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Benessere e salute

Le donne, l'allenamento e il ciclo

Scrivo questo breve articolo per far capire come le donne non debbano essere allenate come un uomo, cosa, purtroppo, che accade molto spesso. La biologia e la fisiologia della donna è molto più complessa di quella dell'uomo, e questa cosa dovrebbe essere sempre presa in considerazione. Le donne non sono tutte uguali, e non reagiscono tutte nello stesso modo, ma fisiologicamente hanno tutte le stesse fasi ormonali. Ogni fase crea delle situazioni differenti, ecco perché è importante conoscere la donna, il suo obiettivo e il suo ciclo. Ogni fase ormonale rende il nostro corpo più propenso a un tipo di allenamento piuttosto che ad un altro, nel microcilo il trainer dovrebbe  considerare anche questa problematica in modo che nel tempo possa ottenere il massimo risultato assecondando la fase specifica, della sua allieva. Si l'ideale sarebbe per ogni settimana studiare un allenamento adatto per la fase del ciclo, energia, concentrazione, forza, capacità aerobica cambiano di volta in volta, fare una scheda tutta uguale, o peggio uguale a quella di un  uomo farà sicuramente ottenere dei risultati ma non nel modo ideale. Su di me sto sperimentando e attuando allenamenti adatti ad ogni momento ed i risultati sono ottimi, perché sto rispettando la mia biologia, il mio corpo, è certamente un pochino più complicato, ma la soddisfazione finale non ha eguali. Donne credetemi, fatevi fare un allenamento davvero creato su misura, sulle esigenze del vostro corpo, mi ringrazierete del suggerimento.

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Attività fisica e invecchiamento

Con l’età, tendenzialmente, diminuisce la statura ed aumenta il peso corporeo. La statura comincia a diminuire, generalmente, intorno ai 35/40 anni di età. Tale fenomeno è da attribuire, principalmente, alla compressione dei dischi intervertebrali e ad una postura scorretta. In età compresa tra i 40 e 50 anni nelle donne, e tra i 50 e 60 anni negli uomini, l’osteoporosi può diventare un problema. L’aumento di peso corporeo invece, è da attribuire al calo di attività fisica unito ad una alimentazione scorretta e, passati i 55/60 anni, a perdite di calcio osseo e di massa muscolare. La massa magra quindi, diminuisce progressivamente sia negli uomini sia nelle donne, ciò è dovuto alla diminuzione della massa muscolare (sarcopenia) ed ossea (osteopenia). Il calo del livello di attività fisica rappresenta una delle cause principali di tale declino della massa muscolare, associato ad una riduzione del tasso di sintesi proteica nei muscoli. L’allenamento, pertanto, può contribuire ad attenuare queste modificazioni della composizione corporea. Il livello di forza necessario a soddisfare le esigenze della vita quotidiana rimane invariato nell’arco di tutta la vita. Ciò che cambia è il livello di forza massima delle persone, col tempo, cala a tal punto che le attività più semplici diventano problematiche. L’invecchiamento oltre ad avere un forte impatto sulla massa muscolare totale e sulla forza, influenza anche la distribuzione del tipo di fibra muscolare con un incremento della percentuale delle fibre ST (a contrazione lenta) per via della diminuzione delle fibre FT (a contrazione rapida). La causa di ciò risiede nella diminuzione dei motoneuroni FT eliminando così l’innervazione di queste fibre muscolari, la maggior parte delle fibre dei motoneuroni morti si atrofizzano gradualmente e vengono poi assorbite dall’organismo. Con l’età inoltre diminuisce anche la dimensione delle fibre muscolari sia ST che FT. L’allenamento non permette di arrestare i processi biologici di invecchiamento, ma può ridurre l’impatto dell’invecchiamento sulla prestazione nonché sulla vita quotidiana. Mentre l’allenamento per la resistenza influisce ben poco sulla perdita di massa muscolare associata all’invecchiamento, l’allenamento per la forza può conservare o addirittura incrementare la sezione trasversa delle fibre muscolari sia nelle donne sia negli uomini anziani. Quindi l’invecchiamento non compromette la capacità di aumentare la forza e non ostacola l’ipertrofia muscolare. Non da tralasciare è l’attività fisica con esercizi per la resistenza in quanto essa induce un aumento delle attività degli enzimi ossidativi muscolari. L’attività fisica regolare, effettuata lungo tutto l’arco della vita, contribuisce notevolmente al mantenimento della salute e alla longevità. Uno stile di vita attivo è associato ad una aspettativa di vita un po’ più lunga, non meno importante, uno stile di vita attivo comporta una migliore qualità della vita!

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Il Fattore "C", muscoli e vitamine

Una vitamina fondamentale per il recupero e per la crescita muscolare per tutti coloro che praticano attività fisica e sportiva. Questa potente sostanza, chiamata anche acido ascorbico, può offrire talmente tanti benefici all’organismo da poter essere considerata allo stesso livello di altri integratori ampiamente diffusi. , proteggere dal raffreddore o ridurne la durata e combattere le malattie cardiache e alcuni tipi di tumore: tutte funzioni che possono contribuire a mantenere l’organismo in buona salute. La vitamina C può fornire altri benefici, oltre a quelli: oltre a rafforzare il sistema immunitario, questa sostanza può stimolare il recupero, rinforzare i capillari e altri vasi sanguigni e perfino aiutare l’organismo a produrre e/o ad utilizzare ormoni, aminoacidi e collagene, tutte sostanze in grado di potenziare la crescita muscolare. Quando si sollevano decine e decine di chili, l’organismo viene sottoposto a forti sollecitazioni e possono verificarsi dei traumi; la vitamina C può riparare i danni subiti in palestra. Essendo un antiossidante, questa vitamina agisce a livello cellulare per contrastare lo stress ossidativo, limitando i danni muscolari e stimolando il recupero e forse anche la crescita. La vitamina C, inoltre, stimola la produzione di collagene, che a sua volta contribuisce alla riparazione delle articolazioni e al rafforzamento dei capillari e dei vasi sanguigni. Mantenendo livelli costanti di vitamina C all’interno dell’organismo si può quindi stimolare il recupero dall’allenamento e dagli infortuni e attutire il dolore e gli ematomi. Se praticate attività fisica con i pesi da parecchio tempo, vi sarete già resi conto che il corretto funzionamento del sistema ormonale è fondamentale per sviluppare i muscoli e per sentirsi in forma. La vitamina C stimola il sistema ormonale contribuendo alla produzione di neurotrasmettitori come la serotonina e la norepinefrina. L’integrazione di vitamina C produce un surplus di queste sostanze, che rimangono a disposizione dell’organismo per i momenti in cui dovrà rispondere alle sollecitazioni dovute non solo all’allenamento intenso ma anche ad altre situazioni stressanti della vita quotidiana, come il lavoro, le relazioni e il traffico automobilistico. Dopo questo lungo elenco di benefici della vitamina C, non possiamo che consigliarvi di assumerla in tutti i momenti della giornata: al mattino, al pomeriggio e alla sera. Se già consumate un’ampia gamma di frutta e verdura, come dovrebbe essere, è probabile che assumiate già una quantità consistente di vitamina C. Tuttavia, per stimolare fortemente la crescita muscolare, sarebbe opportuno assumere questa sostanza anche sotto forma di INTEGRATORE. Essendo solubile in acqua, la vitamina C viene trattenuta dall’organismo al massimo per qualche ora, quindi è meglio assumere gli integratori di vitamina C ad intervalli regolari durante tutto il corso della giornata, invece che tutti in una volta. Assumendo piccole dosi frequenti, possibilmente durante i pasti, riuscirete a fornire all’organismo un apporto costante di vitamina C e ad evitare eventuali effetti collaterali sull’apparato digerente.

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I consigli dello psicologo... in tempi di quarante...

E' molto importante riuscire a seguire i consigli dello psicologo per poter riuscire a raggiungere il benessere psico- fisico e per riuscire ad avere un’ottima ripresa, dopo la chiusura forzata in casa dovuta al Coronavirus. A volte non è semplice riuscire a contattare un professionista ed affidarsi, ma spesso questo contatto ed un iter di sostegno psicologico è di grande supporto a qualsiasi tipologia di persona, in quanto l'esperto è in grado di vedere le nostre problematiche con un'ottica differente da come la vediamo e percepiamo, in quanto il suo bagaglio esperenziale gli permette di approfondire la complessità dell'individuo e delle differenze personali, fornendo molti spunti sulla conoscenza del nostro essere e dei nostri rapporti interpersonali. La clessidra sta correndo, finalmente l’emergenza sanitaria legata al Covid 19, sta scemando e a breve si potrà iniziare a fare una vita “fac simile” a quella che si conduceva un tempo, nonostante un nuovo riadattarsi a situazioni del tutto nuove, come il distanziamento sociale. Ma siamo pronti a rimetterci in gioco? Abbiamo paura del futuro? C’è angoscia nell’affrontare il tutto? il timore del contagio è andato via? come saremo tra qualche mese? Come fare per arrivare il più sereni possibili e pronti a quella che viene denominata "fase 2"? Gli psicologi, durante la fase del Coronavirus si sono attivati per poter dare un sostegno, a distanza, adeguato a moltissime persone di tutte le fascie d'età, soprattutto per mantenere un buon livello psicofisico, cercando di elaborare momenti altamente depressivi che innescavano altre problematiche. Oltre alle consulenze a distanza centrate sull’elaborazione della deflessione del tono umorale hanno cercato di dare dei consigli pratici sulla gestione delle giornate per far si che non venisse persa l’abilità organizzativa, la concentrazione e tutte quelle qualità cognitive utili non solo per una propria tranquillità ma anche e soprattutto per una buona ripresa, relativa alla "fase 2", che tanto spaventa. I consigli forniti dagli esperti riguardano l'affrontare la routine giornaliera in maniera concreta e con serenità, in quanto focalizzare la mente su piccole operazioni quotidiane da la possibilità di stimolare aree cognitive che spesso vengono messe in stand-by, quale l'elaborazione di pensieri positivi, la risoluzione di problemi, la stimolazione della memoria, il migliorare la propria empatia e la capacità relazionale. La maggior parte dei consigli forniti vertono su azioni legate a consolidare i rapporti familiari, tramite attività svolte assieme quali: il fare dei giochi di società, lo sfogliare album fotografici per dar vita a conversazioni che riguardano la famiglia, il fare dei puzzle, o dei semplici giochi che piacciono a tutti i componenti del nucleo; oppure il creare dei piccoli spazi personali come: il dipingere, leggere un buon libro, od ascoltare un audio libro, fare un bagno caldo; attivare la concentrazione e qualche passione tramite azioni quali dedicarsi alla creazione dell’orto- balcone, piccoli lavori domestici; oppure prendersi cura del proprio animale domestico. Molte persone che si sono affidate a tale sostegno psicologico, si sono riscoperte ed hanno ben accolto tale suggerimenti riuscendo a trarne grandi benefici.

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Arrivare preparati psicologicamente alla fase 2

La costrizione obbligata in casa a causa dell’emergenza sanitaria causata dal Covid 19 sta per terminare, finalmente l’accesso al mondo esterno sta avvenendo, seppur con parametri e precauzioni differenti in cui non si potrà abbassare la guardia. Piano piano dovremo ri- adattarci alla vita che pensavamo aver lasciato alle spalle, nonostante saranno molti i cambiamenti ai quali dovremo far fronte, siamo di fronte ad un cambiamento repentino. Molte persone si stanno rivolgendo allo psicologo per cercare di far fronte a questo nuovo momento poiché anche questa fase genera angoscia ed ansia e la sintomatologia che intacca l’equilibrio psicologico è sempre in atto, quasi come quando vi è stato il momento della costrizione in casa in cui è stato necessario abbandonare le proprie abitudini, il proprio lavoro, la propria scuola. Si è di fronte ad una nuova incertezza relativa alla “fase 2” che tutti aspettavamo ma che riguarda diversi settori, con mancanza di controllo, della nuova quotidianità e la percezione del rischio è sempre in agguato. La paura deve essere assolutamente elaborata in quanto può far insorgere problemi personali e sociali nuovi quali: incomprensioni con il partner, separazioni, discussioni con i figli, isolamento sociale, cyberbullismo, violenza domestica, gesti di autolesionismo. È importante contattare un professionista, senza remore in quanto l’esperto rha quel bagaglio conoscitivo ed esperenziale in grado di poter lavorare sulla resilienza che ognuno deve attivare, con una comunicazione importante, semplificata. Lo psicologo, che ha un’ottima capacità di indagine grazie al proprio bagaglio conoscitivo ed esperenziale, lavorerà sull’autoconsapevolezza dell’individuo che espone i propri dubbi e i propri stati negativi, ovvero favorendo il contato con se stesso, con i propri pensieri e le proprie emozioni. La riformulazione del tutto è essenziale per riuscire ad affrontare ogni periodo problematico, i contatti non devono avvenire per forza vis a vis, difatti sono molti gli psicologi che conducono i colloqui, in modo strutturato, tramite piattaforme digitali.

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La vita è più dura di uno Squat

Raggiungiamo davvero i nostri obiettivi, non quando evitiamo le difficoltà, ma quando impariamo ad affrontarle senza scorciatoie. La resilienza. Tutti noi abbiamo sperimentato, nel corso della nostra vita, un avvenimento più o meno triste (un problema di cuore, la perdita del lavoro o di una persona cara) che ci ha portato a reagire in maniera più o meno positiva, in base al nostro modo di essere e di fare. Ci sono persone, infatti, che riescono a parare i colpi senza sforzi e chi invece ne esce completamente a pezzi. La capacità di resistere e superare i momenti più bui e difficili della vita viene chiamata RESILIENZA, termine preso in prestito dalla scienza dei materiali che indica la proprietà degli oggetti di conservare la loro struttura dopo essere stati colpiti o schiacciati. Le persone più RESILIENTI mantengono la loro natura emotiva anche dopo un evento spiacevole grazie ad una capacità che gli psicologi chiamano HARDNESS, cioè una predisposizione innata all’ottimismo. Lo sport aumenta la resilienza. Lo sport è un farmaco senza effetti collaterali in grado di preservare un elevato livello di qualità di vita. Oltre a prevenire le malattie, dedicarsi a uno sport significa anche promuovere relazioni interpersonali, confronto e scambio, stimolando socializzazione e cooperazione. Più importante di questo però, è che lo sport migliora la consapevolezza di sé e l’autostima, innalzando la fiducia in sé stessi e nei propri mezzi, aumentando, in maniera esponenziale, la capacità di gestire, a livello psicologico, gli imprevisti della vita. Mai fermarsi. Mai arrendersi. Arrendersi non sempre è questione di vita o di morte, ma ogni volta che lo facciamo, neghiamo a noi stessi la possibilità di scorgere il traguardo. Arrendersi ad una difficoltà, senza provare a superare le nostre ansie e le nostre paure, non ci permette di andare oltre, di evolvere in delle persone più “grandi” e più “mature”, di diventare delle persone migliori. A volte è dura, terribilmente dura, e gettare la spugna sembra essere l’unica opzione ragionevole, ma è proprio in quei momenti che dovremmo ricordarci che la vita è una e va vissuta fino in fondo, senza rimorsi ne rimpianti. Il Fitness come la vita. Nello stesso modo, anche durante un allenamento in palestra, ogni volta che ci arrendiamo, neghiamo a noi stessi la possibilità di migliorare non solo la nostra estetica ma soprattutto la nostra salute. Arrendersi alla prima difficoltà, senza provare a superare, anche di poco, i propri limiti, non ci permette di migliorare la nostra performance, diventando più belli e più bravi. So che è molto dura e molto faticoso e che a volte la fatica è talmente tanta da non riuscire a vedere altra soluzione che fermarsi e riposare, ma è proprio in quei momenti che, come vi dico sempre, dovete ripetere a voi stessi “ce la devo fare”, “non devo mollare”. In fondo la vita è più dura di uno squat… se riusciamo ad sopravvivere alla prima, possiamo tranquillamente farlo anche al secondo. 

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L’importanza di una postura corretta per il bene...

L’assunzione di una postura corretta è una buona abitudine che contribuisce al benessere della persona. La struttura e la funzione del corpo forniscono tutte le potenzialità per il raggiungimento ed il mantenimento di una postura appropriata. Viceversa, l’assunzione di una postura scorretta è una cattiva abitudine che ha origine dall’impiego non corretto delle potenzialità del corpo. La persistenza di questi difetti posturali può determinare l’insorgenza di disagio, dolore o invalidità, a seconda della durata o della gravità di tali problemi. Una buona postura è quello stato di equilibrio muscolare e scheletrico che protegge le strutture portanti del corpo, in queste condizioni i muscoli lavoreranno in modo più efficace e gli organi toracici e addominali si troveranno in posizione ottimale. Una scorretta postura, al contrario, determina una certa rigidità o tensione muscolare che può limitare la mobilità, non soltanto ma, gli effetti cumulativi di piccole tensioni costanti o ripetute per un lungo periodo di tempo possono dare origine a condizioni dolorose che possono manifestarsi in modo acuto, provocare sintomi dolorosi cronici, oppure ancora possono manifestare sintomi cronici che successivamente si riacutizzano. Esistono quattro tipi di ALLINEAMENTO POSTURALE. Si parla di ALLINEAMENTO IDEALE quando le curve fisiologiche della colonna vertebrale sono normali ed il bacino è in posizione neutra, lo conferma il fatto che le spine iliache antero-superiori e la sinfisi pubica sono sullo stesso piano verticale. Nella POSTURA CIFO-LORDOTICA si ha un’inclinazione pelvica anteriore. Il bacino si inclina in avanti determinando la flessione dell’articolazione dell’anca; la regione lombare si arcua in avanti accentuando la lordosi lombare. Gli squilibri muscolari possono includere i seguenti fattori: anteriormente la debolezza dei muscoli addominali anteriori e la contrattura dei flessori dell’anca (specialmente dell’ileopsoas), invece posteriormente la contrattura dei muscoli della regione lombare e debolezza degli estensori dell’anca. Nella POSTURA A DORSO PIATTO si ha un’inclinazione pelvica posteriore dove il bacino si inclina all’indietro, l’articolazione dell’anca si estende e la regione lombare si appiattisce. Qui avremo allungati e deboli i muscoli flessori dell’anca, mentre contratti e brevi i muscoli estensori dell’anca. I muscoli addominali saranno forti mentre quelli dorsali lievemente allungati e quindi più deboli. Infine nella POSTURA SWAY-BACK si ha sempre un’inclinazione posteriore del bacino e spostamento all’indietro della parte superiore del tronco, con conseguente iperestensione delle anche, in più si ha un incremento della cifosi per cui il bacino risulta essere più anteriore del torace. Gli squilibri muscolari sono dovuti alla debolezza dei muscoli flessori dell’anca (specialmente ileopsoas, pettineo e adduttori) e degli addominali anteriori inferiori (specie l’obliquo esterno), contro la tensione e brevità dei muscoli estensori dell’anca, della regione lombare e degli addominali anteriori superiori (specie il retto e l’obliquo interno). In conclusione, per ripristinare una buona postura e prevenire eventuali problemi muscolo-scheletrici, risulta efficace eseguire un approfondito esame posturale, a cui seguirà un protocollo di lavoro mirato al rafforzamento di quei muscoli presenti in posizione allungata ed all’allungamento dei muscoli invece in posizione accorciata.

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Consiglio n. 9 - Se ti fa male la schiena... allen...

La premessa è d'obbligo: se non riusciamo neanche ad alzarci dal letto, il segnale d'allerta è attivo: da luce arancione siamo ad allarme rosso, quindi stop ad ogni attività di palestra. Quando la schiena s'inchioda, va eseguita un'analisi che stabilisca le ragioni esatte dell'impossibilità a muoverci. Di solito le dolenze paravertebrali sono affrontate seguendo due percorsi: il più classico è quello farmacologico. Quindi, via ad antinfiammatori e antidolorifici che lavorano però sull'effetto, non sulla causa dei dolori. Perché se una causa c'è, una volta risolto farmacologicamente il problema questo si ripresenterà, magari ancor più aggressivamente. Il percorso alternativo nella battaglia al dolore, prevede invece il coinvolgimento a latere della schiena in allenamento, persino in presenza di lieve dolore. A volte basta camminare in scioltezza su un tapis roulant per quindici minuti e il sollievo è immediato. Aggiungeremo quindici minuti di stretching leggero su gambe e glutei, che detensionerà la parte retratta: meno tensione sul gluteo darà sollievo alla schiena perchè non più sollecitata dal tiraggio dei muscoli del bacino. Infine, chiuderemo il nostro “allenamento curativo” con quindici minuti di respirazione profonda, massaggiando con cura il diaframma. Allenarsi con questo schema sarà la strategia ideale per scongiurare futuri agguati nello scendere dal letto al mattino.

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Il difficile rapporto tra genitori e adolescenti

L’adolescenza è un periodo, compreso tra i 12 e i 24 anni, di evoluzione e di grandi mutamenti, che richiede una vastissima capacità di adattamento anche ai genitori, che molto spesso vengono messi a dura prova. Quello degli adolescenti e quello dei genitori è un mondo totalmente differente, in cui gli ultimi sono alla ricerca costante di un ponte con i primi ed in cui i primi cercano disperatamente di allontanarsi dai secondi. L’adolescenza è un passaggio difficile, complicato che a volte sembra una tragedia totale in cui discussioni, litigate, incomprensioni fanno da sovrano. L’andare d’accordo appare un’utopia, l’adolescenza viene vista come “L’età dello tsunami”, ma invece se si tengono a mente piccoli concetti tutto può mutare e il dialogare ed avere un bel rapporto può divenire possibile. È importante avvicinarsi al mondo dell’adolescente, nonostante oggi abbiano moltissime sollecitazioni dal mondo esterno, cercando di capirlo, di conoscere il suo mondo (Whatsapp, Instangram, Youtube, Tik Tok, Twitter, ecc.) i suoi legami e ciò che lo circonda e che molte volte i genitori non riescono a vedere, magari perché troppo presi dalla propria vita o semplicemente perché l’adolescente fa del tutto per avere il mondo proprio tenendoli lontano. Quest’ultimo atteggiamento è frutto di un momento travagliato in cui l’adolescente cerca di lottare per avere una propria autonomia. Per prima cosa il genitore deve sempre tenere a mente che è stato anche lui un’adolescente e molti stati d’animo che sta vivendo il figlio, lui li ha passati e forse anche metabolizzati. Per avere un buon rapporto con il figlio adolescente, il genitore dovrebbe fare riferimento ai modelli relazionali che ha avuto nel proprio passato ed i rapporti che aveva con i suoi genitori, prendendo in considerazione ciò che lo ha fatto soffrire e ciò che avrebbe voluto ricevere. Il genitore deve assumere il ruolo di “facilitatore” della comunicazione, promuovendo l’empatia, cercando di stimolarla e potenziarla di giorno in giorno; la buona comunicazione è la forma più alta se non, addirittura, l’unico strumento di prevenzione verso problematiche importanti quali: abuso di sostanze stupefacenti, abuso di alcol, problemi alimentari, condotte autolesive, depressione e comportamenti che violano la legge. Per promuovere una buona comunicazione il genitore deve innanzitutto evitare il silenzio, i musi lunghi, gli atteggiamenti accusatori o denigratori, assumendo un atteggiamento efficace. Importante non scordarsi mai che gli adolescenti hanno bisogno di non sentirsi mai abbandonati.

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Strutturare la giornata al tempo del Coronavirus

Il problema più grande che hanno la maggior parte delle persone che stanno vivendo una costrizione in casa imposta, per l’emergenza sanitaria dovuta al coronavirus, è quella di dover strutturare le proprie giornate e quella dei componenti della famiglia, ovvero partner e figli, in modo tale da riempire le ore che fino ad ieri correvano da sole. Chi aveva degli orari frenetici, a causa del lavoro subisce molto stress a livello psicologico e finisce con vedere aumentare una tensione che innesca un’irritabilità immotivata, i primi sintomi sono: difficoltà nel prendere sonno, risvegli continui durante la notte, agitazione durante la giornata. Si inizia a non sopportare più nulla, dalle semplici discussioni tra i figli alle tensioni con il partner, ai vicini che fanno troppo rumore. Diviene sempre più difficile cercare di passare giornate tranquille quando non si ha contezza di ciò a cui si va incontro, quando si osseeva che si registrano dati allarmanti di persone decedute; il tempo da passare in casa è divenuto indeterminato, i dati forniti dalla televisione sono sempre più allarmanti, i decreti aumentano, le città sono in silenzio, la paura aumenta. Le notizie di cronaca non aiutano, anzi sviluppano dei comportamenti al limite con agiti ossessivo compulsivi, quali la ricerca sfrenata di notizie sulla condizione italiana. Molte coppie stanno vivendo un momento di crisi, questo periodo sta generando delle incomprensioni immotivate, silenzi lunghi per piccoli fraintendimenti. È importante l’intervento di una figura professionale quale quella dello psicologo, che riesce a disinnescare delle conflittualità, proponendo dei colloqui che sono fonte di grande spunto di riflessione; lavorare su sè stessi, da soli, in un momento di tensione è molto difficile e spesso ingrandisce la frustrazione e l’impotenza di non poter riuscire a risolvere un momento di stallo psicologico. I consigli che lo psicologo esperto può fornire sono molti ed importanti. Possono partire da situazioni pratiche, ovvero dalla gestione della quotidianità con l’inserimento di attività che riguardano tutta la famiglia quali: accendere la televisione solo per sentire il telegiornale, preparare una ricetta, la preparazione dei menù settimanali, la sistemazione del giardino o del balcone, un gioco di società, una lettura di un libro, la visione di un film con la susseguente discussione di ciò che si è visto, ad un percorso centrato sull’elaborazione delle emozioni che molto spesso ci assalgono e non danno la possibilità di riuscire a metabolizzarle in modo costruttivo.

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Il meccanismo psicologico dell'attenzione

Uno dei problemi maggiori rilevati ai nostri tempi in ogni campo, dalla scuola al lavoro è il mantenere attivi e prolungati i tempi dell’attenzione, rimanere concentrati per lungo tempo, non riuscire a raggiungere gli obiettivi prefissati. Questa problematica può influire ed arrivare a compromettere la qualità della vita, dalle piccole cose quali il fare la spesa, ad un bambino che non riesce a seguire bene le lezioni, ai vari compiti da svolgere a lavoro. In ogni momento della giornata i nostri organi di senso ricevono dalla realtà fattuale molteplici stimoli Il compito fondamentale dell’attenzione è quello di fare una selezione degli stimoli, mettendo in evidenza i più importanti, limitandone gli effetti di quelli che vengono messi da parte, questo fenomeno viene denominato “Effetto cocktail party”. L’attività dell’attenzione non è illimitata, la persona può decidere come distribuirla. Il meccanismo psicologico dell’attenzione è il presupposto della memoria, poiché tramite la selezione che essa opera gli stimoli selezionati verranno richiamati alla mente in un secondo momento. La psicologia dell’attenzione ha come obiettivo lo studio dei processi attentivi attraverso l’utilizzo di specifici paradigmi sperimentali, tecniche e strumenti. Nel processo psicologico dell’attenzione nelle prestazioni, è importante fare riferimento alla teoria dell’arousal, inteso come stato generale di attivazione del soggetto che può variare dal sonno all’eccitazione diffusa. L’attenzione può essere diretta in modo volontario, definito endogeno, o anche in maniera automatica. La psicologia dell’attenzione studia il comportamento di individui chiamati a svolgere specifici compiti in laboratorio e si misurano i tempi di reazione (TR). Fondamentale è l’attenzione selettiva, ovvero la capacità di concentrarsi sull’oggetto di interesse e di elaborare in modo privilegiato le molteplici informazioni rilevanti per il conseguimento dei nostri obiettivi. È importante allenare l’attenzione, mantenerla attiva. Per fare ciò si possono effettuare gli esercizi connessi all’“effetto Stroop”, un test studiato nel 1935 dallo psicologo americano John Ridley Stroop per poter misurare il rallentamento delle prestazioni cognitive nel momento in cui il cervello deve riuscire a gestire più informazioni. Questo test consiste nel pronunciare, ad alta voce, il colore con cui è stampata una parola, quando il significato di tale parola richiama un colore diverso. Per esempio, se viene mostrata la parola “banana” scritta in viola si deve pronunciare “viola” invece che “giallo”, il colore tipico delle banane. Inoltre potenziare la capacità di concentrazione equivale a rafforzare altresì le numerose funzioni cognitive Bibliografia Baroni M. R., D’Urso V., “Psicologia generale”, Einaudi, Torino, 2004. Benso F., Guerra S. “Interventi cognitivi su vari aspetti dell'attenzione e del sistema attentivo supervisore. Difficoltà di Apprendimento 6 (4)”, 2001 Fabio R. A. “L'attenzione”. Franco Angeli Editore, Milano, 2001

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Un momento delicato, la costrizione a casa

In questo periodo non uscire per evitare il contagio e isolare l’epidemia è fondamentale, il concetto di “Resto a casa”, sebbene sia diventato un hashtag virale, purtroppo ancora fatica a entrare nella psiche delle persone. Le motivazioni di tali atteggiamenti sono molteplici, vi è una sorta di resistenza ad accettare la cruda realtà, a modificare le proprie abitudini, a reimpostare la struttura delle giornate in maniera più lenta rispetto a ciò che si faceva un tempo. Lo spirito di adattamento, ossia la capacità dell’individuo di sapersi adeguare alle mutevoli circostanze dell’ambiente fisico e sociale, la capacità di mettersi in gioco mano a mano che passa il tempo vanno ad affievolirsi. A livello psicologico sono tanti gli stati d’umore che affiorano nelle persone: la paura, per un qualcosa che non si riesce a tenere sotto controllo o che non si conosce affatto; la rabbia, per un’imposizione nel dover rimanere a casa evitando il più possibile le uscite; la tensione, nel dover gestire le dinamiche familiari che si scatenano conseguentemente ad un’irritabilità di base. Fondamentale è non trascorrere molto tempo di fronte alla televisione perché molti meccanismi e molti comportamenti vengono messi in atto proprio a causa del grande schermo. Ascoltando le varie notizie si possono sviluppare comportamenti ossessivo compulsivi volti alla ricerca smaniosa di sapere l’ultima news, di essere sempre più aggiornati non limitandosi solamente ai tre telegiornali bensì cercando altri programmi inerenti l’emergenza che l’Italia sta vivendo. Questo meccanismo ne fa scattare altri a catena, l’individuo che, in maniera smaniosa va alla ricerca di notizie, aggiorna i familiari facendo salire sia in lui che negli altri della tensione emotiva. Tutto ciò causa irritabilità all’interno del contesto familiare creando nuovi problemi e nuovi tensioni, che in questo periodo è meglio evitare in quanto ancora non è un periodo prestabilito e forse durerà molto tempo. Diviene difficile gestire la propria ansia, le tensioni altrui, i litigi dei figli, le discussioni di coppia, i momenti di noi, la difficoltà economica, il lavoro che va scemando. La coppia deve superare un momento difficile, deve imparare a gestire le oscillazioni negative, per evitare di impattare in conseguenze sinistre quali la separazione. Questo periodo può insegnare molto ad ogni persona, il fatto di essere costretti a casa ci impone una grande riflessione su noi stessi e ci sta fornendo una grande possibilità, ovvero il recuperare un valore che con il tempo stava scemando: la famiglia. Bisogna iniziare ad osservare quanto può essere bello ascoltare il punto dei vista dei figli, non perdere il controllo per loro, fornirgli spiegazioni utili in questo periodo perché ne hanno davvero bisogno poiché non sono ancora in grado di dominare le loro emozioni. Bibliografia Filliozat I. “Le emozioni dei bambini”, Piemme Bestseller, Asti, 2001 Mecacci L. “Manuale di Psicologia Generale”, Giunti, Milano, 2010 Micoli A., “Genitori di fronte la separazione”, Giuffrè Editore, Milano, 2011.

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Gastronomia Evolutiva

Prima della pubblicazione del libro l’origine della specie “Charles Darwin, 1859” la presenza in natura, di un disegno intelligente, era considerata la prova concreta dell’esistenza di un creatore, che poteva essere soltanto DIo. Darwin, nel suo scritto, propone una spiegazione diversa, la selezione naturale. Il prodotto dell’evoluzione per selezione naturale è il disegno senza il suo creatore. E’ un processo evolutivo graduale, cieco e privo di intenzioni e obiettivi, che nasce dall’accumulo di variazioni ereditarie che poco per volta, una generazione dopo l’altra, migliorano il funzionamento degli organismi, aumentando le varianti genetiche più adatte alle condizioni locali a scapito di quelle meno adatte. In natura tutto è soggetto a variazioni, una parte delle quali è ereditaria. il nostro rapporto con il cibo dimostra come ci siamo evoluti noi e come si è evoluto ciò che mangiamo. Sia noi che il cibo siamo un prodotto dell’evoluzione e possiamo parlare di una vera e propria gastronomia evolutiva.  Tutto quello che mangiamo ha una storia evolutiva. Esiste un’analogia evidente, tra la selezione naturale e il processo di selezione artificiale utilizzato dall’uomo, introducendo attraverso l’allevamento e l’agricoltura un enorme quantità di variazioni cumulative, per produrre nuove varietà.  Gli allevatori e gli agricoltori guidano il flusso genetico selezionando gli individui che produrranno la nuova generazione e la genetica fa il resto. Perché ciò accada occorrono due circostanze specifiche: i caratteri che si vogliono influenzare devono presentare una variabilità tra gli individui e una parte di essa deve poter essere ereditata. La stessa selezione artificiale è un processo evolutivo, in quanto noi pensiamo di opporci all’evoluzione ma in realtà stiamo collaborando con lei. In termini genetici, sia la selezione naturale che quella artificiale, operano sulla variazione di ciò che esiste già. Ed é proprio così che la cucina si é evoluta, utilizzando ciò che gli fornisce l’evoluzione e quello che trova nella dispensa o al mercato. Ciò che ci differenzia realmente dalle altre specie animali, rendendoci umani è la capacità di cucinare. Siamo animali che cucinano. La specie umana, con la sua capacità di cucinare e i suoi gusti carnivori, si è evoluta gradualmente da progenitori vegetariani, se non addirittura vegani. Studi condotti sulle abitudini alimentari confermano ciò che sembra emergere da un confronto tra le diete tipiche di varie culture, evidenziando molti modi per seguire una dieta sana ed equilibrata e solo le scelte estreme, basate su un consumo eccessivo delle proteine animali o sulla totale eliminazione delle proteine animali, possono diventare fonte di problemi. Nelle diete comprese tra questi due estremi, il rischio principale per la salute ha un’origine decisamente moderna ed è quello associato all’eccesso di calorie. Luca G. Bottoni T.McLaughlin, A Diet of Tripe. The Chequered History of Food Reform, David & Charles, 1978. D.J. Varrichio et al., Avian Paternal Care Had Dinosaur Origin, <Science> 322, n.5909 (2008), pp. 1826-28, doi:10.1126/science.1163245. R.Alleine e X.P. Suberbiola, Dinosaurs of France, <Comptes Rendus Palevol> 2, no.1 (2003), pp. 27-44, doi:10.1016/s1631-0683(03)00002-2. J. Boswell, The Journal of a Tour to the Hebrides with Samuel Johnson, LLD (1785) http://www.gutemberg.org/ebooks/6018 C. Darwin, The Descent of Man, end Selection in Relation to Sex, John Murray 1901; C.T. McEvoy et al., Vegetarian Diets, Low-Meat Diets and Health: A Review,<Public Health Nutrition> 15, n.12(2012), pp. 2287-94, doi:10.1017/s1368980012000936.

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Ginnastica correttiva verso la patologia della sco...

Introduzione L’utilizzo di tutori ortopedici e una terapia specifica si possono affiancare ad un lavoro costante di ginnastica posturale con dott. In scienze motorie per la scoliosi.I metodi di svolgimento degli esercizi di ginnastica posturale per la scoliosi, quando non sono in grado di ridurre la curva scoliotica, possono comunque scongiurare un peggioramento della patologia, attivando la muscolatura in modo mirato per la tonificazione e per rafforzare la corretta postura in qualsiasi momento. Gli esercizi svolti sono eseguibili in varie posizioni, da seduti, sdraiati, in posizione eretta o a quattro zampe, in modo da agire su segmenti muscolari differenti in base al tipo di scoliosi.Lo scopo principale è quello di allungare i muscoli nella parte concava della curva scoliotica, in modo che siano retratti al contrario, nella parte della curva scoliotica e mantengano le vertebre inclinate. Facendo pressione sulla parte convessa della curva i muscoli lavoreranno in modo accorciato, al contrario andranno a lavorare in modo allungato nella parte concava. Si agisce, in seguito, sulla muscolatura della regione lombare laterale, durante la ginnastica posturale dedicata al muscolo quadrato dei lombi: si aumenta la convessità del lato opposto e la curva sarà stabilizzata dal lavoro dei muscoli sul lato concavo.Per l’idonea postura dei muscoli, si agisce anche sugli psoas, che tirano i corpi vertebrali verso la loro parte, ovvero contraendo il muscolo psoas a sinistra, la colonna vertebrale si gira verso destra. In presenza di lordosi, l’azione del muscolo psoas facilita la rotazione, mentre nel caso di cifosi agisce come flessore. Si tratta di forze muscolari che tendono ad aumentare la deformità della colonna e che vanno cambiate con gli esercizi di ginnastica posturale per la scoliosi. Agendo sui muscoli della zona dorsale, è noto che l’aggravante per le curve scoliotiche proviene anche da questo distretto muscolare, che lavorano per innalzare il grado della curva data la tensione causata dal rachide verso la convessità. Partecipano fibre muscolari, muscoli romboide e trapezio, gran dorsale Cos'è la scoliosi La scoliosi si contraddistingue per diverse deviazioni della colonna stessa, non tutte similari. In ogni caso, la deviazione in senso laterale è la più conosciuta, facendo sì che la schiena sia “storta” a prima vista e costringendo le vertebre ad inclinarsi lateralmente rispetto all’asse. Un lato della colonna sarà concavo e l’opposto lato convesso sarà interessato da una rotazione compensativa, che prova a riportare l’asse di gravità al centro ma diventa una causa di asimmetria anche della gabbia toracica (deformazione gibbo-costale). Le criticità, oltre che riscontrabili visivamente nella curva primaria e nelle curve di compenso, interessano diverse parti dell’apparato muscolo – scheletrico. Nel caso di una deviazione sul piano sagittale, non solo laterale ma anche frontale, si parla di cifoscoliosi, quando l’alterazione della colonna ha un incurvamento sia in avanti che laterale. Normalmente le scoliosi si suddividono in base alla localizzazione della curva scoliotica e alle cause l’hanno generata. La localizzazione distingue le scoliosi a seconda della curva primaria e doppia curva primaria, meno frequenti:• Scoliosi dorsale o toracica – curva primaria.• Scoliosi dorso – lombare / curva primaria.• Scoliosi lombare – curva primaria.• Scoliosi cervico – dorsale / curva primaria.• Scoliosi dorsale e lombare – doppia curva primaria.• Scoliosi toracica e toraco – lombare / doppia curva primaria.In base alle cause, si classificano in:• Scoliosi congenita (presente sin dalla nascita).• Scoliosi acquisita (lesioni neuromuscolari, traumi, infiammazioni, ecc.).• Scoliosi idiopatica (di origine ignota).In base alla situazione, della tipologia di scoliosi e della gravità della patologia, si possono elaborare delle terapie specifiche.La ginnastica posturale o correttiva è sempre consigliata per i casi più lievi di scoliosi, mentre nei casi più gravi si deve associare l’attività fisica con corsetti e tutori, segnati dal medico ortopedico in maniera personalizzata. Il binomio fra scoliosi e attività fisica è importante, mentre quello con lo sport è sconsigliabile qualora le discipline sportive richiedano sforzi danno come nel caso della danza, della ginnastica artistica o degli sport dove è richiesta molta flessibilità.Anche il nuoto, consigliato a lungo ai bambini per la prevenzione della scoliosi, in realtà non aiuta la colonna vertebrale, che risulta troppo mobile e deformabile. Altresì, la capacità toracica non del tutto ottimale di molto affetti da scoliosi, spesso non consente una respirazione adeguata. La miglior scelta nell’attività da intraprendere è quella della ginnastica posturale o correttiva, nella quale diversi esercizi sono mirati specifici per il trattamento della scoliosi, tenendo conto della conformazione lombare, toracica, dorsale ecc.ecc.La scoliosi non deve essere scambiata con il cosiddetto atteggiamento scoliotico, Non è una deformazione della colonna vertebrale strutturale, ma di un atteggiamento che talvolta deriva da un’alterazione posturale, una differenza tra gli arti oppure da una lussazione dell’anca, da dolori muscolari o vertebrali che generano delle posture scorrette. Si parla, infatti, a volte di scoliosi posturale ovvero un atteggiamento viziato, visibile nella posizione eretta, che va a provocare una deviazione laterale della colonna vertebrale ma non comporta la rotazione dei corpi vertebrali interni, che sono presenti esclusivamente nella scoliosi vera e propria. Si può lavorare sull’atteggiamento scoliotico attraverso interventi esterni di ginnastica per scoliosi posturale, con esercizi di trazioni per la colonna vertebrale, flessioni, inclinazioni, estensioni e rotazioni. Un allungamento che diminuisca la pressione tra i dischi della colonna vertebrale, favorendone la distensione e, soprattutto, corregga le posture scorrette. Cura per la scoliosiIn caso di scoliosi, la visita è fondamentale. Si svolge con il paziente in piedi poi chinato in avanti e consente di valutare e misurare le asimmetrie del tronco ed i gibbi, ovvero le sporgenze che sono sulla schiena, e di differenziare le vere scoliosi dagli atteggiamenti scoliotici, che sono invece semplici alterazioni della postura.La radiografia totale della colonna completa ed arricchisce la diagnosi, in quanto da modo di misurare geometricamente l’angolo della curvatura della scoliosi e di riconoscere eventuali malformazioni congenite delle vertebre.La scelta del trattamento varia dalla gravità e dalla tendenza al peggioramento delle curve, che può mutare. Nei casi meno gravi (al di sotto dei 20°) è indicata la ginnastica posturale ed il monitoraggio, cioè i controlli periodici per verificare se la scoliosi è progressiva. Nelle curve di media gravità (dai 20 ai 45°) si usano i corsetti ortopedici, preceduti da correzioni con busti gessati (per 45 – 90 gg) nelle forme più rigide. Il risultato finale varierà dalla somma di diverse variabili, alcune legate alle caratteristiche proprie di ogni curva scoliotica (tendenza al peggioramento, tipo di curva) altre connesse agli operatori sanitari (idonea prescrizione e realizzazione del corsetto, adeguata conduzione del trattamento) e dall’insieme paziente – famiglia (uso del corsetto, esecuzione della ginnastica). Qualora il trattamento con i corsetti non avesse i risultati sperati, per diverse ragioni, è consigliabile l’intervento chirurgico, che ha lo scopo di correggere la curva scoliotica e fermarne la progressione.Le linee guida della società internazionale di studio della scoliosi (SRS) mostrano in 45 – 50° il limite oltre il quale si indica la correzione chirurgica. Questo allo scopo di scongiurare problematiche di natura posturale, estetica, cardiorespiratoria ed il dolore, che si presenterebbero se la scoliosi proseguisse a peggiorare.Chi si sottopone ad intervento chirurgico svolge una preparazione pre-oepratoria con esami di laboratorio, test radiografici di correzione della curva (bendings, Rx in trazione), test di funzionalità respiratoria, radiografie di correzione della curva, RMN della colonna in toto, valutazione anestesiologica. L’operazione chirurgica consiste nella correzione della deformità scoliotica e nella fissazione del tratto di colonna che è sottoposto ad intervento chirurgico. Si introducono degli ancoraggi sulle vertebre (viti, uncini, fascette intorno alle lamine) che si agganciano a barre in titanio e permettono di correggere geometricamente la curva. Si aggiungono quindi degli innesti ossei, che nel tempo creano una colata ossea lungo le vertebre operate. Durante l’intervento è recuperato il sangue del paziente ed effettuato un monitoraggio costante della funzione neurologica.Attraverso le moderne strumentazioni della chirurgia si riesce ad ottenere fino al 70 – 80% di correzione della scoliosi coinvolgendo il minor numero di vertebre possibile. Esercizi per la scoliosiPer ridurre la curva scoliotica ed evitare un peggioramento della condizione, diverse esercitazioni sono state elaborate cominciando da posizioni differenti, in modo da lavorare sulla muscolatura più giusta per la tonificazione, mantenendo la corretta postura.Nella ginnastica posturale ci sono esercizi per la scoliosi da sdraiati, seduti, in posizione eretta oppure a carponi, con l’esecuzione di esercizi che vadano ad agire sui muscoli facendo sì che si allunghino, nella parte concava siano retratti e mantengano le vertebre inclinate dalla parte della curva scoliotica. In pratica, nel fare pressione sulla convessità della curva, i muscoli si allungano per lavorare in modo accorciato e lavorano viceversa nella parte convessa.Si fanno esercizi per la scoliosi simmetrici o asimmetrici. I primi sono eseguiti con tutti e due i lati della schiena e vanno effettuati soprattutto da chi ha un’inclinazione della colonna vertebrale meno accentuata. Gli esercizi scoliotici asimmetrici, invece, vanno fatti solo con una spalla, o altrimenti solo con un’anca. In questo modo, si stimola soltanto un lato del tronco. Si deve fare attenzione sempre, durante gli esercizi per la scoliosi, in modo che non si creino tensioni sulle spalle o sul collo, per evitare che la colonna vada in lordosi. Da qui si inizia con esercizi di trazioni per la colonna vertebrale, movimenti di flessioni, inclinazioni, estensioni e rotazioni.I muscoli della colonna vertebrale scoliotica, sovente, sono da rafforzare e tonificare attraverso esercizi per la scoliosi che irrobustiscano la zona addominale, i dorsali, i lombari – la catena posteriore. Un consolidamento della muscolatura che presiede alla postura è indicato per migliorare la situazione o, quantomeno, stabilizzarla. Questa tonificazione va accompagnata con l’idonea postura per mantenere le curve fisiologiche e l’allungamento del rachide, soprattutto nei giovani. Il rinforzo dei muscoli genera un vero “corsetto muscolare” che sorregge la spina dorsale e rallenta l’iter della curvatura. Si interviene sia con la muscolatura posteriore sia, per bilanciare, con esercizi per scoliosi migliori per i muscoli anteriori come intercostali, flessori dell’anca e addominali.Qualora fosse presente un tutore ortopedico, non è consigliata la manipolazione della colonna e, quindi si dovrebbero eseguire soltanto le contrazioni simmetriche dei muscoli dorsali, lombari, pettorali e addominali. Sono esercizi per scoliosi che rinforzano il lavoro del corsetto, evitando che la colonna assuma posizioni storte senza il tutore. È consigliabile una mobilità di spalla e anca negli esercizi, con la possibilità di far percepire l’ottimale inclinazione della colonna. Di seguito una serie di esercizi:1 – supini con ginocchia piegate, eseguite la retroversione del bacino, facendo toccare la regione lombare al tappeto ed agendo sugli addominali e sulla postura.2 – Supini con ginocchia flesse, piedi poggiati al suolo: fate pressione con la mano destra sul ginocchio della gamba sinistra, staccando solo la testa dal pavimento; alternate con la mano sinistra sulla gamba destra.3 – In ginocchio, seduti sui talloni: abbassate il dorso gradatamente, scivolando con le mani in avanti, allineando sempre il capo con il busto.4 – Seduti su una sedia, braccia lungo i fianchi: eseguite l’autoallungamento del rachide appiattendo la curva lombare e tenendo il mento ben retratto, stendete tutti i muscoli della porzione dorsale.5 – Supini con ginocchia piegate, piedi aderenti al tappeto: alzate i piedi dal tappeto mantenendo le anche e le ginocchia a 90°. Rimanere in questa posizione per qualche secondo e ritornare.6 – Supini con ginocchia flesse, piedi appoggiati al tappeto: sollevate i piedi dal tappeto mantenendo le ginocchia piegate: dalla posizione orizzontale e parallela al pavimento, allungare le gambe in verticale e flettere nuovamente le ginocchia, per poi tornare alla posizione iniziale.7 – Supini con ginocchia piegate, piedi appoggiati al tappeto: alzate gli arti inferiori contemporaneamente facendo toccare la zona lombare al tappeto.8 – Seduti su un pallone, farsi dare delle spinte tali da poter perdere l’equilibrio: provare a mantenere la postura iniziale, sforzando tutti i muscoli dorsali.9 – In piedi con il dorso alla parete, posizionando gli arti inferiori distanziati dalla parete stessa: provare ad appiattire la regione lombare, schiacciandola alla parete.10 – In piedi, per l’autoallungamento del rachide con un piccolo peso in testa, tenendo la regione dorsale stesa e il mento retratto; la zona lombare rimane sempre appiattita. Negli esercizi per la scoliosi l’autoallungamento si esegue tenendo sotto controllo il bacino, la cintura scapolare e la testa. L’autoallungamento è molto funzionale attraverso gli esercizi per la scoliosi che diminuiscono la pressione tra i dischi della colonna vertebrale, facilitandone la distensione da diverse posture.Per correggere la curvatura della schiena si può fare ricorso al metodo Klapp, che si fonda sull’assunto che gli animali vivono costantemente carponi, cioè a 4 zampe come cani, gatti, felini ecc. non presentando segni di scoliosi.Se l’homo sapiens si è emancipato da questa situazione quadrupede, è pur vero che va incontro a diversi rischi la colonna vertebrale: indi per cui, diversi esercizi per scoliosi a carponi possono ripristinare la situazione ottimale per intervenire con l’insorgere della scoliosi oppure per mitigarne gli effetti. Azzerando la forza di gravità, si rilassano i muscoli del tronco dato che non devono sorreggere nessun peso: la colonna vertebrale sarà maggiormente mobile, il busto inclinato non permette movimenti laterali errati e gli esercizi per la scoliosi saranno maggiormente efficaci. Il metodo IOP, evoluzione di quello di Klapp, prevede una posizione a carponi poggiando entrambe le mani e le ginocchia durante gli esercizi per la scoliosi, persino i piedi nel caso di allungamenti.Per la curva scoliotica si può fare riferimento al metodo Neiderhoffer, attraverso l’esecuzione di esercizi per la scoliosi di allungamento della colonna e dei muscoli, di un lato specifico. I gruppi muscolari del dorso sono due e lavorano in modo complementare, unendo quelli verticali (che partono dalle costole superiori e si inseriscono in quelle inferiori o nel bacino) con quelli orizzontali (originano dalle vertebre e si inseriscono sugli arti e sulla scapola). In presenza di scoliosi, la curva della colonna mantiene in contrazione i muscoli orizzontali del lato di curva, per arginare la gravità, mentre dall’altro tenderà a creare una ipotrofia e un minore utilizzo della muscolatura. Questa situazione va corretta attraverso degli esercizi posturali dedicati alla muscolatura della curva scoliotica.Scoliosi: esercizi per l'autocorrezioneAffiancando esercizi di autocorrezione e funzionali si può migliorare la scoliosi adolescenziale. A provarlo, per la prima volta a livello internazionale, una ricerca italiana resa nota sulla rivista “European Spine Journal”.Lo studio ha evidenziato come il trattamento tradizionale delle patologie lievi o moderate di scoliosi, generalmente, prevede il ricorso a esercizi specifici sulla colonna di tipo aerobico, di rafforzamento muscolare e di recupero articolare. Gli studiosi hanno voluto mettere a confronto questo approccio con una strategia alternativa fondata sulla combinazione di esercizi funzionali e di autocorrezione specifici. Non solo, per rafforzare la motivazione dei giovani interessati è stato portato avanti anche un intervento di tipo educativo – comportamentale. I circa 100 adolescenti, di età media pari a 12 anni, coinvolti, sono stati divisi in due gruppi: metà ha seguito il percorso tradizionale, metà l’approccio innovativo.Il trattamento è stato sviluppato fino al raggiungimento della maturità scheletrica (fino ai 18 anni circa) e un anno dopo è stato fatta una verifica radiografica della colonna vertebrale. Il percorso di autocorrezione ed esercizi funzionali si è rivelato più efficace nel migliorare la deformità della colonna. Inoltre, i ragazzi hanno avuto benefici anche su altri fronti: riduzione del dolore, miglioramento dell’autostima e dell’umore. La novità è stata proporre ai ragazzi l’esecuzione di esercizi funzionali specifici in autocorrezione.Quest’ultima è una tecnica riabilitativa che si basa su movimento precisi e ben localizzati per correggere volontariamente la curva scoliotica. Quindi, solo dopo aver corretto la curva, si eseguono gli esercizi funzionali. I ragazzi hanno portato avanti tre sessioni a settimana: una volta sotto la supervisione di un fisioterapista per sessanta minuti e due volte a casa da soli per trenta minuti. I benefici di questo approccio vengono dal fatto che, con il trascorrere del tempo, il pazienza apprende sempre di più come correggere la propria schiena, non solo durante le sessioni di esercizio, ma anche nella quotidianità attraverso posture corrette applicate ai gesti e alle diverse attività. L’apprendimento di schemi motori giusti consente, infatti, di applicare, nelle diverse situazioni, reazioni riflesse di tipo correttivo, anziché deformante.L’autocorrezione fa sì che gli esercizi siano più efficaci e specifici, scongiurando non soltanto peggioramenti della scoliosi, ma promuovendo addirittura un miglioramento. Il programma terapeutico ha stimolato una riduzione dell’angolo di Cobb superiore ai 5°, mentre con l’approccio tradizionale la situazione è rimasta invariata. Ginnastica posturale per bambiniLa ginnastica posturale è consigliata anche per bambini e adolescenti; insegna ad avere costantemente consapevolezza del proprio corpo, monitorare i movimenti e renderli sempre più precisi. È una vera e propria educazione, quello che i ragazzi imparano viene interiorizzato e diventerà un’abitudine sana e importante.Frequentemente, le abitudini di vita connesse alla società di oggi possono indurre i ragazzi ad avere posizioni scorrette e a fare scarsa attività fisica. Fondamentale è il ruolo dei genitori, che più di tutti osservano e conoscono i propri figli e possono notare anche i difetti più leggeri, come ad esempio una postura sbagliata della schiena mentre siedono a fare i compiti, o un modo sbagliato di camminare, magari sintomo di piedi piatti. Nei giovani spesso si rintracciano dei vizi di movimenti o di postura, dovuti a posizioni sbagliate sia nelle posizioni statiche, sia nelle posizioni dinamiche.È importante intervenire con lo scopo di prevenire l’insorgenza di future e ben più complesse patologie. Si può dire che i difetti più ricorrenti nei bambini sono: scoliosi, leggera gobba causata da una debolezza momentanea dell’apparato della colonna; piede piatto; dito o ginocchio varo o valgo; obesità. Tali difetti non sono trascurabili in quanto si aggraveranno con il tempo e sarà più complicato quindi intervenire: si calcola, infatti, che più del 50% della popolazione totale soffra di questo genere di problematiche già da piccoli, ma solo il 30% di loro si reca da uno specialista o comunque frequenta corsi di ginnastica correttiva. La percentuale è decisamente bassa e le motivazioni principali sono una certa superficialità nel trattare queste problematiche, poca conoscenza e informazioni al riguardo. Lavorare immediatamente con la ginnastica correttiva è quindi importante, non solo per dare risoluzione al difetto, ma soprattuto per istruire il bambino all’adeguato comportamento da adottare con lo scopo di prevenire posizioni sbagliate e l’insorgere di nuove problematiche.È ovviamente anche un’ottima occasione per il bambino di muoversi e socializzare con altri bambini che hanno la stessa problematica, alleggerendo la concezione mentale del bambino nei confronti del proprio corpo che ha un piccolo difetto. Il lavoro correttivo indicato per i bambini e gli adolescenti comprende in genere esercizi che hanno lo scopo di migliorare le seguenti aree: mobilità articolare, flessibilità muscolare, tonicità muscolare. Gli esercizi eseguiti sono sia globali, sia specifici ad una precisa area di intervento. Importante è anche la zona su cui si agisce con il ragazzo al fine di risvegliare la consapevolezza del problema e del proprio corpo, attivando la sensibilità propriocettiva e dando consigli su come continuare l’attività da solo, una volta concluso il ciclo di interventi e valutati i risultati ottenuti.Come già scritto, abitudini di vita connesse alla società odierna portano i ragazzi ad avere posizioni scorrette e a fare poca attività fisica. Oltre un milione di bambini in Italia è in sovrappeso, praticamente un soggetto su tre. Uno degli atteggiamenti sbagliati e molto danneggianti verso i bambini, è classificare l’obesità una problematica esclusivamente di carattere estetico. La fascia più esposta al problema sovrappeso e obesità è quella compresa fra gli 11 e 15 anni, secondo il rapporto dell’OCSE del 2011.L’obesità causa o amplifica i difetti posturali dei ragazzi, considerata la maggiore pressione esercitata sulla colonna vertebrale, sugli arti inferiori e sui piedi. Stando ad uno studio della Radiological Society of North America (RSNA), essere in sovrappeso da bambino potrebbe portare alla degenerazione precoce della colonna vertebrale, in quanto l’approfondimento mostra un’associazione tra indice di massa corporea e anomalie del disco nei bambini. L’obesità rende, quindi, più ostica l’attività di correzione a cui normalmente vanno abbinati esercizi per diminuire il peso corporeo.Nell’attività educativa in questi casi è coinvolta anche la famiglia del bambino, in quanto è importante educare sin da piccoli ad una corretta alimentazione, che interessa la sfera del prendersi cura e dell’avere consapevolezza di sé. Non è soltanto il corpo a soffire per il sovrappeso, ma anche l’autostima del bambino e questo è un aspetto fondamentale che può compromettere la crescita della personalità, in quanto può assumere atteggiamenti nocivi per la crescita come per esempio lo scarso impegno scolastico, vita sedentaria dovuta al poco interesse per le attività sportive, autoemarginazione sociale. Scoliosi esercizi da evitareI pazienti che soffrono di scoliosi devono evitare alcuni movimenti, che avrebbero effetti negativi aumentando anche il dolore. • Sollevamento pesi: se hai la scoliosi, la curvatura della colonna vertebrale potrebbe aver sovraccaricato i muscoli della schiena in diversi modi. Quindi, il tradizionale sollevamento pesi provocherebbe ulteriori danni e metterebbe la schiena sotto sforzo, soprattutto se si alzano dei pesi rilevanti.• Posizione yoga con piegamento all’indietro: come mostrato nel sito Metodo Scroth, alcune posizioni yoga possono causare dolore, perché sforzano in modo pericoloso la schiena dei soggetti affetti da scoliosi. Tra queste, tutte le posizioni che richiedono di piegare la schiena all’indietro, come quella del cobra, nella quale si curva la schiena per sollevare il torace dal suolo stando sdraiato sulla pancia. Anche la ruota è una posizione da evitare, in base a quanto indicato sul sito internet del Metodo Scroth. Questa posizione è svolta sdraiandosi sulla schiena e quindi sollevando il corpo spingendosi con le mani e con i piedi, in modo da piegarsi ad U. È preferibile parlare al proprio medico prima di cominciare a praticare qualsiasi tipo di yoga e di avvertire il proprio insegnante di yoga della condizione in cui si trova, in modo tale da evitare le posizione ipoteticamente dannose.• Squat e affondi: gli esercizi che agiscono sulla parte inferiore del corpo mettono sotto sforzo la schiena lesionata. È questo il caso di affondi, squat e leg curl. Tali esercizi vogliono un irrigidimento e uno sforzo della colonna vertebrale e dei muscoli coinvolti nell’esercizio. Non si devono eseguire esercizi per la parte inferiore del corpo che provochino dolore. È consigliabile rivolgersi al proprio insegnante o allenatore per eventuali variazioni da fare da posizione seduta o da sdraiato, per diminuire la pressione sulla colonna vertebrale.• Verticale sulle spalle: nella posizione della verticale sulle spalle, la testa è molto piegata in avanti, in modo da sovraccaricare i muscoli del collo. Essa tende ad aggravare la postura anteriore della testa e la cifosi cervicale. Inoltre, tutto il peso del corpo poggia sulle spalle aumentando in maniera rilevante la protrusione delle costole.Esercizi con rotazioni: il segmento centrale, la protrusione di una costola sono accentuati dalla rotazione all’indietro verso la curvature esistente, sia che tale rotazione avvenga verso destra quanto verso sinistra. Esercizi per la scoliosi in palestraCominciare sin da giovani a fare attività di rinforzo fisico, per motivazioni sportive o meno, può consentire di superare il periodo di accrescimento corporeo senza grandi problemi e ciò con il semplice miglioramento del tono muscolare quindi anche della postura. In presenza di scoliosi già instaurata, si può avviare un potenziamento complessivo dei muscoli prestando attenzione a non assecondare la deviazione per non aggravarla (evitare esercizi con sovraccarico assiale sulla colonna tipo squat al multipower) e stimolare invece la deviazione in senso opposto sia con esercizi muscolari ma soprattutto con la tenuta in lunga durata di posizioni in allungamento.  

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L’esercizio fisico allunga la vita, a qualunque ...

(Reuters Health) – L’esercizio fisico riduce il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari e anche alcuni tumori. A oggi la maggior parte delle ricerche si è soffermata sull’efficacia dell’attività fisica in alcuni momenti della vita degli individui, senza valutarne l’impatto negli anni. Un gruppo di ricercatori del Regno Unito ha recentemente pubblicato sul British Medical Journal uno studio incentrato sul rapporto tra attività fisica e longevità in uomini e donne di mezza età e anziani.  Lo studio Un gruppo di ricercatori di Cambridge – guidati da Soren Brage hanno valutato per otto anni i livelli di attività di uomini e donne che all’inizio dello studio avevano tra i 40 e gli 80 anni. Hanno coinvolto 14.599 partecipanti. Dopo i primi otto anni hanno iniziato a monitorare la mortalità e hanno continuato in media per 12,5 anni. Durante questo periodo, sono deceduti 3.148 partecipanti, di cui 950 per malattie cardiovascolari e 1.091 per cancro. I ricercatori hanno misurato l’attività fisica complessiva svolta dai partecipanti, prendendo in considerazione il lavoro e il tempo libero, in termini di energia spesa per chilogrammo di peso corporeo. Hanno osservato che il passaggio da una vita sedentaria ad un’attività fisica moderata per 150 minuti a settimana almeno – livello minimo di esercizio fisico raccomandato dall’OMS – era associato a una riduzione del rischio di morte per qualunque causa del 24%, di morte per malattie cardiovascolare del 29%, di morte per cancro dell’11%. Tutti i partecipanti hanno beneficiato dell’esercizio fisico, anche coloro che soffrivano di una condizione cronica grave come malattie cardiache o cancro prima dello studio.  La riduzione del rischio di morte era associata all’aumento dell’attività fisica indipendentemente dai livelli di attività pregressi e persino dal peggioramento di altri fattori di rischio come dieta, peso corporeo, anamnesi, pressione arteriosa e livelli di colesterolo nel corso degli anni. Le persone che hanno raggiunto livelli di attività “medi” durante lo studio avevano il 38% di probabilità in meno di morire rispetto ai sedentari, in caso di alti livelli di esercizio il rischio era ridotto del 42%.A livello della popolazione, i ricercatori hanno calcolato che almeno 150 minuti a settimana di attività fisica a intensità moderata potrebbero prevenire il 46% dei decessi associati all’inattività fisica.

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