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Benessere e salute

Caffeina e dolori vertebrali, c'è un nesso?

Sicuramente il momento della “pausa caffè” è uno degli attimi più attesi e desiderati durante un intensa giornata lavorativa. Ma è il caffè la vera esigenza che ci spinge a consumarlo? Oppure è soltanto la necessità di godersi un momento di tranquillità e di socializzazione, che difficilmente si prova, a farcene bere in continuazione? Ci sono molti studi che riportano proprietà sia negative, sia positive del consumo assiduo di caffeina. Ne riporto in particolare uno, condotto da J.M. McPartland e J.Mitchell (1997) riguardo l'associazione tra consumo di caffeina e la presenza di algie al rachide vertebrale. Gli autori hanno riscontrato che i pazienti con dolore cronico consumano 2,6 volte più caffè rispetto ai pazienti di controllo. Se da un lato il consumo di caffeina influisce negativamente sul mal di schiena, dall'altro il dolore cronico può favorire l'abuso di caffè, infatti in tale condizione si favoriscono i disturbi del sonno che tante volte vengono affrontati consumando dosi elevate di caffeina, la quale talvolta viene utilizzata anche come analgesico.   Gli autori descrivono alcuni meccanismi plausibili attraverso i quali la caffeina potrebbe agevolare l'insorgenza dei dolori muscolari. Dal punto di vista cardiovascolare la caffeina, come la nicotina ha un effetto vasocostrittore: ne consegue una riduzione dell'apporto sanguigno a livello dei muscoli e delle strutture del rachide e, di conseguenza ai dischi intervertebrali. Dal punto di vista neuromuscolare, la caffeina ha un effetto stimolante sulla contrazione muscolare, che produce un più rapido affaticamento dei muscoli a contrazione lenta e, di conseguenza, anche dei muscoli lombari. Stimola, inoltre, la liberazione di catecolamine, come le epinefrine, che rendono più sensibili i nocicettori muscolari, aumentando la percezione del dolore e favorendo l'insonnia. Dal punto di vista psicologico, la caffeina aumenta l'ansietà ed eccita il sistema nervoso. Essa è antagonista degli oppioidi e forse delle endorfine: di conseguenza, riduce la tolleranza al dolore e aumenta la sensibilità al mal di schiena. La caffeina, infine, come la nicotina, provoca un aumento della percentuale di calcio nelle urine agevolando l'osteoporosi.   In molti casi si è riscontrato esserci una valida associazione tra dolore vertebrale e consumo assiduo di caffeina (da 5/6 caffè al giorno). Inoltre essa provoca un leggero stato di dipendenza al consumo. Più caffè si bevono, più se ne berrebbero, meno se ne bevono, meno sentiamo l'esigenza di berne. Inizialmente alternare una pausa bevendo caffè e l'altra concentrandosi soltanto alla socializzazione o facendo uno spuntino, per esempio consumare un frutto, potrebbe essere un buon modo per diminuire la quantità di caffeina introdotta giornalmente e migliorare il proprio stato di benessere. Giorgio Mimini

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Cosa sono le Posture ed esercizi pratici

Come primo passo cercheremo di definire il concetto di Postura. In ambito chinesiologico la postura viene intesa come “la posizione del corpo nello spazio, in relazione ai vari segmenti ossei ed alle forze interne ed esterne che agiscono su tutte le parti del corpo.” La postura è una caratteristica del nostro corpo che riflette, come detto, forze esterne (stile di vita, stress, ecc.) e forze interne, più strettamente connesse anche con i nostri stati d’animo. Come sappiamo la Postura del nostro corpo varia e molto spesso assume delle connotazioni negative; il classico esempio sono le spalle curve, l’addome in fuori, un’iperlordosi, ecc. Tutti questi aspetti vengono racchiusi nel concetto di Postura Errata. Quando invece si parla di Posture si intendono quegli esercizi speciali che sono alla base della ginnastica Posturale. Le Posture sono specifiche posizioni di tutto il corpo, che il personal trainer fa assumere al soggetto, per poter ottenere delle correzioni. Tali posizioni nascono dallo studio di come il corpo del soggetto si muove e dalla sua rigidità. Molto spesso la rigidità muscolare è la principale causa di una moltitudine di dolori. Il motivo per cui le Posture sono posizioni globali, ovvero che prevedono il posizionamento di tutto il corpo in una determinata maniera, è che solo in questo modo si riesce ad allungare veramente i muscoli. Infatti i nostri muscoli sono organizzati sotto forma di catene fortemente interconesse, denominate catene cinetiche. Di conseguenza per ottenere l’allungamento di un determinato muscolo non si può non passare dall’allungamento di tutta la catena cinetica che lo comprende. Per esempio, l’insieme dei muscoli posteriori del corpo sono considerati come un'unica catena cinetica tesa dalla punta delle dita dei piedi alla linea occipitale, regione posteriore del cranio. Di conseguenza, per allungare veramente i muscoli della schiena, bisogna ricorrere ad una postura che metta in allungamento l’intera catena cinetica posteriore. Un esercizio analitico, ovvero su un muscolo solo, per esempio il dorsale, avrebbe pochissimi effetti rispetto ad un esercizio posturale, che comprenda l’allungamento contemporaneo dei muscoli dal piede al collo. La base della ginnastica posturale sono tre posture, chiamate anche le tre squadre di Mezieres, e prevedono: soggetto supino e con le gambe a 90° distese in alto; soggetto seduto con gli arti inferiori tesi ed il busto eretto a 90°; soggetto in piedi con le gambe tese ed il busto flesso a 90° Tutte le sedute di ginnastica posturale prendono spunto da queste tre posture. Successivamente il professionista modificherà il lavoro introducendo varianti che renderanno gli esercizi più efficaci. Scheda di esercizi posturali di partenza: Questo semplice protocollo è da eseguire 2 volte alla settimana per un tempo che va dai 10 ai 20 minuti, a secondo dal grado di concentrazione che ci mettete e dal tempo che avete a disposizione. Sono esercizi posturali di base che permettono l’acquisizione di una maggior consapevolezza della propria postura e un graduale miglioramento dell’elasticità muscolare. Durante gli esercizi va ricercato un lieve dolore muscolare, in quanto è sinonimo di un buon allungamento della catena cinetica. Già  dopo 2 settimane vi sentirete meglio. Scheda Sdraiato con gli arti distesi → prendere coscienza della respirazione e del movimento del tronco; Sdraiato con gli arti distesi → durante l’espirazione contrarre gli addominali e schiacciare la schiena per terra; Sdraiato con gli arti distesi → come prima ma aggiungere la spinta delle mani verso il basso, cercando di aumentare la distanza tra la spalla e l’orecchio; Sdraiato → appoggiare le gambe al muro e respirare normalmente; Sdraiato → come prima ma aggiungere che ad ogni espirazione si deve cercare di distendere le gambe appoggiate al muro verso alto. Si sentirà bruciare i muscoli dietro le cosce. Ripetere per 10 volte Alzarsi lentamente e camminare per recuperare e sciogliere le fatiche.

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Valutazione Posturale

Valutazione posturale Ogni percorso intrapreso dovrebbe essere preceduto da una valutazione, per poter scegliere adeguatamente gli strumenti da utilizzare per raggiungere i nostri obiettivi. In questo articolo vedremo nel dettaglio in cosa consiste una Valutazione Posturale e perché risulti essere fondamentale in un percorso che miri a risolvere i vari problemi posturali, che spesso creano dolori.  Come primo passo cercheremo di definire il concetto di Postura. In ambito chinesiologico la postura viene intesa come "la posizione del corpo nello spazio, in relazione ai vari segmenti ossei ed alle forze interne ed esterne che agiscono su tutte le parti del corpo.” Tale definizione già evidenzia come un vero programma di ginnastica posturale (escluse quelle situazione ad eziologia traumatica) debba necessariamente tenere conto del corpo nella sua globalità. Di conseguenza il lavoro del personal trainer, specializzato in ginnastica posturale, dovrà tenere conto sia della zona dove il cliente ha l’insorgenza dolorosa sia del resto dei distretti corporei. Per fare un esempio spesso si assiste a dolori della zona lombare (lombalgia) causati da un accorciamento marcato dei muscoli del polpaccio (soleo, gastrocnemio). In questo caso risulterebbe una perdita di tempo concentrarsi solo sulla schiena tralasciando anche le gambe ed i polpacci. Un'ultima osservazione che scaturisce dalla definizione di postura è l’esistenza di forze interne ed esterne che agiscono sul nostro corpo. Con queste intendiamo fare la seguente distinzione:   Forze esterne stile di vita (auto, ufficio); sovraccarichi eccessivi (zaini scolastici, borse spesa); stress; ecc…   Forze interne legamenti retratti; muscoli rigidi e disassati; contratture; ecc… Tutti questi aspetti si ripercuotono sulla nostra postura, producendo atteggiamenti errati che a lungo andare generano dolori quali lombo sciatalgia, cervicalgia, ecc… Da un punto di vista tecnico questi dolori sono la manifestazione di retrazione muscolare, ovvero i muscoli stressati si accorciano sempre più, producendo: Esistono diverse tecniche globali per riuscire a ridare mobilità e lunghezza fisiologica ai muscoli. Esse sono: Tecniche Mezieres; Tecniche P.N.F. Stretching statico e dinamico Esercizi di mobilità. Alla luce di tutte queste nozioni appare evidente l’importanza della Valutazione Posturale, in modo da individuare i distretti muscolari interessati da uno squilibrio maggiore e scegliere la tecnica più indicata per risolvere la retrazioine muscolare.   Entrando nel dettaglio la Valutazione Posturale si suddivide in: Questionario posturale Esame statico in stazioine eretta Test motori   Nel dettaglio:   1.  Il Questionario posturale è un insieme di domande alle quale il cliente deve ripondere per dare al personal trainer il numero massimo di informazioni, dallo stile di vita ai dolori presistenti, fino ad arrivare ad eventuali interventi.   2.    L'Esame statico consiste nello studio, da parte del personal trainer, della postura del cliente in: stazione eretta, sguardo in avanti, mani distese e rilassate, piedi leggermente divaricati e successivamente a contatto laterale. Vanno osservate le posizione dei vari segmenti corporei rispetto ai principali 4 assi ed alla verticale, determinata da un filo a piombo idealmente con l’origine sulla zona occipitale del cranio. Asse frontale anteriore Pronazione – Supinazione dei piedi Zona di contatto tra malleoli mediali porzione mediale dei polpacci epicondili femorali le 6 linee del bacino e del tronco le 4 linee del collo e capo   Asse frontale posteriore forma del piede linea poplitea linea glutea asse femorale 6 linee del bacino e dorso tensioni muscolari del collo posizionamento del capo Asse sagittale disatnza dei principali punti di repere dalla verticae del filo a piombo ginocchio flexum-ricurvatum posizione segmenti corporei Asse trasversale avanzamento o arretramento di un arto ripsetto all’altro. 3.    Test motori I test motori sono indicatori di possibili compensazioini posturali errate che il nostro corpo crea per permettere comunque una mobilità, anche se parziale, senza eccessivi dolori.   Contattami subito, al sito posturaltraining.it e potrai usufruire di una prima valutazione posturale gratis. Risponderai tramite mail a delle piccole domande ed osservazioni e subito dopo avrai un riassunto di quelle che potrebbero essere delle aree su cui lavorare per migliorare la tua postura Luca Peronaci

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Fame inarrestabile? Evita lo sciroppo di glucosio-...

Il fruttosio (noto anche come levulosio) è un monosaccaride (zucchero semplice) che si trova nella stragrande maggioranza dei frutti zuccherini, nel miele e anche in alcune verdure. Combinato con il glucosio forma un disaccaride noto come saccarosio, ovvero il comune zucchero da cucina, ma si differenzia dallo zucchero per il suo indice glicemico (il fruttosio è uno dei carboidrati con l’indice glicemico più basso) e il suo potere dolcificante (un terzo maggiore).     Solitamente il fruttosio viene appunto associato a frutta e verdura, ma va considerata anche un’altra fonte: il mais. Il fruttosio viene ricavato per isomerizzazione del glucosio presente nell’amido di mais e dall’amido di mais si produce lo sciroppo di mais (sciroppo di glucosio-fruttosio) che è composto per il 55% da fruttosio e per il 45% da glucosio.   Lo sciroppo di glucosio-fruttosio è il peggior zucchero presente sul mercato! La moderna industria alimentare lo utilizza in tutte le produzioni (bibite, torte, biscotti, gelati, succhi di frutta, surgelati, affettati, ecc..) perché: costa meno dello zucchero bianco raffinato (quindi si può chiaramente dedurre la qualità di questo zucchero); conserva meglio e protegge da muffe; rende i prodotti più soffici; dolcifica di più, quindi crea maggiore dipendenza (maggiore è l’intensità “del gusto dolce” maggiore sarà l’assorbimento nell’intestino di glucosio, ecco anche spiegato il perché del fallimento delle bibite “zero” o prodotti “senza zucchero”)   Assunto in grosse quantità (e non è poi così difficile data la diffusione capillare negli alimenti), lo sciroppo di glucosio-fruttosio ostacola l’azione della leptina (l’ormone prodotto dal tessuto adiposo che segnala al cervello di ridurre la sensazione di fame quando si è accumulato troppo grasso) in quanto aumentando i livelli di trigliceridi nel sangue, viene impedito alla leptina di arrivare al cervello che non riesce ad inviare il segnale di smettere di mangiare.   A questo punto non può che accadere l’inevitabile: fame continua, chili che si accumulano, sovrappeso e obesità.   Il problema non sussiste con l’assunzione di frutta e verdura, ma bensì con produzioni industriali-chimiche che utilizzano questo famigerato sciroppo: il consiglio è sempre quello di leggere ATTENTAMENTE le etichette, soprattutto per chi ha deciso (o deciderà) di eliminare quei chili di troppo per ritornare in forma senza fare eccessivi sacrifici ma imparando a scegliere gli alimenti giusti alleati di un sano e corretto stile di vita!     Francesco Moschillo

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Olio di palma? Se lo conosci lo eviti!

L’olio di palma si ricava dalla Elaeis guineensis, una pianta quasi infestante che richiede poche cure e attenzioni, molto diffusa in Indonesia e Malesia, Paesi dove proprio per queste caratteristiche della Elaeis iniziò la produzione di olio di palma soprattutto per contrastare l’impoverimento della popolazione. Attualmente questi due Paesi si dividono oltre l’85% del mercato mondiale che è in continua crescita grazie alla costante richiesta da parte delle industrie alimentari e dai produttori di biodiesel. Dal 2000 al 2010 le richieste mondiali di olio di palma sono raddoppiate!   Dove si trova l’olio di palma? Si farebbe prima a chiedere dove non lo si trova, praticamente è ovunque: gelati, torte, biscotti, creme spalmabili, merendine, snack, crackers, pizze, fette biscottate, ecc…   Perché è così diffuso? Sostanzialmente per il suo bassissimo costo: sul mercato una tonnellata di olio di palma viene venduta a circa 650 dollari che significa poco più di 55 centesimi di euro/litro. Inoltre l’olio di palma è estremamente versatile: è usatissimo nell’industria alimentare perché conferisce cremosità, compattezza a gelati e creme, è inodore ed insapore (quello chiarificato e raffinato), aumenta la croccantezza e la friabilità di biscotti, crackers e fette biscottate, dona morbidezza a merendine, snacks e pizze, nelle fritture è il re avendo un buon punto di fumo. Sempre per le sue caratteristiche viene utilizzato per la produzione di saponi e cosmetici, ma anche per la produzione di biodiesel.   E’ dannoso? L’olio di palma danneggia due volte: la salute e l’ambiente. La salute perché in 100gr di olio (884kcal circa) sono contenuti circa 49gr di grassi saturi (100gr di strutto, uno dei peggiori grassi animali, ne contengono 32gr) ed un altissimo livello di acido palmitico che conferiscono a questo alimento un effetto aterogeno (capacità di promuovere la crescita delle placche aterosclerotiche all'interno delle arterie) ed ipercolesterolemizzante, incidendo quindi negativamente sui rischi cardiovascolari. L’ambiente perché si sta letteralmente barattando il paesaggio tropicale con ettari di palmeti, senza salvaguardare clima, flora e fauna locali. Se si aggiunge poi  il non meno importante fattore di sfruttamento umano dove ci si trova sempre alla mercè di grosse multinazionali che mirano solo al profitto calpestando ogni diritto ambientale e umano, appare ben logica la scelta di evitare questo alimento imparando a leggere le etichette  perché la salute (anche quella del pianeta) è il più importante investimento!   Francesco Moschillo

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Training Respiratorio con SpiroTiger: quel respiro...

Un gran numero di muscoli respiratori (diaframma, muscoli intercostali e di supporto) sono al lavoro durante le nostre attività quotidiane: se consideriamo che in media si effettuano a riposo più di 20.000 cicli respiratori al giorno (e sotto sforzo molti di più), capiamo come l'apparato respiratorio non possa permettersi alcuna pausa e come i muscoli respiratori non raggiungano mai i propri limiti di affaticamento, proprio al fine di evitare danni permanenti all'organismo. Infatti, per evitare che questa accada, esiste un riflesso neurochimico di protezione: appena il respiro diventa affannoso, l'afflusso di sangue verso i muscoli periferici viene fortemente ridotto, provocando una sensazione di affaticamento negli arti inferiori e superiori dovuto ad un ridotto afflusso d’ossigeno e ad una conseguente accresciuta produzione di acido lattico.   La domanda è: a cosa serve inspirare grandi quantitativi di ossigeno se questo non raggiunge i muscoli periferici? Cuore, cervello e polmoni vengono, in condizioni di sforzo, ritenuti dal corpo elementi di massima priorità per il rifornimento di ossigeno ed energia, a discapito delle funzioni cosiddette non-vitali: il rifornimento di ossigeno alle gambe ed alle braccia sotto sforzo è quindi ridotto. Si ha come conseguenza una diminuzione notevole nella forza ed un accumulo rapido di acido lattico nei muscoli. L'allenamento di resistenza dei muscoli respiratori ridurrà il consumo dell'ossigeno dei muscoli stessi ed esso sarà quindi più disponibile per i muscoli periferici. Gambe e braccia si affaticheranno di meno durante lo sforzo e, a parità dello stesso, produrranno meno acido lattico.   I risultati di una specifica attività allenante di questi muscoli sono sorprendenti: Incremento della resistenza generale alla fatica; Recupero più rapido prima e dopo l'allenamento; Ritardata produzione di lattato e smaltimento più veloce; Miglioramento dei processi metabolici.   Ma lo Spirotiger garantisce effetti incredibili (Video) anche nella cura e nella prevenzione di innumerevoli patologie, nonché nel miglioramento della postura anche e soprattutto in soggetti decondizionati (cioè non allenati) o con determinati problemi. Soffri di dolori cervicali o, più in generale, di mal di schiena? L'asma ti affligge? Con SpiroTiger puoi controllare gli episodi acuti allontanandoli e beneficiare di miglioramenti inaspettati. Ti hanno diagnosticato una bronchite cronica e la tua spirometria non rientra in un quadro ottimale? Lo SpiroTiger si è dimostrato come ottimo ausilio per risolvere tutti i problemi che ne conseguono. Per la Fibrosi Cistica è dal 2005 utilizzato come metodica fisioterapica presso l'Ospedale Burlo di Trieste, al Centro Regionale FC con ottimi risultati per i pazienti che ne sono affetti. (Dott. Kamin ERS 2006) Sono in fase di ricerca numerose altri utilizzi per patologie maggiori e minori. Grandi fumatori e respiro, integrazione dell'allenamento respiratorio per scoliosi negli adolescenti, disabilità e allenamento respiratorio. Non ultimi l'utilizzo nella riabilitazione cardiologica e nella rieducazione respiratoria del diabete, della sindrome metabolica e negli attacchi di panico. E i benefici riguardano persino i russatori e le apnee notturne.   Riassumendo gli effetti: Riduzione di episodi di affanno; Allenamento specifico della muscolatura respiratoria; Migliore mobilità del torace; Aumentata coordinazione del respiro; Migliore coordinazione della muscolatura respiratoria.   ... e i campi d'applicazione: BPCO (Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva); <p style="display: none;"><cite><a href="http://www.my-personaltrainer.it/bpco/bpco.html">BPCO Broncopneumopatia cronica ostruttiva</a></cite> da http://www.my-personaltrainer.it/bpco/bpco.html</p> Fibrosi cistica; Malattie neuromuscolari; Fibromialgie; Para\tetra plegia; Affanno/respiro corto; Decondizionamento; Russamento e apnea da sonno; Colpo di frusta e postura; Fase pre e post operatoria; Allenamento fascia addominale in sciatalgie; Ipossiemie periferiche; Asma allergica.   (Materiale e dati scientifici tratti dal sito ufficiale www.spirotiger.it) Giulio Bellini

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Alluce valgo: problemi di postura e di... lingua

Che cos'è l'Alluce Valgo? L'Alluce Valgo è la deformazione dell'alluce che risulta deviato verso l'esterno del piede, ossia verso le altre dita.  A livello dell'attaccatura dell'alluce, ovvero sulla prima metatarsale, si evidenzia una protuberanza che, quando si infiamma, diventa dolorosa. Questo soprattutto dovuto al fatto che batte contro le scarpe comportando gonfiore e rossore. Come conseguenza, la testa metatarsale devia nel lato opposto a quello in cui è andato l’alluce, ovvero verso la linea mediana del piede.In casi gravi l’alluce valgo arriva a sovrastare tutto il secondo dito fino a toccare il terzo. Oltre al disagio a carico della capsula articolare della testa metatarsale e dell’alluce, spesso si aggiungono formazioni di tendiniti, borsiti, caduta delle teste metatarsali (che si evidenziano ben evidenziate con le classiche dita “griffate) e di calli sotto le teste metatarsali (un piede sano non deve avere calli in nessun punto). La caduta dell’arco plantare anteriore, fa sì che le teste metatarsali si scontrino con il terreno, determinando ulteriore dolore e maggiore difficoltà nella deambulazione.In questi casi è frequente la manifestazione di un’ulteriore patologia, il neuroma di Morton. E perché la lingua? Si è sempre creduto che il piede fosse la causa delle varie alterazioni posturali e relativi problemi, che si propagavano fino alla parte alta del corpo. Oggi si è scoperto che accade proprio l’opposto: il piede è principalmente la vittima delle alterazioni posturali. Per esempio, nei casi di deglutizione atipica (infantile), frenulo corto, disturbi occlusali, la catena muscolare denominata glosso-podalica, interagisce dalla lingua fino ai due pollici e ai due alluci. Ogni disagio che tale catena subisce (lingua disfunzionale) si trasmette immediatamente fino ai suoi estremi, causando di frequente il valgismo dell’alluce. In questi casi è d’obbligo un intervento adeguato, nell’ambito dell’odontoiatria e della logopedia. A tal riguardo, con le conoscenze attuali, è fondamentale agire sulla catena linguale attraverso la rieducazione funzionale della lingua in un contesto di globalità (esercizi specifici per la lingua abbinati ad esercizi specifici per il diaframma e per le catene muscolari). Non vanno escluse le disfunzioni vestibolari, visive, alterazioni respiratorie, le quali, attraverso le catene neuromuscolari, interagiranno fino ai piedi. Altro elemento di estremo interesse sono le calzature: il piede, nato libero, dovrebbe vivere scalzo per ricevere costantemente molteplici stimoli dal suolo. Invece trascorre troppo tempo rinchiuso dentro scarpe inadeguate, con piante e punte strette, tacchi alti, etc. che contribuiscono alla formazione dell’ alluce valgo. State attenti a come utilizzate la lingua... non solo per parlare! Potrebbe condizionare tutta la vostra postura.

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Cioccolato sì? O cioccolato no?

Il cioccolato, al quale tutti noi siamo abituati, un tempo, col nome " xocoatl " veniva venerato e considerato bevanda degli dèi dall'antico popolo degli Aztechi, questo perché essi erano riusciti a comprendere le innumerevoli virtù dei semi del cacao, che appunto veniva e viene tuttora utilizzato per la preparazione del cioccolato. Purtroppo nei giorni nostri questa delizia perde molto della sua originaria composizione, infatti per via del sapore amore si iniziò ad aggiungervi zucchero, escludendo fra l'altro l'uso di spezie, soprattutto il peperoncino.   Perché il cioccolato fa bene? Basti pensare che esso deriva da un seme capace (se piantato) di dare origine a una nuova forma di vita. I semi di cacao sono ricchissimi di grassi, in maggioranza rappresentati dall'acido oleico, lo stesso dell'olio d'oliva, un grasso monoinsaturo da preferire ai lipidi animali contenuti in burro, strutto o ai grassi idrogenati ben più dannosi caratteristici dei cibi spazzatura. Il vero tesoro di questo alimento, comunque, è la sua grande ricchezza in polifenoli, un uso regolare di cioccolato (60g al giorno con il 70% di cacao) aumenta notevolmente la capacità antiossidante del sangue. Non è trascurabile anche la presenza di minerali come magnesio e potassio, proantocianidine e tannini. Il cioccolato può diventare un arma a vostro favore quindi, preferito a dolci ricchi di zuccheri e oli vegetali che possono favorire l'insorgenza di placche ateromatose. E' molto importante ricordare che anche frutta e verdura contengono antiossidanti, ma questi ultimi lavorano in sinergia tra di essi e perciò bisogna garantire al nostro organismo la più possibile vastità e varietà di alimenti che li contengono per far sì che essi ci aiutino a raggiungere la forma fisica migliore, fuori e dentro. Giorgio Mimini

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Alimentazione e regolazione del Ph per la performa...

Il nostro sangue deve avere un PH compreso tra i 7,3 e 7,45. Il PH è un valore che riflette il grado di acidità (o di basicità) di una soluzione. Le sostanze sono definite acidi quando in soluzione tendono a liberare ioni idrogeno, mentre vengono dette basi (o alcali) le sostanze che assumono gli ioni H+ per formare il gruppo ossidrile OH+, che è un anione, cioè una molecola che ha acquistato una carica negativa. La scala del PH varia da 0 a 14, con 7 che rappresenta una soluzione neutra, mentre via via che si và al di sotto del 7 la soluzione è sempre più acida, mentre al di sopra è via via più alcalina. L’organismo è molto dipendente dal PH in quanto i metabolismi sono regolati da molti enzimi che dipendono strettamente dal PH. Il metabolismo dell’organismo umano deve quindi mantenere costantemente in equilibrio il pH. Il problema nasce parlando appunto di questo equilibrio acido-base. Facendo riferimento all’alimentazione attuale cosa viene maggiormente consumato? Pasta, pane, formaggi, legumi, carne, pesce, uova, tutti alimenti acidi, questa situazione alla lunga può portare ad acidosi metabolica cronica. Il nostro organismo ha dei sistemi tampone per neutralizzare gli acidi, i maggiori sono nel sangue l’emoglobina e organi come reni e polmone. Se il sistema tampone raggiunge i propri limiti e la capacità del rene di eliminare gli acidi è esaurita, per mantenere condizioni metaboliche ottimali l’organismo deve provvedere a togliere questi acidi immediatamente dalla circolazione. Questo avviene mediante il deposito degli acidi nel tessuto connettivo che per le sue caratteristiche fisiche è particolarmente adatto ad assorbire acidi. In alternativa vengono liberate dalle ossa delle sostanze basiche (come bicarbonati e fosfati di calcio) ciò a lungo andare può compromettere la salute delle ossa.   E le ossa? Una cosa incredibile è che se l’importanza dell’equilibrio acido-base fosse confermata su queste basi, per esempio l’osteoporosi non sarebbe causata dal ridotto apporto di latte e derivati, ma essendo cibi acidi, sarebbero questi addirittura una concausa della demineralizzazione ossea. Questo perché, sempre secondo l’Università della California, non è affatto la carenza di calcio che indebolisce il tessuto osseo dei vecchi e delle donne in post menopausa, ma invece è sempre l’alimentazione oggi più praticata: quella appunto ricca di pane, di cereali, di proteine, latte e derivati e povera di frutta e verdura. È una dieta talmente acidificante che corrode letteralmente, i tessuti, soprattutto muscoli e ossa.   E i muscoli? Un'alimentazione troppo acida può compromettere anche i muscoli perché l’acidosi accelera la perdita della glutammina, che può inficiare le prestazioni in allenamento con un’ampia varietà di meccanismi. Più acido è espulso con le urine e più la massa muscolare perde glutammina. Alla lunga questo processo vi fa perdere massa muscolare e può compromettere le performance sportive. Quindi, abbiamo detto che l’alimentazione moderna è basata sul consumo di alimenti quasi totalmente acidi, cosa possiamo fare a questo punto?   Come regolare l’equilibrio acido-base Come prima cosa abbiamo bisogno di stabilire la situazione nella quale ci si trova attraverso un test molto semplice quello del Ph delle urine, attraverso le cartine tornasole acquistabili in farmacia, devono essere bagnate dalla seconda urina del mattino. Assumerà un diverso colore in base al ph che abbiamo. Il valore ideale è compreso tra 7-7.5, ma a quasi nessuno risulterà così. Quello che dobbiamo cambiare per far sì che ci sia un ph ideale, è l’alimentazione. Non dobbiamo eliminare i cibi acidi come la carne, perché contengono proteine importanti e vitamine-minerali, ma affiancare alimenti alcalini come verdure e frutta. Qui sotto vi riporto una tabella dei cibi alcalinizzanti e acidificanti. Altri modi per alcalinizzare sono gli ionizzatori che sono delle particolari apparecchiature che collegate con il proprio rubinetto di casa alcalinizza l’acqua, soluzione abbastanza costosa. Per chi non riesce o non vuole cambiare alimentazione, esistono comunque degli integratori a base di minerali alcalini, come potassio, magnesio, sodio e calcio, che correggono l’equilibrio acido-base, in commercio sia in polvere che in compresse.

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Salute: meglio essere... sempre in movimento!

Successivamente ad uno studio effettuato dall'Albert Einstein College of Medicine in New York, pubblicato su Archives of international Medicine, i ricercatori sono stati in grado di affermare che è più importante essere in buona forma, cioè praticare un'attività fisica costante ed eliminare alcuni fattori di rischio importanti ed essere in sovrappeso, piuttosto che essere magri e sedentari con altri fattori di rischio. Sono stati controllati ed esaminati per un lungo periodo di tempo alcuni marker del benessere, quali la pressione arteriosa, i trigliceridi, la glicemia, la resistenza all'insulina, la proteina C reattiva e i livelli di colesterolo HDL. Le conclusioni di questo studio definiscono in modo preciso che le persone adulte, normopeso e magre, ma che non svolgono nessun tipo di attività fisica e, ad esempio fumano, hanno la possibilità di ammalarsi o comunque di essere meno in salute di coloro che pur essendo in sovrappeso svolgono un attività fisica intensa e non fumano. L'esercizio fisico regolare sembra essere quindi un fattore estremamente importante nella regolazione positiva del metabolismo e quindi del benessere, persino in soggetti che sono appunto in sovrappeso. Morale della favola, non limitatevi a praticare esercizio fisico al fine di ottenere risultati dal punto di vista estetico, ma a seguito del raggiungimento di essi cercate di mantenere una costante pratica motoria in modo che diventi parte integrante della vostra quotidianità e che vi permetta di ottenere dei guadagni ottimali in termini di salute. Giorgio Mimini

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Nuoto: sport ideale e panacea del mal di schiena?

“Il nuoto è uno sport completo: è il migliore!”, “Hai mal di schiena? Dovresti fare del nuoto…”, “Dovrebbe praticare un’attività sportiva: le consiglio il nuoto”, quante volte avete sentito pronunciare queste frasi? Sembra che il nuoto sia lo sport migliore tra il ventaglio di opzioni presenti nel campo sportivo, beh, cominciamo col dire che lo sport migliore non esiste! Ogni sport ha i suoi pro e i suoi contro, i suoi squilibri posturali e i suoi limiti. L’ambiente acquatico, oltretutto, non è sempre la soluzione ottimale per ogni individuo in quanto risulta impraticabile se non si è capaci: si rischia solo di demotivare e distogliere il soggetto da una buona abitudine costante nel tempo perché, giustamente, se ne esce frustrati e demotivati. Aggiungiamo poi anche una lombalgia e ci troveremo di fronte ad un soggetto frustrato, demotivato e dolorante: quante probabilità ci sono che possa continuare la pratica del nuoto?   Molto spesso il nuoto viene consigliato come sport correttivo in presenza di scoliosi, lombalgie, cervicalgie, ecc… ma come sempre sostengo nei miei articoli, il sistema tonico posturale è indipendente dalla volontà ed ecco per cui che ginnastiche come yoga, pilates e, appunto, il nuoto non possono avere l’effetto desiderato, bisogna agire diversamente. Uno studio condotto (finalmente!) dall’Istituto Scientifico Italiano sulla Colonna vertebrale (ISICO) presentato al congresso internazionale dell’International Society for the Study of the Lumbar Spine (ISSLS) tenutosi a Chicago nel maggio 2013, ha fatto chiarezza sull’argomento nuoto e scoliosi. Lo studio “Swimming is not a scoliosis treatment: a controlled cross-sectional survey” distrugge il mito del nuoto come esercizio correttivo e mette in evidenza come proprio il nuoto possa influire negativamente sulle curve della schiena generando appunto il mal di schiena. Nello studio sono stati messi a confronto 112 nuotatori a livello agonistico (nuoto praticato 4-5 volte a settimana) con 217 studenti (di pari età) che praticano sport a livello amatoriale o non lo praticano affatto. I nuotatori, soprattutto femmine, presentavano delle asimmetrie del tronco più accentuate ed erano maggiormente ipercifotici, di conseguenza con una frequenza maggiore di dorsi curvi e mal di schiena. Ciò accade perché da un punto di vista posturale il nuoto (che viene praticato in scarico di gravità) induce a un collasso della schiena in quanto allena soprattutto la muscolatura degli arti a discapito dei paravertebrali. Crolla dunque il dogma che il nuoto debba essere consigliato come esercizio correttivo o come terapia in caso di mal di schiena (basta immaginare di eseguire 50 metri in stile a rana o delfino in presenza di lombalgia per capire che il dolore non può che aumentare). Ovviamente se il nuoto viene praticato 1-2 volte a settimana a livello amatoriale non provoca nessuna conseguenza a patto che vengano sempre rispettati i parametri fondamentali di qualità del gesto tecnico, intensità e volume degli allenamenti: sono proprio questi tre elementi che fanno la differenza tra avere più o meno mal di schiena!   La scelta di uno sport dovrebbe essere presa rispettando le esigenze e le abilità del bambino, ragazzo, adulto, anziano che sia, senza forzature controproducenti e, soprattutto, senza creare falsi miti e false speranze. L’uomo rimane comunque un animale terrestre in quanto privo di pinne, branchie e dita palmate.   “Ogni persona è un genio. Ma, se giudichi un pesce dalla sua capacità di scalare un albero, passerà tutta la sua vita pensando di essere stupido” A.Einstein   Francesco Moschillo 

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Prendere e dare carezze: è davvero così facile?

Mentre passeggiamo per strada incontriamo un nostro vicino, lo guardiamo e sorridendo diciamo: “Buongiorno!”, il nostro vicino contraccambia il saluto e risponde: “Buongiorno!”. In questa situazione ci siamo appena scambiati una carezza. Una carezza è definita una unità di riconoscimento (Stewart – Joines, 1987). Questi tipi di scambi sono talmente famigliari per noi che non ci facciamo più caso, ma ora immaginiamo la stessa situazione con una variazione, ossia il nostro vicino non contraccambia il nostro saluto, ci passa avanti come se non ci fossimo: che cosa provereste? Probabilmente vi chiedereste: “Che cosa è successo?”. In generale è possibile affermare che abbiamo bisogno di carezze e ci sentiamo deprivati se non le otteniamo.   Esistono diversi tipi di carezze? Si, vediamo quali Verbali o Non verbali: ogni tipo di comunicazione è una carezza e la maggior parte dei nostri scambi comporta anche carezze non verbali. Positive o Negative: una carezza per essere considerata positiva deve essere piacevole per chi la riceve, al contrario una carezza negativa è sentita come spiacevole. Ad ogni modo, qualsiasi tipo di carezza è meglio di nessuna carezza. Condizionate o Incondizionate: una carezza condizionata si riferisce a ciò che una persona fa: “che bel lavoro che hai fatto!”, invece una carezza incondizionata si riferisce a ciò che una persona è: “sono felice che sei qui!”. Come diamo le nostre carezze? Alcune persone hanno l’abitudine di dare carezze che cominciano col sembrare positive ma poi danno una “frecciata” negativa finale: “vedo che cominci a capire, più o meno”, queste carezze comunicano qualcosa di positivo ma poi è come se lo annullassero. Altre persone sono molto generose nel dare carezze positive ma lo fanno in modo non sincero: “che bello il tuo articolo! Quando l’ho letto ho pensato che era molto interessante, molto acuto…”. Ci sono anche persone che hanno difficoltà a dare carezze positive e non ne danno affatto. Spesso ai genitori capita di dare carezze in modo condizionato: “ti voglio bene se fai il bambino bravo”. La modalità con cui diamo carezze è strettamente legato al nostro background culturale e famigliare, se ci soffermiamo a pensare alla nostra storia da bambini possiamo trovare dei collegamenti con il nostro modo di dare carezze da adulti.   Ma tutti riusciamo a prendere le carezze che ci vengono date? Noi tutti abbiamo delle preferenze, alcuni preferiscono ricevere carezze per quello che fanno piuttosto che per quello che sono, alcuni preferiscono essere accarezzati fisicamente, altri solo verbalmente. La maggior parte di noi preferisce ricevere le carezze che è stato abituato a ricevere. A causa di questa famigliarità possiamo svalutare altri tipi di carezze, oppure può darsi che inconsciamente vorremmo ricevere le carezze che raramente otteniamo ma non siamo capaci di chiederle o di accettarle. Supponiamo che io da bambina abbia sempre desiderato ricevere un abbraccio da mamma e che lei raramente lo abbia fatto, per alleviare la sofferenza di non riceverle, può darsi che io decida di negare il mio bisogno di ricevere degli abbracci affettuosi e può accadere che da adulta io mantenga questa strategia senza esserne affatto consapevole.   Esiste quindi un filtro per le carezze? Si esiste. Quando una persona ottiene una carezza non in sintonia con la sua “modalità preferenziale” è probabile che la ignori o la sminuisca. Sentendo una carezza “non in sintonia” potreste dire: “Grazie”, ma nel dirlo potete arricciare il naso e storcere la bocca, oppure potreste mettervi a ridere e dire: “Si va be!”. Ma perché rifiutiamo alcune carezze? Ci avvaliamo del nostro filtro delle carezze per poter mantenere l’idea che abbiamo di noi stessi e degli altri. Le persone che hanno avuto un’infanzia molto dolorosa possono decidere che non è sicuro accettare nessun tipo di carezza e hanno un filtro così stretto che sfuggono a qualsiasi carezza viene loro offerta. Così facendo mantengono la loro sicurezza interiore ma si privano della possibilità di esperire da adulti le carezze in un modo nuovo e magari gratificante. Per riprenderci la nostra consapevolezza, spontaneità e intimità secondo Steiner (1987) possiamo cominciare pensando che: possiamo chiedere le carezze: le carezze che otteniamo chiedendo hanno altrettanto valore di quelle che riceviamo senza chiederle! possiamo provare piacere a dare carezze a noi stessi; possiamo rifiutare apertamente le carezze che non ci fanno piacere; le carezze sono disponibili in quantità illimitata: possiamo dare e ricevere una carezza ogni volta che lo desideriamo! Noemi Di Lillo

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Lo psicologo - 10 risposte alle domande più frequ...

Chi è lo psicologo? Un Professionista che, attraverso il Colloquio e la costruzione di una RELAZIONE positiva, di fiducia con le persone, si occupa di MIGLIORARE la loro qualità di vita.   Cosa fa? Interviene principalmente in tutte quelle situazioni in cui la persona attraversa una CRISI/DIFFICOLTÀ da cui non riesce ad uscire, ma non solo: si occupa anche di PREVENZIONE del disagio. Il suo intervento puó rivolgersi sia a singoli individui che a gruppi di persone (coppie, famiglie, istituzioni ecc.).   Quindi dallo Psicologo non va solo chi "ha problemi"? Assolutamente no. Lo psicologo non interviene solo sul malessere, ma è, in generale, un PROMOTORE DEL BENESSERE,  quindi il suo aiuto si rivolge anche a chi, in assenza di difficoltà evidenti nella vita quotidiana, è interessato ad approfondire la conoscenza di sé, divenire più consapevole delle proprie risorse per utilizzarle al meglio, migliorare la relazione con gli altri.   Se passo un brutto momento, posso sempre sfogarmi con un amico che mi ascolta. Non è la stessa cosa? No. L'amico fa parte della tua vita e ti conosce abbastanza ma, proprio per questo, puó trovare difficile prendere le giuste distanze dalla situazione e non giudicarti. Lo psicologo, invece, ti ascolta e in più ha degli strumenti specifici per aiutarti sia a scoprire le cause del malessere che le strategie utili per risolverlo.   È proprio necessario un aiuto o posso farcela da solo? Esistono vari gradi di sofferenza psicologica: quando condiziona la quotidianità, destabilizza le relazioni con familiari e amici, impedisce di studiare o lavorare, un aiuto esterno diventa necessario. Lo psicologo crede fermamente nella capacità delle persone di cambiare e aiutarsi da sé. Del resto, la responsabilità principale del cambiamento è sempre della persona che lo vuole attuare, lo psicologo si limita ad ampliarne la prospettiva, suggerendo nuovi modi di vedere la realtà che facilitino una trasformazione. Potremmo paragonare l'aiuto dello psicologo ad un navigatore per auto: per trovare la tua destinazione puoi scegliere di seguire le indicazioni stradali, chiedere consiglio a chi incontri lungo la strada  oppure affidarti a un navigatore che ti prospetti i vari percorsi, da quelli brevi agli economici, il tempo di percorrenza, i limiti di velocità, i luoghi di interesse lungo il cammino… ma sei sempre e solo tu che guidi l'auto!     Vivo Una situazione praticamente immodificabile, mi sento impotente, non potrò più avere indietro ciò che ho perso… quindi a cosa serve lo psicologo se non posso cambiare la mia condizione? Lo psicologo non lavora sulle situazioni ma sul CAMBIAMENTO DELLE PERSONE: migliorare la qualità di vita è possibile, anche nelle situazioni immodificabili, semplicemente imparando ad affrontarle e a riflettere sulle alternative.   Che differenza c'è tra Psicologo e Psicoterapeuta? Lo psicoterapeuta è uno psicologo che, dopo la Laurea e l'abilitazione all'esercizio della professione, ha conseguito un percorso formativo di specializzazione. Esistono varie specializzazioni, ciascuna ha le sue teorie sulle cause del disagio e degli strumenti specifici per il suo superamento. Non esistono specializzazioni migliori di altre, tutti gli psicoterapeuti condividono l'obiettivo di curare la sofferenza psicologica, pur nella diversità dei metodi utilizzati. Alcuni orientamenti sono più indicati per alcuni tipi di disturbi o per alcune tipologie di persone: in ogni caso, un professionista serio indica alla persona, dopo un' attenta valutazione, se è ragionevolmente prevedibile che questa trarrà beneficio dai metodi di cura che lui utilizza e, in caso contrario, fornisce tutte le informazioni necessarie a ricercare altri e più adatti interventi.   Quanto dura un percorso e quali sono i costi? Una consulenza, per capire il problema e programmare insieme come affrontarlo, richiede circa tre incontri. Non esiste una durata prevista fissa: ogni percorso dipende dalle caratteristiche individuali, dal tipo di problema presentato, dagli obiettivi che si intende raggiungere. La durata di ogni singola seduta è di circa un'ora, con cadenza settimanale, bisettimanale o mensile, in base alle specifiche esigenze e al giudizio clinico del professionista. Per quanto concerne i costi, ogni psicologo applica una sua tariffa per seduta, che è tenuto a comunicare al cliente prima che il colloquio abbia luogo e che viene calibrata in base alla complessità dell'intervento, all'urgenza e alla condizione sociale ed economica di chi richiede la prestazione. Il professionista si impegna a garantire tutte le risorse professionali a sua disposizione per il raggiungimento di un risultato, ma non potrà mai garantire l'esito del percorso.   Lo psicologo prescrive dei farmaci se necessari? No, non puó prescriverli ma puó valutare, col diretto interessato, se è auspicabile usufruirne e, nel caso, indicare a chi rivolgersi (generalmente lo psichiatra) per pianificare una cura farmacologica.   Sono minorenne, posso andare dallo psicologo senza mamma e papà? Si, non esistono limitazioni di età per poter avere un colloquio con lo psicologo ma, in caso di persona minorenne, i genitori devono essere entrambi d'accordo sul fatto che il proprio figlio usufruisca della prestazione. In genere tale consenso viene richiesto in forma scritta. Valeria Fisichella

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Benessere: dormi meglio... senza luci!

E' importante conoscersi per sapere qual'è la quantità di sonno necessaria per sentirsi bene.  La maggior parte delle persone ha bisogno di 8-9 ore a notte.  Per alcuni di voi potrebbe essere troppo, ma l'importante è svegliarsi riposati, senza sveglia e soprattutto provate a dormire in una stanza completamente buia. Senza alcuna fonte di luce: coprite tv, computer, sveglie. Perché? Esistono delle proteine, dette porfirine, che compongono i globuli rossi. Queste hanno la capacità di recepire la luce e di trasmettere il messaggio di "esposizione" al cervello. Questa informazione blocca un ormone / neurotrasmettitore antiossidante chiamato melatonina (indispensabile per un buon riposo). Questo processo è correlato con l'ormone dello stress per eccellenza, il cortisolo, che in questo caso tende allora ad aumentare. E' meglio quindi evitare l'innesco di questo circuito che ci impedisce di recuperare le nostre energie durante la notte, ma che anzi... ci fa svegliare ancora più stressati. Avere il controllo del proprio sonno significa avere innumerevoli benefici tra cui: migliorà la memoria e le capacità mentali, si ridurranno i tempi di recupero dopo gli allenamenti e sarete meno infiammati. La qualità del sonno influisce sul vostro benessere tanto quanto l'alimentazione e l'attività fisica. Non trascuratelo!   Vorrei vedere un Prodotto coadiuvante del Sonno

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Il mal di schiena: cause e soluzioni

Sempre più di frequente si sente parlare di mal di schiena, in diverse situazioni in cui ci si può trovare, in palestra, al bar, al supermercato, a casa dei parenti, il mal di schiena è uno degli argomenti che più accomuna le persone. Lo dicono anche le statistiche, infatti studi recenti dimostrano che l'80% circa della popolazione adulta nei Paesi industrializzati soffre di mal di schiena. Per non parlare degli adolescenti, altre indagini svolte nelle scuole medie inferiori misero in evidenzia alte percentuali di comparsa di algie vertebrali precoci nei giovani. Ma come mai negli anni della tecnologia e delle grandi innovazioni tutto ciò si manifesta in maniera cosi invadente? Cerchiamo di capire quali posso essere le cause e i modi per farne fronte. Perchè si possano manifestare casi di “mal di schiena”, in primis vi deve essere una motivazione di natura strutturale o patologica del rachide. Nella maggior parte dei casi però questo non accade, sono infatti cause non specifiche e in concorso di colpa fra loro a determinare l'insorgere della situazione clinica, vediamo quali. Posture, movimenti scorretti e insufficiente conoscenza della colonna vertebrale sono tra i primi e più comuni fattori di rischio, il rachide vertebrale presenta delle curve strutturali che necessariamente vanno mantenute, esse ci permettono di stare in piedi e di sostenere il peso della gravità senza subire traumi, quindi ovunque ci troviamo, a casa, nel tempo libero e al lavoro è di fondamentale importanza mantenere una posizione il quanto più ergonomica possibile. Vanno evitate le posture statiche in eccessiva estensione e in particolare in flessione anteriore della colonna in quanto alterano in maniera troppo invasiva la fisiologia articolare. Un altro fattore di rischio dal quale è bene stare lontani è lo stress psicologico. Negli ultimi tempi è sempre più comune trovarsi di fronte a persone che vivono schiacciate dallo stress e in persistenti stati di ansia, nella peggiore delle ipotesi si fa parte di esse. Stati di ansia protratti per lungo periodo possono provocare danni alla colonna in quanto potrebbero causare alterazioni della meccanica respiratoria a causa di blocchi inspiratori del diaframma. Per ovviare a questo problema consiglio sempre di eseguire esercizi di rilassamento e soprattuto di respirazione diaframmatica e respirazione profonda. Questi esercizi possono aiutarti a prendere visione di te stesso e a percepire in modo reale il mondo che ti circonda, oltre a diminuire la tensione accumulata dalle strutture respiratorie. Infine, un altro fattore che riveste un ruolo da antagonista nel raggiungimento della salute e del benessere a cui tutti aspiriamo, è l'ipocinesia. Per ipocinesia si intende mancanza di movimento, uno stile di vita non adeguato a quella che è la vera natura umana, l'uomo è nato per muoversi, per fare attività fisica, non si è adattato a stare in piedi e deambulare in maniera più ergonomica possibile per poi tornare a passare la maggior parte della sua vita in posizione seduta, sdraiata e statica. Per la salute del rachide vertebrale nello specifico il movimento riveste un ruolo ancora più importante, in quanto i dischi intervertebrali non sono dotati di irrorazione sanguigna propria, ma traggono giovamento e nutrienti dall'irrorazione delle strutture adiacenti. Oltre a ridare tono e vitalità alle strutture l'attività fisica deve mirare anche ad abbassare la percentuale di grasso corporeo, in certi casi una presenza eccessiva di tessuto adiposo può aumentare la pressione discale e accelerare l'insorgere di ernie o schiacciamenti vertebrali. Elencate le cause, quali sono le soluzioni è facile capirlo: attività fisica personalizzata che comprenda esercizi di allungamento specifico e in catena posturale, esercizi di mobilità articolare e di potenziamento muscolare ove necessario e di educazione respiratoria sono alla base di un buon programma di educazione alla salute. Giorgio Mimini

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Conosci i supersemi? Scopri la chia!

I Semi di Chia sono prodotti dalla Salvia Hispanica, una pianta di origine messicana molto diffusa anche nei paesi centro-sud americani, si presentano piccoli e croccanti dal colore variabile che va dal grigio chiaro al nero con un gusto praticamente neutro. Per gli Aztechi la Salvia Hispanica era la pianta della forza (“chia” in azteco significa appunto “forza”) tanto da considerare i semi di chia un alimento fondamentale per l’esercito durante le battaglie.   Perché venivano e vengono tutt’ora considerati un superalimento? Perché 100gr di semi di chia contengono 600 mg di Calcio, quasi il quintuplo del comune latte di mucca (100ml contengono 125mg di calcio che a causa di un’elevata percentuale di Fosforo e alla caseina in esso contenuti vengono mal assorbiti, sfatando quindi il mito che bisogna bere latte e mangiarne i derivati per avere ossa forti…nulla di più sbagliato!) ideale dunque per chi soffre di osteoporosi e per i bambini in crescita.   In questi 100 gr sono inoltre contenuti i grassi omega-6 (in rapporto 3:1 con gli omega-3 quindi altamente assimilabili) e ben 15 gr di grassi omega-3 (100 gr di salmone ne contengono 3,8 gr) che esercitano un’azione vasoprotettiva e antitromboica, abbassando i valori del colesterolo cattivo (LDL) e dei trigliceridi: un toccasana per il cuore e per chi soffre di ipertensione.   I semi di chia contengono inoltre Ferro (9,9mg/100gr) in quantità tripla rispetto agli spinaci (2,7mg/100gr) utili come integratore naturale e valido aiuto alle donne durante il ciclo mestruale.   Per le esigenze degli sportivi e per chi in estate o durante particolari momenti si sente spossato e affaticato, i semi di chia contengono più del doppio (809,15 mg/100gr) di potassio rispetto alle banane (358mg/100gr).   Lasciando un cucchiaio di semi di chia in ammollo in un bicchiere d’acqua fin quando non si forma una specie di gel, si può ottenere un’ottima bevanda anti-fame da assumere 30 minuti prima del pasto oppure si può utilizzare questo gel come alternativa all’albume delle uova.   L’utilizzo ideale sarebbe quello di consumare i semi a crudo: nelle insalate, nei risotti, nelle minestre o, a colazione o dopo l’attività sportiva, nel miele su gallette di riso/mais o pane di segale.   I semi possono essere acquistati nelle botteghe bio e nei negozi specializzati ed hanno un costo di circa 8 euro per 500 gr, non abbiamo bisogno di integratori farmaceutici, la natura ci mette già a disposizione tutto basta solo conoscere gli alimenti e le loro proprietà!   “Fa che il cibo sia la tua medicina e che la tua medicina sia il cibo” (Ippocrate) Francesco Moschillo

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Forza del pensiero: affrontiamo la giornata con il...

"Usa la Forza, Luke." (Guerre Stellari - Episodio IV  "Una nuova speranza" 1977) Questa frase mi è entrata subito nella testa, fin da quando ero bambino... usa la Forza. Poi, crescendo, si è aggiunto "Magnum P.I." con la sua frase tipica "La mia vocina mi diceva...". La mia vocina mi diceva... E così, prima ancora di intraprendere qualsiasi studio che riguardasse la comunicazione e lo sviluppo personale, sono cresciuto con la consapevolezza che ci fosse qualcosa di piú di ció che è ai nostri occhi, del "concreto", convivendo fin da subito con quello che poi ho scoperto chiamarsi "inconscio" e "Pensiero Positivo/Creativo". Ma torniamo a noi, quanto puó cambiare la giornata se decidiamo di affrontarla con il giusto atteggiamento? La risposta è molto semplice: completamente! Non ci credete? Provate ad alzarvi la mattina con il sorriso, dicendo a voi stessi "oggi è un nuovo giorno! Ed io sono pronto ad affrontarlo nel migliore dei modi, con il sorriso, la voglia e la gratitudine di poter essere ancora qui... in questo mondo". Non c'è crisi, lite, capo, collega, automobilista, debito... niente di niente che possa farmi cambiare idea.. oggi è un nuovo giorno! Vedrete che come per magia il vostro volto si "illuminerà", i vostri occhi avranno un'altra luce e, non solo chi vi sarà vicino noterà la differenza, ma ne rimarrà contagiato (naturalmente parlo di coloro che sono predisposti al miglioramento). Ma non finisce qui, per un'inspiegabile ragione anche la "realtà" intorno a voi cambierà forma. Non voglio parlare di legge d'attrazione, pensiero positivo o "segreti" da svelare.. .parlo di realtà... semplice realtà delle cose. Perchè non è necessario "studiare" alcunché, affrontare per-corsi "mistici" per rimanere piacevolmente affascinati dall'effetto della Forza del nostro pensiero (quello puó essere un di piú). Semplicemente cominciare a guardare il bicchiere mezzo pieno per una volta, concentrandosi sulle possibili soluzioni e non sul problema, ponendo l'attenzione su tutto ció che ci incuriosisce, che ci fa stare bene, prendendo coscienza che non c'è nulla di "inevitabile", non c'è un "destino avverso", la "sfiga che ci perseguita"... La nostra mente è talmente potente che, se ci convinciamo che nulla andrà bene nella nostra vita, nulla poi andrà per il verso giusto... Al contrario, non se ci convinciamo, ma se vogliamo che tutto vada bene, se siamo disposti ad affrontare giorno per giorno, attimo per attimo, la nostra vita con la certezza di poterla "cavalcare" e non "subire"... tutto andrà per il verso giusto. Ci saranno alti e bassi, momeni In e momenti Out, le incomprensioni e le perdite di persone care... ma voi vivrete tutto in modo differente... credeteci... scommetteteci... Siete ancora un po' scettici? Pensate che sia "folle"? E allora vi sfido... un bel respiro... profondo... spalle alte! Sorriso, e trasformate questi "consigli" in CREDO per una settimana... una sola settimana... e poi ci "risentiamo"! Pensate di riuscirci? Cosa avete da perdere? Avete la Forza per farlo? Fausto Donadelli

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Semi di Chia: proprietà e benefici

I semi di Chia sono ricavati da una specie vegetale denominata Salvia hispanica e presentano proprietà nutrizionali importantissime. A stupire è soprattutto il loro contenuto di calcio, e di acidi grassi essenziali omega 3 e omega 6. I semi di chia presentano un contenuto di calcio pari a 600 milligrammi ogni 100 grammi (5 volte superiore a quello del latte), 100 grammi di semi di chia presentano circa 20 grammi di omega 3, una proprietà che li rende la fonte vegetale più ricca di questi acidi grassi essenziali. Il loro apporto di vitamina C, ferro e potassio è davvero importante. Presentano infatti un contenuto di vitamina C 7 volte superiore rispetto a quello delle arance, un contenuto di potassio doppio rispetto alle banane e una presenza di ferro tripla rispetto agli spinaci. Non meno importante è la presenza di altri minerali come il selenio, lo zinco ed il magnesio, oltre che il loro contenuto vitaminico che prevede vitamina A, E e B6. I semi di chia sono anche ricchi di aminoacidi, necessari per la formazione delle proteine da parte dell'organismo. Sono ritenuti in grado di svolgere un'azione di controllo del livello degli zuccheri nel sangue, contribuendo ad arginare l'aumento di peso. Sono inoltre considerati benefici a livello dell'apparato cardiovascolare per quanto riguarda la prevenzione delle malattie ad esso legate. Il loro contenuto di aminoacidi, di vitamine e di sali minerali contribuisce a regalare all'organismo un ottimo livello di energia. Coloro che soffrono di pressione alta potrebbero trovare giovamento aggiungendo i semi di chia alla loro alimentazione, poiché essi sono considerati in grado di contribuire alla regolazione della pressione sanguigna (grazie al contenuto di Sali Minerali). I semi di Chia sono anche adatti a coloro che desiderano perdere peso, poiché sono in grado di fornire nutrienti essenziali ed energia dando senso di pienezza. Le proprietà dei semi di Chia non finiscono qui. La loro assunzione è utile in quei soggetti che necessitano tenere sotto controllo i livelli del colesterolo nel sangue (data la presenza di Acidi Grassi Omega 3). Questi semi inoltre, non contengono glutine e la loro assunzione è quindi possibile anche a coloro che soffrono di celiachia o di intolleranza ad esso. Per quanto riguarda il loro contenuto calorico, i semi di chia apportano 70 calorie ogni 15 grammi di prodotto e non contengono colesterolo né zuccheri semplici. E’ evidente che possono essere assunti a colazione accompagnati a cereali e muesli; oppure per uno snack salutare e nutriente durante la giornata. Il mio consiglio è sempre quello di affidarvi ad Esperti del settore quali Nutrizionisti o Dietologi per valutare l'integrazione alimentare con tali prodotti. Non improvvisare mai, spesso a rimetterci è proprio la tua salute. Dario Pirozzi

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Gli ottimisti vendono di più e si ammalano meno

"L’ottimista è colui che vede nella grandine una buona partenza per un mojito” Martin E. P. Seligman, psicologo della Pennsylvania University, considerato il fondatore della psicologia positiva, nel 1988 sottopose il nuotatore della squadra olimpica statunitense Matt Biondi ad un esperimento. Durante una manifestazione sportiva nella quale Biondi doveva testare al massimo le sue capacità, l’allenatore gli comunicò un tempo peggiore di quello ottenuto in realtà. Nonostante la notizia potesse avere un impatto scoraggiante, quando chiesero a Biondi di riposare e di riprovare, la sua prestazione, che in realtà era già stata eccellente, fu ancora migliore. Quando lo stesso esperimento fu ripetuto con altri membri della squadra (dimostratisi pessimisti nell’ambito di altri test) le prestazioni al secondo tentativo furono peggiori. Molti giornalisti erano convinti che durante quelle Olimpiadi Biondi avrebbe eguagliato il record di Mark Spitz che nel 1972 si era aggiudicato sette medaglie d’oro. Ma nella sua prima gara il nuotatore ottenne la medaglia di bronzo, e nella gara successiva arrivò secondo perdendo l’oro nelle ultime bracciate. Due sconfitte del genere avrebbero buttato giù la maggior parte degli atleti ma non Biondi, che si riprese e vinse l’oro nelle cinque gare successive. Seligman definisce l’ottimismo sulla base del modo in cui gli individui spiegano a sé stessi i propri successi e i propri fallimenti. Gli ottimisti attribuiscono il fallimento a dettagli che possono essere modificati, mentre i pessimisti attribuiscono la colpa a circostanze durevoli che essi non hanno la possibilità di modificare. Questi diversi modi di pensare hanno una forte influenza sul modo in cui le persone reagiscono agli eventi della vita. Dal punto di vista dell’intelligenza emotiva, l’ottimismo è un atteggiamento che impedisce all’individuo di sprofondare nell’apatia o nella depressione e di scivolare nella disperazione di fronte a situazioni difficili. Una ricerca condotta dagli scienziati americani dell’Università di Kentucky e pubblicata sulla rivista di psicologia Psychological Science ha dimostrato che chi affronta la vita con fiducia e con ottimismo si ammala meno di chi è pessimista. Gli scienziati hanno studiato un gruppo di centoventi studenti valutando il loro stato d’animo in una serie di test ed è risultato che il sistema immunitario degli studenti ottimisti era più efficiente contro le aggressioni di virus e batteri. L’ottimismo è inoltre un fattore predittivo del successo scolastico. In uno studio su cinquecento studenti appena immatricolati nel 1984 alla Pennsylvania University, i punteggi ottenuti in un test sull’ottimismo si rivelarono un miglior fattore predittivo delle votazioni del primo anno di quanto non fossero i punteggi conseguiti nei test o le stesse votazioni di diploma. Seligman, che studiò questi soggetti, afferma: «Gli esami di ammissione all’università misurano il talento, mentre il modo in cui un individuo spiega i propri insuccessi può dirci se ha un atteggiamento rinunciatario. È la combinazione di un ragionevole talento con la capacità di resistere alla sconfitta che porta al successo. Quello che manca nei test di abilità è una misura della motivazione. È necessario sapere se un individuo continuerà ad andare avanti anche quando la situazione diventerà frustrante. La mia impressione è che, dato un determinato livello di intelligenza, il reale successo di un individuo sia in funzione non solo del talento, ma anche della capacità di sopportare la sconfitta». Seligman svolse un altro importante studio sugli agenti della compagnia assicurativa americana MetLife e scoprì che, nei primi due anni di lavoro, fra i nuovi venditori, quelli che erano per loro natura ottimisti, vendevano il 37% in più rispetto ai colleghi pessimisti. Inoltre durante il primo anno i pessimisti abbandonavano il lavoro con una frequenza doppia rispetto agli ottimisti. Durante la ricerca lo psicologo americano chiese inoltre alla MetLife di assumere un gruppo di aspiranti agenti che aveva ottenuto un elevato punteggio in un test per l’ottimismo ma aveva fallito la normale selezione. Nel primo e nel secondo anno di lavoro, le vendite concluse da questo particolare gruppo superarono quelle dei pessimisti rispettivamente del 21 e del 57 per cento. La ragione per cui l’ottimismo conferisce un così grande vantaggio in un lavoro di vendita è che si tratta di un atteggiamento intelligente dal punto di vista emozionale. Il modo in cui un individuo e nello specifico un venditore reagisce emozionalmente ad un rifiuto è fondamentale per la capacità di darsi una motivazione sufficiente ad andare avanti. Un atteggiamento positivo o negativo nei confronti della vita può benissimo essere qualcosa di innato; alcune persone tendono per natura verso l’uno o l’altro atteggiamento. Ma il carattere può essere modificato dall’esperienza e l’ottimismo, proprio come il senso di impotenza e la disperazione, possono essere appresi. Alla base di entrambi c’è una visione che gli psicologi chiamano autoefficacia, ossia la convinzione di avere il controllo sugli eventi della propria vita e di poter accettare le sfide nel momento in cui esse si presentano. (Goleman 1995) “Un pessimista è uno che crea difficoltà dalle sue opportunità e un ottimista è colui che crea opportunità dalle sue difficoltà.” Harry Spencer Truman Alessandra Puggioni

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Ambienti chiusi e radon, apriamo le finestre!

Nella società moderna particolare attenzione viene dedicata al risparmio energetico, sia in termini di riscaldamento che di raffreddamento, delle abitazioni e degli ambienti di lavoro. Se da un lato i nuovi materiali e le nuove tecniche di costruzione hanno portato dei benefici al portafogli, dall’altro minacciano la nostra salute causando un notevole aumento della concentrazione di radon.   Il radon (Rn) è un gas inerte e radioattivo di origine naturale. È un prodotto del decadimento nucleare del radio all’interno della catena di decadimento dell’uranio, è incolore, inodore, insapore e non può essere avvertito dai sensi: chiaramente nocivo per la salute, se inalato è causa di tumore al polmone (secondo solo al fumo di sigaretta).   Il radon è un gas talmente dannoso che l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), attraverso l’International Agency for Research on Cancer (Iarc), ha classificato il radon appartenente al gruppo 1 delle sostanze cancerogene per l’essere umano. Dove si trova questo gas? Il radon è presente in tutta la crosta terrestre. Si trova ovunque, in quantità variabile, nel terreno e nelle rocce e si può trovare anche nell’acqua potabile. Il suolo è la principale sorgente del radon che arriva in casa. I materiali edili che derivano da rocce vulcaniche (come il tufo), estratti da cave o derivanti da lavorazioni dei terreni, sono ulteriori sorgenti di radon. Essendo un gas, il radon può spostarsi e sfuggire dalle porosità del terreno disperdendosi nell’aria o nell’acqua. Grazie alla forte dispersione di questo gas in atmosfera, all’aperto la concentrazione di radon non raggiunge mai livelli elevati ma, nei luoghi chiusi (case, uffici, scuole ecc) può arrivare a valori che comportano un rischio rilevante per la salute dell’uomo, specie per i fumatori in quanto già soggetti a rischio.   Il radon si distribuisce uniformemente nell’aria di una stanza, mentre i suoi prodotti di decadimento si attaccano al particolato (polveri) dell’aria che noi respiriamo e poi si depositano sulle superfici dei muri, dei mobili ecc. La maggior parte del radon che inaliamo viene espirata prima che decada (ma una piccola quantità si trasferisce nei polmoni, nel sangue e, quindi, negli altri organi), mentre i prodotti di decadimento si attaccano alle pareti dell’apparato respiratorio e qui irraggiano (tramite le radiazioni alfa) soprattutto le cellule dei bronchi.   Le concentrazioni di radon possono essere differenti anche tra edifici vicini e subiscono forti variazioni tra il giorno e la notte, estate e inverno e condizioni meteo: affinché si possa misurare con precisione la quantità di radon presente in una stanza occorre affidarsi ad enti o aziende specializzate. E’ scientificamente provato che l’esposizione al radon crei un significativo aumento del rischio di tumore al polmone: il radon è considerato il contaminante radioattivo più pericoloso negli ambienti chiusi ed è stato valutato che il 50% circa dell’esposizione media delle persone a radiazioni ionizzanti è dovuto al radon. Soluzioni? Nell’immediato e a costo zero bisogna aumentare la ventilazione degli edifici e delle stanze in cui si soggiorna di più: cucina e camera da letto in casa, il luogo di lavoro, le aule delle scuole, ecc… Evitiamo di “tapparci” come dei barattoli ermetici e cerchiamo di far circolare sempre aria “nuova” anche durante i mesi invernali: risparmiare sul riscaldamento o sull’aria condizionata ha davvero più importanza della salute?

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