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Contenuti per tag: idratazione


Parola d'ordine: idratazione

Quante volte l'avete sentito dire? "Bevete molta acqua." Ma è davvero così importante mantenere un corretto livello di idratazione? Quanto può incidere nel migliorare o peggiorare una prestazione sportiva? E quali sono in particolare gli accorgimenti da seguire per mantenersi idratati a seconda delle necessità, sportive e non? Cercherò di fare un pò di chiarezza, andando anche a smorzare (o in alcuni casi a rafforzare) i luoghi comuni che girano sull'argomento.  Iniziamo col sottolineare come l'acqua sia una componente essenziale di tutti i processi chimici che avvengono nel nostro organismo. Se non è presente i quantitativo sufficiente, tali processi rallentano, perdono efficienza o addirittura vengono inibiti. Parliamo di processi come la regolazione della temperatura corporea, il trasporto e l'assorbimento dei nutrienti, le funzionalità del sangue, il metabolismo dei grassi, i processi digestivi e via discorrendo. Cosette importanti, non trovate? Se quanto detto vale in termini generali, pensate all'importanza che l'idratazione assume in ambito sportivo! Una disidratazione anche lieve può facilmente andare ad inficiare una prestazione sportiva anticipando l'insorgenza della fatica muscolare, accelerando oltremodo la frequenza cardiaca o provocando crampi. Ecco alcuni utili consigli per non lasciarsi troppo influenzare dalle numerose dicerie in merito. Partiamo dai numeri. Troppe volte ho sentito dire da persone con costituzioni fisiche opposte tra loro dell'importanza di bere 2 litri (a volte 3, a volte 8 bicchieri e così via) di acqua al giorno. La realtà è che generalizzare non ha senso, le corrette quantità dipendono da fattori quali il peso corporeo, il sesso, la costituzione e il livello di forma fisica. Senza ovviamente contare che più si suda, più è necessario reintegrare i liquidi persi durante la giornata. Possiamo affermare in senso generale che per mantenere un corpo ben idratato occorrerebbe bere circa un litro di acqua ogni 30 kg di peso corporeo. Questo ovviamente non tiene conto dei liquidi persi durante attività sportive e che, ripeto, vanno reintegrati a prescindere! Mi preme sottolineare un fattore importantissimo: bisogna anticipare l’insorgenza dello stimolo della sete! Come diverse altre funzioni dell’organismo, il meccanismo di regolazione della sete è controllato dall’ipotalamo, una delle più importanti ghiandole del nostro corpo. Esso attiva la stimolazione della sete quando ormai le riserve di acqua intra ed extracellulare sono scarse, ma lo fa con un lieve ritardo che rende difficoltoso n successivo riassorbimento. Pensate quanto questo sia importante durante a sessione di allenamento o addirittura una gara! Ecco perché è molto importante idratarsi al meglio già PRIMA di iniziare l’attività fisica. Sono ottime in tal senso anche le bevande ricche di Sali minerali (Sodio e Potassio in primis) ma anche con una piccola percentuale (intorno al 4%) di carboidrati che possano appunto rallentare la perdita dei fluidi. In termini di salute, quale indicatore migliore del nostro stato di idratazione del colore delle urine? Come sappiamo, i reni regolano l’equilibrio dei liquidi nel nostro corpo espellendo più acqua quando in eccesso. Se invece la quantità di acqua è insufficiente, a ridursi sarà il volume delle urine ed esse appariranno più scure perché meno “diluite”. Un colore che indica quindi uno stato almeno sufficiente di idratazione è il giallo chiaro, se non addirittura trasparente. Questo vale soprattutto nelle prime ore del mattino, mentre dopo l’allenamento possono servire svariate ore per ripristinare e riequilibrare i fluidi corporei. Altri sintomi di possibile disidratazione sono: frequenti capogiri, sensazione di debolezza, crampi frequenti, sonnolenza, irritabilità, secchezza della bocca e più densa salivazione, abbassamento della pressione, occhiaie, respirazione affannosa, frequenza cardiaca accelerata, gonfiore di stomaco. Ma è sufficiente bere acqua, seppur tanta, quando ci si allena con regolarità e si perdono tanti liquidi ogni giorno? Non sempre! Come detto, la presenza di Sodio è fondamentale perché i liquidi vengano richiamati e poi assorbiti nell’intestino, perciò bibite (e cibi!!) che contengano questo prezioso sale minerale sono essenziali. Bevande come caffè (che contrariamente a quanto si pensi NON DISIDRATA ma anzi rappresenta un aiuto ergogenico per i nostri allenamenti), tè e cibi quali frutta, verdura e zuppe sono di grande aiuto. Per quanto riguarda invece la riparazione dei “microdanni” delle fibre muscolari indotti da allenamenti intensi, sappiamo quanto siano importanti le proteine: per questo può essere molto utile assumere bibite proteiche per velocizzare e ottimizzate questi processi di riparazione (e quindi di crescita) del muscolo. Ciò che andrebbe invece evitato sono le bevande alcoliche, loro sì causa (tra le tante) di una più rapida disidratazione! Persino una bella birra ghiacciata, per quanto dissetante, può ostacolare un veloce processo di recupero post-allenamento.

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Sudare fa perdere peso? Sfatiamo un mito!

È arrivato il momento di sfatare un mito che ormai dura da decenni e decenni anche se la scienza si è pronunciata in modo esaustivo più volte al riguardo. Ogni estate vediamo molte persone fare attività fisica e jogging nelle ore di punta di caldo estremo con indosso abbigliamenti stravaganti come maglioni pesanti, tute di plastica o fasce elastiche da applicare sul punto vita che fanno espellere sudore in misura maggiore. Follia pura!!! Sudare serve sia ad equilibrare il calore, altrimenti il corpo ne tratterrebbe troppo, sia ad eliminare parte delle tossine, ma questo, certo, non ci fa perdere grasso. Chissà perchè tante persone sono convinte che il sudore derivi dal grasso… Ebbene è ora di fare un po’ di chiarezza una volta per tutte. Le percentuali di acqua nel corpo umano sono del 50% negli anziani, tra il 55 e 60% negli adulti, 80% nei neonati e 100% nel feto. Il peso corporeo perso durante l’attività fisica è quasi tutto ad appannaggio dell’acqua. Bruciare grassi non è così facile. Pensate che una donna di 60 kg che svolge 45’ di aerobica ad una buona intensità brucia “ben” 14 grammi di grasso, mentre un soggetto di 70 kg che corre per 5 km brucia “ben” 17 grammi di grasso. La perdita di acqua (disidratazione) comporta sì una riduzione del peso corporeo, ma equivale ad una riduzione di massa magra, soprattutto a danno dei muscoli che costituiscono il 73% di peso in acqua e sono tra i primi a soffrire in caso di disidratazione. Il grasso è composto solo dal 10-15% del peso in acqua. sudore-pelle-irritazioni Il sudore è composto da diverse molecole quali il sodio, il potassio, il cloro, il magnesio e via dicendo ma non di certo da molecole di grasso. L’unico modo per dimagrire in modo SANO E DURATURO è stare attenti alla propria alimentazione e portare avanti, al tempo stesso, un minimo di attività fisica e non con stravaganti rimedi commerciali, che influiscono su liquidi o massa muscolare, e che anzi possono davvero rovinare la salute. Diversi metodi e prodotti in commercio sono finalizzati ad ottenere una diminuzione di peso corporeo inducendo la perdita d’acqua attraverso la sudorazione o la minzione (eliminazione dell’urina).Ecco i principali: Tute, pancere o guaine che aumentano la sudorazione; Saune e altri trattamenti che utilizzano il calore; Erbe o tisane ad effetto diuretico; Prodotti farmaceutici da banco e integratori alimentari ad effetto diuretico; Diuretici veri e propri (farmaci); Diete disidratanti o ad effetto diuretico; Allenamenti in ambiente caldo. Follie allo stato puro! L’acqua perduta attraverso il sudore in una persona può raggiunge un massimo di circa 3 litri all’ora durante l’esercizio fisico intenso svolto in condizioni di calore. I maratoneti di alto livello perdono anche 5 litri di sudore durante una competizione. “attendere lo stimolo della sete per bere, soprattutto durante l’attività fisica, vuol dire essere già disidratati…” C’è da sottolineare che alcol e caffeina non fanno altro che peggiorare lo stato di disidratazione. Queste sostanze agiscono inibendo la vasopressina (ADH, ormone antidiuretico), ormone antidiuretico che ci fa trattenere i liquidi. Ecco alcuni consigli per evitare guai creati dalla disidratazione: Bere circa mezzo litro di liquidi 2 h prima della prestazione. Così si garantisce un’adeguata preidratazione e si fornisce il tempo necessario all’organismo di eliminare i liquidi in eccesso sudore-bere. Durante esercizi intensi che durino più di 1 h, si deve: aggiungere carboidrati alla bevanda utilizzata nella misura del 4%-8% per mantenere il rifornimento energetico e ritardare la comparsa della fatica; aggiungere 0,5-0,7 gr di sodio per litro di acqua; non bere più di 1-1,2 lt di acqua all’ora; bere circa 250 ml di acqua ogni 10′/15′ Se la vostra attività non supera l’ora di durata si può integrare con acqua semplice senza l’ulteriore aiuto dei vari integratoti in commercio. Da sottolineare una volta per tutte che l’attività fisica aiuta ad eliminare le tossine aumentando la circolazione del liquido linfatico e del sangue. È bene ricordare però che le tossine non sono eliminate dal sudore ma bensì dai linfonodi e dai reni. Il consiglio come sempre è che prima di iniziare una qualsiasi attività motoria o sportiva ci si dovrebbe sottoporre a visita medica e affidarsi poi ad un professionista per programmare l’allenamento più adeguato alle capacità, alle condizioni e alle esigenze soggettive.

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Salute: l'importanza di una buona idratazione

Molte volte chi pratica sport si sofferma troppo sull'alimentazione e sul tipo di allenamento da fare, tralasciando però una componente che a mio parere non è da tenere in secondo piano: l'acqua. L'acqua rappresenta il 40-65% del peso corporeo ed è il costituente principale del nostro organismo. Nell'acqua avvengono tutte le reazioni dei processi metabolici cellulari. Non solo è un elemento della costituzione del sangue e del tessuto connettivo, ma è anche coinvolta nei processi generali di omeostasi dell'organismo, dei liquidi circolanti e tissutali e della termoregolazione, è il mezzo attraverso cui vengono eliminati i cataboliti, per via urinaria, rettale, gastrointestinale e termoregolatoria. Dunque necessita di attenzione il mantenimento di una composizione costante dei liquidi organici, ovvero del bilancio idrico in omeostasi. La regolazione del bilancio idrico coinvolge in larga misura il rene, ma parte in realtà dall'ipotalamo, il quale contiene il "centro della sete". Un difetto di idratazione può essere evidenziato da diversi segnali di disagio: cattiva digestione, gonfiore bevendo, ritenzione idrica, problemi intestinali in risposta all'assunzione di acqua, stipsi, pelle arida, poco elastica, irritabilità, stanchezza mentale e/o fisica, eccessiva sete. Anche il rifiuto verso l'assunzione di bevande può essere un sintomo di cattiva idratazione. Imparando a bere l'organismo impara a sapere quando assumere acqua, senza dovere arrivare al segnale limite della sete, in quel caso è segno che siamo già sotto stress e il corpo lancia i suoi segnali di allarme. Una cattiva disidratazione ha effetti negativi anche sulla circolazione sanguigna, il sangue infatti diviene più vischioso, cioè non favorisce l'ottimale ossigenazione cellulare. Si può calcolare l'assunzione giornaliera di acqua attraverso questo calcolo: 15-25 gr * Kg di peso, questa è la quantità standard in condizioni fisiche ottimali senza particolari attiva fisiche. L'acqua dovrebbe essere pura (non infusi, thè o bibite) e assunta a piccole dosi distribuite durante il corso della giornata e lontano dai pasti. Bisogna porre attenzione anche al tipo si acqua che beviamo, facendo attenzioni ai parametri chimici che possono essere cosi elencati: Residuo fisso a 180° : 50 mg (tendenzialmente leggera); PH : 6.5-6.8 (tendenzialmente acida); Assenza di nitriti, fosfati, ammoniaca (tendenzialmente pura); Ipotonica, più generalmente oligominerale.

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Esiste un’ansia “normale” e un’ansia “pa...

Nella società odierna l’ansia fa ampiamente parte della vita quotidiana di ognuno di noi. Viviamo in un mondo in cui i cambiamenti si susseguono rapidi, ogni giorno si scoprono nuovi rischi, pericoli, malattie, ogni giorno si sente parlare di “crisi”: nell’economia, nei valori di riferimento, crisi che investe la famiglia e le nuove generazioni, crisi nella rappresentazione del futuro. Insomma, molto più che in passato, il clima sociale sembra alimentare una certa quota di ansietà. Tuttavia, ciò non basta per spiegare come mai ci può capitare di vivere periodi della nostra vita in uno stato di forte ansia. Le nostre emozioni, infatti, rispondono sempre a logiche soggettive e spesso hanno radici profonde nella psiche e nella storia di ognuno di noi. Ansia ed inquietudine, in particolar modo, sono emozioni che possono aumentare sotto il peso dei conflitti e degli eventi dolorosi della propria vita. Chi soffre d’ansia può avere difficoltà ad addormentarsi, si sveglia nel corso della notte e al mattino si alza con una sensazione di spossatezza. Così, una forte ansia può diventare estenuante, tanto da generare sintomi tipici dello sfinimento, quali: tensione, infelicità, inattività, cefalea, dolori agli arti o alla schiena, tensione muscolare, tachicardia. Il disturbo più costante e spiacevole spesso concerne proprio il sonno. Tutti questi sintomi possono naturalmente essere mutevoli e possono alternarsi a momenti di maggior benessere e ottimismo. È importante, allora, saper distinguere tra l’ansia “normale” e l’ansia “patologica”.   Ansia "normale" L’ansia “normale” è transitoria e proporzionata agli eventi, non incide sulla salute fisica e mentale, permette anzi un miglior adattamento, in quanto informa l’individuo sui pericoli a cui potrebbe andare incontro e lo indirizza nella ricerca di soluzioni adeguate al contesto. L’ansia “normale” è costruttiva: è una fonte di curiosità, intelligenza, apertura al mondo, provoca uno stato di tensione psicologica che aiuta la persona ad attivare risorse e capacità operative finalizzate alla risoluzione di un problema. Nei casi in cui l’individuo non riesce a trovare soluzioni adattive per fronteggiare situazioni sconosciute o potenzialmente pericolose, l’ansia può perdere le sue caratteristiche funzionali ed assumere un carattere patologico, determinando vissuti di impotenza e di passività nel controllo delle proprie emozioni. Dunque, un criterio differenziale tra la “normale” reazione ansiosa e l’ansia “patologica” è rappresentato dal fatto che la prima amplifica le capacità operative del soggetto, mentre la seconda le disturba inibendole e influendo negativamente sulle prestazioni.   Ansia "patologica" L’ansia “patologica” costituisce spesso un freno: paralizza, blocca, fa sentire impotenti. È intensa, sproporzionata agli eventi, ha una durata ed un’intensità eccessive, è difficile da controllare e anche se talvolta se ne colgono le origini, questo disagio influenza in maniera consistente la propria vita. Spesso interferisce con lo svolgimento dell’attività lavorativa, in quanto insorgono continue preoccupazioni e dubbi assillanti (Ho pensato proprio a tutto? Sarò all’altezza del compito?…), oppure può influenzare il rapporto con gli altri e diventare motivo di apprensione, fin quando sarà sempre più difficile godere della compagnia delle persone. L’ansia patologica, assume inoltre caratteristiche auto-invalidanti, per cui l’individuo perpetua comportamenti disadattivi per lunghi periodi di tempo, spesso giudicati dalla persona stessa come irrazionali e inadeguati. In tal caso, l’ansia diviene sia la causa, sia la conseguenza del nostro malessere.   Cosa fare quando l’animo si agita troppo? Spesso chi soffre a causa di un disagio ansioso si rivolge in prima istanza al medico di base, nella speranza di essere aiutato a “liberarsi” da questa zavorra che limita pesantemente la propria vita. I farmaci in realtà possono offrire un sollievo, ma raramente sono da soli risolutivi. Essi possono attenuare le componenti fisiologiche dell’ansia, tuttavia, in assenza di una rielaborazione, le cause più profonde dell’ansia e le modalità di risposta con cui affrontiamo gli stimoli per noi ansiogeni, rimangono immodificati. È importante ricordare che un’ansia intensa può essere il segnale di una problematica più profonda che necessita di essere compresa. L’ansia è un “segnale d’allarme” che invita a fermarsi. Per questo motivo, chi soffre d’ansia può trarre beneficio da un percorso di psicoterapia eventualmente affiancato da un intervento farmacologico. Quest’ultimo può favorire una comprensione più profonda del proprio disagio, stabilendo dei nessi tra il vissuto ansioso e le condizioni interne che lo generano e favorendo l’individuazione di meccanismi di risposta più adattivi e funzionali e che possono riportarci ad uno stato di benessere. Noemi Di Lillo

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Coaching: il potere del giudizio degli altri

Quanto ti influenza il giudizio degli altri? Esiste una regola che non può essere smentita da nessuno, ed è la seguente: “Non si può essere in accordo con tutti. Chi lo è, sta rinunciando ad una parte di sé stesso” Una porzione di ciò che sei oggi ti è stata trasferita dalle persone che avevi vicine nel periodo dell’infanzia. Queste, sulla base delle proprie esperienze, esprimevano giudizi, opinioni e modelli educativi nei tuoi confronti e tu, soggetto passivo senza esperienza, li hai assimilati e considerati come veritieri poiché ti erano comunicati da persone alle quali attribuivi autorevolezza. Considera che nel periodo dell'infanzia le manifestazioni che pervengono sono per lo più positive e di incoraggiamento, ad esempio, quando da piccolo/a stavi imparando a camminare e cadevi, ti esortavano a rialzarti e riprovare, a non rinunciare al primo capitombolo, ad insistere nel perseguire il tuo obiettivo. Vero? Poi l’infanzia scorre via, lasciando il posto all’adolescenza e gradatamente raggiungi l’età adulta. In questa nuova condizione non sei più in uno stato di passività e di assorbimento incondizionato ma protagonista e creatore delle tue idee, tutto ciò in considerazione del fatto che nel frattempo hai accumulato una serie di esperienze tramite le quali hai scelto uno stile di vita. Probabilmente ti sarai trovato nella necessità di avere un confronto con gli altri, rispetto a qualche tuo sogno o progetto, ma se così non fosse stato, quanto meno ti sarebbe piaciuto poter condividere con qualcuno il tuoi obiettivo. A questo punto ti domando: Quante volte nell’esporre un’idea ti sei sentito criticato? Quante volte ti sei sentito dire"... no, lascia stare, non è cosa per te, rimani con i piedi per terra, smetti di sognare…" Quante volte un tuo comportamento o atteggiamento è stato preso di mira? Non ti è mai successo di aver assunto un modo di fare gradito agli altri ma nettamente contrario  ai tuoi principi, solo per il timore di essere emarginato o scarsamente considerato ? Se hai vissuto alcune di queste situazioni, conosci il senso di disagio nel quale ti sei ritrovato. Asserire che abbiamo in assoluto necessità del giudizio di altri pare condizionante, ma sapere che qualcuno ci appoggia, ci incoraggia e condivide le idee e i progetti che desideriamo realizzare, indubbiamente ci gratifica e ci predispone ad una maggior considerazione di noi stessi e ad un migliore rapporto con gli altri,  proprio in virtù del fatto che la condivisione di pensiero e di intenti ci rende più sicuri di noi stessi e il consenso degli altri consolida le nostre convinzioni. Considera che, spesso, chi disapprova o scoraggia le tue idee è colui/lei che misura sulle proprie capacità la realizzazione di un progetto come il tuo e, inconsciamente se lo ritiene troppo arduo o difficile, tende ad affossarlo, facendo passare la cosa come un consiglio dato nel tuo interesse, ma in verità, dichiarando una propria incapacità alla realizzazione. Oppure chi ti ostacola, lo fa per inconscio/conscio egoismo, temendo di perdere su di te determinati aspetti quali il controllo, la vicinanza, il livello sociale, per citarne alcuni, questo nel caso tu ottenessi il risultato che persegui. In altre circostanze, molti dei giudizi che subisci non sono diretti alla tua persona anche se li percepisci come tali, ma semplicemente riguardano il prodotto di ciò che pensi. Questo avviene perché le esperienze pregresse, il valore attribuito alle cose, l’autoconsiderazione, l’efficacia personale, la consapevolezza di chi non è d’accordo con te si trovano ad un livello più basso delle tue, in poche parole, loro hanno la convinzione che non ce la potrebbero fare e tendono a convincerti che anche tu falliresti. In ogni momento della vita devi essere pronto/a a confrontarti con chi ti sta intorno,  aperto/a condividere affinità di pensiero, ma anche a difendere con forza le tue visioni, dagli attacchi o dal giudizio di chi non approva il tuo operato.   Concludendo L'atteggiamento più saggio è quello di dare un giusto valore all’opinione degli altri, filtrandola accuratamente ma senza farsi condizionare. Mantieni sempre in grande considerazione la tua esperienza e sulla base di questa fai le scelte, attingendo da chi ti sta intorno solo positività. Rinunciare a seguire il tuo istinto, i tuo sogni, i tuoi obiettivi per non dispiacere qualcuno è molto pericoloso, in futuro potresti trovarti nella posizione di dolerti per non averci provato; e sicuramente sarebbe molto, ma molto più doloroso. Maurizio Guida

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Brain Fitness: allenare il cervello per cambiare!

La maggior parte delle persone crede che il proprio cervello abbia delle caratteristiche precise ed immutabili e che sia impossibile cambiare determinate caratteristiche del proprio carattere. Ebbene, sappiate che le ultime ricerche della Neuroscienza ci hanno permesso di mettere a punto degli esercizi attraverso i quali è possibile migliorare ogni lato del proprio carattere sul quale vogliamo agire.   Possiamo cambiare tutto! Il carattere, le abitudini, la capacità di avere amicizie migliori ed amori autentici, la volontà di stare bene ed essere felici. E' una strada a doppio senso: nel momento in cui il tuo cervello cambia avviene lo stesso alla tua mente, e viceversa... Questo significa che ciò a cui rivolgi l'attenzione, ciò che pensi, che senti e che desideri cambiano la struttura chimica del cervello e lo scolpisce: le aree attivate ricevono maggior afflusso sanguigno, poiché necessitano di maggior apporto di glucosio ed ossigeno. I geni all'interno dei neuroni diventano attivi in misura proporzionale al loro lavoro: per esempio, gli individui che si rilassano quotidianamente hanno espressioni genetiche migliori. le connessioni neurali, che sono relativamente inattive, appassiscono come radici secche. Questa sorta di adattamento determina la sopravvivenza delle cellule più attive: o le usi, o le perdi. Questo significa che i pensieri più frequenti della nostra giornata vanno ad attivare una maggior quantità di neuroni e sinapsi che vengono fortificati: quindi, in maniera semplicistica... se hai pensieri di ottima qualità, rinforzi quelle connessioni che ti porteranno al benessere e se invece i pensieri sono di pessima qualità rafforzerai neuroni e creando sentimenti negativi e deleteri.   I dettagli e le metodologie di applicazione degli esercizi sono complessi e non è possibile arrivare al punto solamente attraverso un articolo, ma il punto nodale è che il modo in cui usi la tua mente cambierà il tuo cervello, in meglio oppure in peggio!  Ad esempio se indugi quotidianamente su rabbia, preoccupazioni ed autocritiche negative il tuo cervello gradualmente ma inesorabilmente prenderà quella "forma mentale" e svilupperà di conseguenza strutture neurali di ansia, incertezze e reazioni d'irritazione nei confronti del prossimo.  Non puoi impedire che il cervello cambi, infatti la sua struttura si modifica giornalmente a seconda degli stimoli che gli forniamo. La domanda da porsi è: STO CREANDO TUTTI I PRESUPPOSTI PER OTTENERE IL CAMBIAMENTO CHE REALMENTE VOGLIO?  Samuele Viotti

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Acqua alcalina, perché sceglierla

iEducation™ racconta: perché attraverso l'utilizzo di ACQUA ALCALINA riusciamo ad eliminare un quantitativo maggiore di liquidi rispetto a quelli che introduciamo? Perché possiamo ridurre notevolmente la ritenzione idrica, limitare l'insorgenza delle cosiddette bucce d’arancia e/o buchi di cellulite? Iniziamo comprendendo alcuni concetti base dell’acqua alcalina: È un’acqua più simile al sangue del nostro corpo, che come sappiamo ha un Ph di 7,35-7,4; 2) È un’acqua in grado di ridurre l’acidosi nell'organismo, generato da un’alimentazione e una digestione non sempre perfetta; è un’acqua, per le sue proprietà, in grado di “eliminare” i radicali liberi, creati dai processi fisiologici (come invecchiamento, rigenerazione cellulare-tessutale, ecc.) e dagli stress esterni al nostro corpo (come lavoro, famiglia, inquinamento ambientale, ecc.). Ora scopriamo come è possibile ottenere un miglioramento della ritenzione idrica: in natura le molecole d’acqua non esistono separatamente, ma raggruppate in “clusters” (grappoli), ossia gruppi di più molecole tenute unite dalla loro tensione superficiale. La comune acqua potabile è composta da 15-20 ed anche più molecole per clusters. L’acqua delle migliori sorgenti è formata da clusters di 10-15 molecole, mentre l'acqua alcalina ionizzata, prodotta dagli ionizzatori d’acqua, E’ FORMATA DA CLUSTERS DI 5-6 MOLECOLE. Ecco quindi il suo primo punto a favore. Inoltre questo tipo di acqua risulta MAGGIORMENTE PENETRABILE attraverso i microtubuli delle nostre membrane cellulari, le quali si presentano sempre più sclerotizzate (indurite), riuscendo così a facilitare lo scambio intra-extra cellulare dei liquidi e di conseguenza la reidratazione delle nostre cellule. Ecco il suo secondo punto a favore. Ora, come possiamo ben comprendere da queste poche righe, il nostro problema della ritenzione idrica è soprattutto a carico delle membrane cellulari, che si nutrono di un eccessivo carico di “rifiuti tossici acidi”. Ecco perché, quest’acqua attiva ionizzata, essendo strutturalmente più piccola, è in grado di ripulire facilmente le membrane cellulari (indurite dalle scorie trattenute), d’idratare le cellule e di ripristinarne la funzionalità; questo favorirà la diuresi quotidiana e l’alcalosi corporea, riducendo a dismisura la ritenzione idrica. Sintetizzando, possiamo affermare, che bere acqua è un metodo facile per migliorare la ritenzione idrica, ma bere acqua alcalina è un metodo veloce per ANNULLARLA!!! Questo risultato, dopo appurate verifiche, ha spinto il nostro Centro iPersonalTrainer™ di Rimini ad accogliere ALKAMEDI™ (ionizzatore d'acqua) come processo per accelerare, ancor più, il miglioramento della salute psico-fisica dei nostri allievi.

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Sport e salute: l'importanza dei liquidi e de...

Il problema della disidratazione nella pratica sportiva è balzato prepotentemente agli onori della cronaca a causa degli incidenti di percorso accaduti a vari atleti durante lo svolgimento di gare di lunga durata in occasione di importanti avvenimenti sportivi (Olimpiadi 1984; Mondiali di atletica leggera 1987). Domande del tipo: "Si deve bere in allenamento ed in gara? Quanto e cosa si deve bere?", ricorrono sempre più frequentemente e restano spesso senza risposte adeguate vista la confusione che regna sull'argomento. Per trattare in modo chiaro il problema occorre esaminare quanto conosciuto sulla fisiologia dei liquidi e degli elettroliti corporei (tenendo conto del fatto che il contenuto idrico dell'organismo e gli elettroliti formano un'unità funzionale, e quindi variazioni dei liquidi comportano anche variazioni contemporanee degli elettroliti) e sulla termoregolazione.   Fisiologia dei liquidi e degli elettroliti La quantità di acqua presente nell'organismo umano varia generalmente con età, sesso e peso corporeo. Ad esempio, nei bambini il peso corporeo è composto per il 65%-75% da acqua; nei giovani adulti e nelle donne le percentuali medie sono, rispettivamente, 63% e 52%. Con il crescere dell'età queste percentuali scendono a 52% e 46% rispettivamente. La concentrazione di acqua è minore nel corpo femminile e nei maschi adiposi: i grassi, infatti, contengono poca acqua mentre la percentuale contenuta nella muscolatura scheletrica è circa del 77% e dato che la muscolatura degli atleti magri è circa il 50% della loro massa corporea, quasi la metà dell'acqua si trova nei muscoli. Il contenuto percentuale di acqua nel corpo diminuisce invece con l'aumento del peso corporeo, cioè con l'aumento dei depositi di grasso (secondo Husemann la percentuale di acqua a 60 Kg è il 70%, mentre a 110 Kg è il 38%): la minore capacità di sforzo dei soggetti sovrappeso quindi è dovuta anche al fatto che il modesto contenuto di acqua, fisiologicamente determinante per la prestazione, svolge una funzione limitante. La distribuzione di liquidi nell'organismo è varia nei diversi compartimenti: circa 2/3 (il 40% del peso corporeo) si trova nello spazio intracellulare; l'altro terzo, che equivale al 20% del peso corporeo, in quello extracellulare. Il liquido extracellulare è composto di plasma sanguigno (circa il 5% del peso corporeo); di liquido interstiziale e di linfa. Inoltre deve essere ricordato un altro spazio per i liquidi: il volume globale di tutte le secrezioni. La composizione ionale nei singoli compartimenti è diversa: mentre nel plasma e nell'interstizio prevalgono sodio, cloruri e bicarbonato, nelle cellule invece prevalgono potassio, magnesio e fosfato. Il contenuto dei singoli spazi è in continuo equilibrio per mezzo di uno scambio permanente tra di loro e con l'ambiente esterno. Gli elettroliti non sono altro che soluzioni di sali, acidi e basi, ed hanno una maggiore conducibilità elettrica rispetto alla sola acqua. Il corpo umano contiene dal 4% al 5% di sostanze minerali. Oltre alla loro partecipazione praticamente a tutti i processi metabolici, il loro interesse nello sport è dovuto al ruolo che svolgono nella contrazione muscolare (potassio, magnesio, sodio, calcio, fosfato) e nel funzionamento del sistema nervoso. Numerose ricerche dimostrano la diminuzione del livello di prestazione nell'attività sportiva, prodotta da alterazioni del contenuto di elettroliti, soprattutto quando esse sono collegate a notevoli perdite di sudore.   Il bilancio di liquidi del corpo Come  già detto l'organismo cerca di mantenere, attraverso un equilibrio continuo tra apporto e cessione, una quantità costante di liquidi nelle cellule e negli spazi interstiziali. In condizioni di metabolismo normale in questo sistema aperto c'è un equilibrio dinamico tra apporto e cessione per cui ogni ventiquattro ore vengono sostituiti da 2 a 2.4 litri di liquidi. La loro assunzione avviene per il 50% con le bevande e per l'altro 50% per mezzo della componente idrica degli alimenti solidi (almeno il 60% del peso degli alimenti assunti) e dell'acqua di ossidazione (0.6 ml di acqua per grammo di carboidrati; 1.9 ml per grammo di grassi e 0.44 ml per grammo di proteine). Dall'altra parte del bilancio troviamo le perdite di liquidi attraverso l'urina, la defecazione, la pelle ed i polmoni.   La Termoregolazione L'energia calorica prodotta dal lavoro muscolare deve essere dispersa, in quanto l'organismo lavora in modo ottimale solo in un range limitato di temperatura interna (37° ± 0.5°). Innalzamenti di temperatura di circa 2° comportano già una diminuzione notevole di capacità di prestazione fisica e mentale. E' necessario che l'atleta possegga un meccanismo, in grado di mantenere il più possibile costante la sua temperatura interna, particolarmente efficiente: in altri termini egli deve anche allenare la termoregolazione. Vi sono diversi modi per abbassare la temperatura: per conduzione, immergendosi in acqua fredda si trasmette a questa direttamente il calore; per irraggiamento, quando il calore viene irradiato (come i raggi del sole) all'ambiente circostante; per convezione, perché l'aria movendosi intorno al corpo ne abbassa la temperatura cutanea; per evaporazione, quando le goccioline di sudore evaporando assorbono energia (ogni grammo di acqua evaporata fa perdere 0.56 cal.).   Va subito detto che il meccanismo più efficace e più usato dall'atleta è certamente quello dell'evaporazione, sia perché gli altri a volte non sono praticabili, sia perché, quando lo sono, sono anche nettamente meno efficaci. A ciò si devono le abbondanti sudorazioni che sembrano stravolgere l'aspetto dello sportivo e che sono le vere responsabili dei sensibili cali di peso registrati da molti atleti, specie quelli di fondo, dopo gare o allenamenti. Non bisogna però confondere la sudorazione con l'evaporazione, che è il vero artefice della termoregolazione, mentre l'altra è solo la prima fase del processo. Infatti quando per effetto dell'esercizio fisico la temperatura corporea sale, quasi immediatamente la quantità di sangue che arriva alla cute aumenta e le ghiandole sudoripare vengono stimolate ad emettere goccioline di sudore. Queste una volta all'esterno, se le condizioni climatiche lo permettono, evaporano e con ciò rubano calore al corpo. Se accade che l'ambiente esterno sia troppo umido o che sia scarsa la ventilazione, anche l'evaporazione è ostacolata e, come conseguenza, le ghiandole sudoripare continuano a produrre sudore nel tentativo, non efficace, di abbassare la temperatura, aumentando così la quantità di acqua e sali persi dall'atleta (tabelle 1 - 2).   ELETTROLITI (mEq/litro)   SODIO CLORURO POTASSIO MAGNESIO TOTALE SANGUE 140 100 4 1.5 245.5 SUDORE 40-60 30-50 4-5 1.5-5 75.5-120   Tabella 1 - Nella tabella possiamo notare come le quantità di sostanze minerali, o sali, presenti nel sudore sono circa la metà di quelle presenti nel sangue, anche se la composizione del sudore varia con l'acclimatazione al caldo del soggetto (da Burke).   PERDITA ATTRIBUIBILE ALLA SUDORAZIONE * REINTEGRAZIONE NECESSARIA Perdita di acqua (in ml) Perdita di sali (in g) Reintegrazione idrica (in ml) Numero di compresse saline da ingerire ** 900 1.5 900 NESSUNA, BASTA LA DIETA 1800 3.0 1800 2700 4.5 2700   Non acclimatati Acclimatati 3600 6.0 3600 2 1 9000 7.5 9000 4 3 9900 9.0 9900 6 5 * Il sale è perduto insieme all'acqua con la sudorazione ** Le compresse saline hanno un peso di 0.5 g e devono essere ingerite con mezzo litro di acqua   Tabella 2 - In questa tabella vengono indicate le quantità di acqua perse con il sudore, e la dose di sali da aggiungere eventualmente nella reintegrazione idrica. Il sale deve essere ingerito unitamente ai liquidi per evitare i danni da aumento della concentrazione corporea.   Occorre sottolineare subito il pericolo di un eccesso di sudorazione, ottenuto con l'uso di indumenti di nylon o plastica, a scopo dimagrante: il peso perduto si recupera entro 24 ore, mentre si blocca in questo modo, impedendo l'evaporazione del sudore, il meccanismo più efficace di termoregolazione corporea. Devono essere sempre disponibili quantità sufficienti di liquidi corporei per la regolazione della temperatura corporea; già con una perdita del 2% di liquidi (in un soggetto che pesa 70 Kg corrispondono ad 1.4 l) la capacità di prestazione di resistenza diminuisce notevolmente. Se si raggiunge il 5% abbiamo significative variazioni fisiologiche con: aumento della frequenza cardiaca, astenia, apatia, lipotimie, crampi muscolari ecc. Indipendentemente da ciò il metabolismo dei sali minerali stesso non è legato solo alla produzione di energia nei muscoli, ma anche a tutti i fenomeni legati all'insorgenza della fatica. Il mantenimento, peraltro difficile, di una composizione ionica costante dei liquidi corporei è uno dei presupposti della assenza di disturbi del metabolismo: la capacità di prestazione viene, infatti, notevolmente turbata già da piccole oscillazioni nell'equilibrio degli elettroliti tra i vari compartimenti dei liquidi corporei. Non sembrano esistere notevoli differenze tra uomini e donne per quanto riguarda la termoregolazione. Poiché la quantità di ghiandole sudoripare è lievemente inferiore nelle donne, esse posseggono meccanismi più efficienti in condizioni di elevata umidità.   Funzione degli Elettroliti Riportiamo brevemente le funzioni più importanti nell'organismo, di alcuni degli elettroliti che in maggior quantità vengono persi con la sudorazione. Gli elettroliti sono importanti per: l'omeostasi; i processi metabolici; la contrazione muscolare; la funzionalità del sistema nervoso   Cloruro di Sodio Il valore normale sierico per il sodio è di 138-140 mmol/l e per il cloruro 101-103 mmol/l. È importante per il mantenimento della pressione osmotica tra i compartimenti intra ed extracellulari. La sua diminuzione può far insorgere stanchezza precoce e crampi muscolari.   Potassio Il valore normale sierico per il potassio è di 4.09-4.73 mmol/l. È importante nelle reazioni cellulari e per la conducibilità dello stimolo nel sistema nervoso. L'alterazione del contenuto in potassio nell'organismo può causare disturbi della funzionalità muscolare.   Magnesio Il valore normale sierico per il magnesio è di 0.78-0.91 mmol/l. Entra a far parte dei sistemi metabolici (glicolisi; ciclo dell'acido citrico; catena respiratoria); la sua carenza può causare insorgenza di tremore muscolare e crampi. Il magnesio si trova in quasi tutti gli alimenti, ma nell'atleta è necessario un apporto supplementare di magnesio perché già con sforzi fisici di media intensità si registrano notevoli perdite dovute alla sudorazione.   Calcio Il valore normale sierico per il calcio è di 2.05-2.89 mmol/l. È fondamentale per la trasmissione dell'eccitazione nervosa al muscolo e quindi per la contrazione muscolare.   Fosfato Il valore normale sierico per il fosfato anorganico è di 0.97-1.13 mmol/l. Anche il fosfato entra nei cicli di produzione di energia. I non atleti necessitano di 1-2 g al giorno di fosfato mentre gli atleti di 4-5 g al giorno. La sua deplezione può causare diminuzione del rendimento atletico. Il bisogno di fosfato nelle prestazioni sportive può essere molto elevato, ma una alimentazione equilibrata è sufficiente per fornirne il quantitativo necessario.   Prevenzione della disidratazione Per evitare i danni dovuti alla perdita di liquidi è necessario reintegrare le perdite entro 24 ore, facendo attenzione a non incorrere nel pericolo opposto. Infatti l'acqua da sola non è in grado di ricostituire il livello di sali minerali necessario e, particolarmente se la perdita è stata abbondante, l'organismo si impoverisce di elettroliti. Questa situazione causa l'alterazione della funzionalità delle cellule, in special modo di quelle muscolari: l'atleta diventa fiacco, accusa crampi, la sua capacità di prestazione diminuisce. È necessario quindi reintegrare nella fase di recupero, con i liquidi, anche i sali. Ciò deve avvenire nella giusta misura, non abusando di elettroliti, come spesso invece avviene da parte dell'atleta. Occorre definire dei concetti che regolino i criteri di reintegro idrico-salino dopo lo sforzo. Si deve in primo luogo tenere presente che, generalmente, la normale dieta è sufficiente a sopperire i bisogni di un atleta (tabella 3).    ALIMENTO Mg di POTASSIO per 100 g  ALIMENTO g di CLORURO DI SODIO per 100 g Pomodori Piselli freschi Fichi freschi Sedani Cardi Noci Granturco Avena Barbabietole Cavoli Bruxelles Funghi Mele Indivia Banane Tartufi Caviale Patate Castagne Cioccolato Formaggio Mandorle Noci Lenticchie Piselli secchi Fichi secchi Fagioli secchi Fave Carne (per ogni 100 g di protidi) Pesce (per ogni 100 g di protidi 275 285 303 316 318 332 339 344 353 375 384 386 389 401 404 422 429 560 563 606 741 774 877 903 964 1144 1229   1694   1671 Formaggio Legumi secchi Pane comune Pesce di mare Brodo di carne Carne Latte Verdura fresca Uova Frutta Patate Riso Pesce d'acqua dolce Burro Pasta alimentare   2.5-0.70 0.80 0.80-0.50 0.50-0.30 0.40-0.30 0.20-0.10 0.20-0.10 0.20-0.10 0.10 0.05-0.02 0.05-0.02 0.04 0.02 0.02 0.01   Tabella 3 - In questa tabella possiamo vedere come anche i cibi sono ottimi rifornitori per la corretta reintegrazione salina che si rende necessaria a causa della sudorazione.   Comunque è necessario il controllo della quantità di liquidi persi con lo sforzo per stabilire le modalità di ripristino degli stessi. Questa facile operazione può essere eseguita pesando l'atleta prima e dopo l'attività fisica. Si ritiene necessario aggiungere sali alla dieta solo quando la perdita idrica è superiore ai 3 litri (tabella 2). La bevanda dovrebbe sempre essere ipotonica, vale a dire con bassa concentrazione di sostanze disciolte: le bevande troppo zuccherate rallentano lo svuotamento gastrico e quindi il liquido entra nel circolo ematico in ritardo. In tal modo il reintegro idrico-salino avviene più tardi e la bevanda non calma la sete. Si può bere tranquillamente acqua fresca (7°-13°), purché in piccola quantità. Va detto inoltre che il meccanismo automatico che fa sentire la sete quando diminuisce il contenuto idrico standard dell'organismo, non è sempre immediato ed adeguato alle reali esigenze, per cui bere più volte di quante se ne senta il reale bisogno non è certo dannoso: l'incidenza di accidenti da disidratazione, pur se percentualmente molto bassa, è comunque presente nei soggetti che bevono durante lo sforzo solo ogni qualvolta ne sentono il bisogno. Nei periodi molto caldi è opportuno ingerire liquidi con reintegratori salini, prima dello sforzo, meglio se vicini ai pasti. E' meno efficace l'assunzione in condizioni di grave affaticamento, perché in questo caso l'assorbimento risulta più lento ed il reintegro meno efficace. Da quanto detto si possono ricavare dei consigli per l'assunzione di liquidi: ogni perdita di liquido deve essere adeguatamente compensata, con tanta maggiore accortezza quanto più è prolungato lo sforzo e più è elevata la temperatura atmosferica è consigliabile bere prima che compaia la sensazione di sete. Occorre quindi bere con regolarità durante gli sforzi fisici (gare ed allenamento): non si deve assolutamente impedire l'assunzione di bevande agli atleti durante l'attività fisica nello sport non si beve per dissetarsi, ma per mantenere il necessario contenuto di liquidi e minerali, cioè per mantenere le proprie capacità di prestazione. Così durante lo sforzo, specie se di lunga durata, ogni 15-20 minuti debbono essere assunte piccole quantità (circa 200 ml) di liquidi. E' una regola però che le perdite di liquidi vengano compensate completamente solo dopo l'allenamento per quanto riguarda alcune bevande largamente diffuse nello sport si può dire: per il latte che si tratta di un alimento molto valido sotto alcuni punti di vista, specie per quanto riguarda gli elettroliti, purché non sia bevuto freddo, in grandi quantità ed a digiuno; per le bevande ricche di acidi carbonici, che in grandi quantità spesso danno disturbi a livello gastro-intestinale; invece le acque minerali povere di acidi carbonici possono essere bevute senza problemi; il tè e il caffè contengono caffeina, ma malgrado la nota azione stimolante di queste due bevande non è dimostrato che aumentino il rendimento dello sportivo. La caffeina poi è diuretica, e ciò può aggravare il bilancio idrico. Il tè è una delle bevande preferite da chi pratica sport, in quanto il suo contenuto di tannino ha un'azione dissetante, ma abbiamo visto che questo non è un grande vantaggio per l'atleta che non deve dissetarsi, ma cercare di mantenere in equilibrio il suo contenuto idrico-salino. Quindi, malgrado la loro grande diffusione, queste bevande non sono molto adatte allo sport In conclusione i pericoli più gravi a cui può andare incontro l'atleta in caso di disidratazione e perdita copiosa di elettroliti sono rappresentati dai crampi e dagli accidenti da calore: anche senza giungere a tali manifestazioni comunque un'alterazione dell'equilibrio idrico-salino determina una riduzione dell'efficienza dell'atleta e quindi un calo del suo rendimento. Queste considerazioni ci sembrano sufficienti perché si presti la massima attenzione a questo importante argomento.   Consigli per l'allenatore  Fare praticare attività sportiva agli atleti solo se sono in perfette condizioni fisiche. Non fare utilizzare indumenti in plastica o nylon per aumentare la sudorazione a scopo dimagrante: il peso perduto in questo modo viene recuperato quasi totalmente in 24 ore, mentre si aumenta la perdita idrico-salina limitando, inoltre, nettamente l'evaporazione del sudore stesso, meccanismo che garantisce la termoregolazione durante lo sforzo fisico. L'assunzione di liquidi deve avvenire durante lo sforzo fisico, in piccole quantità e ad intervalli regolari: non si deve assolutamente impedire agli atleti di bere durante l'allenamento o la gara. Si deve controllare il peso dell'atleta prima e dopo lo sforzo, per valutare la perdita idrica: solo se essa supera i 3 litri occorre aggiungere sali a quelli contenuti negli alimenti. Non esiste nulla in sostituzione dell'acqua e di una adeguata dieta per mantenere il livello necessario di elettroliti nell'organismo.   Sintomi della disidratazione La disidratazione è pericolosa per svariati motivi; innanzitutto in un corpo disidratato il meccanismo della sudorazione viene bloccato, in modo da risparmiare la poca acqua rimasta nell'organismo. La mancata secrezione di sudore causa un notevole surriscaldamento organico, con ripercussioni negative sul centro termoregolatorio ipotalamico (vedi colpo di calore). Inoltre, in un organismo disidratato si riduce la volemia, per cui il sangue circola meno bene nei vasi, il cuore si affatica e può insorgere, nei casi estremi, il collasso cardiocircolatorio. Alcuni, possibili, sintomi della disidratazione: sete (non sempre presente, specie nell'anziano, e molto spesso non proporzionata al grado di disidratazione); crampi muscolari; debolezza generale; calo del peso corporeo; diminuzione della diuresi, con urine di colore particolarmente scuro (tipica disidratazione ipertonica); secchezza delle labbra, della pelle e delle mucose; aumento della temperatura corporea; infossamento dei bulbi oculari; aumentata frequenza cardiaca; compromissione del sensorio; mancanza di lacrime nel pianto e freddezza delle estremità. Percentuale di peso corporeo perso per disidratazione Implicazioni fisiologiche 2% Alterazioni della performance 4% Diminuisce la capacità di lavoro muscolare 5% Disturbi gastrointestinali, esaurimento del calore 7% Allucinazioni 10% Collasso circolatorio e infarto cardiaco     Soggetti a rischio disidratazione IL BAMBINO E' PARTICOLARMENTE A RISCHIO DISIDRATAZIONE per la maggior percentuale di acqua corporea e per il suo più veloce turnover. A rischio sono soprattutto i neonati colpiti dalle prime gastroenteriti virali (vedi: influenza intestinale). L'ANZIANO E' PARTICOLARMENTE A RISCHIO DISIDRATAZIONE in quanto lo stimolo della sete si attenua con l'avanzare dell'età, può esservi il timore di incontinenza urinaria (con minor assunzione di liquidi) o preconcetti errati, e sono anche più frequenti le malattie e le alterazioni organiche e psicologiche predisponenti alla disidratazione. LO SPORTIVO E' PARTICOLARMENTE A RISCHIO DISIDRATAZIONE per la maggior quantità di sudore prodotta durante l'attività sportiva. Si calcola che nel soggetto impegnato in un'attività fisica sia necessario 1 ml di acqua per ogni caloria spesa.   Come reidratare Fino a pochi anni fa la disidratazione, specie quella severa, veniva trattata tramite infusione glucoidrosalina per via endovenosa (fleboclisi). Oggi, pur continuando ad usare tale trattamento nelle situazioni più gravi, si ricorre sempre più alla terapia reidratante orale. Per i bambini sono disponibili apposite preparazioni reidratanti da acquistare in farmacia dietro consiglio del pediatra. Regole pratiche per una corretta idratazione: Non basarsi solamente sulla sensazione di sete, ma tenere conto dell'acqua assunta durante la giornata (in genere si parla di almeno un litro e mezzo in inverno ed almeno un paio di litri d'estate). Ricordare che i principali fattori che influenzano la velocità di assorbimento di una bevanda sono due: il tempo di svuotamento gastrico e la rapidità con cui viene assorbita dai villi intestinali. Tanto più alta è la percentuale di carboidrati nello sport drink e tanto minore è la rapidità di svuotamento gastrico; per questo motivo, e non solo, per combattere la disidratazione sono particolarmente utili le bevande isotoniche, dove la percentuale di carboidrati è compresa tra il 6 e l'8 percento. Gli elettroliti, ed in modo particolare il sodio ed il potassio, riducono l'escrezione urinaria e favoriscono laritenzione di idrica ed un migliore assorbimento. Attenzione all'eccessiva esposizione solare e alla pratica di terme e saune, da evitare quando si è a rischio disidratazione. Quando ci si sposta in un luogo particolarmente caldo o alle prime calure estive bisogna dare il giusto tempo all'organismo per acclimatarsi, evitando di esporsi direttamente al sole nelle ore più calde. Lasciar perdere le tute in plastica per sudare se si vuole dimagrire... non servono a nulla, se non a disidratare e ad attentare pericolosamente alla salute di chi le indossa. Tener presente che anche in altura il rischio di disidratazione è elevato, sia per il clima generalmente ventoso, sia per la maggiore vicinanza dei raggi solari, sia perché viene eliminata più acqua con la respirazione. Anche i viaggi molto lunghi in aereo possono causare disidratazione.

Continua...

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