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Benessere e salute

Strutturare la giornata al tempo del Coronavirus

Il problema più grande che hanno la maggior parte delle persone che stanno vivendo una costrizione in casa imposta, per l’emergenza sanitaria dovuta al coronavirus, è quella di dover strutturare le proprie giornate e quella dei componenti della famiglia, ovvero partner e figli, in modo tale da riempire le ore che fino ad ieri correvano da sole. Chi aveva degli orari frenetici, a causa del lavoro subisce molto stress a livello psicologico e finisce con vedere aumentare una tensione che innesca un’irritabilità immotivata, i primi sintomi sono: difficoltà nel prendere sonno, risvegli continui durante la notte, agitazione durante la giornata. Si inizia a non sopportare più nulla, dalle semplici discussioni tra i figli alle tensioni con il partner, ai vicini che fanno troppo rumore. Diviene sempre più difficile cercare di passare giornate tranquille quando non si ha contezza di ciò a cui si va incontro, quando si osseeva che si registrano dati allarmanti di persone decedute; il tempo da passare in casa è divenuto indeterminato, i dati forniti dalla televisione sono sempre più allarmanti, i decreti aumentano, le città sono in silenzio, la paura aumenta. Le notizie di cronaca non aiutano, anzi sviluppano dei comportamenti al limite con agiti ossessivo compulsivi, quali la ricerca sfrenata di notizie sulla condizione italiana. Molte coppie stanno vivendo un momento di crisi, questo periodo sta generando delle incomprensioni immotivate, silenzi lunghi per piccoli fraintendimenti. È importante l’intervento di una figura professionale quale quella dello psicologo, che riesce a disinnescare delle conflittualità, proponendo dei colloqui che sono fonte di grande spunto di riflessione; lavorare su sè stessi, da soli, in un momento di tensione è molto difficile e spesso ingrandisce la frustrazione e l’impotenza di non poter riuscire a risolvere un momento di stallo psicologico. I consigli che lo psicologo esperto può fornire sono molti ed importanti. Possono partire da situazioni pratiche, ovvero dalla gestione della quotidianità con l’inserimento di attività che riguardano tutta la famiglia quali: accendere la televisione solo per sentire il telegiornale, preparare una ricetta, la preparazione dei menù settimanali, la sistemazione del giardino o del balcone, un gioco di società, una lettura di un libro, la visione di un film con la susseguente discussione di ciò che si è visto, ad un percorso centrato sull’elaborazione delle emozioni che molto spesso ci assalgono e non danno la possibilità di riuscire a metabolizzarle in modo costruttivo.

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Il meccanismo psicologico dell'attenzione

Uno dei problemi maggiori rilevati ai nostri tempi in ogni campo, dalla scuola al lavoro è il mantenere attivi e prolungati i tempi dell’attenzione, rimanere concentrati per lungo tempo, non riuscire a raggiungere gli obiettivi prefissati. Questa problematica può influire ed arrivare a compromettere la qualità della vita, dalle piccole cose quali il fare la spesa, ad un bambino che non riesce a seguire bene le lezioni, ai vari compiti da svolgere a lavoro. In ogni momento della giornata i nostri organi di senso ricevono dalla realtà fattuale molteplici stimoli Il compito fondamentale dell’attenzione è quello di fare una selezione degli stimoli, mettendo in evidenza i più importanti, limitandone gli effetti di quelli che vengono messi da parte, questo fenomeno viene denominato “Effetto cocktail party”. L’attività dell’attenzione non è illimitata, la persona può decidere come distribuirla. Il meccanismo psicologico dell’attenzione è il presupposto della memoria, poiché tramite la selezione che essa opera gli stimoli selezionati verranno richiamati alla mente in un secondo momento. La psicologia dell’attenzione ha come obiettivo lo studio dei processi attentivi attraverso l’utilizzo di specifici paradigmi sperimentali, tecniche e strumenti. Nel processo psicologico dell’attenzione nelle prestazioni, è importante fare riferimento alla teoria dell’arousal, inteso come stato generale di attivazione del soggetto che può variare dal sonno all’eccitazione diffusa. L’attenzione può essere diretta in modo volontario, definito endogeno, o anche in maniera automatica. La psicologia dell’attenzione studia il comportamento di individui chiamati a svolgere specifici compiti in laboratorio e si misurano i tempi di reazione (TR). Fondamentale è l’attenzione selettiva, ovvero la capacità di concentrarsi sull’oggetto di interesse e di elaborare in modo privilegiato le molteplici informazioni rilevanti per il conseguimento dei nostri obiettivi. È importante allenare l’attenzione, mantenerla attiva. Per fare ciò si possono effettuare gli esercizi connessi all’“effetto Stroop”, un test studiato nel 1935 dallo psicologo americano John Ridley Stroop per poter misurare il rallentamento delle prestazioni cognitive nel momento in cui il cervello deve riuscire a gestire più informazioni. Questo test consiste nel pronunciare, ad alta voce, il colore con cui è stampata una parola, quando il significato di tale parola richiama un colore diverso. Per esempio, se viene mostrata la parola “banana” scritta in viola si deve pronunciare “viola” invece che “giallo”, il colore tipico delle banane. Inoltre potenziare la capacità di concentrazione equivale a rafforzare altresì le numerose funzioni cognitive Bibliografia Baroni M. R., D’Urso V., “Psicologia generale”, Einaudi, Torino, 2004. Benso F., Guerra S. “Interventi cognitivi su vari aspetti dell'attenzione e del sistema attentivo supervisore. Difficoltà di Apprendimento 6 (4)”, 2001 Fabio R. A. “L'attenzione”. Franco Angeli Editore, Milano, 2001

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Un momento delicato, la costrizione a casa

In questo periodo non uscire per evitare il contagio e isolare l’epidemia è fondamentale, il concetto di “Resto a casa”, sebbene sia diventato un hashtag virale, purtroppo ancora fatica a entrare nella psiche delle persone. Le motivazioni di tali atteggiamenti sono molteplici, vi è una sorta di resistenza ad accettare la cruda realtà, a modificare le proprie abitudini, a reimpostare la struttura delle giornate in maniera più lenta rispetto a ciò che si faceva un tempo. Lo spirito di adattamento, ossia la capacità dell’individuo di sapersi adeguare alle mutevoli circostanze dell’ambiente fisico e sociale, la capacità di mettersi in gioco mano a mano che passa il tempo vanno ad affievolirsi. A livello psicologico sono tanti gli stati d’umore che affiorano nelle persone: la paura, per un qualcosa che non si riesce a tenere sotto controllo o che non si conosce affatto; la rabbia, per un’imposizione nel dover rimanere a casa evitando il più possibile le uscite; la tensione, nel dover gestire le dinamiche familiari che si scatenano conseguentemente ad un’irritabilità di base. Fondamentale è non trascorrere molto tempo di fronte alla televisione perché molti meccanismi e molti comportamenti vengono messi in atto proprio a causa del grande schermo. Ascoltando le varie notizie si possono sviluppare comportamenti ossessivo compulsivi volti alla ricerca smaniosa di sapere l’ultima news, di essere sempre più aggiornati non limitandosi solamente ai tre telegiornali bensì cercando altri programmi inerenti l’emergenza che l’Italia sta vivendo. Questo meccanismo ne fa scattare altri a catena, l’individuo che, in maniera smaniosa va alla ricerca di notizie, aggiorna i familiari facendo salire sia in lui che negli altri della tensione emotiva. Tutto ciò causa irritabilità all’interno del contesto familiare creando nuovi problemi e nuovi tensioni, che in questo periodo è meglio evitare in quanto ancora non è un periodo prestabilito e forse durerà molto tempo. Diviene difficile gestire la propria ansia, le tensioni altrui, i litigi dei figli, le discussioni di coppia, i momenti di noi, la difficoltà economica, il lavoro che va scemando. La coppia deve superare un momento difficile, deve imparare a gestire le oscillazioni negative, per evitare di impattare in conseguenze sinistre quali la separazione. Questo periodo può insegnare molto ad ogni persona, il fatto di essere costretti a casa ci impone una grande riflessione su noi stessi e ci sta fornendo una grande possibilità, ovvero il recuperare un valore che con il tempo stava scemando: la famiglia. Bisogna iniziare ad osservare quanto può essere bello ascoltare il punto dei vista dei figli, non perdere il controllo per loro, fornirgli spiegazioni utili in questo periodo perché ne hanno davvero bisogno poiché non sono ancora in grado di dominare le loro emozioni. Bibliografia Filliozat I. “Le emozioni dei bambini”, Piemme Bestseller, Asti, 2001 Mecacci L. “Manuale di Psicologia Generale”, Giunti, Milano, 2010 Micoli A., “Genitori di fronte la separazione”, Giuffrè Editore, Milano, 2011.

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Gastronomia Evolutiva

Prima della pubblicazione del libro l’origine della specie “Charles Darwin, 1859” la presenza in natura, di un disegno intelligente, era considerata la prova concreta dell’esistenza di un creatore, che poteva essere soltanto DIo. Darwin, nel suo scritto, propone una spiegazione diversa, la selezione naturale. Il prodotto dell’evoluzione per selezione naturale è il disegno senza il suo creatore. E’ un processo evolutivo graduale, cieco e privo di intenzioni e obiettivi, che nasce dall’accumulo di variazioni ereditarie che poco per volta, una generazione dopo l’altra, migliorano il funzionamento degli organismi, aumentando le varianti genetiche più adatte alle condizioni locali a scapito di quelle meno adatte. In natura tutto è soggetto a variazioni, una parte delle quali è ereditaria. il nostro rapporto con il cibo dimostra come ci siamo evoluti noi e come si è evoluto ciò che mangiamo. Sia noi che il cibo siamo un prodotto dell’evoluzione e possiamo parlare di una vera e propria gastronomia evolutiva.  Tutto quello che mangiamo ha una storia evolutiva. Esiste un’analogia evidente, tra la selezione naturale e il processo di selezione artificiale utilizzato dall’uomo, introducendo attraverso l’allevamento e l’agricoltura un enorme quantità di variazioni cumulative, per produrre nuove varietà.  Gli allevatori e gli agricoltori guidano il flusso genetico selezionando gli individui che produrranno la nuova generazione e la genetica fa il resto. Perché ciò accada occorrono due circostanze specifiche: i caratteri che si vogliono influenzare devono presentare una variabilità tra gli individui e una parte di essa deve poter essere ereditata. La stessa selezione artificiale è un processo evolutivo, in quanto noi pensiamo di opporci all’evoluzione ma in realtà stiamo collaborando con lei. In termini genetici, sia la selezione naturale che quella artificiale, operano sulla variazione di ciò che esiste già. Ed é proprio così che la cucina si é evoluta, utilizzando ciò che gli fornisce l’evoluzione e quello che trova nella dispensa o al mercato. Ciò che ci differenzia realmente dalle altre specie animali, rendendoci umani è la capacità di cucinare. Siamo animali che cucinano. La specie umana, con la sua capacità di cucinare e i suoi gusti carnivori, si è evoluta gradualmente da progenitori vegetariani, se non addirittura vegani. Studi condotti sulle abitudini alimentari confermano ciò che sembra emergere da un confronto tra le diete tipiche di varie culture, evidenziando molti modi per seguire una dieta sana ed equilibrata e solo le scelte estreme, basate su un consumo eccessivo delle proteine animali o sulla totale eliminazione delle proteine animali, possono diventare fonte di problemi. Nelle diete comprese tra questi due estremi, il rischio principale per la salute ha un’origine decisamente moderna ed è quello associato all’eccesso di calorie. Luca G. Bottoni T.McLaughlin, A Diet of Tripe. The Chequered History of Food Reform, David & Charles, 1978. D.J. Varrichio et al., Avian Paternal Care Had Dinosaur Origin, <Science> 322, n.5909 (2008), pp. 1826-28, doi:10.1126/science.1163245. R.Alleine e X.P. Suberbiola, Dinosaurs of France, <Comptes Rendus Palevol> 2, no.1 (2003), pp. 27-44, doi:10.1016/s1631-0683(03)00002-2. J. Boswell, The Journal of a Tour to the Hebrides with Samuel Johnson, LLD (1785) http://www.gutemberg.org/ebooks/6018 C. Darwin, The Descent of Man, end Selection in Relation to Sex, John Murray 1901; C.T. McEvoy et al., Vegetarian Diets, Low-Meat Diets and Health: A Review,<Public Health Nutrition> 15, n.12(2012), pp. 2287-94, doi:10.1017/s1368980012000936.

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Ginnastica correttiva verso la patologia della sco...

Introduzione L’utilizzo di tutori ortopedici e una terapia specifica si possono affiancare ad un lavoro costante di ginnastica posturale con dott. In scienze motorie per la scoliosi.I metodi di svolgimento degli esercizi di ginnastica posturale per la scoliosi, quando non sono in grado di ridurre la curva scoliotica, possono comunque scongiurare un peggioramento della patologia, attivando la muscolatura in modo mirato per la tonificazione e per rafforzare la corretta postura in qualsiasi momento. Gli esercizi svolti sono eseguibili in varie posizioni, da seduti, sdraiati, in posizione eretta o a quattro zampe, in modo da agire su segmenti muscolari differenti in base al tipo di scoliosi.Lo scopo principale è quello di allungare i muscoli nella parte concava della curva scoliotica, in modo che siano retratti al contrario, nella parte della curva scoliotica e mantengano le vertebre inclinate. Facendo pressione sulla parte convessa della curva i muscoli lavoreranno in modo accorciato, al contrario andranno a lavorare in modo allungato nella parte concava. Si agisce, in seguito, sulla muscolatura della regione lombare laterale, durante la ginnastica posturale dedicata al muscolo quadrato dei lombi: si aumenta la convessità del lato opposto e la curva sarà stabilizzata dal lavoro dei muscoli sul lato concavo.Per l’idonea postura dei muscoli, si agisce anche sugli psoas, che tirano i corpi vertebrali verso la loro parte, ovvero contraendo il muscolo psoas a sinistra, la colonna vertebrale si gira verso destra. In presenza di lordosi, l’azione del muscolo psoas facilita la rotazione, mentre nel caso di cifosi agisce come flessore. Si tratta di forze muscolari che tendono ad aumentare la deformità della colonna e che vanno cambiate con gli esercizi di ginnastica posturale per la scoliosi. Agendo sui muscoli della zona dorsale, è noto che l’aggravante per le curve scoliotiche proviene anche da questo distretto muscolare, che lavorano per innalzare il grado della curva data la tensione causata dal rachide verso la convessità. Partecipano fibre muscolari, muscoli romboide e trapezio, gran dorsale Cos'è la scoliosi La scoliosi si contraddistingue per diverse deviazioni della colonna stessa, non tutte similari. In ogni caso, la deviazione in senso laterale è la più conosciuta, facendo sì che la schiena sia “storta” a prima vista e costringendo le vertebre ad inclinarsi lateralmente rispetto all’asse. Un lato della colonna sarà concavo e l’opposto lato convesso sarà interessato da una rotazione compensativa, che prova a riportare l’asse di gravità al centro ma diventa una causa di asimmetria anche della gabbia toracica (deformazione gibbo-costale). Le criticità, oltre che riscontrabili visivamente nella curva primaria e nelle curve di compenso, interessano diverse parti dell’apparato muscolo – scheletrico. Nel caso di una deviazione sul piano sagittale, non solo laterale ma anche frontale, si parla di cifoscoliosi, quando l’alterazione della colonna ha un incurvamento sia in avanti che laterale. Normalmente le scoliosi si suddividono in base alla localizzazione della curva scoliotica e alle cause l’hanno generata. La localizzazione distingue le scoliosi a seconda della curva primaria e doppia curva primaria, meno frequenti:• Scoliosi dorsale o toracica – curva primaria.• Scoliosi dorso – lombare / curva primaria.• Scoliosi lombare – curva primaria.• Scoliosi cervico – dorsale / curva primaria.• Scoliosi dorsale e lombare – doppia curva primaria.• Scoliosi toracica e toraco – lombare / doppia curva primaria.In base alle cause, si classificano in:• Scoliosi congenita (presente sin dalla nascita).• Scoliosi acquisita (lesioni neuromuscolari, traumi, infiammazioni, ecc.).• Scoliosi idiopatica (di origine ignota).In base alla situazione, della tipologia di scoliosi e della gravità della patologia, si possono elaborare delle terapie specifiche.La ginnastica posturale o correttiva è sempre consigliata per i casi più lievi di scoliosi, mentre nei casi più gravi si deve associare l’attività fisica con corsetti e tutori, segnati dal medico ortopedico in maniera personalizzata. Il binomio fra scoliosi e attività fisica è importante, mentre quello con lo sport è sconsigliabile qualora le discipline sportive richiedano sforzi danno come nel caso della danza, della ginnastica artistica o degli sport dove è richiesta molta flessibilità.Anche il nuoto, consigliato a lungo ai bambini per la prevenzione della scoliosi, in realtà non aiuta la colonna vertebrale, che risulta troppo mobile e deformabile. Altresì, la capacità toracica non del tutto ottimale di molto affetti da scoliosi, spesso non consente una respirazione adeguata. La miglior scelta nell’attività da intraprendere è quella della ginnastica posturale o correttiva, nella quale diversi esercizi sono mirati specifici per il trattamento della scoliosi, tenendo conto della conformazione lombare, toracica, dorsale ecc.ecc.La scoliosi non deve essere scambiata con il cosiddetto atteggiamento scoliotico, Non è una deformazione della colonna vertebrale strutturale, ma di un atteggiamento che talvolta deriva da un’alterazione posturale, una differenza tra gli arti oppure da una lussazione dell’anca, da dolori muscolari o vertebrali che generano delle posture scorrette. Si parla, infatti, a volte di scoliosi posturale ovvero un atteggiamento viziato, visibile nella posizione eretta, che va a provocare una deviazione laterale della colonna vertebrale ma non comporta la rotazione dei corpi vertebrali interni, che sono presenti esclusivamente nella scoliosi vera e propria. Si può lavorare sull’atteggiamento scoliotico attraverso interventi esterni di ginnastica per scoliosi posturale, con esercizi di trazioni per la colonna vertebrale, flessioni, inclinazioni, estensioni e rotazioni. Un allungamento che diminuisca la pressione tra i dischi della colonna vertebrale, favorendone la distensione e, soprattutto, corregga le posture scorrette. Cura per la scoliosiIn caso di scoliosi, la visita è fondamentale. Si svolge con il paziente in piedi poi chinato in avanti e consente di valutare e misurare le asimmetrie del tronco ed i gibbi, ovvero le sporgenze che sono sulla schiena, e di differenziare le vere scoliosi dagli atteggiamenti scoliotici, che sono invece semplici alterazioni della postura.La radiografia totale della colonna completa ed arricchisce la diagnosi, in quanto da modo di misurare geometricamente l’angolo della curvatura della scoliosi e di riconoscere eventuali malformazioni congenite delle vertebre.La scelta del trattamento varia dalla gravità e dalla tendenza al peggioramento delle curve, che può mutare. Nei casi meno gravi (al di sotto dei 20°) è indicata la ginnastica posturale ed il monitoraggio, cioè i controlli periodici per verificare se la scoliosi è progressiva. Nelle curve di media gravità (dai 20 ai 45°) si usano i corsetti ortopedici, preceduti da correzioni con busti gessati (per 45 – 90 gg) nelle forme più rigide. Il risultato finale varierà dalla somma di diverse variabili, alcune legate alle caratteristiche proprie di ogni curva scoliotica (tendenza al peggioramento, tipo di curva) altre connesse agli operatori sanitari (idonea prescrizione e realizzazione del corsetto, adeguata conduzione del trattamento) e dall’insieme paziente – famiglia (uso del corsetto, esecuzione della ginnastica). Qualora il trattamento con i corsetti non avesse i risultati sperati, per diverse ragioni, è consigliabile l’intervento chirurgico, che ha lo scopo di correggere la curva scoliotica e fermarne la progressione.Le linee guida della società internazionale di studio della scoliosi (SRS) mostrano in 45 – 50° il limite oltre il quale si indica la correzione chirurgica. Questo allo scopo di scongiurare problematiche di natura posturale, estetica, cardiorespiratoria ed il dolore, che si presenterebbero se la scoliosi proseguisse a peggiorare.Chi si sottopone ad intervento chirurgico svolge una preparazione pre-oepratoria con esami di laboratorio, test radiografici di correzione della curva (bendings, Rx in trazione), test di funzionalità respiratoria, radiografie di correzione della curva, RMN della colonna in toto, valutazione anestesiologica. L’operazione chirurgica consiste nella correzione della deformità scoliotica e nella fissazione del tratto di colonna che è sottoposto ad intervento chirurgico. Si introducono degli ancoraggi sulle vertebre (viti, uncini, fascette intorno alle lamine) che si agganciano a barre in titanio e permettono di correggere geometricamente la curva. Si aggiungono quindi degli innesti ossei, che nel tempo creano una colata ossea lungo le vertebre operate. Durante l’intervento è recuperato il sangue del paziente ed effettuato un monitoraggio costante della funzione neurologica.Attraverso le moderne strumentazioni della chirurgia si riesce ad ottenere fino al 70 – 80% di correzione della scoliosi coinvolgendo il minor numero di vertebre possibile. Esercizi per la scoliosiPer ridurre la curva scoliotica ed evitare un peggioramento della condizione, diverse esercitazioni sono state elaborate cominciando da posizioni differenti, in modo da lavorare sulla muscolatura più giusta per la tonificazione, mantenendo la corretta postura.Nella ginnastica posturale ci sono esercizi per la scoliosi da sdraiati, seduti, in posizione eretta oppure a carponi, con l’esecuzione di esercizi che vadano ad agire sui muscoli facendo sì che si allunghino, nella parte concava siano retratti e mantengano le vertebre inclinate dalla parte della curva scoliotica. In pratica, nel fare pressione sulla convessità della curva, i muscoli si allungano per lavorare in modo accorciato e lavorano viceversa nella parte convessa.Si fanno esercizi per la scoliosi simmetrici o asimmetrici. I primi sono eseguiti con tutti e due i lati della schiena e vanno effettuati soprattutto da chi ha un’inclinazione della colonna vertebrale meno accentuata. Gli esercizi scoliotici asimmetrici, invece, vanno fatti solo con una spalla, o altrimenti solo con un’anca. In questo modo, si stimola soltanto un lato del tronco. Si deve fare attenzione sempre, durante gli esercizi per la scoliosi, in modo che non si creino tensioni sulle spalle o sul collo, per evitare che la colonna vada in lordosi. Da qui si inizia con esercizi di trazioni per la colonna vertebrale, movimenti di flessioni, inclinazioni, estensioni e rotazioni.I muscoli della colonna vertebrale scoliotica, sovente, sono da rafforzare e tonificare attraverso esercizi per la scoliosi che irrobustiscano la zona addominale, i dorsali, i lombari – la catena posteriore. Un consolidamento della muscolatura che presiede alla postura è indicato per migliorare la situazione o, quantomeno, stabilizzarla. Questa tonificazione va accompagnata con l’idonea postura per mantenere le curve fisiologiche e l’allungamento del rachide, soprattutto nei giovani. Il rinforzo dei muscoli genera un vero “corsetto muscolare” che sorregge la spina dorsale e rallenta l’iter della curvatura. Si interviene sia con la muscolatura posteriore sia, per bilanciare, con esercizi per scoliosi migliori per i muscoli anteriori come intercostali, flessori dell’anca e addominali.Qualora fosse presente un tutore ortopedico, non è consigliata la manipolazione della colonna e, quindi si dovrebbero eseguire soltanto le contrazioni simmetriche dei muscoli dorsali, lombari, pettorali e addominali. Sono esercizi per scoliosi che rinforzano il lavoro del corsetto, evitando che la colonna assuma posizioni storte senza il tutore. È consigliabile una mobilità di spalla e anca negli esercizi, con la possibilità di far percepire l’ottimale inclinazione della colonna. Di seguito una serie di esercizi:1 – supini con ginocchia piegate, eseguite la retroversione del bacino, facendo toccare la regione lombare al tappeto ed agendo sugli addominali e sulla postura.2 – Supini con ginocchia flesse, piedi poggiati al suolo: fate pressione con la mano destra sul ginocchio della gamba sinistra, staccando solo la testa dal pavimento; alternate con la mano sinistra sulla gamba destra.3 – In ginocchio, seduti sui talloni: abbassate il dorso gradatamente, scivolando con le mani in avanti, allineando sempre il capo con il busto.4 – Seduti su una sedia, braccia lungo i fianchi: eseguite l’autoallungamento del rachide appiattendo la curva lombare e tenendo il mento ben retratto, stendete tutti i muscoli della porzione dorsale.5 – Supini con ginocchia piegate, piedi aderenti al tappeto: alzate i piedi dal tappeto mantenendo le anche e le ginocchia a 90°. Rimanere in questa posizione per qualche secondo e ritornare.6 – Supini con ginocchia flesse, piedi appoggiati al tappeto: sollevate i piedi dal tappeto mantenendo le ginocchia piegate: dalla posizione orizzontale e parallela al pavimento, allungare le gambe in verticale e flettere nuovamente le ginocchia, per poi tornare alla posizione iniziale.7 – Supini con ginocchia piegate, piedi appoggiati al tappeto: alzate gli arti inferiori contemporaneamente facendo toccare la zona lombare al tappeto.8 – Seduti su un pallone, farsi dare delle spinte tali da poter perdere l’equilibrio: provare a mantenere la postura iniziale, sforzando tutti i muscoli dorsali.9 – In piedi con il dorso alla parete, posizionando gli arti inferiori distanziati dalla parete stessa: provare ad appiattire la regione lombare, schiacciandola alla parete.10 – In piedi, per l’autoallungamento del rachide con un piccolo peso in testa, tenendo la regione dorsale stesa e il mento retratto; la zona lombare rimane sempre appiattita. Negli esercizi per la scoliosi l’autoallungamento si esegue tenendo sotto controllo il bacino, la cintura scapolare e la testa. L’autoallungamento è molto funzionale attraverso gli esercizi per la scoliosi che diminuiscono la pressione tra i dischi della colonna vertebrale, facilitandone la distensione da diverse posture.Per correggere la curvatura della schiena si può fare ricorso al metodo Klapp, che si fonda sull’assunto che gli animali vivono costantemente carponi, cioè a 4 zampe come cani, gatti, felini ecc. non presentando segni di scoliosi.Se l’homo sapiens si è emancipato da questa situazione quadrupede, è pur vero che va incontro a diversi rischi la colonna vertebrale: indi per cui, diversi esercizi per scoliosi a carponi possono ripristinare la situazione ottimale per intervenire con l’insorgere della scoliosi oppure per mitigarne gli effetti. Azzerando la forza di gravità, si rilassano i muscoli del tronco dato che non devono sorreggere nessun peso: la colonna vertebrale sarà maggiormente mobile, il busto inclinato non permette movimenti laterali errati e gli esercizi per la scoliosi saranno maggiormente efficaci. Il metodo IOP, evoluzione di quello di Klapp, prevede una posizione a carponi poggiando entrambe le mani e le ginocchia durante gli esercizi per la scoliosi, persino i piedi nel caso di allungamenti.Per la curva scoliotica si può fare riferimento al metodo Neiderhoffer, attraverso l’esecuzione di esercizi per la scoliosi di allungamento della colonna e dei muscoli, di un lato specifico. I gruppi muscolari del dorso sono due e lavorano in modo complementare, unendo quelli verticali (che partono dalle costole superiori e si inseriscono in quelle inferiori o nel bacino) con quelli orizzontali (originano dalle vertebre e si inseriscono sugli arti e sulla scapola). In presenza di scoliosi, la curva della colonna mantiene in contrazione i muscoli orizzontali del lato di curva, per arginare la gravità, mentre dall’altro tenderà a creare una ipotrofia e un minore utilizzo della muscolatura. Questa situazione va corretta attraverso degli esercizi posturali dedicati alla muscolatura della curva scoliotica.Scoliosi: esercizi per l'autocorrezioneAffiancando esercizi di autocorrezione e funzionali si può migliorare la scoliosi adolescenziale. A provarlo, per la prima volta a livello internazionale, una ricerca italiana resa nota sulla rivista “European Spine Journal”.Lo studio ha evidenziato come il trattamento tradizionale delle patologie lievi o moderate di scoliosi, generalmente, prevede il ricorso a esercizi specifici sulla colonna di tipo aerobico, di rafforzamento muscolare e di recupero articolare. Gli studiosi hanno voluto mettere a confronto questo approccio con una strategia alternativa fondata sulla combinazione di esercizi funzionali e di autocorrezione specifici. Non solo, per rafforzare la motivazione dei giovani interessati è stato portato avanti anche un intervento di tipo educativo – comportamentale. I circa 100 adolescenti, di età media pari a 12 anni, coinvolti, sono stati divisi in due gruppi: metà ha seguito il percorso tradizionale, metà l’approccio innovativo.Il trattamento è stato sviluppato fino al raggiungimento della maturità scheletrica (fino ai 18 anni circa) e un anno dopo è stato fatta una verifica radiografica della colonna vertebrale. Il percorso di autocorrezione ed esercizi funzionali si è rivelato più efficace nel migliorare la deformità della colonna. Inoltre, i ragazzi hanno avuto benefici anche su altri fronti: riduzione del dolore, miglioramento dell’autostima e dell’umore. La novità è stata proporre ai ragazzi l’esecuzione di esercizi funzionali specifici in autocorrezione.Quest’ultima è una tecnica riabilitativa che si basa su movimento precisi e ben localizzati per correggere volontariamente la curva scoliotica. Quindi, solo dopo aver corretto la curva, si eseguono gli esercizi funzionali. I ragazzi hanno portato avanti tre sessioni a settimana: una volta sotto la supervisione di un fisioterapista per sessanta minuti e due volte a casa da soli per trenta minuti. I benefici di questo approccio vengono dal fatto che, con il trascorrere del tempo, il pazienza apprende sempre di più come correggere la propria schiena, non solo durante le sessioni di esercizio, ma anche nella quotidianità attraverso posture corrette applicate ai gesti e alle diverse attività. L’apprendimento di schemi motori giusti consente, infatti, di applicare, nelle diverse situazioni, reazioni riflesse di tipo correttivo, anziché deformante.L’autocorrezione fa sì che gli esercizi siano più efficaci e specifici, scongiurando non soltanto peggioramenti della scoliosi, ma promuovendo addirittura un miglioramento. Il programma terapeutico ha stimolato una riduzione dell’angolo di Cobb superiore ai 5°, mentre con l’approccio tradizionale la situazione è rimasta invariata. Ginnastica posturale per bambiniLa ginnastica posturale è consigliata anche per bambini e adolescenti; insegna ad avere costantemente consapevolezza del proprio corpo, monitorare i movimenti e renderli sempre più precisi. È una vera e propria educazione, quello che i ragazzi imparano viene interiorizzato e diventerà un’abitudine sana e importante.Frequentemente, le abitudini di vita connesse alla società di oggi possono indurre i ragazzi ad avere posizioni scorrette e a fare scarsa attività fisica. Fondamentale è il ruolo dei genitori, che più di tutti osservano e conoscono i propri figli e possono notare anche i difetti più leggeri, come ad esempio una postura sbagliata della schiena mentre siedono a fare i compiti, o un modo sbagliato di camminare, magari sintomo di piedi piatti. Nei giovani spesso si rintracciano dei vizi di movimenti o di postura, dovuti a posizioni sbagliate sia nelle posizioni statiche, sia nelle posizioni dinamiche.È importante intervenire con lo scopo di prevenire l’insorgenza di future e ben più complesse patologie. Si può dire che i difetti più ricorrenti nei bambini sono: scoliosi, leggera gobba causata da una debolezza momentanea dell’apparato della colonna; piede piatto; dito o ginocchio varo o valgo; obesità. Tali difetti non sono trascurabili in quanto si aggraveranno con il tempo e sarà più complicato quindi intervenire: si calcola, infatti, che più del 50% della popolazione totale soffra di questo genere di problematiche già da piccoli, ma solo il 30% di loro si reca da uno specialista o comunque frequenta corsi di ginnastica correttiva. La percentuale è decisamente bassa e le motivazioni principali sono una certa superficialità nel trattare queste problematiche, poca conoscenza e informazioni al riguardo. Lavorare immediatamente con la ginnastica correttiva è quindi importante, non solo per dare risoluzione al difetto, ma soprattuto per istruire il bambino all’adeguato comportamento da adottare con lo scopo di prevenire posizioni sbagliate e l’insorgere di nuove problematiche.È ovviamente anche un’ottima occasione per il bambino di muoversi e socializzare con altri bambini che hanno la stessa problematica, alleggerendo la concezione mentale del bambino nei confronti del proprio corpo che ha un piccolo difetto. Il lavoro correttivo indicato per i bambini e gli adolescenti comprende in genere esercizi che hanno lo scopo di migliorare le seguenti aree: mobilità articolare, flessibilità muscolare, tonicità muscolare. Gli esercizi eseguiti sono sia globali, sia specifici ad una precisa area di intervento. Importante è anche la zona su cui si agisce con il ragazzo al fine di risvegliare la consapevolezza del problema e del proprio corpo, attivando la sensibilità propriocettiva e dando consigli su come continuare l’attività da solo, una volta concluso il ciclo di interventi e valutati i risultati ottenuti.Come già scritto, abitudini di vita connesse alla società odierna portano i ragazzi ad avere posizioni scorrette e a fare poca attività fisica. Oltre un milione di bambini in Italia è in sovrappeso, praticamente un soggetto su tre. Uno degli atteggiamenti sbagliati e molto danneggianti verso i bambini, è classificare l’obesità una problematica esclusivamente di carattere estetico. La fascia più esposta al problema sovrappeso e obesità è quella compresa fra gli 11 e 15 anni, secondo il rapporto dell’OCSE del 2011.L’obesità causa o amplifica i difetti posturali dei ragazzi, considerata la maggiore pressione esercitata sulla colonna vertebrale, sugli arti inferiori e sui piedi. Stando ad uno studio della Radiological Society of North America (RSNA), essere in sovrappeso da bambino potrebbe portare alla degenerazione precoce della colonna vertebrale, in quanto l’approfondimento mostra un’associazione tra indice di massa corporea e anomalie del disco nei bambini. L’obesità rende, quindi, più ostica l’attività di correzione a cui normalmente vanno abbinati esercizi per diminuire il peso corporeo.Nell’attività educativa in questi casi è coinvolta anche la famiglia del bambino, in quanto è importante educare sin da piccoli ad una corretta alimentazione, che interessa la sfera del prendersi cura e dell’avere consapevolezza di sé. Non è soltanto il corpo a soffire per il sovrappeso, ma anche l’autostima del bambino e questo è un aspetto fondamentale che può compromettere la crescita della personalità, in quanto può assumere atteggiamenti nocivi per la crescita come per esempio lo scarso impegno scolastico, vita sedentaria dovuta al poco interesse per le attività sportive, autoemarginazione sociale. Scoliosi esercizi da evitareI pazienti che soffrono di scoliosi devono evitare alcuni movimenti, che avrebbero effetti negativi aumentando anche il dolore. • Sollevamento pesi: se hai la scoliosi, la curvatura della colonna vertebrale potrebbe aver sovraccaricato i muscoli della schiena in diversi modi. Quindi, il tradizionale sollevamento pesi provocherebbe ulteriori danni e metterebbe la schiena sotto sforzo, soprattutto se si alzano dei pesi rilevanti.• Posizione yoga con piegamento all’indietro: come mostrato nel sito Metodo Scroth, alcune posizioni yoga possono causare dolore, perché sforzano in modo pericoloso la schiena dei soggetti affetti da scoliosi. Tra queste, tutte le posizioni che richiedono di piegare la schiena all’indietro, come quella del cobra, nella quale si curva la schiena per sollevare il torace dal suolo stando sdraiato sulla pancia. Anche la ruota è una posizione da evitare, in base a quanto indicato sul sito internet del Metodo Scroth. Questa posizione è svolta sdraiandosi sulla schiena e quindi sollevando il corpo spingendosi con le mani e con i piedi, in modo da piegarsi ad U. È preferibile parlare al proprio medico prima di cominciare a praticare qualsiasi tipo di yoga e di avvertire il proprio insegnante di yoga della condizione in cui si trova, in modo tale da evitare le posizione ipoteticamente dannose.• Squat e affondi: gli esercizi che agiscono sulla parte inferiore del corpo mettono sotto sforzo la schiena lesionata. È questo il caso di affondi, squat e leg curl. Tali esercizi vogliono un irrigidimento e uno sforzo della colonna vertebrale e dei muscoli coinvolti nell’esercizio. Non si devono eseguire esercizi per la parte inferiore del corpo che provochino dolore. È consigliabile rivolgersi al proprio insegnante o allenatore per eventuali variazioni da fare da posizione seduta o da sdraiato, per diminuire la pressione sulla colonna vertebrale.• Verticale sulle spalle: nella posizione della verticale sulle spalle, la testa è molto piegata in avanti, in modo da sovraccaricare i muscoli del collo. Essa tende ad aggravare la postura anteriore della testa e la cifosi cervicale. Inoltre, tutto il peso del corpo poggia sulle spalle aumentando in maniera rilevante la protrusione delle costole.Esercizi con rotazioni: il segmento centrale, la protrusione di una costola sono accentuati dalla rotazione all’indietro verso la curvature esistente, sia che tale rotazione avvenga verso destra quanto verso sinistra. Esercizi per la scoliosi in palestraCominciare sin da giovani a fare attività di rinforzo fisico, per motivazioni sportive o meno, può consentire di superare il periodo di accrescimento corporeo senza grandi problemi e ciò con il semplice miglioramento del tono muscolare quindi anche della postura. In presenza di scoliosi già instaurata, si può avviare un potenziamento complessivo dei muscoli prestando attenzione a non assecondare la deviazione per non aggravarla (evitare esercizi con sovraccarico assiale sulla colonna tipo squat al multipower) e stimolare invece la deviazione in senso opposto sia con esercizi muscolari ma soprattutto con la tenuta in lunga durata di posizioni in allungamento.  

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L’esercizio fisico allunga la vita, a qualunque ...

L’ESERCIZIO FISICO ALLUNGA LA VITA. A QUALUNQUE ETÀ (Reuters Health) – L’esercizio fisico riduce il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari e anche alcuni tumori. A oggi la maggior parte delle ricerche si è soffermata sull’efficacia dell’attività fisica in alcuni momenti della vita degli individui, senza valutarne l’impatto negli anni. Un gruppo di ricercatori del Regno Unito ha recentemente pubblicato sul British Medical Journal uno studio incentrato sul rapporto tra attività fisica e longevità in uomini e donne di mezza età e anziani.    Lo studio Un gruppo di ricercatori di Cambridge – guidati da Soren Brage hanno valutato per otto anni i livelli di attività di uomini e donne che all’inizio dello studio avevano tra i 40 e gli 80 anni. Hanno coinvolto 14.599 partecipanti. Dopo i primi otto anni hanno iniziato a monitorare la mortalità e hanno continuato in media per 12,5 anni. Durante questo periodo, sono deceduti 3.148 partecipanti, di cui 950 per malattie cardiovascolari e 1.091 per cancro. I ricercatori hanno misurato l’attività fisica complessiva svolta dai partecipanti, prendendo in considerazione il lavoro e il tempo libero, in termini di energia spesa per chilogrammo di peso corporeo. Hanno osservato che il passaggio da una vita sedentaria ad un’attività fisica moderata per 150 minuti a settimana almeno – livello minimo di esercizio fisico raccomandato dall’OMS – era associato a una riduzione del rischio di morte per qualunque causa del 24%, di morte per malattie cardiovascolare del 29%, di morte per cancro dell’11%.   Tutti i partecipanti hanno beneficiato dell’esercizio fisico, anche coloro che soffrivano di una condizione cronica grave come malattie cardiache o cancro prima dello studio.    La riduzione del rischio di morte era associata all’aumento dell’attività fisica indipendentemente dai livelli di attività pregressi e persino dal peggioramento di altri fattori di rischio come dieta, peso corporeo, anamnesi, pressione arteriosa e livelli di colesterolo nel corso degli anni. Le persone che hanno raggiunto livelli di attività “medi” durante lo studio avevano il 38% di probabilità in meno di morire rispetto ai sedentari, in caso di alti livelli di esercizio il rischio era ridotto del 42%.A livello della popolazione, i ricercatori hanno calcolato che almeno 150 minuti a settimana di attività fisica a intensità moderata potrebbero prevenire il 46% dei decessi associati all’inattività fisica.

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Ginnastica Vertebrale: metodo volto alla riduzione...

Riassunto L’attività fisica è considerata alla stregua di un farmaco per i disordini muscolo scheletrici, come largamente dimostrato dal presente studio. Un gruppo eterogeneo di persone ha frequentato un corso bisettimanale di ginnastica vertebrale antalgica per un anno della durata di un’ora a seduta. Lo scopo era dimostrare il miglioramento fisico e la riduzione e/o l’abbandono dei farmaci. Introduzione In ambito motorio e rieducativo, in presenza di algie a carico dell’apparato locomotore, è necessario un approccio il più globale possibile che preveda l’allungamento delle catene cinetiche, l’apprendimento di posture ed esercizi antalgici, la comprensione e l’assimilazione della corretta respirazione con il relativo rapporto con la postura in toto e l’equilibrio fra forza e mobilità articolare, allo scopo di normalizzare l’apparato muscolo-scheletrico. In quest’ottica l’intervento chinesiologico può avvalersi di valutazioni antropometriche, posturometriche e/o stabilometriche, test di valutazione e autovalutazione del dolore e dell’efficienza fisica del singolo soggetto anche nelle attività quotidiane 1 2. È importante far percepire alla persona la postura migliore per sé e come fare per mantenerla anche e soprattutto nella quotidianità. Questo processo è fondamentale per il corpo anche durante lo svolgimento delle attività quotidiane per trovarsi nelle condizioni ottimali garantite da un corretto assetto posturale attraverso una gestione ottimale dell’equilibrio e della dinamica statico-motoria 3. La ginnastica vertebrale permette di migliorare la percezione del corpo nelle varie posture ottimizzando l’azione dei muscoli deputati a mantenerle e riarmonizzando l’assetto corporeo. Numerosi studi affermano che durante la vita lavorativa, l’80% degli individui soffre di lombalgia con diversa gravità e sono colpiti con la stessa frequenza sia gli uomini che le donne qualunque sia il tipo di attività da essi svolta: infermieri, agricoltori, operai, impiegati, camionisti, casalinghe ecc. 4 5. I fattori di rischio possono essere meccanici, degenerativi, stress e abitudini di vita 5. In questo lavoro i soggetti affetti da rachialgie sono stati sottoposti a un percorso di ginnastica vertebrale con lo scopo di ritrovare l’armonia motoria, di correggere i compensi antalgici e di ridurre l’utilizzo dei farmaci antalgici Materiali e metodi Lo studio è stato sviluppato in 1 anno con cadenza bisettimanale di sedute di ginnastica vertebrale su soggetti con rachialgie in trattamento con farmaci antalgici. Il campione prevedeva 80 soggetti di sesso maschile (35) e femminile (45), di età compresa tra 34 e 88 anni (media 57). Il progetto ha avuto la durata di un anno con incontri bisettimanali di sessanta minuti ciascuno, in gruppi da 10 a 15 soggetti di entrambi i sessi. Veniva somministrato un questionario, all’inizio del corso e alla fine dello stesso, comprendente un test di autovalutazione del dolore della scala VHR. Inoltre, veniva chiesto di indicare i farmaci utilizzati, soprattutto gli antinfiammatori e antalgici, per verificare poi l’eventuale diminuzione di consumo dopo l’attività motoria; veniva chiesto di precisare lo stile di vita, la sede del dolore principale, se fossero presenti deficit motori, se ci fossero delle posture o degli esercizi che acuissero o al contrario diminuissero il dolore. Risultati A tutti gli 80 partecipanti allo studio è stato somministrato un questionario con i dati anagrafici. Alcuni test sono stati fatti una volta sola, altri ripetuti per il confronto (Tab. I). Nella Tabella II sono riassunti i dati relativi all’attività svolta dai soggetti; la maggior parte dichiarava di fare attività fisica modesta, un terzo circa si dichiarava sedentario e quasi tutti usavano l’ascensore abitualmente. Alla fine del corso, comunque, verbalmente, molti soggetti avevano dichiarato di aver cambiato lo stile di vita in modo più attivo man mano che la percezione di efficienza fisica aumentava. Nella Tabella III venivano riassunti i dati relativi alla presenza del dolore vertebrale che si dimostrava prevalente a livello lombare, seguito da quella cervicale e dall’arto inferiore. Nella Tabella IV veniva rappresentato il confronto pre e post-corso relativamente all’intensità del dolore, valutato secondo la scala VHR detta unidimensionale. L’oscillazione del beneficio andava dal dolore “insopportabile” o “forte” alla prima valutazione, non più presente o significativamente ridotto alla seconda valutazione. Circa la tipologia del dolore, il questionario effettuato solo all’inizio, documentava (Tab. V) modalità diverse di percezione (sofferenza, fastidio, noia, etc.) mai comunque allarmante da impedire le normali attività o la frequenza al corso. Nella Tabella VI il test eseguito prima e dopo il corso sono documentati i miglioramenti che sono stati netti, in riferimento soprattutto al recupero funzionale. La Tabella VII riassume i risultati relativi alle modalità rieducative attuate; le posture antalgiche erano le preferite, seguite dallo stretching e dagli esercizi in flessione. Gli esercizi, peraltro importantissimi, per i muscoli addominali e quelli di estensione (come la sfinge, ad esempio) non venivano percepiti come “curativi”, ma solo difficili nell’esecuzione. Ultimo, ma non per importanza, il questionario sui farmaci all’inizio e alla fine (Tab. VIII); il risultato era soddisfacente per la netta riduzione dell’impiego degli antinfiammatori e dei cortisonici, talvolta con completo abbandono degli stessi. Discussione Il nostro organismo è un sistema complesso in grado di autoregolarsi e adattarsi agli stimoli ambientali cercando l’omeostasi 1 3. Le informazioni ambientali che il nostro organismo riceve sono numerose e diverse e necessitano di una regolazione fine e costante contro la forza di gravità. Lo sforzo che il corpo umano fa ogni giorno contro quest’ultima avviene in azioni quotidiane come lo stare in piedi, il muoversi per camminare oppure lo stare seduto a lungo durante l’attività lavorativa 2 5. Vanno poi aggiunti lavori ripetitivi o stereotipati e soprattutto costanti nei ritmi e negli eventi responsabili di creare alterazioni e magari anche disfunzioni che possono essere alla base di molte problematiche dell’apparato locomotore e non solo: mal di schiena, cervicalgie, dorsalgie, lombalgie, coxalgie, gonalgie, podalgie, cefalee muscolo tensive, problemi circolatori, urologici, ginecologici ecc. 3 4 5. È sempre più evidente oggi l’uso abituale di farmaci, non privi di importanti effetti collaterali, allo scopo di ridurre la sintomatologia dolorosa derivante dal dolore e dagli eventuali deficit e squilibri motori 5. L’esercizio fisico esercita su queste patologie una prevenzione di tipo secondario e terziario con un approccio di tipo terapeutico e di mantenimento e di prevenzione delle recidive. L’attività fisica è un “farmaco” ad alta efficacia e va considerata come un mezzo efficace per mantenere un buon livello di salute; se opportunamente “somministrato” è in grado di prevenire o migliorare gran parte delle patologie croniche da inattività e allo stesso tempo in grado di impedirne la manifestazione. Peraltro l’attività motoria non ha particolari effetti collaterali e garantisce considerevoli vantaggi sia al singolo soggetto che al Sistema Sanitario, riducendo le ospedalizzazioni, le terapie riabilitative e i costi correlati. Alla fine del corso di ginnastica vertebrale, durato 1 anno, tutti i soggetti ne hanno tratto beneficio dimostrato dall’evidenza dei riscontri positivi dei test. I risultati dei valori rilevati indicano un miglioramento apprezzabile della postura, una riduzione dell’intensità delle algie, un calo nel numero dei deficit motori e la riduzione dell’assunzione dei farmaci oppure, nella maggior parte dei casi, il totale abbandono. Tutto ciò ha motivato ancora di più gli allievi a proseguire nel tempo il programma di riarmonizzazione posturale ritenuto un investimento in salute.   BIBLIOGRAFIA La Ginnastica Medica organo ufficiale della SIGM

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La resistenza aerobica

I BENEFICI DI UN’ATTIVITÀ FISICA PER LA RESISTENZA ORGANICA Un’attività fisica di resistenza ben programmata in funzione dell’età e della condizione fisica migliora tutti i parametri legati all’efficienza organica (cardiocircolatoria e respiratoria), in particolare: – Rallenta l’invecchiamento delle ossa e delle cartilagini che mantengono attivo il loro metabolismo. Anche la perdita di sostanza ossea e di sali di calcio nello scheletro (osteoporosi), può essere contenuta in quanto lo stimolo fisiologico, dovuto all’attività fisica, migliora il metabolismo osteo-articolare. – Migliora la forza e il trofismo muscolare dei segmenti corporei impegnati, l’elasticità e la potenza dei legamenti articolari. – Migliora la postura e la capacità di assumere atteggiamenti più corretti, per cui si attenuano o scompaiono dolori derivanti da posture errate. – Migliora la destrezza motoria e l’efficienza del sistema nervoso in genere. – Rafforza il muscolo cardiaco. Aumenta la riserva cardiaca e coronarica e la gettata cardiaca (volume di sangue in un minuto). I vasi sanguigni acquistano maggiore elasticità. Migliora l’irrorazione sanguigna periferica e viene facilitato il ritorno venoso. I valori pressori tendono a normalizzarsi. Il recupero dopo lo sforzo fisico in genere diventa più rapido. – Aumenta la ventilazione polmonare, la dinamica costo-diaframmatica (meccanica del respiro) e l’elasticità dei polmoni. Migliorano anche gli scambi gassosi a livello alveolare. – Migliora la termoregolazione corporea e il metabolismo energetico. Migliora anche il rapporto peso-statura. Tendono a normalizzarsi gli indici ematochimici. – Aumenta la resistenza agli stress ambientali. – Facilita la stabilità emotiva. La produzione di endorfine abbassa notevolmente le tensioni psichiche legate all’ansia e alla depressione. Migliora l’autostima e rende più disponibili verso l’ambiente sociale. PRIMA DI INIZIARE – Effettuare una accurata visita di idoneità fisica. – Munirsi di abbigliamento e attrezzature adeguate. – Per l’attività svolta all’aperto, scegliere un percorso pianeggiante (corsa, bici, sci) o, comunque, poco impegnativo dal punto del vista della conformazione del terreno. – Sono sconsigliati test di verifica della condizione fisica che comportino un elevato impegno organico (solitamente sono i test che prevedono la copertura di una certa distanza, o una intensità di lavoro prestabilita, per un tempo determinato). – Programmare almeno 2-3 allenamenti settimanali. Scendendo sotto i 2 allenamenti non è possibile ottenere dei benefici in quanto non attiva il processo di sommazione degli stimoli (allenamenti e relativa supercompensazione) che portano nel tempo ad un più alto grado di efficienza. – L’intensità va regolata tra il 60-70% della propria massima frequenza cardiaca (numero di pulsazioni al minuto) che è data da: MASSIMA FREQUENZA CARDIACA 220 – età (in anni) Esempio: – età 45 anni; – massima frequenza cardiaca: 220 – 45 = 175; – 60-70% di 175 = 102-122 (frequenza cardiaca consigliata). Una frequenza cardiaca intorno al 70-80% di quella massima comporta un impegno che si evidenzia con il “fiatone”. Ancora oltre, tra l’80-90% è la frequenza cardiaca degli atleti agonisti. Per avere sempre a disposizione questi dati ci si può munire di un cardifrequenzimetro, strumento di indubbia utilità che va tenuto costantemente sotto controllo. L’intensità di lavoro che non va comunque oltrepassata è quella che permette di dialogare con un partner senza affanno. – Prima di iniziare una qualsiasi attività è necessario dedicare qualche minuto di riscaldamento generale, eseguendo semplici esercizi non impegnativi (flessioni, estensioni, slanci, circonduzioni dei vari segmenti del corpo). – Non iniziare se si ha la sensazione di sete. Va ricordato che quando si ha sete il patrimonio idrico è già al disotto di circa il 2% dei livelli normali. Già al 3% di disidratazione si innescano dei meccanismi fisiologici contrari all’attività fisica. Ne elenchiamo alcuni: – limitazione della sudorazione; – innalzamento della temperatura corporea; – aumento della frequenza cardiaca; – riduzione della gittata cardiaca (quantità di sangue pompato dal cuore in un minuto). Per quanto riguarda l’idratazione è sufficiente bere acqua normale, sia prima, durante e dopo l’allenamento. Le integrazioni dopo allenamento vanno prese in considerazione solo in presenza di vistose perdite idriche di almeno 2,5-3 litri di sudore. – Fare in modo che tra l’inizio dell’attività e l’ultimo pasto siano trascorse almeno 2,5-3 ore. La digestione richiede un notevole afflusso sanguigno, afflusso che verrebbe sottratto dai muscoli agli organi digestivi. INIZIAMO AD ALLENARCI Esistono essenzialmente due modalità: 1) Allenamento per un tempo prestabilito (mediamente 45-60 minuti) con alternanza di tra ritmo usato normalmente nell’attività giornaliera e intensità tra il 60-70% della frequenza cardiaca massima (es.: passo e corsa). 2) Allenamento per un tempo prestabilito con intensità costante tra il 60-70% della frequenza cardiaca massima. Secondo il Prof. E. Arcelli, esperto di fama internazionale, nel rapido passaggio dal passo alla corsa e viceversa, ovvero da una intensità di quasi riposo ad una nettamente più elevata, l’apparato cardiocircolatorio viene sottoposto ad uno shock vero e proprio, shock che si ripete tante volte per quante volte si riprende o si interrompe la corsa. Quindi questo metodo andrebbe evitato. Allenamento per un tempo prestabilito con alternanza tra impegno e recupero attivo Prima settimana: – alternare, per un totale di 60 minuti, 5 minuti di attività blanda (es.: di passo più o meno veloce) con 30-60 secondi di attività con intensità costante tra il 60-70% della frequenza cardiaca massima (es.: corsa). Nelle settimane che seguono: – ogni settimana, in relazione alla condizione fisica che si ritiene di aver raggiunto, si possono aggiungere progressivamente 30-60 secondi all’impegno tra il 60-70% della frequenza cardiaca massima, fino a raggiungere i 5 minuti, mantenendo sempre l’alternanza con i 5 minuti di attività blanda. Proseguendo nel tempo, ogni settimana si può diminuire di 30-60 secondi l’attività blanda e di altrettanti 30-60 secondi si può aumentare l’attività con impegno tra il 60-70% della frequenza cardiaca massima. È necessario, comunque, mantenersi sempre nei limiti delle proprie capacità del momento. Le indicazioni date non vanno applicate rigidamente. A volte una stessa metodologia può essere applicata anche per più settimane di seguito senza dover necessariamente ritoccare il tempo dedicato all’attività blanda o a quella più impegnativa. Allenamento con impegno continuo per un tempo prestabilito Senza soluzione di continuità, l’attività fisica prescelta rimane costante tra il 60-70% della frequenza cardiaca massima per tutto il tempo prestabilito. Riportiamo un esempio riferito alla corsa (proposto da E. Arcelli), che può essere adottato anche per la bicicletta, sci, nuoto, ecc. La corsa in rapporto all’età Età (anni) Con quanti minuti di corsa è bene cominciare Quanti minuti di corsa vanno aggiunti ad un allenamento costruttivo Giunto il momento in cui siamo in grado di effettuare in maniera continuativa circa un’ora di attività con impegno tra il 60-70% della frequenza cardiaca massima, giunge il momento delle scelte, ovvero del perché continuare nel tempo col nostro impegno. Normalmente le risposte sono due: 1) Semplicemente per la salute; 2) Per effettuare delle gare; Nel primo caso non occorre ricercare una tabella o una metodologia sofisticate. Continuando sempre a correre con la stessa intensità l’obiettivo è praticamente raggiunto. È solo necessario mantenere il risultato acquisito. L’unico intervento utile è l’aumento del tempo da dedicare settimanalmente all’attività fisica. Infatti la capacità di prevenzione per le malattie legate all’apparato cardiocircolatorio è direttamente proporzionale alla spesa energetica legata all’attività fisica svolta. Nel secondo caso la proposta di un serio ed efficace programma di allenamento può essere attuata solo se seguiti da un allenatore esperto. Infatti l’elaborazione di un programma deriva dalla conoscenza profonda dell’atleta, dalla sua disponibilità fisica e psichica, dallo stato di allenamento e dalle lacune da colmare, dal programma annuale delle gare, ecc. L’ALLENAMENTO PER DIMAGRIRE Oltre alle considerazioni esposte per l’allenamento della resistenza organica, chi desidera dimagrire deve tenere presente che: – a bassa velocità (60-70% della massima frequenza cardiaca), l’organismo tende a consumare una miscela di zuccheri e grassi, mentre a velocità superiori la fonte energetica è data quasi esclusivamente dagli zuccheri. – non è la velocità di esecuzione che porta ad un maggior consumo calorico quanto il lavoro totale. Pertanto è preferibile svolgere un’attività poco impegnativa ma prolungata (almeno 45-60 minuti) piuttosto che un’attività intensa e breve. Il meccanismo energetico che permette l’utilizzo prevalente dei grassi diventa efficiente dopo circa 30 minuti di attività. Per quanto concerne la corsa, un’idea generale del consumo calorico si può avere (e. Arcelli): Calorie consumate nella corsa 1 Cal (0,9 se atleta allenato) x Peso corporeo (in Kg) x Distanza percorsa (in Km) Il consumo del grasso corporeo può essere dedotto da (Formula di E. Arcelli): Grasso consumato (in gr) nella corsa

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Pedana vibrante e osteoporosi

Nate principalmente per contrastare la riduzione della densità ossea e migliorare l’elasticità delle articolazioni, le pedane vibranti si rivelano molto utili per curare l’osteoporosi e tutte quelle malattie osteo-degenerative che affliggono soprattutto le persone di età avanzata. I medici hanno detto da sempre che il miglior aiuto per chi è afflitto da osteoporosi è praticare ogni giorno un po’ di moto, infatti, l’osteoporosi può subire miglioramenti, essere ridotta o addirittura debellata proprio grazie a un minimo di attività fisica praticata in modo costante, per cui è importante dedicare anche solo mezz’ora del proprio tempo ogni giorno al movimento. Questo movimento però potrebbe risultare decisamente difficile da praticare a chi già soffre di osteoporosi dato che le ossa in questo caso difficilmente riusciranno a supportare la volontà dell’individuo di fare attività sportiva. In pratica, non potendo per ovvi motivi fare sport per migliorare la propria condizione fisica, una persona affetta da osteoporosi non ha altra soluzione che ricorrere alle vibrazioni sussultorie della pedana vibrante. L’osteoporosi, una malattia da combattere Nella scelta della pedana vibrante che si andrà a utilizzare, quindi, bisogna stare attenti a portare a casa una pedana a movimento verticale, ovvero una delle cosiddette pedane sussultorie, dato che sono le uniche in grado di migliorare la condizione di un paziente afflitto da osteoporosi e quindi sono le uniche capaci di ridurre e curare la malattia. La pedana vibrante sussultoria riesce a ottimizzare la condizione muscolare e dei tendini proprio perché fa lavorare i muscoli nello stesso modo di una corsa veloce ma senza andare ad affaticare le ossa. Andando a migliorare il lavoro dei muscoli, infatti, si ottimizza il livello di benessere generale e quindi si favorisce anche una migliore ossigenazione dello scheletro e la produzione di ormoni che servono a costruire i muscoli e le ossa: l’esercizio sulla pedana vibrante innesca la produzione naturale di questi ormoni da parte dell’organismo. In questo modo lo scheletro ne riceve tutti i benefici che dipendono sia dalle vibrazioni sussultorie che dall’allenamento completo dell’apparato locomotorio: chi è affetto da malattie osteo-degenerative sa bene quali siano i disagi e gli scompensi che si accusano durante qualsiasi tipo di attività, per cui si prova dolore, si è incapaci di svolgere alcuni tipi di movimenti anche se molto semplici e si può rischiare anche la paralisi. Perché usare la pedana vibrante contro l’osteoporosi Una condizione ulteriore, che l’allenamento con la pedana vibrante permette di raggiungere a chi è afflitto da osteoporosi, è il miglioramento della capacità di mantenersi in equilibrio anche quando ci si trova in condizioni precarie, per esempio quando si inciampa si riesce a reagire immediatamente e a non cadere. Questo fattore è di particolare rilevanza perché riduce il rischio di cadute da parte di chi ha malattie alle ossa. Effettuare ogni giorno l’allenamento completo sulla pedana vibrante, che non costa fatica alle ossa e che esige solo dieci minuti del proprio tempo, consente di migliorare le condizioni dell’apparato locomotorio sia muscolare che osseo, permette la produzione naturale di quegli ormoni capaci di favorire le ossa, è utile a migliorare la propriocettività, ovvero la capacità di elaborazione delle informazioni di retroazione dei movimenti dell’organismo, il che è impotante per il buon funzionamento dell’apparato locomotorio, e naturalmente favorisce l’aumento del tono muscolare che implica una capacità fisica maggiore.

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Parmigiano Reggiano, l'alimento del futuro

Mangiamo più del necessario, oltretutto avvalendoci di un’alimentazione povera, sbilanciata  e talvolta patogena, una vera e propria recessione alimentare. Un trend che sta drammaticamente facendo peggiorare la salute sanitaria della popolazione, predisponendo nel presente e nel futuro noi e i nostri figli alle patologie più comuni a cui oggi assistiamo. Possiamo e dobbiamo cambiare il nostro approccio alla nutrizione, per vivere meglio ed in salute, anche in virtù dell’aspettativa di vita, molto più lunga che in passato.   Esistono alcuni alimenti, che non hanno subito sofisticazioni ne adattamenti alla globalizzazione alimentare. Hanno sempre mantenuto la loro qualità ed integrità, motivo per il quale oggi la loro presenza sul mercato non è più solo utile ma è indispensabile. Dei veri e propri Alimenti Funzionali che fungono da Integratori della Salute. Il Re di questi alimenti è il Parmigiano Reggiano. Un concentrato di salute ricchissimo di sostanze nutritive. Le sue proprietà lo inseriscono di diritto tra gli alimenti più salubri ed efficienti a livello nutrizionale. Un articolo pubblicato su Progress in nutrition -­-Journal of nutrition and internal medicine,(L. Arsenio, S. Bernasconi, F. Cione, M. Nocetti, Il Parmigiano Reggiano: aspetti generali e metabolico/nutrizionali tra tradizione ed evidenze recenti) organo ufficiale della Società italiana di scienza dell’alimentazione, ha tracciato il ritratto del Parmigiano. Contiene solo il 30% di acqua e ben il 70% di sostanze nutritive. L’apporto proteico è poco meno del 33%. il contenuto di grassi è pari al 29,7% e quindi inferiore a quello proteico. I carboidrati sono praticamente assenti. il sale e pari a 1,6 g. E’ una fonte di energia, molto significativa con le sue 402 calorie ogni 100gr di prodotto, che lo rendono un vero e proprio integratore adatto anche a bambini e sportivi, in virtù anche della sua facilità digestiva. Totalmente privo di additivi, cento grammi di Parmigiano coprono praticamente l’intero fabbisogno di calcio (con una più alta biodisponibilità rispetto ad altri alimenti come le verdure) e fosforo di un adulto, l’85 per cento del fabbisogno di rame, il 68 per cento di vitamina B12, il 54 per cento di vitamina A, il 40 per cento di zinco. Contiene esorfine, che hanno un effetto antidolorifico e tranquillizzante determinando, quindi, un senso di benessere.     Un altro aspetto utile al consumo è la presenza in tracce di lattosio (da non dosabile a 0,39 mg per 100 grammi di formaggio) tanto da venire catalogato come alimento che ne è privo. Ma c’è di più. Gli studi si stanno focalizzando sull’utilizzo del Parmigiano come elemento di rieducazione funzionale al consumo di latticini per chi è intollerante al lattosio. Dato di estremo interesse ai fini nutrizionali, anche in chiave di prevenzione verso patologie, come l’osteoporosi. Le ultime ipotesi si spingono a ipotizzare un ruolo del Parmigiano Reggiano nella funzione di modulare il sistema immunitario direttamente o agendo attraverso il microbiota intestinale: due interventi sul tema, oggi all’avanguardia, sono stati tenuti a Milano in occasione di Spazio Nutrizione (Lorenzo Lughetti, Ruolo del Parmigiano Reggiano nella modulazione del microbiota intestinale; Roberto Berni Canani, Azioni sul sistema immunitario). Un cibo funzionale a tutti gli effetti, con delle caratteristiche che lo rendono unico e impossibile da riprodurre fuori dalla sua zona d’origine. 

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Osteoporosi e Fitness

L’osteoporosi è insidiosa, agisce di sorpresa e avanza in silenzio, approfittando degli “errori” di una vita. Simile ad un tarlo invisibile aggredisce le ossa rendendole vulnerabili e fragili con conseguenze devastanti e spesso invalidanti. Alimentazione, età e pigrizia sono le peggiori nemiche delle ossa. L’educazione motoria deve rientrare a pieno titolo all’interno di specifici e mirati protocolli preventivi per l’osteoporosi. Innumerevoli e autorevoli studi hanno dato risultati positivi, dimostrati a livello densitometrico, psicofisico, sociale ed economico, inducono a ritenere l’attività motoria come un’utile strumento per migliorare le condizioni generali di salute specifiche nei soggetti che la praticano. Occorre tuttavia considerare che l’attività motoria non si vuol sostituire in nessun modo agli specifici interventi per il trattamento dell’osteoporosi, mostrandosi utile proprio come strumento integrativo da abbinare, affinchè si abbia uno stimolo allenante ottimale, che induca quindi un adattamento stabile nel soggetto in questione. La terapia farmacologica, in continua evoluzione, è insostituibile nel trattamento delle forme conclamate, mentre l’attività fisica è preponderante nella prevenzione. Infatti la sollecitazione meccanica dell’osso protegge dall’osteoporosi (gli sportivi hanno un contenuto di calcio nell’osso a limiti alti o comunque maggiore della norma). Prevenzione che deve iniziare nell’età dello sviluppo e giovanile, per intensificarsi nell’approssimarsi dell’età a rischio. L’esercizio fisico offre due vantaggi che nessun’altra terapia di mantenimento della massa ossea permette: un’efficacia nel conservare la salute fisica che va ben al di là del solo problema osteoporosi, una azione preventiva nel creare, nell’età giovanile una struttura ossea satura ed efficiente e, soprattutto nell’età anziana, un ineguagliabile effetto sulla prevenzione dell’evento ultimo che si vuole assolutamente evitare: la frattura. Risulta essenziale programmare un allenamento indirizzato al miglioramento della BMD (Bone Mass Density o densità della massa ossea), in particolare degli arti inferiori e del rachide, le zone percentualmente più colpite da quadri di osteoporosi. E’ stato dimostrato che la perdita di massa ossea che si verifica con l’età, è intimamente connessa con la riduzione di forza dei muscoli che sostengono il rachide stesso. La perdita muscolare, contribuisce all’osteoporosi perché la massa muscolare è direttamente correlata con quella ossea attraverso la relativa sollecitazione fisica che un muscolo può esercitare sull’osso, stimolando quindi la produzione di matrice. Numerosi studi evidenziano come in caso di insufficiente forza dei muscoli estensori della colonna e dei muscoli del tronco, aumenti il rischio di compressioni e fratture vertebrali e si generino pressioni molto elevate all’interno dei dischi intervertebrali. In pratica – Prevenzione: 1 – E’ necessario  che l’allenamento sia programmato in modo che si generino adeguate sollecitazioni a livello osseo, non solo da un punto di vista quantitativo, ma anche qualitativo in termini di frequenza ed intensità.2 –  Per ottenere effetti ottimali l’attività fisica deve stressare e sollecitare il tessuto osseo che realizza un adattamento specifico, ai carichi a cui è sottoposto, aumentando la propria densità e resistenza attraverso una vera e propria risposta di supercompensazione.3 – Gli stimoli dovrebbero essere applicati ad una svariata gamma di movimenti, distribuendo le sollecitazioni con modalità e direzioni differenti, per indurre una risposta più marcata e generale.4 – Stimoli meccanici determinati da esercizi con carichi elevati ed un numero relativamente basso di ripetizioni possono avere un grande effetto sulla massa ossea, più che attività con carichi leggeri e movimenti ciclici.5 – Anche gli esercizi di resistenza ciclici “Cardio” possono determinare un adattamento funzionale dell’osso. Si è evidenziato che tanto più il livello di stimolazione meccanica a livello osseo è bassa e tanto più diviene importante la frequenza con la quale detti stimoli si susseguono per indurre un’efficace azione osteogenica. In parole povere, se lo stress meccanico indotto dall’esercizio fisico è basso, è necessario che venga mantenuto per più tempo o si ripeta con una frequenza piuttosto alta per poter comunque produrre effetti benefici nell’aumento di densità ossea. Riassumendo, un’attività fisica volta a combattere e prevenire l’osteoporosi dovrebbe, quindi, prevedere l’interazione ed integrazione di due tipi di programmi:JRF: Joint Reaction Forces, protocolli di esercizi che inducono stress alla struttura scheletrica attraverso forze di reazione articolare, quali ad esempio il sollevamento di manubri e bilancieri o l’uso di macchine isotoniche. Queste attività hanno un’influenza positiva soprattutto sul tessuto osseo dove si applica la tensione applicata dalla contrazione muscolare e, quindi, un’azione distrettuale prevalentemente concentrata nel punto di inserzione muscolo-tendineo.GRF: Ground Reaction Forces, protocolli di lavoro che si basano sull’azione svolta dalla forza di gravità, comprendenti esercizi quali balzi, salti, step ed attività di resistenza antigravitarie come la corsa. Questi esercizi hanno un’influenza più generale e determinano un aumento di mineralizzazione sull’intera struttura scheletrica, anche se si sono evidenziati i maggior incrementi a livello della regione prossimale del femore e dell’anca (tra l’altro due tra le zone più a rischio di osteoporosi, motivo in più per applicare questo tipo di protocolli di lavoro). In realtà, in ogni attività sportiva ad alto impatto, spesso i problemi sorgono, più che per l’elevata intensità dei carichi, per la tecnica di esecuzione inadeguata e le posture sbagliate assunte durante la realizzazione degli esercizi. A maggior ragione quindi, in soggetti anziani ed a rischio, postura e tecnica esecutiva dovranno essere curate fin nei più minimi dettagli, soprattutto in questo genere di esercizi. Buon allenamento

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Esercizio fisico e tumore al seno

L’attività fisica agisce sui sistemi metabolici dell’organismo portando numerosi benefici a livello salutare. Numerosi studi epidemiologici hanno mostrato un forte legame tra lo sviluppo tumorale e la mancanza di esercizio fisico, almeno per quanto riguarda alcuni tipi di tumore. E’ quindi importante che tutti diventino più consapevoli degli effetti positivi dovuti all’allenamento nella prevenzione e nel controllo di numerose patologie, anche quelle più gravi. L’attività fisica agisce su alcuni meccanismi essenziali dell’organismo, come il metabolismo energetico e ormonale, l’infiammazione, il sistema immunitario. Muoversi aiuta a restare in forma, a mantenere giovane l’apparato muscolo-scheletrico e circolatorio e a perdere peso. Lo sport e il movimento hanno però altre virtù nascoste, che oggi i ricercatori sono in grado di studiare nel dettaglio e che spiegano anche gli effetti preventivi nei confronti delle malattie cardiovascolari e del cancro. Diversi studi sono riusciti a fornire una prova dell’utilità dell’esercizio nei confronti di specifici tumori, tra cui quello al seno. La conferenza europea sul tumore al seno nel 2014 ha confermato che un regolare esercizio fisico riduce di circa il 12% il rischio nelle donne, di ogni età e peso, di sviluppare questo tumore. Alcuni studi hanno verificato cosa accade alle donne che dopo la menopausa, nel momento di maggior rischio di ammalarsi, iniziano ad allenarsi, dimostrando che anche in questo caso vi è un beneficio in termini di riduzione del rischio se confrontato con quello delle donne sedentarie. L’esercizio andrebbe prescritto come un farmaco e, esattamente come il tipo, la dose e la durata dei medicinali, anche il tipo, l’intensità e la frequenza dell’esercizio andrebbero misurati sulla persona, in quanto ognuno risponde in maniera differente allo stimolo allenante (Fondazione Umberto Veronesi). Indagini recenti hanno rivelato che le donne che svolgono esercizio fisico regolare hanno in media un rischio di sviluppare cancro al seno inferiore di circa il 30% rispetto alle donne sedentarie (Friedenreich CM. et al., 2008). Nello studio di Antony MP. e i suoi collaboratori, sono stati presi in considerazione i diversi fattori di rischio che sono direttamente coinvolti nello sviluppo del tumore al seno, tra cui l’inattività fisica, scoprendo che un maggiore esercizio fisico riduce il rischio di sviluppare il cancro al seno. Una recente revisione suggerisce che metà dei casi di cancro al seno possono essere prevenuti attraverso il raggiungimento e il mantenimento di un peso sano, attività fisica regolare e un consumo minimo di alcool (Colditz GA. et al., 2014). Esistono prove epidemiologiche che suggeriscono che l’esercizio dopo una diagnosi di cancro al seno può migliorare la mortalità, la morbilità e la qualità della vita (Eyigor S. et al., 2014). L’esercizio è anche importante per prevenire o migliorare molti effetti negativi correlati al trattamento come la stanchezza, la debolezza muscolare, il declino delle funzioni cardiovascolari e delle capacità funzionali complessive (Wolin KY. et al., 2012). L’attività fisica e gli interventi di perdita o mantenimento del peso corporeo stanno diventando elementi chiave per la sopravvivenza al cancro al seno, poichè l’obesità è associata ad un rischio di mortalità maggiore del 30% per le persone affette da tumore, mentre il fatto di essere fisicamente attivi e mantenere un peso costante è associato ad un rischio inferiore del 30% (Patterson RE. et al., 2010).

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Attività motorie per i portatori della Sindrome d...

“Cos’è la sindrome di Down” La sindrome di Down è una condizione congenita, dovuta ad un’anomalia cromosomica e caratterizzata alla nascita da un insieme di lievi anomalie del cranio, del volto, delle orecchie e delle mani, accompagnate talvolta da una modesta riduzione di tono muscolare e da una cardiopatia congenita, più raramente da malformazioni del tratto intestinale. In seguito, quando il bambino cresce, si manifesta un modesto deficit dell’accrescimento, un ritardo dello sviluppo motorio e del linguaggio ed infine un variabile grado di insufficienza mentale che tuttavia non impedisce lo svolgimento di attività lavorative. Come detto in precedenza la sindrome di Down è dovuta ad un’anomalia cromosomica, è quindi utile avere qualche conoscenza di base sui cromosomi. I cromosomi possono essere immaginati come tanti bastoncini fatti a forma più o meno ellittici allungati, con le braccia superiori un po’ più corte di quelle inferiori, presenti in ogni cellula del corpo umano . Ogni cromosoma contiene migliaia di geni portatori delle informazioni che determinano le caratteristiche somatiche ed ereditarie di ogni persona, come ad esempio il colore degli occhi, dei capelli, forma del naso ecc. Tutte le cellule del corpo umano hanno 46 cromosomi: 22 coppie , uguali tra loro, e una coppia determina il sesso maschile (XY) o femminile (XX). Le cellule dei vari organi (ad esempio le cellule del sangue) quando si dividono per riprodursi (mitosi) generano cellule a 46 cromosomi, quelle degli organi riproduttivi (cellule uovo nella donna e spermatozoi nell’uomo , dette germinali) quando si riproducono generano cellule con soltanto 22 cromosomi più la X, se si tratta di cellule uovo femminili , oppure più la X o la Y , se si tratta di spermatozoi. Il meccanismo attraverso il quale da una cellula a 46 cromosomi si arriva a 23 cromosomi si chiama “disgiunzione” e fa parte del processo più complesso di maturazione delle cellule germinali detta meiosi. La disgiunzione dei cromosomi è un fenomeno essenziale per la riproduzione , altrimenti  ogni figlio avrebbe il doppio dei cromosomi dei propri genitori. Grazie a questo delicato meccanismo , al momento del concepimento, ogni genitore fornisce al figlio 23 cromosomi, per ricostruire il corretto numero totale di 46 cromosomi, stabilire il sesso generico (maschio se lo spermatozoo portava Y, femmina se lo spermatozoo portava una X) e determinare tutti i caratteri genetici del figlio. Esistono tre diversi tipi di anomalie cromosomiche nella sindrome di Down , il loro effetto finale è comunque identico: nelle cellule dei vari organi geni del cromosoma 21 sono in triplice dose. L’anomalia più frequente è la “trisomia 21 libera completa” (95% dei casi); in tutte le cellule dell’organismo vi sono tre cromosomi 21 invece di due; ciò è dovuta al fatto che durante la meiosi delle cellule germinali la coppia dei 21 non si è disgiunta come avrebbe dovuto (90% dei casi durante la meiosi della cellula uovo materna, 10%  durante la meiosi degli spermatozoi paterni). Più raramente si riscontra la “trisomia 21 libera in moasicismo” (2% dei casi) : nell’organismo della persona con la sindrome sono presenti sia cellule normali con 46 cromosomi che cellule con 47 cromosomi (la non disgiunzione della coppia 21 in questo caso si è verificata alle prime divisioni della cellula uovo fecondata).  Come conseguenza, non tutte le cellule dell’embrione che si sta fondendo conterranno il cromosoma in più.  La persona potrà avere meno aspetti legati alla sindrome, sia da un punto di vista fisico che mentale. Ma questo varierà da individuo ad individuo , e a seconda della sua percentuale di cellule trisomiche. La percentuale di cellule normali e di cellule trisomiche può variare da un numero minimo al 100%. Infine , il  terzo tipo di anomalia, anch’essa rara , è la “trisomia 21 da traslocazione”  (3% dei casi) : il cromosoma 21 in più  (o meglio una parte di esso , almeno il segmento terminale) è attaccato ad un altro cromosoma di solito al numero 14, 21 o 22. Non conosciamo affatto quali siano le cause che determinano le anomalie cromosomiche in generale. Sappiamo però che: Le anomalie cromosomiche , soprattutto le trisomie , sono un evento abbastanza frequente che interessano circa il 9% di tutti i concepimenti (alla nascita però solo lo 0,6% dei nati presenta un’anomalia cromosomica a causa dell’elevatissima quota di embrioni che va incontro ad un aborto spontaneo); L’incidenza delle anomalie cromosomiche in generale , e quella trisomia 21 in particolare, è assolutamente costante nelle diverse popolazioni, nel tempo e nello spazio (è influenzato prevalentemente dall’età della madre) Tutte le possibili ipotesi eziologiche fino ad oggi formulabili 8agenti chimici, radiazioni ionizzanti, infezioni virali, alterazioni metaboliche o endocrine materne) non sono state mai avvalorate dalle  molte ricerche condotte. Queste considerazioni indicano come sia molto improbabile che la causa del trisoma 21 libera sia riconducibile ad un qualche evento, condizione  o comportamento dei genitori che poteva essere previsto o evitato. In definitiva si ritiene che l’insorgenza delle anomalie cromosomiche sia un fenomeno “naturale” , in qualche modo legato alla fisiologia della riproduzione umana.   “Proposte motorie da svolgere in palestra”  I soggetti affetti da sindrome di Down sono sottoposti a maggiori e frequenti controlli medici. Gli stessi operatori sanitari riescono ad aiutare le famiglie molto più di quanto essi stessi possano immaginare. E’ stato verificato che i genitori ricordano, anche a distanza di venti anni, le esatte parole del medico e medici ricordati con gratitudine sono quelli che concedono tempo, che danno spiegazioni utili sulla sindrome  , riuscendo a comunicare ai genitori un’immagine accettabile del futuro del loro figlio. Il più delle volte gli stessi medici consigliano alle famiglie di far frequentare ai propri figli strutture ginniche idonee. Anche in questo caso il Personal Trainer può e deve essere una figura importante per soggetti affetti dalla sindrome di Down. Il compito del PT è soprattutto quello di instaurare tra lui e la persona affetta dalla patologia un rapporto amichevole. Dare la sensazione che quei momenti trascorsi insieme siano una sorta di “gioco” in modo tale da fargli sorgere interesse per una lezione che per molti potrebbe risultare noiosa . Il segreto è quello di saper somministrare, a piccole dosi,  un allenamento funzionale e mirato per la persona . L’azione psico motoria per i Down deve svolgersi sempre su di un piano empatico forte , tra l’allievo e il PT deve crearsi una forte intesa emotiva, in quanto tali soggetti hanno una grande labilità emotiva. In linea generale possiamo affermare che le situazioni , gli esercizi che vanno proposti per un soggetto normale di x età sono validi per un soggetto Down che abbia circa cinque anni in meno . Un protocollo adeguato in questi casi deve affrontare momenti psicomotori ben determinati quali:   In relazione al sé Percezione, conoscenza e presa di coscienza del proprio corpo Equilibramento e lateralità Educazione respiratoria   In relazione al mondo esterno Organizzazione dinamica dell’uso del sé Coordinazione oculo manuale Orientamento ed organizzazioni dello spazio Percezione e strutturazione temporale   “Percezione, conoscenza e presa di coscienza del proprio corpo“ Tra le tecniche utilizzate per la conoscenza e la padronanza del sé quella elettiva è il rilassamento sia globale che segmentale; le altre , fra le quali la distensione globale che lo procede , sono il dialogo tonico ed il gioco corporeo che si situano a livelli di organizzazioni più semplici e devono essere compresi in quello. Il rilassamento permette , nel contempo, l’educazione dell’immagine del corpo e della funzione tonica, ottenuto in particolare: Il decondizionamento degli atteggiamenti e delle attitudini che costituiscono la trama delle azioni abituali La percezione ed il controllo dei differenti elementi del corpo e dei rapporti fra loro L’indipendenza della cintura scapolo omerale e pelvica L’ammorbidimento delle rigidità e delle tensioni e, in associazione con la respirazione, un equilibrio emozionale Una migliore disponibilità generale Sul piano intellettivo il rilassamento facilita la funzione d’ interiorizzazione .Logicamente le situazioni proposte devono essere adeguate al soggetto in terapia e di una durata limitata nel tempo. Il dialogo tonico è un momento che pone il soggetto in rapporto con se stesso, permettendogli di conoscere, differenziare e progressivamente , coordinare singole parti del corpo e le parti fra loro. Estensivamente, questo movimento può essere utilizzato come una modalità per porsi in relazione con l’altro, un primo contatto che permette una risposta tonica di fiducia che segue, durante la prima fase di questo processo, la mobilizzazione guidata dell’adulto, in cui si ricostruisce il dialogo madre- bambino. Successivamente le varie situazioni vengono attuate dal soggetto da solo , e l’adulto vi si collega con la parola. Le tecniche con cui il dialogo tonico si attua costano di mobilizzazioni globali e segmentali con passaggi da una posizione all’altra e limitate azioni motorie di tutto o parte del corpo , quali: lanciare, far cadere , scivolare, raccogliere distendere, battere. Il dialogo tonico è molto importante per il Down , esso svolto in un’atmosfera di calma e distensione consente: Sul piano motorio la distensione globale, la regolazione tonica, l’associazione neuro – muscolare, la coordinazione dei movimenti, le informazioni propriocettive. Sul piano fisico la funzione di interiorizzare, la discriminazione della lateralità, l’accesso allo spazio orientativo. Sul piano affettivo – sociale di stabilire un dialogo attraverso il contatto fisico, di instaurare un rapporto di fiducia con l’altro. Il gioco corporeo ripete i momenti proposti per il dialogo tonico. Costituisce l’uso di sé all’interno di situazioni immaginarie, in cui l’elemento dinamico è più accentuato e vi è un più alto grado di coordinazione.   “Equilibrio” L’equilibrio del corpo è l’insieme delle reazioni del soggetto alla forza di gravità frutto di un adattamento alla stazione eretta ed in funzione dei vari spostamenti. Esso è condizione per qualsiasi azione differenziata. L’educazione dell’equilibrio è strettamente associata agli esercizi di presa di coscienza e di controllo del proprio corpo . ciò si ottiene educando i riflessi di equilibramento , che sono il risultato delle sensazioni propriocettive provenienti essenzialmente da varie fonti: sensazioni plantari, sensazioni cinestetiche, sensazioni labirintiche.  Nel bambino piccolo e nei soggetti Down , questa educazione è essenzialmente globale e si attua usando degli oggetti , se si passa da una fase iniziale con pochissime difficoltà a dei momenti un pò più complessi in cui è necessario trovare da soli i mezzi per realizzare atti semplici. Gli esercizi possono essere: Restare in equilibrio su un piede Camminare su di una linea tracciata al suolo Salire e scendere da un blocco Passare da un blocco ad un altro ecc. Sul piano affettivo tale educazione aiuta a mantenere la fiducia in se stesso, la sicurezza di base, l’autonomia motoria.   “Lateralità “  In merito alla relazione fra la scelta del lato del corpo per eseguire un compito e la dominanza cerebrale possiamo dire che esiste una lateralità d’uso derivante dall’educazione e dall’apprendimento ed una lateralità spontanea, più istintiva che rivela nelle attività gestuali non apprese. La prima è influenzata dal tono delle estremità dell’asse corporeo, la seconda dal tono assile. I disturbi dovuti ad una lateralità poco affermata o mal differenziata sono la causa dei disturbi dell’orientamento e dell’organizzazione spaziale e parallelamente delle difficoltà dell’apprendimento della scrittura, della lettura a cui, in genere, si accompagnano relazioni di un successo, apposizioni e fobia. L’educazione psicomotoria deve tendere a ricreare abitudini neuro – procettivo che si adattino alle esigenze scolastiche, altre a stabilire una lateralità completa e ben definita a destra e a sinistra.   “Respirazione” La respirazione è delegata al sistema nervoso autonomo; è un atto naturale che si adatta alle esigenze del soggetto in rapporto alle attività che sta svolgendo; può essere inibita oppure controllata , nei due tempi per una durata limitata. Di conseguenza l’aspetto educabile passa attraverso la presa di coscienza degli atti della respirazione e ciò presuppone prima una conoscenza e poi un controllo del ritmo respiratorio. Questo non si attua con la ginnastica tradizionale ma semplicemente, all’inizio, con un controllo della espirazione, attenta mediante atti concreti quali ad esempio soffiarsi il naso. Questa è una fase iniziale svolta in momenti di distensione globale, con l’attenzione rivolta a ciò che si fa. Si passa poi ad una fase basata sull’imitazione differita, per esempio: espirazione boccale mediante suoni che è legata al tempo e all’intensità . il lavoro sulla respirazione risolve solo i problemi fisiologici dei Down ma gli permette nel tempo di percepire i tempi della respirazione e la loro differenziazione.   “Organizzazione dinamica dell’uso del sé “  E’ realizzata attraverso lo sviluppo di attività di coordinazione globale che mettono in atto aggiustamenti motori sempre più fini e precisi . E’ attraverso l’esperienza vissuta del corpo, nei confronti con il soggetto e l’ambiente , che si acquista la disinvoltura motoria. Essa viene realizzata , nel periodo del corpo vissuto, mediante attività di espressione e giochi liberi, permettendo un primo abbozzo di schema corporeo. La natura e il carattere delle attività sono fra le più svariate e mirano a potenziare  la coordinazione dinamica generale e quella oculo – manuale. Tali attività devono essere scelte con grande accuratezza dai soggetti Down ed inserite al momento di maturazione nervose che si ritengono giusto , in questo modo si possono influenzare il miglioramento: delle sensazioni e percezioni , dei comandi nervosi, degli automatismi. Il soggetto deve sperimentare sé nell’ambiente mediante l’uso degli oggetti e il mezzo migliore è il libero gioco funzionale, a questa fase segue quella della riflessione su di sé che consente l’adattamento degli atti. La prima attività soddisfa il bisogno innato del soggetto , quello di giocare, la seconda permette di orientare l’azione verso la precisione e la padrona dell’esecuzione.   “Orientamento ed organizzazioni dello spazio”  La stretta interdipendenza fra motricità e rappresentazione dello spazio , è riconosciuta a tal punto che, quasi tutti gli autori, identificando quale fattore essenziale nei disturbi del bambino di fronte agli apprendimenti scolastici (dislessia, disgrazia ecc) , l’insufficiente capacità di discriminazione spaziale ed i disturbi dell’orientamento. La strutturazione spaziale si persegue su due piani , quello percettivo o senso motorio e quello rappresentativo o intellettivo, queste due strutturazioni presentano un fattore comune : la motricità. Dall’osservazione dell’evoluzione dello spazio del bambino si osserva il passaggio da uno spazio preferenziale , ad un altro che è strettamente legato ad una costruzione , sul piano senso motorio e sul piano rappresentativo, con l’intermediazione della motricità. La rappresentazione mentale dello spazio fisico evolve da quello topologico a quello euclideo . E’ importante perciò , che il bambino a livello operativo parta dalla conoscenza del proprio ambiente per passare a quello esterno. I riferimenti non saranno indicati a livello convenzionale, ma verranno differenziati con termini comuni (qua , là , sotto, vicino , lontano ecc).Saranno comunque le situazioni presentate che, prospettando determinati problemi di ordine spaziale, determineranno il richiamo delle notizie relative. Lo spazio verrà , pertanto , costruito ed organizzato come: Spazio vissuto, spazio affettivo , topologico, privo di forme e dimensioni , che si caratterizza con i rapporti di vicinanza , separazione, ordine e continuità ; Spazio euclideo, che si diversifica man mano, precisando i concetti di vicino, lontano , dentro fuori ecc ; Valutazione della direzione e dell’orientamento Valutazione della distanza Localizzazione di un oggetto in movimento Dopo questa prima fase, in cui il centro di riferimento è il corpo del soggetto, e tutto è organizzato partendo da esso si renderà necessario decentrare la rappresentazione, scegliere altri punti di riferimento, trasferire le nozioni di destra e sinistra nell’altro, acquisire i rapporti degli oggetti fra loro.    “Organizzazione e strutturazione del tempo“ Al di la del significato del ritmo, che non è un termine univoco , esiste un senso del ritmo: è il senso delle relazioni nel tempo. Il bambino risponde prematuramente alle sollecitazioni ritmiche assecondandole naturalmente con dei momenti, in special modo , allorché il suono è ritmato con cadenza uniforme. Questa risposta viene sollecitata ed  utilizzata quando si vuole economizzare il movimento , renderlo fluido, diminuire il dispendio nervoso e le tensioni parassitarie. Ne risulta  pertanto un movimento senza attenzione e quindi poco educativo. Nell’educazione psico – motoria l’interesse per l’attività ritmata , risiede nel favorire la soppressione delle  contratture e il rilassamento. Il tempo non è percepibile come la velocità e lo spazio; ciò che si percepisce sono gli avvenimenti, le azioni e i loro risultati. L’educazione psicomotoria , tralasciando inizialmente il tempo psicologico , rivolge la sua attenzione all’acquisizione ed al perfezionamento delle nozioni elementari del tempo fisico , attraverso le seguenti tappe: Nozioni di velocità , durata continuità Nozioni di intervallo , attesa , simultaneità , successione, cadenza prima , durante e dopo La sincronizzazione e la coordinazione dell’azione Per raggiungere tutto questo è necessario , nell’organizzare l’attività , dare agli elementi che entrano nel concetto di tempo una base materiale ad una traduzione visibile , che verranno potenziate mediante la rappresentazione mentale delle cadenze e l’analisi delle loro caratteristiche.  Le proposte operative per la strutturazione spazio – temporale posso essere interminabili, essere sono legate principalmente all’età, ai bisogni, alle condizioni dei ragazzi con i quali si opera. Importante è però la creatività e la preparazione dell’operatore che deve saper sfruttare al massimo l’ambiente ed il materiale che ha a disposizione. Inoltre il terapeuta deve lasciarsi invadere e sommergere dalle emozioni , egli deve saper mantenere una certa distanza riflessiva malvissuto per evitare di fare dell’altro un mezzo per risolvere i proprio problemi.   “Esempio di scheda di allenamento” (Prime 3 settimane) Esercizio Serie Ripetizioni Tempo % Di Carico   Bike     5’ Livello Medio-Basso Squat Overhead 1 15   60 % Cardio     2’ Livello Medio-Basso Squat Overhead 1 12   60% Cardio     2’ Livello Medio-Basso Step Up 1 10 x gamba   Corpo Libero Cardio     2’ Livello Medio-Basso Step Up 1 10 x gamba   Corpo Libero Cardio     2’ Livello Medio-Basso Distensioni Panca Oriz. 1 12   Solo Con Il Bilanciere Cardio     2’ Livello Medio-Basso Distensioni Panca Oriz. 1 10   Solo Con Il Bilanciere Cardio     2’ Livello Medio-Basso Lento Avanti Con Bacchetta (in piedi) 1 15   Bacchetta Di Legno Cardio     2’ Livello Medio-Basso Lento Avanti Con Bacchetta (in piedi) 1 15   Bacchetta Di Legno Cardio     2’ Livello Medio-Basso Crunch Su Fit Ball 2 10   Corpo Libero Cardio     2’ Livello Medio-Basso Il workout deve avere una durata massima di 45 minuti in modo tale da non far annoiare la persona che stiamo seguendo. Un riscaldamento su una bike della durata di 5 minuti sarà più che sufficiente. In sessioni successive,quando il soggetto sarà in grado di svolgere movimenti più complessi, sostituiremo la bike con il tapis roulant o una ellittica. Per mantenere l’allenamento ludico gli proponiamo una sorta di circuito dove i tempi di recupero tra le serie sono svolte su macchine cardio vascolari (recupero attivo). Non specifico su quale macchina cardio si svolge il recupero , in linea di massima le macchine dovrebbero essere svolte a rotazione tra loro in modo tale da variare il più possibile l’allenamento e stimolare sempre diversamente il soggetto. Tuttavia le macchina cardiovascolari da utilizzare dovrebbero essere: l ‘ellittica e/o  la bike da utilizzare dopo gli esercizi delle gambe in modo tale da non produrre ulteriori stress articolari alle ginocchia , tapis roulant e/o vogatore quando facciamo lavorare la parte superiore del corpo. Tuttavia non è una regola universale.   (Successive 3 settimane) Esercizio Serie Ripetizioni Tempo % Di Carico   Bike     5’ Livello Medio-Basso Squat Overhead 1 15   65-70 % Cardio     2’ Livello Medio Squat Overhead 1 12   70% Cardio     2’ Livello Medio Step Up 1 12 x gamba   Con Manubri Leggeri Cardio     2’ Livello Medio Step Up 1 10 x gamba   Con Manubri Leggeri Cardio     2’ Livello Medio Distensioni Panca Oriz. 1 10   60% Cardio     2’ Livello Medio Distensioni Panca Oriz. 1 8   65% Cardio     2’ Livello Medio Lento Avanti Con Bilanciere (in piedi) 1 12   Bilanciere da 6kg (senza caricarlo) Cardio     2’ Livello Medio Lento Avanti Con Bacchetta (in piedi) 1 10   Bilanciere da 6kg (senza caricarlo) Cardio     2’ Livello Medio Crunch Su Fit Ball 2 15-12   Corpo Libero Cardio     2’ Livello Medio-Basso   (Altre  4 settimane e variazione esercizi) Esercizio Serie Ripetizioni Tempo % Di Carico   Bike     5’ Livello Medio-Basso Squat Bilanciere 1 12   65% Cardio     2’ Livello Medio Squat Overhead 1 10   70% Cardio     2’ Livello Alto Affondi 1 10 x gamba   Con Manubri Leggeri Cardio     2’ Livello Medio Affondi 1 8 x gamba   Con Manubri Leggeri Cardio     2’ Livello Medio-Basso Distensioni Panca Inclinata. 1 10   60% Cardio     2’ Livello Alto Distensioni Panca Inclinata 1 8   65% Cardio     2’ Livello Medio Lat Machine Avanti 1 10   70% Cardio     2’ Livello Medio-Alto Lat Machine Avanti 1 10   70% Cardio     2’ Livello Medio Lat Machine Avanti 1 10   70% Cardio     2’ Livello Medio Crunch Obliqui Su Fit Ball 2 20-15   Corpo Libero Cardio     2’ Livello Medio-Basso

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Ernie e Sport, sfatiamo qualche mito!

Mi capita spessissimo nel mio lavoro di incontrare persone molto preoccupate per aver scoperto, attraverso esami strumentali, di avere una o più ernie del disco che, a detta del loro medico di fiducia, avrebbero compromesso irreparabilmente la loro possibilità di fare attività fisica. Il tutto di solito è condito dalla frase ”le uniche cose che posso fare sono passeggiate e nuoto”. Immaginate quando a dirmelo si tratta di persone che hanno sempre fatto sport e grazie ad esso riescono a star bene con se stessi e con gli altri. Morale a terra, frustrazione, sono reazioni del tutto comprensibili di fronte a un tale scenario. La mia risposta è sempre la seguente: E chi l’ ha detto che con l’ERNIA non si possa fare attività fisica?? La raccomandazione di non fare assolutamente più attività in carico, non correre, non saltare, non flettersi, non piegarsi, in sostanza non muoversi è secondo me una forma di TERRORISMO PSICOLOGICO del tutto, salvo rarissimi casi, ingiustificato. La premessa che faccio sempre, anche per tranquillizzare subito il mio interlocutore, è che il 90% circa della popolazione ha, senza neanche saperlo, un’ernia del disco e ci convive serenamente senza neanche accorgersene. Io stesso potrei benissimo essere una di queste persone! Iniziamo col definire un’ ERNIA, dato che sono certo che in molti dei suddetti casi nessuno lo ha mai spiegato in parole semplici al paziente, e che troppi medici tendono purtroppo a riempirsi la bocca con termini difficili generando solo confusione e impedendo loro di capire cosa sia effettivamente accaduto propria schiena. La colonna vertebrale umana è costituita da 33/34 vertebre (7 cervicali, 12 toraciche, 5 lombari, 5 sacrali e 4-5 coccigee) poste una sull’altra e intervallate da un cuscinetto polposo che ha la funzione di evitare sfregamento e schiacciamento di una vertebra sull’altra. La struttura della nostra colonna vertebrale le garantisce sia sostegno, tramite la parte ossea delle vertebre, che mobilità e ammortizzazione grazie a questi cuscinetti che sono costituiti da un nucleo polposo che viene mantenuto compatto da un anello cartilagineo. A dare ulteriore sostegno alla colonna vi sono tutta una serie di muscoli responsabili della sua stabilità e, ovviamente, del suo movimento. Questi muscoli ci permettono di piegarci avanti e indietro, ruotare e fletterci lateralmente. Quando questi muscoli sono sufficientemente flessibili, elastici ma anche forti, tutto funziona bene e la colonna può muoversi liberamente, riuscendo a gestire bene urti e pressioni generati durante i nostri movimenti quotidiani grazie all’insieme perfettamente progettato di struttura ossea, muscoli e cuscinetti ammortizzanti (per non parlare dei sistemi fasciali, ma qui andremmo troppo sul tecnico). Quand’è allora che sorgono i problemi? I muscoli che circondano la colonna vertebrale appaiono ad uno sguardo esterno come se fossero uniti l’uno all’altro a costituire un unico grande muscolo che parte dalla nuca e arriva fino alla zona lombare immediatamente sopra i glutei. Se anche uno solo di questi muscoli è retratto, cioè accorciato o eccessivamente contratto, andrà inevitabilmente ad influenzare tutti gli altri muscoli che compongono la catena muscolare della schiena provocando fenomeni di compressione, schiacciamento e quindi, nel lungo periodo, riduzione di spazio articolare. Avviene perciò un progressivo schiacciamento di una vertebra sull’altra con la conseguenza di comprimere il disco gelatinoso che vi è in mezzo fino a farlo fuoriuscire lateralmente. Al persistere, o peggiorare, di questa situazione il disco si sposterà sempre più lateralmente fino ad uscire dalla sua sede andando a spingere sui nervi che decorrono lateralmente alla colonna. Ed ecco che compare il dolore, che spesso oltretutto si irradia seguendo il corso del nervo che viene “colpito”. Quante volte avrete sentito frasi del tipo “Mi si è infiammato il nervo sciatico” accompagnate alla descrizione di un dolore che dal gluteo si irradia lungo la parete posteriore della coscia?  Le cause di Ernia possono essere tante e di seguito elenco le più comuni: TRAUMI DIRETTI come cadute, contusioni, colpi diretti sulla schiena STRESS EMOTIVO PROLUNGATO: in questo caso un malfunzionamento della meccanica respiratoria può portare a rigidità muscolare nella zona in cui il diaframma và ad inserirsi nella colonna (a livello delle vertebre dorsali e lombari) POSTURE LAVORATIVE: quando assumiamo per molte ore al giorno delle posizioni errate la muscolatura mano a mano va ad adattarsi ad esse andando inevitabilmente incontro a contratture muscolari e rigidità della colonna POSTURE SPORTIVE: lo sport agonistico (non parliamo di fitness) portato ad eccessi, o qualunque attività motoria praticata in modo errato (allenamenti improvvisati o senza una supervisione competente) possono portare a caricare in maniera eccessiva le articolazioni e, come effetto diretto, portare sofferenza e squilibri alla struttura della schiena Qualunque sia la causa, una volta che l’ernia è uscita la prima cosa da fare è cercare di ripristinare la corretta elasticità della muscolatura della colonna. L’obiettivo è riuscire a ricreare il giusto spazio tra una vertebra e l’altra, ridando loro libertà di movimento ed evitando lo sfregamento e la spinta verso i nervi che determinano la condizione dolorosa. Quindi solo streching, mobilità e ginnastica posturale? Assolutamente no! Altra cosa fondamentale da fare è rinforzare la muscolatura del CORE. Ne ho parlato in tantissimi articoli, ma ci torno volentieri ancora una volta: per “core” si intende l’insieme di muscoli che costituiscono una sorta di corpetto naturale che ci dà sostegno ed è costituito dai muscoli addominali obliqui interni ed esterni, retto dell’addome, quadrato dei lombi, trasverso dell’addome, glutei e pavimento pelvico. Ultimamente vanno tanto di moda, e fortunatamente in questo caso tra i migliori esercizi per il rinforzo del core ci sono proprio i PLANK e le sue molte varianti. Ripristinate perciò queste due condizioni della muscolatura della colonna (elasticità e forza), avremo “disinnescato” gli effetti negativi che le ernie scatenavano. E sapete qual’è la cosa divertente di tutto ciò? Che con il nuoto e le passeggiate nulla di quanto appena consigliato sarebbe accaduto! (Tra l’altro la bibliografia scientifica è piena di studi che dimostrino quanto sia errata l’associazione “nuoto-problematiche a carico della colonna”.. ma questa è un’altra storia!) Perciò, se vi piace nuotare e camminare, ben vengano queste attività purchè abbinate ad un corretto rinforzo della muscolatura del core. Ricapitolando: indagare sempre sulla vera causa che ha determinato l’insorgere dell’ernia, migliorare la propria meccanica respiratoria con esercizi diaframmatici, eseguire esercizi di allungamento dei muscoli retratti e rinforzare la muscolatura del core. Ma soprattutto... affidatevi sempre a chi sa cosa vi sta dicendo e vi spiega le sue risposte e diffidate da chi, in maniera troppo superficiale, vi da la più “scontata” delle soluzioni e cioè... smettere di muovervi!

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Definizione di postura

Il filosofo, scienziato e logico greco Aristotele già nel lontano 330 D.C. osservò ed analizzò il modo in cui il corpo umano si trovava in rapporto con l’ambiente circostante, considerando la relazione di posizionamento reciproco tra le varie parti del corpo. È da questa prima osservazione che nel tempo l’attenzione di molti studiosi e scienziati si è focalizzata su uno degli aspetti più importanti, discussi e variegati che riguardano l’essere umano: la postura. Negli ultimi anni il termine postura è entrato a far parte del nostro parlare quotidiano, conseguentemente all’incremento di problematiche posturali delle quali moltissime persone soffrono soprattutto alla bassa schiena. Alcuni studi dimostrano come attualmente la lombalgia rappresenta la ragione più comune di visita al medico di base. Nel corso degli anni la maggior parte degli esperti che hanno analizzato e studiato la postura non sono stati in grado di darci una ben precisa interpretazione. Questo principalmente perché ogni autore identifica un suo punto di vista che secondo la propria metodica di lavoro, rientra in quella che ritiene “la cosiddetta postura ideale”. Il significato postura ideale varia in base alla scuola, al metodo e all’approccio utilizzato per analizzarla. Generalmente esistono due principali correnti di pensiero: secondo alcuni studiosi è necessario possedere una postura che mantenga allineate tra loro le due emiparti del corpo, rappresentate da occhi, spalle, bacino, ginocchia e caviglie; secondo altri studiosi invece è necessario possedere dei meccanismi posturali che permettano all’individuo di effettuare efficacemente il movimento senza dolore e con una ottimale ergonomia del gesto, con conseguente riduzione della spesa energetica, rispettando così le leggi di confort ed economia. Secondo il nostro punto di vista, debbono essere tenute in considerazione entrambe le filosofie di pensiero, poiché se da una parte è necessario mantenere allineato il corpo per evitare squilibri posturali, d’altra parte non favorire lo sviluppo di alcune catene cinetiche a discapito di altre (ricordiamo come infatti una postura del tutto simmetrica non può esistere già dal semplice fatto che l’essere umano è destrorso o sinistrorso) può comportare una riduzione della completa funzionalità dell’organismo. Per ragioni di ordine ergonomico/funzionale, sarà dunque necessario mettere in condizione l’organismo di funzionare in base ai gesti richiesti senza sovraccaricare le strutture che la compongono, consentendo una efficace ergonomia e ricercando contemporaneamente un giusto e più equilibrato assetto corporeo per non favorire, anche in questo caso, uno squilibrio tra le catene cinetiche. Altro fattore da tenere in considerazione è quello riferito alla variazione continua della postura in base al tipo di movimento che si decide di compiere, dall’attività lavorativa o sportiva, e dagli aspetti psico-emotivi del soggetto, la postura infatti potrà rappresentarsi in maniera fisiologica o nel peggiore dei casi in maniera patologica. Per fisiologica intendiamo quando il tono muscolare e l’atteggiamento scheletrico riescono a mantenere l’organismo umano in uno stato di equilibrio in condizioni sia statiche che dinamiche, rispettandone le curve fisiologiche del rachide e l’allineamento di tutti i sottosistemi che lo compongono, mentre per patologica si intende un’alterazione della fisiologia umana come conseguenza ad un malessere che molte volte trova origine dislocata rispetto all’evolversi del dolore. Per tale ragione nel corso degli anni, il centro studi e ricerche di ATS ha dato una sua personale definizione di postura: “La postura è la parte visibile di una serie di adattamenti invisibili ed interni all’organismo che si riassumono come la posizione istantanea del corpo nello spazio e la relazione spaziale tra i segmenti anatomici su cui influiscono fattori genetici, psicoemotivi, patologici, traumatici, neurofisiologici, biomeccanici, esperienziali ed ambientali, modificando così il corretto funzionamento dei recettori posturali con conseguente cambiamento degli equilibri dei sistemi fasciale, muscolare e scheletrico. Il fine ultimo della postura è il mantenimento dell’equilibrio in condizioni statiche e soprattutto dinamiche, con relativa influenza sull’ergonomia del movimento del corpo verso l’obiettivo prefisso”, (reparto di ricerca interna ATS).

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Respirazione e diaframma: istruzioni per l'us...

Per vivere abbiamo bisogno di ossigeno, quindi di respirare: ovvio, fin qui siamo tutti d'accordo. Ma siamo sicuri che, pur respirando (altrimenti saremmo morti), lo facciamo nel modo giusto? E se vi dicessi che molti nostri problemi - piccoli o grandi - di salute derivano proprio da una cattiva respirazione e, in particolare, da uno scorretto utilizzo del Diaframma, il muscolo respiratorio per eccellenza? Già. Iniziamo con lo spiegare come è fatto questo Diaframma, dove si trova e qual’è la sua funzione. Si tratta di un muscolo piuttosto grande, a forma di cupola, che grazie alla sua posizione strategica esattamente a metà tra la cavità toracica e quella addominale, ha lo scopo di garantire la massima efficienza delle due fasi respiratorie, l’inspirazione e l’espirazione. Durante la prima esso si sposta verso il basso permettendo l’espansione del torace che quindi può incamerare aria, mentre durante la seconda si sposta verso l’alto in maniera passiva comprimendo la cassa toracica e favorendo lo svuotamento dei polmoni. Questo è, in termini molto semplicistici, come avviene la respirazione e come ognuno di noi respira sin dalla nascita. Poi però, quasi sempre, qualcosa in questo meccanismo innato si inceppa: crescendo la maggior parte di noi perde la completa funzionalità del diaframma e “sporca” la qualità della nostra respirazione. Ma perchè avviene questo? Dovete sapere che il Diaframma è un muscolo che più di tanti altri viene influenzato dalla nostra emotività: stress piccoli o grandi, cronici o acuti possono alla lunga condizionare la corretta funzionalità di questo muscolo andando ad irrigidirlo, retrarlo, ipomobilizzarlo. Esso inizierà a funzionare sempre meno, ma come sapete una delle caratteristiche più importanti dell’essere umano (e del proprio organismo) è quella di adattarsi e quindi, nello specifico, di trovare una strada per compensare questo improvviso “deficit”. Con delle conseguenze. Il diaframma è il muscolo respiratorio più importante, certo, ma non è l’unico. Esistono numerosi altri muscoli che nel processo respiratorio dovrebbero avere una funzione accessoria e che invece si ritroveranno ad affrontare un “superlavoro”: tra questi ci sono ovviamente i muscoli intercostali, i paravertebrali e, soprattutto, i muscoli situati tra il tratto cervicale e dorsale della colonna quali lo SCOM (sterno-cleido-occipito-mastoideo), gli scaleni ed il trapezio. Non funzionando appieno il diaframma, questi muscoli contribuiranno notevolmente all’aumento della capacità toracica contraendosi e, alla lunga, irrigidendosi. Molti problemi di cervicalgie derivano infatti da una cattiva respirazione, e come sappiamo da una problematica cervicale possono a cascata svilupparsene molte altre in zone limitrofe. Infatti il diaframma agisce come una sorta di molla che ad ogni suo movimento va ad influenzare la posizione delle vertebre lombari vicino alle quali si inserisce, tirandole e rilasciandole ad ogni atto respiratorio. Non avvenendo più questo rilasciamento, si provocherà alla lunga quella che si può definire come una “iperlordosizzazione” diaframmatica, riconoscibile a occhio nudo da una rientranza piuttosto profonda a livello lombare. Altra conseguenza di una respirazione cosiddetta “toracica”, la sofferenza degli organi situati al di sotto del diaframma, nella cavità addominale: stomaco, fegato, pancreas, intestino non vengono quasi mai liberati dalla pressione che il diaframma, non spostandosi più a sufficienza verso l’alto, esercita su di loro e questo può, alla lunga, andrà a creare problematiche quali coliti, stipsi, reflussi, gastriti e quant’ altro. Senza escludere problemi di incontinenza o iperattività della vescica dovuti proprio alla pressione che viene esercitata sulla stessa. Come avrete capito, tante patologie e problematiche che non sono riconducibili a problemi diretti dell’organo interessato, potrebbero derivare da un non corretto utilizzo della respirazione. E a questo punto, come agire? Esistono degli esercizi di respirazione presi in prestito dalla ginnastica posturale che, una volta appresi, possono tranquillamente essere eseguiti per conto proprio e che non richiedono l’ausilio di alcun attrezzo. Esistono poi degli apparecchi con in quali andare invece ad allenare la muscolatura respiratoria in maniera selettiva e senza coinvolgere l’apparato locomotore, nè rischiare quei piccoli inconvenienti tipici dell’iperventilazione quali piccoli giramenti di testa o senso di nausea: è l’esempio della Ginnastica Respiratoria con SpiroTiger. In entrambi i casi, la supervisione di un Trainer qualificato è, soprattutto in fase iniziale, assolutamente fondamentale.

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