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Benessere e salute

Integratore alcalino: perché può essere utile

Tutti i processi metabolici che ci mantengono in vita, trasformano gli alimenti e l'ossigeno in energia, producono scorie metaboliche acide. Con l'allenamento il corpo produce acido lattico in maggiori quantità e ciò comporta una maggiore produzione di scorie metaboliche acide (pH acido); queste vengono tendenzialmente eliminate attraverso sistemi "tampone": reni, fegato, pelle e bicarbonati presenti nel sangue. Normalmente l'organismo è in grado di eliminare questi acidi grazie ad una serie di processi fisiologici in grado di mantenere un corretto equilibrio. Se viene costantemente prodotto un eccesso di sostanze acide, l'organismo non riesce più ad eliminarle e queste si accumulano nel tessuto connettivo o nella matrice extracellulare. Questa condizione indica uno stato di acidosi metabolica latente, acidosi tissutale, o iperacidità le cui cause principali sono: insufficiente apporto di nutrimenti alcalinizzanti (frutta, verdura); eccesso di alimenti acidificanti (carne, formaggi, salumi); insufficiente apporto di liquidi; farmaci, integratori proteici, ecc. stress; nicotina, alcool; intensa attività fisica. Tale problematica può essere risolta con l'apporto di sali minerali alcalinizzanti in grado di tamponare le scorie acide che produce il nostro organismo produce. Mimmo D'Elia

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Dal divano alla palestra: chi ben comincia è a me...

Ci sono diverse cause che spingono una persona sedentaria e pigra a iscriversi in palestra: il voler perdere qualche kg, il desiderio di aumentare la massa magra oppure semplicemente praticare un’attività che lo faccia liberare dallo stress e dalla routine quotidiana. Qualunque obiettivo esso voglia raggiungere, all’inizio non conta. Il primo passo da fare (a parer mio quello più difficile) è quello di alzar le chiappe dal divano e mettersi in gioco, cambiando abitudini giornaliere e alimentari (magari affidandosi ad un nutrizionista fidato) e iscrivendosi in palestra, ma non in una qualunque. Una palestra seria, con istruttori e personal trainer professionali che lo seguano nel suo percorso,s oprattutto all’inizio ,cercando di farlo sentire a suo agio e cercando di farlo avvicinare allo sport nel modo più leggero e divertente possibile. Il primo mese deve essere di “conoscenza”, due-tre allenamenti di un’ora massimo a settimana sono più che sufficienti per cominciare. Dopo avergli fatto fare un’anamnesi,e dopo avergli fatto compilare la sua scheda personale (che io chiamo intervista), il cliente sarà pronto per cominciare in palestra. Dopo il lavoro delle prime due settimane (logicamente tenendo conto dei dati dell’intervista) bisogna conoscere i suoi massimali di carico (calcolati con diverse ripetizioni tramite l’apposita tabella) in modo da personalizzare al massimo l’allenamento a cominciare dalla seduta successiva. Trascorsi i primi due mesi e tirate le prime somme il cliente sarà pronto per affrontare delle nuove sessioni di allenamento, diverse a seconda degli obiettivi concordati insieme al personal trainer. Chi ben comincia è a metà dell’opera.   Andrea Buttè

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Zeolite: il disintossicante naturale

La zeolite è un minerale di origine vulcanica che ha genesi dall’incontro tra lave incandescenti e l’acqua del mare. Viene definita “la pietra che bolle” in quanto si rigonfia e produce vapore acqueo se scaldata. Il minerale naturale si presenta con una struttura microporosa, costituita da migliaia di piccoli canali in grado di legare rilevanti quantità di tossine e metalli pesanti dannosi alla nostra salute: la zeolite risulta quindi un prezioso disintossicante naturale. Una volta ingerita, la zeolite esercita la sua funzione alcalinizzante - disintossicante - depurativa all’interno dell’intestino “ripulendo” l’organismo dalle sostante tossiche prodotte dal metabolismo delle cellule o introdotte tramite l’alimentazione e la respirazione. Non essendo assorbita dal tratto gastro-intestinale, la zeolite verrà espulsa tramite le feci insieme a tutto ciò che avrà assorbito durante il suo tragitto Le zeolite inoltre rilascia nell’organismo minerali quali il calcio, magnesio, sodio e potassio che ricaricano i depositi di minerali: il risultato finale sarà quello di avere un corpo basificato, purificato e “alleggerito”.   Per chi è indicata? Stili di vita scorretti, stress, smog, alimentazione errata, sedentarietà, prolungata esposizione agli agenti inquinanti o al sole, fumo di sigaretta, farmaci producono uno stress ossidativo che genera uno svuotamento dei depositi di minerali e accumulo di sostanze tossiche. L’uso di zeolite naturale contrasta l’effetto dello stress ossidativo, ma anche chi osserva uno stile di vita sano e attivo può beneficiare degli effetti del minerale. Gli sportivi, ad esempio, troveranno giovamento in quanto la zeolite favorisce la riduzione dell’acido lattico e della fatica, aumentando le performance: ideale dunque per atleti di endurance come triatleti, maratoneti, nuotatori e sciatori di fondo, ciclisti.   Dove si trova? La zeolite clinoptilolite (naturale e non sintetica) è un integratore alimentare di libera vendita acquistabile in erboristeria o negozi del settore. Dato l’elevato tasso di inquinamento, di stress della vita quotidiana, di “inquinamento” alimentare e continua esposizione a smog/onde elettromagnetiche/solventi, la zeolite può essere tranquillamente consigliata a... chiunque. Gli effetti del minerale sono reali e non ci sono controindicazioni particolari. Il corpo per essere sano ed efficiente ha bisogno di un ambiente interno basico e non acido, la zeolite è una validissima alleata per una vita meno inquinata! Francesco Moschillo

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Salute: l'importanza di una buona idratazione

Molte volte chi pratica sport si sofferma troppo sull'alimentazione e sul tipo di allenamento da fare, tralasciando però una componente che a mio parere non è da tenere in secondo piano: l'acqua. L'acqua rappresenta il 40-65% del peso corporeo ed è il costituente principale del nostro organismo. Nell'acqua avvengono tutte le reazioni dei processi metabolici cellulari. Non solo è un elemento della costituzione del sangue e del tessuto connettivo, ma è anche coinvolta nei processi generali di omeostasi dell'organismo, dei liquidi circolanti e tissutali e della termoregolazione, è il mezzo attraverso cui vengono eliminati i cataboliti, per via urinaria, rettale, gastrointestinale e termoregolatoria. Dunque necessita di attenzione il mantenimento di una composizione costante dei liquidi organici, ovvero del bilancio idrico in omeostasi. La regolazione del bilancio idrico coinvolge in larga misura il rene, ma parte in realtà dall'ipotalamo, il quale contiene il "centro della sete". Un difetto di idratazione può essere evidenziato da diversi segnali di disagio: cattiva digestione, gonfiore bevendo, ritenzione idrica, problemi intestinali in risposta all'assunzione di acqua, stipsi, pelle arida, poco elastica, irritabilità, stanchezza mentale e/o fisica, eccessiva sete. Anche il rifiuto verso l'assunzione di bevande può essere un sintomo di cattiva idratazione. Imparando a bere l'organismo impara a sapere quando assumere acqua, senza dovere arrivare al segnale limite della sete, in quel caso è segno che siamo già sotto stress e il corpo lancia i suoi segnali di allarme. Una cattiva disidratazione ha effetti negativi anche sulla circolazione sanguigna, il sangue infatti diviene più vischioso, cioè non favorisce l'ottimale ossigenazione cellulare. Si può calcolare l'assunzione giornaliera di acqua attraverso questo calcolo: 15-25 gr * Kg di peso, questa è la quantità standard in condizioni fisiche ottimali senza particolari attiva fisiche. L'acqua dovrebbe essere pura (non infusi, thè o bibite) e assunta a piccole dosi distribuite durante il corso della giornata e lontano dai pasti. Bisogna porre attenzione anche al tipo si acqua che beviamo, facendo attenzioni ai parametri chimici che possono essere cosi elencati: Residuo fisso a 180° : 50 mg (tendenzialmente leggera); PH : 6.5-6.8 (tendenzialmente acida); Assenza di nitriti, fosfati, ammoniaca (tendenzialmente pura); Ipotonica, più generalmente oligominerale.

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Caffeina e dolori vertebrali, c'è un nesso?

Sicuramente il momento della “pausa caffè” è uno degli attimi più attesi e desiderati durante un intensa giornata lavorativa. Ma è il caffè la vera esigenza che ci spinge a consumarlo? Oppure è soltanto la necessità di godersi un momento di tranquillità e di socializzazione, che difficilmente si prova, a farcene bere in continuazione? Ci sono molti studi che riportano proprietà sia negative, sia positive del consumo assiduo di caffeina. Ne riporto in particolare uno, condotto da J.M. McPartland e J.Mitchell (1997) riguardo l'associazione tra consumo di caffeina e la presenza di algie al rachide vertebrale. Gli autori hanno riscontrato che i pazienti con dolore cronico consumano 2,6 volte più caffè rispetto ai pazienti di controllo. Se da un lato il consumo di caffeina influisce negativamente sul mal di schiena, dall'altro il dolore cronico può favorire l'abuso di caffè, infatti in tale condizione si favoriscono i disturbi del sonno che tante volte vengono affrontati consumando dosi elevate di caffeina, la quale talvolta viene utilizzata anche come analgesico.   Gli autori descrivono alcuni meccanismi plausibili attraverso i quali la caffeina potrebbe agevolare l'insorgenza dei dolori muscolari. Dal punto di vista cardiovascolare la caffeina, come la nicotina ha un effetto vasocostrittore: ne consegue una riduzione dell'apporto sanguigno a livello dei muscoli e delle strutture del rachide e, di conseguenza ai dischi intervertebrali. Dal punto di vista neuromuscolare, la caffeina ha un effetto stimolante sulla contrazione muscolare, che produce un più rapido affaticamento dei muscoli a contrazione lenta e, di conseguenza, anche dei muscoli lombari. Stimola, inoltre, la liberazione di catecolamine, come le epinefrine, che rendono più sensibili i nocicettori muscolari, aumentando la percezione del dolore e favorendo l'insonnia. Dal punto di vista psicologico, la caffeina aumenta l'ansietà ed eccita il sistema nervoso. Essa è antagonista degli oppioidi e forse delle endorfine: di conseguenza, riduce la tolleranza al dolore e aumenta la sensibilità al mal di schiena. La caffeina, infine, come la nicotina, provoca un aumento della percentuale di calcio nelle urine agevolando l'osteoporosi.   In molti casi si è riscontrato esserci una valida associazione tra dolore vertebrale e consumo assiduo di caffeina (da 5/6 caffè al giorno). Inoltre essa provoca un leggero stato di dipendenza al consumo. Più caffè si bevono, più se ne berrebbero, meno se ne bevono, meno sentiamo l'esigenza di berne. Inizialmente alternare una pausa bevendo caffè e l'altra concentrandosi soltanto alla socializzazione o facendo uno spuntino, per esempio consumare un frutto, potrebbe essere un buon modo per diminuire la quantità di caffeina introdotta giornalmente e migliorare il proprio stato di benessere. Giorgio Mimini

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Cosa sono le Posture ed esercizi pratici

Come primo passo cercheremo di definire il concetto di Postura. In ambito chinesiologico la postura viene intesa come “la posizione del corpo nello spazio, in relazione ai vari segmenti ossei ed alle forze interne ed esterne che agiscono su tutte le parti del corpo.” La postura è una caratteristica del nostro corpo che riflette, come detto, forze esterne (stile di vita, stress, ecc.) e forze interne, più strettamente connesse anche con i nostri stati d’animo. Come sappiamo la Postura del nostro corpo varia e molto spesso assume delle connotazioni negative; il classico esempio sono le spalle curve, l’addome in fuori, un’iperlordosi, ecc. Tutti questi aspetti vengono racchiusi nel concetto di Postura Errata. Quando invece si parla di Posture si intendono quegli esercizi speciali che sono alla base della ginnastica Posturale. Le Posture sono specifiche posizioni di tutto il corpo, che il personal trainer fa assumere al soggetto, per poter ottenere delle correzioni. Tali posizioni nascono dallo studio di come il corpo del soggetto si muove e dalla sua rigidità. Molto spesso la rigidità muscolare è la principale causa di una moltitudine di dolori. Il motivo per cui le Posture sono posizioni globali, ovvero che prevedono il posizionamento di tutto il corpo in una determinata maniera, è che solo in questo modo si riesce ad allungare veramente i muscoli. Infatti i nostri muscoli sono organizzati sotto forma di catene fortemente interconesse, denominate catene cinetiche. Di conseguenza per ottenere l’allungamento di un determinato muscolo non si può non passare dall’allungamento di tutta la catena cinetica che lo comprende. Per esempio, l’insieme dei muscoli posteriori del corpo sono considerati come un'unica catena cinetica tesa dalla punta delle dita dei piedi alla linea occipitale, regione posteriore del cranio. Di conseguenza, per allungare veramente i muscoli della schiena, bisogna ricorrere ad una postura che metta in allungamento l’intera catena cinetica posteriore. Un esercizio analitico, ovvero su un muscolo solo, per esempio il dorsale, avrebbe pochissimi effetti rispetto ad un esercizio posturale, che comprenda l’allungamento contemporaneo dei muscoli dal piede al collo. La base della ginnastica posturale sono tre posture, chiamate anche le tre squadre di Mezieres, e prevedono: soggetto supino e con le gambe a 90° distese in alto; soggetto seduto con gli arti inferiori tesi ed il busto eretto a 90°; soggetto in piedi con le gambe tese ed il busto flesso a 90° Tutte le sedute di ginnastica posturale prendono spunto da queste tre posture. Successivamente il professionista modificherà il lavoro introducendo varianti che renderanno gli esercizi più efficaci. Scheda di esercizi posturali di partenza: Questo semplice protocollo è da eseguire 2 volte alla settimana per un tempo che va dai 10 ai 20 minuti, a secondo dal grado di concentrazione che ci mettete e dal tempo che avete a disposizione. Sono esercizi posturali di base che permettono l’acquisizione di una maggior consapevolezza della propria postura e un graduale miglioramento dell’elasticità muscolare. Durante gli esercizi va ricercato un lieve dolore muscolare, in quanto è sinonimo di un buon allungamento della catena cinetica. Già  dopo 2 settimane vi sentirete meglio. Scheda Sdraiato con gli arti distesi → prendere coscienza della respirazione e del movimento del tronco; Sdraiato con gli arti distesi → durante l’espirazione contrarre gli addominali e schiacciare la schiena per terra; Sdraiato con gli arti distesi → come prima ma aggiungere la spinta delle mani verso il basso, cercando di aumentare la distanza tra la spalla e l’orecchio; Sdraiato → appoggiare le gambe al muro e respirare normalmente; Sdraiato → come prima ma aggiungere che ad ogni espirazione si deve cercare di distendere le gambe appoggiate al muro verso alto. Si sentirà bruciare i muscoli dietro le cosce. Ripetere per 10 volte Alzarsi lentamente e camminare per recuperare e sciogliere le fatiche.

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Valutazione Posturale

Valutazione posturale Ogni percorso intrapreso dovrebbe essere preceduto da una valutazione, per poter scegliere adeguatamente gli strumenti da utilizzare per raggiungere i nostri obiettivi. In questo articolo vedremo nel dettaglio in cosa consiste una Valutazione Posturale e perché risulti essere fondamentale in un percorso che miri a risolvere i vari problemi posturali, che spesso creano dolori.  Come primo passo cercheremo di definire il concetto di Postura. In ambito chinesiologico la postura viene intesa come "la posizione del corpo nello spazio, in relazione ai vari segmenti ossei ed alle forze interne ed esterne che agiscono su tutte le parti del corpo.” Tale definizione già evidenzia come un vero programma di ginnastica posturale (escluse quelle situazione ad eziologia traumatica) debba necessariamente tenere conto del corpo nella sua globalità. Di conseguenza il lavoro del personal trainer, specializzato in ginnastica posturale, dovrà tenere conto sia della zona dove il cliente ha l’insorgenza dolorosa sia del resto dei distretti corporei. Per fare un esempio spesso si assiste a dolori della zona lombare (lombalgia) causati da un accorciamento marcato dei muscoli del polpaccio (soleo, gastrocnemio). In questo caso risulterebbe una perdita di tempo concentrarsi solo sulla schiena tralasciando anche le gambe ed i polpacci. Un'ultima osservazione che scaturisce dalla definizione di postura è l’esistenza di forze interne ed esterne che agiscono sul nostro corpo. Con queste intendiamo fare la seguente distinzione:   Forze esterne stile di vita (auto, ufficio); sovraccarichi eccessivi (zaini scolastici, borse spesa); stress; ecc…   Forze interne legamenti retratti; muscoli rigidi e disassati; contratture; ecc… Tutti questi aspetti si ripercuotono sulla nostra postura, producendo atteggiamenti errati che a lungo andare generano dolori quali lombo sciatalgia, cervicalgia, ecc… Da un punto di vista tecnico questi dolori sono la manifestazione di retrazione muscolare, ovvero i muscoli stressati si accorciano sempre più, producendo: Esistono diverse tecniche globali per riuscire a ridare mobilità e lunghezza fisiologica ai muscoli. Esse sono: Tecniche Mezieres; Tecniche P.N.F. Stretching statico e dinamico Esercizi di mobilità. Alla luce di tutte queste nozioni appare evidente l’importanza della Valutazione Posturale, in modo da individuare i distretti muscolari interessati da uno squilibrio maggiore e scegliere la tecnica più indicata per risolvere la retrazioine muscolare.   Entrando nel dettaglio la Valutazione Posturale si suddivide in: Questionario posturale Esame statico in stazioine eretta Test motori   Nel dettaglio:   1.  Il Questionario posturale è un insieme di domande alle quale il cliente deve ripondere per dare al personal trainer il numero massimo di informazioni, dallo stile di vita ai dolori presistenti, fino ad arrivare ad eventuali interventi.   2.    L'Esame statico consiste nello studio, da parte del personal trainer, della postura del cliente in: stazione eretta, sguardo in avanti, mani distese e rilassate, piedi leggermente divaricati e successivamente a contatto laterale. Vanno osservate le posizione dei vari segmenti corporei rispetto ai principali 4 assi ed alla verticale, determinata da un filo a piombo idealmente con l’origine sulla zona occipitale del cranio. Asse frontale anteriore Pronazione – Supinazione dei piedi Zona di contatto tra malleoli mediali porzione mediale dei polpacci epicondili femorali le 6 linee del bacino e del tronco le 4 linee del collo e capo   Asse frontale posteriore forma del piede linea poplitea linea glutea asse femorale 6 linee del bacino e dorso tensioni muscolari del collo posizionamento del capo Asse sagittale disatnza dei principali punti di repere dalla verticae del filo a piombo ginocchio flexum-ricurvatum posizione segmenti corporei Asse trasversale avanzamento o arretramento di un arto ripsetto all’altro. 3.    Test motori I test motori sono indicatori di possibili compensazioini posturali errate che il nostro corpo crea per permettere comunque una mobilità, anche se parziale, senza eccessivi dolori.   Contattami subito, al sito posturaltraining.it e potrai usufruire di una prima valutazione posturale gratis. Risponderai tramite mail a delle piccole domande ed osservazioni e subito dopo avrai un riassunto di quelle che potrebbero essere delle aree su cui lavorare per migliorare la tua postura Luca Peronaci

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Fame inarrestabile? Evita lo sciroppo di glucosio-...

Il fruttosio (noto anche come levulosio) è un monosaccaride (zucchero semplice) che si trova nella stragrande maggioranza dei frutti zuccherini, nel miele e anche in alcune verdure. Combinato con il glucosio forma un disaccaride noto come saccarosio, ovvero il comune zucchero da cucina, ma si differenzia dallo zucchero per il suo indice glicemico (il fruttosio è uno dei carboidrati con l’indice glicemico più basso) e il suo potere dolcificante (un terzo maggiore).     Solitamente il fruttosio viene appunto associato a frutta e verdura, ma va considerata anche un’altra fonte: il mais. Il fruttosio viene ricavato per isomerizzazione del glucosio presente nell’amido di mais e dall’amido di mais si produce lo sciroppo di mais (sciroppo di glucosio-fruttosio) che è composto per il 55% da fruttosio e per il 45% da glucosio.   Lo sciroppo di glucosio-fruttosio è il peggior zucchero presente sul mercato! La moderna industria alimentare lo utilizza in tutte le produzioni (bibite, torte, biscotti, gelati, succhi di frutta, surgelati, affettati, ecc..) perché: costa meno dello zucchero bianco raffinato (quindi si può chiaramente dedurre la qualità di questo zucchero); conserva meglio e protegge da muffe; rende i prodotti più soffici; dolcifica di più, quindi crea maggiore dipendenza (maggiore è l’intensità “del gusto dolce” maggiore sarà l’assorbimento nell’intestino di glucosio, ecco anche spiegato il perché del fallimento delle bibite “zero” o prodotti “senza zucchero”)   Assunto in grosse quantità (e non è poi così difficile data la diffusione capillare negli alimenti), lo sciroppo di glucosio-fruttosio ostacola l’azione della leptina (l’ormone prodotto dal tessuto adiposo che segnala al cervello di ridurre la sensazione di fame quando si è accumulato troppo grasso) in quanto aumentando i livelli di trigliceridi nel sangue, viene impedito alla leptina di arrivare al cervello che non riesce ad inviare il segnale di smettere di mangiare.   A questo punto non può che accadere l’inevitabile: fame continua, chili che si accumulano, sovrappeso e obesità.   Il problema non sussiste con l’assunzione di frutta e verdura, ma bensì con produzioni industriali-chimiche che utilizzano questo famigerato sciroppo: il consiglio è sempre quello di leggere ATTENTAMENTE le etichette, soprattutto per chi ha deciso (o deciderà) di eliminare quei chili di troppo per ritornare in forma senza fare eccessivi sacrifici ma imparando a scegliere gli alimenti giusti alleati di un sano e corretto stile di vita!     Francesco Moschillo

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Olio di palma? Se lo conosci lo eviti!

L’olio di palma si ricava dalla Elaeis guineensis, una pianta quasi infestante che richiede poche cure e attenzioni, molto diffusa in Indonesia e Malesia, Paesi dove proprio per queste caratteristiche della Elaeis iniziò la produzione di olio di palma soprattutto per contrastare l’impoverimento della popolazione. Attualmente questi due Paesi si dividono oltre l’85% del mercato mondiale che è in continua crescita grazie alla costante richiesta da parte delle industrie alimentari e dai produttori di biodiesel. Dal 2000 al 2010 le richieste mondiali di olio di palma sono raddoppiate!   Dove si trova l’olio di palma? Si farebbe prima a chiedere dove non lo si trova, praticamente è ovunque: gelati, torte, biscotti, creme spalmabili, merendine, snack, crackers, pizze, fette biscottate, ecc…   Perché è così diffuso? Sostanzialmente per il suo bassissimo costo: sul mercato una tonnellata di olio di palma viene venduta a circa 650 dollari che significa poco più di 55 centesimi di euro/litro. Inoltre l’olio di palma è estremamente versatile: è usatissimo nell’industria alimentare perché conferisce cremosità, compattezza a gelati e creme, è inodore ed insapore (quello chiarificato e raffinato), aumenta la croccantezza e la friabilità di biscotti, crackers e fette biscottate, dona morbidezza a merendine, snacks e pizze, nelle fritture è il re avendo un buon punto di fumo. Sempre per le sue caratteristiche viene utilizzato per la produzione di saponi e cosmetici, ma anche per la produzione di biodiesel.   E’ dannoso? L’olio di palma danneggia due volte: la salute e l’ambiente. La salute perché in 100gr di olio (884kcal circa) sono contenuti circa 49gr di grassi saturi (100gr di strutto, uno dei peggiori grassi animali, ne contengono 32gr) ed un altissimo livello di acido palmitico che conferiscono a questo alimento un effetto aterogeno (capacità di promuovere la crescita delle placche aterosclerotiche all'interno delle arterie) ed ipercolesterolemizzante, incidendo quindi negativamente sui rischi cardiovascolari. L’ambiente perché si sta letteralmente barattando il paesaggio tropicale con ettari di palmeti, senza salvaguardare clima, flora e fauna locali. Se si aggiunge poi  il non meno importante fattore di sfruttamento umano dove ci si trova sempre alla mercè di grosse multinazionali che mirano solo al profitto calpestando ogni diritto ambientale e umano, appare ben logica la scelta di evitare questo alimento imparando a leggere le etichette  perché la salute (anche quella del pianeta) è il più importante investimento!   Francesco Moschillo

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Training Respiratorio con SpiroTiger: quel respiro...

Un gran numero di muscoli respiratori (diaframma, muscoli intercostali e di supporto) sono al lavoro durante le nostre attività quotidiane: se consideriamo che in media si effettuano a riposo più di 20.000 cicli respiratori al giorno (e sotto sforzo molti di più), capiamo come l'apparato respiratorio non possa permettersi alcuna pausa e come i muscoli respiratori non raggiungano mai i propri limiti di affaticamento, proprio al fine di evitare danni permanenti all'organismo. Infatti, per evitare che questa accada, esiste un riflesso neurochimico di protezione: appena il respiro diventa affannoso, l'afflusso di sangue verso i muscoli periferici viene fortemente ridotto, provocando una sensazione di affaticamento negli arti inferiori e superiori dovuto ad un ridotto afflusso d’ossigeno e ad una conseguente accresciuta produzione di acido lattico.   La domanda è: a cosa serve inspirare grandi quantitativi di ossigeno se questo non raggiunge i muscoli periferici? Cuore, cervello e polmoni vengono, in condizioni di sforzo, ritenuti dal corpo elementi di massima priorità per il rifornimento di ossigeno ed energia, a discapito delle funzioni cosiddette non-vitali: il rifornimento di ossigeno alle gambe ed alle braccia sotto sforzo è quindi ridotto. Si ha come conseguenza una diminuzione notevole nella forza ed un accumulo rapido di acido lattico nei muscoli. L'allenamento di resistenza dei muscoli respiratori ridurrà il consumo dell'ossigeno dei muscoli stessi ed esso sarà quindi più disponibile per i muscoli periferici. Gambe e braccia si affaticheranno di meno durante lo sforzo e, a parità dello stesso, produrranno meno acido lattico.   I risultati di una specifica attività allenante di questi muscoli sono sorprendenti: Incremento della resistenza generale alla fatica; Recupero più rapido prima e dopo l'allenamento; Ritardata produzione di lattato e smaltimento più veloce; Miglioramento dei processi metabolici.   Ma lo Spirotiger garantisce effetti incredibili (Video) anche nella cura e nella prevenzione di innumerevoli patologie, nonché nel miglioramento della postura anche e soprattutto in soggetti decondizionati (cioè non allenati) o con determinati problemi. Soffri di dolori cervicali o, più in generale, di mal di schiena? L'asma ti affligge? Con SpiroTiger puoi controllare gli episodi acuti allontanandoli e beneficiare di miglioramenti inaspettati. Ti hanno diagnosticato una bronchite cronica e la tua spirometria non rientra in un quadro ottimale? Lo SpiroTiger si è dimostrato come ottimo ausilio per risolvere tutti i problemi che ne conseguono. Per la Fibrosi Cistica è dal 2005 utilizzato come metodica fisioterapica presso l'Ospedale Burlo di Trieste, al Centro Regionale FC con ottimi risultati per i pazienti che ne sono affetti. (Dott. Kamin ERS 2006) Sono in fase di ricerca numerose altri utilizzi per patologie maggiori e minori. Grandi fumatori e respiro, integrazione dell'allenamento respiratorio per scoliosi negli adolescenti, disabilità e allenamento respiratorio. Non ultimi l'utilizzo nella riabilitazione cardiologica e nella rieducazione respiratoria del diabete, della sindrome metabolica e negli attacchi di panico. E i benefici riguardano persino i russatori e le apnee notturne.   Riassumendo gli effetti: Riduzione di episodi di affanno; Allenamento specifico della muscolatura respiratoria; Migliore mobilità del torace; Aumentata coordinazione del respiro; Migliore coordinazione della muscolatura respiratoria.   ... e i campi d'applicazione: BPCO (Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva); <p style="display: none;"><cite><a href="http://www.my-personaltrainer.it/bpco/bpco.html">BPCO Broncopneumopatia cronica ostruttiva</a></cite> da http://www.my-personaltrainer.it/bpco/bpco.html</p> Fibrosi cistica; Malattie neuromuscolari; Fibromialgie; Para\tetra plegia; Affanno/respiro corto; Decondizionamento; Russamento e apnea da sonno; Colpo di frusta e postura; Fase pre e post operatoria; Allenamento fascia addominale in sciatalgie; Ipossiemie periferiche; Asma allergica.   (Materiale e dati scientifici tratti dal sito ufficiale www.spirotiger.it) Giulio Bellini

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Alluce valgo: problemi di postura e di... lingua

Che cos'è l'Alluce Valgo? L'Alluce Valgo è la deformazione dell'alluce che risulta deviato verso l'esterno del piede, ossia verso le altre dita.  A livello dell'attaccatura dell'alluce, ovvero sulla prima metatarsale, si evidenzia una protuberanza che, quando si infiamma, diventa dolorosa. Questo soprattutto dovuto al fatto che batte contro le scarpe comportando gonfiore e rossore. Come conseguenza, la testa metatarsale devia nel lato opposto a quello in cui è andato l’alluce, ovvero verso la linea mediana del piede.In casi gravi l’alluce valgo arriva a sovrastare tutto il secondo dito fino a toccare il terzo. Oltre al disagio a carico della capsula articolare della testa metatarsale e dell’alluce, spesso si aggiungono formazioni di tendiniti, borsiti, caduta delle teste metatarsali (che si evidenziano ben evidenziate con le classiche dita “griffate) e di calli sotto le teste metatarsali (un piede sano non deve avere calli in nessun punto). La caduta dell’arco plantare anteriore, fa sì che le teste metatarsali si scontrino con il terreno, determinando ulteriore dolore e maggiore difficoltà nella deambulazione.In questi casi è frequente la manifestazione di un’ulteriore patologia, il neuroma di Morton. E perché la lingua? Si è sempre creduto che il piede fosse la causa delle varie alterazioni posturali e relativi problemi, che si propagavano fino alla parte alta del corpo. Oggi si è scoperto che accade proprio l’opposto: il piede è principalmente la vittima delle alterazioni posturali. Per esempio, nei casi di deglutizione atipica (infantile), frenulo corto, disturbi occlusali, la catena muscolare denominata glosso-podalica, interagisce dalla lingua fino ai due pollici e ai due alluci. Ogni disagio che tale catena subisce (lingua disfunzionale) si trasmette immediatamente fino ai suoi estremi, causando di frequente il valgismo dell’alluce. In questi casi è d’obbligo un intervento adeguato, nell’ambito dell’odontoiatria e della logopedia. A tal riguardo, con le conoscenze attuali, è fondamentale agire sulla catena linguale attraverso la rieducazione funzionale della lingua in un contesto di globalità (esercizi specifici per la lingua abbinati ad esercizi specifici per il diaframma e per le catene muscolari). Non vanno escluse le disfunzioni vestibolari, visive, alterazioni respiratorie, le quali, attraverso le catene neuromuscolari, interagiranno fino ai piedi. Altro elemento di estremo interesse sono le calzature: il piede, nato libero, dovrebbe vivere scalzo per ricevere costantemente molteplici stimoli dal suolo. Invece trascorre troppo tempo rinchiuso dentro scarpe inadeguate, con piante e punte strette, tacchi alti, etc. che contribuiscono alla formazione dell’ alluce valgo. State attenti a come utilizzate la lingua... non solo per parlare! Potrebbe condizionare tutta la vostra postura.

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Cioccolato sì? O cioccolato no?

Il cioccolato, al quale tutti noi siamo abituati, un tempo, col nome " xocoatl " veniva venerato e considerato bevanda degli dèi dall'antico popolo degli Aztechi, questo perché essi erano riusciti a comprendere le innumerevoli virtù dei semi del cacao, che appunto veniva e viene tuttora utilizzato per la preparazione del cioccolato. Purtroppo nei giorni nostri questa delizia perde molto della sua originaria composizione, infatti per via del sapore amore si iniziò ad aggiungervi zucchero, escludendo fra l'altro l'uso di spezie, soprattutto il peperoncino.   Perché il cioccolato fa bene? Basti pensare che esso deriva da un seme capace (se piantato) di dare origine a una nuova forma di vita. I semi di cacao sono ricchissimi di grassi, in maggioranza rappresentati dall'acido oleico, lo stesso dell'olio d'oliva, un grasso monoinsaturo da preferire ai lipidi animali contenuti in burro, strutto o ai grassi idrogenati ben più dannosi caratteristici dei cibi spazzatura. Il vero tesoro di questo alimento, comunque, è la sua grande ricchezza in polifenoli, un uso regolare di cioccolato (60g al giorno con il 70% di cacao) aumenta notevolmente la capacità antiossidante del sangue. Non è trascurabile anche la presenza di minerali come magnesio e potassio, proantocianidine e tannini. Il cioccolato può diventare un arma a vostro favore quindi, preferito a dolci ricchi di zuccheri e oli vegetali che possono favorire l'insorgenza di placche ateromatose. E' molto importante ricordare che anche frutta e verdura contengono antiossidanti, ma questi ultimi lavorano in sinergia tra di essi e perciò bisogna garantire al nostro organismo la più possibile vastità e varietà di alimenti che li contengono per far sì che essi ci aiutino a raggiungere la forma fisica migliore, fuori e dentro. Giorgio Mimini

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Alimentazione e regolazione del Ph per la performa...

Il nostro sangue deve avere un PH compreso tra i 7,3 e 7,45. Il PH è un valore che riflette il grado di acidità (o di basicità) di una soluzione. Le sostanze sono definite acidi quando in soluzione tendono a liberare ioni idrogeno, mentre vengono dette basi (o alcali) le sostanze che assumono gli ioni H+ per formare il gruppo ossidrile OH+, che è un anione, cioè una molecola che ha acquistato una carica negativa. La scala del PH varia da 0 a 14, con 7 che rappresenta una soluzione neutra, mentre via via che si và al di sotto del 7 la soluzione è sempre più acida, mentre al di sopra è via via più alcalina. L’organismo è molto dipendente dal PH in quanto i metabolismi sono regolati da molti enzimi che dipendono strettamente dal PH. Il metabolismo dell’organismo umano deve quindi mantenere costantemente in equilibrio il pH. Il problema nasce parlando appunto di questo equilibrio acido-base. Facendo riferimento all’alimentazione attuale cosa viene maggiormente consumato? Pasta, pane, formaggi, legumi, carne, pesce, uova, tutti alimenti acidi, questa situazione alla lunga può portare ad acidosi metabolica cronica. Il nostro organismo ha dei sistemi tampone per neutralizzare gli acidi, i maggiori sono nel sangue l’emoglobina e organi come reni e polmone. Se il sistema tampone raggiunge i propri limiti e la capacità del rene di eliminare gli acidi è esaurita, per mantenere condizioni metaboliche ottimali l’organismo deve provvedere a togliere questi acidi immediatamente dalla circolazione. Questo avviene mediante il deposito degli acidi nel tessuto connettivo che per le sue caratteristiche fisiche è particolarmente adatto ad assorbire acidi. In alternativa vengono liberate dalle ossa delle sostanze basiche (come bicarbonati e fosfati di calcio) ciò a lungo andare può compromettere la salute delle ossa.   E le ossa? Una cosa incredibile è che se l’importanza dell’equilibrio acido-base fosse confermata su queste basi, per esempio l’osteoporosi non sarebbe causata dal ridotto apporto di latte e derivati, ma essendo cibi acidi, sarebbero questi addirittura una concausa della demineralizzazione ossea. Questo perché, sempre secondo l’Università della California, non è affatto la carenza di calcio che indebolisce il tessuto osseo dei vecchi e delle donne in post menopausa, ma invece è sempre l’alimentazione oggi più praticata: quella appunto ricca di pane, di cereali, di proteine, latte e derivati e povera di frutta e verdura. È una dieta talmente acidificante che corrode letteralmente, i tessuti, soprattutto muscoli e ossa.   E i muscoli? Un'alimentazione troppo acida può compromettere anche i muscoli perché l’acidosi accelera la perdita della glutammina, che può inficiare le prestazioni in allenamento con un’ampia varietà di meccanismi. Più acido è espulso con le urine e più la massa muscolare perde glutammina. Alla lunga questo processo vi fa perdere massa muscolare e può compromettere le performance sportive. Quindi, abbiamo detto che l’alimentazione moderna è basata sul consumo di alimenti quasi totalmente acidi, cosa possiamo fare a questo punto?   Come regolare l’equilibrio acido-base Come prima cosa abbiamo bisogno di stabilire la situazione nella quale ci si trova attraverso un test molto semplice quello del Ph delle urine, attraverso le cartine tornasole acquistabili in farmacia, devono essere bagnate dalla seconda urina del mattino. Assumerà un diverso colore in base al ph che abbiamo. Il valore ideale è compreso tra 7-7.5, ma a quasi nessuno risulterà così. Quello che dobbiamo cambiare per far sì che ci sia un ph ideale, è l’alimentazione. Non dobbiamo eliminare i cibi acidi come la carne, perché contengono proteine importanti e vitamine-minerali, ma affiancare alimenti alcalini come verdure e frutta. Qui sotto vi riporto una tabella dei cibi alcalinizzanti e acidificanti. Altri modi per alcalinizzare sono gli ionizzatori che sono delle particolari apparecchiature che collegate con il proprio rubinetto di casa alcalinizza l’acqua, soluzione abbastanza costosa. Per chi non riesce o non vuole cambiare alimentazione, esistono comunque degli integratori a base di minerali alcalini, come potassio, magnesio, sodio e calcio, che correggono l’equilibrio acido-base, in commercio sia in polvere che in compresse.

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Salute: meglio essere... sempre in movimento!

Successivamente ad uno studio effettuato dall'Albert Einstein College of Medicine in New York, pubblicato su Archives of international Medicine, i ricercatori sono stati in grado di affermare che è più importante essere in buona forma, cioè praticare un'attività fisica costante ed eliminare alcuni fattori di rischio importanti ed essere in sovrappeso, piuttosto che essere magri e sedentari con altri fattori di rischio. Sono stati controllati ed esaminati per un lungo periodo di tempo alcuni marker del benessere, quali la pressione arteriosa, i trigliceridi, la glicemia, la resistenza all'insulina, la proteina C reattiva e i livelli di colesterolo HDL. Le conclusioni di questo studio definiscono in modo preciso che le persone adulte, normopeso e magre, ma che non svolgono nessun tipo di attività fisica e, ad esempio fumano, hanno la possibilità di ammalarsi o comunque di essere meno in salute di coloro che pur essendo in sovrappeso svolgono un attività fisica intensa e non fumano. L'esercizio fisico regolare sembra essere quindi un fattore estremamente importante nella regolazione positiva del metabolismo e quindi del benessere, persino in soggetti che sono appunto in sovrappeso. Morale della favola, non limitatevi a praticare esercizio fisico al fine di ottenere risultati dal punto di vista estetico, ma a seguito del raggiungimento di essi cercate di mantenere una costante pratica motoria in modo che diventi parte integrante della vostra quotidianità e che vi permetta di ottenere dei guadagni ottimali in termini di salute. Giorgio Mimini

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Nuoto: sport ideale e panacea del mal di schiena?

“Il nuoto è uno sport completo: è il migliore!”, “Hai mal di schiena? Dovresti fare del nuoto…”, “Dovrebbe praticare un’attività sportiva: le consiglio il nuoto”, quante volte avete sentito pronunciare queste frasi? Sembra che il nuoto sia lo sport migliore tra il ventaglio di opzioni presenti nel campo sportivo, beh, cominciamo col dire che lo sport migliore non esiste! Ogni sport ha i suoi pro e i suoi contro, i suoi squilibri posturali e i suoi limiti. L’ambiente acquatico, oltretutto, non è sempre la soluzione ottimale per ogni individuo in quanto risulta impraticabile se non si è capaci: si rischia solo di demotivare e distogliere il soggetto da una buona abitudine costante nel tempo perché, giustamente, se ne esce frustrati e demotivati. Aggiungiamo poi anche una lombalgia e ci troveremo di fronte ad un soggetto frustrato, demotivato e dolorante: quante probabilità ci sono che possa continuare la pratica del nuoto?   Molto spesso il nuoto viene consigliato come sport correttivo in presenza di scoliosi, lombalgie, cervicalgie, ecc… ma come sempre sostengo nei miei articoli, il sistema tonico posturale è indipendente dalla volontà ed ecco per cui che ginnastiche come yoga, pilates e, appunto, il nuoto non possono avere l’effetto desiderato, bisogna agire diversamente. Uno studio condotto (finalmente!) dall’Istituto Scientifico Italiano sulla Colonna vertebrale (ISICO) presentato al congresso internazionale dell’International Society for the Study of the Lumbar Spine (ISSLS) tenutosi a Chicago nel maggio 2013, ha fatto chiarezza sull’argomento nuoto e scoliosi. Lo studio “Swimming is not a scoliosis treatment: a controlled cross-sectional survey” distrugge il mito del nuoto come esercizio correttivo e mette in evidenza come proprio il nuoto possa influire negativamente sulle curve della schiena generando appunto il mal di schiena. Nello studio sono stati messi a confronto 112 nuotatori a livello agonistico (nuoto praticato 4-5 volte a settimana) con 217 studenti (di pari età) che praticano sport a livello amatoriale o non lo praticano affatto. I nuotatori, soprattutto femmine, presentavano delle asimmetrie del tronco più accentuate ed erano maggiormente ipercifotici, di conseguenza con una frequenza maggiore di dorsi curvi e mal di schiena. Ciò accade perché da un punto di vista posturale il nuoto (che viene praticato in scarico di gravità) induce a un collasso della schiena in quanto allena soprattutto la muscolatura degli arti a discapito dei paravertebrali. Crolla dunque il dogma che il nuoto debba essere consigliato come esercizio correttivo o come terapia in caso di mal di schiena (basta immaginare di eseguire 50 metri in stile a rana o delfino in presenza di lombalgia per capire che il dolore non può che aumentare). Ovviamente se il nuoto viene praticato 1-2 volte a settimana a livello amatoriale non provoca nessuna conseguenza a patto che vengano sempre rispettati i parametri fondamentali di qualità del gesto tecnico, intensità e volume degli allenamenti: sono proprio questi tre elementi che fanno la differenza tra avere più o meno mal di schiena!   La scelta di uno sport dovrebbe essere presa rispettando le esigenze e le abilità del bambino, ragazzo, adulto, anziano che sia, senza forzature controproducenti e, soprattutto, senza creare falsi miti e false speranze. L’uomo rimane comunque un animale terrestre in quanto privo di pinne, branchie e dita palmate.   “Ogni persona è un genio. Ma, se giudichi un pesce dalla sua capacità di scalare un albero, passerà tutta la sua vita pensando di essere stupido” A.Einstein   Francesco Moschillo 

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Prendere e dare carezze: è davvero così facile?

Mentre passeggiamo per strada incontriamo un nostro vicino, lo guardiamo e sorridendo diciamo: “Buongiorno!”, il nostro vicino contraccambia il saluto e risponde: “Buongiorno!”. In questa situazione ci siamo appena scambiati una carezza. Una carezza è definita una unità di riconoscimento (Stewart – Joines, 1987). Questi tipi di scambi sono talmente famigliari per noi che non ci facciamo più caso, ma ora immaginiamo la stessa situazione con una variazione, ossia il nostro vicino non contraccambia il nostro saluto, ci passa avanti come se non ci fossimo: che cosa provereste? Probabilmente vi chiedereste: “Che cosa è successo?”. In generale è possibile affermare che abbiamo bisogno di carezze e ci sentiamo deprivati se non le otteniamo.   Esistono diversi tipi di carezze? Si, vediamo quali Verbali o Non verbali: ogni tipo di comunicazione è una carezza e la maggior parte dei nostri scambi comporta anche carezze non verbali. Positive o Negative: una carezza per essere considerata positiva deve essere piacevole per chi la riceve, al contrario una carezza negativa è sentita come spiacevole. Ad ogni modo, qualsiasi tipo di carezza è meglio di nessuna carezza. Condizionate o Incondizionate: una carezza condizionata si riferisce a ciò che una persona fa: “che bel lavoro che hai fatto!”, invece una carezza incondizionata si riferisce a ciò che una persona è: “sono felice che sei qui!”. Come diamo le nostre carezze? Alcune persone hanno l’abitudine di dare carezze che cominciano col sembrare positive ma poi danno una “frecciata” negativa finale: “vedo che cominci a capire, più o meno”, queste carezze comunicano qualcosa di positivo ma poi è come se lo annullassero. Altre persone sono molto generose nel dare carezze positive ma lo fanno in modo non sincero: “che bello il tuo articolo! Quando l’ho letto ho pensato che era molto interessante, molto acuto…”. Ci sono anche persone che hanno difficoltà a dare carezze positive e non ne danno affatto. Spesso ai genitori capita di dare carezze in modo condizionato: “ti voglio bene se fai il bambino bravo”. La modalità con cui diamo carezze è strettamente legato al nostro background culturale e famigliare, se ci soffermiamo a pensare alla nostra storia da bambini possiamo trovare dei collegamenti con il nostro modo di dare carezze da adulti.   Ma tutti riusciamo a prendere le carezze che ci vengono date? Noi tutti abbiamo delle preferenze, alcuni preferiscono ricevere carezze per quello che fanno piuttosto che per quello che sono, alcuni preferiscono essere accarezzati fisicamente, altri solo verbalmente. La maggior parte di noi preferisce ricevere le carezze che è stato abituato a ricevere. A causa di questa famigliarità possiamo svalutare altri tipi di carezze, oppure può darsi che inconsciamente vorremmo ricevere le carezze che raramente otteniamo ma non siamo capaci di chiederle o di accettarle. Supponiamo che io da bambina abbia sempre desiderato ricevere un abbraccio da mamma e che lei raramente lo abbia fatto, per alleviare la sofferenza di non riceverle, può darsi che io decida di negare il mio bisogno di ricevere degli abbracci affettuosi e può accadere che da adulta io mantenga questa strategia senza esserne affatto consapevole.   Esiste quindi un filtro per le carezze? Si esiste. Quando una persona ottiene una carezza non in sintonia con la sua “modalità preferenziale” è probabile che la ignori o la sminuisca. Sentendo una carezza “non in sintonia” potreste dire: “Grazie”, ma nel dirlo potete arricciare il naso e storcere la bocca, oppure potreste mettervi a ridere e dire: “Si va be!”. Ma perché rifiutiamo alcune carezze? Ci avvaliamo del nostro filtro delle carezze per poter mantenere l’idea che abbiamo di noi stessi e degli altri. Le persone che hanno avuto un’infanzia molto dolorosa possono decidere che non è sicuro accettare nessun tipo di carezza e hanno un filtro così stretto che sfuggono a qualsiasi carezza viene loro offerta. Così facendo mantengono la loro sicurezza interiore ma si privano della possibilità di esperire da adulti le carezze in un modo nuovo e magari gratificante. Per riprenderci la nostra consapevolezza, spontaneità e intimità secondo Steiner (1987) possiamo cominciare pensando che: possiamo chiedere le carezze: le carezze che otteniamo chiedendo hanno altrettanto valore di quelle che riceviamo senza chiederle! possiamo provare piacere a dare carezze a noi stessi; possiamo rifiutare apertamente le carezze che non ci fanno piacere; le carezze sono disponibili in quantità illimitata: possiamo dare e ricevere una carezza ogni volta che lo desideriamo! Noemi Di Lillo

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Lo psicologo - 10 risposte alle domande più frequ...

Chi è lo psicologo? Un Professionista che, attraverso il Colloquio e la costruzione di una RELAZIONE positiva, di fiducia con le persone, si occupa di MIGLIORARE la loro qualità di vita.   Cosa fa? Interviene principalmente in tutte quelle situazioni in cui la persona attraversa una CRISI/DIFFICOLTÀ da cui non riesce ad uscire, ma non solo: si occupa anche di PREVENZIONE del disagio. Il suo intervento puó rivolgersi sia a singoli individui che a gruppi di persone (coppie, famiglie, istituzioni ecc.).   Quindi dallo Psicologo non va solo chi "ha problemi"? Assolutamente no. Lo psicologo non interviene solo sul malessere, ma è, in generale, un PROMOTORE DEL BENESSERE,  quindi il suo aiuto si rivolge anche a chi, in assenza di difficoltà evidenti nella vita quotidiana, è interessato ad approfondire la conoscenza di sé, divenire più consapevole delle proprie risorse per utilizzarle al meglio, migliorare la relazione con gli altri.   Se passo un brutto momento, posso sempre sfogarmi con un amico che mi ascolta. Non è la stessa cosa? No. L'amico fa parte della tua vita e ti conosce abbastanza ma, proprio per questo, puó trovare difficile prendere le giuste distanze dalla situazione e non giudicarti. Lo psicologo, invece, ti ascolta e in più ha degli strumenti specifici per aiutarti sia a scoprire le cause del malessere che le strategie utili per risolverlo.   È proprio necessario un aiuto o posso farcela da solo? Esistono vari gradi di sofferenza psicologica: quando condiziona la quotidianità, destabilizza le relazioni con familiari e amici, impedisce di studiare o lavorare, un aiuto esterno diventa necessario. Lo psicologo crede fermamente nella capacità delle persone di cambiare e aiutarsi da sé. Del resto, la responsabilità principale del cambiamento è sempre della persona che lo vuole attuare, lo psicologo si limita ad ampliarne la prospettiva, suggerendo nuovi modi di vedere la realtà che facilitino una trasformazione. Potremmo paragonare l'aiuto dello psicologo ad un navigatore per auto: per trovare la tua destinazione puoi scegliere di seguire le indicazioni stradali, chiedere consiglio a chi incontri lungo la strada  oppure affidarti a un navigatore che ti prospetti i vari percorsi, da quelli brevi agli economici, il tempo di percorrenza, i limiti di velocità, i luoghi di interesse lungo il cammino… ma sei sempre e solo tu che guidi l'auto!     Vivo Una situazione praticamente immodificabile, mi sento impotente, non potrò più avere indietro ciò che ho perso… quindi a cosa serve lo psicologo se non posso cambiare la mia condizione? Lo psicologo non lavora sulle situazioni ma sul CAMBIAMENTO DELLE PERSONE: migliorare la qualità di vita è possibile, anche nelle situazioni immodificabili, semplicemente imparando ad affrontarle e a riflettere sulle alternative.   Che differenza c'è tra Psicologo e Psicoterapeuta? Lo psicoterapeuta è uno psicologo che, dopo la Laurea e l'abilitazione all'esercizio della professione, ha conseguito un percorso formativo di specializzazione. Esistono varie specializzazioni, ciascuna ha le sue teorie sulle cause del disagio e degli strumenti specifici per il suo superamento. Non esistono specializzazioni migliori di altre, tutti gli psicoterapeuti condividono l'obiettivo di curare la sofferenza psicologica, pur nella diversità dei metodi utilizzati. Alcuni orientamenti sono più indicati per alcuni tipi di disturbi o per alcune tipologie di persone: in ogni caso, un professionista serio indica alla persona, dopo un' attenta valutazione, se è ragionevolmente prevedibile che questa trarrà beneficio dai metodi di cura che lui utilizza e, in caso contrario, fornisce tutte le informazioni necessarie a ricercare altri e più adatti interventi.   Quanto dura un percorso e quali sono i costi? Una consulenza, per capire il problema e programmare insieme come affrontarlo, richiede circa tre incontri. Non esiste una durata prevista fissa: ogni percorso dipende dalle caratteristiche individuali, dal tipo di problema presentato, dagli obiettivi che si intende raggiungere. La durata di ogni singola seduta è di circa un'ora, con cadenza settimanale, bisettimanale o mensile, in base alle specifiche esigenze e al giudizio clinico del professionista. Per quanto concerne i costi, ogni psicologo applica una sua tariffa per seduta, che è tenuto a comunicare al cliente prima che il colloquio abbia luogo e che viene calibrata in base alla complessità dell'intervento, all'urgenza e alla condizione sociale ed economica di chi richiede la prestazione. Il professionista si impegna a garantire tutte le risorse professionali a sua disposizione per il raggiungimento di un risultato, ma non potrà mai garantire l'esito del percorso.   Lo psicologo prescrive dei farmaci se necessari? No, non puó prescriverli ma puó valutare, col diretto interessato, se è auspicabile usufruirne e, nel caso, indicare a chi rivolgersi (generalmente lo psichiatra) per pianificare una cura farmacologica.   Sono minorenne, posso andare dallo psicologo senza mamma e papà? Si, non esistono limitazioni di età per poter avere un colloquio con lo psicologo ma, in caso di persona minorenne, i genitori devono essere entrambi d'accordo sul fatto che il proprio figlio usufruisca della prestazione. In genere tale consenso viene richiesto in forma scritta. Valeria Fisichella

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Benessere: dormi meglio... senza luci!

E' importante conoscersi per sapere qual'è la quantità di sonno necessaria per sentirsi bene.  La maggior parte delle persone ha bisogno di 8-9 ore a notte.  Per alcuni di voi potrebbe essere troppo, ma l'importante è svegliarsi riposati, senza sveglia e soprattutto provate a dormire in una stanza completamente buia. Senza alcuna fonte di luce: coprite tv, computer, sveglie. Perché? Esistono delle proteine, dette porfirine, che compongono i globuli rossi. Queste hanno la capacità di recepire la luce e di trasmettere il messaggio di "esposizione" al cervello. Questa informazione blocca un ormone / neurotrasmettitore antiossidante chiamato melatonina (indispensabile per un buon riposo). Questo processo è correlato con l'ormone dello stress per eccellenza, il cortisolo, che in questo caso tende allora ad aumentare. E' meglio quindi evitare l'innesco di questo circuito che ci impedisce di recuperare le nostre energie durante la notte, ma che anzi... ci fa svegliare ancora più stressati. Avere il controllo del proprio sonno significa avere innumerevoli benefici tra cui: migliorà la memoria e le capacità mentali, si ridurranno i tempi di recupero dopo gli allenamenti e sarete meno infiammati. La qualità del sonno influisce sul vostro benessere tanto quanto l'alimentazione e l'attività fisica. Non trascuratelo!   Vorrei vedere un Prodotto coadiuvante del Sonno

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Il mal di schiena: cause e soluzioni

Sempre più di frequente si sente parlare di mal di schiena, in diverse situazioni in cui ci si può trovare, in palestra, al bar, al supermercato, a casa dei parenti, il mal di schiena è uno degli argomenti che più accomuna le persone. Lo dicono anche le statistiche, infatti studi recenti dimostrano che l'80% circa della popolazione adulta nei Paesi industrializzati soffre di mal di schiena. Per non parlare degli adolescenti, altre indagini svolte nelle scuole medie inferiori misero in evidenzia alte percentuali di comparsa di algie vertebrali precoci nei giovani. Ma come mai negli anni della tecnologia e delle grandi innovazioni tutto ciò si manifesta in maniera cosi invadente? Cerchiamo di capire quali posso essere le cause e i modi per farne fronte. Perchè si possano manifestare casi di “mal di schiena”, in primis vi deve essere una motivazione di natura strutturale o patologica del rachide. Nella maggior parte dei casi però questo non accade, sono infatti cause non specifiche e in concorso di colpa fra loro a determinare l'insorgere della situazione clinica, vediamo quali. Posture, movimenti scorretti e insufficiente conoscenza della colonna vertebrale sono tra i primi e più comuni fattori di rischio, il rachide vertebrale presenta delle curve strutturali che necessariamente vanno mantenute, esse ci permettono di stare in piedi e di sostenere il peso della gravità senza subire traumi, quindi ovunque ci troviamo, a casa, nel tempo libero e al lavoro è di fondamentale importanza mantenere una posizione il quanto più ergonomica possibile. Vanno evitate le posture statiche in eccessiva estensione e in particolare in flessione anteriore della colonna in quanto alterano in maniera troppo invasiva la fisiologia articolare. Un altro fattore di rischio dal quale è bene stare lontani è lo stress psicologico. Negli ultimi tempi è sempre più comune trovarsi di fronte a persone che vivono schiacciate dallo stress e in persistenti stati di ansia, nella peggiore delle ipotesi si fa parte di esse. Stati di ansia protratti per lungo periodo possono provocare danni alla colonna in quanto potrebbero causare alterazioni della meccanica respiratoria a causa di blocchi inspiratori del diaframma. Per ovviare a questo problema consiglio sempre di eseguire esercizi di rilassamento e soprattuto di respirazione diaframmatica e respirazione profonda. Questi esercizi possono aiutarti a prendere visione di te stesso e a percepire in modo reale il mondo che ti circonda, oltre a diminuire la tensione accumulata dalle strutture respiratorie. Infine, un altro fattore che riveste un ruolo da antagonista nel raggiungimento della salute e del benessere a cui tutti aspiriamo, è l'ipocinesia. Per ipocinesia si intende mancanza di movimento, uno stile di vita non adeguato a quella che è la vera natura umana, l'uomo è nato per muoversi, per fare attività fisica, non si è adattato a stare in piedi e deambulare in maniera più ergonomica possibile per poi tornare a passare la maggior parte della sua vita in posizione seduta, sdraiata e statica. Per la salute del rachide vertebrale nello specifico il movimento riveste un ruolo ancora più importante, in quanto i dischi intervertebrali non sono dotati di irrorazione sanguigna propria, ma traggono giovamento e nutrienti dall'irrorazione delle strutture adiacenti. Oltre a ridare tono e vitalità alle strutture l'attività fisica deve mirare anche ad abbassare la percentuale di grasso corporeo, in certi casi una presenza eccessiva di tessuto adiposo può aumentare la pressione discale e accelerare l'insorgere di ernie o schiacciamenti vertebrali. Elencate le cause, quali sono le soluzioni è facile capirlo: attività fisica personalizzata che comprenda esercizi di allungamento specifico e in catena posturale, esercizi di mobilità articolare e di potenziamento muscolare ove necessario e di educazione respiratoria sono alla base di un buon programma di educazione alla salute. Giorgio Mimini

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Conosci i supersemi? Scopri la chia!

I Semi di Chia sono prodotti dalla Salvia Hispanica, una pianta di origine messicana molto diffusa anche nei paesi centro-sud americani, si presentano piccoli e croccanti dal colore variabile che va dal grigio chiaro al nero con un gusto praticamente neutro. Per gli Aztechi la Salvia Hispanica era la pianta della forza (“chia” in azteco significa appunto “forza”) tanto da considerare i semi di chia un alimento fondamentale per l’esercito durante le battaglie.   Perché venivano e vengono tutt’ora considerati un superalimento? Perché 100gr di semi di chia contengono 600 mg di Calcio, quasi il quintuplo del comune latte di mucca (100ml contengono 125mg di calcio che a causa di un’elevata percentuale di Fosforo e alla caseina in esso contenuti vengono mal assorbiti, sfatando quindi il mito che bisogna bere latte e mangiarne i derivati per avere ossa forti…nulla di più sbagliato!) ideale dunque per chi soffre di osteoporosi e per i bambini in crescita.   In questi 100 gr sono inoltre contenuti i grassi omega-6 (in rapporto 3:1 con gli omega-3 quindi altamente assimilabili) e ben 15 gr di grassi omega-3 (100 gr di salmone ne contengono 3,8 gr) che esercitano un’azione vasoprotettiva e antitromboica, abbassando i valori del colesterolo cattivo (LDL) e dei trigliceridi: un toccasana per il cuore e per chi soffre di ipertensione.   I semi di chia contengono inoltre Ferro (9,9mg/100gr) in quantità tripla rispetto agli spinaci (2,7mg/100gr) utili come integratore naturale e valido aiuto alle donne durante il ciclo mestruale.   Per le esigenze degli sportivi e per chi in estate o durante particolari momenti si sente spossato e affaticato, i semi di chia contengono più del doppio (809,15 mg/100gr) di potassio rispetto alle banane (358mg/100gr).   Lasciando un cucchiaio di semi di chia in ammollo in un bicchiere d’acqua fin quando non si forma una specie di gel, si può ottenere un’ottima bevanda anti-fame da assumere 30 minuti prima del pasto oppure si può utilizzare questo gel come alternativa all’albume delle uova.   L’utilizzo ideale sarebbe quello di consumare i semi a crudo: nelle insalate, nei risotti, nelle minestre o, a colazione o dopo l’attività sportiva, nel miele su gallette di riso/mais o pane di segale.   I semi possono essere acquistati nelle botteghe bio e nei negozi specializzati ed hanno un costo di circa 8 euro per 500 gr, non abbiamo bisogno di integratori farmaceutici, la natura ci mette già a disposizione tutto basta solo conoscere gli alimenti e le loro proprietà!   “Fa che il cibo sia la tua medicina e che la tua medicina sia il cibo” (Ippocrate) Francesco Moschillo

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