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Benessere e salute

Definire i propri obiettivi: la storiella giappone...

Quella della definizione degli obiettivi è una questione assai spinosa. Tutti arrivano da me con molta motivazione, colmi di ottime intenzioni e con la certezza di riuscire a raggiungere quello che si sono prefissi. Ecco... proprio "quello che si sono prefissi" è spesso un'obiettivo oltre la portata, irraggiungibile nei tempi stimati. Gli obiettivi ci devono essere, il desiderio del loro raggiungimento può donare motivazione anche nei momenti difficili, ma devono avere alcune caratteristiche ben precise: devono essere a breve termine; misurabili; raggiungibili. Per fare un'esempio pratico, è meglio decidere di voler perdere 2kg nel mese successivo piuttosto che dire di volerne perdere 12kg nei prossimi 6 mesi, la pappa è la stessa, ma mentre il primo soggetto avrà certamente successo già dopo un mese e sarà dunque motivato a porsi un nuovo obiettivo; il soggetto due magari dopo 3 mesi sarà fermo a -4kg e si demotiverà per il possibile svanimento del suo successo, e forse abbandonerà il tentativo! Inoltre il risultato finale, non dev'essere ciò che metabolizza tutti i pensieri, quasi un'ossessione. Se ci si pone come obiettivo di perdere 10kg, e alla fine saranno 8kg, sarà comunque un successo. Ad ogni modo, per definire meglio questo concetto vi racconterò una storiella giapponese, che vi deve far riflettere: "C'era una volta, tanto tempo fa in Giappone,un giovane ragazzo che si recò dal miglior maestro di Karate di tutto il paese del Sol levante. Quando questo gli diede udienza il ragazzo gli chiese: 'maestro, vorrei allenarmi con Lei e diventare il miglior Karateka di tutto il paese, quanto ci metterò?' Il maestro lo scrutò e poi con calma disse: 'almeno 10 anni!'. Il ragazzo sorpreso della lunga durata dell'istruzione chiese al maestro 'e se mi allenassi con tutte le mie forze, più di ogni altro suo allievo? quanto ci vorrà?'. Il maestro si soffermò a riflettere e poi sentenziò: 'almeno 20 anni!'. Il ragazzo guardò sorpreso il maestro, senza capire, ma tentò ancora: 'E maestro, se mi allenassi tutti i giorni e tutte le notti senza mai fermarmi quanto tempo ci metterò a diventare il suo migliore allievo?'. Il maestro esitò mentre ci rifletteva, ma poi deciso disse: '30 anni!'. A questo punto il ragazzo sbottò: 'ma come è possibile , maestro, che più mi alleno e più lungo sarà il tempo della mia istruzione??'. Il maestro a questo punto disse deciso: "vedi mio giovane amico, SE UN'OCCHIO E' PUNTATO SUL TRAGUARDO... RESTA SOLO L'ALTRO PER TROVARE LA VIA!'".   Pertanto, in conclusione, ponetevi un'obiettivo ragionevole, raggiungibile, misurabile e a breve termine, ma lasciate che sia solo uno stimolo per migliorarsi sempre, e nel dubbio... ALLENATEVI!

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Vibrazione e postura, alcuni consigli

La vibrazione meccanica, usata in maniera corretta, da indiscutibilmente effetti positivi all’organismo. L’esecuzione delle posture, in maniera corretta, cambia radicalmente l’effetto. Per raggiungere un risultato tangibile al fine della tonificazione muscolare, l'intensità di lavoro deve essere elevata. Usando un'intensità elevata, non si può sottovalutare la postura sulla pedana vibrante, onde evitare i fastidi provocati soprattutto a livello lombare per gli uomini e cervicali-lombari per le donne, nonché la sensazione di risonanza alla testa. Senza mai dimenticare che il mantenimento fisiologico delle curve della colonna rappresenta il miglior sistema di prevenzione. La tecnica posturale risultata più efficace per ovviare a queste problematiche, estrapolata in parte dal Pilates, si basa su delle posture in retroversione, con un lavoro in isometria volontaria, a carico dell'addome, sia come contenimento delle viscere che come scarico parziale, a livello lombare. In questo modo si ha un rinforzo del tronco, evitando posture in iperlordosi, che danno la possibilità di raggiungere delle intensità elevate, con conseguenti risultati evidenti, oltre che una riduzione praticamente totale dei dolori, menzionati prima. Per ciò che concerne l’effetto di risonanza alla testa, sviluppare le prime lezioni, in modo che nelle posture in stazione eretta il peso sia distribuito esclusivamente sulla parte anteriore del piede, comunque, sempre completamente in appoggio sulla pedana. Con i nuovi clienti, che si avvicinano alla vibrazione meccanica, dedicare sempre la prima lezione alla sensibilizzazione della respirazione "profonda e regolare", della contrazione isometrica costante, a carico del tronco durante le posture erette, degli addominali e della contrazione isometrica specifica al muscolo principale sotto vibrazione meccanica, oltre che allo scarico graduale del trapezio, prevalentemente riguardante le donne. La capacità tecnica, di sfruttare la vibrazione meccanica, nel massimo delle sue potenzialità, in tutta sicurezza di un esecuzione perfetta, va ricercata come punto fondamentale nell’allenamento vibratorio. Have a good Vibration!

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Fast food: meglio di no, ma se proprio dovete...

Il fast food, o italianizzato il pranzo veloce, fa ormai parte del nostro vivere comune. Non possiamo utopicamente pensare che tutto ciò che ci consigliano Personal Trainers, Nutrizionisti e Dietologi sia appliccabile alla lettera, soprattutto se la nostra vita è fuori dalle mura domestiche e spesso di corsa. Cerchiamo dunque di capire come ridurre al minimo i danni di un pasto fuori casa in un chiosco, friggitoria o trattoria.   Assolutamente da evitare, e non ne avevate dubbi, i fast food americani come McDonald's (vedi in fondo), Burger King, KFC e similari. Gli zuccheri raffinati e grassi saturi, nonchè coloranti e conservanti che assumerete saranno sufficienti per i prossimi 2 mesi della vostra vita. Se solo considerate che un Big Tasty Bacon contiene 54g. di grassi e 50g di zuccheri e quasi 900kcal, spero di avervi detto abbastanza!! Altrimenti consultate la Tabella dei valori nutrizionali McDonald's!   Ovviamente questo non vuole essere una critica verso McDonald's in particolare, in realtà una volta ogni 6 mesi mi concedo con gusto un pranzo da loro, ma vale per tutte le multinazionali del fast food americane.   Una buona alternativa sono i turchi. O meglio il "Kebab". In Italia sempre più diffusi, e gestiti da  indiani, egiziani, turchi e arabi in genere, sono in realtà un'ottima opportunità per mangiare un cibo relativamente sano in modo veloce ed economico. Una base di carboidrati (pane arabo non fermentato possibilmente), farcito di proteine della carne di manzo o pollo alla griglia, con l'aggiunta di insalata e verdure e condita con salsa allo yogurt e salsa piccante. Ovviamente sarebbe meglio lasciar fuori le patatine fritte che i venditori spesso hanno a disposizione. Se ne avete uno buono e pulito nelle vicinanze, non abbiate paura di approfittarne!   Un ulteriore possibilità tipicamente italiana, e spesso regionale, sono i venditori ambulanti di panini. Non conoscendo la realtà di ogni regione, vi parlo di quella in cui risiedo, la Toscana. Qui vanno per la maggiore i "baracchini" di trippa e lampredotto (interiora di manzo) che personalmente non adoro ma che hanno il loro perchè. Certo sono grassi quanto basta, ma la loro cottura (bollitura) ne fa un alimento quantomeno accettabile dal punto di vista nutrizionale. Inoltre non vengono conditi con salse raffinate per cui sono meno dannosi di altri "mangiare veloci"!   A questi ultimi si aggiungono, o spesso si integrano, i venditori ambulanti di panini caldi e freddi. L'offerta è grande e varia, si passa dal semplice panino al prosciutto a quello con hamburger, formaggio e salse. E qui la faccenda si fa complicata. Infatti passare da un pranzo accettabilmente sano ad uno devastante è un passo piccolo piccolo fatto di scelte sottili. Infatti scegliere salse quali maionese, ai funghi, rosa, al radicchio, ecc. aumenterà a dismisura l'apporto calorico, mentre un hamburger con cipolle, ketchup, pomodoro e insalata limita sicuramente i danni! E ora parliamo dei nostri BAR, quelli forse più frequentati durante l'ora di pranzo. La maggior parte ormai si è specializzata sui pranzi espressi, siano essi fatti dai primi, dalle insalate o da piatti unici.   Il mio consiglio è quello di scegliere i cibi più semplici quali mozzarella e prosciutto, bresaola/grana/rucola, prosciutto e melone nel periodo estivo, o i primi che spesso sono congelati e quindi difficilmente possono essere contaminati. Evitate con accuratezza di consumare panini in pomeriggio contenenti salse a base di uovo, ad esempio maionese. Se vi facessi vedere una coltura batterica sulla maionese alle 15.00 messa su la mattina stessa, vi si rizzerebbero i capelli in testa.   In ultima analisi parliamo di quei posti che impegnano più tempo, ma che ci fanno gustare il nostro pranzo con più calma. Ormai, trattorie e ristoranti offrono a chi lavora in città, a prezzi contenuti, primo+contorno+acqua o secondo+contorno+acqua o formule similari. Aprofittate delle loro offerte di lombatine con spinaci o pasta al pomodoro e basilico senza scrupolo. Evitate patatine fritte e sughi con panna, pancetta e similari. Se poi vi trovate di fronte ad un Sushi Bar, con ampia scelta di pesce fresco... non rimanete fuori dalla porta!

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Osteoporosi, cos'é?

É una condizione patologica caratterizzata da una diminuzione della massa ossea con deterioramento del tessuto e conseguente aumento della fragilità e del rischio di fratture delle ossa, specialmente a carico del polso, delle vertebre e del femore. É bene sapere che solo una donna su due e un uomo su cinque sa di essere osteoporotico, e la malattia può essere localizzata ad alcuni distretti, oppure diffusa. L’osteoporosi è antica quanto l’uomo ma ha acquisito solo di recente rilevanza clinica a causa dell’aumento della vita media, e si stima che le fratture da osteoporosi aumenteranno di oltre la metà nei prossimi anni. Una fase di lento impoverimento dell'osso inizia dopo i 40 anni, con velocità differente tra i due sessi,  visto che le donne sono abbastanza tutelate dalla produzione di estrogeni fino alla menopausa, ma verso i 65-70 anni di età uomini e donne si pareggiano nella percentuale di perdita annua di tessuto osseo. La perdita d'osso legata all'invecchiamento, che si svolge in un arco di tempo di circa 40 anni, è quindi sufficiente a portare una quota di uomini e di donne, peraltro normali, in una situazione di particolare fragilità ossea che li predispone a fratture anche per eventi traumatici minimi. Le fratture di femore comportano un grave rischio di disabilità motoria che colpisce più della metà dei pazienti nell'anno successivo alla frattura, mentre solo il 30- 40% di queste persone riprende le attività quotidiane. Le fratture vertebrali invece, spesso spontenee, in metà dei casi non vengono neppure diagnosticate. Insomma con l'osteoporosi non si scherza! I fattori di rischio Sono considerati tali: bassa assunzione di calcio, limitata attività fisica, menopausa precoce, età avanzata, abuso di alcool, caffè e fumo. Una condizione particolare nelle giovani donne è l'anoressia, con conseguente scomparsa del ciclo mestruale e mancanza degli effetti positivi degli estrogeni sull'osso. Altro importantissimo fattore di rischio è la prolungata inattività o immobilizzazione dovuta a ricoveri; è stata dimostrata una perdita di massa ossea nel caso di riposo a letto e in assenza di gravità. Questo è il motivo per il quale l'esercizio fisico viene sempre più somministrato, ove possibile, per prevenzione e cura dell'osteoporosi. L’osso, infatti, è un tessuto dinamico, “vivo”. Il processo di formazione del tessuto osseo ha come principale meccanismo di controllo lo stimolo meccanico costituto dalle tensioni e dalle deformazioni applicate all’osso sia dal carico, sia dalla contrazione muscolare, nel corso delle attività fisiche. Dunque l'osso, al pari di qualsiasi altro tessuto od organo del corpo umano, se costantemente stimolato, tende a rigenerarsi e a rallentare di molto i normali processi d'invecchiamento.   I sintomi Quello cardine è il dolore, ma all'inizio può esserci una mancanza di sintomi che ritarda la diagnosi. Quando la densità ossea diminuisce, si può andare incontro a dolori ossei forti e persistenti: se vengono coinvolte le vertebre, ad esempio, si avrà un forte mal di schiena refrattario alle terapie più comuni; di solito, si tratta di un dolore che inizia in un dato punto della schiena e si diffonde quando ci si alza in piedi e si cammina. Per confermare la diagnosi di osteoporosi, fatta solitamente tramite radiografie, è importante la mineralometria ossea (MOC) esame che valuta la densità delle ossa. La terapia La terapia del'osteoporosi conclamata è, in particolare nell'anziano, essenzialmente basata su farmaci detti inibitori del riassorbimento osseo. In particolare vengono usati i bifosfonati. Qualora risulti insufficiente l'apporto di calcio e di vitamina D con la dieta, si rende necessario integrarli ricorrendo a un supporto di sali di calcio associati o meno a vitamina D.   La prevenzione La buona notizia è che la prevenzione dell'osteoporosi é semplice e di norma efficace. Si punta principalmente a ridurre la perdita ossea post-menopausale e associata all'invecchiamento con un adeguato regime alimentare e quindi maggiore assunzione di calcio, una particolare attenzione a ridurrere i rischi di cadute, ed un aumento dell'esercizio fisico. Ovvero basta sforzarsi di seguire uno stile di vita sano per abbassare notevolmente il rischio di incorrere nell'osteoporosi! Ne vale la pena, no?

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Decalogo Alimentare

Ecco a te le dieci regole della sana alimentazione che lo Staff di PTOnline ti consiglia di seguire a prescindere dal tuo stato di forma fisica attuale. Questi pochi princìpi rappresentano il sunto di quello che la Scienza della Nutrizione consiglia attualmente per mantenersi in buona salute "grazie" al cibo, e non "nonostante" il cibo. Memorizza queste semplici regole, appendile al frigo, impara a seguirle regolarmente e presto anche tu potrai dire... "io mangio bene!". n.b.: gli articoli di PTOnline sono puramente informativi e non vogliono sostituirsi al parere del medico. Se sei seguito da un Dietologo o Nutrizionista, attieniti sempre alle sue indicazioni. 1.  Riduci leggermente le porzioni attuali (la dieta Okinawa ad esempio raccomanda di mangiare lentamente e smettere di mangiare prima di sentirsi completamente sazi); 2.  Consuma 5 pasti nell'arco della giornata: 3 principali (colazione, pranzo, cena); 2 spuntini (metà mattina, merenda); 3.  Evita di digiunare per più di 3-4 ore; 4.  Consuma ogni giorno almeno 4 porzioni tra frutta e verdura (la frutta può essere utilizzata come spuntino); 5.  Consuma carboidrati (pasta, pane, riso, patate, biscotti ecc.) ad ogni pasto, ed associa una piccola fonte proteica (pesce, legumi, carne, latticini ecc.) ai pasti principali; 6.  Consuma preferibilmente pasta e riso integrali; 7.  Evita di associare diverse fonti proteiche in uno stesso pasto (es. uova e formaggi); 8.  Pesce e legumi, al pari della carne, sono ottime fonti proteiche. Riduci il tuo consumo attuale di carne. 9.  Bevi molta acqua nell'arco della giornata (almeno 1,5 lt); 10.  Concludendo, mangia poco e spesso

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Stretching, così si fa!

Generalità Il termine “stretching” proviene dall'inglese "to stretch" che in italiano significa allungare. Con questo termine si indicano quelle tecniche di allungamento muscolare che hanno lo scopo di aumentare flessibilità e mobilità. Lo studio e l'applicazione di queste tecniche sono nati principalmente in ambito sportivo, da quando si è iniziato a capire che la flessibilità è una componente fondamentale della prestazione fisica, tanto importante quanto forza, potenza, velocità e resistenza, che sono tradizionalmente i parametri più allenati dagli sportivi. Le tecniche di stretching vengono maggiormente utilizzate nelle discipline sportive in cui è richiesta una grande flessibilità e mobilità articolare, come la danza, la ginnastica artistica, la corsa ad ostacoli, il salto in alto e così via. La constatazione degli effetti benefici della pratica degli esercizi di stretching ha poi fatto sì che questi divenissero sempre più popolari in molte altre discipline sportive, tant'è che oggi non si può più accettare che un allenatore in qualsiasi sport non abbia una conoscenza approfondita delle tecniche di stretching specificamente utili per l'allenamento dei suoi atleti. Nel contempo, l'utilizzo di queste tecniche si è andato diffondendo anche nel campo della terapia manuale, in particolare di quella riabilitativa, via via che ci si è resi conto dell'importanza che le retrazioni muscolari, e la carenza di flessibilità, hanno nel determinare patologie e dolori osteoarticolari. Oramai lo stretching viene utilizzato, giustamente, da chiunque abbia a cuore la salute del proprio corpo. Quindi non solo atleti, e non solo professionisti. C'è da dire però che, nonostante siano noti a tutti gli effetti benefici che apporta l'allungamento muscolare su tutto l'apparato locomotore, poche sono le persone che lo utilizzano costantemente e correttamente. La tecnica che ti spiegeremo qui di seguito, è quella relativa alla forma di stretching più conosciuta, cioè quella codificata da Bob Anderson. Questo sistema di stretching, con le sue posizioni e il suo modo di respirare, prende spunto dallo yoga, e potremmo definirla tecnica “standard”. La tecnica Intanto per sapere come fare ad allungare un muscolo, o più probabilmente un gruppo muscolare, dovresti chiederti qual'è la sua funzione, cioè a quale movimento è adibito. Dopodiché allungarlo sarà semplice. Basterà forzarlo, delicatamente, nella direzione opposta. Prendiamo ad esempio i muscoli del polpaccio. Se è vero che la loro funzione primaria è quella di farci mettere in punta di piedi (flessione plantare) la maniera più efficace per allungarli sarà portare la punta del piede in sù, verso la gamba (flessione dorsale), aiutandoci con un elastico, o spingendo ad esempio contro un muro come a volerlo spostare, tenendo ben piantato a terra il piede in questione. (figg.) Ora, il modo migliore per raggiungere la posizione di massimo allungamento, è farlo lentamente, cioè in 6-8 secondi, ed evitare di arrivare a sensazioni di dolore durante l'esecuzione. Raggiunta la posizione, va mantenuta per circa 20-30 secondi, dopodichè si ritorna alla posizione di partenza in non meno di 6-8 secondi.   Consigli Nella posizione di massimo allungamento non dovrai mai giungere a sensazioni di dolore acuto. E' sufficiente arrivare a percepire una “fastidiosa” tensione muscolare. Evita di respirare affannosamente. Se sei appena sceso dal tapis roulant ed hai saggiamente deciso di chiudere l'allenamento con un po' di stretching, dovrai prima riposarti qualche minuto. Respirare profondamente ed in maniera rilassata durante l'allungamento è indispensabile perchè possano rilassarsi anche i muscoli. Cerca di mantenere un po' di concentrazione mentale. Chiacchierare mentre il muscolo è in massimo allungamento non è prudente. Il muscolo non si rilasserà mai del tutto, e rischi inoltre di incorrere in una fastidiosa contrattura. Evita di molleggiare. Una volta si utilizzavano i molleggi per raggiungere il massimo allungamento, ma questa tecnica, detta balistica, è stata accantonata per la sua pericolosità. Viene utilizzata solo per preparazioni atletiche speciali. E' preferibile ripetere la tecnica un paio di volte per lo stesso muscolo rispettando i tempi consigliati, piuttosto che tenerlo in massimo allungamento per più di 20-30 secondi. Il tessuto muscolare, infatti, dopo un po' si “annoia” e per difesa tende a contrarsi, facendoti ottenere l'effetto contrario a quello sperato. Ricorda che è possibile "stretchare" qualsiasi muscolo del corpo. Solo gli addominali, che sono normalmente fin troppo allungati, sembrano trarne meno benefici.  Se vuoi un aiuto per pianificare dettagliatamente l'allenamento per la flessibilità, con ulteriori consigli e posizioni di stretching adeguate al tuo caso, richiedi a PTOnline la Tua Scheda per la FLESSIBILITA', oppure contatta uno dei nostri Personal Trainer. Buon allungamento!

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