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Benessere e salute

Cos'è la cellulite e come si previene

La cellulite o PEFS pannicolopatia-edemato-fibrosclerotica, è un inestetismo provocato da un’alterazione del tessuto sottocutaneo ipoderma con ipertrofia delle cellule adipose. Sotto al derma si verifica una ipertrofia delle cellule adipose, insieme a ritenzione idrica e di liquidi tra le cellule, e ciò è dovuto ad un’alterazione del sistema venoso e linfatico che rallenta il flusso del sangue provocando appunto la ritenzione idrica, ovvero la stasi di liquidi negli spazi intercellulari dell'ipoderma Da cosa è provocata la cellulite Essenzialmente la cellulite è provocata da un’alterazione del microcircolo, ma è causata da un insieme di fattori, in parte legati alla propria genetica, e quindi di tipo ereditario, ed in parte legati all’ambiente in cui viviamo ed allo stile di vita che conduciamo tutti i giorni. Questi fattori causano un’alterazione del sistema venoso e linfatico che provoca il rallentamento del flusso sanguigno, e la ritenzione (stasi) di liquidi nel tessuto, che esteriormente si presenterà a buccia d’arancia. Cause ereditarie Sesso femminile (nelle donne vi è una maggior facilità che si presenti la cellulite, per l’azione degli ormoni femminili, gli estrogeni, che favoriscono un accumulo di peso nei fianchi e fino al ginocchio, favorendo la ritenzione idrica e provocando problemi circolatori). Predisposizione genetica, ereditarietà o familiarità (se altri parenti diretti soffrono della patologia). Fattori aggravanti problemi vascolari; ciclo mestruale e gravidanza (in quanto aumentano gli estrogeni che provocano ristagno dei liquidi e problemi alla circolazione sanguigna); abbigliamento troppo stretto; stress; fumo ed alcool; sovrappeso; alimentazione scorretta (es. ipercalorica, ricca di sodio o di grassi, ecc..); postura sbagliata e con gambe accavallate (ostacola la circolazione sanguigna); vita sedentaria e scarsa attività fisica o sportiva (l’attività fisica oltre che bruciare grassi previene i problemi del microcircolo); dimagrimenti repentini; restare troppo tempo in piedi nella stessa posizione (perché favorisce la stasi circolatoria); malattie epatiche; scarpe troppo strette o con tacchi alti; fattori ormonali. Fasi di evoluzione della cellulite Cellulite Edematosa - questo tipo di cellulite, si presenta solitamente alle caviglie, ai polpacci, alle cosce e alle braccia ed è causata da un accumulo di liquidi (edema) all’interno del tessuto adiposo. Cellulite Fibrosa - In questo tipo di cellulite vi è un maggior produzione di tessuto connettivo-fibroso, e il tessuto adiposo si presenta più duro, con possibile formazione di piccoli noduli. Cellulite Sclerotica - In questo caso i noduli che si creano sono di maggiori dimensioni e il tessuto adiposo diventa ancora più duro (sclerosi). Tipologie di cellulite La cellulite compatta Si presenta dura al tatto, può essere dolente e può provocare smagliature della pelle, e colpisce soprattutto i soggetti in buona forma fisica con una muscolatura tonica. La zona interessata dalla cellulite è spesso dolente e sulla cute compaiono delle smagliature. E’ il tipo di cellulite più frequente, ma anche la più facile da curare, e si presenta con maggior frequenza sulle ginocchia, cosce e glutei, e nelle persone anche in buona forma fisica.   La cellulite molle In questo tipo di cellulite sono presenti dei noduli sclerotizzati, e si presenta spesso all’interno delle cosce e delle braccia in persone di mezza età che svolgono scarsa attività fisica o che hanno repentini aumenti o diminuzioni di peso.   La cellulite edematosa E’ l’ultimo stadio di evoluzione della cellulite, ed il trattamento è piuttosto difficile. Questo tipo di cellulite è dolente al tatto, e si presenta soprattutto negli arti inferiori delle donne (piedi e caviglie) ed è associata ad un ristagno dei liquidi e ad un’insufficienza venosa (problemi di circolazione venosa e linfatica) e infatti ha un aspetto gonfio e spugnoso, e si verifica principalmente nei glutei e nel bacino. Prevenzione della cellulite La prevenzione della cellulite necessita un’attenzione particolare sotto molti punti di vista. Ecco alcuni consigli: bere molta acqua; mangiare molta verdura e frutta; seguire un’alimentazione corretta; fare sport e attività fisica; usare abiti non molto stretti; scarpe con tacchi non troppo alti; postura corretta; eliminare fumo e alcool; non accavallare sempre le gambe; non ingrassare o dimagrire rapidamente; non rimanere seduti o in piedi fermi per troppe ore mantenere sotto controllo il proprio peso forma. Rimedi e cure per la cellulite Di seguito elenchiamo alcuni dei principali trattamenti e terapie che possono essere efficaci per il trattamento della cellulite o pannicolopatia-edemato-fibrosclerotica: Mesoterapia; Linfodrenaggio (per riattivare la circolazione linfatica); massaggi; creme con azione farmacologica; Ginnastica specifica; Ionoforesi; Pressoterapia.

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Le proprietà benefiche del peperoncino

In questo articolo vi parlerò di tutte le proprietà benefiche del peperoncino. Il peperoncino appartiene al genere del Capsicum, della famiglia delle Solanacee, la cui radice latina capsa significa "scatola" e deve il nome alla forma del frutto, che sembra rimandare proprio ad una scatola contenente semi. Il peperoncino era già usato come spezia dagli indiani del Messico e del Cile e fu importato in Europa da Colombo nel 1493 e successivamente diffuso nel continente dagli spagnoli. La pianta, un arbusto perenne a vita breve, può essere coltivata anche su un balcone. La semina avviene a febbraio al centro-sud e a marzo al nord, i frutti si raccolgono in estate-autunno. E’ bene consumare freschi i peperoncini, affinché non perdano le loro proprietà, ma possono anche essere conservati sott’olio o in polvere (dopo averli fatti seccare al sole e tritati). Lo stesso composto dei peperoncini che provoca il bruciore in bocca sembra uccidere le cellule del cancro alla prostata. Un nuovo studio ha dimostrato che in topi trattati con il composto principale dei peperoncini, la capsaicina, il volume dei tumori alla prostata si è ridotto ad un quinto di quello dei tumori non trattati. I ricercatori del Cedars Sinai Medical Center di Los Angeles negli Stati Uniti, hanno studiato l´effetto della capsaicina in vitro ed hanno potuto dimostrare che la capsaicina diminuisce fortemente la proliferazione delle cellule tumorali del cancro alla prostata in coltura. Questo effetto è inoltre dipendente dalla dose usata, cioè aumenta all´aumentare della dose di capsaicina. Le cellule muoiono attraverso la apoptosi, la cosiddetta morte cellulare. La capsaicina deve necessariamente essere concentrata in pillole, visto che per ottenere la dose richiesta a seconda del peso corporeo sarebbero necessario ingerire peperoncini in quantitá immangiabili! L'uso regolare di peperoncino rosso, grazie alle sue proprietà antiossidanti, sembra inibire lo sviluppo di manifestazioni cancerose a livello di stomaco. Naturalmente il tutto deve ancora essere confermato da ulteriori studi e verifiche sull'uomo per poter affermare con certezza quanto sopra. Particolarmente interessante l'effetto di regolarizzazione della circolazione sanguigna che il peperoncino rosso svolge nel corpo umano unito ad un effetto benefico in caso di infiammazioni. Se somministrata per via orale, la capsaicina, sollecita una secrezione maggiore di enzimi digestivi favorendo appunto il processo digestivo. Sembra, inoltre, che il peperoncino, oltre a favorire la circolazione sanguigna, sia un efficace vasodilatatore, e renda elastici i capillari sanguigni. Si è riscontrato che nelle regioni dove è diffuso il suo uso, malattie come gli infarti, l'arteriosclerosi e l'eccesso di colesterolo siano notevolmente limitate. In ultimo pare che anche i capelli traggano beneficio dall'uso del peperoncino rosso; infatti una miglior circolazione sanguigna avrebbe effetti positivi anche sulla vita dei bulbi capilliferi. E' importante ricordare che come per tutti gli alimenti, non bisogna abusarne, rischiando quindi di tramutare un alimento da salutare in dannoso per la nostra salute. Inoltre, prima di terminare con l'articolo, ci sarebbe una curiosità sul peperoncino, ossia la "scala di Scoville", una scala che serve a misurare la piccantezza del peperoncino, dal cognome del farmacista americano Wilbur Scoville, che lasviluppò nel 1912. La scala determina l’attività della capsaicina - la sostanza responsabile del piccante - sui recettori del calore della lingua. I valori vanno da 0 (per un normale peperone), a 16 milioni (per la capsaicina pura). Il Trinidad moruga, il Thay dragon e l’Habanero sembrano essere i peperoncini più piccanti al mondo.

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Mente e corpo: cos'è la Psicosomatica

La psicosomatica è quella branca della medicina che pone in relazione la mente con il corpo, ossia il mondo emozionale ed affettivo con il soma (il disturbo), occupandosi nello specifico di rilevare e capire l'influenza che l'emozione esercita sul corpo e le sue affezioni. Si parla di psicosomatica non solo come prospettiva con la quale guardare l'evento patologico, ma anche in relazione a sintomi somatici fortemente connessi alle emozioni e in relazione alle cosiddette vere e proprie malattie psicosomatiche. Per quanto riguarda i sintomi psicosomatici, essi, pur non organizzandosi in vere e proprie malattie, si esprimono attraverso il corpo, coinvolgono il sistema nervoso autonomo e forniscono una risposta vegetativa a situazioni di disagio psichico o di stress. Al contrario, sono considerate vere e proprie malattie psicosomatiche quelle malattie alle quali classicamente si riconosce una genesi psicologica (o quantomeno in buona parte psicologica) ed in cui si viene a realizzare un vero e proprio stato di malattia d'organo con segni indiscutibili di lesione. Quali sono i disturbi e le malattie psicosomatiche? La varietà dei modelli interpretativi consente solo in modo approssimativo di elencare e classificare le malattie e i disturbi psicosomatici. In ogni caso le malattie che storicamente sono state sempre interpretate come psicosomatiche sono l'ipertensione arteriosa, l'asma bronchiale, la colite ulcerosa, l'ulcera gastro-duodenale e l'eczema. Ultimamente questo elenco si è andato via via infoltendo fino a comprendere: i disturbi dell'alimentazione che si evidenziano intorno ai due eccessi rappresentati dall'anoressia e dalla bulimia con conseguente obesità; le malattie e i sintomi psicosomatici a carico del sistema gastrointestinale dove tra le malattie organizzate c'è, oltre alla colite ulcerosa e all'ulcera gastroduodenale, la retto colite emorragica, mentre tra i disturbi psicosomatici sono presenti la gastrite cronica, l'iperacidità gastrica, il piloro spasmo, il colon irritabile o spastico, la stipsi, la nausea e il vomito, la diarrea (da emozione, da "esami"); le malattie e i sintomi psicosomatici a carico del sistema respiratorio ad esempio la già citata asma bronchiale, la sindrome iperventilatoria, la dispnea, il singhiozzo; le malattie e i sintomi psicosomatiche a carico del sistema cardiovascolare ad esempio le aritmie, le crisi tachicardiache, le coronopatie; l'ipertensione arteriosa essenziale, la cefalea emicranica, la nevrosi cardiaca, le algie precordiali; le malattie e i sintomi psicosomatici relativi al sistema cutaneo ad esempio la psoriasi, l'eritema pudico (rossore da emozione), l'acne, la dermatite atopica, il prurito, la neuro-dermatosi, l'iperidrosi, l'orticaria, la canizie, la secchezza della cute e delle mucose, la sudorazione profusa; le malattie e i sintomi psicosomatici relativi al sistema muscolo scheletrico ad esempio la cefalea tensiva, i crampi muscolari, il torcicollo, la mialgia, l'artrite, dolori al rachide (cervicale e lombo-sacrale), la cefalea nucale; le malattie e i sintomi psicosomatici relativi al sistema genitourinario ad esempio dolori mestruali, disturbi minzionali, enuresi, impotenza; le malattie e i sintomi psicosomatici relativi al sistema endocrino ad esempio ipopituitarismo, iper o ipotiroidismo, ipoglicemia, diabete mellito. Diversi e numerosi sono i modelli interpretativi che cercano di spiegare l'insorgenza del sintomo o della malattia psicosomatica. In conclusione si può affermare che le malattie somatiche sono quelle che più strettamente realizzano uno dei meccanismi difensivi più arcaici con cui si attua una espressione diretta del disagio psichico attraverso il corpo. In queste malattie l'ansia, la sofferenza, le emozioni troppo dolorose per poter essere vissute e sentite, trovano una via di scarico immediata nel soma (il disturbo); non sono presenti espressioni simboliche capaci di mentalizzare il disagio psicologico e le emozioni, pur essendo presenti, non vengono percepite. In genere il paziente psicosomatico si presenta con un buon adattamento alla realtà, con un pensiero sempre ricco di fatti e di cose e povero in emozioni. Per meglio chiarire si tratta di un paziente che difficilmente riferisce sentimenti quali rabbia, paura, delusione, scontentezza, insoddisfazione. Spesso si tratta di pazienti che hanno difficoltà a far venire alla luce emozioni, che separano dalle cose ogni elemento di fantasia. Tutte le loro capacità difensive tendono a tener lontani contenuti psichici inaccettabili, a costo di distruggere il proprio corpo. In questo senso una persona, incapace di accedere al suo mondo emotivo, potrebbe non percepire rabbia, frustrazione o stress per una difficile condizione lavorativa e neppure immaginare una possibile connessione tra la sua ulcera e le emozioni o i vissuti relativi al suo lavoro. Anche se tali caratteristiche non sono sempre presenti in assoluto in quelli che presentano una patologia psicosomatica, sembra comunque permanga sempre in queste persone una parte dell'io che tende a funzionare in questo modo.   Il processo terapeutico e il benessere psicofisico Cosa intendiamo quando diciamo che “ci sentiamo bene?” Da dove nasce la sensazione di salute? La percezione di noi (a tutti i nostri livelli) varia da momento a momento ed è un processo estremamente complesso che dipende da presupposti biologici, dallo sviluppo, dall’esperienza, da fattori di natura storica e da influenze culturali. E’ sufficiente un’alterazione del nostro benessere per spostare la percezione di noi stessi su uno dei livelli. Nello stesso tempo, tutte le nostre dimensioni continuano ad essere presenti sia in salute che in malattia. Non è sufficiente “stare bene” solo mentalmente, anche se in certi momenti un corpo silente può far pensare che sia tutto a posto. Allo stesso modo non è concepibile uno stato di benessere solo corporeo, non accompagnato da una salute psichica. Esistono nelle persone due atteggiamenti opposti riguardo al corpo: chi si identifica completamente con esso e chi non si interessa al proprio corpo. Gli esercizi più utili per acquistare la coscienza del corpo e un graduale dominio su di esso sono le tecniche di rilassamento. E’ bene ricordare che diventare consapevoli non basta: il processo della consapevolezza per mettere le basi nella nostra vita e per cambiare vecchi schemi, profondamente radicati, richiede un processo psicoterapeutico più complesso. Comunque, in un’ottica evolutiva e quindi di benessere psicofisico, ognuno di noi dovrebbe promuovere e attuare lo sviluppo e l’integrazione di tutti gli aspetti della vita umana. Si può dire che l’essere umano nella sua totalità possa essere paragonato ad un caleidoscopio: quando guardiamo all’interno del caleidoscopio, osserviamo un insieme di forme di grandezza e colori diversi che nel loro complesso formano una sintesi armonica che dà la sensazione di bellezza, dovuta all’armonia dell’insieme, non muta al ruotare del caleidoscopio. Cosa succederebbe se una delle forme che lo compongono venisse meno? Noi esseri umani siamo un’unità di elementi molteplici e complessi in continuo cambiamento, a tutti i livelli: fisico, emotivo, mentale e spirituale; padroneggiare il proprio benessere psicofisico significa raggiungere quell’armonia che si percepisce guardando all’interno di un caleidoscopio. A cura della Dott.ssa Paola F. Mantuano (Psicologa, Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale, Trainer EMDR) in collaborazione con il dott. Emiliano Caputo.

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Aminoacidi ed alimenti... per il benessere mentale

Una guida agli aminoacidi, alle vitamine e agli alimenti utili... per il tuo benessere mentale. Aminoacidi Tra gli aminoacidi interessati per quanto concerne l’ansia e la depressione abbiamo: Tirosina - Aminoacido non essenziale che deriva dalla fenilalanina; è un precursore degli ormoni tiroidei e dei neurotrasmettitori dopamina, norepinefrina (noradrenalina) ed epinefrina (adrenalina). Agisce come antidepressivo. Fenilalanina - Aminoacido essenziale che viene convertito dall’organismo nelle sostanze noradrenalina e dopamina, due neurotrasmettitori dall’impulso nervoso che aiutano a tenere le persone sveglie e favoriscono la prontezza dei riflessi. Agisce come antidepressivo. Triptofano - Aminoacido essenziale precursore della serotonina utilizzato nel trattamento di insonnia, stress, ansietà e depressione. Glutammina - Aminoacido non essenziale (in certi casi lo può diventare) la cui sinstesi avviene principalmente a livello muscolare. Rappresenta l’aminoacido dominante nel sangue e nel liquido cerebrospinale che supera con facilità la barriera ematoencefalica; successivamente viene convertito in Acido Glutammico che è un importante neurotrasmettitore, stimolante nel cervello e nel midollo spinale, nonché il precursore dell’acido gamma amino-butirrico e del glutatione. Vitamine, minerali e piante medicinali Non meno importanti sono i minerali, le vitamine soprattutto del gruppo B (B1, B2, B3, B5, B6), la colina e l’inositolo (B7), la vitamina C. gli aminoacidi ramificati (valina, leucina e isoleucina), l’arginina, la lisina, la carnitina, gli acidi grassi omega 3, la melatonina, l’Alga Klamath, l’alga spirulina, la fosfatidilserina, le piante medicinali tra cui la valeriana, passiflora, lavanda, tiglio, melissa, kawa, luppolo, camomilla, rhodiola rosea, ginseng, griffonia simplicifolia, curcuma, iperico, biancospino e tante altre. D’altro canto sono da evitare nel modo più assoluto quelle sostanze che possono provocare una sintomatologia simile a quella dell'ansia come per esempio alcuni inibitori della fame agenti a livello centrale o alcuni stimolanti di sintesi e alcaloidi naturali come la caffeina, la teina e la teobromina (presenti rispettivamente anche nel caffè, nel tè e nel cioccolato), l’alcol, il fumo, gli energy drink, i preworkout formulati per aumentare il focus e la resistenza (soprattutto quelli con dosi extra di caffeina), cola, dimetilamilamina, guaranà, yhoimbina (soprattutto per gli attacchi di panico). Sono inoltre da evitare diete o farmaci autoprescritti eventualmente consigliati dai vari settimanali alla moda o dall'amico di turno (magari pizzaiolo) che ne esaltano i miracolosi effetti.

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Piccolo glossario di psicologia

Ansia Stato emotivo spiacevole, accompagnato da senso di apprensione, eccitazione e timore di un male futuro, la cui caratteristica principale è la scomparsa o la notevole diminuzione del controllo volontario e razionale della personalità. Depressione Sindrome caratterizzata dall’abbassamento del tono dell’umore, talvolta accompagnata da ansia, abulia, astenia e pensieri ossessivi non giustificati da validi motivi esterni. Attacchi di panico Sono episodi di improvvisa ed intensa paura o di una rapida escalation dell’ansia normalmente presente. Sono accompagnati da sintomi somatici e cognitivi, quali palpitazioni, sudorazione improvvisa, tremore, sensazione di soffocamento, dolore al petto, nausea, paura di morire o di impazzire, brividi o vampate di calore. Benzodiazepine Sono una classe di psicofarmaci che svolgono una serie di funzioni: ansiolitico-sedativa, miorilassante, ipnotica ed anticonvulsivante. Psicoterapia cognitivo - comportamentale E' finalizzata alla modificazione dei pensieri disfunzionali, delle emozioni e dei comportamenti disadattivi dell'individuo, producendo dapprima la riduzione e successivamente l’eliminazione del sintomo. L'adozione di modalità di pensiero più costruttive consente alla persona di riattivare le proprie risorse, attivando una modificazione dell'esperienza emozionale dolorosa e conseguentemente dei miglioramenti duraturi nel tempo. EMDR L’eye movement desinsitation and reprocessing (desensibillizazzione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) eè una metodologia che utilizza i movimenti oculari o altre forme di stimolazione alternata destro/sinistra, per ristabilire l’equilibrio eccitatorio/inibitorio, provocando così una migliore comunicazione tra gli emisferi cerebrali. Si basa su un processo neurofisiologico naturale, legato all’elaborazione accelerata dell’informazione.   Rebrithing Particolare tecnica di respirazione circolare che sblocca il flusso energetico in tutto il corpo e facilita la liberazione da traumi accumulati.   Training autogeno Particolare tecnica di rilassamento attraverso la concentrazione mentale, il quale consente di alleviare tensioni sia psichiche che corporee.  Neurotrasmettitori Un neurotrasmettitore è una sostanza che agisce sul cervello con la funzione specifica di permettere la comunicazione tra le cellule cerebrali. I principali, tra i 100 identificati, sono l’acetilcolina, il gaba, la serotonina, la dopamina e la norepinefrina. Serotonina - Neurotrasmettitore ad azione rilassante sintetizzato nel cervello e in altri tessuti a partire dall'amminoacido essenziale triptofano. GABA (Acido Gamma amino-butirrico) - Aminoacido che agisce da neurotrasmettitore inibitorio, nel cosiddetto sistema gabaergico della base cerebrale, cioè lungo le vie nervose dei nuclei grigi centrali.

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Ridurre il grasso addominale per ridurre la mortal...

In questo articolo ti spiego la relazione che c'è tra eccesso di grasso addominale ed un aumentata mortalità. Ingrassare è stato l’unico modo che ha avuto la specie umana per sopravvivere a se stessa, altrimenti si sarebbe estinta. L’uomo primitivo cacciatore doveva ingrassare, mangiando le sue prede, prevedendo periodi di carestia. Se fino ad un recente passato le persone grasse erano invidiate perché ritenute ricche, per il  facile accesso al cibo, adesso sono considerate portatrici di problemi di varia natura. La disposizione del grasso corporeo nelle varie fasi della vita generalmente si accumula in relazione al sesso e al tipo di alimentazione del soggetto. Il grasso addominale (o viscerale) aumenta al 90% dei casi in soggetti di sesso maschile ed anche in soggetti femminili dopo la menopausa. Anche le ragazze, nella stragrande maggioranza dei casi, mettono la “pancetta”, ma perché tendono a mangiare troppi zuccheri (pane, pasta, pizza,dolci, riso, ecc.) soprattutto la sera. Le misure di girovita ritenute “critiche” sono 88 cm per la donna e 102 cm per l’uomo.   Tra le tante funzioni del grasso addominale ve ne sono 2 negative tende ad accumulare sostanze tossiche; forma sostanze pro – cancerogene (adipochine).   Se ne deduce, quindi, che avere molto grasso addominale, indipendentemente dal peso corporeo, già dai primi anni di vita, predispone a un rischio mortalità 5 volte maggiore della norma. In più si sa per certo che aumenta il rischio di: diabete di tipo 2 (alimentare); ipercolesterolemia; pressione arteriosa alta; cancro.   I soggetti, che hanno avuto poca “pancetta” in gioventù ed in età adulta si sono poi “arrotondati”, hanno accorciato senza volerlo le loro aspettative di vita.   Per ridurre il rischio mortalità occorre agire sul grasso addominale. Quindi c’è bisogno di: Attività fisica; Dieta. Affidarsi quindi a Professionisti, meglio se lavorano in equipe (Laureati Scienze Motorie, Dietologi Sportivi, Nutrizionisti dello Sport, ecc).

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Malesseri digestivi durante le feste, qualche cons...

I malesseri digestivi dopo i giorni di festa sono estremamente frequenti, ma sono anche facilmente prevenibili con comportamenti sensati ed eventualmente ricorrendo a qualche piccolo aiuto naturale. Una cosa è certa: nei giorni di festa è difficile seguire l’alimentazione corretta, sprecando un momento di felice convivialità con le persone care. Quindi è bene concedersi un po’ di libertà alimentare… questo non significa però necessariamente transigere a tutte le indicazioni per una sana alimentazione. Ogni cibo servito dovrà essere masticato e assaporato con cura. Non bisogna dimenticare che masticare aiuta prima di tutto a digerire meglio il cibo velocizzandone la trasformazione a livello gastrico e intestinale e migliorando l’assorbimento dei nutrienti. Inoltre la masticazione dà coscienza e ci aiuta a capire quando si è mangiato a sufficienza, non solo dal punto di vista gastrico ma anche energetico. Inoltre la masticazione prolungata attiva la lipolisi, cioè lo scioglimento dei grassi di deposito. Dopo pranzo perché non andare a fare una passeggiata rilassante all’aria aperta? (se riuscite qualche ora dopo sarebbe meglio una bella sessione " hard" in palestra). Questa minima attività fisica permette di cominciare ad utilizzare tutta l’energia incamerata durante il pranzo. Inoltre è un segnale positivo per l’organismo; oltre a digerire meglio, un po’ di movimento, oltre al masticare, permette di superare la festività senza qualche chilo di troppo. Un regime alimentare deve prevedere dei momenti di sana libertà a tavola (senza sfondarsi)… qualche vizio non potrà alterare l’equilibrio raggiunto dopo un attento percorso di stimolo metabolico. Se, nonostante tutto, la digestione dovesse risultare difficile, è possibile utilizzare sia un infuso di tè, sia un infuso di menta piperita, che agiscono facilitando la digestione (2 prese per tazza d’acqua, 10 minuti di infusione). La menta si può utilizzare anche in tintura madre 15-20 gocce 3-4 volte al dì in poca acqua. Questi rimedi svolgono un’azione di stimolo sulla digestione. Se dopo pranzo permane un senso di pienezza è possibile ripetere l’assunzione dei rimedi anche ogni 15 minuti. In aggiunta è possibile utilizzare della papaia, opportunamente lavorata, che migliora la digestione grazie ai suoi enzimi digestivi.

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Latte, fa bene continuare a berlo anche in età ad...

In natura, il latte (prodotto di secrezione delle ghiandole mammarie dei mammiferi dopo il parto) è l'alimento previsto per la crescita dei cuccioli dei Mammiferi, ed il Latte di ogni specie va ad esclusivo beneficio di quella specie; questo è evidente dalla diversa composizione dei vari tipi di Latte, come vedremo in seguito. Sebbene nei mammiferi l'allattamento dei cuccioli sia la manifestazione di un legame madre-figlio che va ben oltre il semplice aspetto fisiologico di nutrimento, in questa sede parleremo del latte solamente per quanto concerne le sue proprietà nutrizionali. Il Latte di tutti i Mammiferi contiene, disciolti in Acqua, Zuccheri (Lattosio), Proteine, Grassi, Vitamine ed Enzimi, oltre agli Anticorpi propri della specie di appartenenza, ma la composizione del Latte differisce tra le varie specie di Mammiferi. Queste differenze di composizione sono veramente enormi. Si va dal Latte di focena che contiene solo il 40% di acqua, al latte di cavalla che ne contiene il 90%. Mentre il latte di cavalla ha soltanto l'1.5 % di grassi, il latte di focena ne contiene il 46 %. La cavalla produce un Latte più ricco di Lattosio di quello dei cetacei, mentre il Latte di coniglio è il più ricco di tutti in Proteine e Sali Minerali, e così via. Qual è la logica che sottende a queste differenze? Le più recenti ricerche trovano una giustificazione nel rapporto madre-figlio, inquadrandolo in un grande schema nel quale possono venir distinti due gruppi di Mammiferi. A un estremo si collocano i Primati, nei quali il neonato è completamente dipendente dalla madre ed in continuo contatto. Il latte di queste specie è relativamente acquoso e scarso di grasso e di proteine, ed il cucciolo, sempre attaccato alla madre, poppa molto frequentemente, ingerendo ogni volta piccole quantità di latte. Avendo una alimentazione continua, il piccolo non ha bisogno di riserve. All'estremo opposto vi sono tutti gli altri Mammiferi che dopo il parto nascondono i neonati in nidi o tane e che passano gran parte del tempo a procurarsi il cibo, rientrando soltanto ad intervalli. In questa situazione l'allattamento è intermittente e quindi il neonato ha bisogno di un Latte molto sostanzioso (poco acquoso) e da digerire lentamente (molto grasso); inoltre in queste specie il piccolo poppa in modo rapido e si sazia in pochi minuti. Anche i cuccioli dei mammiferi marini necessitano di un latte con queste caratteristiche, a causa dell'ambiente freddo, dei contatti tra madre e figlio che non sono sempre facili, e della necessità di poppare in modo rapido (perchè sott'acqua, in apnea).   Il latte specie-specifico contiene non solo tutti i nutrienti nelle proporzioni ottimali per la crescita, ma anche sostanze enzimatiche ed anticorpi che hanno la funzione di aumentare le difese immunitarie in un periodo della vita in cui un'infezione potrebbe avere conseguenze gravissime. Dopo lo svezzamento, però, nessun mammifero continua a bere latte, che non è cibo adatto ai bambini ed agli adulti; neppure quello della propria specie, perchè le esigenze nutrizionali dell'adulto sono differenti da quelle del lattante. Il piccolo mammifero diviene in grado di vivere cibandosi degli alimenti per cui la specie è biologicamente adatta. Inoltre, nessun mammifero tranne l'Uomo consuma, in nessuna epoca della vita, il latte di un'altra specie. Nel caso dell'uomo, invece, il consumo di latte di altre specie, di mucca in particolare, sin dai primissimi anni di vita è considerato fisiologico e raccomandabile, nonostante il latte vaccino - previsto per la crescita del vitello - sia molto diverso per composizione rispetto al latte di donna perché: contiene troppe proteine: 36 gr/litro contro 9 gr/litro, - quattro volte di più; contiene proteine molto diverse: rapporto Caseina/Lattoproteine 4.5:1 contro 0.4:1 contiene poco lattosio: 49 gr/litro contro 70 gr/litro; presenta un rapporto grassi saturiiInsaturi svantaggioso; contiene una percentuale di calcio troppo elevata: 1170 mg/litro contro 340 mg/litro; presenta un rapporto Calcio/Fosforo svantaggioso: 1.3:1 (Latte vaccino) contro 2.4:1 (Latte umano); contiene troppi Sali Minerali: 7 gr/litro contro 2 gr/litro. Dunque, ad ogni mammifero il proprio latte, e a questa regola deve adeguarsi anche l'Uomo.

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Problemi correlati al consumo di latte in adulti e...

Bevi ancora latte? Ecco alcuni problemi correlati al consumo di latte in adulti e bambini Carenza di ferro: il latte ha un bassissimo contenuto di ferro (0.2 mg/100 mg di latte), e per riuscire a raggiungere la dose di ferro raccomandata di 15 mg al giorno, un bambino dovrebbe bere 7.5 litri di latte. In aggiunta, il latte è responsabile di perdite di sangue dal tratto intestinale, che contribuiscono a ridurre i depositi di ferro dell'organismo. Diabete Mellito: su 142 bambini diabetici presi in esame in uno studio, il 100% presentava nel sangue livelli elevati di un anticorpo contro una proteina del latte vaccino. Si ritiene che questi anticorpi siano gli stessi che distruggono anche le cellule pancreatiche produttrici di insulina. Calcio: la verdura a foglia verde, come la cicoria, la rucola, il radicchio e la bieta, è una fonte di calcio altrettanto valida, se non addirittura migliore, del latte. Contenuto di grassi: ad eccezione del latte scremato, il latte e i prodotti di sua derivazione sono ricchi di grassi saturi e colesterolo, che favoriscono l'insorgenza di arteriosclerosi. Contaminanti: il latte viene frequentemente contaminato con antibiotici, ormoni della crescita, oltre che con gli erbicidi e i pesticidi veicolati dal foraggio. Inoltre i trattamenti di sterilizzazione permettono in realtà la sopravvivenza nel latte di germi, e la Direttiva Europea 92/46/CE stabilisce un limite non superiore ai 100 mila germi per mL. La stessa Direttiva ammette anche un contenuto non superiore a 400 mila per mL di "cellule somatiche", il cui nome comune è "pus". Lattosio: molti soggetti di asiatici o africani sono incapaci di digerire lo zucchero del latte, il lattosio, con conseguenti coliche addominali, gas e diarrea. Il lattosio, poi, se viene digerito, libera il galattosio, un monosaccaride che è stato messo in relazione con il tumore dell'ovaio. Allergie: il latte è uno dei maggiori responsabili di allergie alimentari: durante la sua digestione, vengono rilasciati oltre 100 antigeni (sostanze che innescano le allergie). Spesso i sintomi sono subdoli e non vengono attribuiti direttamente al consumo di latte, ma molte persone affette da asma, rinite allergica, artrite reumatoide, migliorano smettendo di assumere latticini. Coliche del lattante: le proteine del latte causano coliche addominali, un problema che affligge un lattante su cinque, perché se la madre assume latticini, le proteine del latte vaccino passano nel latte materno. In 1/3 dei lattanti al seno affetti da coliche, i sintomi sono scomparsi dopo che la madre ha smesso di assumere questi cibi. Latte e pus: le mucche, negli allevamenti, sono costrette a produrre una quantità di latte pari a 10 volte l'ammontare di quello che sarebbe necessario, in natura, per nutrire il proprio vitello. Le mammelle enormi, quando in piena attività, possono produrre più di 40 litri di latte al giorno. Sono tese, pesanti, dolenti. Non sorprende che ogni anno un terzo delle mucche sfruttate nei caseifici soffra di mastite (una dolorosa infiammazione delle mammelle, che viene curata con antibiotici). Ma non solo di questo soffrono le mucche: tutti gli animali d'allevamento sono animali poco sani, in quanto tenuti in condizioni di sofferenza, e matenuti "in salute" (si fa per dire) solo grazie alla gran quantità di farmaci e antibiotici mescolata ai mangimi. Il latte di mucca, quindi, è un liquido ben poco sano, che contiene: Il pus passa nel latte assieme alle altre sostanze ed è stata stabilita una normativa comunitaria che definisce quanto pus può essere ammesso nel latte senza, secondo loro, avere danni alla salute. Secondo la direttiva, in un millilitro possono esserci fino a 400.000 "cellule somatiche" - il nome scientifico per indicare quello che comunemente e' chiamato "pus" - e un tenore di germi fino a 100.000. In un litro quindi ci possono essere 400 milioni di cellule di pus e 100 milioni di germi. Questi limiti sono indicati nella Direttiva Europea 92/46/CEE recepita dal DPR 14.01.1997 N. 54. farmaci di vario genere, che sono addizionati al mangime, e che si accumulano nelle loro carni, e nel loro latte; erbicidi, pesticidi, usati per coltivare i mangimi per gli animali; anche questi si accumulano nel corpo degli animali; sangue, pus, feci, batteri, virus. Vuoi continuare a bere latte? Buon appetito...

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Il latte fa bene alle ossa? No, dovremmo informarc...

Il latte è un usuraio della peggior specie, quegli usurai che vi fanno un prestito ma poi, se non gli ridate tutto con gli interessi impossibili, vi mandano picchiatori a spaccarvi le ossa. Il latte contiene calcio, utile alle ossa, e per questo viene consigliato, ampiamente consigliato, per l'osteoporosi. Ma contiene anche proteine animali, acide, che, per essere smaltite, consumano calcio. Come un usuraio, il latte presta un po' di calcio, ma, alla fine, ne consuma più di quello che dà. Le proteine del latte, sommate a quelle provenienti da carne e pesce, costringono l'organismo a sottrarre calcio all'osso per poter provvedere al loro smaltimento. Infatti, la salute dell'osso dipende molto più da quei fattori che impediscono le perdite di calcio dall'organismo che dalla semplice quantità di calcio assunta. Quasi tutto il calcio dell'organismo è contenuto nello scheletro, che è la banca del calcio. Il calcio viene perso continuamente attraverso le urine, le feci e il sudore, e queste perdite vengono reintegrate attingendo ai depositi di calcio nell'osso, che cede quindi calcio in continuazione. Il calcio immagazzinato nell'osso viene poi reintegrato con quello alimentare. Esiste dunque quello che viene chiamato "bilancio del calcio": bisogna che il calcio assunto con la dieta sia maggiore di quello perso, altrimenti il bilancio è negativo, e si va incontro all'osteoporosi. In generale, nelle popolazioni che consumano molto latte l'incidenza di osteoporosi è maggiore, mentre è rara nei paesi dove non si beve latte. É noto che tra gli esquimesi, che assumono oltre 2.000 mg di calcio al giorno, l'osteoporosi dilaga. Vari studi, tra i quali l'Harvard Nurses' Health Study, che ha seguito clinicamente oltre 75.000 donne per dodici anni, mostrano che l'aumentato consumo di latticini è associato con un rischio di fratture più elevato. Il latte, dunque, è sì l'alimento ideale, ma solo per il lattante, e parliamo solo di latte umano!

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Le calorie esistono? (2° parte)

(leggi 1° parte) Nella seconda parte di questo articolo parlerò di alcuni luoghi comuni che ancora resistono quando si parla di dimagrimento, di calorie, di grassi, carboidrati, ecc… Questo grazie anche alla pressante pubblicità dove atleti e "star" prestano la loro fama al servizio di una causa che tanto nobile non è. Parliamo di biscotti con “poche calorie”, merendine con “più latte e meno cacao”, brioche senza “zuccheri aggiunti” o cibi “LIGHT, cioè con pochi grassi”. Tutto fumo gettato negli occhi dell’ignaro ascoltatore che poi entra nel vicino supermercato ad acquistare questi alimenti artefatti, poco nutrienti e a dir poco dannosi per la salute. Iniziamo con un detto molto famoso e che rappresenta una verità assoluta: SIAMO QUELLO CHE MANGIAMO. Dobbiamo quindi iniziare a nutrirci (e non solo mangiare) con cibi che siano il meno possibile trattati, e il più possibile naturali, presenti cioè in natura e non creati dall’uomo. Poi la nostra attenzione deve spostarsi sulla composizione del cibo conoscendo gli effetti che ha nel nostro organismo (e non guardando le calorie come ho già detto nel precedente articolo). Saper leggere le etichette diventa fondamentale, come sapere di cosa abbiamo bisogno per nutrirci ed usare l’alimentazione come prima terapia di lunga vita sana. Se vogliamo mantenere un giro vita gradevole e sentirci bene, il nostro corpo abbisogna di acqua (non di bibite gassate e coca cola), di proteine (carne rossa, pesce, cereali integrali), moderate quantità di carboidrati che possiamo trovare nell’avena, nel farro, nell’orzo e altri cereali. Poi ci servono i grassi… sì proprio quelli che si ostinano a spacciare come la causa di obesità. Noi abbiamo bisogno dei grassi perché ci forniscono energia, sono alla base della costituzione degli ormoni, proteggono le cellule, e tante altre fondamentali funzioni. Soprattutto se sappiamo come usarli ci fanno “dimagrire!” come avviene nelle diete chetogeniche dove i grassi vengono trasformati ed usati a scopo energetico prelevandoli anche dai depositi (pancia, fianchi per esempio) ed usati dal cervello.

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Acqua alcalina, perché sceglierla

iEducation™ racconta: perché attraverso l'utilizzo di ACQUA ALCALINA riusciamo ad eliminare un quantitativo maggiore di liquidi rispetto a quelli che introduciamo? Perché possiamo ridurre notevolmente la ritenzione idrica, limitare l'insorgenza delle cosiddette bucce d’arancia e/o buchi di cellulite? Iniziamo comprendendo alcuni concetti base dell’acqua alcalina: È un’acqua più simile al sangue del nostro corpo, che come sappiamo ha un Ph di 7,35-7,4; 2) È un’acqua in grado di ridurre l’acidosi nell'organismo, generato da un’alimentazione e una digestione non sempre perfetta; è un’acqua, per le sue proprietà, in grado di “eliminare” i radicali liberi, creati dai processi fisiologici (come invecchiamento, rigenerazione cellulare-tessutale, ecc.) e dagli stress esterni al nostro corpo (come lavoro, famiglia, inquinamento ambientale, ecc.). Ora scopriamo come è possibile ottenere un miglioramento della ritenzione idrica: in natura le molecole d’acqua non esistono separatamente, ma raggruppate in “clusters” (grappoli), ossia gruppi di più molecole tenute unite dalla loro tensione superficiale. La comune acqua potabile è composta da 15-20 ed anche più molecole per clusters. L’acqua delle migliori sorgenti è formata da clusters di 10-15 molecole, mentre l'acqua alcalina ionizzata, prodotta dagli ionizzatori d’acqua, E’ FORMATA DA CLUSTERS DI 5-6 MOLECOLE. Ecco quindi il suo primo punto a favore. Inoltre questo tipo di acqua risulta MAGGIORMENTE PENETRABILE attraverso i microtubuli delle nostre membrane cellulari, le quali si presentano sempre più sclerotizzate (indurite), riuscendo così a facilitare lo scambio intra-extra cellulare dei liquidi e di conseguenza la reidratazione delle nostre cellule. Ecco il suo secondo punto a favore. Ora, come possiamo ben comprendere da queste poche righe, il nostro problema della ritenzione idrica è soprattutto a carico delle membrane cellulari, che si nutrono di un eccessivo carico di “rifiuti tossici acidi”. Ecco perché, quest’acqua attiva ionizzata, essendo strutturalmente più piccola, è in grado di ripulire facilmente le membrane cellulari (indurite dalle scorie trattenute), d’idratare le cellule e di ripristinarne la funzionalità; questo favorirà la diuresi quotidiana e l’alcalosi corporea, riducendo a dismisura la ritenzione idrica. Sintetizzando, possiamo affermare, che bere acqua è un metodo facile per migliorare la ritenzione idrica, ma bere acqua alcalina è un metodo veloce per ANNULLARLA!!! Questo risultato, dopo appurate verifiche, ha spinto il nostro Centro iPersonalTrainer™ di Rimini ad accogliere ALKAMEDI™ (ionizzatore d'acqua) come processo per accelerare, ancor più, il miglioramento della salute psico-fisica dei nostri allievi.

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Rimedio per dolori articolari

Quante volte vi è capitato di soffrire di fastidi o dolori articolari, magari al gomito o piuttosto al ginocchio, spesso aggravati dal clima umido e freddo? Quale prodotto  risulta efficace nell'attenuazione di questi sintomi? Una buona soluzione può essere l’assunzione di un supplemento a base di glucosamina solfato e condroitina sodio solfato, magari abbinato al MSM (Metilsulfonilmetano). Questo prodotto agisce come condroprottetore (protegge le cartilagini), ovvero favorisce processi antidegenerativi ed antiartrosici.Inoltre la glucosamina è coinvolta nella produzione di cartilagine proteggendo il tessuto connettivo dell’articolazione. Il MSM, è un composto organico contenente zolfo e, per chi non lo sapesse, lo zolfo è l’ottavo elemento più abbondante, in termini di peso, presente nell’organismo umano. Nella combinazione dell’integratore, lo zolfo, svolge l’azione anti infiammatoria determinando la scomparsa dei dolori articolari.

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Nutrizione e salute: attenzione all'abuso di ...

Alla luce delle ultime conferme date dai ricercatori dell'impero al college di Londra e del World Cancer Research Fund, il 45% dei tumori al colon potrebbe essere evitati se solo ci si applicasse ad un'alimentazione sana e se si svolgesse una corretta attività fisica. Le ricerche dicono con esattezza che consumare 100gr di carne rossa al giorno aumenta del 17% il rischio di tumore al Colon, ovviamente, il raddoppiare delle porzioni potrebbe aumentarne solo la percentuale. NON SI REGISTRA INVECE UN AUMENTO SIGNIFICATIVO DEL RISCHIO PER CONSUMI INFERIORI AI 500gr SETTIMANALI. Va anche peggio per le carni processate (insaccati, prosciutti e affini); mangiarne più di 100 grammi al giorno aumenta del 36% il rischio di cancro al colon. Si mette così la parola fine ad un dibattito che si trascina da tempo e che vede da una parte l'uso di carne rossa e dall' altra l'abuso della stessa con relativi rischi annessi. Il nostro consiglio è quello di ridurne l'utilizzo fino ad un massimo di 400 grammi a settimana, ma soprattutto di ridurre i consumi di carni processate e/o insaccate. Le fonti proteiche sono svariate (carni bianche, pesce, uova, legumi, soia ecc…), pertanto abbiamo la possibilità di scegliere e rendere varia la nostra alimentazione. Qui di seguito riportiamo una serie di consigli su come trattare la carne rossa per renderla meno nociva e facilmente assimilabile: lavare la carne rossa sotto l'acqua corrente prima della cottura per rimuovere il sangue residuale e l’emoglobina, proteina in esso contenuta, e contenente ferro; dopo la cottura, lasciare riposare la carne prima di mangiarla, in questo modo la pietanza si riprende dallo shock termico e continua a far fuoriuscire gli ultimi residui di emoglobina che dovrebbero rimanere nel piatto; porre attenzione alla modalità di cottura della carne scegliendo metodi meno invasivi quali la brasatura, la bollitura, la cottura al microonde e la cottura al forno, piuttosto che la frittura, la cottura alla griglia o al barbecue; preparare la carne prima di cuocerla con erbe e spezie, in modo da attenuare i fenomeni ossidativi e la formazione di radicali liberi. In conclusione, facciamone un uso intelligente piuttosto che un abuso senza accortezze. In questo modo, anche la carne rossa, potrà essere un valido contributo ai nostri muscoli e alla salute dell'organismo.

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Arriva l'inverno, facciamo il carico di Vitam...

In breve vi illustro le caratteristiche principali della vitamina C, la mia preferita, una vitamina davvero poco considerata in molti ambiti. La Vitamina C -acido ascorbico, sodio ascorbato o calcio ascorbato- è coinvolta in un gran numero di reazioni biochimiche nel corpo umano.            Due delle sue maggiori funzioni sono il potenziamento del sistema immunitario e la sintesi del collagene, una sostanza molto importante che tiene uniti tra loro i vari tessuti del corpo umano. Il collagene rinforza i vasi sanguigni, la pelle, i muscoli e le ossa. L'uomo non può creare collagene senza la vitamina C. Il dosaggio di 60 mg stabilito dagli RDA è piuttosto fdifficile da raggiungere e sottolinea l'importante necessità di assumere integratori di vitamina C. E' contenuta in tutti gli agrumi (limone, arancia, pompelmo...), fragola, kiwi, peperoni, cavolo, cavolfiore, pomodoro e anche in verdure verdi a foglia come la lattuga o il radicchio. in particolare aumenta le difese immunitarie aiutando l'organismo a difendersi dagli attacchi virali; è importante per la crescita in quanto rafforza ossa e denti; aiuta la cicatrizzazione delle ferite; è coadiuvante contro le anemie perché migliora l'assorbimento del ferro. Va evidenziato che sulla vitamina C sono stati effettuati molti studi e alcuni sono ancora in corso: sembra ormai accertato che essa è in grado di prevenire l'insorgere di tumori (in particolare quelli derivati dal fumo), di avere effetti positivi nei malati di AIDS, di difendere dagli effetti dell'inquinamento. Ancora aperta è la discussione riguardo alla capacità della vitamina C di combattere il raffreddore: la cosa certa è che ne riduce i sintomi e ne abbrevia il decorso. E' importante notare che la vitamina C (più ancora di altre) è una sostanza che viene facilmente distrutta durante la cottura. Inoltre il nostro organismo la elimina giornalmente attraverso le urine e il sudore, quindi, mentre sono rare nei paesi occidentali le carenze gravi, può essere frequente il caso di ipovitaminosi se nell'alimentazione mancano o sono scarse frutta e verdura fresche o in particolari condizioni dell'organismo che necessitano di un aumento della dose giornaliera di Vitamina C (per esempio il fumo che la distrugge).

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Integratori per dormire bene

Il sonno è un fenomeno naturale e biologico; all'interno del nostro organismo, abbiamo una sorta di orologio biologico che influenza alcuni processi fisiologici e che condiziona le ore di veglia e quelle di sonno; questo "orologio" corrisponde al ciclo circadiano. In età adulta dovremmo dormire almeno 8 ore a notte, delle quali 2 di fase REM, ovvero di sonno profondo durante il quale accade di sognare intensamente. Tuttavia i pensieri inerenti la vita lavorativa, privata ed altre preoccupazioni spesso influenzano le effettive ore di sonno, creando ripercussioni nella giornata seguente anche di carattere ormonale, agendo in modo negativo se accumuliamo un deficit di sonno rispetto alle esigenze. Potrebbe ad esempio aumentare notevolmente il cortisolo, le difese immunitarie potrebbero abbassarsi e potrebbe comparire cefalea. L'integrazione con principi attivi naturali per prevenire l'insonnia, stimolare il sonno o favorirne la durata, sono diffusi soprattutto in erboristeria.  Personalmente ho assunto alcuni principi attivi con successo. Vi è comunque una considerazione preliminare da fare: bisogna valutare la causa dell'insonnia. Se a volte si è particolarmente tesi a causa dello stress eccessivo, allora estratti di piante come la Valeriana sono idonei per distendere e rilassare il SNC (sistema nervoso centrale) favorendo l'addormentamento; questa pianta non ha controindicazioni importanti ed agisce come ansiolitico (PROVATA: mio voto 8). Se lo stress è persistente consiglio un anti-cortisolo tipo la Fosfatidilserina, fosfolipide che opera come anti-infiammatorio aumentando lucidità mentale, favorendo il rilassamento e combattendo i sintomi depressivi (PROVATA: mio voto 9). Infine vorrei citare la Melatonina, ormone prodotto dalla ghiandola pineale che regola il ritmo sonno-veglia; viene utilizzata con successo contro il jet-lag (sintomi causati dal cambio di fuso orario sul nostro organismo quando si viaggia lontano). Aumenta lo stato di sonnolenza stimolando l'addormentamento; la melatonina è controindicata per i cardiopatici e per chi assume farmaci o prodotti per la cura della depressione. Inoltre è importante valutare tipo e turni di lavoro prima di assumerla, in modo da non concentrarla eccessivamente a livello plasmatico nel pieno del dovere...(PROVATA: mio voto 7). Il sonno è una componente fondamentale per l'anabolismo o recupero di ogni sport e per mantenere lo stato di benessere organico, quindi dovremmo dedicare più attenzione alla qualità e al tempo dedicato al nostro dormire.  Non mi resta quindi che augurare... buona notte a tutti!

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Mal d'amore ed attività fisica

L'essenza principale della vita, l'Amore, il Bene puro che si prova per un'altra persona spesso identificata ed intesa nella relazione con il proprio partner e non nei rapporti famigliari tra genitori e figli. Talvolta anche madri e padri soffrono per i figli quanto chi attraversa le pene d'amore di un termine di una storia. E' la stessa cosa, la catastrofe metabolica che si scatena deriva dallo stato depressivo causato dalla secrezione di ormoni catabolici e negativi per il benessere dell'organismo, in quanto prodotti in eccesso, dovuto alle emozioni avvertite che sballano l'asse IPOTALAMO-IPOFISI-SURRENE causando sbalzi d'umore, crisi di pianto, depressione, ansie e disturbi alimentari e del sonno. Beh, direte, che c'entra con il Fitness?! C'entra eccome, il processo metabolico che si attua con la pratica dell'attività fisica, permette di prevenire e curare stati depressivi, sebbene l'allenamento debba essere idoneo, poichè l'incremento eccessivo di cortisolo nel post workout dovuto alla proporzionalità dell'intensità della sessione, inciderebbe negativamente su soggetti sofferenti di ansia o depressione amplificando le crisi una volta terminata l'attività! L'allenamento deve invece portare al rilascio di endorfine per favorire uno stato positivo per l'umore stabilizzando la secrezione di serotonina e poi attraverso un'alimentazione glucidica e con zuccheri quali il fruttosio per non eccedere nell'uso di dolci o gelati evitando picchi glicemici e risposte insuliniche esagerate e costanti. Lo so, è dura quando si soffre, ma l'allenamento vi aiuterà e permetterà di mantenere un approccio corretto con l'alimentazione attenuando la produzione di corticotropina ACTH (ormone dello stress); tale ormone viene espulso attraverso la lacrimazione. Infatti è stato dimostrato che la composizione chimica lacrimale di chi soffre è diversa da quella di una reazione allergica o priva di fattori emotivi alla base. Personalmente mi accadde di piangere in palestra senza controllarmi, purtroppo, da quanto stavo male per una delusione, e decisi assieme all'allora mio PT, di sospendere la seduta in quanto in quel caso la mia situazione ormonale non era favorevole al tipo di attività quale il BB in cui occorre motivazione e testosterone a livelli alti. Per non parlar poi della mancata contrazione muscolare a causa di una scarsa concentrazione a livello cerebrale e del Sistema Nervoso Centrale . Se lo sfogo mi fosse venuto qualche ora prima allora in quel caso l'allenamento mi avrebbe fatto bene. Vi consiglio di non abbuffarvi, di non assumere farmaci anti depressivi, cercate di svolgere appieno i vostri impegni e praticate sport riacquistando autostima e fiducia nel futuro. Esiste persino un prodotto per le pene d'amore (Amorex), non è classificato come farmaco ma come integratore alimentare vegetale grazie alla presenza di Griffonia simplicifolia e vitamina E, B e B6. Non è quindi soggetto a prescrizione medica. Pare che questa pianta, originaria della Costa d’Avorio, contenga molto triptofano, che è un amminoacido precursore della serotonina, neurotrasmettitore che allevia i dispiaceri. Però il triptofano non arriva al cervello perché il problema non è la quantità di serotonina, ma la sua distruzione-ricaptazione nella sinapsi. L'unica soluzione quindi è soffrire fino in fondo a testa alta ringraziando comunque il Cielo che avete amato e avuto il dono di essere sensibili, in quanto fortuna e non debolezza . L'importante è reagire sempre anche quando si è a terra! Un abbraccio a tutti coloro che in questo momento soffrono per amore. Se poi vi occorronno delle indicazioni fitness e alimentari sapete come contattarmi...

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Valori pressori e flusso ematico durante l'at...

L'attività sportiva genera un adattamento organico, principalmente attraverso il flusso ematico e la pressione. Intervenendo con una corretta attività fisica e valutandone i relativi adeguamenti cardiocircolatori, si può attuare un tipo di allenamento con il fine di prevenzione o miglioramento di alcuni stati ipertensivi. Durante l'attività fisica il cuore asseconda le richieste di maggiore ossigeno con cui il sistema energetico aerobico ossida i substrati energetici, ma soprattutto amplifica il flusso ematico sino a tredici volte rispetto alla condizione di riposo. Mentre il muscolo lavora avviene sia un aumento di afflusso sanguigno sia un deflusso in fase di contrazione, determinando la sensazione della fatica e conseguente incremento della pressione. La pressione aumenta per fronteggiare la resistenza creata dalle compressioni sui vasi sanguigni rispetto al flusso ematico, ne deriva la constatazione che possa aggravare forme di ipertensione o sofferenze coronariche in considerazione del lavoro svolto dal muscolo cardiaco proporzionale all'esigenza di ossigenazione. Le compressioni vascolari frequenti causano stanchezza ed accumulo di acido lattico in quanto ostacolano la rimozione dei cataboliti, visto che diventa difficoltoso il transito di ossigeno, rallentando perciò la glicolisi. Tale processo è reversibile, chiaramente, e risulta diminuito nei soggetti allenati, ma resta il fatto che diventa sconsigliato a chi soffre di ipertensione. Il lavoro aerobico invece può migliorare le condizioni di tali individui oppure può prevenire peggioramenti. Infatti la circolazione periferica priva di resistenze, stimola il ritorno al cuore abbassando i livelli pressori. Inoltre il sistema energetico aerobico è implicato nell'eliminazione di quantità di sodio, attenuando il volume del flusso sanguigno e determinando stati ipotensivi. Difatti per regolare il flusso stesso a livello renale si rilascia l'aldosterone, un ormone che permette l'assorbimento di sodio per poter rialzare il volume del flusso circolatorio nell'immediato. Viceversa durante il lavoro muscolare si attua il meccanismo miogenico ovvero quando il muscolo non reperisce l'aumentata quantità di ossigeno richiesta, rilascia delle sostanze vasodilatatrici che agiscono sui vasi di resistenza dilatando la costrizione subìta dal vaso sanguigno per mantenere costante il flusso ematico. Perciò nella programmazione di una scheda di allenamento, bisogna essere certi che il soggetto che andiamo ad allenare sia o meno iperteso, se soffre di problemi cardiaci oppure no ed in relazione a tali dati si procede alla personalizzazione ideale anche sotto l'aspetto di prevenzione, in quanto il Personal Trainer è responsabile delle direttive allenanti indicate che debbono essere soprattutto idonee al cliente. Concludo quindi dicendo che le attività di tipo anaerobico, massimale o ipertrofico, ed inoltre di tipo isometrico, sono da escludere per persone che soffrono di ipertensione, difficoltà coronariche e problemi vascolari quali ristagno venoso. Auspicabile lo svolgimento invece di allenamenti di tipo aerobico, che hanno effetti positivi relativamente ai disturbi o patologie sopra riportate.

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Cioccolato fondente... qualità e virtù

Le origini del cioccolato che si ottiene dalla Theobroma Cacao, risalgono ad almeno 4000 anni fa. La pianta, si pensa, sia originaria del bacino dell' Amazzonia o dell'Orinoco, in sud america ed era considerata dagli aztechi di origine divina, "Theobroma" significa infatti , "cibo degli dei". Gli Aztechi usavano i semi della pianta come moneta: 100 semi per comprare uno schiavo, 10 per un coniglio. La prima versione di tavoletta di cioccolato è attribuita a J.S. Fry e figlio, quando nel 1847 mescolarono zucchero, burro di cacao con polvere di cioccolato e prepararono cosi la prima barretta di cioccolato. Il cioccolato fondente, se mangiato con moderazione, si è dimostrato efficace nel prevenire alcune malattie cardiovascolari; per ottenere effetti benefici sulla salute basterebbero 6,7 g al giorno (Journal Of Nutrition, settemb. 2008). L'elevato contenuto in antiossidanti dei semi di cacao, in particolare flavonoidi e altri polifenoli, sono alla base dell'effetto positivo sullo stato infiammatorio, proteggendo soprattutto le arterie da tale danno. Il cioccolato al latte non ha le stesse qualità del fondente, il latte annulla gli effetti benefici dei polifenoli contenuti nel cacao.

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Forma fisica e salute: l’equilibrio psico-fisico

Andando diretti al punto in questione, per equilibrio si deve intendere il perfetto bilanciamento delle componenti che costituiscono l’essere umano, senza alcuna esclusione: salute; forma fisica; aspetti mentali ed emotivi; sessualità; alimentazione; rapporti familiari; rapporti; attività lavorativa e posizione economica; istruzione e cultura; rapporto con la religione e la spiritualità. Tutti questi fattori sono descrivibili separatamente come bilance in cui i piatti sono in costante oscillazione tra i 2 punti estremi. Facendo un parallelo con l’organizzazione anatomica e funzionale del nostro sistema nervoso, esso è improntato su un funzionamento a sistema binario (on/off) che si esplicita nella divisione del cervello in 2 emisferi, ma andando oltre, anche nella suddivisione funzionale mai totale tra “cosciente e autonomo” e all’interno dei sottosistemi “razionale-emotivo” per la parte cosciente mentre il sistema nervoso autonomo si autoregola in un costante oscillare tra componente ortosimpatica, attivante e parasimpatica, inibente.   Questa continua suddivisione in 2 parti, mai completa e totale, richiama un parallelismo con il concetto di Tao delle civiltà orientali. Nel Tao, l’universo e tutto ciò che lo forma si caratterizza per la compenetrazione tra la parte bianca, positiva (Yang) e quella nera, negativa (Yin). Non esiste accezione morale nel definire le due parti: esse si compenetrano a vicenda, bilanciandosi e contenendo ciascuna il “seme” dell’altra. L’unità del Tao si esplicita come un flusso dinamico che, in costante equilibrio, permea il tutto. A questo punto verrebbe da chiedersi cosa c’entra tutto ciò con la salute e le prestazioni psico fisiche… Spesso le persone ricercano un miglioramento in un aspetto isolato della loro vita (voglio perdere 5 chili, voglio fare la mezza maratona in un’ora e trenta, ho dolore alla schiena,…). Non viene considerato, per non conoscenza o per presunzione (assai più raro), che il miglioramento passa attraverso il riequilibrio con la componente complementare del problema in questione e con tutte le altre componenti. Questo riequilibrio spesso è vincolato ad un mutamento, al cambiamento anche radicale di aspetti più o meno profondi dell’esistenza della persona. Sarà difficile quindi curare il mal di schiena se il soggetto non prenderà in considerazione, al di là dell’intervento diretto dell’educatore o del terapeuta, il proprio stile di vita, l’alimentazione, il riposo, la posizione sul luogo di lavoro, vecchi preconcetti ereditati dai genitori (stai dritto!!!), il rapporto di coppia… A volte la soluzione potrà essere comunque raggiunta con un lavoro parziale ma sarà un risultato parziale destinato a durare fintanto che permarranno fattori di disequilibrio marcati.

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