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Benessere e salute

Postura: come sollevare e spostare i carichi!

Il sollevamento da terra di un peso deve adottare alcuni aspetti delle tecniche proprie della disciplina del sollevamento pesi, ovvero la massima possibilità di estrinsecare forza con il minimo carico sulla colonna vertebrale. Pertanto vanno evitate posizioni che vedono il busto inclinato o inarcato e gli arti inferiori distesi, pena un carico lombare notevole.   Per effettuare un corretto sollevamento ci si deve avvicinare al peso quanto più possibile, piegare le gambe e, mantenendo il busto esteso e quanto più perpendicolare al terreno, afferrare il peso e, tenendolo aderente al corpo, portarlo in alto utilizzando la forza degli arti inferiori che si estendono.   Durante tutto il movimento i piedi devono rimanere ben poggiati a terra su tutta la pianta, evitando movimenti di torsione del busto. Se l'oggetto è pesante non andrebbe portato oltre l'altezza del bacino. Nello spostamento di un oggetto di grandi dimensioni (es.: frigorifero, lavatrice, mobili, ecc.), anziché spingere posti di fronte, si dovrebbe spingere posti con la parte posteriore del busto in appoggio totale (dorso e lombi) sull'oggetto, utilizzando la sola forza di estensione degli arti inferiori.   Anche nel trasporto di bagagli è preferibile portare simmetricamente due valigie o borse, una a destra e una a sinistra, quindi raddoppiare il carico sulla colonna vertebrale, che comunque risulta distribuito uniformemente, piuttosto che trasportare un bagaglio con una sola mano (situazione che sollecita enormemente la muscolatura paravertebrale del lato opposto e la cui contrazione di bilanciamento crea dei carichi ulteriori sulle vertebre).

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Attività fisica e Alzheimer: la mia esperienza co...

Ciao a tutti! Oggi vi voglio raccontare la storia di G., una signora distinta ed elegante alla quale è stata diagnosticato l'Alzheimer un anno fa. Dopo essersi consultata con diversi medici, la figlia ha deciso di contattarmi nella speranza di riuscire a far svolgere attività fisica alla madre in maniera costante e controllata. Perché un malato di Alzheimer dovrebbe fare movimento? L'attività cardiovascolare e gli esercizi di forza favoriscono l'aumento della vascolarizzazione cerebrale potenziando le connessioni sinaptiche, responsabili delle trasmissioni dei segnali nervosi. Il primo incontro con G. non aveva portato i risultati sperati: la mia visita era stata vista come un'intrusione. G. non voleva iniziare questo percorso, perché non voleva avere un impegno fisso. Lei si muove per casa, cammina per il giardino, ha la sua routine e soprattutto è alta, snella e in perfetta forma fisica. Non sapendo della propria malattia, non capiva il motivo di tale insistenza da parte della figlia. Il primo incontro non era andato bene. A distanza di due giorni la figlia mi ha richiamato dicendomi che la madre ci aveva ripensato e che avrebbe iniziato, dicendole " lo faccio solo perché vedo che ci tieni tanto, anche se non so il perché". Con grande soddisfazione sono 6 mesi che seguo la signora G. e ho visto grandissimi miglioramenti, quasi da commuovermi. A ottobre ci impiegava molto tempo a indossare le scarpe e legare i lacci, mi ripeteva spesso le stesse frasi; per quanto riguardava l'ambito motorio non riusciva a riprodurre l'esercizio che le avevo mostrato un attimo prima, era incerta nei movimenti e molto insicura nell'equilibrio. A distanza di mesi G. riesce a togliere e mettere le scarpe con sicurezza, capisce gli esercizi riproducendoli quasi correttamente. A ottobre aveva paura di restare in equilibrio in piedi su un cuscinetto morbido ("voleva il mio ditino") e ora ha imparato a sdraiarsi sopra a una fitball per svolgere distensioni con i manubri. I primi mesi all'inizio dell'allenamento mi diceva che avrebbe chiamato la figlia per dirle che dalla settimana a seguire non avrebbe più fatto Ginnastica, perché non ne aveva bisogno e aveva molte faccende da fare ogni giorno. Ora finito l'allenamento mi saluta dicendomi "Buona serata e ci vediamo la settimana prossima". La signora G. non si ricorda il compleanno dei figli, cosa ha mangiato a pranzo o che giorno è oggi, probabilmente non ricorda il mio nome. L'importante è che sia ancora indipendente nelle sue azioni quotidiane: vestirsi, lavarsi, salire le scale, potare le piante, afferrare un oggetto... sono azioni che per noi possono essere automatiche e banali, per lei sono delle piccole conquiste. Nei prossimi mesi spero di continuare ad allenarla sempre con la stessa costanza nella speranza di regalarle continuamente attraverso l'attività fisica quella serenità che le permetta di vivere al meglio ogni azione in tranquillità e sicurezza.

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Metabolismo basale e calcolo del proprio peso idea...

Il metabolismo basale è riferito all’attività metabolica di un soggetto, in una situazione di completo riposo, digiuno da circa 12 ore trovandosi anche in una situazione di ottimale.   Cosa influenza e determina il metabolismo basale: Superficie corporea Sesso (il metabolismo dell’uomo è superiore a quello della donna) Età (tende ad abbassarsi invecchiando) Massa Muscolare Clima (temperature rigide alzano il metabolismo) Alimentazione (una dieta iperproteica favorisce il metabolismo basale) Il digiuno (tende ad abbassarlo) Gli stati febbrili (incrementano il metabolismo) Adrenalina ed attività della tiroide (possono aumentare il metabolismo)   Il metabolismo totale è il dispendio energetico totale dell’individuo. Ovvero il metabolismo basale più la quota calorica utile e necessaria per svolgere le normali attività.   Valutare e conoscere l’apporto energetico quotidiano è di vitale importanza per non incappare in situazione di sovrappeso.   Ci sono varie formule per “determinare” il peso ideale, anche se occorre tener conto di un determinato margine di errore. Trovo molto pratica la formula del direttore  dell’istituto dell’alimentazione dell’Università di Pavia.   Formula per gli uomini Se la circonferenza del polso è pari o superiore a 19,6 cm 0.75 x altezza in cm – 58,5 = peso ideale   Se la circonferenza del polso è compresa fra 16 e 19,5 cm 0.75 x altezza in cm – 63,5 = peso ideale   Se la circonferenza del polso è inferiore a 16 cm 0.75 x altezza in cm – 69 = peso ideale   Formula per le donne Se la circonferenza del polso è pari o superiore a 17,5 cm 0.68 x altezza in cm – 51,5 = peso ideale   Se la circonferenza del polso è compresa fra 14 e 17,4 cm 0.68 x altezza in cm – 58 = peso ideale   Se la circonferenza del polso è inferiore a 14 cm 0.68 x altezza in cm – 61 = peso ideale   Buon Allenamento!

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Lo yogurt 0,1% di grassi... fa bene?

Tralasciando per un attimo i possibili benefici o danni nell’assumere latte e derivati, si cercherà di far luce su questo diffusissimo quanto oscuro alimento. Partiamo dal presupposto che lo yogurt, per definirsi tale, deve essere ottenuto dal latte fermentato con due soli batteri caratteristici: il lactobacillus bulgaricus e lo streptococcus termophilus (l’equilibrio tra questi due batteri renderà il prodotto più o meno dolce o acido). I prodotti invece che utilizzano bifidus, lactobacillus o altri fermenti possono utilizzare come denominazione solo quella di “latte fermentato”.   La differenza sostanziale che passa tra lo yogurt intero e quello 0,1% di grassi è il latte utilizzato: nel primo caso sarà intero, nel secondo parzialmente scremato. Nel caso degli yogurt 0,1%, per abbassare ulteriormente l’apporto calorico, vengono utilizzati malsani dolcificanti chimici come l’acesulfame k o l’aspartame, pochissima percentuale di frutta (ovviamente in quelli che la contengono, non in quelli “bianchi”, che solitamente va da un 4,2% ad un massimo del 12%), alcuni prodotti invece contengono il comune, quanto tossico, zucchero bianco raffinato, si aggiungono poi una serie di additivi, aromi e coloranti che non rendono questo prodotto adatto ad una alimentazione sana ed equilibrata.   Ci si deve dunque preoccupare di quanto grasso è presente nello yogurt o di quanti altri pessimi ingredienti servono a bilanciare la carenza di grassi per dare gusto e sapore al prodotto?   Un po’ di confronti di yogurt 0,1% alla frutta (il tutto verificabile nei più comuni supermercati):   Vitasnella 0,1% di grassi - Yogurt magro           Marca: Danone Quantità di frutta: 7,2% Calorie per 100 gr: 52 kcal Aromi: sì Additivi: E1422, carragenina, gomma di xantano Coloranti: cocciniglia (E 120) Zuccheri o dolcificanti: fruttosio, xilitolo, acesulfame k, sucralosio   Sterzinger yogurt Vipiteno - 0,1% di grassi       Marca: Cooperativa lattiera Vipiteno Quantità di frutta: 7,5% Calorie per 100 g: 71 kcal Aromi: sì Additivi: amido modificato di mais Coloranti: succo di barbabietola rosso concentrato Zuccheri o dolcificanti: zucchero, sciroppo di glucosio-fruttosio   Yogurt Yomo magro e frutti di bosco      Marca: Yomo (Granarolo) Quantità di frutta: 12% Calorie per 100 g: 69 kcal Aromi: no Additivi: no Coloranti: no Zuccheri o dolcificanti: zucchero   Muller - 0,1% grassi fragole e fragoline in pezzi       Marca: Muller Quantità di frutta: 9% Calorie per 100 g: 77 kcal Aromi: sì Additivi: no Coloranti: succo concentrato di barbabietola Zuccheri o dolcificanti: zucchero, sciroppo di glucosio-fruttosio, zucchero d’uva   Solo per citarne i più comuni, ma l’elenco potrebbe essere molto più lungo (basta osservare almeno una volta nella vita il banco frigo contenente yogurt di un qualsiasi supermercato per valutare l’immensa varietà di marche e gusti).   Il consiglio è presto tratto: se cercate un alimento per la colazione, per uno spuntino o per un pranzo/cena leggeri, lo yogurt 0,1% di grassi alla frutta non è il massimo, non fatevi ingannare dalla pubblicità né tanto meno dai nomi accattivanti o stimolanti. Ciò che fa sempre la differenza è la composizione di un alimento (leggete sempre le etichette!): tanto meno è lavorato e raffinato tanto più è digeribile e di qualità. Un alimento per essere appetitoso e gustoso NON ha bisogno di zuccheri, additivi e aromi! Per quanto riguarda invece gli yogurt 0,1% “bianchi” il discorso non cambia: nella lista ingredienti non è presente solo la frutta, tutto il resto sì.

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Attività fisica, salute ed equilibrio globale: un...

Per capire meglio il concetto e l'importanza dell'equilibrio nella sfera psico sociale dell'individuo, relazionata alla qualità di vita e alle performance fisiche, è possibile analizzare un caso "clinico" Il bravo artigiano combattente che non riposa mai A. maschio di 36 anni, viene al mio studio su consiglio di un amico. "Vorrei migliorare il mio stato di forma, mi sento spesso stanco e affaticato, soprattutto nell’attività sportiva" A. lavora come idraulico dipendente dalle 8 alle 16, incluso il sabato mattina. Questa attività gli garantisce uno stipendio fisso da 1400€ con il quale vive e con cui cerca di metter da parte qualcosa per poter un giorno ipotetico sposarsi (non ha ancora una fidanzata) e costruirsi una casa. Afferma che queste cose sono importanti perché è affezionato ai valori della famiglia e la casa rappresenta qualcosa di sicuro e tangibile e per fare come hanno fatto i suoi genitori. A. ha anche una grande passione, le arti marziali che pratica da molti anni a livello quasi professionale, ottenendo da questa attività una gratificazione economica poco inferiore al suo stipendio da idraulico. Ogni giorno alle 17 va in una palestra e comincia ad insegnare in corsi e lezioni private fino alle 22. Poi si ritrova con i suoi compagni di squadra e si allena fino a mezzanotte. Spesso, il fine settimana va in trasferta per le competizioni, le fiere e le esibizioni. Mangia tutti i giorni ad orari improbabili, spesso al bar, soffre di stitichezza. Dorme 5-6 ore per notte e fatica a prendere sonno per l’ansia di dimenticare qualcosa dei suoi numerosi impegni quotidiani. A. vorrebbe qualche consiglio da me per ottimizzare le sue prestazioni... e sentirsi meno stanco. Gli suggerisco di prendere in considerazione il fatto che lavorare 16 ore al giorno per 6/7 giorni alla settimana non è cosa normale né salutare. L’organismo necessita dei giusti tempi di recupero sia per la parte fisica che per quella mentale e, nel caso di A., le pause sono praticamente inesistenti, il sonno è cronicamente insufficiente e l’alimentazione approssimativa non è sicuramente in grado di fornirgli tutte le sostanze di cui necessita. A. vive in uno stato di ipersimpaticotonia, ovvero in eccesso di attivazione che alla lunga provoca stanchezza cronica. Se portata avanti per troppo tempo, la situazione può degenerare nella fase finale della sindrome generale di adattamento di Selye, ovvero l’esaurimento o per dirla all’anglosassone “burnout” . Cosa si nasconde, però, dietro questo modo di vivere? Dalle affermazioni più volte rimarcate di A., emerge un distacco mancato dalla famiglia d’origine, nonostante l’età. La paura di non essere all’altezza dei genitori provoca l’insicurezza che “costringe” a tenersi il sicuro lavoro tradizionale da artigiano per “comprare la casa e mettere un giorno famiglia”. La vera passione di A., oltretutto redditizia, rimane nella sfera del “vorrei ma non posso” con conseguente frustrazione ma al contempo permane l’incapacità di “osare” e renderla l’attività principale, riunendo così l’aspetto economico a quello ludico-sportivo. In questo caso non è opportuno considerare nemmeno la possibilità di allenarsi maggiormente: il problema è a monte, nel mancato equilibrio tra la sfera socio-familiare e quella personale. Gli alti livelli tecnici nelle arti marziali dimostrano che A. non deve pertanto “allenarsi meglio” bensì rivoluzionare la propria esistenza, facendo scelte radicali. In questo caso, una volta riequilibrata la sfera vitale con l’aumento delle pause di recupero e il miglioramento dell’alimentazione, le prestazioni di A. aumenteranno in tutti i campi senza bisogno di interventi sull’allenamento o tramite il ricorso a integratori “miracolosi” o farmaci.

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Dieta: le tre tipologie controindicate e perché

Ora illustrerò alcuni tipi di dieta e cercheremo di rintracciare le motivazioni che le rendono contro-indicate.   Diete a basso contenuti di carboidrati Queste diete suggeriscono di diminuire drasticamente i cibi a base di carboidrati (ad esempio pane, pasta, riso... ) il che non solo toglie energia, ma affatica l’organismo che non riesce a fornire performance vicine ai limiti ottimali. Infatti il cervello, il cuore e i muscoli sono organi e strutture che hanno proprio bisogno di carboidrati per svolgere le loro funzioni. Limitandone l’apporto non si fa altro che allontanare l’obiettivo dell’eccellenza fisica. Diete a basso contenuto proteico Anche le diete che prevedono l’eliminazione di proteine hanno effetti negativi sull’organismo, sia per coloro che si allenano regolarmente che per i sedentari. Un basso apporto proteico in un atleta significa indurre alcuni problemi quali dolenzia muscolare e affaticamento generale. Dato che l’allenamento consuma le proteine muscolari, l’apporto proteico diviene necessario per la reintegrazione e, quando queste non sono disponibili per questi processi, l’allenamento depaupera i muscoli in continuazione e quindi si perde tessuto in modo sostanziale. Diete a basso contenuto lipidico Nonostante di norma sia corretto ridurre la quantità di grassi introdotti quotidianamente nell’organismo, eliminare completamente i grassi insaturi significa eliminare l’elemento che trasporta le quattro vitamine liposolubili (A, D, E, K) e incidere negativamente sull’attività dei reni, degli organi interni e del sistema nervoso. Ricerche hanno dimostrato come la drastica riduzione di grassi insaturi, diminuendo il colesterolo HDL (buono), aumenti il rischio di ictus e infarto. La diminuzione del peso avviene essenzialmente in tre modi: perdendo liquidi oppure perdendo massa magra (muscoli) o ancora perdendo massa grassa. Le prime due modalità elencate non sono certo le più idonee al raggiungimento dell’obiettivo dimagrimento in quanto diminuire massa magra equivale a perdere tono muscolare mentre la perdita di liquidi induce la disidratazione che, se protratta anche per soli due giorni, può provocare crampi (a causa di perdita di inerali) e aumentare la viscosità del sangue (con rischio di embolia). Perdere peso nel modo corretto significa perdere massa grassa mantenendo invariata quella magra, tutto ciò è possibile soltanto grazie ad una regolare attività fisica caratterizzata sia da lavoro aerobico ad una determinata frequenza cardiaca (camminata, corsa, bici) che anaerobico (esercizi di tonificazione alle macchine isotoniche presenti in sala fitness) associata ad una corretta dieta.  E’ importante non diminuire la massa magra perché quest’ultima determina il nostro metabolismo basale (ossia il numero di calorie che si bruciano nell’arco della giornata); a parità di peso chi ha più massa magra consuma maggiori calorie a riposo! Quindi ha più possibilità di perdere quei chili in eccesso e una volta ottenuto il risultato potrà mantenerlo con più facilità! Se l’organismo umano consuma più energia, sotto forma di calorie alimentari, di quanto ne acquisisca nei processi metabolici (ovvero a seguito della nutrizione) ci sarà un bilancio energetico negativo e l’individuo perderà peso corporeo. Al contrario un introito calorico superiore all’energia spesa comporterà un bilancio energetico positivo e un aumento di peso.  Un’importante regola della nutrizione volta a far perdere peso nel modo corretto è mangiare di più nei giorni di maggiore attività (in cui il consumo calorico si alza in relazione ad esempio ad una sessione di allenamento) e meno nei giorni con attività inferiore. Così facendo la perdita di peso ottimale si aggira intorno ai 900 gr. la settimana (non tralasciando mai la regolarità nell’attività fisica).   Ad esempio per una persona che necessita di 1250 calorie al giorno: 1° giorno 1500 Kcal giornata con attività intensa (sessione di allenamento); 2° giorno 1250 Kcal giornata con attività moderata; 3° giorno 1500 Kcal giornata con attività intensa (sessione di allenamento); 4° giorno 1150 Kcal giornata con scarsa attività; 5° giorno 1300 Kcal giornata con attività moderata (sessione di allenamento); 6° giorno 1150 Kcal giornata con scarsa attività. E’ controindicato diminuire in maniera eccessiva l’entrata calorica rispetto al proprio fabbisogno perché il nostro organismo impara così a conservare energia, per cui il processo di immagazzinamento del grasso diventa estremamente efficiente, a scapito della capacità dell’organismo di bruciare calorie (rallentando il metabolismo sarà molto difficile perdere peso anche praticando attività fisica regolare). Nell'articolo “Allenamento per perder peso nel modo corretto” ho delineato in maniera dettagliata quale possa essere il sistema di allenamento migliore da abbinare ad una corretta alimentazione al fine di perdere peso in modo corretto.

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10 idee per trovare la palestra giusta (o quella ...

Ok la polivalenza degli istruttori... ma è possibile trovare la palestra vuota e il trainer alla reception? Non mi convince. Sono d’accordo: lì tira davvero una brutta aria. Se non vuoi sprecare soldi e tempo, scegli una struttura professionale. La "fusione" tra receptionista e trainer non è prevista e non è buon segno.   Io e alcuni miei amici abbiamo appena perso un anno di abbonamento perché il centro fitness ha chiuso i battenti dopo un mese. Cosa possiamo fare? Fenomeno molto diffuso. Se vuoi cercare di recuperare i tuoi soldi, corri a mettere il tuo nome nell’elenco dei creditori da risarcire. E poi, tieni le dita incrociate per l'esito della "class-action-palestrara".   Un trucco per... capire al volo se una palestra è valida? Se il sorriso della receptionist è schietto,la palestra funziona. Se invece ti sembra formale e stereotipato e la sua parlantina cantilenante, scappa verso l’uscita!   Mi piace solo correre... perché dovrei andare in palestra invece che al parco? La mia domanda è uguale alla tua: perché dovresti correre su un pavimento che corre su un altro pavimento? Il parco è perfetto.   Non ho più stimoli ad allenarmi nella mini palestra sotto casa... In un’altra tornerò a lavorare sodo? Molti farebbero i salti mortali per aver la fortuna che hai tu. In effetti, però, quando si sceglie la palestra, più che la distanza da casa conta la bravura del trainer: sono pochi capaci di motivarti a fare quella serie o quella ripetizione in più. Hai ragione a metà, anzi a tre quarti...   Mi sono iscritto in un Centro Fitness per sei mesi... ma già mi rincorrono per prolungare l’abbonamento per i prossimi due anni. Ti hanno chiesto di rinnovare la tessera ora che ti sei appena iscritto? Prenditi due anni per dar loro una risposta.   Per molto tempo ho frequentato una palestra senza tante pretese... ma accogliente e con istruttori preparati. Ora mi sono iscritto a un centro che mi darà l’opportunità di allenarmi in altre strutture della stessa catena. Otterrò qualche vantaggio? In effetti le palestre delle “catene” sono molto simili tra loro. Gli standard però mi fanno accapponare la pelle: una catena di palestre non è una catena di hotel. Prediligo i centri che si distinguono per impostazione umana, tecnologia semplice, attitudine/abitudine a personalizzare.   In palestra sto pagando un Personal Trainer... perché sono abbandonato a me stesso. Alternative? Prenota poche lezioni con il trainer per farti spiegare l’essenziale, poi procedi da solo fino a fine abbonamento. Vedrai che più avanti ti proporranno questo servizio extra a un prezzo scontato. In caso contrario, puoi scaricare e caricare il bilanciere da solo. E per sentirti motivato, metti gli Aerosmith nell’i-Pod.   Mi sono appena iscritto in palestra... e mi hanno dato in dotazione di tutto, persino le saponette col logo del network. Se è vero che “il buongiorno si vede dal mattino”, probabilmente è un centro affidabile. Ma attento: quando il buongiorno è troppo luminoso... gatta ci cova. In altre parole, cerca di capire se ci troverai qualcosa di veramente utile in tutto quel fitness-marketing...   Meglio un mega Centro Fitness con la spa e il centro benessere che userò poco o una palestra spartana? La differenza è che nella prima diventerai molle e sofisticato come un antico ateniese, nella seconda ti trasformerai in uno spartano duro e puro. Per la “lounge-area”, poi, non sono un grande esperto e nemmeno un grande fan.

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Fratture: classificazione e riparazione

Esistono differenti tipologie di fratture, ed ognuna di loro risponde ad una diversa classificazione, che cambia considerando alcuni parametri, quali: aspetto esterno, zona della frattura, natura e causa (eziopatenogenesi) dell’incrinatura o della rottura dell’osso. Le fratture più comuni sono le fratture chiuse, senza lesione della cute, a differenza di quelle esposte, dove invece l’osso lacera la pelle; quest’ultime presentano un maggiore grado di pericolosità proprio a causa di queste lacerazioni, che possono provocare emorragie e/o infezioni. Le fratture semplici dividono l’osso in due parti, mentre le fratture comminute generano molteplici residui ossei; le fratture scomposte invece presentano monconi ossei non più in rapporto corretto. Alcune fratture possono rientrare in diverse categorie di “infortuni” contemporaneamente. La riparazione della frattura avviene in quattro fasi: Immediatamente dopo una frattura avviene un sanguinamento che  forma un ematoma da frattura. I capi della frattura vengono uniti da una rete di tessuto osseo spugnoso internamente, mentre esternamente sono saldati da un callo osteo-cartilagineo. Il callo osteo-cartilagineo viene sostituito da tessuto osseo spugnoso; i frammenti ossei vengono rimossi e alcune aree limitrofe alla rottura ossea vengono sostituite attraverso il processo di “ossificazione”. Nell’ultima fase, viene completato il processo di ossificazione; inizialmente si possono avere segni di rigonfiamento che progressivamente subiranno una ri-modellazione .   Frattura trasversa: rottura trasversale dell’osso rispetto all’asse longitudinale. Frattura scomposta: alterata disposizione dei segmenti ossei. Frattura da schiacciamento: si verificano a causa di carichi abnormi ed eccessivi (es. vertebre del sacro). Frattura a spirale: sono prodotte da forze di torsione che si trasmettono in direzione della lunghezza dell’osso. Frattura epifisaria: generalmente si verificano in zone in cui i condroblasti stanno morendo, a causa dell’ossificazione del disco ipofisario. Frattura comminuta: genera una moltitudine di piccoli frammenti ossei. Frattura a legno verde: questo tipo di frattura si verifica in genere nei giovani, dove il processo di ossificazione non è ancora completato; solitamente in queste fratture solo un lato della diafisi si rompe, mentre l’altro si incurva (rottura parziale). Frattura di Colles:  frattura localizzata nell’epifisi distale del radio (tentando di attutire una caduta si potrebbe verificare al radio). Frattura di Pott: frattura bimalleolare della gamba a livello della caviglia. A cura di, Gabriele Grassadonia  ed  Eugenio Di Maro

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Personal Trainer: chi è, quanto costa e come lo s...

Contrariamente a come viene presentato dai Media o dall’immaginario collettivo, il Personal Trainer non è “quello grosso, ignorantello, tatuato, che mangia solo riso e pollo e si intrattiene solo con le belle ragazze della sala pesi”. Questa figura mitologica è stata creata negli anni da false convinzioni e dalla non regolamentazione della professione in albo da parte dello Stato che hanno contribuito all’inflazione della figura professionale e alla nascita di strani soggetti che si aggirano nelle palestre senza nessuna (o ridicola) qualifica spacciandosi appunto come Personal Trainers. Il Personal Trainer è un professionista che dovrebbe avere come titolo di base almeno la laurea triennale in Scienze Motorie (o diploma ISEF) e poi, a seconda del percorso scelto, le varie specializzazioni o attestati professionali. Nessuno andrebbe mai da un dentista o da un medico che non abbia conseguito la relativa laurea, mentre nel caso di esercizio abusivo della professione (senza averne i titoli anche se alcuni potrebbero essere bravi e preparati) lo Stato prevede severe sanzioni, tutto ciò a tutela della salute del cittadino. E in palestra? Non conoscere l’anatomia, la biomeccanica, la fisiologia, la mancanza di etica professionale a favore del dio denaro, la non curanza delle più basilari regole del “non nuocere” potrebbero creare problemi alla salute del cliente? Ecco che quando si entra in uno studio, in un centro benessere, in una palestra, siccome siete Voi clienti i datori di lavoro che mettete il Vostro corpo (e indirettamente la salute) nelle mani di qualcuno, chiedete SEMPRE a che titolo la persona che vi segue esercita la professione.   Alcune semplici regole da seguire che potrebbero aiutarvi nella scelta del professionista più adatto Laurea in Scienze Motorie o Diploma Isef Esperienza e specializzazioni conseguite (i tuttologi sanno tutto e niente, meglio il giusto ma ben chiaro in mente) Assicurazione RC professionale Certificazione di conformità alla norma tecnica UNI 11475 (in mancanza di un vero albo professionale, la certificazione garantisce il rispetto di un preciso codice deontologico e l’esercizio serio e corretto della professione; in caso contrario il cliente può fare reclamo direttamente agli Organi Competenti che provvederanno a sanzionare, fino a radiare, il professionista) Informatevi direttamente dai clienti: chi ha già sperimentato l’operato saprà consigliarvi o meno l’esperienza Reperite il maggior numero di informazioni (internet è già una buona fonte)   Trovato quindi il professionista, il cliente potrà chiedere al Personal Trainer di essere aiutato affinchè possa raggiungere al meglio gli obiettivi desiderati (perdita di peso, tonificazione, imparare a nuotare, una preparazione per una gara, migliorare la flessibilità ed elasticità muscolare, ecc…). Un bravo professionista non improvviserà e non lascerà nulla al caso, ma saprà eseguire una corretta anamnesi di partenza, utilizzerà strumenti di valutazione e misurazione, spiegherà con quali mezzi, con quali tecniche e in che tempistiche si potrà raggiungere il traguardo in salute e con piena soddisfazione. Il Personal Trainer sarà un punto di riferimento ed un “appoggio” morale per ogni dubbio, perplessità o problema e saprà collaborare con altri professionisti (medici, dietologi, ortopedici, ecc…) al fine sempre di tutelare al meglio il cliente. Dimenticate le esperienze fatte fino ad ora in sala pesi che, nel 90-95% dei casi portano a non frequentare più la palestra e un gran senso di delusione e frustrazione per aver mancato l’obiettivo. Un percorso con il Personal Trainer è un inizio verso la vitalità, il benessere, l’autostima e la consapevolezza che se si vuole, si può! Bello! Quanto costa? Il Personal Trainer è per tutte le tasche (davvero!), insieme si sceglierà la formula più adatta in base alle esigenze e agli obiettivi. Più che altro incide molto la scala dei valori personali che, purtroppo, la società moderna distorce: telefonini da 800euro, scarpe da 500, un ingresso in un locale alla moda da 150, rate di auto nuove e iperaccessoriate da 600. Insomma, se decidete di investire in altre cose piuttosto che su Voi stessi e sul Vostro benessere, non chiedete l’aiuto di un Personal Trainer e continuate ad allenarvi con improduttive, noiose ed obsolete routine in palestre sempre più low cost (low di servizi e low di professionalità) o continuate ad indossare la sauna belt e ad utilizzare l’ab rocket.

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Fatti mandare dalla mamma.... ma non prendere il l...

Ricordo ancora bene quei tempi in cui, affamato di informazioni sul mondo del body building, la mia mente assorbiva di tutto come una spugna secca... e di come in perido adolescenziale, e quindi da perfetto squattrinato, ero alla ricerca di fonti proteiche facilmente accessibili e a costo zero!! Ovviamente, come per quasi tutti credo, la migliore fonte secondo le informazioni dei più grandi esperti sulla scienza dell'alimentazione (e qui sto ironizzando ovviamente!) e dell'allenamento, era senza dubbio il buonissimo latte di mucca. Era il santo graal di ogni giovane bodybuilder squattrinato e hardgainer che esisteva, perfino più accessibile delle altrettanto osannate uova, pensateci... lo comprava la mamma e lo metteva in frigo, li, pronto a nostra completa disposizione, era gratis e sopratutto ricco di proteine!! Quelle proteine che a noi servivano a tutti i costi, e qui i costi erano davvero a zero! Poi era facile da prendere! Lo mettevi in un bel bicchiere o lo tracannavi direttamente dal Tetrapack (una vera soddisfazione), l'apoteosi in fine era quando lo univi, per farti quei gustosissimi drink proteici, fatti con le proteine in polvere (in quei rari periodi in cui avevi soldi da spendere per comprarne si e no 500 gr.).   Dove voglio arrivare? Tutto questo ben di dio era poi davvero così sano come la pubblicità della Parmalat vuole farci ancora credere? Di sicuro è buono, a me piace tantissimo, ma ormai decine di studi ne condannano il suo utilizzo reputandolo persino un alimento dannoso per la nostra salute. In questo articolo vorrei analizzare con estrema imparzialità quali sono i pro e i contro di questo consumatissimo e sopravalutatissimo alimento. Al principio fù la luce! Nasciamo... e il primo alimento che viene a contatto con la nostra bocca e poi con il nostro intestino è il latte della nostra amatissima mamma (non per tutti è così purtroppo). Ogni creatura che nasce viene svezzata con questo preziosissimo nettare che contiene tutti gli elementi essenziali per garantire la nostra crescita, (non sto qui a dilungarmi sullo scrivere cosa contiene, esistono testi e tabelle nutrizionali appropriati e ormai da per tutto si può accedere a questa informazione) ci fornisce le difese immunitarie, le proteine per i nostri tessuti, le energie per le nostre reazioni metaboliche, insomma è davvero l'alimento perfetto... all'inizio però! E sempre che noproprietà del latte, latte salute, pastorizzazione, alimentazione, magazzù trainern venga pastorizzato!   La pastorizzazione La pastorizzazione è una tecnica usata per il consumo a lungo termine di questo alimento, essa si basa sul portare la temperatura a livelli tali da distruggere alcuni microrganismi patogeni non resistenti al calore quindi non vengono usate temperature così elevate come nella sterilizzazione, infatti la pastorizzazione non è in grado di distruggere le spore, successivamente l'alimento trattato viene portato con rapidità a temperature più basse. Ma cosa provoca questo processo oltre a rendere il latte più "sterile" e a lunga conservazione? Bene, ci sono alcune proteine contenute nel latte come ad esempio la caseina, che subiscono un certo livello di degradazione nella loro struttura aminoacidica. Nel caso della caseine succede che non vengono digerite completamente, esse formano come una colla che va ad attaccarsi nella parete gastrointestinale rendendola più permeabile, quindi facilita l'accesso a più agenti patogeni. Un eccesso di caseina non correttamente digerita è stato collegato ad otiti croniche, congestioni nasali, acne, eczema, una varietà di malattie autoimmuni, e persino il cancro alla prostata e alla mammella. Inoltre i riscaldamenti "blandi", come quelli appunto della pastorizzazione, provocano la denaturazione di altre proteine, creando cambiamenti di elasticità, di solubilità, nelle proprietà osmotiche e nel contempo rende più digeribili gli alimenti. Il secondo tipo di danno, è causato da trattamenti termici più importanti (fino a 180°C). Questo provoca la diminuzione di aminoacidi termolabili, come la lisina e la cistina, che vengono convertiti in altri composti con diminuzione del valore nutritivo e della digeribilità proteica; la cistina viene spesso degradata, oltre che inattivata, quando l’alimento che la contiene viene trattato ad elevate temperature in presenza di acqua (1)! Fra i vari prodotti di decomposizione degli aminoacidi vanno segnalati gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), come il benzopirene, ad azione cancerogena sull’uomo. Uno studio pubblicato nel settembre del 2010 sullo "Journal of Pediatric Gastroenterology & Nutrition".(2),mette a confronto campioni di latte materno pastorizzato e poi esposto a temperature di -28°,e latte materno fresco non pastorizzato, le concentrazioni di lisozima, lattoferrina, lattoperossidasi e immunoglobulina secretoria A, sono stati ridotti del 50% al 82% nel latte pastorizzato donatore e le attività di lisozima e lactoperoxidase erano il 74% e il 88% inferiore (allora perchè tenerlo in considerazione? d'altro canto sappiamo che le sigarette fanno male, ma la gente continua a fumare lo stesso, ho scritto questo solo per informazione Bibliografia 1. ALIMENTI: CARATTERISTICHE NUTRIZIONALI, ANALISI, CONTROLLO Sezione terza Flaminio Fidanza - Ed. Gnocchi 2. Journal of Pediatric Gastroenterology & Nutrition: Settembre 2010 - Volume 51 - Issue 3 - p 347-352 doi: 10.1097/MPG.0b013e3181e07f0a

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Differenze di alimentazione nelle diverse pratiche...

Alimentarsi bene, non significa solo mangiare sano o con i giusti apporti giornalieri di nutrienti ma, significa anche saper cosa mangiare in funzione dell'attività fisica che si svolge abitualmente o che si andrà a fare.   Sport di resistenza Chi svolge sport di resistenza (maratona, fondo e mezzofondo, gli sciatori, i ciclisti, calciatori...), necessita di una grande scorta di carboidrati che garantisca loro un apporto di glicogeno sufficiente a fornire energia durante gli sforzi prolungati. L'apporto di macro-nutrienti per questi sportivi dovrebbe essere suddiviso in: 60% carboidrati, 25% grassi, 15% proteine. Via libera, quindi, a pasta, riso, patate, pane, cereali, verdura, frutta fresca e secca.   Sport di forza Per chi invece pratica sport di forza, quali sollevamento pesi, lancio del peso, martello o disco, è importante l'apporto proteico, che favorisce lo sviluppo della massa muscolare. Ovviamente, non deve mancare una buona percentuale di carboidrati, che forniranno il necessario apporto di energia, senza il quale l'organismo sarebbe costretto ad intaccare le riserve di proteine. L'apporto di grassi deve essere invece moderato, per consentire un ottimale consumo delle proprie energie. Una corretta proporzione di macro-nutrienti può essere così suddivisa: 55% carboidrati, 25% proteine, 20% grassi con frutta e verdura annessi, ma non in quantità eccessiva.   Attività di velocità e scatto Per gli sportivi che praticano attività di velocità e scatto (gare di sprint, salto in lungo, 100 metri, nuoto sulle brevi distanze) sarà importantissimo un giusto apporto di carboidrati, l'unico nutrimento che garantisce energia immediata con il minor dispendio di ossigeno. Inoltre, i carboidrati garantiscono la concentrazione mentale e la velocità di reazione. Altrettanto importanti per questi sportivi sono le vitamine ed i sali minerali, quindi la loro dieta deve prevedere molta frutta e verdura fresche, carne magra, pesce, alimenti integrali.  Una giusta proporzione dei macro-nutrienti sarà: 60% carboidrati, 20% proteine, 20% grassi. L'apporto proteico per una persona che pratica attività fisica moderata dovrebbe essere di circa 1 grammo per ogni kg di peso corporeo; per coloro i quali svolgono attività agonistica, la dose giornaliera consigliata sale da 1,1 a 1,7 grammi per ogni kg di peso corporeo. Alimenti proteici poveri di grassi sono: latte scremato, yogurt, carne magra, pesce, legumi, soia.   L'acqua Un alimento che non deve mancare nella dieta di qualunque sportivo, sia esso fondista, velocista o sollevatore di pesi, è l'acqua: preziosa fonte di sali minerali ed elemento essenziale per una buona costituzione dell'organismo umano. Un'altra importante considerazione va fatta riguardo al tempo di digestione dei vari alimenti: è infatti importantissimo non appesantire lo stomaco che, altrimenti, sottrarrebbe preziose energie all'organismo per digerire gli alimenti pesanti che si sono ingeriti. I ritmi alimentari riguardano essenzialmente la distribuzione calorica nella giornata e questa deve tenere conto dell'orario dell'allenamento o della gara, è in base a ciò che si formulano e adoperano schemi alimentari diversi. In ogni caso tra la fine del pasto e l'inizio dello sforzo fisico devono intercorrere almeno 3 ore e devono passare da 6 a 8 ore perché gli alimenti assunti possano essere utilizzati ai fini energetici.  Infine, poco tempo dopo l'attività, si dovrà consumare un pasto ricco di carboidrati complessi e proteine facilmente assimilabili, acqua, succhi di frutta e frutta fresca a volontà. La performance passa attraverso la corretta alimentazione.

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Principi di alimentazione nella pratica sportiva

L'alimentazione dello sportivo non è molto diversa dall'alimentazione bilanciata seguita da un soggetto sedentario. La differenza riguarda principalmente la quantità di calorie introdotte, ossia il carburante che deve essere bruciato quotidianamente per soddisfare la maggior richiesta di energia determinata dall'aumento del lavoro muscolare. Alimentazione bilanciata significa introdurre ogni giorno una buona varietà di alimenti - cereali, legumi, carne, latte, frutta e verdura - per essere certi di assumere tutti i nutrienti di cui abbiamo bisogno per far funzionare il nostro organismo. Il fabbisogno calorico di una persona che pratica attività fisica regolare può oscillare dalle 2.000 alle 3.500 kcal al giorno a seconda del sesso, dell'età e dell'intensità e durata dello sforzo sostenuto. Consumando più alimenti aumenta anche la quantità di sali minerali e vitamine introdotte. Quindi bisogna prestare attenzione all'abuso di integratori visto che basta solo rispettare come in tutte le diete bilanciate la giusta ripartizione tra i nutrienti:   Carboidrati (circa 55-60% dell'introito calorico giornaliero) sono la fonte principale di energia per l'organismo; Proteine (circa 13-17% dell'introito calorico giornaliero, contro il 10-12% consigliato a chi non pratica sport ) servono a costruire ed a riparare i tessuti muscolari; gli enzimi, molti ormoni e gli anticorpi sono sostanze proteiche. Lipidi Totali (25-30% dell'introito calorico giornaliero) sono la fonte di energia alimentare più concentrata; forniscono alcuni nutrienti essenziali, ossia gli acidi grassi polinsaturi; trasportano le vitamine lipo-solubili. Minerali (secondo le raccomandazioni valide per la popolazione generale) (LARN*) sono indispensabili per la buona salute e l'accrescimento; partecipano a processi cellulari vitali e alla regolazione dei liquidi corporei; fanno parte del tessuto osseo e di vari altri tessuti. Vitamine aiutano a regolare i vari processi e le reazioni chimiche dell'organismo; non apportano energia né materiali ma partecipano ai processi di rilascio di energia dal cibo. Acqua (almeno 1-1.5 l al giorno e comunque tanta quanta ne viene persa attraverso sudore, urine) rappresenta circa il 60% del nostro corpo; rende possibili le reazioni chimiche dell'organismo, trasporta i nutrienti, assicura il turgore dei tessuti, ecc. è essenziale assumerla regolarmente perchè non possiamo ne conservarla ne depositarla. E' bene ricordare che: non esistono alimenti particolari che migliorano la prestazione sportiva; una corretta alimentazione ti garantisce la salute anche quando vieni sottoposto a stress fisico: nutrizione e allenamento sono il binomio vincente; l'assunzione degli integratori deve rispettare necessità effettivamente dimostrate. Non eccedere: sarebbe solo un lavoro in più per l'organismo. Non servono diete o rimedi miracolosi per ottenere le performance o gli obbiettivi prefissati, inizia a alimentarti meglio e in modo intelligente.

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Fai attenzione durante la spesa? Leggi le etichett...

“Siamo ciò che mangiamo”, mai nulla di più vero. Un’alimentazione corretta è fondamentale per una buona salute, una vita lunga e, soprattutto, sana. Spesso si dà più importanza a possedere l’ultimo modello di telefono cellulare o l’ultima giacca alla moda, piuttosto che alla qualità e alla quantità del cibo che ingeriamo ogni giorno. Per il principio che nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma va considerato che sangue, pelle, unghie, capelli, peli, cellule, insomma tutto ciò che fa parte del nostro corpo è in stretta relazione con il cibo ingerito: durante la spesa bisognerà quindi prestare la massima attenzione a ciò che verrà messo nel carrello.   Leggete SEMPRE le etichette Evitate TUTTI i cibi che contengono zucchero, grassi vegetali idrogenati, organismi geneticamente modificati, glutammato, solfiti, dolcificanti artificiali, coloranti e conservanti (se ne ingeriscono talmenti tanti che ormai i cadaveri non si decompongono più); gli ingredienti devono essere pochi e semplici, in questo modo il cibo sarà meno lavorato e il più naturale possibile. Non fatevi attirare da promozioni, sconti, sottocosto o robe simili, valutate se ciò che state per acquistare sarà utile al vostro benessere. Probabilmente trascorrerete un po’ più di tempo all’interno del supermercato e spenderete qualche euro in più, ma l’investimento che farete su voi stessi non avrà prezzo! Considerate poi che l’alimentazione ha un ruolo fondamentale sull’equilibrio acido-base del nostro corpo (e quindi sulla salute!)  in quanto il cibo, in seguito alla sua metabolizzazione, è responsabile della formazione di acidi. Quando gli acidi superano determinati limiti di concentrazione, possono avvelenare e danneggiare organi, cellule, tessuti, ghiandole e funzioni, creando la maggior parte delle malattie conosciute come infarto, ictus, diabete mellito, colite, tumori, trombosi, gastrite, dermatite, ecc… L’obiettivo quindi sarà creare all’interno del nostro corpo un ambiente il più basico possibile attraverso la metabolizzazione degli alimenti che verranno ingeriti.   Quali sono gli alimenti basici o alcalinizzanti? Miele, limone, tutti gli alimenti crudi di origine vegetale, dopo essere stati metabolizzati, liberano nell’intestino tenue ceneri basiche creando un’ alcalinizzazione dell’organismo. Tutti questi alimenti, forniscono quei minerali colloidali importantissimi per nutrire cellule e organi, e per neutralizzare gli acidi in eccesso. Qualsiasi tipo di cottura snatura questi minerali facendoli diventare inorganici e quindi di difficile assimilazione. Viceversa, tutte le proteine di origine animale (carne, pesce, uova, latticini), tè, caffè, gli zuccheri, i cereali sono profondamente acidificanti. Un’alimentazione sana dovrebbe consistere nell’80% di cibi alcalinizzanti e per il 20% di cibi acidificanti. “Fa che il cibo sia la tua medicina e che la tua medicina sia il tuo cibo” - Ippocrate

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Attività fisica, salute e... motivazione

Un vecchio studio dell’università di Harvard su 17.000 allievi seguiti dal 1916 al 1950, ha mostrato come la curva di rischio cardiovascolare diminuisca all’aumentare dell’esercizio fisico praticato fino ad avere un minimo con 6-8 ore settimanali; all’aumentare dell’attività fisica il rischio di morte torna leggermente a salire. Lo studio di Harvard, seguito da numerosi più recenti, suggerisce che non solo è consigliabile fare sport, ma che questo è necessario per la salute. Sebbene da anni la scienza e i mass media indichino l’attività fisica come una delle componenti fondamentali per il mantenimento del benessere psicofisico, vi sono ancora grandi fasce di popolazione italiana che vivono nella sedentarietà o con attività fisica comunque non sufficiente. Si parla di 38,3% di sedentari totali contro il 22,8% di praticanti continuativi* Parlando con un collega che allena atleti semiprofessionisti, mi sono accorto che spesso, il maggior impegno e la più frequente difficoltà di un professionista del movimento non è dosare carichi e recuperi o scegliere il miglior tipo di esercizio. La difficoltà, per esperienza, siede a monte: nel creare la motivazione che porta l’essere umano, dalla sua naturale inerzia alla “fatica volontaria”. Il collega continuava a ripetermi: “faccio un test, preparo la scheda, la faccio provare, rifaccio un test, cambio la scheda…” e mi accorgevo che non si era mai trovato a dover convincere qualcuno a scendere dal divano, prendere la bicicletta ed andare al negozio per scegliere un paio di scarpe giuste per correre.   Sintesi delle più comuni antimotivazioni e i fattori che ostacolano la scelta di uno stile di vita attivo La naturale inerzia: tutti i sistemi biologici, per loro essenza profonda, tendono a passare da stati di moto verso stati di quiete. Questo moto centripeto verso l’equilibrio statico ha permesso la sopravvivenza delle specie in quanto limitava l’attività fisica causa di dispendio di energia e di rischio potenziale traumatico (es. la caccia preistorica). Pertanto è naturale la ricerca da parte dell’uomo della minor fatica e lo stato attuale della società dei consumi non fa che assecondare questa tendenza. In altre parole, il cervello antico, quello preposto alla sopravvivenza, alle pulsioni e ai sentimenti comanda: “Chi te lo fa fare? Non serve per vivere fino a domani…” Il fattore ambientale/culturale: l’uomo, animale sociale, è sopravvissuto fino ad ora grazie a strategie di “branco”. L’individuo pertanto è portato ad imitare ed assecondare le abitudini inveterate del suo gruppo: la famiglia in primis e l’ambiente sociale e lavorativo in seconda battuta. Se il valore dell’attività fisica o dello sport non è presente nell’ambiente in cui l’individuo cresce e agisce, a meno di eccezioni, sarà portato ad assumere gli stessi atteggiamenti. La cattiva (in)formazione medica: Il sistema sanitario nazionale Italiano, costituisce il 5° potere politico. La convinzione inveterata e acritica dell’infallibilità del giudizio medico, porta molte persone ad affidarsi completamente alla medicina convenzionale, demandando passivamente ad essa tutta la responsabilità della propria salute. Un potere che si regge sul numero dei “pazienti-clienti” non incentiverà, a meno di isolati casi illuminati, le pratiche preventive autonome e tenderà a riportare ogni aspetto collegato al mantenimento della salute sotto la sua sfera. Questo atteggiamento (nemesi medica), facendo leva sulla naturale inerzia di cui al punto 1, porta alla deresponsabilizzazione dell’individuo alla cura della propria salute (“tanto ci sarà una cura”.) *I numeri dello sport italiano – La pratica sportiva attraverso i dati Coni e Istat (2011)

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La tiroide e le sue disfunzioni

La tiroide è un organo impari, situato nella regione anteriore del collo alla base della gola. Questa ghiandola ricopre un ruolo fisiologico estremamente importante, poiché influenza direttamente lo sviluppo scheletrico e celebrale, partecipa alla regolazione del metabolismo corporeo e allo sviluppo di pelle, apparato pilifero ed organi genitali. Nonostante le ridotte dimensioni, la tiroide influenza l'attività di buona parte dell'organismo attraverso gli ormoni che produce e secerne nel circolo sanguigno. La tiroide è quindi una ghiandola endocrina; ghiandola perché sintetizza e libera ormoni, endocrina perché riversa il suo secreto nei liquidi interni all'organismo, nello specifico nel sangue. Riccamente vascolarizzata, produce due ormoni importantissimi, la triiodotironina (T3) e la tiroxina (T4). Per sintetizzare questi ormoni la tiroide ha bisogno, innanzitutto, di un minerale - lo iodio - contenuto nel sale marino, in quello iodato, nel pesce ed in molti frutti di mare. Non a caso, troviamo quattro molecole di iodio in ciascuna molecola di tiroxina, da cui l'abbreviazione T4, e tre atomi di iodio per ogni molecola di triodiotironina, da cui l'abbreviazione T3. In secondo luogo, la tiroide necessita di un amminoacido ordinario, la tirosina, che l'organismo può sintetizzare a partire da un aminoacido essenziale, la fenilalanina, contenuto negli alimenti proteici, come la carne, il pesce, le uova ed i legumi. Mentre le carenze di tirosina sono estremamente rare, esistono alcune regioni del pianeta in cui l'apporto alimentare di iodio è del tutto insufficiente ad assicurare la normale attività della tiroide. Nel tentativo di sopperire a queste carenze, la ghiandola aumenta di dimensioni formando il cosiddetto gozzo: una massa voluminosa visibile ad occhio nudo nella parte anteriore del collo. Una simile alterazione può verificarsi anche nelle condizioni opposte, cioè quando l'organismo riceve esagerate quantità di iodio - attraverso la dieta o farmaci specifici - che lo inducono a sintetizzare un surplus di ormoni tiroidei. Ipertiroidismo Si definisce ipertiroidismo una condizione clinica caratterizzata dall'aumento degli ormoni tiroidei in circolo.  L'ipertioridismo causa un aumento del consumo di ossigeno e della produzione metabolica di calore. Gli ormoni tiroidei sono infatti termogenici e, mentre un loro difetto è spesso alla base di un sovrappeso patologico, un eccesso si correla a disturbi come ipersudorazione, tremori, intolleranza al calore e magrezza eccessiva. Sintomi ipertiroidismo Il quadro clinico dell'ipertiroidismo è piuttosto vario e, oltre ai sintomi appena descritti, comprende numerosi disturbi, in gran parte legati all'aumentata attività metabolica. La cute di un paziente ipertiroideo si presenta calda per l'incrementato flusso ematico e per la vasodilatazione periferica, con la quale il corpo cerca di disperdere l'energia termica prodotta in eccesso. Un eccesso di ormoni tiroidei aumenta il catabolismo proteico e può causare astenia (debolezza muscolare). Anche il cuoio capelluto soffre tale condizione ed i capelli, fragili e sottili, tendono a perdere le naturali ondulazioni diventando lisci; frequente alopecia. L'ipertiroidismo influenza l'attività del sistema nervoso centrale, causando disturbi psicologici come nervosismo, agitazione e insonnia, fino a causare una vera e propria psicosi. Per quanto riguarda le ripercussioni sull'apparato cardiovascolare, si associa ad aumento della frequenza cardiaca (tachicardia) e della forza di contrazione del cuore. Si osserva inoltre ipertensione, spesso associata a ipertrofia del ventricolo sinistro. Altri segni minori dell'ipertiroidismo comprendono: mestruazioni irregolari, infertilità sia nel maschio che nella femmina, calo della libido, ginecomastia nel 5% dei maschi, congiuntivite, epidermide sottile ma non atrofica, edema periorbitale e disfunzione della muscolatura extra oculare. Il sintomo più evidente associato ai disturbi oculari è l'esoftalmo, ovvero la protrusione dei bulbi oculari che conferisce al paziente un'espressione apprensiva e spaventata. Ipotiroidismo Ricalca invece la condizione opposta (sindrome clinica caratterizzata da sintesi insufficiente o carente azione di T3 e T4 a livello tissulare). L'ipotiroidismo è una condizione morbosa causata dall'incapacità della tiroide di sintetizzare una quantità di ormoni adeguata alle esigenze dell'organismo; più raramente, può sussistere una resistenza all'azione dei suddetti ormoni a livello tissutale. Sintomi ipotiroidismo Le conseguenze dell'ipotiroidismo variano in base allo stadio evolutivo durante il quale insorgono. Nella vita fetale si verificano gravi ed irreversibili alterazioni dello sviluppo corporeo e cerebrale. Anche nel bambino si possono verificare permanenti alterazioni dello sviluppo somatico ed intellettivo (gli ormoni tiroidei sono essenziali per la completa espressione dell'ormone della crescita). Si osserva inoltre un ritardo nello sviluppo sessuale. Quando insorge in età adulta, l'ipotiroidismo si manifesta attraverso alcuni sintomi caratteristici: cute secca e capelli radi, sottili, affaticamento fisico e debolezza muscolare cronica (l'ipotiroidismo determina una riduzione della sintesi proteica). L'espressione del viso, caratterizzata da zone palpebrali gonfie e rime ristrette, capelli e sopracciglia scarsi, bocca semiaperta che lascia intravedere una lingua ingrossata, conferisce al volto del paziente l'aspetto inconfondibile e poco intelligente della "facies mixedematosa"; anche i tessuti sottocutanei sono caratterizzati dal cosiddetto mixedema, su cui la pressione delle dita non lascia il segno della fovea. L'ipotiroidismo determina infatti un accumulo cutaneo di mucopolisaccaridi che richiamano acqua determinando questo tipico aspetto. Cute fredda e intolleranza alle basse temperature: una diminuzione degli ormoni tiroidei rallenta il metabolismo e il consumo di ossigeno; viene meno anche la loro attività termogenica. Sonnolenza (letargia) che può arrivare fino al coma, depressione, rallentamento dei processi ideativi e sensazione di stanchezza; questi sintomi insorgono a causa delle alterazioni nervose indotte dall'ipotiroidismo. Altri sintomi: costipazione, aumento del peso corporeo, pallore e anemia, raucedine ed abbassamento del tono della voce, diminuzione dell'udito e della memoria, diminuzione della fertilità, flussi mestruali abbondanti (menorragia), crampi, bradicardia e riduzione della forza contrattile del cuore, vasocostrizione, aumento dei livelli di lipoproteine a bassa densità (LDL) e trigliceridi nel siero, con conseguente e sensibile aumento del rischio di malattia coronarica. Quando è primitivo, dovuto cioè a malattie della tiroide, l'ipotiroidismo nell'adulto è caratterizzato da un esordio lento e molto graduale che può pertanto sfuggire a lungo agli occhi del medico e dello stesso paziente. DIAGNOSI: la conferma di ipotiroidismo avviene generalmente attraverso un semplice esame del sangue, tramite il quale si andranno a valutare i livelli ormonali del paziente. Alti valori ematici di TSH e bassi livelli di T3 e T4 confermano i sospetti di ipotiroidismo. Ormoni tiroidei ed esercizio fisico Dopo un'intensa ma breve attività fisica non si sono osservate modificazioni elevate dei livelli plasmatici degli ormoni tiroidei. Solamente dopo prolungate sedute di allenamento è stato notato un marcato aumento di T3 e T4. Uno studio condotto in Norvegia da Herald E. Refsum ha mostrato elevati livelli plasmatici di T3, T4, TSH e della proteina che lega gli ormoni tiroidei TBG, in atleti che praticavano sci di fondo subito dopo una prestazione, notando che i livelli plasmatici ritornavano entro i limiti iniziali solo dopo vari giorni di recupero. Tale processo sembra sia dovuto al fatto che durante l'attività fisica vengono consumati in maniera consistente gli ormoni tiroidei, quindi per effetto dell'azione fisiologica del feed-back si stimola l'ipofisi a produrre elevate quantità di TSH con conseguente aumento dei livelli plasmatici degli ormoni tiroidei.

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Shirataki e glucomannano... per perdere peso

Gli Shirataki, tipici della cucina giapponese, sono degli spaghetti realizzati con la farina ricavata dalla radice di konjac (Amorphophallus konjac). Grazie alle proprietà di questa radice, gli Shirataki risultano ricchi di fibra vegetale, chiamata glucomannano, che aumenta il senso di sazietà e limita l’assorbimento di carboidrati e grassi. Per questa ultima caratteristica, l’assunzione massiccia di glucomannano è sconsigliata durante le terapie che prevedono l’uso di farmaci, in quanto potrebbe limitarne l’assorbimento. Questi spaghetti, di colore bianco/trasparente, sono insapore e si trovano in vendita in negozi etnici e negozi specializzati, alcune volte sono disponibili anche nelle catene della Grande Distribuzione, e apportano solamente circa 7 kcal per 100gr di prodotto, sono privi di carboidrati, proteine e con solo lo 0,2% di grassi, senza glutine e sono confezionati in una soluzione acquosa alla quale viene aggiunto idrossido di calcio come correttore di acidità. Per quanto riguarda le modalità di consumo si consiglia di risciacquarli e di bollirli per due minuti per poi farli “saltare” in padella con il condimento preferito: una volta cotti avranno più che raddoppiato il loro volume! Rallentando l’assorbimento di carboidrati nel sangue, il glucomannano avrebbe una certa rilevanza nell’alimentazione delle persone affette da diabete, ma anche delle persone con il “colesterolo alto” e, grazie alla sua azione igienizzante e regolatrice, è indicato in caso di ridotto apporto dietetico di fibra ed aiuta a risolvere i problemi di stitichezza. Ovviamente l’assunzione di glucomannano potrebbe essere un valido aiuto per tutti coloro che hanno intrapreso o intraprenderanno una progressiva riduzione della loro massa grassa.

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Postura: pilates, nuoto, yoga o...?

Il termine postura proviene dal latino “positura” che significa posizione ed è il rapporto dei vari segmenti corporei fra di loro e la loro posizione ed organizzazione nello spazio. Ma è anche l’espressione del nostro vissuto. La postura è gestita dal Sistema Tonico Posturale (STP) che, attraverso i recettori podalico - visivo  - vestibolare - muscoloarticolare ecc., “modula” il tono muscolare; quando il STP è turbato da situazioni critiche (dolore, paure, traumi, ecc..), il tono muscolare sarà alterato verso un aumento del tono ottenendo quindi un muscolo ipertonico. “Sono un po’ teso…”, “oggi mi sento particolarmente rigido..”, “sono un po’ legato, dovrei sciogliermi un po’..” sono solo alcuni dei modi di dire che effettivamente evidenziano un’alterazione del tono muscolare dovuta ad una perturbazione del STP (un esame importante, lo stress della vita quotidiana, una scadenza imminente, il traffico, un lavoro pesante e stressante, uno sport faticoso e impegnativo, ecc..). Il corpo umano si basa su tre leggi: del non dolore - il dolore sottrae energia e altera le funzioni vitali; dell’economia - risparmiando energia ci si stanca meno e si può fare di più e per più tempo; dei bisogni - respirare, mangiare, bere, ecc, cioè i bisogni primari che garantiscono la sopravvivenza. Come detto prima, le “perturbazioni” della vita causano ipertono a livello muscolare, l’ipertono causerà un avvicinamento dei capi articolari interessati, ci sarà un’usura precoce delle cartilagini che causerà inevitabilmente dolore. Per il principio del non dolore, il STP attuerà dei compensi posturali (indipendenti quindi dalla volontà come una spalla più alta, il capo leggermente ruotato e flesso, ecc..) al fine di non sentire dolore. Ogni compenso attuato, nel tentativo di risolvere un problema nel presente, causerà inevitabilmente un’alterazione posturale e un problema nel futuro: quando una postura è alterata prima o poi le articolazioni ne risentiranno. Una difesa dal dolore protratta nel tempo ,per il principio dell’economia, causerà “fissazione” con conseguente retrazione muscolare (stato di fissità permanente in accorciamento del muscolo per via della perdità di elasticità del tessuto connettivo): dietro ad un effetto c’è sempre una causa! Tutta questa spiegazione, breve perché il discorso è molto più ampio e complesso, per far comprendere che “ginnastiche” attive come il Pilates, il nuoto, lo Yoga, ecc.. (che spesso vengono consigliate proprio per “sistemare” posture scorrette) non sono la scelta migliore per risolvere i problemi: è inutile tonificare dei muscoli che sono già ipertonici, sarebbe più utile ed efficace optare per delle sedute in allungamento passivo decompensato in modo tale da “ristendere” il tessuto connettivo senza compensi e “allentare” la morsa dell’ipertonia muscolare, liberando così le articolazioni dalle tensioni e guadagnando un corretto riallineamento dei segmenti corporei. L.Bousquet: “l’uomo, pur di non soffrire, fa di tutto: si torce, si flette, si piega, riduce la sua mobilità” - ”per vivere in modo confortevole il soggetto inventa schemi di compenso, soluzioni posturali”

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Dalla ricerca di benessere alla dipendenza da spor...

Come cita la nota frase latina mens sana in corpore sano, lo sport apporta dei benefici, sia fisici che psichici, all’individuo: fare attività fisica regolare riduce il rischio di obesità, migliora le funzioni cardiovascolari e previene infarto e ictus, aiuta a combattere il diabete e migliora l’umore. Tuttavia fare troppo sport, o farlo in modo sconsiderato, può avere molti effetti negativi: squilibri ormonali, affaticamento cronico, indebolimento del sistema immunitario (un effetto collaterale degli ormoni dello stress mobilitati dall’attività fisica). Inoltre per chi è avanti con gli anni, troppo allenamento mette a rischio il sistema cardiovascolare, come è accaduto alla nota attrice, fanatica di fitness, Sharon Stone che dopo aver partecipato ad una maratona, in seguito a periodi di estenuanti allenamenti e prove atletiche, fu colpita da un aneurisma e successivamente ricoverata per problemi legati a stress da esercizio fisico. Così si comincia a delineare come il correre, il sollevare pesi, il fare flessioni per molti è un supplizio a cui ci si costringe di tanto in tanto, mentre per altri diventa una droga della quale non si può più fare a meno. Per alcuni è sufficiente rivedere le modalità e i tempi di allenamento, per altri invece l’attività fisica diventa un problema psicologico e psichiatrico. L’esercizio fisico è collocabile su un continuum ai cui estremi si trovano da un lato un approccio salutare che deve essere auspicabile per la preservazione del benessere psicofisico dell’individuo, dall’altro l’espressione di un disagio interno di diversa natura che si esplica con lo smodato allenamento a tal punto da alterare gli equilibri degli altri ambiti di vita, condizionare l’interesse nelle consuete attività della propria quotidianità e creare scompensi fisici di entità anche grave. In questi casi, spesso, è possibile parlare di exercise addiction o dipendenza da sport che oramai è riconosciuta da molti psichiatri e psicologi come una delle nuove dipendenze comportamentali, che si aggiunge a quelle ufficialmente diagnosticate da stupefacenti, tabacco e alcool.

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Inverno, è tempo di tisane. Quali sono le più in...

Una tisana è una preparazione estremamente semplice che consiste nel versare dell'acqua calda sull’essenza della pianta, solitamente essiccata e sminuzzata, lasciare in infusione per poco tempo e poi filtrare per eliminare i residui vegetali; una volta tiepido, non rimane che gustarlo! Si tratta pertanto di una semplice estrazione acquosa, che non richiede tecnologie sofisticate, ma che nella sua semplicità permette di apprezzare molte delle virtù delle piante medicinali. Gli infusi sono stati sicuramente una delle prime forme in cui l’uomo ha iniziato ad apprezzare gli effetti benefici delle piante e che lo hanno poi accompagnato nei secoli e nelle diverse regioni del mondo, grazie alla loro efficacia, alla semplicità della preparazione, alla facilità di reperire le materie prime necessarie (acqua e piante medicinali). Anche nella vita contemporanea, sempre più frenetica e piena di impegni è importante riuscire a trovare il modo di apprezzare il benessere di una tisana che racchiude al suo interno il piacere, la funzionalità e il calore delle piante medicinali. Il sapore e l’aroma Non sempre ciò che fa bene è anche buono e gradevole. Molte volte le tisane vengono associate a qualcosa di salubre e sicuramente benefico, ma che può essere poco gradevole al palato. È quindi importante rendere più piacevole il gusto, che, così come l’aroma e il colore, è un aspetto che contribuisce alla sensazione complessiva di benessere e di piacere che una tisana ben fatta è in grado di fornire. Un po’ di relax Una tisana tiepida può essere un utile rimedio da gustarsi la sera prima di coricarsi per favorire il sonno, oppure semplicemente per rilassarsi dopo una giornata intensa. Per questo consigliamo una tisana contenente: valeriana, passiflora (per il relax del sistema nervoso) e camomilla, che ha anche un effetto rilassante per l’apparato digerente. Dopo i pasti A volte ci sentiamo un pò appesantiti, magari facciamo fatica a riprendere il lavoro nelle prime ore del pomeriggio, la sonnolenza sembra non volerci dare tregua.  Si tratta di situazioni abbastanza comuni nelle quali una tisana può essere particolarmente indicata. Per questo consigliamo una tisana contenente: carciofo, tarassaco, fumaria, boldo e menta piperita. Un infuso caldo per il benessere delle vie respiratorie I piccoli disturbi tipici della stagione fredda possono essere contrastati anche con l’aiuto di una tisana calda, magari con l’aggiunta del miele, noto per le sue utili proprietà. La natura ci offre varie piante dall’azione balsamica, ricche di olio essenziale e capaci di dare sollievo alle vie respiratorie, messe a dura prova dal freddo invernale. Per questo consigliamo una tisana contenente: mirto, timo eucalipto, menta e anice stellato.

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Cos'è la cellulite e come si previene

La cellulite o PEFS pannicolopatia-edemato-fibrosclerotica, è un inestetismo provocato da un’alterazione del tessuto sottocutaneo ipoderma con ipertrofia delle cellule adipose. Sotto al derma si verifica una ipertrofia delle cellule adipose, insieme a ritenzione idrica e di liquidi tra le cellule, e ciò è dovuto ad un’alterazione del sistema venoso e linfatico che rallenta il flusso del sangue provocando appunto la ritenzione idrica, ovvero la stasi di liquidi negli spazi intercellulari dell'ipoderma Da cosa è provocata la cellulite Essenzialmente la cellulite è provocata da un’alterazione del microcircolo, ma è causata da un insieme di fattori, in parte legati alla propria genetica, e quindi di tipo ereditario, ed in parte legati all’ambiente in cui viviamo ed allo stile di vita che conduciamo tutti i giorni. Questi fattori causano un’alterazione del sistema venoso e linfatico che provoca il rallentamento del flusso sanguigno, e la ritenzione (stasi) di liquidi nel tessuto, che esteriormente si presenterà a buccia d’arancia. Cause ereditarie Sesso femminile (nelle donne vi è una maggior facilità che si presenti la cellulite, per l’azione degli ormoni femminili, gli estrogeni, che favoriscono un accumulo di peso nei fianchi e fino al ginocchio, favorendo la ritenzione idrica e provocando problemi circolatori). Predisposizione genetica, ereditarietà o familiarità (se altri parenti diretti soffrono della patologia). Fattori aggravanti problemi vascolari; ciclo mestruale e gravidanza (in quanto aumentano gli estrogeni che provocano ristagno dei liquidi e problemi alla circolazione sanguigna); abbigliamento troppo stretto; stress; fumo ed alcool; sovrappeso; alimentazione scorretta (es. ipercalorica, ricca di sodio o di grassi, ecc..); postura sbagliata e con gambe accavallate (ostacola la circolazione sanguigna); vita sedentaria e scarsa attività fisica o sportiva (l’attività fisica oltre che bruciare grassi previene i problemi del microcircolo); dimagrimenti repentini; restare troppo tempo in piedi nella stessa posizione (perché favorisce la stasi circolatoria); malattie epatiche; scarpe troppo strette o con tacchi alti; fattori ormonali. Fasi di evoluzione della cellulite Cellulite Edematosa - questo tipo di cellulite, si presenta solitamente alle caviglie, ai polpacci, alle cosce e alle braccia ed è causata da un accumulo di liquidi (edema) all’interno del tessuto adiposo. Cellulite Fibrosa - In questo tipo di cellulite vi è un maggior produzione di tessuto connettivo-fibroso, e il tessuto adiposo si presenta più duro, con possibile formazione di piccoli noduli. Cellulite Sclerotica - In questo caso i noduli che si creano sono di maggiori dimensioni e il tessuto adiposo diventa ancora più duro (sclerosi). Tipologie di cellulite La cellulite compatta Si presenta dura al tatto, può essere dolente e può provocare smagliature della pelle, e colpisce soprattutto i soggetti in buona forma fisica con una muscolatura tonica. La zona interessata dalla cellulite è spesso dolente e sulla cute compaiono delle smagliature. E’ il tipo di cellulite più frequente, ma anche la più facile da curare, e si presenta con maggior frequenza sulle ginocchia, cosce e glutei, e nelle persone anche in buona forma fisica.   La cellulite molle In questo tipo di cellulite sono presenti dei noduli sclerotizzati, e si presenta spesso all’interno delle cosce e delle braccia in persone di mezza età che svolgono scarsa attività fisica o che hanno repentini aumenti o diminuzioni di peso.   La cellulite edematosa E’ l’ultimo stadio di evoluzione della cellulite, ed il trattamento è piuttosto difficile. Questo tipo di cellulite è dolente al tatto, e si presenta soprattutto negli arti inferiori delle donne (piedi e caviglie) ed è associata ad un ristagno dei liquidi e ad un’insufficienza venosa (problemi di circolazione venosa e linfatica) e infatti ha un aspetto gonfio e spugnoso, e si verifica principalmente nei glutei e nel bacino. Prevenzione della cellulite La prevenzione della cellulite necessita un’attenzione particolare sotto molti punti di vista. Ecco alcuni consigli: bere molta acqua; mangiare molta verdura e frutta; seguire un’alimentazione corretta; fare sport e attività fisica; usare abiti non molto stretti; scarpe con tacchi non troppo alti; postura corretta; eliminare fumo e alcool; non accavallare sempre le gambe; non ingrassare o dimagrire rapidamente; non rimanere seduti o in piedi fermi per troppe ore mantenere sotto controllo il proprio peso forma. Rimedi e cure per la cellulite Di seguito elenchiamo alcuni dei principali trattamenti e terapie che possono essere efficaci per il trattamento della cellulite o pannicolopatia-edemato-fibrosclerotica: Mesoterapia; Linfodrenaggio (per riattivare la circolazione linfatica); massaggi; creme con azione farmacologica; Ginnastica specifica; Ionoforesi; Pressoterapia.

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