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Energia e recupero

L'ABC dell'allenamento: defaticamento e ...

Nell'ultimo articolo della rubrica "L'ABC dell'allenamento", abbiamo visto il concetto FONDAMENTALE di TECNICA DI ESECUZIONE DEGLI ESERCIZI. In questo articolo, vi spiegherò dell'importanza del defaticamento negli sport di forza e potenza. BUONA LETTURA :)   Defaticamento: cos'è? Molto semplicemente per defaticamento si intende quella parte dell'allenamento (ultima in ordine temporale), nella quale si cerca di riportare il più possibile il corpo allo stato di "riposo" e migliorare e velocizzare i processi di recupero.   Defaticamento: come eseguirlo? Solitamente il defaticamento è importante in quelle sessioni di allenamento, o in quegli sport, nei quali durante il workout si arriva ad alte frequenze cardiache, il defaticamento in questo caso ha lo scopo di riportare la FC del soggetto il più possibile vicina a quella dello stato di riposo. Nel defaticamento inoltre riveste molta importanza lo stretching, il quale in questa fase  solitamente,  ha lo scopo di riportare i muscoli in una condizione di allungamento il più possibile simile a quella di riposo.   Stretching: vediamolo un po' più da vicino Stretching deriva dal verbo inglese to stretch, che significa allugare/allungarsi. Esistono varie tipologie di stetching, tra le quali troviamo lo stretching statico (attivo e passivo), lo stretching dinamico, il PNF ecc. ecc. In questo articolo non mi interessa vedere tutte le tipologie di stretching (cosa che affronterò in un prossimo articolo), qui tratterò dello stretching svolto nella fase di defaticamento, quindi con l'intento sopratutto di migliorare i processi di recupero e prevenire gli infortuni.   Stretching e defaticamento         Per capire come lo stretching può influenzare positivamente il nostro allenamento dobbiamo conoscere come si comportano i muscoli a livello microscopico. Un punto fondamentale della fisiologia muscolare è la teoria dei filamenti scorrevoli, in buona sostanza a livello microscopico i muscoli sono formati da due proteine, l'actina e la miosina; i filamenti di actina muovendosi (scorrendo) su quelli di miosina danno origine al rilassamento (allungamento) e alla contrazione (accorciamento) muscolare.  Quando ci alleniamo, con movimenti concentrici ed eccentrici (fase positiva e negativa di un esercizio), andiamo a contrarre i muscoli che stiamo allenando (agonisti), i quali a fine sessione si ritroveranno più "accorciati", rispetto allo stato di riposo. Se a fine sessione effettuiamo dello stretching, soprattutto per quei muscoli che abbiamo maggiormente coinvolto nell'allenamento, andiamo a riportarli ad uno stato di allungamento vicino a quello dello stato di riposo, ciò ci esporrà meno a infortuni e ci manterrà con una buona mobilità articolare.   Stretching e defaticamento: consigli pratici Se il vostro intento è quello di velocizzare il recupero e riportare i muscoli al loro stato di allungamento di riposo effettuate lo stretching dolcemente, mantenendo le posizioni per massimo 20/30 sec per 2/3 serie ad esercizio. L'allenamento con i sovraccarichi, va a creare all'interno del muscolo dei microtraumi, lo stretching se eseguito intensamente, o con tecniche particolari (vedi il PNF) non fa altro che aumentarli, in più se eseguito in maniera blanda lo stretching fa da effetto "pompa", nel senso che migliora l'afflusso di sangue ai muscoli. Personalmente, quando mi alleno con i sovraccarichi, a fine allenamento effettuo esercizi di stretching statico passivo (Bob Anderson) nel modo che vi ho appena esposto. Effettuo inoltre altre sedute di stretching, però con l'intento di aumentare la mobilità articolare, ma questa è un'altra storia. OVER THE TOP Alberto Fanin

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L'importanza della Glutammina per l'alle...

La glutammina è uno degli aminoacidi capaci di svolgere un ruolo di grande importanza in alcune funzioni della fisiologia del corpo umano. In particolare, vari studi hanno dimostrato che la glutammina svolge un ruolo critico nel mantenimento della massa muscolare e delle funzioni immunitarie in soggetti affetti da varie patologie e fisicamente debilitati. Basandosi su questi dati clinici si è ipotizzato che l’assunzione di glutammina potesse avere degli effetti vantaggiosi anche in ambito sportivo. Poiché la glutammina si è dimostrata attiva nel preservare le proteine muscolari e nell’antagonizzare gli effetti proteolitici dei glucocorticoidi in pazienti traumatizzati, era ragionevole pensare che potesse avere un’azione anti-proteolitica (azione anticatabolica ossia risparmio delle proteine) anche in soggetti che praticavano attività fisica intensa capace di indurre elevati livelli di glucocorticoidi nel sangue. Da qui la possibilità di ridurre gli effetti catabolici di questi ormoni ed aiutare a sostenere uno stato “anabolico cellulare”. Inoltre, poiché la glutammina aiuta e sostiene il sistema immunitario, soprattutto come importante sorgente di energia, essa può prevenire/attenuare infezioni o diminuire la gravità di infiammazioni associate ad esercizio fisico intenso e prolungato che, come noto, ha effetti immunodeprimenti. Questo permette agli atleti di recuperare più velocemente. Inoltre, la glutammina può essere un precursore di glucosio/glicogeno, migliorare la sensibilità all’insulina e limitare gli effetti negativi di un eccesso di grassi. Poiché il tratto gastrointestinale è il sito primario di utilizzo della glutammina, la supplementazione con glutammina può prevenire la sua perdita da parte di altri organi, specialmente i muscoli, impedendo così fenomeni di proteolisi soprattutto a livello muscolare. Quindi la glutammina può essere di beneficio per atleti di che svolgono sport di potenza, che richiedono grosse masse muscolari, così come per atleti che possono andare incontro a rischi di sovrallenamento. Per tutti questi effetti la glutammina è stata classificata come aminoacido “condizionatamente essenziale” (pur essendo da un punto di vista biochimico/fisiologico "non essenziale") in pazienti ed atleti. Ciò significa che in alcune situazioni patologiche e fisiologiche particolari l’organismo umano non è in grado di sintetizzare il necessario quantitativo di questo importante aminoacido. Da qui l’importanza della glutammina come supporto nutrizionale specifico. Buon Allenamento Fabio Pierini   Vorrei vedere un buon Integratore di Glutammina

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Acido lattico o DOMS al risveglio?

Ciao a tutti! Oggi vi voglio parlare del DOMS. Quante volte vi è successo che il giorno dopo aver svolto un nuovo allenamento vi svegliate e fate fatica a camminare, a sbadigliare, a ridere, ad alzare le braccia? Quel dolore che sentite NON E' ACIDO LATTICO, ma si chiama DOMS (Delayted Onset Muscle Soreness). Il dolore e il disagio associato al DOMS solitamente raggiunge il picco tra le 24 e le 48 ore dopo la pratica di attività fisica e si estingue nelle 96 ore successive. Da un punto di vista anatomico i DOMS sono semplicemente dovuti a micro lacerazioni del tessuto muscolare causate dall’eccessivo stress al quale il muscolo viene sottoposto durante l'allenamento.  Una volta che il muscolo è stato stressato si ricostruirà più forte di prima e sarà dunque capace di sopportare uno stress maggiore durante l’allenamento successivo. Le lesioni indotte coinvolgono sia le componenti contrattili (actina e miosina), il citoscheletro del muscolo che le miofibrille.   Quando si ha, invece, l'acido lattico? La produzione di acido lattico è tipica di una allenamento di tipo anaerobico. Una sua eccessiva produzione porta degli indolenzimenti, ma questo è un evento solamente transitorio, infatti già dopo 45-60 minuti dal termine dell’allenamento, esso viene completamente smaltito dal nostro organismo e non è dunque la causa dei dolori nei giorni successivi l’allenamento.   Non abbiate paura di aver svolto male l'allenamento se il giorno dopo avete qualche dolore... anzi, TUTTA SALUTE!   Buon allenamento!   Martina Marchiori

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Allenamento e smaltimento del lattato

A seguito di un’attività di tipo anaerobico, nel muscolo avviene la liberazione di una grande quantità di acido lattico che acidifica l’ambiente muscolare. In condizioni di ph acido il muscolo è impossibilitato a contrarsi, l’atleta è quindi costretto a fermarsi, non potendone immagazzinare un quantitativo ulteriore.   Nelle attività sportive di tipo anaerobico la glicosi è la principale modalità di produzione energetica nella muscolatura.   Il lattato, essendo il frutto di un utilizzo incompleto del potenziale energetico dei substrati glucidici, conserva una elevata quota di energia.   Nella fase post allenamento, il sangue trasporta al fegato l’acido lattico accumulato, rimuovendolo dall’ambiente muscolare. Qui lo scheletro carbonioso del lattato è impiegato nel processo gluconeogenico, che determina quindi la sintesi di nuovo glucosio. Tale processo è meglio noto come ciclo  di cori, e consente la rigenerazione delle scorte corporee di glicogeno.   Nel caso in cui la produzione di acido lattico non sia copiosa, ad esempio per attività fisiche di modesta entità, l’acido lattico viene ossidato alla stessa velocità con la quale si forma (glicosi aerobica), pertanto non vi è accumolo. Buon Allenamento! Fabio Pierini

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Gomito: epicondilite vs epitrocleite

Epicondilite vs epitrocleite (gomito del tennista e gomito del golfista) L’epicondilite: viene anche chiamata “gomito del tennista”, o addirittura “gomito del motociclista”, ed è un’infiammazione dolorosa a carico delle strutture tendinee del gomito, in modo più preciso sull’epicondilo omerale laterale. L’epitrocleite: è anche chiamata “gomito del golfista”, è anch’essa un infiammazione dolorosa che però riguarda la parte mediale del gomito, è molto più rara rispetto all’epicondilite che invece si manifesta molto più frequentemente; interessa diversi muscoli: flessore radiale, flessore ulnare del capo e flessore palmare lungo, oltre ovviamente alle strutture osseo-tendinee. Riguardo l’epicondilite, il consiglio che i medici e i professionisti della salute rivolgono ai loro soggetti-pazienti-clienti è di andare a riscaldare accuratamente  quest’articolazione, prima di effettuare sforzi di considerevole intensità. Infatti con un corretto riscaldamento si minimizzano notevolmente le quantità di infortuni. Per entrambe queste patologie si preferisce parlare di tendinosi, e non di tendiniti; questo perché le strutture tendinee nella loro inserzione muscolare, in entrambi i casi, vengono sovvertite, ed avviene una progressiva sostituzione delle fibre elastiche in fibre fibrose (tessuti connettivi differenti), questo fenomeno degenerativo prende il nome di “angiofibroplastica”. Molto spesso in entrambe queste due condizioni patologiche, l’eziologia potrebbe dipendere da una problematica all’articolazione della spalla. Una altra causa di questo tipo di infiammazioni si verifica durante degli sforzi da sovraccarico (potrebbe capitare molto spesso in palestra), quando c’è un eccessiva iperestensione dell’articolazione del gomito; infatti è sempre consigliato di tenere i gomiti leggermente flessi, in ogni tipo di esercizio, questo proprio al fine di evitare problematiche all’articolazione e alle strutture muscolo-tendinee adiacenti. Il consiglio preventivo che rivolgiamo a tutti è quello di “trattare” l’articolazione del gomito con estrema cura e cautela, ancor di più quando si cominciano ad avvertire i primi segni di infiammazione (fastidio, dolore…). A cura di Gabriele Grassadonia e Eugenio Di Maro

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Miele, un po' di dolce nello sport!

Il miele nell'alimentazione dello sportivo e come valore aggiunto nella terapia di malattie o disturbi. Vediamo le sue proprietà per 100 grammi: glucidi 80,3 g protidi 0.6 g lipidi -- acqua 18 calorie 303 Tale alimento viene prodotto per merito delle api che trasformano la secrezione del nettare dai fiori e quella della melata fornita da alcuni insetti. Il processo, seguito dall’uomo attraverso l’apicoltura, permette di ottenere una qualità maggiore puntando alla massima conservazione del prodotto ottenuto e fornito dalle api nella forma più genuina possibile, estratto mediante centrifugazione e lasciato decantare un po’ per poi destinarlo ai consumatori tramite vasetti. Risulta altamente digeribile fornendo glucosio e fruttosio, per una fonte energetica immediata il primo, e come glicogeno epatico il secondo, ovvero in riserva nel fegato per immettere all'occorrenza glucosio nel flusso ematico per aumentare concentrazione mentale ed attenzione cerebrale. Idoneo da inserire a colazione oppure nello spuntino. Per gli sportivi di attività volte alla resistenza può essere ideale come pre workout. Relativamente ai benefici terapeutici si possono selezionare i seguenti prodotti:·      Miele di Tiglio per dolori mestruali; Miele Millefiori per disintossicare per il fegato; Miele di Timo per la febbre; Miele d'Eucalipto per la tosse o asma; Miele di Castagno per la circolazione; Miele di Girasole per colesterolo; Miele d'Acacia per il mal di gola. Francesco Zoccheddu

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L'alimentazione nel nuoto

Come nutrirsi nella pratica sportiva del nuoto? Il nuoto ed attività acquatiche in genere, richiedono un consumo di circa 500 calorie/ora, prediligendo i glucidi come substrato energetico da utilizzare; la sollecitazione muscolare è significativa in quanto a velocità raddoppiata in fase di nuoto, il nuotatore affronta una resistenza quattro volte superiore alla forza applicata, determinando un lavoro muscolare elevato. Tale attività è fondamentalmente di resistenza, tuttavia nelle fasi di allenamento dello sprint in brevi distanze allora implica un lavoro lattacido per un incremento della resistenza alla velocità. Per quanto concerne l’alimentazione, è preferibile evitare l’assunzione di grassi o per lo meno essere moderati, piuttosto favorire un carico di glicogeno attraverso l’assunzione di glucidi con aumento progressivo della quota nei tre giorni antecedenti la gara; nelle competizioni di fondo è inoltre auspicabile l’utilizzo di bevande isotoniche con maltodestrine da assumere pregara.   Vediamo un esempio tipo: Colazione: Latte PS + Cereali + Frutta secca Spuntino: Frutta fresca Pranzo: Pasta integrale + Legumi + Uova Spuntino: Frutta fresca + Yogurt Cena: Carne o Pesce + Verdure o Insalata + Pane integrale Francesco Zoccheddu

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I poteri della mente: fermatevi a sentire il profu...

Premessa Il seguente articolo non fa parte della serie "L'ABC dell'allenamento". Qui, voglio fare un passo indietro, non vi spiegherò concetti tecnici, quali la supercompensazione, il riscaldamento, il defaticamento ecc. ecc. Oggi vi parlerò della MENTE e di come riuscire ad avere un APPROCCIO MENTALE VINCENTE nello SPORT e nella VITA di tutti i giorni.  Buona lettura :)   Introduzione Non vi capitano mai  delle  giornate storte? Non vi capita mai di correre di qua e di là tra casa, ufficio, palestra, ecc. ecc., e ad un certo punto ritrovarvi spaesati e senza una mèta apparente? La società odierna ci impone una vita frenetica. C'è differenza tra una vita attiva ed una vita frenetica? Beh, direi proprio di si! La FRENESIA ti fa essere sempre in movimento, non ti puoi mai fermare sennò il capo... senno la moglie... sennò il compagno d'allenamento... ecc. ecc... La frenesia và a braccetto con la competizione. Non mi posso fermare altrimenti gli altri mi superano (competizione con gli altri), oppure, non mi posso fermare altrimenti rischio di non portare a termine il lavoro come ho sempre fatto (competizione con sé stessi).   Ricordi del passato Ricordo ancora quella giornata! Saranno passati sei o sette anni! Era Dicembre e mi trovavo in un mercatino natalizio. In una bancarella trovai un libro, trattava di body-building, era stato scritto da Tom Platz (body-builder degli anni 70/80), che a quel tempo (ero un appassionato di body-building) era tra i miei culturisti preferiti. Comprai il libro, vista anche la cifra irrisoria e... me ne innamorai fin da subito! Era un libro come gli altri libri di culturismo che avevo letto fino a quel momento, però era un libro speciale, era l'unico che avessi mai letto, fino ad allora, che conteneva tra gli altri argomenti (allenamento, alimentazione ecc.), un capitolo intero dedicato all'approccio mentale! Tom spiegava il modo in cui era arrivato al successo grazie ad un'attitudine mentale vincente! Una cosa mi colpì, l'ultimo paragrafo, il titolo era il seguente: Fermatevi a sentire il profumo dei fiori.   Fermatevi a sentire il profumo dei fiori! Va bene essere sempre in movimento, avere mille impegni ecc. ecc, però ogni tanto fermiamoci! Dedichiamo del tempo a noi stessi (hobby ecc.) oppure alle persone a cui vogliamo bene! Guardate ogni tanto la vita che scorre, guerdate gli alberi, il cielo, FERMATEVI A SENTIRE IL PROFUMO DEI FIORI, siate ogni tanto "semplici" osservatori del mondo e non sentitevi sempre frustrati nel voler fare la parte del protagonista ad ogni costo! Siete atleti professionisti? No? Allora fate  che il vostro allenamento diventi fonte di gratificazione e un momento speciale  da dedicare a voi stessi! Ne uscirete rinvigoriti nel CORPO e nella MENTE! OVER THE TOP Alberto Fanin

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Meno sonno... rischio salute!

La mancanza di sonno è un grande spreco: di tempo, di salute e di lucidità. Il sonno è un elemento fondamentale per una vita sana e per gli sportivi diventa un elemento imprescindibile, per una migliore performance e per il raggiungimento degli obbiettivi prefissati. L’80% degli adulti soffre per un deficit di sonno. Che paghiamo non solo sotto forma di stress... dormire meno del necessario può causare demenza, Alzheimer, Parkinson. La “scienza del sonno” diventa cruciale per la prevenzione di molte malattie degenerative del cervello. Lo rivelano due studi americani pubblicati rispettivamente sulle riviste Science e The Journal of Neuroscience. Insieme aprono nuove strade nella conoscenza del funzionamento del nostro cervello, e il ruolo che il sonno svolge per la sua “manutenzione”. La ricerca ha come autrice Maiken Nedergaard, biologa danese che dirige un gruppo di scienziati alla University of Rochester nello Stato di New York. Punto di partenza degli esperimenti condotti da questo team, è stata la ricerca di una “spiegazione evolutiva” del sonno. La Nedergaard ha trovato conferma per un’ipotesi che da molti decenni circolava tra gli scienziati, e cioè che il sonno sia il momento in cui il nostro cervello “fa le pulizie” al proprio interno, elimina spazzatura, scorie. È un po’ l’equivalente di quello che il sistema linfatico fa con i nostri muscoli, eliminando l’acido lattico creato dagli sforzi. Per analogia, la scienziata danese ha battezzato sistema “glinfatico” quello che agisce nel cervello. E soprattutto, ne ha dimostrato l’esistenza e il funzionamento, con numerosi esperimenti di laboratorio. Per ora limitati a topi, scimmie, cani e capre. Il verdetto è comunque chiaro, proprio come i muscoli sotto sforzo producono tossine, anche il cervello nell’attività diurna accumula “spazzatura”. Quando siamo svegli, il lavaggio automatico del sistema glinfatico procede a rilento, un modesto 5% rispetto al lavoro che svolge quando dormiamo. Durante il sonno, l’area occupata dal sistema glinfatico, dove scorrono i fluidi del lavaggio cerebrale, arriva a occupare il 20% del volume del nostro cervello. Questi “detersivi” sono essenziali per eliminare le proteine dette beta-amiloidi e tau, associate proprio con l’Alzheimer. Da una parte è rassicurante sapere che esiste un’impresa delle pulizie che entra in azione ogni notte, e occupa le ore del nostro sonno svolgendo un mestiere così prezioso. D’altro lato questo rende ancora più allarmante il deficit di sonno che ci affligge più o meno tutti, e che va peggiorando. Sigrid Veasey del Center for Sleep and Circadian Neurobiology (University of Pennsylvania) col suo gruppo di ricercatori ha dimostrato invece che se il deficit di sonno è cronico, il metabolismo cerebrale subisce danni gravi, i neuroni degenerano. Il New York Times riporta un dato elaborato dalla National Sleep Foundation: un adulto ha bisogno di dormire dalle sette alle nove ore per notte, ma negli ultimi 50 anni abbiamo ridotto il nostro sonno, in media tra una e due ore a notte. Solo nell’ultimo decennio abbiamo perso in media 38 minuti di sonno per notte. In conclusione, consigliamo a tutti di rispettare al meglio il proprio orologio biologico, di riposare almeno tra le 6 (minimo sindacale) e le 8 ore, e di essere piuttosto regolari nei confronti del vostro stile di vita;   Vorrei vedere un Prodotto coadiuvante del Sonno

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La postura corretta durante il sonno

Elemento importante per la nostra salute e quella del nostro corpo è la postura che teniamo durante il riposo notturno. Peculiarità da non trascurare assolutamente per il benessere psicofisico. Sia la rete che il materasso e il cuscino devono essere tali da permettere al corpo di mantenere le sue curvature fisiologiche. La rete deve essere sufficientemente rigida e nel contempo flessibile.   Il materasso non deve essere né troppo duro né troppo morbido e armonizzarsi in un tutt'uno con la rete. I materassi più sani risultano sempre quelli tradizionali fatti con lana, crine o cotone. Anche il lattice di gomma si adatta molto bene alle forme del corpo.   Il cuscino può avere la stessa composizione del materasso. Deve avere una consistenza adeguata e rispettare le caratteristiche antropometriche di chi lo usa, specialmente la larghezza delle spalle (per chi dorme di fianco) e la forma e le dimensioni della testa e del collo (per chi dorme supino). Un cuscino troppo alto o anche troppo basso, per chi dorme in decubito laterale, può essere facilmente causa di dolori alle vertebre cervicali e alla testa.   Quando si sale o si scende dal letto evitare movimenti di torsione tra busto e arti inferiori. Adagiarsi di fianco e muovere il corpo mantenendolo sempre allineato sullo stesso piano. Vorrei vedere un Prodotto coadiuvante del Sonno

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Attività fisica e Alzheimer: la mia esperienza co...

Ciao a tutti! Oggi vi voglio raccontare la storia di G., una signora distinta ed elegante alla quale è stata diagnosticato l'Alzheimer un anno fa. Dopo essersi consultata con diversi medici, la figlia ha deciso di contattarmi nella speranza di riuscire a far svolgere attività fisica alla madre in maniera costante e controllata. Perché un malato di Alzheimer dovrebbe fare movimento? L'attività cardiovascolare e gli esercizi di forza favoriscono l'aumento della vascolarizzazione cerebrale potenziando le connessioni sinaptiche, responsabili delle trasmissioni dei segnali nervosi. Il primo incontro con G. non aveva portato i risultati sperati: la mia visita era stata vista come un'intrusione. G. non voleva iniziare questo percorso, perché non voleva avere un impegno fisso. Lei si muove per casa, cammina per il giardino, ha la sua routine e soprattutto è alta, snella e in perfetta forma fisica. Non sapendo della propria malattia, non capiva il motivo di tale insistenza da parte della figlia. Il primo incontro non era andato bene. A distanza di due giorni la figlia mi ha richiamato dicendomi che la madre ci aveva ripensato e che avrebbe iniziato, dicendole " lo faccio solo perché vedo che ci tieni tanto, anche se non so il perché". Con grande soddisfazione sono 6 mesi che seguo la signora G. e ho visto grandissimi miglioramenti, quasi da commuovermi. A ottobre ci impiegava molto tempo a indossare le scarpe e legare i lacci, mi ripeteva spesso le stesse frasi; per quanto riguardava l'ambito motorio non riusciva a riprodurre l'esercizio che le avevo mostrato un attimo prima, era incerta nei movimenti e molto insicura nell'equilibrio. A distanza di mesi G. riesce a togliere e mettere le scarpe con sicurezza, capisce gli esercizi riproducendoli quasi correttamente. A ottobre aveva paura di restare in equilibrio in piedi su un cuscinetto morbido ("voleva il mio ditino") e ora ha imparato a sdraiarsi sopra a una fitball per svolgere distensioni con i manubri. I primi mesi all'inizio dell'allenamento mi diceva che avrebbe chiamato la figlia per dirle che dalla settimana a seguire non avrebbe più fatto Ginnastica, perché non ne aveva bisogno e aveva molte faccende da fare ogni giorno. Ora finito l'allenamento mi saluta dicendomi "Buona serata e ci vediamo la settimana prossima". La signora G. non si ricorda il compleanno dei figli, cosa ha mangiato a pranzo o che giorno è oggi, probabilmente non ricorda il mio nome. L'importante è che sia ancora indipendente nelle sue azioni quotidiane: vestirsi, lavarsi, salire le scale, potare le piante, afferrare un oggetto... sono azioni che per noi possono essere automatiche e banali, per lei sono delle piccole conquiste. Nei prossimi mesi spero di continuare ad allenarla sempre con la stessa costanza nella speranza di regalarle continuamente attraverso l'attività fisica quella serenità che le permetta di vivere al meglio ogni azione in tranquillità e sicurezza.

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Leucina, cos'è e perché è utile

La Leucina è un aminoacido. Negli esseri umani, è essenziale, cioè va assunta tramite l'alimentazione, dato che l'organismo umano non è in grado di sintetizzarla. La leucina è importante per la costruzione ed il mantenimento del tessuto muscolare. Promuove la sintesi proteica nei muscoli e nel fegato, rallenta la decomposizione delle proteine muscolari (funzione anti-catabolica) e promuove i processi di rigenerazione. È il principale dei tre amminoacidi detti "ramificati". Tali aminoacidi, cosiddetti per via della loro peculiare struttura chimica, sono per l'appunto la leucina, la valina e l'isoleucina. Complessivamente, l'L Leucina rappresenta circa l'8% del conteggio totale di aminoacidi contenuti nelle strutture proteiche del corpo umano. Inoltre è il quarto aminoacido più concentrato nella massa magra. Quali sono le proprietà principali? La Leucina è fondamentale per la salute complessiva dell'essere umano. Le sue principali funzioni a livello sportivo sono le seguenti: aiuta a mantenere il tessuto magro; fornisce una sferzata di energia al corpo sottoposto a stress (ad esempio durante l'esercizio fisico); mantiene i livelli di glicogeno (il glucosio preservato nel tessuto e utilizzato per fornire energia); aumenta la lucidità mentale durante l'esecuzione di esercizio fisico intenso. In poche parole, gli effetti dell'L Leucina nella dieta sono straordinari. È il più potente BCAA ed è anche noto come "sostanza nutritiva limitante". Ciò vuol dire che è necessario avere un adeguato livello di leucina in proporzione agli altri aminoacidi affinché il corpo riesca a trarre il massimo beneficio dagli alimenti consumati! Se non si consuma una quantità adeguata di Leucina nella dieta, non è possibile ottenere il massimo dalle proteine presenti nel corpo, indipendentemente dalla quantità consumata.   La Leucina negli alimenti Come tutti gli amminoacidi, la leucina è contenuta soprattutto negli alimenti proteici di origine animale ma, a differenza di altri, è ben rappresentata anche nei legumi e nei cereali. mais, pasta di semola, arachidi, nocciole, carne e pesce (in particolare il merluzzo). alga spirulina, noci, riso integrale, pane fatto con farine integrali.   Integrazione Come integratore alimentare si raccomanda di assumere 2 - 3 g due volte al giorno. A garanzia di risultati ottimali, assumerlo 45 minuti prima e dopo l'allenamento. Nelle giornate in cui non ci si allena, una sola porzione dovrebbe essere sufficiente. In alternativa, Leucina molti sportivi ricorrono all'integrazione di un suo metabolita, l'HMB (Idrossi Metil Butirrato), dalle spiccate proprietà ipertrofizzanti. Potrebbe interessarti: http://www.my-personaltrainer.it/nutrizione/leucina.html Riassumendo Aiuta a preservare il tessuto muscolare; Fornisce una sferzata di energia al corpo; Può aumentare i livelli di concentrazione mentale. Staff di PTOnline   Vorrei vedere un buon Integratore di L-Leucina

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Cissus Quadrangolaris, cos'è e perché è ut...

Il Cissus Quadrangularis viene utilizzato dalla medicina ayurvedica come tonico generale, analgesico e per guarire le fratture ossee. La ricerca ha dimostrato che la sua speciale miscela di vitamine, minerali e steroli vegetali può rinforzare tessuti e ossa, promuovendo al contempo la salute complessiva del tessuto connettivo. E' considerato l'integratore ideale per tutti coloro che desiderano migliorare e rinforzare giunture, massa magra, cartilagine e tendini. L'ingrediente attivo del cisso quadrangolare è il chetosterone, considerato un elemento fondamentale per chi è impegnato in attività fisica intensiva e regolare, poiché è in grado di sviluppare la massa e proteggere le giunture. Inoltre, è stato dimostrato che il cisso stimola la guarigione di infortuni ai tendini, accelerando la rigenerazione del tessuto connettivo attraverso la mobilizzazione di fibroblasti e condroblasti e fornendo al contempo le sostanze nutritive necessarie al tessuto danneggiato. A differenza dei normali antidolorifici, il cisso non solo riduce il dolore causato da infortuni al tessuto connettivo, ma offre inoltre un effetto riparatore.   Riassumendo Può aiutare a rafforzare ossa, massa magra e tendini; Può aiutare a sviluppare massa magra; Possiede una forte attività antiossidante e neutralizza i radicali liberi in diversi sistemi; Efficacia comprovata nella riduzione del dolore associato a lesioni alle giunture. Staff di PTOnline   Vorrei vedere un buon prodotto a base di Cissus

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L’importanza di conoscere i vari tipi di Stretch...

Gli esercizi di stretching oltre a sollecitare le fibre muscolari, sollecitano il tessuto connettivo (tendini, fasce ecc.) presente nella struttura contrattile. Il tessuto connettivo è estensibile (può essere allungato), ma se non viene regolarmente sollecitato con l’esercizio fisico, in breve tempo perde questa caratteristica essenziale. Quando si parla di stretching è d’obbligo parlare della mobilità articolare (conosciuta anche come articolarità, flessibilità, estensibilità, ecc.): è la capacità di compiere movimenti ampi ed al massimo della estensione fisiologica consentita dalle articolazioni. Questa capacità è condizionata dalla struttura ossea dell’articolazione, dalle sue componenti anatomiche e funzionali (grado di estensibilità dei legamenti, tendini e muscoli), dalla temperatura dell’ambiente e dal livello di riscaldamento del corpo. È importante ricordare che le fibre muscolari si adattano rapidamente a qualsiasi situazione. Al contrario di quanto si pensi non esiste una sola forma di stretching, ma bensì 3 tipi di concetti basilari:   Stretching balistico È il primo tipo di allungamento conosciuto, un po’ pericoloso, in quanto fa attivare nel muscolo il riflesso di stiramento (riflesso incondizionato che ordina al muscolo di reagire ad una tensione brusca con una rapida contrazione, con elevato rischio di trauma muscolare). È un sistema di stretching vecchio e ormai accantonato per la sua pericolosità. Il metodo è molto semplice, si arriva in posizione di allungamento e poi si inizia a molleggiare.   Stretching dinamico Questo sistema è consigliato in programmi sportivi in cui sono previsti movimenti ad elevata velocità, poiché agisce sull'elasticità di muscoli e tendini. Il muscolo agonista contraendosi rapidamente tende ad allungare il muscolo antagonista (il muscolo che in questo esercizio vogliamo allungare); si effettuano, quindi, movimenti a "rimbalzo" con una certa rapidità. La tecnica consiste nello slanciare in modo controllato le gambe o le braccia, in una determinata direzione, senza molleggiare, rimbalzare o dondolare. Si procedere ad un riscaldamento generale (cardiovascolare) e settoriale (rotazione delle articolazioni: collo, spalle, gomiti, polsi, ecc.) dopo di che s’inizia con slanci lenti e sciolti e gradatamente aumentare l’ampiezza oppure la velocità di esecuzione. Molto importante è controllare il movimento. E’ essenziale sapere che bisogna terminare gli slanci quando si manifestano i primi segni di fatica in una diminuzione di ampiezza e velocità. E’ vivamente sconsigliato non allenarsi quando i muscoli sono affaticati, i muscoli stanchi sono meno flessibili, meno veloci e più soggetti a traumi.   Stretching statico È il sistema di stretching più conosciuto. Con le sue posizioni e il suo modo di respirare, prende spunto dallo yoga e fonda la sua pratica in esercizi di stiramento muscolare allo scopo di mantenere il corpo in un buono stato di forma fisica. Si raggiunge l’allungamento muscolare tramite posizioni di massima flessione, estensione o torsione. Queste posizioni devono essere raggiunte lentamente in modo da non stimolare nei muscoli antagonisti il riflesso da stiramento. Daniele Introna

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Acido Aspartico, cos'è e perché è utile

L’acido aspartico o L-Aspartato è un aminoacido non essenziale, nel cervello si comporta come un neurotrasmettitore eccitatorio il nostro organismo lo usa anche per la formazione degli anticorpi del sistema immunitario e per la formazione del DNA e RNA cellulare, contrasta anche la comparsa dei crampi muscolari negli sportivi. L'acido Aspartico D è un aminoacido che si forma principalmente nell'ipofisi, nell'ipotalamo e nei testicoli. Svolge un ruolo importante nella produzione di composti associati a libido e crescita tessutale. L'acido Aspartico D stimola la produzione di molecole segnale, che a loro volta potenziano l'attività di testicoli ed ipofisi. Dal punto di vista atletico, permette all'organismo di produrre i composti che stimolano l'aumento di massa magra, forza, potenza ed energia. In un particolare studio, è stata somministrata a un gruppo di uomini adulti (di età compresa fra 27 e 37 anni) una dose giornaliera di 3,12 grammi di acido aspartico D per dodici giorni consecutivi. Il livello di crescita, nei soggetti che hanno ricevuto l'integratore è aumentato del 33% dopo il periodo di dodici giorni. I risultati di questo studio hanno enormi conseguenze per coloro che desiderano migliorare il proprio potenziale atletico e la forma fisica.   Fonti alimentari Soia, merluzzo. tonno, ostriche, alga spirulina, lievito di birra, lupini, lenticchie, burro di arachidi ed in misura minore carne di maiale ed asparagi. Riassumendo aiuta ad aumentare la massa muscolare aiuta nella produzione di composti della crescita Può stimolare l'aumento di massa magra, energia e forza è un "booster" naturale di testosterone Staff di PTOnline   Vorrei vedere un Integratore di Acido Aspartico

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Conoscete i DOMS? Ecco la causa dei dolori muscola...

Quanti di voi avvertono del dolore intenso localizzato a carico dei muscoli utilizzati successivamente alla sessione di allenamento con i sovraccarichi? 

Quante volte il vostro "istruttore" vi ha detto, non ti preoccupare questo è la presenza dell'acido lattico? In realtà non è cosi, il lattato prodotto durante l'allenamento viene smaltito o riutilizzato in pochi minuti per conto dei muscoli, dal fegato e dal cuore. Il DOMS è dovuto quindi al danno a carico del sarcomero (unità contrattile del tessuto muscolare striato). Diamo pertanto una definizione del DOMS (Delayed onset muscle soreness), ovvero dolore muscolare a comparsa ritardata. Il danno che il muscolo subisce, si verifica come reazione alla contrazione eccentrica in quanto il muscolo durante l'azione frenante si estende mentre si contrae, e come reazione a questo processo appena descritto i muscoli si lacerano.
 Queste microlesioni muscolari innescano la fuoriuscita di diverse sostanze che producono ed attivano il processo infiammatorio. 
 La comparsa ritardata del dolore deriva dal fatto che questo processo impiega diverse ore per il suo pieno sviluppo.
 Al termine dell'infiammazione si verifica il conosciuto "rimodellamento", ovvero il muscolo inizia ad adattarsi all'esercizio eccentrico, modellando e modificando la propria struttura muscolare in maniera tale da poter "sopportare e supportare" il carico per il quale è stato danneggiato in passato.
   Concludendo ribadiamo che i DOMS: sono dovuti a lacerazioni del tessuto muscolare; si manifestano tra le 24-48 h successive l’allenamento; non avvertirli non significa essersi allenati nella maniera scorretta; non sono in alcun modo collegati all’acido lattico.

 Vi auguro Buon Allenamento! Fabio Pierini

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Attività fisica, salute ed equilibrio globale: un...

Per capire meglio il concetto e l'importanza dell'equilibrio nella sfera psico sociale dell'individuo, relazionata alla qualità di vita e alle performance fisiche, è possibile analizzare un caso "clinico" Il bravo artigiano combattente che non riposa mai A. maschio di 36 anni, viene al mio studio su consiglio di un amico. "Vorrei migliorare il mio stato di forma, mi sento spesso stanco e affaticato, soprattutto nell’attività sportiva" A. lavora come idraulico dipendente dalle 8 alle 16, incluso il sabato mattina. Questa attività gli garantisce uno stipendio fisso da 1400€ con il quale vive e con cui cerca di metter da parte qualcosa per poter un giorno ipotetico sposarsi (non ha ancora una fidanzata) e costruirsi una casa. Afferma che queste cose sono importanti perché è affezionato ai valori della famiglia e la casa rappresenta qualcosa di sicuro e tangibile e per fare come hanno fatto i suoi genitori. A. ha anche una grande passione, le arti marziali che pratica da molti anni a livello quasi professionale, ottenendo da questa attività una gratificazione economica poco inferiore al suo stipendio da idraulico. Ogni giorno alle 17 va in una palestra e comincia ad insegnare in corsi e lezioni private fino alle 22. Poi si ritrova con i suoi compagni di squadra e si allena fino a mezzanotte. Spesso, il fine settimana va in trasferta per le competizioni, le fiere e le esibizioni. Mangia tutti i giorni ad orari improbabili, spesso al bar, soffre di stitichezza. Dorme 5-6 ore per notte e fatica a prendere sonno per l’ansia di dimenticare qualcosa dei suoi numerosi impegni quotidiani. A. vorrebbe qualche consiglio da me per ottimizzare le sue prestazioni... e sentirsi meno stanco. Gli suggerisco di prendere in considerazione il fatto che lavorare 16 ore al giorno per 6/7 giorni alla settimana non è cosa normale né salutare. L’organismo necessita dei giusti tempi di recupero sia per la parte fisica che per quella mentale e, nel caso di A., le pause sono praticamente inesistenti, il sonno è cronicamente insufficiente e l’alimentazione approssimativa non è sicuramente in grado di fornirgli tutte le sostanze di cui necessita. A. vive in uno stato di ipersimpaticotonia, ovvero in eccesso di attivazione che alla lunga provoca stanchezza cronica. Se portata avanti per troppo tempo, la situazione può degenerare nella fase finale della sindrome generale di adattamento di Selye, ovvero l’esaurimento o per dirla all’anglosassone “burnout” . Cosa si nasconde, però, dietro questo modo di vivere? Dalle affermazioni più volte rimarcate di A., emerge un distacco mancato dalla famiglia d’origine, nonostante l’età. La paura di non essere all’altezza dei genitori provoca l’insicurezza che “costringe” a tenersi il sicuro lavoro tradizionale da artigiano per “comprare la casa e mettere un giorno famiglia”. La vera passione di A., oltretutto redditizia, rimane nella sfera del “vorrei ma non posso” con conseguente frustrazione ma al contempo permane l’incapacità di “osare” e renderla l’attività principale, riunendo così l’aspetto economico a quello ludico-sportivo. In questo caso non è opportuno considerare nemmeno la possibilità di allenarsi maggiormente: il problema è a monte, nel mancato equilibrio tra la sfera socio-familiare e quella personale. Gli alti livelli tecnici nelle arti marziali dimostrano che A. non deve pertanto “allenarsi meglio” bensì rivoluzionare la propria esistenza, facendo scelte radicali. In questo caso, una volta riequilibrata la sfera vitale con l’aumento delle pause di recupero e il miglioramento dell’alimentazione, le prestazioni di A. aumenteranno in tutti i campi senza bisogno di interventi sull’allenamento o tramite il ricorso a integratori “miracolosi” o farmaci. Giovanni Lazzari

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La forza elastica e l’uso degli elastici in alle...

La forza elastica è una forza direttamente proporzionale alla forza applicata per il suo allungamento da una posizione di partenza a riposo; la forza elastica si oppone alla deformazione quindi, ne segue che, man mano che si aumenta la tensione aumenta anche l'intensità che occorre per l'allungamento della molla. La forza ha un carico progressivo. F= KΔx= K( x-x0 ) ponendo x0 =  0  ne segue che F=  Kx si è notato che la forza F, che serve per l'allungamento della molla (la variazione di lunghezza ΔX), ha direzione e verso  direttamente proporzionali  a Δx. x rappresenta l'allungamento della molla dalla sua posizione di partenza (x0 ), segue che la forza  varia al variare di x . La K è una costante di proporzionalità ed è chiamata costante elastica; maggiore è il valore  di k maggiore sarà la rigidità o resistenza della molla. quando la forza viene fatta variare di un tratto Δx  la molla, essendo una forza direttamente proporzionale, essa avrà una forza  Fm =-KΔx,  cioè si avrà una forza opposta direttamente proporzionale alla forza applicata, essa viene chiamata forza elastica. Motivi per cui usare gli elastici Praticità e comodità di trasporto essendo leggeri e di facile utilizzo; Rapido cambio di carico e tensione grazie alle varie intensità vendute in commercio; Consentono di allenare tutto il corpo; Creano una tensione progressiva (contrazioni auxotoniche); Lavora tutti i tipi di contrazione muscolare grazie alla sue proprietà (eccentrica, concentrica e isometrica); Svolgono un ruolo nel campo della riabilitazione e nella prevenzione degli infortuni, allenando la flessibilità e l'allungamento muscolare; Ottime nel potenziamento muscolare e negli esercizi di forza esplosiva elastica; Ottimi per il miglioramento della rapidità.   Conclusioni L'allenamento con gli elastici comporta il miglioramento della contrazione muscolare grazie alle sue proprietà fisiche. Essa lavora sui diversi tipi di contrazione, contemporaneamente, senza provocare punti morti tra la fase concentrica ed eccentrica, durante l'esecuzione degli esercizi perché sempre in tensione senza perdita di energia. L’uso degli elastici ha inoltre alcuni parametri che non sempre possono rivelarsi utili ed efficaci; sia nel campo della riabilitazione funzionale, sia nel campo della preparazione atletica. Sono due in particolar modo le caratteristiche che rendono le contrazioni auxotoniche non sempre adeguate: il carico progressivo e l’assenza di “fasi di stasi”, che possono comportare a movimenti di rimbalzo (balistici). Infatti, il carico progressivo può essere controindicato soprattutto nel recupero da infortuni, perché i carichi che vanno ad aumentare quando aumenta il range of motion (ROM) - vedi infortuni all’LCA (legamento crociato anteriore) e non solo - possono essere rischiosi;  per quanto riguarda i movimenti balistici, spesso e volentieri, sia nello sport che soprattutto nel fitness, si rilevano inutili, e a volte dannosi. Quindi come ogni strumentazione dell’allenamento ha i suoi pro e i suoi contro; l’importante per i personal trainers e preparatori atletici è sapere quando è il caso di utilizzarli, in quali modalità  e quando invece sarebbe più opportuno farne a meno, ed utilizzare altri mezzi per l’allenamento.   A cura di, Gabriele  Grassadonia Eugenio Di Maro

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Distorsione alla caviglia: iter del recupero funzi...

(vedi articolo Distorsione alla caviglia: il trattamento) Nella seconda fase, o sub-acuta, se non sono comparse complicazioni si può cominciare con la rieducazione funzionale. La riabilitazione è un percorso progressivo dove il lavoro, la fatica e la difficoltà degli esercizi andrà gradualmente aumentando nel tempo. Questa fase sarà incentrata sul: Controllo del dolore e recupero del "ROM articolare" (range of movement), quindi dell’ampiezza del movimento, recupero della forza muscolare e della stabilità. Per il dolore si utilizzeranno Terapie fisiche (Tecar, Tens, Elettrostimolazione, Ultrasuoni), terapie manuali, in particolare massaggi drenanti per la riduzione del gonfiore e massaggi trasversali (con cautela).   Per una graduale ripresa della mobilità articolare: Mobilizzazioni passive manuali. Effettuate quindi sul lettino, paziente sdraiato supino, in assenza di carico. Sarà il fisioterapista a flettere ed estendere la caviglia del paziente ovviamente nel rispetto più assoluto del dolore. Questo per riuscire a guadagnare la piena escursione articolare della flessione ed estensione plantare. Mobilizzazioni attive -assistite. In parte il paziente, sempre sdraiato supino, muoverà attivamente la caviglia ma se non riuscisse a fletterla ed estenderla completamente il terapista lo aiuterà nel completare il movimento. Inoltre si faranno esercizi dove si chiederà la flesso-estensione autonoma del ginocchio, e di conseguenza si porterà dietro la caviglia sotto la quale si può posizionare una piccola palla. Mobilizzazioni attive e contro-resistenza. Il paziente fletterà ed estenderà la caviglia autonomamente sempre sul lettino. Gli si chiederà di fare circonduzioni, o disegnare con il piede figure geometriche o le lettere dell’alfabeto. Infine effettuerà anche movimenti contro resistenza, o da sdraiato o da seduto, lavorando in questo modo anche sul recupero della forza muscolare. Il terapista metterà la propria mano sulla caviglia del paziente, a seconda del movimento che vuole recuperare e dei muscoli che vuole rinforzare, chiedendo a questo di spingere con il piede contro la sua mano. Si lavorerà anche per il risveglio e il rinforzo muscolare, che deve essere selettivo, mirato ad alcune catene muscolari (in particolare ai muscoli flessori ed eversori dorsali) e anche accompagnato da esercizi di allungamento e rilasciamento in modo che si ristabilizzi l’equilibrio muscolare fondamentale per restituire almeno la parte dinamica della stabilità.    Per il rinforzo muscolare si faranno: Esercizi in carico, sollevare le punte, sollevare i talloni, mettere un piede su un gradino. Esercizi con le bande elastiche aumentando gradualmente la resistenza dell’elastico. Rinforzo del tibiale anteriore e dei peronieri. Esercizio con l’aiuto di una palla di spugna, messa sotto il piede e si chiederà al paziente stando in stazione eretta o anche da seduto di spingere contro il pallone Esercizi sulla deambulazione, cioè sul passo, per reintegrare il piede nella funzione dell’arto inferiore. Lo si farà camminare in avanti, all’indietro, laterale. Squat prima in appoggio bi-podalico, su entrambe le gambe, poi mono-podalico, su una gamba sola. Esercizi in flessione plantare prima a ginocchio esteso poi a ginocchio flesso (piegato).     Terza fase Nella terza fase, quando la caviglia è completamente asciutta ed il tono muscolare buono, ciò lo deduciamo misurando la forza recuperata confrontandola con quella dell'arto sano, si incomincerà con: Camminata veloce alternata a corsa leggera Corsa sul nastro trasportatore (tapis roulant) Corsa in strada, si abituerà il paziente prima facendogli eseguire dei percorsi con ostacoli per abituarlo all’instabilità del terreno che non sarà mai omogeneo come lo è sul tapis lourant Si faranno eseguire salti Rieducazione a tutte le attività che svolgeva prima della distorsione. Negli atleti è importante anche rieducare il gesto atletico, affinché venga eseguito nel modo migliore e limitare eventuali recidive. In tutte queste fasi inoltre si effettueranno esercizi per la rieducazione propriocettiva, che nella riabilitazione della caviglia ha un ruolo predominante ed è per questo che merita un discorso a parte. Riacquistare la capacità propriocettiva, vale a dire rieducare il piede al perfetto controllo posturale e del movimento. Dopo un trauma come una distorsione della caviglia o una frattura non è sufficiente recuperare l'elasticità e la forza muscolare degli arti inferiori, bisogna migliorare l'equilibrio e il controllo posturale statico e dinamico per evitare recidive. A questo scopo è nata la rieducazione propriocettiva, che è sicuramente la più importante anzi da sola quasi sarebbe sufficiente. Gli esercizi propriocettivi sono quindi quelle attività che vanno a stimolare il sistema propriocettivo, con l'obiettivo di allenarlo a fornire delle risposte rapide ed adeguate in situazioni destabilizzanti e potenzialmente pericolose, rendendo cosciente l'individuo nei confronti del proprio corpo. Inizialmente si effettuerà una rieducazione propriocettiva in assenza di carico, per abituare il paziente a percepire le diverse caratteristiche del movimento indotto e renderlo cosciente riguardo alle sue possibilità di reazione motoria. Il paziente starà seduto e sotto il piede si metterà una tavoletta o una superficie instabile. Successivamente, si eseguiranno gli esercizi propriocettivi in stazione eretta prima in carico parziale poi totale. Si proporranno esercizi su superfici instabili, come i piani circolari, le tavolette quadrate e le semisfere. Il paziente deve imparare a mantenere l'equilibrio con semplici movimenti delle caviglie, inizialmente ad occhi aperti e con l'aiuto del terapista, successivamente senza aiuto e senza il controllo visivo, quindi gli si chiederà di chiudere gli occhi. Esercizi di trasferimento del carico, del peso corporeo, dall’arto sano a quello leso e viceversa. Il lavoro prosegue poi in mono-podalica, su un gamba sola, sia sull'arto leso sia su quello sano. In questa fase il terapista può aiutare il paziente, o destabilizzarlo con delle spinte quando ha raggiunto un buon controllo dell'equilibrio. Quando il paziente ha recuperato una buona deambulazione, dopo aver eseguito esercizi di scomposizione e di correzione delle varie fasi del passo, si procede con l'eseguire un percorso propriocettivo con ostacoli composto da cuscini che hanno una diversa consistenza e deformabilità, in modo da adattare il passo e stimolare i recettori propriocettivi durante la camminata su un terreno non omogeneo. Questo perché nella vita di tutti i giorni noi camminiamo continuamente su terreni instabili, ed è l’articolazione tibio tarsica insieme al complesso articolare del piede che permettono di orientare la volta plantare in tutte le direzioni in modo da adattarlo a tutti i tipi di terreno su cui deve poggiare. Da questo si capisce come una caviglia lesa e instabile rappresenti il presupposto di distorsioni recidivanti, e si comprende quindi l'importanza determinante di una buona rieducazione dopo un episodio distorsivo. Luca Berti Rigo

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