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Perdere peso

Personal Trainer: chi è, quanto costa e come lo s...

Contrariamente a come viene presentato dai Media o dall’immaginario collettivo, il Personal Trainer non è “quello grosso, ignorantello, tatuato, che mangia solo riso e pollo e si intrattiene solo con le belle ragazze della sala pesi”. Questa figura mitologica è stata creata negli anni da false convinzioni e dalla non regolamentazione della professione in albo da parte dello Stato che hanno contribuito all’inflazione della figura professionale e alla nascita di strani soggetti che si aggirano nelle palestre senza nessuna (o ridicola) qualifica spacciandosi appunto come Personal Trainers. Il Personal Trainer è un professionista che dovrebbe avere come titolo di base almeno la laurea triennale in Scienze Motorie (o diploma ISEF) e poi, a seconda del percorso scelto, le varie specializzazioni o attestati professionali. Nessuno andrebbe mai da un dentista o da un medico che non abbia conseguito la relativa laurea, mentre nel caso di esercizio abusivo della professione (senza averne i titoli anche se alcuni potrebbero essere bravi e preparati) lo Stato prevede severe sanzioni, tutto ciò a tutela della salute del cittadino. E in palestra? Non conoscere l’anatomia, la biomeccanica, la fisiologia, la mancanza di etica professionale a favore del dio denaro, la non curanza delle più basilari regole del “non nuocere” potrebbero creare problemi alla salute del cliente? Ecco che quando si entra in uno studio, in un centro benessere, in una palestra, siccome siete Voi clienti i datori di lavoro che mettete il Vostro corpo (e indirettamente la salute) nelle mani di qualcuno, chiedete SEMPRE a che titolo la persona che vi segue esercita la professione.   Alcune semplici regole da seguire che potrebbero aiutarvi nella scelta del professionista più adatto Laurea in Scienze Motorie o Diploma Isef Esperienza e specializzazioni conseguite (i tuttologi sanno tutto e niente, meglio il giusto ma ben chiaro in mente) Assicurazione RC professionale Certificazione di conformità alla norma tecnica UNI 11475 (in mancanza di un vero albo professionale, la certificazione garantisce il rispetto di un preciso codice deontologico e l’esercizio serio e corretto della professione; in caso contrario il cliente può fare reclamo direttamente agli Organi Competenti che provvederanno a sanzionare, fino a radiare, il professionista) Informatevi direttamente dai clienti: chi ha già sperimentato l’operato saprà consigliarvi o meno l’esperienza Reperite il maggior numero di informazioni (internet è già una buona fonte)   Trovato quindi il professionista, il cliente potrà chiedere al Personal Trainer di essere aiutato affinchè possa raggiungere al meglio gli obiettivi desiderati (perdita di peso, tonificazione, imparare a nuotare, una preparazione per una gara, migliorare la flessibilità ed elasticità muscolare, ecc…). Un bravo professionista non improvviserà e non lascerà nulla al caso, ma saprà eseguire una corretta anamnesi di partenza, utilizzerà strumenti di valutazione e misurazione, spiegherà con quali mezzi, con quali tecniche e in che tempistiche si potrà raggiungere il traguardo in salute e con piena soddisfazione. Il Personal Trainer sarà un punto di riferimento ed un “appoggio” morale per ogni dubbio, perplessità o problema e saprà collaborare con altri professionisti (medici, dietologi, ortopedici, ecc…) al fine sempre di tutelare al meglio il cliente. Dimenticate le esperienze fatte fino ad ora in sala pesi che, nel 90-95% dei casi portano a non frequentare più la palestra e un gran senso di delusione e frustrazione per aver mancato l’obiettivo. Un percorso con il Personal Trainer è un inizio verso la vitalità, il benessere, l’autostima e la consapevolezza che se si vuole, si può! Bello! Quanto costa? Il Personal Trainer è per tutte le tasche (davvero!), insieme si sceglierà la formula più adatta in base alle esigenze e agli obiettivi. Più che altro incide molto la scala dei valori personali che, purtroppo, la società moderna distorce: telefonini da 800euro, scarpe da 500, un ingresso in un locale alla moda da 150, rate di auto nuove e iperaccessoriate da 600. Insomma, se decidete di investire in altre cose piuttosto che su Voi stessi e sul Vostro benessere, non chiedete l’aiuto di un Personal Trainer e continuate ad allenarvi con improduttive, noiose ed obsolete routine in palestre sempre più low cost (low di servizi e low di professionalità) o continuate ad indossare la sauna belt e ad utilizzare l’ab rocket.

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Lipolisi aerobica e il falso mito dei 20' di ...

Per attività di durata superiore ai 20 minuti, l’organismo si affida alla lipolisi aerobica, cioè alle riserve di lipidi da cui ricava gli acidi grassi per produrre ATP. Bene, finora tutto chiaro e, finora, tutto sembra poter dare credito alla falsa storiella che qui sto descrivendo (o attaccando?). Faccio notare che il glicogeno viene utilizzato per attività inferiori ai 20 minuti e (attenzione qui) con questo voglio intendere “per attività non protraibili oltre i 20 minuti”. L’intensità, infatti, è ancora abbastanza elevata perché il corpo utilizzi glucosio e non acidi grassi per la produzione energetica, per motivi di convenienza in termini di tempo. Gli acidi grassi infatti sono usati prevalentemente dal muscolo a riposo o impegnato in attività ripetibili per oltre 20 minuti: in tal caso l’intensità è bassa al punto da permettere all’organismo di avere il tempo di utilizzare i grassi come combustibile (dal momento che questi devono dapprima essere mobilizzati, poi trasportati ed infine ossidati). Stresso inoltre sul concetto che la distinzione non è così netta: non accade che, passata una certa percentuale di intensità, si passi dall’utilizzo prevalente di acidi grassi a quello prevalente di glucosio. Le percentuali relative di utilizzo dei substrati energetici sono distribuite su un continuum. Giusto per togliere ogni dubbio, durante una corsa a bassa intensità (protraibile oltre i 20 minuti), l’organismo consuma preferenzialmente acidi grassi: quasi il 100% per attività inferiori al 65% della frequenza cardiaca massima. L’idea che si brucino i grassi solo passati 20 minuti dall’inizio dell’attività è, quindi, assolutamente priva di logica: come se in quel preciso istante, mantenendo invariata l’intensità, l’organismo guardasse l’orologio e cambiasse il sistema energetico utilizzato. Il falso mito è stato quasi sconfitto, dico “quasi” perché rimane la questione di quale attività sia più efficace nell’incrementare la lipolisi. “A occhio”, sembrerebbe una attività a ritmo blando (sotto il 65% della frequenza cardiaca massima), in cui l’organismo utilizza quasi per il 100% acidi grassi. Il punto che non viene quasi mai considerato è che, minore è l’intensità, minore è il consumo calorico: per quanto sia elevata la percentuale di calorie proveniente dai grassi, la quantità assoluta è bassa perché basso è il consumo totale. Se la persona A esegue degli sprint per un totale di 20 minuti, consumando in tutto 600 kcal di cui il 50% dagli acidi grassi (c’è da considerare, inoltre, altri fattori di cui parlerò a breve), avrà consumato più grassi della persona B che corre per 45 minuti bruciando 250 kcal prevalentemente derivanti da lipidi. Inoltre, un’attività ad alta intensità genera un aumento di alcuni ormoni altamente lipolitici (catecolamine, GH, testosterone) che permane per molte ore dopo l’attività, oltre che causare un incremento nella sintesi proteica muscolare, fattore fondamentale in una dieta ipocalorica in cui si voglia migliorare la composizione corporea. Al contrario, l’attività a bassa intensità non causa apprezzabili effetti circa il mantenimento del tessuto muscolare, anzi ne promuove la perdita per via di alcuni processi di adattamento. L’attività prettamente lipolitica aerobica, dunque, è da sconsigliare come attività principale in un programma di dimagrimento: fare “cardio” 3-4 volte a settimana per 40-60 minuti aumenta il dispendio calorico giornaliero medio di non più di 250-300 kcal, con effetti deleteri riguardo il mantenimento della massa magra. Degli sprint, o l’allenamento con i pesi, determinano un aumento del dispendio calorico grosso modo simile e garantiscono un ottimo partizionamento calorico, che indica da dove il corpo "attinge" preferenzialmente le calorie, se dal grasso o dal muscolo.

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L'orda degli "imbustati". Sudare no...

Correre sul tapis roulant o al parco con addosso il maglione, la busta di plastica o la fascia addominale per sudare di più è PERICOLOSO oltre che INUTILE! Ogni qualvolta si avvicina l'estate, e la famigerata prova costume, vedo fare nelle palestre le cose più impensabili e assurde per perdere tutto il grasso accumulato durante l'anno. Tra queste uno dei "must" consiste nell'andare a correre nei mesi caldi con un maglione addosso oppure con tute di plastica o addirittura fasce di neoprene per l'addome, perchè l'idea alla base è: più sudo più dimagrisco. Ciò equivale a dire che, a parità di intensità, mezz'ora di corsa fatta in estate ha un maggiore effetto dimagrante della stessa mezz'ora fatta in inverno! Ma quando mai!? Perdere tanti liquidi non equivale a perdere tanto grasso Il nostro organismo per essere efficiente deve SEMPRE mantenere un equilibrio termico tra i 36-37 gradi. Durante l'attività fisica, così come in caso di temperature ambientali elevate, a causa dell'aumentata temperatura corporea, il calore in eccesso viene dissipato attraverso la sudorazione. Inoltre se non vi è evaporazione del sudore non vi è raffreddamento, quindi oltre che inutile è anche pericoloso avvolgersi in qualunque materiale che impedisca al sudore di evaporare con un forte rischio di surriscaldamento e quindi di incorrere in colpi di calore!   Un'altra domanda da fare è... di cosa è composto il sudore? Acqua, sodio, cloro, potassio, magnesio e in piccola parte di rame, ferro, vitamine, ormoni, urea, creatinina, aminoacidi, acido lattico, glucosio. Si, avete letto bene: niente grasso! Perciò come può il sudore far perdere grasso se esso stesso non lo contiene né determina una reazione chimica che lo interessa?

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Perdere peso e perdere grasso non sono la stessa c...

Purtroppo nella stragrande maggioranza dei casi non si riesce ancora a distinguere tra queste due azioni: dimagrire e perdere peso. Ci si affida troppo spesso a ciò che dice la bilancia, ma il più delle volte, attraverso regimi alimentari sbilanciati o fai da te si va incontro esclusivamente a una riduzione di massa magra e tutto risulta un fallimento. L'obiettivo dovrebbe essere quello di ridurre il grasso corporeo e non il peso in generale, poiché così facendo il rischio è quello di perdere i muscoli, e cioè quelli che rappresentano il migliore aiuto per bruciare il grasso. Infatti avere più massa muscolare (che badate bene, non significa essere gonfi come un culturista!) significa avere un metabolismo più alto e quindi una maggiore capacità di bruciare grasso anche a riposo!  Altra cosa fondamentale è salvaguardare i livelli di acqua corporea, laddove quasi tutti i programmi dietetici più in voga (non facciamo nomi) puntano proprio sulla perdita di liquidi dando l’illusione iniziale di essere riusciti a dimagrire. Perdere troppa acqua tutta insieme (come con lunghe saune o utilizzando cibi diuretici), oltre a far male alla salute e peggiorare le prestazioni, porta un incremento della produzione di ormoni anti-diuretici, dando come risultato finale il recupero totale da parte del corpo di tutta l’acqua appena persa, al primo bicchiere bevuto. Perdere massa magra (muscoli) è ancora peggio. E' bene ricordare che diete eccessivamente ipocaloriche, porteranno il corpo sostanzialmente a mangiarsi da solo e gran parte del peso perso arriverà dal muscolo attraverso un vero proprio processo di cannibalizzazione. Soprattutto le donne spesso cadono in questi regimi alimentari senza senso, associati magari a lunghissime sessioni cardio tra corsi di gruppo e ore di tapis roulant. Cioè il modo perfetto per ritrovarsi più grasse e soprattutto flaccide di quando avevano iniziato!Ricordate sempre che il muscolo è difficile da ottenere ma facile da perdere e gli sportivi non dovrebbero perderne neanche un grammo. Il vero segreto per avere un corpo magro e sano è avere una buona percentuale di muscolo poiché: PIU' MUSCOLI = METABOLISMO BASALE PIU' ALTO = MAGGIORE FACILITA' NEL PERDERE GRASSO!! Ecco perché dimagrire, non significa perdere peso!

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Shirataki e glucomannano... per perdere peso

Gli Shirataki, tipici della cucina giapponese, sono degli spaghetti realizzati con la farina ricavata dalla radice di konjac (Amorphophallus konjac). Grazie alle proprietà di questa radice, gli Shirataki risultano ricchi di fibra vegetale, chiamata glucomannano, che aumenta il senso di sazietà e limita l’assorbimento di carboidrati e grassi. Per questa ultima caratteristica, l’assunzione massiccia di glucomannano è sconsigliata durante le terapie che prevedono l’uso di farmaci, in quanto potrebbe limitarne l’assorbimento. Questi spaghetti, di colore bianco/trasparente, sono insapore e si trovano in vendita in negozi etnici e negozi specializzati, alcune volte sono disponibili anche nelle catene della Grande Distribuzione, e apportano solamente circa 7 kcal per 100gr di prodotto, sono privi di carboidrati, proteine e con solo lo 0,2% di grassi, senza glutine e sono confezionati in una soluzione acquosa alla quale viene aggiunto idrossido di calcio come correttore di acidità. Per quanto riguarda le modalità di consumo si consiglia di risciacquarli e di bollirli per due minuti per poi farli “saltare” in padella con il condimento preferito: una volta cotti avranno più che raddoppiato il loro volume! Rallentando l’assorbimento di carboidrati nel sangue, il glucomannano avrebbe una certa rilevanza nell’alimentazione delle persone affette da diabete, ma anche delle persone con il “colesterolo alto” e, grazie alla sua azione igienizzante e regolatrice, è indicato in caso di ridotto apporto dietetico di fibra ed aiuta a risolvere i problemi di stitichezza. Ovviamente l’assunzione di glucomannano potrebbe essere un valido aiuto per tutti coloro che hanno intrapreso o intraprenderanno una progressiva riduzione della loro massa grassa.

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Dimagrire con il CLA

Il CLA (acido linoleico coniugato) è un acido grasso della famiglia degli Omega 6, si trova nella carne animale e nel latte intero ma anche nell’olio di girasole. L’azione metabolica attuata risulta molto rilevante sia come anti-trombosi, a tutela dell’apparato cardiovascolare, sia come riduttore di reazioni allergiche, ma soprattutto per le reazioni molecolari nel mitocondrio favorendo la preservazione della massa magra ed il consumo di acidi grassi. Ciò relativamente alla termogenesi indotta, ovvero alla differenza tra macronutrienti ingeriti e spesa calorica. Dunque perché avvenga tale processo metabolico con azione dimagrante, occorre seguire diete ipocaloriche ed effettuare attività fisica. Per un eccellente azione, senza eccedere, come dosaggio d’assunzione personalizzato, calcolate 0.05 grammi moltiplicato il vostro peso corporeo. Il risultato equivale al dosaggio giornaliero da assumere, quindi in base al contenuto di una capsula softgel, valutate quante assumerne dividendole nei tre pasti principali, durante i pasti. Sconsiglio l’utilizzo a soggetti ipertesi, soggetti con resistenza all’insulina o con patologie renali in atto.

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Peso e analisi della composizione corporea

“Peso xx kg, dovrei dimagrire…” , “devo perdere xx kg, assolutamente!”, “ho messo su un po’ di kg, ma da lunedì mi metterò a dieta”, “ma quanti kg hai perso?” sono solo alcune delle frasi di uso comune quando si parla del peso misurato da una bilancia. Vedere un numero che appare su un display o che viene indicato da una lancetta non fornisce però un quadro completo e dettagliato della situazione: i kg indicati sono la somma del peso della massa magra, della massa grassa e dell’acqua. E’ evidente come da questo dato sommario sia impossibile stabilire a priori i kg da perdere o da guadagnare. Per ottenere un’analisi della composizione corporea accurata sarebbe opportuno effettuare (in ordine crescente di affidabilità e precisione) una bioimpedenziometria o una plicometria (video) o un’adipometria (solo per indicare le più comuni e presenti sul mercato) da un esperto qualificato del settore per valutare le percentuali delle masse e stabilire una corretta personalizzazione dell'allenamento. Ciò che fa dunque la differenza è il rapporto che c’è tra la percentuale di massa magra e grassa e l’acqua, non il “peso”! Una persona che pesa 100kg con una percentuale di grasso del 10% è più magra e tonica di una persona che pesa 50kg con il 40% di grasso. Il concetto è che non è fondamentale la quantità ma la qualità del peso: bisogna utilizzare la percezione visiva dello specchio, il centimetro per misurare le circonferenze e monitorare la composizione corporea per valutare i progressi e l’efficacia di un allenamento e/o di un regime alimentare. Il “peso” fine a sé stesso è solo un semplice dato numerico.

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Hai una conformazione a pera o a mela? Sei ginoide...

Conformazione a "pera", o a "mela", cosa significa? Valutiamone differenze e caratteristiche. Quando un tecnico deve preparare un programma di allenamento personalizzato dovrebbe rispettare diversi criteri, basandosi principalmente sulle caratteristiche morfologiche e sulla conformazione del proprio allievo. Tempo addietro abbiamo evidenziato attraverso vari articoli l'importanza del biotipo, oggi invece ci concentreremo sulle varie forme del corpo, nello specifico, appunto, i cosiddetti fisici a PERA o a MELA, o in termini più scientifici, soggetto Ginoide e Androide. Un fisico a Pera un fisico a Mela possono avere lo stesso peso ma un aspetto completamente diverso: è tutta una questione di distribuzione del grasso. Dopo una prima scannerizzazione (visiva) sul cliente sarà già evidenziabile tale caratteristica, ma utilizzando diverse tecniche di misurazione (plicometria, circonferenze, rapporto vita/fianchi), il tecnico potrà attuare la miglior strategia di allenamento. Il più diffuso e utilizzato tra i metodi sopra indicati è il Waist/Hip Ratio (rapporto tra la circonferenza della vita e quella dei fianchi) grazie al quale si può stabilire la distribuzione del grasso valutando se il tipo di accumulo è Androide o Ginoide. Ora analizziamo nello specifico le caratteristiche di queste due conformità Soggetto ginoide (conformazione a pera) Il soggetto GINOIDE presenta una serie di elementi distintivi ben definiti: accumulo di grasso prevalentemente a livello sottocutaneo nella regione dei glutei, sui fianchi e sulle cosce; difficoltà circolatorie periferiche (capillari, ristagni venosi e linfatici); alta predisposizione alla cellulite; conseguenze di tipo meccanico e motorio (soprattutto nei soggetti obesi); predisposizione alimentare verso il latte e i latticini freschi, sbilanciando il rapporto calcio-potassio che incrementa la ritenzione di liquidi; questo soggetto tende ad essere IPOLIPOLITICO e cioè fa molta fatica a bruciare il grasso in eccesso avendo il metabolismo rallentato; tende ad essere più attivo nel tardo pomeriggio o sera. Soggetto androide (conformazione a mela) Il soggetto ANDROIDE invece, corrisponde a questi elementi caratteristici: è longilineo o normolineo; il grasso si localizza prevalentemente a livello addominale e attorno ai visceri addominali (addome e torace); di solito il busto è corto e gli arti inferiori sono poco sviluppati; predisposizione a patologie dismetaboliche (diabete) e cardiovascolari; inclinazione a nutrirsi di carboidrati ad alto indice glicemico; è un soggetto IPERLIPOGENETICO (brucia altrettanto facilmente di come accumula il grasso); produce molto cortisolo (ormone iperglicemizzante, capace cioè di aumentare la ricezione dello zucchero); è più attivo durante la mattina o il primo pomeriggio. Alla luce di quanto detto e tenendo conto dei numerosi studi svolti sull’argomento, si possono delineare alcuni punti fermi sulle diverse tecniche di allenamento per l'uno e per l'altro. Dunque, se scoprite di rientrare in una delle due categorie vi consigliamo di seguirci nel prossimo post, perché parleremo delle metodologie applicate per migliorare tale situazione tra le regioni del corpo. CAMBIA. ADESSO PUOI.™

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Sovrappeso, metabolismo e grasso corporeo

La prima cosa da fare quando ci si ritrova di fronte ad un cliente che voglia dimagrire è calcolare la sua composizione corporea. In verità dovrebbe farla il dietologo, ma almeno il 70% di essi la trascura affidandosi al solo indice di massa corporea. Il cliente vuole vedere l’ago della bilancia scendere. Che importanza ha se la perdita di peso sia stata soprattutto a scapito della massa muscolare con riduzione conseguenziale del metabolismo basale e quindi se, dopo qualche tempo, proprio per questo motivo riprenderà i chili persi con difficoltà a perderne altri? La prima cosa da fare è, quindi, verificare la percentuale di massa grassa e quella di massa magra del cliente e vedere di operare sulla prima in riduzione e sulla seconda in aumento, alzando così il metabolismo basale.   Il nostro corpo è costituito da 2 entità organiche, differenti in tipologia ed in funzionalità. La massa magra è data dalla struttura ossea, dai muscoli, dagli organi interni e da liquidi, come acqua e sangue. E' una componente decisamente attiva perché, oltre a subire continue modifiche nel tempo, comporta anche un grande consumo energetico. La massa grassa, di contro, è la parte meno attiva con funzioni prevalentemente di contenimento e protezione degli organi, di riserva energetica e di isolamento termico. In parte già definita geneticamente alla nascita dall’alimentazione della mamma durante la gravidanza, e dal tipo di gestazione (se la gravidanza è stata del tutto inattiva o invece è stata gestita attivamente e dall’alimentazione seguita dalla gestante ), in parte decisa, nei primi mesi di vita, dalla qualità e dalla quantità di alimentazione seguita dal bambino. La  massa grassa, nel prosieguo della vita, ha una crescita prevalentemente volumetrica ma in seguito ad un aumento eccessivo della cellula adipocita possiamo assistere ad una sua duplicazione, ovvero è soggetta ad iperplasia. Infatti  l’obesità estrema è una conseguenza di una aumento del numero delle cellule adipose.   Metabolismo basale Il metabolismo basale si può definire come la cilindrata del nostro motore fisiologico. È quello che decide di quanta benzina abbiamo bisogno per assolvere alle nostre funzioni fisiologiche.  Una Ferrari consuma molto più benzina di una 500 cc a parità di distanza percorsa, un motore 2000 di cilindrata consumerà anch’esso più di una 500. Quindi dobbiamo fare in modo di diventare, non dico una Ferrari, ma almeno un 2000 di cc. Il metabolismo basale è la quantità di ossigeno, e quindi di calorie, che consumiamo a riposo senza attività alcuna. Questa determina poi quanto consumeremo in ossigeno, e quindi in calorie, in ogni attività che compiamo durante la giornata, sia attività lavorativa che fisica. Da cosa dipende il metabolismo basale? età; sesso; superficie corporea; razza; massa magra (muscoli); secrezioni endocrine (ormonali); alimentazione; temperatura e clima; condizione fisica Esistono una miriade di formule per calcolare il metabolismo basale. Ne presento 3: metabolismo basale uomo = kg peso x 24 metabolismo basale donna = kg peso x 24 x 0,85;   età 10-17 = 17,5 x kg + 651(uomo) 12,2 x kg + 746 (donna) età 18-29 = 15,3 x kg + 679 (uomo) 14,7 x kg + 496 (donna) età 30-59 = 11,6 x kg + 879 (uomo) 8,7 x kg + 829 (donna) età > 59 = 12,3 x kg + 609 (uomo) 9,0 x kg + 688 (donna);   metabolismo basale uomo = 38 x M.Q. superfice corporea metabolismo basale donna = 35 x M.Q. superfice coprporea Se prendiamo ad esempio due soggetti di 70 kg, l’uno atleta al 10% di massa grassa, l’altro un sedentario al 30% di massa grassa, avremmo per ambedue lo stesso medesimo metabolismo basale avendo i due soggetti in questione peso, età uguale? Secondo voi sarebbe possibile? Uno dovrà sostenere durante il giorno 63 kg di massa muscolare, l’altro invece 49 kg; è fin troppo ovvio che non è cosi, sapendo tra l’altro che la parte metabolicamente attiva di un corpo è il muscolo, mentre il mantenimento del grasso non richiede un dispendio calorico.   La variabile che deciderà il metabolismo basale è evidentemente la massa magra L’elemento su cui noi possiamo e dobbiamo intervenire o, meglio, quello che è di nostra competenza, è la massa magra e la condizione fisica (il muscolo consuma 5 volte di più del grasso) quello su cui dovrebbe intervenire il dietologo è l’alimentazione. Per impostare un programma alimentare finalizzato alla perdita di peso, normalmente il dietologo si affiderà a questo semplice calcolo: introito calorico alimentare giornaliero < al consumo calorico giornaliero dato dal metabolismo basale + attività giornaliera + ads degli alimenti (azione termogenica, quante calorie un alimento fa bruciare al corpo per il semplice fatt di venir metabolizzato). Per perdere un kg di grasso corporeo devo creare un deficit calorico di circa kcal. 9000 circa ( in effetti deve essere un po’ meno, circa 6500/7000 kcal) tra l’introito calorico, ottenuto con l’alimentazione, e le calorie consumate con un attività fisica, cui andranno aggiunte le calorie provenienti da una normale attività quotidiana ed il consumo calorico necessario a metabolizzare gli alimenti introdotti con l’alimentazione (ads), il tutto considerato nell’unità di tempo che può essere  giornaliera/settimanale/mensile. Supponiamo che il mio metabolismo basale sia di 1500 kcal. e che la mia attività giornaliera sia di altre 600 kcal. E che io esegua un attività fisica 3 volte la settimana con un consumo calorico di 400 kcal. In un periodo di 7 giorni avrò consumato metabolicamente: 1500+600= 2100 + 7 (giorni della settimana) = kcal 14.700 + 1200 (attività fisica 3 volte la settimana) = kcal 15.900. Ora avendo un alimentazione con un introito calorico pari a kcal 15.900 non perderò peso, né ne metterò. Se, invece, si seguirò un’alimentazione di 1700 cal/giorno avrò in una settimana un introito calorico di 11.900 kcal. Con 4000 kcal di differenza a settimana. Così facendo, nel giro di 2 settimane e 2 giorni avrò perso 1 kg. di grasso. Ma nei fatti le cose non sono poi così semplici. Ciò che va via, principalmente, facendoci apparire miracolosamente sgonfi e regalandoci quella improvvisa sensazione di leggerezza, è l’acqua. Perdere peso in poco tempo seguendo una fantomatica dieta del minestrone o dell’insalata, equivale a drenare via acqua dai nostri tessuti che appariranno quindi meno turgidi e imbibiti, ma nient’affatto più tonici. Solo in modeste quantità riusciremo ad intaccare le riserve di grasso che, in  caso di soluzioni repentine e drastiche come le diete lampo in vista dell’estate, sarà l’ultima fonte energetica cui il nostro corpo attinge. Ciò che perdiamo è soprattutto la preziosa massa magra e se teniamo presente che Il metabolismo basale, il nostro motore consuma-calorie, è in diretta proporzione con la vostra massa magra, possiamo facilmente dedurre quali possano essere le conseguenze. Il nostro motore, cioè il metabolismo basale, non va inibito, ma potenziato, reso ancora + efficiente stimolando la massa magra ad aumentare. Non ci sono scorciatoie, saune, macchine e diete miracolose, l’unica strada percorribile è la corretta alimentazione e l’attività fisica.   E la sola dieta? Sarebbe comunque un fallimento Se obblighiamo il nostro organismo a fronteggiare una situazione di “emergenza” quale un ridotto introito calorico repentino, esso sarà costretto ad operare una scelta sulle componenti corporee da usare come fonte energetica x il suo stesso sostentamento. Ed inizierà da quelle componenti che gli richiedono un costo di mantenimento molto elevato,quindi i nostri muscoli Il grasso sarà inizialmente una seconda scelta. Ecco quindi come inizieremo a destrutturarci, mattone dopo mattone, lasciando campo aperto ad ulteriori “invasioni” di adipe che provvederà a depositarsi subitamente,non appena la dieta drastica verrà abbandonata x soluzioni meno privative e più tollerabili,cioè una “normale” alimentazione. Il grasso cutaneo non è  solo un fastidioso inestetismo di cui tutti vorremmo liberarci nel modo + facile e indolore possibile, ha un importante ruolo fisiologico, è preposto alla termoregolazione, alla protezione di organi interni, e soprattutto è una riserva energetica in situazioni di deficit energetico continuato. Inizialmente, qualsiasi dieta provocherà nell’organismo un tipo di risposta opposta a quella che intenzionalmente si voleva ottenere. Il nostro sistema nervoso registrerà una improvvisa riduzione calorica come una situazione di crisi, quasi un inizio di carestia. In conseguenza di ciò l’organismo tenderà ad eliminare inizialmente ciò che è ritenuto superfluo e, soprattutto, costoso in termini di consumo calorico (cioè la massa magra) conservando le riserve che  si pensa di utilizzare se questa carestia dovesse perseverare,cioè il grasso. Quindi, paradossalmente, più noi riduciamo le calorie più il nostro corpo preserva e accumula grasso! Ipotizzate di avere a disposizione due auto, un’utilitaria a basso consumo e un’auto di grosse cilindrata dai consumi elevati. In un periodo di ristrettezze e col caro benzina quale delle due utilizzereste e quale lascereste in garage? Nel nostro corpo la massa muscolare è la nostra auto di grossa cilindrata, dispendiosa e difficile da mantenere in periodi di scarsa abbondanza, il grasso è la nostra utilitaria che incide poco sul bilancio familiare. Quindi inizialmente sarà la massa muscolare ad essere sacrificata per la sopravvivenza, solo successivamente, quando non se ne potrà fare a meno, si mobiliterà il grasso cutaneo. Risultato finale: minore massa muscolare = diminuzione del metabolismo basale. Purtroppo però le conseguenze di un programma dietetico non assistito da un‘attività fisica specifica non si riducono solo a questo. Avremo anche una diminuzione degli ormoni tiroidei, diminuzione degli ormoni steroidei (testosterone, estrogeni), aumento degli ormoni da stress (cortisolo, Acth). Se inizialmente il nostro motore fisiologico bruciava a riposo 1500 kcal, ora, essendo diminuita la massa magra, il consumo calorico a riposo sarà più basso conseguenze . Gli ormoni tiroidei, che svolgono la funzione di regolatori del metabolismo, verranno prodotti in misura minore per far sì che tutti i nostri consumi energetici si riducano per fronteggiare le nuove esigenze caloriche; entreranno in azione il cortisolo e l’Acth che hanno la funzione di trovare lo zucchero necessario al cervello e alle normali funzioni fisiologiche del nostro organismo. Sono ormoni che assolvono al loro compito, smontando le proteine muscolari e creando, per effetto iperglicemizzante, una risposta insulinica (ormone di deposito ed anabolico). Allora sarà assolutamente necessario ricorrere ad un buon programma di allenamento per aumentare la massa muscolare e alzare il metabolismo basale. Proseguendo di questo passo  alla fine si arriverà ad un metabolismo basale di 1000 kcal. e di conseguenza bisognerà mangiare sempre meno per ottenere una riduzione del peso. Allora, semplicisticamente, bisognerà affidarsi senza scorciatoie e senza alternative al programma di dieta ed attività fisica tendente ad aumentare la massa muscolare, aumentare il consumo calorico ed aumentare il metabolismo basale. Cioè alzare la cilindrata del motore fisiologico. Quindi la riduzione del peso/grasso la si ottiene creando una differenza calorica tra ciò che introduciamo (alimentazione) e quello che consumiamo (metabolismo basale + metabolismo giornaliero + attività fisica +ADS degli alimenti), tengo a precisare che pur ritenendo veritiero quanto appena detto bisogna tenere in considerazione che non si può e non si deve ridurre il tutto ad un semplice calcolo matematico ma si devono vagliare alcune variabili.

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Il cibo, può creare dipendenza?

E' ben noto che il cibo costituisce la quinta causa di disturbi da dipendenza dopo alcool, tabacco, cocaina e sesso. E' stato inoltre dimostrato in diversi studi sugli animali che i cibi eccessivamente ricchi di zucchero e grassi vegetali idrogenati sono in grado di "prendere in ostaggio" i sistemi dopaminergici del cervello che presiedono alla percezione del piacere, costringendo così gli animali ad assumerne quantità sempre maggiori in modo compulsivo. Queste osservazioni sono confermate da tempo anche sull'uomo mediante studi di neuroimaging che hanno dimostrato come i centri del piacere ,del cervello umano vengano attivati a seguito dell'assunzione di certi cibi. In altre parole è stato dimostrato che determinate sostanze alimentari, quando sono presenti nel cibo, possono causare dipendenza e tendenza all'abuso esattamente come certe sostanze stupefacenti, in quanto nel cervello umano si legano ai medesimi recettori. Questo è un problema che riguarda milioni di persone, e se ne parla poco perché esso va a confliggere con i potenti interessi commerciali dell'industria alimentare. Esistono molti studi che investigano le cause e le possibili soluzioni di questo problema, anche perché dal cibo discende poi tutta una serie di complicanze metaboliche che vanno a causare molte delle cosidette malattie del progresso che fanno lievitare le spese dei servizi sanitari. Questo è un bel problema perché si è sempre detto che le dipendenze, una volta instauratesi, non possono essere trattate se non con l'astinenza totale della sostanza che le ha indotte; cosa possibile se si tratta di alcool e tabacco, ma come si fa a rinunciare totalmente al cibo? Due studiosi in particolare (Lisle e Goldhamer) nel grande lavoro clinico True North Center di Santa Rosa in California ritengono di aver trovato la cura perfetta per risolvere il problema e sostengono addirittura che il loro metodo sarebbe in grado di resettare i circuiti dopaminergici del cervello che presiedono alla percezione del piacere. Indovinate un pò con quale metodo?... il digiuno!

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Il giusto peso al peso

nel video la nutrizionista dietologa ci svela la differenza tra dimagire e perdere peso Quando si parla di "dieta" si apre un mondo intricato dove tutti dicono la propria (molto spesso a sproposito).. in cui è facile perdersi! Un'alimentazione corretta ha semplici ed importanti regole.. che si riassumono nel mangiare sano ed equilibrato, cioè variare spesso e mai esagerare!

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Ridurre il grasso addominale per ridurre la mortal...

In questo articolo ti spiego la relazione che c'è tra eccesso di grasso addominale ed un aumentata mortalità. Ingrassare è stato l’unico modo che ha avuto la specie umana per sopravvivere a se stessa, altrimenti si sarebbe estinta. L’uomo primitivo cacciatore doveva ingrassare, mangiando le sue prede, prevedendo periodi di carestia. Se fino ad un recente passato le persone grasse erano invidiate perché ritenute ricche, per il  facile accesso al cibo, adesso sono considerate portatrici di problemi di varia natura. La disposizione del grasso corporeo nelle varie fasi della vita generalmente si accumula in relazione al sesso e al tipo di alimentazione del soggetto. Il grasso addominale (o viscerale) aumenta al 90% dei casi in soggetti di sesso maschile ed anche in soggetti femminili dopo la menopausa. Anche le ragazze, nella stragrande maggioranza dei casi, mettono la “pancetta”, ma perché tendono a mangiare troppi zuccheri (pane, pasta, pizza,dolci, riso, ecc.) soprattutto la sera. Le misure di girovita ritenute “critiche” sono 88 cm per la donna e 102 cm per l’uomo.   Tra le tante funzioni del grasso addominale ve ne sono 2 negative tende ad accumulare sostanze tossiche; forma sostanze pro – cancerogene (adipochine).   Se ne deduce, quindi, che avere molto grasso addominale, indipendentemente dal peso corporeo, già dai primi anni di vita, predispone a un rischio mortalità 5 volte maggiore della norma. In più si sa per certo che aumenta il rischio di: diabete di tipo 2 (alimentare); ipercolesterolemia; pressione arteriosa alta; cancro.   I soggetti, che hanno avuto poca “pancetta” in gioventù ed in età adulta si sono poi “arrotondati”, hanno accorciato senza volerlo le loro aspettative di vita.   Per ridurre il rischio mortalità occorre agire sul grasso addominale. Quindi c’è bisogno di: Attività fisica; Dieta. Affidarsi quindi a Professionisti, meglio se lavorano in equipe (Laureati Scienze Motorie, Dietologi Sportivi, Nutrizionisti dello Sport, ecc).

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Pranzi e cenoni natalizi? I consigli per mantenere...

Durante le feste Natalizie, pranzi e cenoni succulenti diventeranno un piacevole intrattenimento, insieme a dolci natalizi come torroni, pandori, panettoni e chi più ne ha più ne metta. Dunque, mantenere la nostra linea nel periodo natalizio è un'impresa davvero ardua, ma chi (come noi) ha sempre un occhio di riguardo alla propria forma fisica potrà applicare alcuni consigli per difendersi al meglio!   Abbassare l'acidità nel corpo L'abuso di grassi e di proteine, tipico dei menù di natale e capodanno, favorisce l'ACIDITÀ all'interno del nostro organismo, pertanto il miglior modo per combatterla è iniziare la giornata con un bicchiere di acqua tiepida con del limone spremuto, oppure partite con una spremuta di pompelmo o di arancio, in modo da ripulire l' intestino prima di introdurre qualsiasi cibo. Durante la giornata potrebbero essere utili alcune tazze calde di tè verde, un drenante, metabolico, che ha la grande capacità di abbassare la nostra acidità interna. Inoltre largo a frutta acidula per gli spuntini (meglio al mattino) e verdure estremamente alcaline durante i pasti, come Carciofi, Radicchio rosso, Asparagi, Zucchine, Spinaci ecc… Possibilmente introducetele per prime (oppure una parte prima e una parte durante) perché non solo gioveranno alla digestione e vi sazieranno prima, ma aiuteranno a rallentare il processo di assimilazione (di tutto ciò che mangerete). Non bere troppe bevande alcoliche In un bicchiere di vino o spumante ci sono fino a 100kcal. Viste le presunte abbuffate, cercate di non bere bevande troppo zuccherine o alcoliche, ma preferite l’acqua che andrebbe bevuta in *generose quantità. (*ma non durante i pasti).   Attenzione alle quantità Rinunciare a qualcosa di buono è di per sé un peccato ma se nel vostro pasto si mischiano fritti, paste molto condite, carni grasse e dolci, cercate di moderarne almeno le quantità. I processi biochimici generati da abbinamenti errati possono apportarci già negative conseguenze sulla digestione e sull'assimilazione degli stessi, dunque, cerchiamo almeno di "compensare" assaggiando tutto ma senza eccedere.   Masticare bene Sembra banale e scontato, ma la masticazione è alla base della digestione, aiuta ad ascoltare meglio il proprio corpo e a raggiungere prima il senso di sazietà. In questo modo vi fermerete quando sarete sazi e non sarete troppo tentati dalla gola.   Se proprio vuoi abbondare... meglio a pranzo Un altro piccolo consiglio può essere quello di mangiare più a pranzo che a cena, in quanto avremo la possibilità di correre dietro al nostrometabolismo e di smaltire meglio "l'eccesso" che è in noi.   Perché fermarti se abitualmente ti muovi? Anche in questi giorni di festa è utilissimo farsi delle camminate a passo lungo e disteso, oppure andare in palestra. Fare esercizio fisico aiuta sempre il nostro metabolismo e ci consente di bruciare qualche caloria di troppo. Sono sufficienti camminate "veloci" da 30 minuti o allenamenti metabolici che prevedano l'utilizzo di tutta la catena, variando a circuito esercizi per la parte bassa, CORE (centro del corpo costituito dalla fascia addominale, girovita e quadrato dei lombi) e parte alta. Queste naturalmente, sono solo alcune accortezze, consigli, per limitare le cattive conseguenze dele abbuffate Natalizie, ma se prenderete qualche chiletto di troppo non preoccupatevi, d'altronde conterà relativamente come trascorrerete il periodo dal 24 al 6, ma SARÀ DETERMINANTE quello che farete dal 7 al prossimo 24. Pertanto, vi auguriamo BUONE FESTE e vi aspettiamo nell'anno nuovo con tanti buoni propositi

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Bagordi natalizi e calorie in più: come limitare ...

Ebbene sì, ormai manca poco alle grandi cene e ai grandi pranzi in compagnia di parenti e/o amici e in compagnia di abbondanti porzioni di piatti lavorati, dolci e vini. Qualcuno magari avrà già intrapreso un cammino verso “il crescendo calorico” già dall’inizio del mese con i primi arrivi di cioccolatini, panettoni, pandori e frutta secca. Come ci si deve comportare durante le festività per “limitare i danni”? Innanzitutto va considerato che il Natale è una festa sociale-familiare, quindi va vissuto con serenità e tranquillità, tra piacevoli momenti e “adunate” di parenti e amici che, un po’ per lavori differenti, un po’ per le distanze, non si riescono ad ottenere durante il resto dell’anno. Durante i preparativi, sarebbe opportuno non esagerare nella produzione di pietanze (sia nella quantità che nella varietà) dato che molto probabilmente “avanzerebbero” e quindi andrebbero poi consumate nuovamente nei giorni a seguire. Stesso consiglio vale per le bevande: acquistandone la giusta dose, si eviterà di averle in casa anche nei giorni seguenti, eliminando così la tentazione di consumarle. Concediamoci quindi una grande festa, con serenità e senza sensi di colpa, a maggior ragione se ci siamo sempre comportati bene e ci alleniamo con costanza: un po’come se fosse il “pasto libero” dello sgarro settimanale… che non dovrebbe diventare sgarro giornaliero! Consideriamo poi che 100gr di pandoro non farcito apportano circa 410kcal mentre lo stesso quantitativo di panettone non farcito apporta circa 370kcal: consumiamoli a colazione piuttosto che a fine pasto e cerchiamo di fare almeno una bella passeggiata (nel caso in cui non ci fosse la possibilità di allenarsi normalmente) per ammortizzare l’eccesso calorico. Per quanto riguarda gli snacks natalizi come il torrone ricordiamo che per 100gr quello classico apporta circa 460kcal, quello con le mandorle 480kcal, quello ricoperto al cioccolato 530kcal…belle cifre da smaltire! L’importante è riuscire a far quadrare i conti in entrata e in uscita per quanto ci è possibile: mediamente 500kcal extra giornaliere si traducono in +0,5kg di peso alla settimana, dal 1°dicembre al 6 gennaio ci sono 5 settimane…trovarsi con 2-3kg in più al termine delle feste è una cosa possibile. Cercate di gratificarvi con altre coccole piuttosto che con il cibo: un massaggio, un bagno profumato, un film al cinema, un’attività fisica, una qualsiasi cosa che vi piaccia e che vi faccia stare meglio… vi aiuterà a tenervi lontani dalle tentazioni. L’allenamento costante limiterà notevolmente le conseguenze di una sovralimentazione e aiuterà a non far percepire quella sensazione di pesantezza e gonfiore tipica delle feste. Per chi invece esagererà, non si allenerà e si troverà al 7 di gennaio con un po’ di zavorra in più: evitate le diete lampo e fai da te (faranno solo perdere liquidi e massa magra), riprendete o iniziate un’attività fisica e incamminatevi verso uno stile di vita sano: nel Natale successivo saprete gestire molto meglio gli eccessi e saprete dosarvi in maniera autonoma.

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Aumento di peso, colpa dello "sgarro"......

Lo "sgarro" è sempre la vera causa dell'aumento di peso... o il senso di colpa potrebbe incidere? Uno studio Olandese afferma che la condizione psicologica è un fattore determinante nei regimi alimentari intrapresi. La tesi che conclude uno studio condotto da un team di ricercatori dell'Utrecht University in Olanda sembra proprio confermarlo. La ricerca, pubblicata sulla rivista Psychology & Health, rivela che non è importante soltanto mangiare in maniera più sana per perdere i chili in eccesso, ma conta anche lo STATO D'ANIMO con il quale ci accostiamo al cibo. Se dunque ci sentiamo responsabili di aver commesso un reato quando consumiamo un pasto o mangiamo un alimento fuori dal regime imposto, questa condizione psicologica ostacolerà tutte le nostre buone intenzioni di rientrarci, ribaltando l'esito del nostro progetto: vogliamo dimagrire e invece saremo destinati a veder crescere il nostro peso. Secondo la ricerca olandese, ciò avviene perché sentirsi colpevoli mentre si mangia induce a mangiare di più e a mangiare cibi più grassi, il tutto con costanza e rassegnazione! Questa tendenza all'utilizzo di un maggior numero di calorie, di fatto, aumenta se ci concentriamo sulle potenzialità "ingrassanti" del pasto che ci apprestiamo a consumare, sentendoci successivamente colpevoli di aver "remato" contro il proprio fine. Conclusione La conclusione della ricerca è semplice: serve EQUILIBRIO nell'approccio al cibo, a volte anche concedersi o "premiarsi", ma sempre con serenità; altrimenti la perdita di peso resterà un miraggio. CAMBIA. ADESSO PUOI.™

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I benefici del Fitness Metabolico

In questo articolo vi illustro tutti i benefici del fitness metabolico. Nella battaglia per il controllo del peso e per la salute in genere, si è dedicata molta attenzione al tipo e alla quantità di cibi e di bevande che si consumano, ma meno alla quantità di energia che si brucia con l’attività fisica. Molte persone non sanno che l’attività fisica è un elemento chiave per uno stile di vita salutare e se svolta regolarmente non solo “aggiunge anni alla nostra vita” ma anche “aggiunge vita ai nostri anni”. Le persone moderatamente attive, specialmente nella seconda e nella terza parte della vita, hanno il doppio della probabilità di evitare una morte prematura e di contrarre malattie gravi. Minor rischio di obesità; Minor rischio di coronaropatia; Minor rischio di sviluppare il diabete mellito tipo 2; Minor rischio di osteoporosi; Minor rischio di cancro; Minor rischio di malattia mentale. Per questo motivo, negli ultimi anni l’ambiente medico sta cercando di sensibilizzare gli organi di governo e l’opinione pubblica sull’importanza di uno stile di vita attivo, allo scopo di migliorare lo stato di salute. Il Fitness Metabolico Il FITNESS METABOLICO si occupa proprio di tutte quelle persone che vogliono intraprendere l'attività fisica, come prevenzione di alcune malattie cardiovascolari, e come stile di vita... stare bene è un diritto di tutti. Il Fitness Metabolico è la nuova frontiera dell'attività fisica che si occupa di mettere in movimento in modo sicuro, efficace e gradevole le persone che fino ad oggi hanno condotto uno stile di vita sedentario, attraverso programmi di allenamento personalizzati ed estremamente graduali, e con la collaborazione di specialisti medici che monitorano la demedicalizzazione del soggetto e i suoi progressi. Il sedentarismo associato al sovrappeso e ad una alimentazione spesso eccessiva in calorie, grassi e zuccheri, genera un affaticamento metabolico con possibile sviluppo di patologie come ipertensione, sovrappeso e diabete. Quanto detto è valido a tutte le età: patologie cardiovascolari acute (patologie coronariche, angina, infarto, ischemie, ictus...) possono essere favorite da errate abitudini di vita (alimentazione eccessiva e/o scorretta, sedentarieta') e/o da patologie croniche (diabete, patologie tiroidee, ipertensione arteriosa). Il MOVIMENTO in questo quadro risulta la prevenzione primaria per eccellenza... una medicina senza effetti collaterali. Infatti, la medicina dovrebbe in primo luogo essere di tipo preventivo, perché curare una patologia è sempre più difficile che attuare un programma di prevenzione efficace.

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Dieta Dukan? No, grazie

La dieta Dukan, creata dal Dott. Dukan stesso, è finalizzata al dimagrimento rapido attraverso diverse fasi di difficoltà relative alla rigidità della dieta da seguire. Nel sito ufficiale on line, dopo una rapida iscrizione, chiede la compilazione di un modulo dal quale poi otterrete la personalizzazione della dieta dimagrante che potrete seguire on line oltre che acquistare i prodotti del Dottore e seguire il forum in cui poter condividere informazioni e dati. La dieta in questione si basa sull’introduzione alimentare di una grande quota proteica, con costi elevati, suddivisa in periodi in cui vi è una variazione dei quantitativi dei macronutrienti da assumere; tutto ciò dettato nel proprio account virtuale in cui si trovano liste di alimenti puramente proteici o vegetali e ricette e video per la terapia motoria. Ecco le fasi: fase di attacco, breve ed immediata, solo proteine; fase di crociera, meno aggressiva, con giorni alternati iperproteici e vegetariani; fase di consolidamento, maggiormente equilibrata; fase di stabilizzazione definitiva, volta al mantenimento del peso ideale. Sostanzialmente si segue un vero regime alimentare iperproteico accompagnato da ortaggi. “Nel 2011 l'Anses, l'Autorithy francese della sicurezza alimentare, ha lanciato un monito sui pericoli per la salute (malattie cardiovascolari e del fegato, complicazioni ai reni) e l'inefficacia nel lungo termine di questa dieta.” Personalmente ritengo che sia opportuno valutare complessivamente, ed analizzare alcuni punti che permettono di ragionare in modo obbiettivo prima di procedere con tale regime alimentare: come può essere personalizzata quando il servizio viene offerto su larga scala con modelli e format standard senza una visita conoscitiva come con un professionista? non viene considerata la potenzialità per alcuni soggetti di essere sottoposti ad una dieta che potrebbe peggiorare o amplificare patologie pre esistenti; la fase d’attacco è estremamente dannosa per il metabolismo e di riflesso per gli organi coinvolti; come può un Dottore privare completamente una persona di carboidrati da un momento all’altro causando ipoglicemie e sconvolgimenti ormonali? le proteine non dovrebbero essere utilizzate come substrato energetico e vengono scartate, se in eccesso, tramite filtraggio renale; inoltre la sintesi proteica, ovvero la crescita muscolare, avviene solo se in presenza di glucidi; la deplezione di glicogeno sia muscolare che epatico comporta stati di stanchezza spossatezza e perdita di lucidità mentale; l’attività fisica deve stimolare il metabolismo all’adattamento nutrendoci in modo sano variato ed equilibrato; a mio avviso, non dovrebbero esistere “diete firmate”; nell’era in cui è possibilie effettuare il test DNA per comprendere la forma migliore di nutrizione propria, vige la personalizzazione come non mai; per dimagrire rivolgetevi ad un professionista e non online.

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Bruciare 1000 kcal/ora, realtà o fantascienza?

Eccoci al cospetto di un sempre più frequente slogan di nuove proposte commerciali e discipline per il fitness che devono attrarre il maggior numero di clienti e/o acquirenti: “La nuova disciplina o il nuovo attrezzo che ti permette di bruciare 1000kcal all’ora!”. Quale miglior offerta per far leva sulle masse?! Oltretutto può anche essere oggetto di discussione in vari programmi televisivi (soprattutto post-feste o pre-vacanze) e proposto su varie copertine di settimanali di gossip da leggere dal parrucchiere o commentare con la portinaia o la collega. Faccio presente che il MET è la misura che si associa al metabolismo basale ed esprime il consumo di ossigeno per kg di peso a riposo: 1MET = 3,5 mlO2/kg/min, ovvero 1MET = 1kcal/kg/h. A riposo consumiamo 1MET all'ora, mentre a seconda dell’attività che andremo a praticare questo consumo aumenterà: bodybuilding 6/7 METs, allenamento aerobico ad alto impatto 7METs, corsa a 12km/h 12METs, e così via… Ora, chi si esalta nel pronunciare e proporre questo slogan o non si è mai allenato o non è molto ferrato in fisiologia umana, dato che se dovessimo fare un esempio (uomo o donna che sia… ricordo oltretutto che uomo e donna fanno sempre parte della stessa specie e funzionano allo stesso modo quindi non esistono allenamenti SOLO per l’uomo o SOLO per la donna, ma questo sarà argomento di un altro articolo…) con una persona che pesa 70kg che corre a 12km/h per un’ora, quest’ultima arriverebbe a consumare al termine della seduta 840kcal. Se la stessa persona, invece che correre, decidesse di seguire una lezione di gruppo ad alto impatto consumerebbe 490kcal/h. Per consumare 1000kcal all’ora, questa famosa persona di 70kg dovrebbe allenarsi a 14,28METs per un’ora: un’intensità che SOLO pochi atleti di altissimo livello riescono a sostenere (un esempio potrebbe essere il pattinaggio di velocità che ha un consumo pari a 15METs!). Visto che la maggior parte delle palestre o centri fitness non è frequentata esclusivamente da atleti di livello mondiale, credo sia molto difficile (se non impossibile) raggiungere una siddetta intensità tra gli abituali frequentatori dei corsi musicali. Non mi credete? Armatevi di cardiofrequenzimetro, frequentate un corso che vi viene venduto come supermegabruciacalorie, al termine della seduta, nel caso in cui non si fossero bruciate 1000kcal, fatevi ridare i soldi dell’abbonamento ed affidatevi a dei professionisti non a dei ciarlatani! Buon allenamento a tutti!

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