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Contenuti per tag: dieta


Smaltire i panettoni, qualche consiglio per uscire...

Ci siamo. Anche quest’anno siamo arrivati a quella fase in cui ci troviamo di fronte al solito dilemma: “e adesso come faccio a smaltire i bagordi degli ultimi giorni?” Proviamo a venirvi in soccorso con qualche piccolo consiglio! 1. Regola numero uno: niente panico.Tenete sempre a mente il vecchio adagio secondo cui non si ingrassa tra Natale e Capodanno ma tra Capodanno e Natale! E’ indubbio che in questa breve parentesi ci sia un incremento di sgarri alimentari che rasenta il 100%, ma per quanto si possa esagerare con panettoni, pandori, abbacchi, baccalà, torroni e bevande alcoliche questi restano soltanto, appunto, sgarri. Se tali rimangono, nulla è perduto! Se viceversa rappresentano solo l’inizio, o la continuazione, di un regime alimentare sconsiderato, allora abbiamo un problema. 2. Parola d’ordine: costanza (a livello sportivo e alimentare). Il fatto che siamo in periodo di festività non vuol dire che dovete seppellire la tessera della palestra o le scarpe da running. Cercate di continuare con regolarità le vostre attività sportive, in modo da mantenere il metabolismo efficiente e smaltire più velocemente le tossine che inevitabilmente avrete accumulato. 3. Idratatevi. Nove volte su dieci, l’eventuale aumento di peso post natalizio è dovuto principalmente ad un grosso accumulo di liquidi, perciò bevete tanta acqua, riprendete le sane abitudini e tornerete alla normalità. 4. Allenamenti meno intensi e leggermente più lunghi. Riprendente gradualmente il vostro ritmo di sempre, prediligendo attività di lunga durata e a bassa intensità, in modo da favorire lo smaltimento di tossine e il drenaggio dei liquidi. Se ad esempio praticate allenamento funzionale oppure vi allenate con i pesi cercate di abbassare i carichi e aumentare le ripetizioni dei workout, riducendo allo stesso tempo le pause tra gli esercizi. 5. Non esagerate! Forse la regola più importante.. Raddoppiare la frequenza o la durata degli allenamenti (o peggio entrambe le cose) è l’equivalente del saltare i pasti per dimagrire velocemente.. Totalmente inutile ma soprattutto dannoso! Se il vostro organismo non è pronto, affrontare sessioni di allenamento sproporzionate vi porterà inevitabilmente a piccoli o grandi infortuni, e ciò vorrebbe dire doversi fermare più a lungo e, probabilmente...ingrassare! Ricapitolando: attivita' fisica moderata, non troppo stressante, per non creare danni nè demotivarci a proseguire il nostro percorso .6. Rivedete la vostra alimentazione. Probabilmente con i banchetti delle festivita' avete abituato cosi' male il nostro stomaco da essere diventati insaziabili. Tornate ad una regolarità alimentare quanto prima e in breve tempo vi sentirete più sgonfi e subito pronti per riprendere delle sane abitudini sportive. 7. Non rimandate! Più aspettate, più fatica farete a tornare a regime..Questo vale sia per un ritorno alla corretta alimentazione che per l’attività sportiva, quindi niente ansia, ma non fatevi neanche vincere dalla pigrizia!

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Pillole di nutrizione: i legumi

C’è qualcuno di voi a cui, almeno una volta nella vita, non siano state decantate le qualità nutrizionali dei legumi? Io credo di no, ed oggi voglio approfondire l’argomento andando ad analizzare le caratteristiche di questo vasto gruppo di alimenti così amato da dietologi e nutrizionisti. Iniziamo col dire che si tratta di alimenti di origine vegetale e più specificatamente dei semi delle piante appartenenti alla famiglia delle Leguminose. Queste venivano coltivate già in tempi antichi in tantissimi Paesi di Vecchio e Nuovo Mondo (a seconda delle diverse varietà di piante, ovviamente) e la loro caratteristica principale è proprio la presenza di questi baccelli che altro non sono che il frutto stesso della pianta contenente i suoi semi. Ne nominiamo qualcuno? Fagioli, ceci, cicerchie, lenticchie, fave, lupini, arachidi, soia e piselli, giusto per citare i più celebri esponenti della famiglia. Andiamo ad analizzare la loro composizione, che ovviamente varia a seconda della diversa tipologia: - tra il 20% e il 45% di contenuto proteico - tra il 25% e il 60% di carboidrati, presenti soprattutto sotto forma di amidi che ne determinano la consistenza e la capacità di assorbimento di liquidi - tra l’1% e il 6% di grassi tranne nel caso di soia e arachidi che ne contengono una quantità decisamente maggiore (fin quasi il 50%), sempre però di alta qualità - la restante parte di fibra.   Se prendiamo in considerazione l’indice glicemico, ossia la capacità di questi alimenti di alzare il livello di glucosio ematico, vedremo che fagioli, lenticchie e ceci sono decisamente più “efficenti” rispetto ad altri loro “colleghi”. Ma l’aspetto che probabilmente rende così speciali i legumi è il loro alto apporto proteico rispetto a tutti gli altri alimenti del mondo vegetale! E qui va approfondito un altro aspetto: che differenza c’è tra le proteine presenti nei legumi e le ben più note proteine di origine animale? In primis, le proteine vegetali contengono un quantitativo di ferro decisamente minore; secondo, contengono un tipo di ferro diverso (ferro non eme) che viene assorbito in quantità inferiori rispetto al ferro eme presente in quantità negli alimenti proteici di origine animale; terzo, i legumi non contengono la vitamina B12. Inoltre è importante introdurre il concetto di Valore Biologico: per valore biologico di una proteina si intende il rapporto tra la quantità di azoto (e quindi di aminoacidi) che viene effettivamente assorbito (e quindi utilizzato) e quello che viene “perso”. Provo a spiegarlo più semplicemente: prendendo come riferimento la proteina dell’uovo, il cui valore biologico è pari a 100, i fagioli hanno un VB di 34, la soia 75, gli arachidi 43 e così via. Questo ci fa capire come questi legumi non posseggano un perfetto equilibrio tra aminoacidi assorbiti e aminoacidi “ritenuti”. E qui si spiega perchè molto spesso si consiglia di associare la loro assunzione a quella di cereali (le celebri zuppe) che possano compensare questa loro “mancanza nutritiva” fornendo gli aminoacidi mancanti ma aumentando allo stesso tempo il rischio di innalzare eccessivamente l’indice glicemico del pasto e incrementare troppo i livelli di glucosio nel sangue. Altro aspetto da non trascurare, alcuni zuccheri presenti nei fagioli e in altri legumi possono in alcuni soggetti non venir riconosciuti e/o digeriti dagli enzimi digestivi, causando i noti fastidi intestinali spesso goliardicamente associati a pasti ricchi di tali alimenti. Quindi assumerne si, ma sempre con moderazione! Come tendo a fare ogni volta che parlo di qualche alimento in particolare, le parole che mi sento di sottolineare sono sempre le stesse: buon senso! I legumi sono un ottima fonte di proteine vegetali ma cerchiamo di inserire il loro consumo all’interno di una corretta rotazione proteica che comprenda anche le altre fonti biologiche di questi macronutrienti così importanti per il nostro organismo.

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Quanto fa ingrassare l'alcool che beviamo?

Conosciamo meglio l'alcol etilico e il suo contributo all'aumento di grasso. I macronutrienti della nostra alimentazione sono tre: carboidrati, proteine e grassi. In essi sono contenute le seguenti Kcal:  1g di carboidrati = 4kcal; 1g di proteine = 4kcal; 1g di grassi = 9kcal; L’alcol etilico contiene invece 7kcal per grammo, ma non può essere considerato un macronutriente. Deve però essere considerato nel caso in cui se ne faccia un uso abituale quotidiano affinchè si possa monitorare l’introito calorico. La gradazione presente in etichetta però non esprime i grammi di alcol, bensì i ml di etanolo: in 100ml di vino al 12% vol. saranno contenuti 12ml di etanolo e 9,48gr di alcol per un totale di 66,36kcal Forniamo un utile schemino per calcolare i grammi di alcol, con le relative Kcal, nelle bevande prendendo come esempio i 100ml di vino come sopra: [(gradi in volume x quantità di prodotto ingerita):100]x0,79 (peso specifico alcol) [(12°x100ml):100]x0,79=9,48gr 9,48x7(Kcal)=66,36 Kcal.   Se accompagnassimo invece una pizza con una birra da 500ml al 5% vol. : [(5°x500ml):100]x0,79=19,75gr 19,75x7(Kcal)=138,25 Kcal   e se dopo il caffè ci fosse anche un amaro al 40% vol. da 50ml: [(40°x50ml):100]x0,79=15,8gr 15,8x7(Kcal)=110,6 Kcal   Escludendo la pizza, un eventuale dolce e lo zucchero nel caffè, solo dalle bevande alcoliche si sarebbero assunte 248,85 Kcal, l'equivalente di circa 70gr di spaghetti cotti e non conditi. Quindi fate attenzione alla gradazione, alla quantità e agli abbinamenti!

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Si fa presto a dire dieta!

Come tutti gli anni, arrivata la primavera si sente rimbombare sempre una solita parola: la parola magica è DIETA. La parola DIETA deriva dal latino DIAETA e a sua volta dal greco DIAITA che significa MODO DI VIVERE in riferimento dell’assunzione di cibo. Di certo il modo di vivere dell’essere umano non è fare sacrifici alimentari ma tutt’altro. Da questo concetto si apre un mondo di controversie e leggende metropolitane. La parabola alimentare giornaliera per la maggior parte degli esseri umani è costituita da tre pasti: colazione, pranzo e cena. Di per sé niente di sbagliato, se non che assumere in queste tre fasce alimenti diciamo così “errati” può creare qualche problema a livello di aumento del grasso corporeo. Partiamo dal presupposto che il pasto principale è il primo: LA COLAZIONE. Molti la snobbano, pochi la fanno come dovrebbe essere fatta, il resto si limita ad una tazza di caffè o latte dopo una pausa alimentare di minimo 8 ore. Il PRANZO composto da un primo piatto con un conseguente secondo e contorno di per sé è un ottima alternativa ai pasti composti da 6/7 portate. LA CENA altro pasto importante può essere caratterizzato sì da carboidrati ma in modo molto limitato con un secondo piatto seguito da un contorno di verdure. Ai tre pasti principali nella giornata devono essere integrati i classici spuntini che permettono così di mantenere un metabolismo attivo. La preoccupazione principale dei soggetti è il mantenimento del peso quando possibile o comunque alla perdita dello stesso. Per fare ciò si punta al sottodimensionamento dell'apporto energetico giornaliero fornito dai cibi (tipicamente misurato in calorie) rispetto al dispendio stimato in base a parametri quali età, sesso, peso ed attività del paziente. Purtroppo siamo abituati ad associare la parola DIETA alla restrizione alimentare focalizzando l’immagine del misero piatto bianco con un pisello al centro. Il digiuno o il mangiare il meno possibile non è assolutamente la formula magica per dimagrire in modo sano, anzi in questo modo oltre a stressare il nostro corpo mettiamo in atto il famoso effetto yo-yo alternando forti perdite di peso con successivi aumenti dello stesso provocando pericolosi squilibri metabolici. Nonostante una valutazione precisa del fabbisogno energetico giornaliero del soggetto a volte si assiste ad autoregimi alimentari completamente sbagliati oppure a diete prescritte in modo grossolano e senza determinati studi che la nuova scienza alimentare e i principi di biochimica dei cibi sta sperimentando negli ultimi anni. Come comportarsi allora? Per cercare di riprogrammare l’alimentazione del soggetto in funzione alla reale perdita di massa grassa si parte con il calcolare il METABOLISMO BASALE (BMR) a cui va aggiunto il calcolo del DISPENDIO ENERGETICO ATTIVO. Da questo rapporto ne deriva il FABBISOGNO ENERGETICO dell’individuo. Il FABBISOGNO ENERGETICO deve avere un BILANCIAMENTO ENERGETICO e quindi il rapporto risulta direttamente proporzionale all’APPORTO ENERGETICO DEI CIBI. Il concetto è abbastanza semplice di per sé ma non scontato come potrebbe pensare la maggior parte delle persone. Partiamo dal presupposto di avere ad esempio di un individuo sano come un pesce, senza patologie. Il consiglio è quello di nutrirsi più volte al giorno con cibi a basso indice glicemico. Infatti con il progressi degli studi in ambito alimentare più che come calorie il parametro fondamentale su cui si basano molti programmi nutrizionali odierni tengono conto dell’INDICE GLICEMICO (GI) dei cibi e quindi il relativo CARICO GLICEMICO (GL) e dalla quantità di carboidrati contenuti. L’utilizzo del parametro di CARICO GLICEMICO di un alimento è quello di permettere una previsione della risposta glicemica (e quelle insulinemica) dell’organismo in seguito all’assunzione. Questo fattore lega il CARICO GLICEMICO alla quantità e qualità dei carboidrati contenuti nell’alimento, ed in particolare alla rapidità con cui questi possono essere digeriti. Con l’abbassamento del CARICO GLICEMICO, oltre al conseguente abbassamento della GLICEMIA e della secrezione d’ INSULINA vi è una riduzione del COLESTEROLO TOTALE in circolo nel sangue e un miglioramento del rapporto tra LDL (colesterolo cattivo – trasporto dal fegato ai tessuti) e HDL (colesterolo buono – ritorno del colesterolo dai tessuti al fegato) con l’aumento del secondo. Mentre i grassi animali e soprattutto i GRASSI SATURI aumentano i livelli di colesterolo, i GRASSI VEGETALI possono ridurre i livelli del colesterolo LDL ( cattivo ) nel sangue. A questo proposito è bene ricordare che l’attività fisica può contribuire ad innalzare il livello del colesterolo HDL (buono), contribuendo a regolarizzare il rapporto del colesterolo totale. Tornando al CARICO GLICEMICO è ormai assodato che alimenti a basso INDICE GLICEMICO grazie all’aumento dei tempi di digestione riducono il senso di fame e permettono di evitare indigestioni di cibo. Al contrario alimenti ad alto INDICE GLICEMICO determinano un rapido innalzamento della glicemia seguito da un repentino abbassamento provocando nuovamente l’insorgenza di appetito (mettendo in moto così un circolo vizioso). E’ scientificamente stato confermato negli ultimi anni che abitudini nutrizionali sbilanciate da alti LIVELLI di CARICO GLICEMICO e l’aumento degli indici portano ad un elevato rischio CARDIOMETABOLICO con l’insorgenza della SINDROME METABOLICA e il potenziale sviluppo di patologie degenerative tra cui il cancro. Quindi sarebbe buona norma prima di procedere a metodologie alimentari squilibrate e dannose informarsi, studiare e apprendere i concetti alimentari veri e non quelli tramandati dalle generazioni passate oppure ancora meglio affidarsi ai professionisti del settore. Ovviamente se ci sono in atto patologie la consulenza di un dottore è praticamente obbligata.

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Il Daikon, cos'è e le sue proprietà

Il Daikon è una radice di origine giapponese molto diffusa in Asia, ma ancora poco conosciuta nella cucina occidentale, anche se da alcuni anni viene prodotto in alcune parti d’Europa e in Italia. Il daikon assomiglia ad una grande carota ma di colore bianco, il suo sapore è decisamente meno dolce, più deciso e lievemente pungente. In realtà si tratta di una radice appartenente alla stessa famiglia di verze e cavoli, le Brassicaceae, con le foglie simile a quelle delle rape. Il daikon può essere servito crudo a fine di pasti a base di fritture o cibi molto grassi grazie alla sua proprietà di radice brucia grassi. Ha svariate proprietà benefiche, è ricco di vitamina C e la sua assunzione si prende cura del fegato e di tutto l’apparato digerente. Aiuta a digerire ed è un ottimo rimedio naturale contro nausea e vomito anche nei primi mesi di gravidanza. Il daikon è a tutti gli effetti un vero e proprio alleato della salute e del benessere del nostro corpo: gli enzimi contenuti aiutano a metabolizzare meglio i carboidrati complessi, i grassi e le proteine, rendendoli più facilmente digeribili ed assimilabili. Ha virtù disintossicanti, antigonfiore, diuretiche e drenanti, per questo è consigliato a chi desidera combattere la ritenzione idrica e la cellulite. Presenta effetti benefici anche su tutto il sistema respiratorio, in quanto aiuta a sciogliere il muco ed il catarro, combattendo in maniera efficace le malattie respiratorie quali asma, influenza e bronchite. Questo particolare ortaggio è anche utile per la salute delle ossa, infatti grazie al calcio contenuto nelle foglie, il daikon promuove la crescita sana delle ossa e ridurre il rischio di osteoporosi. Il daikon è buonissimo da consumare crudo, pelato come qualsiasi radice e tagliato a rondelle sottili per essere poi aggiunto a ricche insalate fresche e leggere, ma anche servito come carpaccio e condito con olio extravergine di oliva, sale e succo di limone. Può essere anche cotto come se fosse una rapa bianca, servito tagliato a cubettoni, bollito e condito semplicemente con olio, sale e limone o in alternative può essere aggiunto in zuppe detox e addirittura nella zuppa di miso. VALORI NUTRIZIONALI Ravanelli Daikon Quantità per 100 grammi Calorie 18 Lipidi 0,1 g Acidi grassi saturi 0 g Acidi grassi polinsaturi 0 g Acidi grassi monoinsaturi 0 g Colesterolo 0 mg Sodio 21 mg Potassio 227 mg Glucidi 4,1 g Fibra alimentare 1,6 g Zucchero 2,5 g Proteine 0,6 g Retinolo 0 IU Acido ascorbico 22 mg Calcio 27 mg Ferro 0,4 mg Vitamina D 0 IU Piridossina 0 mg Cobalamina 0 µg Magnesio 16 mg

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Somatotipo Ectomorfo

Somatotipo Ectomorfo Qualche articolo fa abbiamo trattato i somatotipi, in particolare ci siamo soffermati sulla tipologia endomorfa o brevilinea, oggi invece abbiamo deciso di porre l’accento su un altro tipo di somatotipo: l’ectomorfo. Con questo termine si va a delineare una figura morfologica generalmente molto magra, esile, spesso con clavicole più corte del normale, con difficoltà per quanto riguarda l’accumulo della massa grassa (la ciccia) e della massa magra (i muscoli). Ora che abbiamo inquadrato la figura dell’ectomorfo, come abbiamo fatto anche per l’endomorfo, andiamo a vedere come allenarlo. Innanzi tutto c’è da dire che la difficoltà nell’aumentare di peso e quindi nell’aumentare la massa magra dipende in gran parte dell’apporto calorico che il soggetto riceve, in sostanza, “ magna poco” o male. Di conseguenza bisogna seguire una dieta che abbia almeno il 15-20% in più di apporto calorico rispetto al necessario, in particolare bisogna porre attenzione al fabbisogno proteico che deve orientativamente oscillare tra 1,8 ed i 2,7 gr * Kg di peso corporeo. Per quanto riguarda i carboidrati, il nostro consiglio è quello di assumerne con medio o basso indice glicemico (polisaccaridi o zuccheri complessi), quindi a lenta assimilazione, in sostanza: banane, ceci, lenticchie, patate, pane integrale, noci, riso integrale, avena, pasta integrale, cereali, pane bianco, cereali, cereali integrali, pasta bianca, riso bianco, farina integrale e molti altri alimenti. È importante che l’apporto calorico di cui parlavamo prima, avvenga con 5-6 pasti al giorno: una colazione, una merenda a metà mattinata, il pranzo, un'altra merenda a metà pomeriggio ed in fine la cena. È altrettanto importante che nei pasti principali che sono la colazione, il pranzo e la cena, proteine e carboidrati non vengano separati. In secondo luogo invece vi è la questione dell’allenamento che può essere però facilmente arginato, grazie alle competenze di un trainer ben qualificato. Molto spesso il soggetto ectomorfo manifesta, come abbiamo già detto, clavicole più corte del normale, ed una muscolatura della parte superiore della schiena non molto sviluppata, ciò può portare a patologie articolari come la scoliosi o la cifosi. Ecco perché distretti muscolari come il gran dorsale o il deltoide vanno allenati molto ed in maniera efficiente, al fine di garantire una buona struttura muscolare atta a prevenire eventuali patologie posturali. Il programma di allenamento ideale per questo tipo di somatotipo consiste a nostro avviso in 3 fasi: la prima, che prevede un ricondizionamento muscolare, di tutti i distretti, al fine di mettere una buona base per iniziare un programma di allenamento più mirato e costruito. La seconda fase, una volta che abbiamo creato la struttura muscolare di partenza, consiste nel proporre un allenamento che incrementi la forza così da consolidare le basi messe e poter preparare il soggetto alla terza fase: l’IPERTROFIA. Con quest’ultima possiamo dare inizio, a tutti gli effetti, al vero e proprio allenamento, quello che prevede, come abbiamo già detto in qualche articolo fà, l’aumento della massa magra, l’incremento del volume muscolare. A fronte della caratteristica del soggetto ectomorfo di bruciare zuccheri e grassi in maniera rapidissima, proporremo degli allenamenti che non saranno superiori ai 45 minuti, un ora al massimo, per una media di tre sedute a settimana, che consteranno di esercizi che andranno a toccare, volta per volta, quasi tutti i distretti muscolari. Il cliente dovrà allenarsi tre volte e non di più a settimana, proprio perché il riposo, come anche il recupero tra gli esercizi è fondamentale, ha benefici straordinari su chi deve aumentare la massa muscolare, ed in generale su chi si allena. Sostanzialmente, se non ci si riposa, si va incontro a catabolismo, un processo che va a intaccare la struttura tissutale del muscolo senza che però questa possa ricostituirsi, in sostanza diminuisce la massa magra. Seguendo questi consigli, possiamo mettere le basi per allenare un somatotipo ectomorfo, tendendo sempre a mente che ognuno è diverso e di conseguenza anche la risposta ad un qualsiasi allenamento sarà diversa di persona in persona.

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Zucchero Semplice. Usarlo o No?

    Il saccarosio è un disaccaride cioè l'unione di una molecola di glucosio con una di fruttosio, spesso viene chiamato zucchero da tavola.Viene principalmente estratto dalla barbabietola e dalla canna da zucchero.  E noto che chi consuma abitualmente eccessive quantità di zucchero possa andare incontro a diverse problematiche o patologie che vanno dalla nota carie dentale fino al temuto diabete. La morte Bianca (già, cosi lo chiamano molti). Perché? Dovete sapere che lo zucchero viene sottoposto a complesse trasformazioni industriali: prima viene depurato con latte di calce, che provoca la distruzione di sostanze organiche, proteine, enzimi e sali di calcio; poi, per eliminare la calce in eccesso, il succo viene trattato con anidride carbonica. Il prodotto quindi subisce un trattamento con acido solforoso per eliminare il colore scuro; successivamente viene sottoposto a cottura, raffreddamento, cristallizzazione e centrifugazione. Si arriva così allo zucchero grezzo. Da qui si passa alla seconda fase di lavorazione: lo zucchero viene filtrato e decolorato con carbone animale e poi, per eliminare i riflessi giallognoli, viene colorato con blu oltremare o blu idantrene (proveniente dal catrame). Il prodotto finale, che viene venduto per dolcificare gran parte di ciò che mangiamo, è una bianca sostanza cristallina che non ha più nulla a che fare con il succo zuccherino di partenza, ricco di vitamine, sali minerali, enzimi, oligoelementi, che avrebbero fornito tutto il loro benefico apporto energia e salute. Ecco come il nostro zucchero da tavola perde la sua... innocenza! "Per poter essere assimilato, lo zucchero bianco ruba al nostro corpo vitamine e sali minerali, per ricostituire almeno in parte quell’armonia di elementi distrutta dalla raffinazione"  Le conseguenze di tale processo sono la perdita di calcio nei denti e nelle ossa, con l’indebolimento dello scheletro e della dentatura. Ciò favorisce la comparsa di malattie ossee (artrite, artrosi, osteoporosi ecc.) e carie dentarie. A livello intestinale, lo zucchero bianco provoca processi fermentativi, con produzione di gas e tensione addominale, e l’alterazione della flora batterica, con conseguenze quali coliti, stipsi, diarrea, formazione e assorbimento di sostanze tossiche. Lo zucchero bianco viene assorbito rapidamente nel sangue, cosa che innalza la cosiddetta glicemia. Di fronte a tale subitanea salita, il pancreas risponde immettendo insulina nel sangue e ciò provoca una brusca discesa del tasso glicemico (crisi ipoglicemica), caratterizzata da uno stato di malessere, sudorazione, irritabilità, aggressività, debolezza, bisogno di mangiare per sentirsi di nuovo "su". La conseguenza di questa caduta degli zuccheri è l’immissione in circolo, da parte dell’organismo, di altri ormoni atti a far risalire la glicemia, tra cui l’adrenalina che è l’ormone dell’aggressività, della difesa, della tensione.     

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Dimmi come devo apparire!

La pre-adolescenza e l'adolescenza sono fasi dello sviluppo che portano a grandi cambiamenti e modificazioni nell'immagine di sé e del proprio corpo. L'attenzione è maggiormente orientata verso il proprio aspetto esteriore e in  modo particolare su come le altre persone lo valutano.   L'immagine corporea ideale, a cui si tende, spesso ha diverse discrepanze rispetto a quella reale. La rappresentazione reale del proprio corpo potrebbe essere anche un'immagine distorta, originata dai numerosi e rapidi cambiamenti; inoltre, spesso è connessa all'impossibilità di distaccarsi da modelli socialmente condivisi, a cui si è costretti conformarsi per non essere discriminati. L'aspetto è in adolescenza una variabile importantissima da curare e adattare alle richieste della società in cui si vive; spesso diventa un discriminante nei rapporti interpersonali. Le componenti che possono incidere sulla percezione del proprio corpo possono essere: cognitive, come le aspettative verso i cambiamenti da apportare al proprio aspetto e la loro pianificazione;comportamentali, quando sono messe in atto ad esempio condotte di evitamento verso situazioni in cui è necessario esporre un corpo che non è quello che si desidera; percettive, come la valutazione delle dimensioni e della forma del proprio corpo.   L'attenzione verso la propria immagine corporea si focalizza su aspetti diversi in base al genere. Le ragazze hanno sentimenti prevalentemente negativi verso il loro corpo e si concentrano maggiormente sulla perdita di peso; i ragazzi, invece, aspirano ad accrescere la loro massa muscolare. In entrambi i casi, i modelli di riferimento sono spesso immagini ideali, che difficilmente è possibile uguagliare senza incorrere in conseguenze negative per il benessere psicologico e la salute fisica.   Quali influenze? I punti di riferimento che in adolescenza portano alla creazione di un'immagine di sé ideale a cui tendere sono prevalentemente, e a volte unicamente, esterni. Quindi: "Sono bello/a se gli altri mi dicono che ho un bell'aspetto", "Devo assomigliare ai personaggi della TV perché loro piacciono e sono famosi", "Devo essere muscoloso e giocare bene a calcio e un giorno avrò tante donne, soldi e sarò famoso", "Se il mio corpo non ha le curve nel punto giusto non potrò mai piacere", "Non mangio così la pancia resta piatta come quella delle ragazze sui cartelloni pubblicitari", "Devo vestirmi alla moda se no vengo presa in giro e considerata una sfigata", "Per mostrarlo, il mio corpo deve prima essere come quelli che si vedono in televisione, altrimenti non piacerà". Le particolarità e le unicità di una persona restano sullo sfondo o sono considerate un ostacolo al raggiungimento di un’immagine stereotipata, molte volte discordante anche con il proprio modo di essere.   L'adolescente ha bisogno di essere guidato nella sua crescita, aiutato a identificare un'immagine realistica e raggiungibile di sé, che tenga conto delle caratteristiche e delle inclinazioni personali e non sia esclusivamente una costruzione fantastica, derivante da stereotipi a cui, inevitabilmente, si è quotidianamente esposti.   Una percezione distorta della propria immagine corporea può provocare sentimenti negativi, di inadeguatezza, e un calo dell'autostima, che incide negativamente su di sé e sul modo di relazionarsi con gli altri. L'adolescenza è una fase in cui si è continuamente esposti a pressioni esterne di cambiamento, con le quali difficilmente si riesce a stare al passo, perché allo stesso tempo è una fase in cui il corpo spontaneamente si modifica e cresce, obbligando a continue ridefinizioni dell'immagine di sé. La conflittualità familiare e la scarsa vicinanza della figura materna (per le ragazze adolescenti) sono fattori che incidono sulla rappresentazione che l'adolescente costruisce di sé. Le critiche e la mancanza di accettazione rendono problematica la definizione di sé, incidendo negativamente anche sull'autostima e innescando il desiderio di adattarsi e conformarsi alle attese "AD OGNI COSTO"! Il gruppo di amici acquista un'importanza sempre maggiore nell'esperienza dell'adolescente: il confronto e l'accettazione diventano criteri fondamentali per definire un'immagine di sé ideale a cui tendere.   Un'altra fonte che influenza la percezione della propria immagine corporea e il desiderio di cambiamento/adeguamento negli adolescenti sono i media. I messaggi pubblicitari e televisivi condizionano le scelte e forniscono ideali a cui aspirare; i ragazzi e le ragazze adolescenti sono più sensibili ed esposti all'influenza dei mezzi di comunicazione, essendo in una fase di grande cambiamento e in cerca di modelli a cui conformarsi per sentirsi accettati e parte di un gruppo.   Le conseguenze di un contesto sociale e familiare che non è in grado di fornire un supporto adeguato in questa fase delicata della crescita possono essere sia psicologiche, che fisiche. É possibile sviluppare patologie depressive e disturbi del comportamento alimentare (come anoressia o bulimia); le diete restrittive e/o l'eccessivo sforzo fisico, inoltre, possono causare l'abbassamento delle difese immunitarie, aumentando le possibilità di contrarre malattie e infezioni, e modificare gli equilibri ormonali, causando ad esempio nelle ragazze la scomparsa del ciclo mestruale (amenorrea).   Una conseguenza estrema, che risente della percezione di inadeguatezza vissuta nel periodo adolescenziale, è il ricorso ad interventi di chirurgia plastica per modificare ciò che del proprio aspetto corporeo non si è riuscito ad adattare all'immagine ideale di sé. Talvolta il desiderio di conformarsi ad un modello determina la mancanza di accettazione di sé e può diventare un'ossessione CAMBIARE IL PROPRIO ASPETTO AD OGNI COSTO! Il dolore e la sofferenza che accompagnano questi cambiamenti potrebbero diventare il giusto prezzo da pagare per ottenere quell'aspetto, che nell'immaginario e nella mente dell'adolescente, potrà garantire l'accettazione da parte degli altri. La ragazza che ha scelto di intervenire sul suo corpo per trasformarlo in quello di una Barbie è l’esempio estremo di questo tipo di intervento di adeguamento della propria immagine corporea ad un'immagine ideale irrealistica e, in condizioni naturali, irraggiungibile.     L'adolescenza è una fase complessa, dove si ricevono molteplici stimoli e che richiede di stare al passo con cambiamenti rapidi e sensazioni nuove. Il supporto di relazioni familiari positive e di affetto, e l'accettazione da parte del gruppo di amici aiutano a essere meno soggetti alle influenze degli stereotipi socioculturali e a creare un'immagine di sé più positiva, nonostante le NORMALI e UMANE imperfezioni, che hanno l'importantissimo compito di rendere ogni persona unica. Eleonora Arata

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