, poiché se da una parte è necessario mantenere allineato il corpo per evitare squilibri posturali, d’altra parte non favorire lo sviluppo di alcune catene cinetiche a discapito di altre (ricordiamo come infatti una postura del tutto simmetrica non può esistere già dal semplice fatto che l’essere umano è destrorso o sinistrorso) può comportare una riduzione della completa funzionalità dell’organismo. Per ragioni di ordine ergonomico/funzionale, sarà dunque necessario mettere in condizione l’organismo di funzionare in base ai gesti richiesti senza sovraccaricare le strutture che la compongono, consentendo una efficace ergonomia e ricercando contemporaneamente un giusto e più equilibrato assetto corporeo per non favorire, anche in questo caso, uno squilibrio tra le catene cinetiche. Altro fattore da tenere in considerazione è quello riferito alla variazione continua della postura in base al tipo di movimento che si decide di compiere, dall’attività lavorativa o sportiva, e dagli aspetti psico-emotivi del soggetto, la postura infatti potrà rappresentarsi in maniera fisiologica o nel peggiore dei casi in maniera patologica. Per fisiologica intendiamo quando il tono muscolare e l’atteggiamento scheletrico riescono a mantenere l’organismo umano in uno stato di equilibrio in condizioni sia statiche che dinamiche, rispettandone le curve fisiologiche del rachide e l’allineamento di tutti i sottosistemi che lo compongono, mentre per patologica si intende un’alterazione della fisiologia umana come conseguenza ad un malessere che molte volte trova origine dislocata rispetto all’evolversi del dolore. Per tale ragione nel corso degli anni, il centro studi e ricerche di ATS ha dato una sua personale definizione di postura: “La postura è la parte visibile di una serie di adattamenti invisibili ed interni all’organismo che si riassumono come la posizione istantanea del corpo nello spazio e la relazione spaziale tra i segmenti anatomici su cui influiscono fattori genetici, psicoemotivi, patologici, traumatici, neurofisiologici, biomeccanici, esperienziali ed ambientali, modificando così il corretto funzionamento dei recettori posturali con conseguente cambiamento degli equilibri dei sistemi fasciale, muscolare e scheletrico. Il fine ultimo della postura è il mantenimento dell’equilibrio in condizioni statiche e soprattutto dinamiche, con relativa influenza sull’ergonomia del movimento del corpo verso l’obiettivo prefisso”, (reparto di ricerca interna ATS).

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Come migliorare la postura di petto e schiena

In questo video scoprirai esercizi molto efficaci per migliorare la postura di petto e schiena. Si tratta in generale di un discorso di qualità e non tanto di quantità quindi assicurati di eseguire un numero giusto di ripetizioni e serie enfatizzando ancora di più la consapevolezza muscolare per i migliori risultati. Per prima cosa farai un esercizio per migliorare la tua consapevolezza delle scapole e quindi sentirle al meglio.Quindi semplicemente con un elastico potrai eseguire alcuni movimenti facili anche a casa per una migliore postura.

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Respirazione e diaframma: istruzioni per l'us...

Per vivere abbiamo bisogno di ossigeno, quindi di respirare: ovvio, fin qui siamo tutti d'accordo. Ma siamo sicuri che, pur respirando (altrimenti saremmo morti), lo facciamo nel modo giusto? E se vi dicessi che molti nostri problemi - piccoli o grandi - di salute derivano proprio da una cattiva respirazione e, in particolare, da uno scorretto utilizzo del Diaframma, il muscolo respiratorio per eccellenza? Già. Iniziamo con lo spiegare come è fatto questo Diaframma, dove si trova e qual’è la sua funzione. Si tratta di un muscolo piuttosto grande, a forma di cupola, che grazie alla sua posizione strategica esattamente a metà tra la cavità toracica e quella addominale, ha lo scopo di garantire la massima efficienza delle due fasi respiratorie, l’inspirazione e l’espirazione. Durante la prima esso si sposta verso il basso permettendo l’espansione del torace che quindi può incamerare aria, mentre durante la seconda si sposta verso l’alto in maniera passiva comprimendo la cassa toracica e favorendo lo svuotamento dei polmoni. Questo è, in termini molto semplicistici, come avviene la respirazione e come ognuno di noi respira sin dalla nascita. Poi però, quasi sempre, qualcosa in questo meccanismo innato si inceppa: crescendo la maggior parte di noi perde la completa funzionalità del diaframma e “sporca” la qualità della nostra respirazione. Ma perchè avviene questo? Dovete sapere che il Diaframma è un muscolo che più di tanti altri viene influenzato dalla nostra emotività: stress piccoli o grandi, cronici o acuti possono alla lunga condizionare la corretta funzionalità di questo muscolo andando ad irrigidirlo, retrarlo, ipomobilizzarlo. Esso inizierà a funzionare sempre meno, ma come sapete una delle caratteristiche più importanti dell’essere umano (e del proprio organismo) è quella di adattarsi e quindi, nello specifico, di trovare una strada per compensare questo improvviso “deficit”. Con delle conseguenze. Il diaframma è il muscolo respiratorio più importante, certo, ma non è l’unico. Esistono numerosi altri muscoli che nel processo respiratorio dovrebbero avere una funzione accessoria e che invece si ritroveranno ad affrontare un “superlavoro”: tra questi ci sono ovviamente i muscoli intercostali, i paravertebrali e, soprattutto, i muscoli situati tra il tratto cervicale e dorsale della colonna quali lo SCOM (sterno-cleido-occipito-mastoideo), gli scaleni ed il trapezio. Non funzionando appieno il diaframma, questi muscoli contribuiranno notevolmente all’aumento della capacità toracica contraendosi e, alla lunga, irrigidendosi. Molti problemi di cervicalgie derivano infatti da una cattiva respirazione, e come sappiamo da una problematica cervicale possono a cascata svilupparsene molte altre in zone limitrofe. Infatti il diaframma agisce come una sorta di molla che ad ogni suo movimento va ad influenzare la posizione delle vertebre lombari vicino alle quali si inserisce, tirandole e rilasciandole ad ogni atto respiratorio. Non avvenendo più questo rilasciamento, si provocherà alla lunga quella che si può definire come una “iperlordosizzazione” diaframmatica, riconoscibile a occhio nudo da una rientranza piuttosto profonda a livello lombare. Altra conseguenza di una respirazione cosiddetta “toracica”, la sofferenza degli organi situati al di sotto del diaframma, nella cavità addominale: stomaco, fegato, pancreas, intestino non vengono quasi mai liberati dalla pressione che il diaframma, non spostandosi più a sufficienza verso l’alto, esercita su di loro e questo può, alla lunga, andrà a creare problematiche quali coliti, stipsi, reflussi, gastriti e quant’ altro. Senza escludere problemi di incontinenza o iperattività della vescica dovuti proprio alla pressione che viene esercitata sulla stessa. Come avrete capito, tante patologie e problematiche che non sono riconducibili a problemi diretti dell’organo interessato, potrebbero derivare da un non corretto utilizzo della respirazione. E a questo punto, come agire? Esistono degli esercizi di respirazione presi in prestito dalla ginnastica posturale che, una volta appresi, possono tranquillamente essere eseguiti per conto proprio e che non richiedono l’ausilio di alcun attrezzo. Esistono poi degli apparecchi con in quali andare invece ad allenare la muscolatura respiratoria in maniera selettiva e senza coinvolgere l’apparato locomotore, nè rischiare quei piccoli inconvenienti tipici dell’iperventilazione quali piccoli giramenti di testa o senso di nausea: è l’esempio della Ginnastica Respiratoria con SpiroTiger. In entrambi i casi, la supervisione di un Trainer qualificato è, soprattutto in fase iniziale, assolutamente fondamentale.

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Come iniziare ad allenarsi con i pesi

Scopri in questo video come iniziare ad allenarti con i pesi in un contesto di efficacia, divertimento e sicurezza. Per prima cosa assicurati che la motivazione sia molto forte e intrinseca altrimenti alla prima difficoltà desisterai. Quindi valuta se allenarti a casa o in palestra: a casa con poca attrezzatura puoi fare tanto. Quindi è il momento di stabilire un obiettivo specifico in termini di peso, % di grasso etc.Quindi assicurati di aver compreso al meglio il concetto della consapevolezza muscolare per far sì che sia il corpo a guidare l’allenamento in un contesto quindi dove ti ascolti per sentire cosa funzione al meglio per te.

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Vigoressia, quando una sana passione si trasforma ...

La Vigoressia è un disordine clinico grave ancora piuttosto sconosciuto e di conseguenza sottovalutato ma che può essere considerato la versione “da palestra” del ben più noto disturbo dell’Anoressia (tanto che spesso viene definita con il termine di Anoressia Inversa).     Iniziamo col fare una fondamentale distinzione: non si sta parlando della sana passione per l’attività fisica che sempre più persone vivono, a volte anche in modo quasi totalizzante, e in funzione della quale fanno scelte di vita ben precise. Parliamo invece di un grosso disturbo psicologico per il quale soggetti assolutamente ipertrofici continuano a vedersi come molto magri e ipotonici, al punto da vivere il loro aspetto fisico come una vera e propria ossessione in nome della quale sacrificare ogni altro aspetto della loro vita, da quello relazionale a quello alimentare, passando all’abuso di sostanze anabolizzanti e steroidee che ne mettono a rischio la vita stessa. Perchè, è bene dirlo, di Vigoressia (così come di Anoressia, d’altro canto) si può arrivare a morire! Ribadisco quindi che non è la quantità di tempo dedicata all’allenamento che fa di un soggetto un vigoressico o meno, ma una vera e propria condizione patologica che ne influenza a 360° le scelte, l’umore, la condizione di vita in generale. Come capire se ci si trova davanti un potenziale caso di Vigoressia? I campanelli d’allarme sono diversi, l’importante è coglierli:   - uno stato emotivo estremo (frustrazione, panico, ansia) in cui ci si può trovare se per una qualunque ragione (lavorativa, sociale, imprevisti vari) ci si ritrova a dover saltare un allenamento - la rinuncia progressiva alle relazioni sociali (pranzi o cene con amici o parenti, ad esempio) per paura di compromettere il proprio regime alimentare - ossessività nel controllare parametri fisici quali il proprio peso o la propria composizione corporea - comportamenti compensatori estremi in caso di un allenamento saltato o di uno “sgarro” alimentare (allenamento seguente ancora più duro, pasti saltati) - comportamenti maniacali nel rispettare dieta e integrazione alimentare, fino al punto di svegliarsi la notte per completare spuntini proteici e similari   Parliamo di dati: secondo recenti studi solo in Italia i soggetti affetti da questa patologia sarebbero circa 60000, con una prevalenza di soggetti maschili e magiormente concentrati nella fascia di età che va dai 25 ai 35 anni, ma non mancano ovviamente casi riportabili alle altre fascie. Prima di chiudere, vorrei ribadire per l’ennesima volta che tutti gli appassionati di allenamento che passano ore in palestra per il piacere di sentirsi e vedersi in forma, che assumono integratori o seguono diligentemente regimi alimentari e stili di vita corretti non hanno nulla a che vedere con la condizione descritta. Nessuno, men che mai il sottoscritto, vuole minimizzare gli infiniti benefici che l’allenamento (anche molto intenso) apporta alla nostra salute; è quando l’attività fisica viene percepita esclusivamente come un dovere, quando ogni pensiero è indirizzato verso la crescita muscolare in termini di “positivo” o “dannoso” (e quindi da evitare come la peste) per essa, quando si manifestano tutti quei comportamenti prima elencati, allora si sta parlando con tutta probabilità di Vigoressia.

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Pillole di nutrizione: i legumi

C’è qualcuno di voi a cui, almeno una volta nella vita, non siano state decantate le qualità nutrizionali dei legumi? Io credo di no, ed oggi voglio approfondire l’argomento andando ad analizzare le caratteristiche di questo vasto gruppo di alimenti così amato da dietologi e nutrizionisti. Iniziamo col dire che si tratta di alimenti di origine vegetale e più specificatamente dei semi delle piante appartenenti alla famiglia delle Leguminose. Queste venivano coltivate già in tempi antichi in tantissimi Paesi di Vecchio e Nuovo Mondo (a seconda delle diverse varietà di piante, ovviamente) e la loro caratteristica principale è proprio la presenza di questi baccelli che altro non sono che il frutto stesso della pianta contenente i suoi semi. Ne nominiamo qualcuno? Fagioli, ceci, cicerchie, lenticchie, fave, lupini, arachidi, soia e piselli, giusto per citare i più celebri esponenti della famiglia. Andiamo ad analizzare la loro composizione, che ovviamente varia a seconda della diversa tipologia: - tra il 20% e il 45% di contenuto proteico - tra il 25% e il 60% di carboidrati, presenti soprattutto sotto forma di amidi che ne determinano la consistenza e la capacità di assorbimento di liquidi - tra l’1% e il 6% di grassi tranne nel caso di soia e arachidi che ne contengono una quantità decisamente maggiore (fin quasi il 50%), sempre però di alta qualità - la restante parte di fibra.   Se prendiamo in considerazione l’indice glicemico, ossia la capacità di questi alimenti di alzare il livello di glucosio ematico, vedremo che fagioli, lenticchie e ceci sono decisamente più “efficenti” rispetto ad altri loro “colleghi”. Ma l’aspetto che probabilmente rende così speciali i legumi è il loro alto apporto proteico rispetto a tutti gli altri alimenti del mondo vegetale! E qui va approfondito un altro aspetto: che differenza c’è tra le proteine presenti nei legumi e le ben più note proteine di origine animale? In primis, le proteine vegetali contengono un quantitativo di ferro decisamente minore; secondo, contengono un tipo di ferro diverso (ferro non eme) che viene assorbito in quantità inferiori rispetto al ferro eme presente in quantità negli alimenti proteici di origine animale; terzo, i legumi non contengono la vitamina B12. Inoltre è importante introdurre il concetto di Valore Biologico: per valore biologico di una proteina si intende il rapporto tra la quantità di azoto (e quindi di aminoacidi) che viene effettivamente assorbito (e quindi utilizzato) e quello che viene “perso”. Provo a spiegarlo più semplicemente: prendendo come riferimento la proteina dell’uovo, il cui valore biologico è pari a 100, i fagioli hanno un VB di 34, la soia 75, gli arachidi 43 e così via. Questo ci fa capire come questi legumi non posseggano un perfetto equilibrio tra aminoacidi assorbiti e aminoacidi “ritenuti”. E qui si spiega perchè molto spesso si consiglia di associare la loro assunzione a quella di cereali (le celebri zuppe) che possano compensare questa loro “mancanza nutritiva” fornendo gli aminoacidi mancanti ma aumentando allo stesso tempo il rischio di innalzare eccessivamente l’indice glicemico del pasto e incrementare troppo i livelli di glucosio nel sangue. Altro aspetto da non trascurare, alcuni zuccheri presenti nei fagioli e in altri legumi possono in alcuni soggetti non venir riconosciuti e/o digeriti dagli enzimi digestivi, causando i noti fastidi intestinali spesso goliardicamente associati a pasti ricchi di tali alimenti. Quindi assumerne si, ma sempre con moderazione! Come tendo a fare ogni volta che parlo di qualche alimento in particolare, le parole che mi sento di sottolineare sono sempre le stesse: buon senso! I legumi sono un ottima fonte di proteine vegetali ma cerchiamo di inserire il loro consumo all’interno di una corretta rotazione proteica che comprenda anche le altre fonti biologiche di questi macronutrienti così importanti per il nostro organismo.

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Plastica ed alimenti: quale evitare e perché

La plastica utilizzata per la conservazione o confezionamento degli alimenti non è tutta uguale, osservate i simboli e i numeri della foto e preparatevi a fare una drastica selezione al fine di preservare la vostra salute. In alcune plastiche sono contenuti PVC (cloruro di polivinile), polistirene e BPA (bisfenolo A), potenti veleni classificati come cancerogeni dal 2006 dalla European Food Safety Authority (EFSA), in particolare, il Bisfenolo-A sembra favorire lo sviluppo di patologie come il Parkinson, l'Alzheimer, il Diabete di tipo-2, danneggia lo sviluppo sessuale e la fertilità del maschio e può avere effetti devastanti sullo sviluppo cerebrale del bambino. Il Bisfenolo A è una sostanza chimica di larghissimo uso: se ne producono tre miliardi di chili all'anno. Il Bpa si sprigiona spontaneamente a contatto con l'acqua (fino a 50 volte in più se il liquido è caldo), con i detergenti, le sostanze acide e quelle grasse, quindi anche con gli alimenti. In tutti i paesi industrializzati se ne fa uso quotidiano e gli studi dimostrano che si trova maggiore concentrazione del Bpa nel corpo delle donne e nei bambini (fino a 12 volte più degli adulti). Quindi quando cucinate o riscaldate i cibi al microonde, quando utilizzate dei contenitori per conservare sugo o alimenti grassi (burro, maionese, panna ecc), limone, alimenti conditi con aceto, comprate il gelato che è a contatto con la vaschetta di polistirolo, quando acquistate carne/pesce/formaggio a contatto con la pellicola in PVC, quando scaldate il latte nel biberon, beh, ci sono grosse possibilità di assumere massicce dosi dei sopracitati veleni. Ecco la classificazione delle plastiche: 1= PET polietilene tereftalato 2= HDPE polietilene ad alta densità 3=PVC o V vinile o cloruro di polivinile 4= LDPE polietilene a bassa densità 5=PP polipropilene 6=PS polistirolo 7= tutte le altre plastiche tra cui il policarbonato e le resine epossidiche Sono da evitare le plastiche 3,6 e 7! Quando dovete acquistare dei cibi confezionati (compreso alimenti in scatola e sughi), prestate attenzione al numero stampato sul fondo della confezione, quando invece dovete conservare dei cibi, cercate di utilizzare contenitori in vetro, terracotta, acciaio inox, stoffa o carta. Per quanto riguarda invece gli accessori per bambini, controllate che siano tutti siglati con il n°5 e la dicitura BPAfree, anche se sarebbe opportuno evitare qualsiasi tipologia di plastica. Ricordate inoltre che le plastiche non sono solo utilizzate per il confezionamento o la conservazione dei cibi: per mestoli, cucchiai, piatti, bicchieri, packaging per cibo takeaway, sacchetti per la conservazione in freezer, ecc... si dovranno osservare le stesse accortezze!

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Stanchezza: vincerla naturalmente e realmente

Ecco come aiutare il nostro corpo a recuperare una forte spossatezza. Tutti abbiamo avuto una giornata (anche più di una) in cui le forze erano sotto le scarpe ma la giornata ci richiedeva concentrazione, forza e concentrazione fino alla sera. La stanchezza era a livelli altissimi e le nostre occhiaie erano di blu intenso. E tutti ci siamo lasciati abbindolare dal miraggio del caffè e delle varie bevande energizzanti e stimolanti per rimetterci in piedi e ripartire svegli e pimpanti. Peccato che tutto questo abbia un prezzo, e non sto parlando del costo in termini di denaro di questi prodotti, ma del costo in termini fisici richiesti al nostro corpo per vincere la stanchezza. Infatti, come ho già spiegato in questo articolo, queste sostanze danno si una sferzata di energia al nostro organismo, ma poi chiederanno il conto in futuro, proprio come un motore su cui viene azionato un turboboost e poi non potrà più essere usato per la gara successiva. Certo, non è un prezzo che pagheremo subito, ma a lungo andare questo chiedere energia extra (non presente nel corpo) può portare problematiche anche gravi. Ma allora come fare se proprio a letto non si può andare. Beh, una soluzione c’è, in realtà più di una. Sono pratiche naturali che hanno un grande potere energizzante e ricaricante, non hanno controindicazioni e sono praticabili da chiunque. La prima pratica di cui parlo è l’acqua fredda. Una bella doccia fredda (potete farla anche calda all’inizio) vi ricaricherà le batterie. Chiaramente non parlo di una sciacquata veloce sotto il getto fresco dell’acqua, ma proprio stare dentro una vasca gelata, o sotto il getto di acqua fredda per qualche minuto. All’inizio sarà un po’ traumatico, quindi andateci piano, anche perché l’acqua fredda risveglia emozioni e paure molto profonde, quindi fai un passo alla volta. La seconda è l’enteroclisma (o più comunemente clistere), è un toccasana per la mente che, per medicina tradizionale cinese, è collegata in maniera diretta al colon. Si tratta di una pratica che permette di riacquistare un po di energie e sopratutto lucidità mentale. Un’altra pratica sono i bagni genitali. Si tratta in pratica di tenere i genitali (il prepuzio per gli uomini e il clitoride per le donne) a bagno in acqua fredda (con ghiaccio) per 45-50 minuti. Infatti in questi punti passa il triplice riscaldatore e quindi questa pratica darà una sferzata di energia al corpo molto forte. Chiaramente il cibo ha un ruolo essenziale. Se siamo stanchi si avrà la tendenza ad avere più appetito, ma cerchiamo di non cadere nella trappola di mangiare qualsiasi cosa ci capiti a tiro. Prediligiamo cibi leggeri e che non appesantiscano il corpo, così da non rubare ulteriori energie. Per finire il consiglio migliore è quello, se possibile, di riposarsi facendo una sonnellino di almeno una ventina di minuti. C’è però da dire che tutte queste pratiche hanno due piccole controindicazioni. Infatti potrebbero dare l’effetto opposto, ovvero una grande sonnolenza, ma questo solo se siamo arrivati al punto in cui la stanchezza che ci prende non ci fa dormire. Allora queste pratiche possono avere un riscontro molto positivo sui peggiori casi di insonnia. Altra piccola controindicazione è che la maggior energia a disposizione potrebbero essere usata dal corpo per espellere tossine o cose che l’organismo non desidera. Quindi qualche brufolo o anche un po' di febbre potrebbero essere “comprese nel prezzo”, ma sono comunque casi estremi.

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Parola d'ordine: idratazione

Quante volte l'avete sentito dire? "Bevete molta acqua." Ma è davvero così importante mantenere un corretto livello di idratazione? Quanto può incidere nel migliorare o peggiorare una prestazione sportiva? E quali sono in particolare gli accorgimenti da seguire per mantenersi idratati a seconda delle necessità, sportive e non? Cercherò di fare un pò di chiarezza, andando anche a smorzare (o in alcuni casi a rafforzare) i luoghi comuni che girano sull'argomento.  Iniziamo col sottolineare come l'acqua sia una componente essenziale di tutti i processi chimici che avvengono nel nostro organismo. Se non è presente i quantitativo sufficiente, tali processi rallentano, perdono efficienza o addirittura vengono inibiti. Parliamo di processi come la regolazione della temperatura corporea, il trasporto e l'assorbimento dei nutrienti, le funzionalità del sangue, il metabolismo dei grassi, i processi digestivi e via discorrendo. Cosette importanti, non trovate? Se quanto detto vale in termini generali, pensate all'importanza che l'idratazione assume in ambito sportivo! Una disidratazione anche lieve può facilmente andare ad inficiare una prestazione sportiva anticipando l'insorgenza della fatica muscolare, accelerando oltremodo la frequenza cardiaca o provocando crampi. Ecco alcuni utili consigli per non lasciarsi troppo influenzare dalle numerose dicerie in merito. Partiamo dai numeri. Troppe volte ho sentito dire da persone con costituzioni fisiche opposte tra loro dell'importanza di bere 2 litri (a volte 3, a volte 8 bicchieri e così via) di acqua al giorno. La realtà è che generalizzare non ha senso, le corrette quantità dipendono da fattori quali il peso corporeo, il sesso, la costituzione e il livello di forma fisica. Senza ovviamente contare che più si suda, più è necessario reintegrare i liquidi persi durante la giornata. Possiamo affermare in senso generale che per mantenere un corpo ben idratato occorrerebbe bere circa un litro di acqua ogni 30 kg di peso corporeo. Questo ovviamente non tiene conto dei liquidi persi durante attività sportive e che, ripeto, vanno reintegrati a prescindere! Mi preme sottolineare un fattore importantissimo: bisogna anticipare l’insorgenza dello stimolo della sete! Come diverse altre funzioni dell’organismo, il meccanismo di regolazione della sete è controllato dall’ipotalamo, una delle più importanti ghiandole del nostro corpo. Esso attiva la stimolazione della sete quando ormai le riserve di acqua intra ed extracellulare sono scarse, ma lo fa con un lieve ritardo che rende difficoltoso n successivo riassorbimento. Pensate quanto questo sia importante durante a sessione di allenamento o addirittura una gara! Ecco perché è molto importante idratarsi al meglio già PRIMA di iniziare l’attività fisica. Sono ottime in tal senso anche le bevande ricche di Sali minerali (Sodio e Potassio in primis) ma anche con una piccola percentuale (intorno al 4%) di carboidrati che possano appunto rallentare la perdita dei fluidi. In termini di salute, quale indicatore migliore del nostro stato di idratazione del colore delle urine? Come sappiamo, i reni regolano l’equilibrio dei liquidi nel nostro corpo espellendo più acqua quando in eccesso. Se invece la quantità di acqua è insufficiente, a ridursi sarà il volume delle urine ed esse appariranno più scure perché meno “diluite”. Un colore che indica quindi uno stato almeno sufficiente di idratazione è il giallo chiaro, se non addirittura trasparente. Questo vale soprattutto nelle prime ore del mattino, mentre dopo l’allenamento possono servire svariate ore per ripristinare e riequilibrare i fluidi corporei. Altri sintomi di possibile disidratazione sono: frequenti capogiri, sensazione di debolezza, crampi frequenti, sonnolenza, irritabilità, secchezza della bocca e più densa salivazione, abbassamento della pressione, occhiaie, respirazione affannosa, frequenza cardiaca accelerata, gonfiore di stomaco. Ma è sufficiente bere acqua, seppur tanta, quando ci si allena con regolarità e si perdono tanti liquidi ogni giorno? Non sempre! Come detto, la presenza di Sodio è fondamentale perché i liquidi vengano richiamati e poi assorbiti nell’intestino, perciò bibite (e cibi!!) che contengano questo prezioso sale minerale sono essenziali. Bevande come caffè (che contrariamente a quanto si pensi NON DISIDRATA ma anzi rappresenta un aiuto ergogenico per i nostri allenamenti), tè e cibi quali frutta, verdura e zuppe sono di grande aiuto. Per quanto riguarda invece la riparazione dei “microdanni” delle fibre muscolari indotti da allenamenti intensi, sappiamo quanto siano importanti le proteine: per questo può essere molto utile assumere bibite proteiche per velocizzare e ottimizzate questi processi di riparazione (e quindi di crescita) del muscolo. Ciò che andrebbe invece evitato sono le bevande alcoliche, loro sì causa (tra le tante) di una più rapida disidratazione! Persino una bella birra ghiacciata, per quanto dissetante, può ostacolare un veloce processo di recupero post-allenamento.

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Sindrome Metabolica: cos'è e come combatterl...

La Sindrome Metabolica è probabilmente una tra le condizioni cliniche più diffuse dei giorni nostri e maggiormente meritevole di attenzione per la sua potenziale pericolosità. Si è stimato che in alcuni paesi industrializzati (Italia compresa) l'insorgenza di tale condizione patologica raggiunga quasi la cifra monstre del 25%! Sebbene ad oggi non vi sia una definizione universalmente riconosciuta e alcuni criteri di diagnosi differiscano tra loro, le principali Organizzazioni a livello mondiale che si occupano di salute sono concordi nel considerare affetti da Sindrome Metabolica tutti quei soggetti che presentino almeno due dei seguenti fattori di rischio associati a quello che può essere considerato il fattore chiave, ovvero l'obesità addominale: - Dislipidemia: HDL (il cosiddetto Colesterolo "buono") al di sotto di 40mg/dl negli uomini e di 50mg/dl nelle donne; - Trigliceridi con valori superiori a 150 mg/dl; - Glicemia superiore a 100 mg/dl (perciò sono iclusi i soggetti diabetici); - Ipertensione arteriosa (valori superiori a 130/85 mmHg).   E' facile comprendere come questo si traduca in una situazione clinica ad alto rischio cardiovascolare. Come potete osservare nell'immagine allegata, c'è convergenza tra gli studiosi nell'attribuire l'insorgenza di questa Sindrome a situazioni patologiche preesistenti (obesità, ipercolesterolemia e condizioni quali l'obesità viscerale, l'iperinsulinemia e/o l'insulino-resistenza) associate quasi sempre a uno stile di vita inadeguato (alimentazione sregolata, vita sedentaria). Come possiamo agire per proteggerci dall'enorme rischio a cui tale sindrome ci sottopone? Oltre ovviamente ad un necessario resyling del nostro stile di vita e del nostro regime alimentare, l'esercizio fisico può esserci di vitale aiuto. Lo scopo dell'attività fisica sarà, attraverso uno specifico lavoro preventivo e adattato alle condizioni del soggetto, di migliorare la condizione di salute dello stesso e in particolare di ottenere i seguenti effetti benefici:    - miglioramenti metabolici dovuti alla riduzione dell' LDL (il colesterolo "cattivo") e dei trigliceridi e all' aumento di HDL (colesterolo "buono"), sensibilità insulinica e tolleranza glicidica; - miglioramenti circolatori dovuti all'aumentata capillarizzazione muscolare e alla conseguente riduzione della pressione arteriosa; - riduzione del consumo di ossigeno e della frequenza cardiaca a riposo e sotto sforzo; - miglioramenti generali anche delle funzioni vagali (effetto antiaritmico). Per ottenere tali effetti, possiamo proporre protocolli di lavoro simili a quelli già molto utilizzati nella prevenzione delle malattie cardiovascolari e dei disadattamenti metabolici in generale (sovrappeso e/o obesità, diabete mellito ecc..) e che devono prevedere essenzialmente tre tipologie di allenamento, sapientemente miscelate tra loro: fasi di allenamento aerobico di tipo continuato, fasi di allenamento aerobico intervallato (Aerobic Interval Training) e fasi di allenamento dedicate alla resistenza muscolare. Per i primi due (lavoro aerobico continuato e intervallato) sarà possibile lavorare su macchine cardio quali bike e tapis roulant o, perchè no, all'aperto in qualche parco o villa. Nelle sedute di allenamento aerobico continuato bisognerà cercare di assestarsi intorno al 60/70% della propria FcMax (l'uso di un cardiofrequenzimetro per monitorare i battiti è fortemente consigliato), mentre negli allenamenti interval l'ideale sarà alternare fasi più intense (fino all'80% circa) ad altre di recupero attivo intorno al 50%. Le sedute di resistenza si potranno svolgere con l'ausilio dei classici macchinari isotonici presenti nelle palestre ma anche con esercizi a corpo libero o con piccoli attrezzi, coinvolgendo in egual misura la muscolatura di tronco, arti superiori ed arti inferiori.

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Sudare fa perdere peso? Sfatiamo un mito!

È arrivato il momento di sfatare un mito che ormai dura da decenni e decenni anche se la scienza si è pronunciata in modo esaustivo più volte al riguardo. Ogni estate vediamo molte persone fare attività fisica e jogging nelle ore di punta di caldo estremo con indosso abbigliamenti stravaganti come maglioni pesanti, tute di plastica o fasce elastiche da applicare sul punto vita che fanno espellere sudore in misura maggiore. Follia pura!!! Sudare serve sia ad equilibrare il calore, altrimenti il corpo ne tratterrebbe troppo, sia ad eliminare parte delle tossine, ma questo, certo, non ci fa perdere grasso. Chissà perchè tante persone sono convinte che il sudore derivi dal grasso… Ebbene è ora di fare un po’ di chiarezza una volta per tutte. Le percentuali di acqua nel corpo umano sono del 50% negli anziani, tra il 55 e 60% negli adulti, 80% nei neonati e 100% nel feto. Il peso corporeo perso durante l’attività fisica è quasi tutto ad appannaggio dell’acqua. Bruciare grassi non è così facile. Pensate che una donna di 60 kg che svolge 45’ di aerobica ad una buona intensità brucia “ben” 14 grammi di grasso, mentre un soggetto di 70 kg che corre per 5 km brucia “ben” 17 grammi di grasso. La perdita di acqua (disidratazione) comporta sì una riduzione del peso corporeo, ma equivale ad una riduzione di massa magra, soprattutto a danno dei muscoli che costituiscono il 73% di peso in acqua e sono tra i primi a soffrire in caso di disidratazione. Il grasso è composto solo dal 10-15% del peso in acqua. sudore-pelle-irritazioni Il sudore è composto da diverse molecole quali il sodio, il potassio, il cloro, il magnesio e via dicendo ma non di certo da molecole di grasso. L’unico modo per dimagrire in modo SANO E DURATURO è stare attenti alla propria alimentazione e portare avanti, al tempo stesso, un minimo di attività fisica e non con stravaganti rimedi commerciali, che influiscono su liquidi o massa muscolare, e che anzi possono davvero rovinare la salute. Diversi metodi e prodotti in commercio sono finalizzati ad ottenere una diminuzione di peso corporeo inducendo la perdita d’acqua attraverso la sudorazione o la minzione (eliminazione dell’urina).Ecco i principali: Tute, pancere o guaine che aumentano la sudorazione; Saune e altri trattamenti che utilizzano il calore; Erbe o tisane ad effetto diuretico; Prodotti farmaceutici da banco e integratori alimentari ad effetto diuretico; Diuretici veri e propri (farmaci); Diete disidratanti o ad effetto diuretico; Allenamenti in ambiente caldo. Follie allo stato puro! L’acqua perduta attraverso il sudore in una persona può raggiunge un massimo di circa 3 litri all’ora durante l’esercizio fisico intenso svolto in condizioni di calore. I maratoneti di alto livello perdono anche 5 litri di sudore durante una competizione. “attendere lo stimolo della sete per bere, soprattutto durante l’attività fisica, vuol dire essere già disidratati…” C’è da sottolineare che alcol e caffeina non fanno altro che peggiorare lo stato di disidratazione. Queste sostanze agiscono inibendo la vasopressina (ADH, ormone antidiuretico), ormone antidiuretico che ci fa trattenere i liquidi. Ecco alcuni consigli per evitare guai creati dalla disidratazione: Bere circa mezzo litro di liquidi 2 h prima della prestazione. Così si garantisce un’adeguata preidratazione e si fornisce il tempo necessario all’organismo di eliminare i liquidi in eccesso sudore-bere. Durante esercizi intensi che durino più di 1 h, si deve: aggiungere carboidrati alla bevanda utilizzata nella misura del 4%-8% per mantenere il rifornimento energetico e ritardare la comparsa della fatica; aggiungere 0,5-0,7 gr di sodio per litro di acqua; non bere più di 1-1,2 lt di acqua all’ora; bere circa 250 ml di acqua ogni 10′/15′ Se la vostra attività non supera l’ora di durata si può integrare con acqua semplice senza l’ulteriore aiuto dei vari integratoti in commercio. Da sottolineare una volta per tutte che l’attività fisica aiuta ad eliminare le tossine aumentando la circolazione del liquido linfatico e del sangue. È bene ricordare però che le tossine non sono eliminate dal sudore ma bensì dai linfonodi e dai reni. Il consiglio come sempre è che prima di iniziare una qualsiasi attività motoria o sportiva ci si dovrebbe sottoporre a visita medica e affidarsi poi ad un professionista per programmare l’allenamento più adeguato alle capacità, alle condizioni e alle esigenze soggettive.

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Il Daikon, cos'è e le sue proprietà

Il Daikon è una radice di origine giapponese molto diffusa in Asia, ma ancora poco conosciuta nella cucina occidentale, anche se da alcuni anni viene prodotto in alcune parti d’Europa e in Italia. Il daikon assomiglia ad una grande carota ma di colore bianco, il suo sapore è decisamente meno dolce, più deciso e lievemente pungente. In realtà si tratta di una radice appartenente alla stessa famiglia di verze e cavoli, le Brassicaceae, con le foglie simile a quelle delle rape. Il daikon può essere servito crudo a fine di pasti a base di fritture o cibi molto grassi grazie alla sua proprietà di radice brucia grassi. Ha svariate proprietà benefiche, è ricco di vitamina C e la sua assunzione si prende cura del fegato e di tutto l’apparato digerente. Aiuta a digerire ed è un ottimo rimedio naturale contro nausea e vomito anche nei primi mesi di gravidanza. Il daikon è a tutti gli effetti un vero e proprio alleato della salute e del benessere del nostro corpo: gli enzimi contenuti aiutano a metabolizzare meglio i carboidrati complessi, i grassi e le proteine, rendendoli più facilmente digeribili ed assimilabili. Ha virtù disintossicanti, antigonfiore, diuretiche e drenanti, per questo è consigliato a chi desidera combattere la ritenzione idrica e la cellulite. Presenta effetti benefici anche su tutto il sistema respiratorio, in quanto aiuta a sciogliere il muco ed il catarro, combattendo in maniera efficace le malattie respiratorie quali asma, influenza e bronchite. Questo particolare ortaggio è anche utile per la salute delle ossa, infatti grazie al calcio contenuto nelle foglie, il daikon promuove la crescita sana delle ossa e ridurre il rischio di osteoporosi. Il daikon è buonissimo da consumare crudo, pelato come qualsiasi radice e tagliato a rondelle sottili per essere poi aggiunto a ricche insalate fresche e leggere, ma anche servito come carpaccio e condito con olio extravergine di oliva, sale e succo di limone. Può essere anche cotto come se fosse una rapa bianca, servito tagliato a cubettoni, bollito e condito semplicemente con olio, sale e limone o in alternative può essere aggiunto in zuppe detox e addirittura nella zuppa di miso. VALORI NUTRIZIONALI Ravanelli Daikon Quantità per 100 grammi Calorie 18 Lipidi 0,1 g Acidi grassi saturi 0 g Acidi grassi polinsaturi 0 g Acidi grassi monoinsaturi 0 g Colesterolo 0 mg Sodio 21 mg Potassio 227 mg Glucidi 4,1 g Fibra alimentare 1,6 g Zucchero 2,5 g Proteine 0,6 g Retinolo 0 IU Acido ascorbico 22 mg Calcio 27 mg Ferro 0,4 mg Vitamina D 0 IU Piridossina 0 mg Cobalamina 0 µg Magnesio 16 mg

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I vantaggi, le proprietà e gli effetti collateral...

Il peperoncino (Capsicum annuum) è un arbusto perenne a vita breve che, in condizioni di clima sfavorevole, viene coltivato come annuale. Originario delle Americhe ma attualmente coltivato in tutto il mondo. Tutte le specie possono essere coltivate in Italia, anche in balcone, seminando verso febbraio al Centro e al Sud e marzo al Nord, mentre i frutti si possono raccogliere in estate e in autunno.  Potenziale effetto antiossidante - Previene l'invecchiamento precoce. Il peperoncino ha proprietà antiossidanti dovute alla presenza di capsaicina. Gli antiossidanti lavorano nella prevenzione delle malattie croniche, del cuore, il diabete, il cancro, e l'invecchiamento precoce. Gli antiossidanti presenti nel peperoncino sono: vitamina A (carotenoidi, come il beta-carotene), vitamine C ed E, così come i flavonoidi, sostanze importanti per neutralizzare l'azione dei radicali liberi.   Prevenzione delle malattie croniche - Perché sono ricchi di antiossidanti come i carotenoidi, flavonoidi e vitamina C, il consumo di peperoncino può agire per prevenire malattie croniche come il diabete e il cancro. Inoltre contribuisce ad disintossicante il sangue, attiva il sistema immunitario ed è considerato un alimento funzionale.   Aiuta nella digestione e protegge la mucosa - l'assunzione di peperoncino aumentata la salivazione (aiuta la masticazione e tutela la salute orale), stimola la secrezione di acido gastrico (aumentando la produzione di enzimi e succhi gastrici, che aiutano a digerire), e motilità gastrointestinale (promozione e sensazione di benessere dopo aver mangiato). La capsaicina ha un effetto gastroprotettivo contro le lesioni della mucosa gastrica a causa di un aumento della produzione di muco gastrico.   Effetto termogenico (accelera il metabolismo) - l'ingestione di peperoncino alza la temperatura del corpo, che può aumentare la spesa calorica. La capsaicina è anche in grado di prevenire l'accumulo di grasso nella zona addominale.   Ruolo di supporto nella perdita di peso - L'uso di peperoncino rosso durante i pasti, stimola il sistema nervoso, la produzione ed aumento del rilascio di catecolamine, noradrenalina e adrenalina, con conseguente diminuzione dell'appetito e apporto calorico e di grassi nei seguenti pasti. Questo dimostra che il peperoncino può essere utile nella perdita di peso.   Promuove il controllo del colesterolo - Il consumo di peperoncino può aiutare a mantenere la pressione arteriosa a livelli normali, ma anche di mantenere i livelli di colesterolo LDL e trigliceridi sotto controllo.   Protezione contro il cancro - le sostanze fitochimiche presenti nel peperoncino sono considerate chemopreventive. La capsaicina ha proprietà anti cancerogene e antimutageniche.   Prevenzione del diabete - E 'stato provato in studi che la capsaicina provoca una riduzione del livello di glucosio nel sangue, aumentando il livello di insulina.   Sistema circolatorio - Contiene vitamine A, C, B, potassio e calcio, il peperoncino può essere utile non solo per la salute del cuore, ma anche per il sistema circolatorio.  Presenta proprietà  vasodilatatorie, impedendo la formazione di coaguli aumentando il calibro dei vasi sanguigni, fattore che riduce le probabilità di un attacco di cuore o ictus.   Anti depressivo - migliora l'umore e favorisce il sollievo dal dolore - adrenalina e la noradrenalina sono anche responsabili per la vigilanza, il peperoncino infatti può anche essere associato ad un miglioramento dell'umore nelle persone depresse. La sua capacità di aumentare il flusso di sangue periferico può essere utile nei casi di emicrania e depressione. Inoltre, agisce sul sistema immunitario, rafforza il corpo da invasori infettivi. La capsaicina è utile per mal di testa, nel caso della mucosite orale, allergie della pelle e tumori della pelle.   Nutre l'organismo - Il valore nutritivo del peperoncino è rilevante, con vitamina A (carotenoidi), C ed E, vitamine del gruppo B (tiamina, niacina, riboflavina), e minerali come potassio e calcio.   Azione anti-infiammatoria - Gli studi dimostrano che la capsaicina ha proprietà anti-infiammatorie. La raccomandazione è il consumo fino a 30 mg / giorno di capsaicina si può ottenere un effetto terapeutico.   Controindicazioni ed effetti collaterali dei peperoncini  I peperoncini devono essere tenuti lontano dagli occhi. Dopo ogni contatto con qualsiasi varietà di peperoncini, lavarsi sempre le mani. Dovrebbe essere usato in piccole quantità durante la gravidanza. Dosi elevate possono irritare la zona gastrointestinale e reni.

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Magri fuori e grassi dentro: conosci l'effett...

Chi di noi non è mai venuto a contatto con un amico, un parente o un conoscente che pur mangiando tanto (e male) e senza praticare attività fisica si vanta di essere magro?Quell’essere “magro” però è solo apparente perché, all’interno, i livelli di grasso viscerale sono alti e simili a quelli delle persone obese. Questa particolare condizione viene definita con l’acronimo di “TOFI”: thin on the outside, fat inside, ovvero magro fuori e grasso dentro. Il grasso interno (viscerale) si sedimenta su organi come fegato, cuore, polmoni e arterie, raddoppiando il rischio di malattie cardiovascolari e gettando le basi per l’insorgenza del diabete di tipo II. Circa il 25% degli adulti che sembrano magri presentano livelli di colesterolo e trigliceridi simili a quelli delle persone obese. Alla base di tutto questo ci sono stili di vita errati, alimentazione scorretta e, soprattutto, sedentarietà. Ricordiamo che dagli studi effettuati dall’Associazione Fitness Metabolica di Monterotondo (Roma), crea più danni l’inattività fisica rispetto ad una sovralimentazione. Per misurare il grasso viscerale viene utilizzato un particolare software per Risonanze Magnetiche chiamato Hippo fat (realizzato dall’Istituto di Fisiologia Clinica), ma per valutare il proprio stato di salute potrebbero essere sufficienti le analisi del sangue che analizzano i valori dei trigliceridi, della glicemia e del colesterolo. Infatti un valore basso di colesterolo buono (HDL) potrebbe far sospettare un accumulo di grasso nelle arterie. Al fine di contrastare l’accumulo di grasso viscerale, sarebbe opportuno praticare con regolarità attività fisica per almeno 3 volte a settimana, abbinandola ovviamente ad una corretta alimentazione che limiterà il consumo di grassi “cattivi” come quelli di origine animale (burro e strutto ad esempio) e quelli ricchi di grassi saturi come l’olio di palma (49g per 100gr contro i 14g per 100gr dell’olio extravergine di oliva).

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Zucchero Semplice. Usarlo o No?

    Il saccarosio è un disaccaride cioè l'unione di una molecola di glucosio con una di fruttosio, spesso viene chiamato zucchero da tavola.Viene principalmente estratto dalla barbabietola e dalla canna da zucchero.  E noto che chi consuma abitualmente eccessive quantità di zucchero possa andare incontro a diverse problematiche o patologie che vanno dalla nota carie dentale fino al temuto diabete. La morte Bianca (già, cosi lo chiamano molti). Perché? Dovete sapere che lo zucchero viene sottoposto a complesse trasformazioni industriali: prima viene depurato con latte di calce, che provoca la distruzione di sostanze organiche, proteine, enzimi e sali di calcio; poi, per eliminare la calce in eccesso, il succo viene trattato con anidride carbonica. Il prodotto quindi subisce un trattamento con acido solforoso per eliminare il colore scuro; successivamente viene sottoposto a cottura, raffreddamento, cristallizzazione e centrifugazione. Si arriva così allo zucchero grezzo. Da qui si passa alla seconda fase di lavorazione: lo zucchero viene filtrato e decolorato con carbone animale e poi, per eliminare i riflessi giallognoli, viene colorato con blu oltremare o blu idantrene (proveniente dal catrame). Il prodotto finale, che viene venduto per dolcificare gran parte di ciò che mangiamo, è una bianca sostanza cristallina che non ha più nulla a che fare con il succo zuccherino di partenza, ricco di vitamine, sali minerali, enzimi, oligoelementi, che avrebbero fornito tutto il loro benefico apporto energia e salute. Ecco come il nostro zucchero da tavola perde la sua... innocenza! "Per poter essere assimilato, lo zucchero bianco ruba al nostro corpo vitamine e sali minerali, per ricostituire almeno in parte quell’armonia di elementi distrutta dalla raffinazione"  Le conseguenze di tale processo sono la perdita di calcio nei denti e nelle ossa, con l’indebolimento dello scheletro e della dentatura. Ciò favorisce la comparsa di malattie ossee (artrite, artrosi, osteoporosi ecc.) e carie dentarie. A livello intestinale, lo zucchero bianco provoca processi fermentativi, con produzione di gas e tensione addominale, e l’alterazione della flora batterica, con conseguenze quali coliti, stipsi, diarrea, formazione e assorbimento di sostanze tossiche. Lo zucchero bianco viene assorbito rapidamente nel sangue, cosa che innalza la cosiddetta glicemia. Di fronte a tale subitanea salita, il pancreas risponde immettendo insulina nel sangue e ciò provoca una brusca discesa del tasso glicemico (crisi ipoglicemica), caratterizzata da uno stato di malessere, sudorazione, irritabilità, aggressività, debolezza, bisogno di mangiare per sentirsi di nuovo "su". La conseguenza di questa caduta degli zuccheri è l’immissione in circolo, da parte dell’organismo, di altri ormoni atti a far risalire la glicemia, tra cui l’adrenalina che è l’ormone dell’aggressività, della difesa, della tensione.     

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Fibromialgia: Imparare a convivere si può!

Iniziamo col dire che chi non ha un problema di questo tipo non può comprendere…  ma chi ha questo disturbo deve comprendere cosa ha e poi cercare di  convivere, cercando di alleviare o contrastare tale sindrome. In questa trattazione vedremo cosa è  e  come riuscire a conviverci. Cenni storci Il termine Fibromialgia deriva dal latino fibra e dal greco myo (muscolo) unito a algos (dolore).Si può dire che la sindrome  fibromialgica  è caratterizzata da dolore muscolare diffuso e rigidità cronica. Sin dal 1800 la sindrome  fibromialgica  era presente ma con altre denominazioni; solo nel 1976 vennero descritte in maniera accurata i sintomi e la denominazione su detta. Organi bersaglio La colonna vertebrale, le spalle le braccia, il cingolo pelvico, le gambe e i polsi subiscono un processo infiammatorio; inoltre si associano disturbi dell’umore, del sonno e astenia (stanchezza).  Chi colpisce In prevalenza chi è affetto da fibromialgia è di sesso femminile e può presentarsi nella fascia d'età che va dai 25-55 anni. Si pensa che alla base di questa sindrome ci sia lo stress sia d’origine fisico che psicofisico. Come conviverci Iniziamo col dire che qualsiasi malattia cronica (cioè permanente) non deve avere nel tempo la meglio su di noi. Ecco perché è importante prima conoscere e poi cercare con positività di reagire in modo da indurre noi stessi ad un possibile rimedio per riuscire a vivere con dignità la nostra esistenza. Oltre alla terapia farmacologica, che al momento non si è dimostrata ancora molto efficace, vi è anche la terapia naturale; che consiste nel riposo, ma non eccessivo, nei primi giorni in cui si manifesta la malattia.   Inoltre si è notato che le attività fisiche come il lavoro aerobico, come la ginnastica dolce,  il nuoto e altro, praticate regolarmente in maniera moderata e progressiva riducono i sintomi. Altro mezzo è l’utilizzo di massaggi e stretching (da non effettuare però, quando si ha il processo di infiammazione acuto in corso).  Non meno importante è osservare una alimentazione povera di cibi raffinati favorendo cibi “vivi”, frutta, verdura e proteine nobili (sia d’origine vegetale che animale, ma queste ultime con moderazione).   In conclusione possiamo dire che: Il giusto atteggiamento mentale verso  la malattia, la sana attività sia fisica che alimentare, possono giovare non poco sul nostro progresso vitale. 

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Grassi idrogenati, i killer silenziosi!

Vi siete mai chiesti cosa sono e da dove provengono questi famigerati grassi idrogenati? Ma chiediamo direttamente a loro... "Mi presento. Mi chiamo grasso idrogenato e nasco da un processo chiamato Idrogenazione, sono stato concepito attraverso un processo chimico e sono molto apprezzato dall'industria alimentare perché sono consistente e mi conservo meglio dei miei cugini lontani grassi naturali e pensate costo anche molto meno e questo mi permette di  essere più competitivo sul mercato alimentare. Ci sono anch'io! Mi chiamo margarina e sono il prodotto più eccellente, e in quanto a grassi idrogenati nessuno è come me! Ma vorrei presentarvi per umiltà, anche il resto della famiglia li citerò solo per nome e non per fama ovviamente... Dado da brodo, barrette energetiche, snack, pasta sfoglia, patatine confezionate, cracker, grissini, budini, creme... Insomma una famiglia numerosa la nostra..." Ma a parte la storiella, il problema diventa serio quando tocca la nostra preziosa salute. Infatti dovete sapere che studi hanno messo in relazione il consumo di grassi vegetali idrogenati a diverse malattie importanti: Malattie coronariche, sterilità, cancro, squilibri a livello ormonale e quant'altro.  Questo perché non si può trasformare ciò che è già presente di buono in natura e rovesciare la sua giusta armonia.Ma purtroppo per il profitto oggi e anche ieri si fa questo e altro. La prossima volta che vi capita di fare acquisti al super mercato ricordatevi di dare un'occhiata agli ingredienti, credetemi è una buona abitudine! Spero che questo articolo vi sia stato utile. Buona riflessione!

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