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Benessere e salute

La dieta alcalina come rimedio all'acidosi cr...

Abbiamo visto, in un mio precedente articolo,  quali sono le conseguenze fisiche dell’acidosi. Ora vediamo cosa poter fare per invertire questo stato di cose. Il cibo e le bevande che utilizziamo ogni giorno sono “produttori di acido”: latte, latticini, proteine animali come anche tutti i cereali, dolci, dessert, vino, birra e caffè sono alimenti acidi. Ancora peggio i pasti veloci come quelli offerti dai fast-food e gli alimenti precotti.   Per eliminare l’acidità organica e rallentare o inibire il processo di distruzione cellulare bisogna intervenire quindi modificando l’alimentazione e adottare una dieta che privilegi l’assunzione di alimenti alcalini come vegetali, frutta fresca, noci, limitando quelli acidi, come cereali, carni e formaggi, alcolici, bevande gassate tipo cola e cibi molto salati. La dieta alcalina consiglia di consumare ogni giorno il 70-80% di alimenti alcalini per compensare l’assunzione del restante 20/30% di alimenti acidi, comunque necessari alla vita, soprattutto se consideriamo la necessità di un corretto apporto proteico alla nostra alimentazione. Tale modello alimentare è nettamente più vicino a quello seguito dall’uomo fino alla scoperta dell’agricoltura rispetto all’attuale (Paleo Diet?). Vediamo, nello specifico, quali e quanto sono acidi alcuni cibi e quali quelli alcalini Il valore positivo accanto all’alimento indica l’acidità; più è alto questo valore e più il cibo è acido. Il valore negativo indica la basicità dell’alimento; più è alto e maggiormente riesce ad abbassare l’acidità nei fluidi corporei. Esaminiamoli uno per uno e poi tiriamo le nostre conclusioni. Intanto notiamo che tra i cibi più acidi in assoluto ritroviamo i latticini. Ma come? Non ci hanno detto per tanti anni che il latte è l’alimento più completo in assoluto? Non ci hanno ripetuto, sino a farci venire il mal di testa, che se vogliamo dare il calcio alle nostra ossa dobbiamo mangiare il parmigiano (+34,2 di acidità). Ora lo ritroviamo tra gli alimenti che causano maggiormente l’acidosi cronica. Qualcuno potrà obbiettare che comunque ci rifornisce del nostro fabbisogno giornaliero di calcio. Falso! Compensare un alimento con un grado di acidità +34,2 sarebbe quasi impossibile con l’alimentazione. Dovremmo mangiare almeno una tonnellata di verdura, cosa impossibile ed anche controproducente. Costringeremmo, quindi, il nostro corpo ad attuare contromisure compensatorie evidenziate nella prima parte dell’articolo. Saremmo costretti a prelevare i sali minerali dalle nostre strutture organiche per mantenere l’omeostasi del nostro ph. Quali sono le strutture del nostro corpo che hanno la maggiore quantità di sali? Ed ancora quale è, oltre al bicarbonato di sodio, il minerale maggiormente alcanalizzante? La risposta per quanto sconcertante è la seguente: il calcio e le nostra ossa sono i depositi maggiori di questo minerale. Paradossalmente, l’alimento che ci hanno sempre suggerito contro l’osteoporosi, in definitiva è proprio quello che ci reca più danni. Vediamo, anche, gli altri alimenti Ci continuano a dire che che la carne e le proteine animali sono acide. Nella tabella vediamo, però, che il riso ed i tanti amati fiocchi di avena sono decisamente più acidi della carne. I cereali, in genere, hanno uno stesso grado di acidità della carne/pesce/uova. Alla luce di quanto visto credo che abbiate capito tutti che qualcosa non quadra. I vegani esaltano le proprietà negative, acide, della carne non considerando che la tabella degli alimenti acidi/alcalini afferma esattamente il contrario. Che fare allora? Esattamente quanto detto precedentemente e cioè consumare ogni giorno il 70-80% di alimenti alcalini per compensare l’assunzione del restante 20/30% di alimenti acidi. Abbinare ad ogni pasto una quota proteica/acida a 2-3 quote alcaline composte prevalentemente di verdure e poca frutta. Tornare, cioè, a quanto facevamo prima dell’avvento dell’agricoltura e dell’alimentazione industriale. Ma un’alimentazione alcalina non basta. Ancor di più fondamentale importanza è l’acqua. Il nostro corpo è costituito per il suo 60% di acqua che è quindi  il costituente principale del nostro organismo, tant’è vero che senza assumere acqua la morte sopraggiunge nell’arco di pochi giorni. L’acqua svolge, infatti, innumerevoli e vitali funzioni: è un ottimo solvente per numerose sostanze chimiche; regola il volume cellulare e la temperatura corporea; favorisce i processi digestivi; consente il trasporto dei nutrienti e la rimozione delle scorie metaboliche. È fondamentale quindi assicurare al nostro corpo una corretta idratazione ma soprattutto una idratazione con un’acqua che sia biologicamente corretta, ovvero alcalina, cioè ricca di Sali minerali! La specie umana originatasi e evolutasi nella Rift Valley, prima di partire alla colonizzazione del mondo, si è abbeverata per milioni di anni nelle acque del lago Turkana, il lago alcalino più grande al mondo con un Ph di circa 9,5-9,7. Ma anche i laghi Malawi e Tanganika ed Eyasi hanno un Ph compreso tra l’8,2 e il 9,4. I milioni di anni trascorsi dalla specie uomo nella Rift Valley hanno scolpito i nostri geni e la chimica del nostro organismo che si è evoluto con una grande disponibilità di liquidi basici necessari ad esplicare tutte le sue funzioni e al mantenimento di una omeostasi alcalina.   L’acqua del rubinetto, comunemente considerata potabile, ha un pH che varia da città a città, ma che è quasi sempre neutro. Ed è purtroppo anche caratterizzata negativamente dalla presenza di metalli pesanti. Recente è la scoperta di elevate quantità di arsenico, un metallo di elevatissima tossicità, collegato al carcinoma della vescica e mammario e ad alcune neoplasie della pelle.   Altro grande problema  che presenta l’acqua di rubinetto è il fatto che è sottoposta alla clorazione, cioè il trattamento di disinfezione ha lo scopo di distruggere completamente i microrganismi battericidi patogeni. Questo processo, se da un lato disinfetta l’acqua, dall’altro favorisce il rischio di sviluppare il cancro alla vescica e al colon. Purtroppo anche l’acqua in bottiglia di plastica che compriamo al supermercato presenta i suoi problemi. Anche se imbottigliata da una sorgente alcalina (per esempio l’“Acqua Panna” ha 8,1), perde quasi subito la sua basicità, perché la plastica permette al biossido di carbonio dell’atmosfera di passare nell’acqua contenuta e questo forma acido carbonico che abbassa così il pH dell’acqua. Inoltre il pH riportato nelle etichette è misurato alla sorgente, dove l’acqua generalmente è molto fredda e visto che il pH tende ad abbassarsi con il caldo, ci ritroviamo poi a bere nelle nostre tavole un’acqua sostanzialmente sempre neutra o acida, anche se inizialmente era alcalina. Le bottiglie di plastica presentano, inoltre, il problema del Bisfenolo A, prodotto organico della plastica stessa, che può dare problemi cardiovascolari, diabete e danni epatici. Si sa ormai da anni che la plastica è un elemento dannoso alla salute, ma è un problema destinato a non trovare una soluzione. Le  industrie delle acque  minerali non sarebbero più in grado di stare sul mercato a causa dei forti costi di produzione se, al posto delle bottiglie di plastica, dette industrie dovessero usare le più sane bottiglie di vetro, come si usava una volta. È ormai noto anche alla stampa che l’esposizione alle fonti di calore, e quindi alla luce solare, dell’acqua in bottiglia di plastica è altamente dannosa per la salute. Il calore infatti reagisce con i prodotti chimici della plastica rilasciando diossina, imputata di essere una delle principali responsabili nella formazione del cancro al seno.  Immaginiamoci cosa succede quando un carico di acque minerali in plastica sono trasportate dal nord verso il sud esposte a tutte le intemperie! A questo punto cosa bisogna fare? Cercare assolutamente un Acqua che corrisponda alle nostre esigenze e che cioè sia alcalina, ricca di sali minerali e biodisponibile. Attualmente, in commercio, è disponibile uno ionizzatore che soddisfa tutte queste caratteristiche: Acqua Kangen. Nata in Giappone dall’osservazione della longevità della popolazione degli Hunza ed utilizzata successivamente negli ospedali giapponesi é  diventata presidio medico e poi commercializzata in tutto il mondo.   I benefici di Acqua Kangen Antiossidante Acqua Kangen ha delle proprietà antiossidanti straordinarie, donandoti energia attraverso l’ossigeno attivo. Ha una forte carica negativa di ORP (potenziale di ossido riduzione) La normale acqua di rubinetto ha un ORP sopra lo zero e quindi positivo, con dei valori medi elevati, e di conseguenza non ha nessun potere antiossidante. Equilibrio del pH Le malattie prosperano in un ambiente acido, mentre non possono sopravvivere in un ambiente alcalino. Aumentando il pH, il tuo corpo è in grado di utilizzare tutte le sue difese immunitarie per combattere batteri, virus e malattie. Quando il pH del corpo è bilanciato verso il 7.0, tutte le funzioni dell’organismo lavorano in maniera ottimale, compreso il sistema immunitario. Siamo sempre alla ricerca di un pH equilibrato, ed Acqua Kangen ti aiuta a trovare il giusto equilibrio e stabilizzarlo nel tempo. Disintossicazione Quando cominci a bere Acqua Kangen alcalina, inizi a pulire il tuo apparato digestivo, il primo passo per iniziare una corretta disintossicazione. Senza un intestino pulito, una corretta disintossicazione dei tessuti sarebbe molto difficile. Acqua Kangen ti offre diversi livelli di acqua con pH alcalini, è importante per le persone che hanno sviluppato un accumulo di sostanze tossiche nel corpo, inizino a bere Acqua Kangen partendo dal livello più basso, ovvero pH 8.5 Questo permette una disintossicazione graduale  regolando il proprio livello di pH. Poi si può aumentare il grado di pH a 9.0 e, successivamente, a 9.5 Idratazione L’acqua ionizzata ha una capacità maggiore di muoversi nel corpo umano del 30% in più rispetto all’acqua convenzionale. L’acqua Kangen ha un potere di idratazione sei volte maggiore rispetto all’acqua normale. Nei torrenti di montagna dove l’acqua rimbalza sulle rocce, produce l’effetto di ionizzazione attraverso la creazione di ioni di idrossido. Questo si verifica anche nelle cascate o quando le onde si infrangono sulle rocce o sulla spiaggia. Le molecole di acqua normale formano gruppi di 10 o più grappoli, mentre Acqua Kangen ha una struttura di circa 6. Questa struttura molecolare si presenta in forma esagonale, penetra nel tessuto del tuo corpo più efficacemente ed è più assorbibile dall’organismo rispetto all’acqua normale. Viene chiamato micro-cluster o acqua micro strutturata, con ha una capacità di idratazione di gran lunga superiore. Ogni aspetto della guarigione può essere rafforzata attraverso una corretta idratazione, aumentando l’energia disponibile dell’organismo.   I benefici dell’acqua acida Pelle, capelli e cuoio capelluto Poiché la pelle ed i capelli sono leggermente acidi, l’acqua acida è perfetta. Quando l’acqua acida viene applicata sulla pelle agisce come astringente ed aiuta ad eliminare le rughe. Al contrario degli altri astringenti non lascia nessun tipo di residuo chimico sulla pelle. L’acqua Kangen aiuta anche nei casi di macchie della pelle ed acne. Per ottenere una pelle più morbida è consigliabile aggiungere 3 – 4  litri di acqua acida all’interno della vasca da bagno prima di immergersi. Dopo la doccia è consigliabile versare dell’acqua acida sopra la testa. Inoltre è adatta per le verruche ed i funghi, per la cura di eruzioni cutanee, ferite, graffi,etc. Per pelle secca è consigliabile starne in ammollo per circa 20 – 30 minuti. L’Acqua Kangen acida aiuta anche a rimuovere i pungiglioni dopo le punture di insetto ed il gonfiore derivato dalle punture di zanzara. Favorisce la crescita delle piante: la crescita e la salute delle piante può essere rafforzata con l’uso dell’acqua Kangen acida. Le piante crescono molto bene se il terreno è leggermente acido, di conseguenza il pH dell’Acqua Kangen acida è perfetto. Ritarda la crescita batterica: l’acqua acida ionizzata è in grado di uccidere i batteri al contatto. La sua efficacia dipende da quanto sarà alto il valore di ORP e dal pH. Con un pH 2.5 ed un valore ORP di + 1100 mV i batteri vengono uccisi al contatto con l’acqua acida.   Perdita del peso La maggior parte delle diete comportano una riduzione dell’apporto calorico ed una costante attività fisica per incrementare il metabolismo. Ciò che molte diete non riescono a sottolineare è l’importanza dell’acqua alcalina. L’acqua è alla base di tutto ciò che porta alla perdita del peso in eccesso. Attraverso l’acqua il tuo fegato riesce ad utilizzare e metabolizzare il grasso immagazzinato per trasformarlo in energia. L’acqua favorisce il trasporto delle sostanze nutritive attraverso il corpo, contribuendo alla costruzione di massa muscolare durante gli allenamenti o quando svolgi esercizio fisico finalizzato alla perdita del peso. Un aumento della massa muscolare porta ad un aumento del tasso metabolico. Quando si beve acqua, i nervi simpatici vengono stimolati, attivando il metabolismo energetico ed aumentando il consumo calorico, che si traduce in perdita di peso. Quando si stimolano i nervi simpatici, si secerne adrenalina. L’adrenalina attiva la lipasi, un ormone sensibile che si trova nel tessuto adiposo, e rompendo i trigliceridi in acidi, grassi e glicerolo, rende più facile bruciare il grasso accumulato nel corpo. Ci sono delle ricerche che evidenziano come il consumo calorico aumenta attraverso il consumo di acqua alcalina L’alimentazione non è l'unico stimolo acido. Anche le preoccupazioni, l’ansia, la paura, la stessa attività fisica, lo stress sono fattori in grado di produrre acidità organica, e così pure le sostanze inquinanti e le eventuali tossine presenti nell’ambiente in cui viviamo. Allenamenti giornalieri in palestra, training prolungati, allenamenti aerobici ed anaerobici senza i dovuti recuperi sono altri elementi che vanno controllati. Voglio ricordare che l’acido lattico, prodotto di scarto di un allenamento anaerobico è, per l’appunto, un acido. Ricordo, inoltre, che gli allenamenti aerobici di durata sono tra gli stimoli, proprio per lo scambio respiratorio, con la maggiore produzione di radicali liberi. Alleniamoci, dunque, tenendo sempre presente questi elementi. Utilizziamo integratori alcalini nel pre o post allenamento anaerobico (Basenpulver). Recuperiamo tra un training ed un altro. Limitiamo i nostri allenamenti a tempi inferiori ai 60 minuti. A questo punto credo di avere dato tutti gli elementi per dare una svolta decisa e netta alla vostra vita. A voi la scelta se continuare a seguire un’alimentazione acida, uno stile di vita acido o passare ad una alimentazione e stile di vita alcalino. Paleo Diet -Training in stile BIIO - Acqua Kangen - le mie indicazioni.

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Diabete ed attività fisica

Il Diabete è una malattia metabolica caratterizzata da una carenza assoluta o relativa di insulina. Si parla di Diabete quando i livelli di glucosio ematico a digiuno sono superiori a 115 mg/dl (su quest'ultimo limite non tutti gli studiosi sono d'accordo). L'insulina, come noto, è l'ormone del pancreas endogeno che consente l'ipoglicemia (cioè stabilizza gli zuccheri nel  sangue). Il Diabete può essere schematicamente classificato in: Diabete Mellito di Tipo I  (o giovanile); Diabete Mellito di Tipo II (o secondario).   Il Diabete di Tipo II nella società occidentale rappresenta l'80/90% dei casi di Diabete e la sua incidenza è particolarmente spiccata nei  soggetti anziani e/o obesi. La predisposizione a  questa forma di Diabete è di tipo ereditario, ma anche i fattori ambientali (iperalimentazione, sovrappeso ed obesità) contribuiscono ad innescarlo. Fino a non molti anni fa al Diabetico era proibito fare sport; adesso il Diabetico può fare una vita normale del tutto identica ai soggetti non diabetici soprattutto se egli svolge una mirata attività fisica.        L'Attività fisica da consigliare al Diabetico deve considerare: tipo di Diabete (di Tipo I o II); Diabete se compensato o scompensato; eventuale somministrazione di insulina (tramite pastiglie, iniettori a penna, Biostator, microinfusori),ecc; età (bambino, adulto, anziano); sesso (maschio o femmina), ecc.  L'Attività fisica per essere ottimale deve essere: possibilmente giornaliera; adeguata al sesso ed all'età; svolta in maniera graduale e progressiva. Inoltre non deve essere svolta quando la glicemia risulta: inferiore  a 100 mg/dl; superiore a 300 mg/dl. Al Diabetico su può consigliare come primo approccio: la cyclette; camminata al tapis roulant (monitorando la frequenza cardiaca); nuoto non agonistico; camminate all'aperto; bicicletta in pianura.   Si deve tenere particolare cura del giusto range di frequenza cardiaca del soggetto, per evitare  pericolosi salti metabolici (dall'aerobico che utilizza  prevalentemente grassi, all'anaerobico che utilizza prevalentemente carboidrati, in effetti il quoziente respiratorio viene messo a dura prova). Uno sport di tipo anaerobico (alattacido o lattacido) può essere svolto dal Diabetico quando già sia stato preceduto da uno aerobico prima menzionato, giacchè i rischi a cui il Diabetico può andare incontro con l'anaerobico sono: la chetoacidosi diabetica; L'ipoglicemia.   Non è mio compito dilungarmi su queste condizioni fisiologiche e si rimanda il lettore a testi specifici. Infine l'attività fisica da far svolgere al Diabetico deve anche tener conto: dell'intensità dell'attività fisica; del momento in cui viene svolta; dei valori glicemici presenti in quel momento (misurabili con glucometro).

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Diabe... tiè!

Articolo dal titolo simpatico che vuole dare luce all'importanza dell'attività fisica nella prevenzione del diabete di tipo II, ma anche alla sua cura. Già, avete letto bene cura! Sono ben documentati gli effetti positivi che l'attività fisica ha sul diabete di tipo II: riduzione della glicemia e dei livelli di emoglobina glicata HBa1c; aumentata tolleranza al glucosio; aumentata sensibilità all'insulina; riduzione della pressione arteriosa negli ipertesi; riduzione del rischio cardiovascolare; riduzione del peso negli obesi e nei soggetti sovrappeso-senso di benessere e aumento dell'autostima. Tutti questi sono solo i principali effetti che un programma motorio serio può portare su un soggetto in fase di prediabete o diabete di tipo II diagnosticato. Diabe... tiè vuol sollecitare le persone ad usare la più dolce medicina contro questa "malattia": il movimento. Le linee guida per un corretto piano di allenamento contro il diabete di tipo II sono: accumulare più di 30 min al giorno di attività fisica moderata in una settimana; alternare una seduta di allenamento ad impegno prevalentemente aerobico (60-90% FCmax) a sedute di forza (circuiti con carichi leggeri 15 ripetizioni per gruppo muscolare); eseguire il controllo glicemico pre, durante e post allenamento per svolgere eventuale reintegro glicemico. In mano abbiamo uno strumento potentissimo in grado di farci ridurre notevolmente l'utilizzo di farmaci per la cura del diabete; sfruttiamolo, anche perché a migliorare non sarà solo la malattia, ma tutto il nostro corpo! E alla fine con un allenamento serio, una alimentazione corretta potremo dire... DIABE'?... TIE'!!!

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La salute di muscoli ed ossa si cura con il movime...

Un’attività fisica regolare può esercitare un’azione benefica sui disturbi e sulle malattie che colpiscono i muscoli e le ossa (quali osteoartrite, dolori lombari e osteoporosi). Gli esercizi di allenamento rafforzano muscoli, tendini e legamenti e migliorano la densità delle ossa. I dati dimostrano che i programmi di attività fisica mirati al rafforzamento muscolare aiutano gli anziani a mantenere l’equilibrio, con una conseguente riduzione delle eventuali cadute.
 L’esercizio fisico può anche essere efficace nella prevenzione dei dolori lombari e riduce la ricomparsa di problemi alla schiena. Non vi sono prove del ruolo dell’attività fisica nella prevenzione dell’osteoartrite, ma è dimostrato che camminare con regolarità riduce il dolore, la rigidità e la disabilità e migliora la robustezza, la mobilità e la qualità della vita in genere.
 I programmi di allenamento (che prevedono l’abbinamento di pesistica ad un’attività fisica da moderata ad intensa) possono incrementare la densità minerale ossea negli adolescenti, contribuire a mantenere tali livelli negli adulti e rallentarne il declino nella terza età. Possono anche contribuire alla prevenzione dell’osteoporosi ma non possono migliorare questa patologia, una volta sviluppata. Quindi l'allenamento è fondamentale, il nostro corpo è progettato per fare prevenzione naturale con il movimento.

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Alimentazione scorretta: lo specchio della societ...

Ogni persona che intende affrontare un programma di allenamento completo, e che vuole rispettare gli obiettivi imposti, deve prendere in considerazione l’importanza di una alimentazione corretta. Ogni giorno siamo sommersi da centinaia di messaggi pubblicitari che evidenziano le lacune di una avida linea di pensiero che insegue il profitto ai danni della salute dei consumatori. Infatti questa situazione, anno dopo anno, incrementa il tasso di obesità in Italia, e le relative conseguenze di carattere sociale e sanitario. La soluzione esiste, deve essere di carattere preventivo, e dovrebbe partire da una Educazione Alimentare di Base fin dai primi anni di scuola. E' importante capire la matematica, parlare bene le lingue… studiare la storia e la geografia… ma sottovalutare l’importanza di una cultura nutrizionale, come di fatto è avvenuto negli Stati Uniti, è un grosso errore. Obesità, ipertensione, diabete, ecc. (l’elenco è molto lungo!), sono malattie diffuse e con un tasso di mortalità molto alto, per non parlare della cinica ironia di una società che ti riempe di “merendine” ma, allo stesso tempo presenta stereotipi di corpi sinuosi, su riviste e in tv, incrementando migliaia di casi di anoressia e bulimia, una volta chiamati semplicemente “disturbi alimentari” e solo negli ultimi anni affrontati come un concreto problema psicologico e di difficile individuazione. Capire le reali esigenze, la conoscenza di quello che in realtà mangiamo ogni giorno è un elemento importante nel raggiungimento degli obiettivi prefissati, perché ci permette di dare al corpo quello di cui ha bisogno sia in termini di qualità che di quantità. Ogni giorno si sente parlare di dieta come una moda del momento, che, letta su qualche rivista o tanto enfatizzata da qualche amica, non si può fare a meno di provare! Vero? Il problema è che NON ESISTE UNA DIETA CHE VA BENE PER TUTTI!!! Ogni persona ha un certo tipo di metabolismo, svolge attività diverse… quindi il consumo calorico è un discorso molto soggettivo che deve essere studiato in tutte le sue variabili e in modo minuzioso da persone competenti. Il vero successo, secondo Me, si ottiene quando cade lo schema rigido del concetto di dieta, e si entra nella mentalità di un corpo che ha bisogno di tutti i nutrienti ma nei modi, nei tempi e nelle quantità adeguate. Raggiungere l’obiettivo Per il corretto funzionamento dell’organismo è necessario introdurre con l’alimentazione 6 nutrienti essenziali. Il motivo? Per mantenere una buona salute, per l’accrescimento, la conservazione e la riparazione dei tessuti muscolari e scheletrici, per fornire l’energia necessaria allo svolgimento delle attività fisiche e fisiologiche di tutti i giorni, dal dormire al correre, dal lavorare all’allenarsi, al semplice respirare…ecc. Queste sostanze possono essere suddivise in sei gruppi: i CARBOIDRATI, i GRASSI, le PROTEINE, le VITAMINE, i MINERALI e l’ACQUA. Questi principi alimentari sono la solida base di una ALIMENTAZIONE CORRETTA, dove le percentuali e le quantità di assunzione, nel tempo, determinano il raggiungimento dell’obiettivo, sia esso la diminuzione, l’aumento o il mantenimento del peso. Quindi aboliamo il digiuno e soprattutto la parola “DIETA” e cominciamo a parlare della salute attuale e futura delle persone che vogliono ottenere risultati concreti e duraturi nel rispetto del proprio corpo.

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Che cos'è il magnesio?

Che cosa è il magnesio? Qual'è la sua funzione nel nostro corpo? Quali sintomi sorgono se manca questo minerale? Il magnesio è un minerale essenziale per la crescita ed il corretto sviluppo osseo, è necessario per il funzionamento di alcuni enzimi essenziali (i quali richiedono vitamina B1), contribuisce ad equilibrare il calcio, potassio e sodio e aiuta la corretta funzionalità delle cellule, necessaria per l'attività ormonale coinvolta nella sintesi delle proteine. Il calcio aiuta a legarlo allo smalto dei denti ed è essenziale per il corretto funzionamento neurologico e muscolare, è necessario per la crescita e la riparazione dei tessuti e per la produzione di energia, aiuta a regolare la temperatura corporea. Se nel nostro corpo è carente il livello di magnesio ci potrebbero essere alcuni sintomi come disturbi del ritmo cardiaco (aritmie), problemi di circolazione sanguigna, ansia, ipertensione, irritabilità, spasmi muscolari, depressione, flatulenza (gas), colesterolo in eccesso, tic facciali, calcoli renali, crampi muscolari, letargia, convulsioni, iperattività, insonnia, scarsa crescita, ipercalcemia, stanchezza, enuresi notturna (pipì a letto di notte). Ci potrebbero essere diversi sintomi da carenza o, in una fase iniziale, solo uno o due. I più comuni sono: i crampi, affaticamento, ansia, depressione e insonnia. Quali sono gli alimenti ricchi di magnesio? Le alghe, lievito, germe di grano, cereali integrali, semi di lino, semi di sesamo, avena, mais, cioccolato fondente, noci, mandorle, lumache di mare, vongole, gamberi, fichi, albicocche secche, tofu, lenticchie, piselli, fagioli, mais, soia, spinaci, riso, asparagi, cetrioli, carote, cavolfiori, prezzemolo, menta, barbabietole, bietole, cavoli, spinaci, prugne, pesche, pere, arance, banane, uva, mele. In alcune situazioni si consiglia di utilizzare un integratore alimentare di magnesio, come ad esempio quando si fa sport regolarmente, chi soffre di depressione, donne che prendono la pillola, in situazioni di stress prolungato e chi prende diuretici. Livelli di assunzione raccomandati È stato osservato che, nel soggetto sano, apporti da 3 a 4,5 mg/kg (210-320 mg/die) sono sufficienti per il mantenimento del bilancio (Mahalco et al., 1983; Schwartz et al., 1984). Tuttavia mancano ancora dati per stabilire con sicurezza un livello di assunzione raccomandato, per cui è preferibile proporre un intervallo di sicurezza, così come indicato dalla Commission of the European Communities (1993): da 150 a 500 mg/die.

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Acqua di cocco, la bevanda isotonica

Conosci l'acqua di cocco? Per chi è da sempre abituato a consumare la sua mezza pizza margherita liquida (pseudo integratori di sali minerali e/o bevande energetiche) per reintegrare i sali perduti con l’attività fisica o per il caldo eccessivo, ricordo che in natura è disponibile una valida alternativa senza colori fluorescenti, senza zuccheri chimici aggiunti, senza coloranti e lattosio, isotonica ed energetica naturalmente. Si tratta appunto dell'acqua di cocco la cui qualità va ben oltre quella delle classiche bevande presenti in commercio. L'acqua di cocco è il liquido dentro la noce giovane di cocco verde, da non confondere con il latte di cocco (che è l’acqua mista alla polpa frullata del cocco maturo). Ovviamente super indicato per chi pratica un'intensa attività fisica o per chi necessiti di essere idratato, dissetato e nutrito naturalmente, ma anche indicato per i bambini. Rigorosamente priva di malsani zuccheri aggiunti, con potassio, calcio, magnesio e fosforo naturali e non industriali! Sostituite anche il vostro energy drink (che di energy ha poco e niente) con dell’acqua di cocco, magari con qualche goccia di succo di frutta 100%: sentirete la differenza tra il bere chimico e il  bere naturale. Ahimè come sempre il marketing e la pubblicità delle grosse multinazionali fanno la voce grossa... ma almeno sapere che esiste un qualcosa di MOLTO più valido e naturale, non mi sembra male.

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Salute e benessere: siamo acidi!

L’acidosi organica cronica è venuta alla ribalta negli ultimi anni in ambito scientifico come causa principale di moltissime delle più comuni patologie, non ultima il cancro. Ogni organismo, per mantenersi in vita, deve mantenere il suo equilibrio dinamico vitale, ovvero la sua omeostasi, a livello cellulare, ematico, organico. I fattori che influenzano il movimento delle sostanze attraverso la membrana cellulare (osmosi) sono grandezza delle molecole, solubilità, carica elettrica, viscosità del sangue e quantità di muco congestionato sulle pareti delle cellule. Tutte le cellule hanno una caratteristica comune: il citoplasma ha una reazione alcalina (negativa) e il nucleo ne ha una acida (positiva), ciò crea una differenza di potenziale elettrico tra il citoplasma ed il nucleo. Questa differenza di potenziale elettrico determina la vitalità delle cellule. Se questo potenziale elettrico si riduce sotto un certo livello la cellula si ammala ed eventualmente può anche morire. Quando il sangue porta con sé molte sostanze acide, per esempio le tossine, le stesse possono penetrare all’interno delle cellule e neutralizzare l’alcalinità del citoplasma. Se la concentrazione delle tossine nella circolazione del sangue è più alta di quella nelle cellule, le tossine continueranno a fluire nel citoplasma delle cellule e, eventualmente,  precipitare creando dei cristalli. Periodicamente, durante i periodi in cui la vitalità è elevata, l’organismo tenta di correggere questa condizione attraverso delle acute crisi di guarigione (le cosiddette “malattie”). Dopo molti anni, se una persona non migliora le sue abitudini di vita, verrà a crearsi uno stato di acidosi cronica che, purtroppo spesso sottovalutata, è una vera e propria malattia. Anzi, si potrebbe affermare che, come sostiene il chirurgo di fama mondiale, il dott. George W. Crile, non esiste la morte naturale. Tutti i casi così definiti sono soltanto il punto finale di una progressiva acidificazione dell’organismo. L’acidosi precede e causa le malattie, abbassa la resistenza dell’organismo e ne riduce le funzioni organiche. Un corpo originariamente sano alla fine soccombe alle malattie quando la sua stessa produzione di acido si accumula ad un punto tale che non è pù in grado di opporvi resistenza. Mal di testa, raffreddore, eruzioni cutanee, ascessi, reumatismi, stati infiammatori persistenti, catarro, febbre, sono solo alcuni dei segnali di acidosi che il nostro corpo ci invia, e sono una conseguenza dell’accumulo di rifiuti acidi nel nostro corpo. Il nostro sangue è leggermente alcalino ed in condizioni normali il suo pH varia tra 7,35 e 7,45. Il mantenimento di questi valori è dato dal sottile equilibrio tra produzione ed escrezione di sostanze alcaline e acide. Il nostro corpo attua costantemente le proprie difese compensatorie per il mantenimento della sua omeostasi, soprattutto attraverso reni e polmoni. Il meccanismo respiratorio elimina o trattiene acido carbonico aumentando o diminuendo rispettivamente il pH ematico, mentre quello renale elimina o trattiene ioni idrogeno H+  o tampona prelevandoli dai minerali  presenti nelle stesse strutture corporee: calcio, magnesio, potassio, sodio presenti in vasi, strutture cellulari, denti, capelli, ossa Queste alcune delle problematiche legate ad un acidosi cronica Cellulite. L’eccesso di acidi rallenta l’osmosi cellulare e il passaggio di nutrienti nelle cellule determinando un ristagno che si traduce nell’antiestetico effetto buccia d’arancia. Ci sono poi delle zone di elezione di accumulo  dell’acido in eccesso, prima che questo venga espulso nella donna attraverso il ciclo: il sangue, la placenta, il bacino, le cosce, i glutei e le braccia. Se l’alimentazione e lo stile di vita sono in buon equilibrio acido-base l’organismo, normalmente, accumula scorie acide solo nel sangue e nella placenta. Ma se l’apporto acido è in eccedenza, associato magari con una maggiore predisposizione genetica, le scorie sono depositate nelle cosce/glutei creando quella poco estetica buccia di arancia: la cellulite. Artrosi ed artrite remautoide. Tra i tessuti in cui tendono ad accumularsi le scorie acide citiamo quelli vascolari (per es., le cartilagini), quelli poco vascolarizzati (per es., tendini e legamenti) e quelli che si trovano intorno alle articolazioni periferiche distali o ai tessuti più freddi (per es. l’orecchio). Il deposito di acido nelle articolazioni porta al loro deterioramento con conseguente comparsa di osteoartrite ed altre malattie osteoarticolari. Gotta. Anche l’acido urico precipita nell’urina creando cristalli che, nel tempo, possono aggregarsi per formare dei granelli o addirittura dei calcoli. Nella gotta cronica grave, i cristalli causati dall’acidità possono depositarsi nelle articolazioni centrali più grandi e nei tessuti degli organi, reni compresi. Osteoporosi. L’indebolimento delle ossa avviene perché il corpo consuma il calcio per contrastare l’acidità, per lo stesso motivo  perdiamo la massa muscolare. Diabete tipo 2.  Una eccessiva acidità del sangue abbassa la sensibilità dei recettori insulinici, costringendo il pancreas ad un superlavoro. Di contro gli acidi agiscono sulle cellule del pancreas decretandone una morte lenta. Aterosclerosi. Il calcio prelevato dalle pareti dei vasi sanguigni eccessiva acidità crea viene rimpiazzato dal colesterolo che, al contrario del calcio,è resistente all’acidità, e porta all’indurimento e all’ispessimento delle pareti dei vasi. Stress. Quando siamo continuamente sotto stress, tendiamo a bruciare molti nutrienti in un tempo molto ridotto, oppure, al contrario, non riusciamo ad utilizzare in modo efficiente il cibo. In ogni caso si producono più acidi di quelli che il nostro organismo è in grado di eliminare, quindi una condizione di stress troppo prolungata può accelerare, e di molto, l’invecchiamento. Peggiore dello stress fisico è quello mentale, proprio perché è continuo e costante e non prevede momenti di pausa per smaltire l’acidità. La storia è piena di uomini e donne, magari di potere che, implicati in vicende giudiziarie e messi in prigione, nel giro di qualche anno sono prima rapidamente invecchiati, ammalati e morti: lo stress (e quindi l’alto livello di acidi) del cadere “dalle stelle alle stalle” li ha dapprima consumati e poi uccisi. Ciclo mestruale e perdita di capelli. Uno dei sistemi di smaltimento degli acidi nelle donne. Non a caso le donne non soffrono di alopecia, mentre invece l’uomo, non avendo appunto il ciclo, deve attingere alle riserve dei minerali per neutralizzare gli acidi, prelevandoli dai capelli che vengono così deprivati dei loro elementi costitutivi e iniziano a diradarsi e a cadere. Tumori. Possiamo dire che la scienza ufficiale ha oramai riconosciuto nell’ambiente acido la causa e la crescita dei tumori. Le cellule del cancro sono cellule che da sane si sono trasformate in cancerose. A causa dell’azione corrosiva di acidi alimentari e metabolici. Più acidi produciamo, assumiamo o non riusciamo a smaltire, più elevato è il rischio di sviluppare del tessuto canceroso. Le cellule cancerose prosperano in un pH acido di 5,5 e diventano inattive ad un pH lievemente superiore a 7,365 e trasformandosi in microzima, invece muoiono ad un pH 8,5 nel quale normalmente vivono le cellule sane.   Abbiamo detto che il nostro corpo attua dei sistemi tampone per evitare un accumulo di acidosi e per mantenere, di conseguenza, il nostro sangue nel suo range ideale. I sistemi tampone sono 2: polmoni e reni. Quello che serve sapere, per quanto ci riguarda, è quello renale. Spesso mi è capitato, alla mia osservazione che basta rilevare il nostro ph urinario per sapere se siamo acidi o meno, sentirmi rispondere dai medici, alcuni dei quali clienti miei, che non vi è relazione tra il ph urinario e quello ematico. Nel momento in cui asserisco che la relazione sta nel sistema tampone che il rene applica verso una condizione organica acida mi sento rispondere: AH! vero lo avevo dimenticato. Molti invece insistono sul fatto che non vi è relazione e solo dopo aver spiegato loro che il rene trattiene i sali minerali necessari a tamponare il nostro ph acido, motivo per cui le urine saranno acide, ed aver portato loro le nozioni di medicina che avrebbero dovuto studiare, si arrendono all’evidenza. Come verificare, dunque, il nostro grado di acidità? Semplice. Acquistiamo in farmacia delle semplicissime strisce per misurare il nostro Ph urinario. Muniti di queste strisce misuriamo il ph alle prime urine della mattina e se il suo valore è inferiore a 5,9 si è in uno stato di acidosi. A questo punto vi chiederete come fare per non essere acidi?? La risposta l’avrete nella seconda parte dell’articolo.

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Il peso della cultura può essere dannoso, meglio ...

Con l’inizio dell’anno scolastico è facile in questi giorni vedere  bambini che trasportano  “zainetti” giganteschi che comportano un’alterata postura. Acceso infatti il dibattito riguardante la reale necessità di caricare il “peso culturale” sulle spalle dei fanciulli. Pochi sono gli studi  relativi l’insorgenza del mal di schiena nei bambini: su un numero di Spine è stato recentemente pubblicato uno studio dell’Istituto Don Gnocchi di Milano che ha valutato l’impatto del peso dello zainetto e la sensazione di affaticamento dallo stesso indotta. L’analisi dei dati, (piuttosto complessa vista la difficoltà concreta di raccoglierli e dare loro una rilevanza statistica), ha comunque evidenziato che il peso medio dello zainetto, rapportato con un peso medio per l’adulto, andrebbe sensibilmente ridotto perché provoca posture scorrette e tensioni muscolari che sul lungo termine portano all’insorgenza sempre più precoce del mal di schiena. I bambini di oggi perdono velocemente gli schemi motori base, deficitando in forza e stabilità, a causa di uno stile di vita pigro e sedentario condito da cibo spazzatura. Se da un lato il fatto di portare enormi zainetti sulle spalle in  posizione scorretta per 5 giorni la settimana è ritenuto normale,  dall’altro immaginare il proprio figlio in palestra 2 volte a settimana a fare 2 serie da 10 ripetizioni di squat, con tecnica ed esecuzione corretta, viene ritenuto dannoso. Invece i carichi se ben gestiti rafforzano e strutturano un corpo sano e forte, con la conseguenza di prevenire. la paura dell’ nei bambini è quindi infondata. Aiutiamo i nostri bambini a non diventare adulti malati, facendoli seguire da personale qualificato e competente.

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L'importanza dell'acqua per il dimagrime...

La maggioranza dei nutrizionisti e delle diete sottolinea l'importanza dell'acqua in una sana alimentazione. Ma proprio per questo si è diffusa l'errata convinzione che l'acqua faccia dimagrire a tal punto che molti credono che ad ogni bicchiere di acqua sorseggiato possano bruciare calorie aggiuntive.  L'acqua non ha alcuna capacità di aumentare il metabolismo corporeo, come fanno invece alimenti nervini quali tè e caffè, quindi bere quantità di acqua smisurate come se foste dei cammelli nella speranza di dimagrire è sbagliato ed in certi casi può essere anche dannoso per la salute. Ad esempio bere di più durante i pasti non fa altro che rallentare e compromettere la digestione, diluendo eccessivamente i succhi digestivi. Oltretutto l'acqua, una volta assorbita a livello intestinale, finisce nel sangue, regolandone il volume, per cui se beviamo troppo non faremo altro che aumentare il volume sanguigno e con esso la pressione arteriosa. Quindi la prima conclusione è che l'acqua non fa dimagrire   Ma perchè allora è consigliata da nutrizionisti, dietologi e personal trainer? Perchè l'acqua aiuta a dimagrire se utilizzata nel modo giusto, ed ecco alcuni consigli:   Gran parte del corpo umano è fatto di acqua, ed essendo soggetto a disidratazione ha bisogno di reintegrare i liquidi, quindi bevendo l'acqua ed evitando alcolici, succhi di frutta, bevande dolcificate che andrebbero ad apportare un ulteriore introito calorico, avrete certamente dei benefici per il vostro programma dimagrante.   Cercate di non bere troppo durante i pasti, meglio uno o due bicchieri di acqua prima vi aiuterà a stimolare il senso di sazietà per non ingozzarvi di cibo.   Molte persone  bevono poco e spesso scambiano un bisogno di acqua  con un bisogno di cibo; sembra una stupidagine ma non lo è, dal momento che gli alimenti contengono una certa percentuale di acqua spesso un frutto fresco ci sazia e ci disseta quindi cercate di ascoltare di più il vostro corpo e bere durante l'arco della giornata.   Un altro aspetto da non sottovalutare è che il tessuto adiposo è povero di acqua, che abbonda invece in quello muscolare; non a caso, i soggetti obesi hanno una percentuale di acqua corporea inferiore a quelli magri. L'acqua è essenziale per sintetizzare gli acidi grassi ed inoltre per nutrire i nostri muscoli grazie ai quali riusciremo ad avere un metabolismo più veloce.   Una giusta assunzione di acqua favorisce l'eliminazione delle tossine dall'organismo, che tra l'altro tendono ad accumularsi nel tessuto adiposo. Eliminandole migliorerete, quindi, anche il vostro benessere quotidiano .   In conclusione visto che siamo fatti in gran parte di acqua, viste le sue proprietà plastiche, qualsiasi sia il vostro obiettivo (ipertrofia, tonificazione, dimagrimento o per il benessere in generale) il vostro compito è di bere costantemente durante l'arco della giornata. Io vi consiglio di utilizzare una bottiglia da portare sempre con voi in modo da rendervi conto di quanta acqua avete bevuto facilitando il raggiungimento dei vostri obiettivi e migliorando il vostro benessere.

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Kefir... molto più che latte fermentato!

Sapete già che l'aminoacido D-Aspartico, quindi non la forma L, ha un ruolo sui livelli di LH plasmatico (ormone luteinizzante) e testosterone. Un ruolo nella ghiandola pineale, nell'ipofisi, nei testicoli. Gli incalliti consumatori di integratori si sono lanciati in questa nuova area per il testosterone. Negli oligoastenospermici funziona. Forse molti di voi non sanno che il Kefir è particolarmente ricco di aminoacidi in forma D e in particolare l'acido D-Aspartico, la D-Leucina, la D-Alanina. I valori per esempio del latte pastorizzato in D-aspartico sono, in percentuale, di 7,3, nel kefir 17,6. Ci sono poi altre funzioni del kefir, il miglioramento della peristalsi intestinale, l'effetto antisalmonella, l'uso come coadiuvante nella tubercolosi. ... insomma fa bene ed appartiene ormai ad una tradizione alimentare consolidata.

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Non lo mangeresti, perché lo bevi?

Siamo sempre bombardati ed incentivati a consumare i prodotti delle più grosse multinazionali alimentari che, attraverso una massiccia campagna pubblicitaria, fa (COME SEMPRE) credere che consumare i loro prodotti sia la cosa più normale e naturale di questo mondo. E così i genitori, i nonni, gli amici, i parenti, gli sconosciuti si sentono in perfetta buona fede quando offrono una bibita gasata, un energy drink, un latte al cioccolato o chissà che, ignari del loro operato e delle loro abitudini. Chi mangerebbe 26 bustine di zucchero? Eppure molti "le bevono"! Ricordo che lo zucchero bianco raffinato è il prodotto di una lunga trasformazione industriale... è quasi chimico. Non mi soffermo sui danni alla salute causati da una continua assunzione di zucchero, ma sulla quantità presente nelle bibite sperando di sensibilizzare chi di dovere. Bambini esagitati e cicciottelli che bevono il loro tè (nelle scuole sempre più presenti bambini/e sovrappeso e obesi perchè si mangia troppo e ci si muove poco e poi... l'ora di educazione fisica? ma no tesoro, ti faccio la giustifica così ripassi per l'interrogazione di italiano), adolescenti con pupille dilatate con in mano una bella bibita gasata da mezzo litro, adulti che, abitualmente, a pranzo e a cena si concedono bevande zuccherate e drinks. Una bustina del bar contiene 4-5gr di zucchero. Una cola da 500ml ne contiene 54 gr, un tè freddo da 250ml ne contiene 20,3gr, un latte al cioccolato da 240ml ne contiene 29gr, un energy drink da 250ml ne contiene 27gr, una bibita gasata alla frutta da 500ml ne contiene 60gr, un succo di pera da 200ml ne contiene 28,6gr e si potrebbe continuare ancora a lungo, senza contare lo zucchero presente nelle salse, negli snacks o nei desserts. Un utente medio è in grado di ingerire 1370 calorie solamente "dal bere" se nell'arco della giornata ha bevuto: una spremuta + un cappuccino + una cola + un succo di frutta + un tè freddo + una birra. Eventualmente, nell'organizzare feste di compleanno o ricorrenze per i più piccoli, concentriamoci sul loro divertimento e non sul loro ingrassamento: ai bimbi piace giocare e divertirsi, non abituateli fin da piccoli a cattive abitudini e a scorretti stili di vita. Le nonne di una volta non avrebbero mai dato una merendina con una lattina di chissà che a merenda al loro nipote. Ai più grandi... siete abbastanza grandi per cambiare ed essere responsabili delle vostre azioni.

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A tavola, che uovo scegliere?

Vorrei solo chiarire la differenza tra un allevamento biologico (che corrisponde allo "0" nel codice di tracciabilità o l'etichetta che è stampato sull'uovo) e uno "in batteria" (che corrisponde al numero 3). Quello biologico determina che le galline razzolino in ampi spazi all'aperto, vengano nutrite con erba e sementi non trattate e senza l'aggiunta di additivi chimici (da non confondere con le nostre care uova raccolte in cascina da galline libere allo stato brado con un rapporto omega 6 omega 3 ideale pari a 1,5:1, sottolineo uova da mangiare rigorosamente intere... ma i tuorli non fanno male? questa è un'altra storia però). Quello all'aperto specifica che le galline razzolino appunto all'aperto, ma vengono nutrite con mangimi addizionati con vitamine e antibiotici. Nell'allevamento a terra le galline possono razzolare, ma in spazi chiusi e spesso sovraffollati, inoltre il suolo ove zampettano è spesso lordo dei loro stessi escrementi e comunque molto diverso dal suolo della campagna, inoltre vengono per definizione nutrite con mangimi chimici addizionati con varie sostanze tutte di sintesi, farine vegetali (ma talvolta anche animali), antibiotici, ecc. Infine il più infimo e crudele tipo di allevamento, il più disumano (o "disanimale"?) contro cui si battono da sempre gli animalisti, quello in "batteria" (in gabbia), dove le galline da quando nascono a quando muoiono vivono in gabbie ristrette, addossate le une alle altre, viene loro spuntato il becco perchè non si feriscano le une con le altre negli ovvi scontri che accadono visto che nessuna riesce nemmeno volendo a rispettare lo spazio vitale delle altre, inoltre vengono nutrite esclusivamente con mangimi chimici ben poco naturali, vitamine sintetiche, antibiotici di ogni genere, coloranti per rendere più rosso il tuorlo e altre schifezze che ovviamente finiscono anche nel nostro corpo quando mangiamo le uova o direttamente il pollo o la gallina allevata in questo modo, che definisco semplicemente oltraggioso verso la natura. Circa l’86% delle uova di gallina destinate al consumo diretto proviene da un allevamento di tipo 3. Le cascine moderne sono in gran parte delle piccole aziende, dotate di tutti gli strumenti e i macchinari tipici dell’allevamento intensivo: non hanno niente a che vedere con le immagini di galline, maiali e vacche ridenti tanto diffuse dalla pubblicità. Smettiamo di farci ingannare, leggiamo le etichette. Un uovo biologico costa in media 35 centesimi, solo due o tre centesimi in più di un uovo proveniente da allevamento a terra. Due o tre centesimi che possono fare un’enorme differenza. Morale della favola: se davvero volete bene agli animali e a voi stessi premiate gli allevamenti migliori scegliendo uova con tipologia più vicina possibile allo zero e scartando sistematicamente quelli definiti con 3, farete un grande favore alla Natura e al vostro organismo.

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Il prezzemolo (petroselinum crispum)

Il prezzemolo (Petroselinum crispum) è una pianta aromatica erbacea biennale, appartenente alla famiglia delle Ombrellifere. Originaria delle zone mediterranee a clima temperato, teme il freddo intenso. In Italia è maggiormente coltivato in Puglia, Toscana, Marche, Romagna. E’ una pianta caratterizzata da fusti eretti, tubolari, alti fino a 50 cm circa. Le foglie sono triangolari, dentate, arricciate e suddivise in tre segmenti. I fiori, giallo-verdi, sono raccolti in ombrelle piatte che fioriscono in estate durante la seconda stagione.   Esistono due tipologie di prezzemolo liscio, che rappresenta la tipologia più conosciuta in Italia. Molto nota la varietà Gigante d’Italia; riccio, coltivato principalmente per l’export. Quello “liscio” ha un aroma più intenso, ma meno pungente rispetto a quello “riccio”, che però è più ricercato per le decorazioni. In cucina viene utilizzato praticamente ovunque: non solo per insaporire le pietanze da solo, ma anche insieme ad altre erbe e spezie per creare sfiziose salse, primi piatti, secondi di carne, ma soprattutto dà il meglio di sé con il pesce. Tutti noi conosciamo e apprezziamo l’aroma di questo ortaggio, ma oggi vogliamo darvi 9 buoni motivi salutistici per non farvelo mancare in tavola: è uno scrigno di vitamine: A, B, C, e K; minerali tra cui ferro e potassio; oli essenziali come limonene, eugenolo, miristicina; flavonoidi come luteina, apigenina e apiina; previene gli effetti degenerativi del diabete sul fegato, poiché regola gli zuccheri nel sangue; può favorire la "perdita di peso", specie se causato da ritenzione idrica, poiché ha una buona azione diuretica; è un ottimo antinfiammatorio e antiossidante grazie al buon contenuto di apigenina; è un valido presidio contro l’arteriosclerosi, il cancro del colon, l’asma e il diabete grazie all’interessante quantitativo di vitamina C, nota per le sue proprietà antiossidanti, antitumorali e antinfettive; è ricco di betacarotene, che insieme alla vitamina C, può aiutare a ridurre asma, artrosi e artriti; mantiene in salute ossa, denti, cute, mucose e occhi, in quanto ricco anche di calcio; favorisce il benessere dell’apparato circolatorio, infatti il buon contenuto di acido folico aiuta a ridurre l’omocisteina che, se in eccesso è causa di infarti e ictus; è utile per la salute della vista e in modo particolare nella prevenzione della degenerazione maculare grazie al contenuto di zeaxantina e luteina. E’ interessante, inoltre, sapere che ha solo 36 calorie per cento grammi e che la vitamina C rappresenta il 220% della RDA (Dose giornaliera raccomandata). Vi lasciamo con un’ultima raccomandazione: per beneficiare al meglio delle sue buone proprietà utilizzatelo SOLO CRUDO e, nelle pietanze calde, aggiungetelo a fine cottura! Tutto ciò per sfruttare al meglio le sue qualità in toto e non disperderle, con l'innalzamento delle temperature, durante la cottura dei cibi.

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Le abitudini quotidiane che influenzano la postura

Molto spesso siamo abituati a ripetere alcuni gesti in maniera così naturale perché non crediamo che queste abitudini quotidiane possano causare problematiche alla nostra salute. Alcuni accessori indispensabili, come il reggiseno, la borsa ed il portafoglio possono essere il motivo di una cattiva postura e di alcune sindromi dolorose. Si tratta di gesti ripetuti, ma basta un po' di attenzione per evitare queste abitudini. Il reggiseno, ad esempio, secondo la British Osteopathic Association, potrebbe essere tra le prime cause del mal di schiena: le bretelle troppo strette costringono ad assumere una postura poco corretta ed a irrigidire i muscoli del tronco. Un problema che riguarda sopratutto il sesso maschile è il portafoglio: non avendo una borsa, infatti, la maggior parte degli uomini porta il portafoglio nella tasca posteriore dei pantaloni: in questo modo, quando si è seduti (e purtroppo si passa la maggior parte del tempo seduti alla scrivania) si assume una postura sbagliata poichè lo spessore del portafoglio induce a sollevare solo una parte del bacino causando lombalgia. La situazione non migliora se si sposta il portafoglio nella tasca anteriore: qui, invece, si rischia di comprimere la circolazione all’altezza dell’inguine. Chi ha l’abitudine di riempire tanto la borsa sa quanto questa può diventare pesante da portare: il peso è sbilanciato, poichè viene scaricato principalmente su una sola parte del corpo, ma i dolori riguardano le zone del collo, delle spalle e della schiena. Meglio optare per una tracolla ed evitare di caricare troppo la borsa. Un discorso simile, inoltre, va fatto anche per chi va a scuola con zaini eccessivamente pesanti. Se alcuni abitudini non sono semplici da modificare, è indispensabile allora praticare un’attività fisica mirata, come il Pilates.

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Cibi scaduti, cosa farne?

iEducation™ racconta. I cibi scaduti, quando si possono ancora mangiare e quando invece è pericoloso? Ora vi consiglieremo come evitare gli sprechi alimentari e come ottimizzare la vostra dispensa, dallo yogurt alla pasta. In genere circa il 20% della nostra spesa finisce nella spazzatura, a volte perché compriamo troppo e non ci accorgiamo che gli alimenti scadono, di conseguenza non sono più buoni e siamo costretti ad eliminarli.   Ma siamo sicuri che il cibo scaduto sia tutto da buttare? Spesso i nostri sprechi alimentari nascono dall'eccessiva premura con cui eliminiamo i cibi scaduti o che stanno per scadere. La normativa europea fa una distinzione tra quello che è: “da conumarsi preferibilmente entro il" da applicare a tutti gli alimenti freschi e a quelli ad alta deperibilità; “da consumarsi entro" indica solo un termine entro il quale il prodotto, non diventa dannoso, ma perde alcune caratteristiche organolettiche. La Food Standards Agency ha lanciato un avvertimento drammatico: secondo l’Agenzia, non meno del 40% dei consumatori sono disposti a mangiare cibo che va oltre la sua data di scadenza, mentre più di due terzi delle persone controllano la sicurezza dei prodotti semplicemente annusandoli o esaminando il loro colore… test non certo affidabili. L’Agenzia sostiene che, anche in conseguenza di questo approccio informale, la Gran Bretagna sta soffrendo di una epidemia di intossicazione alimentare, con 1,7 milioni di casi che si verificano ogni anno. Ci vuole un po' di buon senso e la crisi, che ultimamente coinvolge il nostro paese, dovrebbe spingerci ad essere più saggi ed intraprendere uno stile di vita più sostenibile. Non c’è bisogno di grandi cambiamenti, basta cambiare alcune piccole abitudini.   Ecco qualche consiglio per non sprecare troppo cibo e rimediare a tutto ciò comprare con intelligenza, solo quel che serve; cucinare con attenzione, il più salutare possibile; consumare gli avanzi ed evitare di cestinarli; acquistare prodotti locali e il più naturali possibili.   E se si esagera comunque, è bene sapere che molti alimenti sono ancora buoni anche dopo la data di scadenza; lo yogurt, per esempio, si può mangiare anche fino a 10 giorni dopo la sua data di scadenza, avrà solo pochi fermenti lattici vivi; l’è ancora ottimo fino a 6 mesi dopo la scadenza; la pasta, se conservata bene in luoghi freschi e asciutti, è buona anche dei mesi dopo la scadenza. Lo stesso vale per i pelati e per i biscotti, commestibili anche qualche mese dopo la scadenza; le uova, invece, bisogna consumarle al massimo entro 1 settimana dalla data di scadenza; i sughi freschi cucinati in casa (come quelli confezionati una volta aperti) si conservano in frigorifero fino a 8-10 giorni. Mentre i sughi pronti e sigillati, ben conservati, possono superare la data di scadenza di 1-2 mesi. Basta verificare che colore, odore e sapore siano inalterati; sottoli e sottaceti in vetro scadono dopo 3 anni, quelli nella plastica dopo uno. I margini di tolleranza sono più lunghi per quelli in vetro, ancora buoni dopo un paio di mesi, più brevi per i secondi; anche il tonno, è uno di quegli alimenti, che si può consumare qualche mese dopo la data indicata. In conclusione, il nostro consiglio migliore resta sempre quello di COMPRARE POCO E CONSUMARE RAPIDAMENTE. Non c'è bisogno di grandi scorte, anche per chi vive fuori città, approvvigionarsi di alimenti, oggigiorno, non è poi così difficile quanto scegliere bene!!! CAMBIA ADESSO PUOI.

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Grassi vegetali idrogenati? Meglio di no!

Una sana abitudine, quando andiamo a fare la spesa, sarebbe quella di leggere attentamente la lista degli ingredienti di ogni prodotto che andremo a mettere nel carrello. I prodotti assolutamente da evitare sono quelli che contengono i grassi vegetali idrogenati!    Perché? Perchè il processo di idrogenazione di un grasso (da un olio si arriva ad un grasso solido, come ad esempio la margarina) in campo alimentare comporta alcuni vantaggi per il produttore: la scadenza si dilata perchè il grasso vegetale si degrada meno facilmente; i grassi vegetali costano poco... quindi è facile poi ottenere un prodotto che costa meno di un prodotto di qualità;  il grasso solido ottenuto dall'olio può essere impiegato in tutti i prodotti da forno (brioches, biscotti, torte, pizze, ecc..) ma anche nei gelati, budini, dessert, surgelati, merendine, ecc. Alcuni grassi vegetali idrogenati risultano praticamente indigeribili per la loro consistenza e bassa qualità. Vanno assolutamente evitati perchè contengono i dannosi grassi trans, che abbassano i livelli di colesterolo buono (HDL) e aumentano quelli del colesterolo cattivo (LDL), provocando quindi un elevato rischio cardiovascolare. Leggete attentamente le etichette e se, su alcuni prodotti, trovate le diciture "grassi vegetali idrogenati" o "grassi vegetali parzialmente idrogenati", posateli e sceglietene altri, magari un po' più cari ma più salutari!

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Insulino-resistenza, obesità ed esercizio fisico

Oggi tratterò brevemente, cercando di essere il più chiaro possibile, dello stretto legame tra l'insulino resistenza e l'obesità. Dunque per comprendere cosa si intende per insulino-resistenza partiamo dal concetto di insulino-sensitività: l'insulino-sensitività è la capacità dell'insulina di controllare la glicemia sia stimolando l'utilizzazione del glucosio (principalmente a livello del tessuto muscolare) sia sopprimendo la produzione di glucosio (del fegato). L'insulino-resistenza è una bassa condizione di insulino-sensitività. L'insulino-resistenza è spesso associata ad "un'obesità addominale" (girovita >di 88cm nelle donne e >102 negli uomini), ipertensione, sindrome dell'ovaio policistico, familiarità diabetica, IGT-IFG-diabete di tipo 2. L'accumulo di grasso in sede viscerale è dovuto alla sedentarietà, alla predisposizione genetica, alle condizioni ambientali, ma soprattutto dovuto ad una RIDOTTA SPESA ENERGETICA, piuttosto che ad una SOVRALIMENTAZIONE. Con l'introduzione dell'esercizio fisico mirato e controllato come abitudine si ottiene entro una settimana un aumento dell'insulino-sensitività! Con altri straordinari benefici sulla persona come riduzione del giro vita, aumento di massa magra e diminuzione di quella grassa, benefici sulla pressione arteriosa, aumento dell'autostima e fiducia in sè stessi. Tutti i vantaggi si annullano dopo 5-7giorni dall'interruzione dell'esercizio fisico, reversibile con la ripresa dell'attività che deve rimanere una buona abitudine! Se il medico guardando gli esami del sangue ci dice "le consiglierei di fare dell'attività fisica" non facciamo il classico fai-da-te (non iscriviamoci in palestra fiondandoci subito su un tapisroulant a 12km/h, a sollevare pesi senza un criterio o tuffandoci in piscina emulando Ian Thorpe), affidiamoci a validi professionisti in grado di supportarci in tutte le fasi del nostro cambiamento, soprattutto se siamo decondizionati e inattivi da un bel po' di tempo.

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Bambini, sport e capacità cognitive

Ci sono diversi studi che riguardano l'attività fisica in età prescolare, e tutti portano agli stessi risultati! I bambini hanno bisogno di muoversi, di conoscere il loro corpo e le potenzialità del proprio fisico per riuscire anche nella scuola. Oggi i bambini non hanno più la possibilità di giocare e muoversi all'aperto come accadeva fino a pochi decenni fa, per cui diventa necessario fargli fare sport. Tutti gli sport vanno bene, l'importante è che si divertano e lo facciano con piacere e, naturalmente, che siano seguiti da insegnanti qualificati. Per alcuni però può essere necessaria un'attività più specifica, alcuni tecnici di arti marziali hanno messo appunto un metodo all'inizio chiamato "judogiocando" in quanto nato proprio sul tatami, la materassina da judo, poi diventato MOVI-MENTE per allacciare ogni disciplina sportiva. Diventa infatti un'attività che svolta dai 3 ai 6 anni aiuta i bimbi in qualunque altra attività possano decidere di svolgere in futuro, inoltre aiuta i bambini che hanno delle carenze o che sono iperattivi. Non sono studi nuovi sono provati e verificati da decenni. Si tratta di movimenti base, quali la capovolta, il rotolamento, il gattonare, la corsa, le brachiazioni... movimenti necessari a sviluppare le capacità coordinative e cognitive. Sembra incredibile ma saranno più bravi a scuola! Perchè capaci di mantenere l'attenzione più a lungo, perchè hanno sviluppato la coordinazione mano-occhio (necessaria per scrivere) ecc. I genitori che hanno provato riportano i figli a farlo, con grande entusiasmo, e portandosi qualche amichetto al seguito. Ogni età ha il suo sport  educhiamo i nostri bambini ad amare il movimento!

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10 piccoli consigli alimentari... per tutti!

Non saltate mai la prima colazione, di mattina il consumo energetico è ai massimi livelli, arrivare a pranzo dopo ore di digiuno provoca un inutile e dannoso affaticamento fisiologico. Non saltate mai i pasti: il corpo svolge al meglio le prestazioni sportive se gli apporti nutrizionali sono frazionati (colazione, spuntino, pranzo, spuntino, cena). Mangiate frutta di stagione come spuntino al mattino e al pomeriggio. Assicuratevi un buon apporto di fibre, con verdure cotte, crude, cereali integrali. Mantenetevi idratati bevendo più di 1 litro di acqua al giorno (meglio bere lontano dai pasti). Fate attenzione ai grassi: preferite l’olio extra vergine di oliva, preparate e cucinate piatti semplici, ed evitate salse (maionese, ketchup ecc.), insaccati, fritture, merendine, bibite gasate, alcolici ecc. Variate i cibi: carne/pesce/uova/latticini/verdure/frutta, variate ogni giorno Assumete un minimo di carboidrati in ogni pasto, di fatti, essi costituiscono la principale energia per i muscoli in attività. Una porzione di secondo a pranzo e cena (pesce/carne, meglio “bianca”) al giorno forniscono un ottimale apporto di proteine. Masticate a lungo, la prima “corretta” digestione avviene nella bocca…

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