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Contenuti per tag: alimentazione


Gastronomia Evolutiva

Prima della pubblicazione del libro l’origine della specie “Charles Darwin, 1859” la presenza in natura, di un disegno intelligente, era considerata la prova concreta dell’esistenza di un creatore, che poteva essere soltanto DIo. Darwin, nel suo scritto, propone una spiegazione diversa, la selezione naturale. Il prodotto dell’evoluzione per selezione naturale è il disegno senza il suo creatore. E’ un processo evolutivo graduale, cieco e privo di intenzioni e obiettivi, che nasce dall’accumulo di variazioni ereditarie che poco per volta, una generazione dopo l’altra, migliorano il funzionamento degli organismi, aumentando le varianti genetiche più adatte alle condizioni locali a scapito di quelle meno adatte. In natura tutto è soggetto a variazioni, una parte delle quali è ereditaria. il nostro rapporto con il cibo dimostra come ci siamo evoluti noi e come si è evoluto ciò che mangiamo. Sia noi che il cibo siamo un prodotto dell’evoluzione e possiamo parlare di una vera e propria gastronomia evolutiva.  Tutto quello che mangiamo ha una storia evolutiva. Esiste un’analogia evidente, tra la selezione naturale e il processo di selezione artificiale utilizzato dall’uomo, introducendo attraverso l’allevamento e l’agricoltura un enorme quantità di variazioni cumulative, per produrre nuove varietà.  Gli allevatori e gli agricoltori guidano il flusso genetico selezionando gli individui che produrranno la nuova generazione e la genetica fa il resto. Perché ciò accada occorrono due circostanze specifiche: i caratteri che si vogliono influenzare devono presentare una variabilità tra gli individui e una parte di essa deve poter essere ereditata. La stessa selezione artificiale è un processo evolutivo, in quanto noi pensiamo di opporci all’evoluzione ma in realtà stiamo collaborando con lei. In termini genetici, sia la selezione naturale che quella artificiale, operano sulla variazione di ciò che esiste già. Ed é proprio così che la cucina si é evoluta, utilizzando ciò che gli fornisce l’evoluzione e quello che trova nella dispensa o al mercato. Ciò che ci differenzia realmente dalle altre specie animali, rendendoci umani è la capacità di cucinare. Siamo animali che cucinano. La specie umana, con la sua capacità di cucinare e i suoi gusti carnivori, si è evoluta gradualmente da progenitori vegetariani, se non addirittura vegani. Studi condotti sulle abitudini alimentari confermano ciò che sembra emergere da un confronto tra le diete tipiche di varie culture, evidenziando molti modi per seguire una dieta sana ed equilibrata e solo le scelte estreme, basate su un consumo eccessivo delle proteine animali o sulla totale eliminazione delle proteine animali, possono diventare fonte di problemi. Nelle diete comprese tra questi due estremi, il rischio principale per la salute ha un’origine decisamente moderna ed è quello associato all’eccesso di calorie. Luca G. Bottoni T.McLaughlin, A Diet of Tripe. The Chequered History of Food Reform, David & Charles, 1978. D.J. Varrichio et al., Avian Paternal Care Had Dinosaur Origin, <Science> 322, n.5909 (2008), pp. 1826-28, doi:10.1126/science.1163245. R.Alleine e X.P. Suberbiola, Dinosaurs of France, <Comptes Rendus Palevol> 2, no.1 (2003), pp. 27-44, doi:10.1016/s1631-0683(03)00002-2. J. Boswell, The Journal of a Tour to the Hebrides with Samuel Johnson, LLD (1785) http://www.gutemberg.org/ebooks/6018 C. Darwin, The Descent of Man, end Selection in Relation to Sex, John Murray 1901; C.T. McEvoy et al., Vegetarian Diets, Low-Meat Diets and Health: A Review,<Public Health Nutrition> 15, n.12(2012), pp. 2287-94, doi:10.1017/s1368980012000936.

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I vantaggi, le proprietà e gli effetti collateral...

Il peperoncino (Capsicum annuum) è un arbusto perenne a vita breve che, in condizioni di clima sfavorevole, viene coltivato come annuale. Originario delle Americhe ma attualmente coltivato in tutto il mondo. Tutte le specie possono essere coltivate in Italia, anche in balcone, seminando verso febbraio al Centro e al Sud e marzo al Nord, mentre i frutti si possono raccogliere in estate e in autunno.  Potenziale effetto antiossidante - Previene l'invecchiamento precoce. Il peperoncino ha proprietà antiossidanti dovute alla presenza di capsaicina. Gli antiossidanti lavorano nella prevenzione delle malattie croniche, del cuore, il diabete, il cancro, e l'invecchiamento precoce. Gli antiossidanti presenti nel peperoncino sono: vitamina A (carotenoidi, come il beta-carotene), vitamine C ed E, così come i flavonoidi, sostanze importanti per neutralizzare l'azione dei radicali liberi.   Prevenzione delle malattie croniche - Perché sono ricchi di antiossidanti come i carotenoidi, flavonoidi e vitamina C, il consumo di peperoncino può agire per prevenire malattie croniche come il diabete e il cancro. Inoltre contribuisce ad disintossicante il sangue, attiva il sistema immunitario ed è considerato un alimento funzionale.   Aiuta nella digestione e protegge la mucosa - l'assunzione di peperoncino aumentata la salivazione (aiuta la masticazione e tutela la salute orale), stimola la secrezione di acido gastrico (aumentando la produzione di enzimi e succhi gastrici, che aiutano a digerire), e motilità gastrointestinale (promozione e sensazione di benessere dopo aver mangiato). La capsaicina ha un effetto gastroprotettivo contro le lesioni della mucosa gastrica a causa di un aumento della produzione di muco gastrico.   Effetto termogenico (accelera il metabolismo) - l'ingestione di peperoncino alza la temperatura del corpo, che può aumentare la spesa calorica. La capsaicina è anche in grado di prevenire l'accumulo di grasso nella zona addominale.   Ruolo di supporto nella perdita di peso - L'uso di peperoncino rosso durante i pasti, stimola il sistema nervoso, la produzione ed aumento del rilascio di catecolamine, noradrenalina e adrenalina, con conseguente diminuzione dell'appetito e apporto calorico e di grassi nei seguenti pasti. Questo dimostra che il peperoncino può essere utile nella perdita di peso.   Promuove il controllo del colesterolo - Il consumo di peperoncino può aiutare a mantenere la pressione arteriosa a livelli normali, ma anche di mantenere i livelli di colesterolo LDL e trigliceridi sotto controllo.   Protezione contro il cancro - le sostanze fitochimiche presenti nel peperoncino sono considerate chemopreventive. La capsaicina ha proprietà anti cancerogene e antimutageniche.   Prevenzione del diabete - E 'stato provato in studi che la capsaicina provoca una riduzione del livello di glucosio nel sangue, aumentando il livello di insulina.   Sistema circolatorio - Contiene vitamine A, C, B, potassio e calcio, il peperoncino può essere utile non solo per la salute del cuore, ma anche per il sistema circolatorio.  Presenta proprietà  vasodilatatorie, impedendo la formazione di coaguli aumentando il calibro dei vasi sanguigni, fattore che riduce le probabilità di un attacco di cuore o ictus.   Anti depressivo - migliora l'umore e favorisce il sollievo dal dolore - adrenalina e la noradrenalina sono anche responsabili per la vigilanza, il peperoncino infatti può anche essere associato ad un miglioramento dell'umore nelle persone depresse. La sua capacità di aumentare il flusso di sangue periferico può essere utile nei casi di emicrania e depressione. Inoltre, agisce sul sistema immunitario, rafforza il corpo da invasori infettivi. La capsaicina è utile per mal di testa, nel caso della mucosite orale, allergie della pelle e tumori della pelle.   Nutre l'organismo - Il valore nutritivo del peperoncino è rilevante, con vitamina A (carotenoidi), C ed E, vitamine del gruppo B (tiamina, niacina, riboflavina), e minerali come potassio e calcio.   Azione anti-infiammatoria - Gli studi dimostrano che la capsaicina ha proprietà anti-infiammatorie. La raccomandazione è il consumo fino a 30 mg / giorno di capsaicina si può ottenere un effetto terapeutico.   Controindicazioni ed effetti collaterali dei peperoncini  I peperoncini devono essere tenuti lontano dagli occhi. Dopo ogni contatto con qualsiasi varietà di peperoncini, lavarsi sempre le mani. Dovrebbe essere usato in piccole quantità durante la gravidanza. Dosi elevate possono irritare la zona gastrointestinale e reni.

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Digiuno Intermittente: di cosa si tratta?

Quella del "digiuno intermittente" è una teoria nutrizionale che in ambito sportivo si è fatta strada negli ultimi anni a suon di studi e ricerche scientifiche più o meno validate e che afferma quanto segue: limitare l'apporto di cibo a fasi specifiche della giornata (periodi di 8-12 ore) digiunando per le restanti 12-16 ore può essere più indicato che non alimentarsi con la classica regola del "poco e spesso" (pasti/snack ogni 2-4 ore dal momento del risveglio al momento in cui si va a dormire). Il principio alla base del digiuno intermittente è quello di creare un lasso temporale di digiuno più lungo del "normale" con l'obiettivo di incidere sul bilancio calorico complessivo e soprattutto sul metabolismo ormonale. Questo perchè in condizioni di astinenza alimentare non si avrà alcun incremento insulinico (responsabile di deposito di adipe) mentre si avrà un importante incremento di IGF1, GH (ormone della crescita) e, sembrerebbe, Testosterone. Cosa significa questo? Così come l'insulina, anche il GH è un ormone "anabolico" (che favorisce cioè la crescita muscolare o ipertrofia), ma, e qui sta la differenza più importante, lo fa senza contemporaneamente favorire un deposito adiposo ma anzi stimolando la lipolisi e quindi il dimagrimento! In cosa si traduce tutto ciò? Più massa magra, meno massa grassa! Esistono diverse tipologie di digiuno intermittente, alcune portate all'eccesso oppure organizzate in maniera troppo superficiale, ma se impostato con l'aiuto di uno specialista (nutrizionista, ovviamente) questa forma non convenzionale di alimentazione può apportare diversi benefici che di seguito elenco:   • Diminuzione del grasso corporeo • Minor perdita di massa muscolare rispetto a una tradizionale dieta ipocalorica • Diminuzione dei livelli di glucosio nel sangue • Diminuzione dei livelli di insulina e aumento della sensibilità ad essa • Aumento della lipolisi e dell’ossidazione dei grassi • Aumento del dispendio calorico causa accelerazione del metabolismo • Aumento dei livelli di noradrenalina e adrenalina • Aumento dei livelli del glucagone • Aumento dei livelli del GH • Diminuzione della sensazione di fame   La domanda che ci dobbiamo porre è: è questo un tipo di alimentazione adatta a tutti? Non necessariamente, anzi! Se i risultati ottenuti con una corretta accoppiata allenamento/alimentazione equilibrata "classica" sono buoni e soprattutto vi soddisfano, non vedo motivo per cambiare stile alimentare. Viceversa, in caso di stagnazione dei risultati o di incapacità del vostro corpo di dimagrire nonostante l'applicazione corretta di una dieta ipocalorica, provare a cambiare totalmente visione afffrontando questo stile alimentare per tastare con mano i benefici eventualmente apportati sul vostro metabolismo è fortemente consigliato! Ma mi raccomando, mai affidarsi al fai-da-te!

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Carico Acido Renale: cos'è e qual'è la...

PRAL, Potential Renal Acid Load (carico acido renale potenziale) La letteratura più recente in materia di nutrizione clinica si è soffermata in più occasioni sulla valenza alcalinizzante o acidificante dei cibi. Gli interventi hanno iniziato a destare particolare interesse dal momento in cui si è fatta strada l'ipotesi di una correlazione tra l'assunzione di cibi proteici in eccesso, rispetto al fabbisogno giornaliero, ed alcuni effetti potenzialmente negativi sul metabolismo osseo con un aumento della demineralizzazione. L'assunzione di un eccesso di proteine rispetto alle capacità di assimilazione dell'organismo comporterebbe la trasformazione degli amminoacidi in eccesso in acidi organici, e la necessità di attivare dei meccanismi tampone renderebbe necessaria la mobilitazione di ioni di calcio dal tessuto osseo per contrastare l'acidosi. Il ruolo centrale della produzione netta di acido endogeno (NEAP, Net Endogenous Acid Production) nell'insorgenza dell'osteoporosi, nella perdita di massa magra e nella formazione di calcoli renali è attualmente oggetto di studio, ed è stato confermato in più occasioni. In particolare, nel campo della nutrizione è stata presa in considerazione la componente alimentare della NEAP che può essere stimata grazie al calcolo del carico acido renale potenziale (PRAL, PotentialRenal Acid Load). Il PRAL di un cibo, secondo la formula più comunemente utilizzata, viene calcolato in base al suo contenuto in proteine, fosforo, potassio, magnesio e calcio, tenendo conto delle capacità di assorbimento intestinale dei singoli microelementi (disregolazione enzimaticometabolica). Gli alimenti a PRAL positivo sono quelli in cui prevale la componente acidificante, mentre quelli a PRAL negativo hanno un carattere alcalinizzante (vedi Tabella Carico Glicemico/PRAL valore massimo). Numerosi studi hanno evidenziato le correlazioni fra il bilanciamento acido-basico dell'alimentazione ed i potenziali effetti avversi sul benessere del paziente. Queste analisi procedono solitamente attraverso delle interviste retrospettive sulle abitudini nutrizionali, in quanto il carico acidificante o alcalinizzante dell'alimentazione agisce tendenzialmente sul lungo periodo. Attraverso questionari validati sull'assunzione dei cibi, è stato possibile correlare positivamente il carico acidificante con l'aumento delle fratture ossee e generalmente con un più scarso tenore minerale del tessuto osseo ed una riduzione della massa magra.

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Fatti mandare dalla mamma.... ma non prendere il l...

Ricordo ancora bene quei tempi in cui, affamato di informazioni sul mondo del body building, la mia mente assorbiva di tutto come una spugna secca... e di come in perido adolescenziale, e quindi da perfetto squattrinato, ero alla ricerca di fonti proteiche facilmente accessibili e a costo zero!! Ovviamente, come per quasi tutti credo, la migliore fonte secondo le informazioni dei più grandi esperti sulla scienza dell'alimentazione (e qui sto ironizzando ovviamente!) e dell'allenamento, era senza dubbio il buonissimo latte di mucca. Era il santo graal di ogni giovane bodybuilder squattrinato e hardgainer che esisteva, perfino più accessibile delle altrettanto osannate uova, pensateci... lo comprava la mamma e lo metteva in frigo, li, pronto a nostra completa disposizione, era gratis e sopratutto ricco di proteine!! Quelle proteine che a noi servivano a tutti i costi, e qui i costi erano davvero a zero! Poi era facile da prendere! Lo mettevi in un bel bicchiere o lo tracannavi direttamente dal Tetrapack (una vera soddisfazione), l'apoteosi in fine era quando lo univi, per farti quei gustosissimi drink proteici, fatti con le proteine in polvere (in quei rari periodi in cui avevi soldi da spendere per comprarne si e no 500 gr.).   Dove voglio arrivare? Tutto questo ben di dio era poi davvero così sano come la pubblicità della Parmalat vuole farci ancora credere? Di sicuro è buono, a me piace tantissimo, ma ormai decine di studi ne condannano il suo utilizzo reputandolo persino un alimento dannoso per la nostra salute. In questo articolo vorrei analizzare con estrema imparzialità quali sono i pro e i contro di questo consumatissimo e sopravalutatissimo alimento. Al principio fù la luce! Nasciamo... e il primo alimento che viene a contatto con la nostra bocca e poi con il nostro intestino è il latte della nostra amatissima mamma (non per tutti è così purtroppo). Ogni creatura che nasce viene svezzata con questo preziosissimo nettare che contiene tutti gli elementi essenziali per garantire la nostra crescita, (non sto qui a dilungarmi sullo scrivere cosa contiene, esistono testi e tabelle nutrizionali appropriati e ormai da per tutto si può accedere a questa informazione) ci fornisce le difese immunitarie, le proteine per i nostri tessuti, le energie per le nostre reazioni metaboliche, insomma è davvero l'alimento perfetto... all'inizio però! E sempre che noproprietà del latte, latte salute, pastorizzazione, alimentazione, magazzù trainern venga pastorizzato!   La pastorizzazione La pastorizzazione è una tecnica usata per il consumo a lungo termine di questo alimento, essa si basa sul portare la temperatura a livelli tali da distruggere alcuni microrganismi patogeni non resistenti al calore quindi non vengono usate temperature così elevate come nella sterilizzazione, infatti la pastorizzazione non è in grado di distruggere le spore, successivamente l'alimento trattato viene portato con rapidità a temperature più basse. Ma cosa provoca questo processo oltre a rendere il latte più "sterile" e a lunga conservazione? Bene, ci sono alcune proteine contenute nel latte come ad esempio la caseina, che subiscono un certo livello di degradazione nella loro struttura aminoacidica. Nel caso della caseine succede che non vengono digerite completamente, esse formano come una colla che va ad attaccarsi nella parete gastrointestinale rendendola più permeabile, quindi facilita l'accesso a più agenti patogeni. Un eccesso di caseina non correttamente digerita è stato collegato ad otiti croniche, congestioni nasali, acne, eczema, una varietà di malattie autoimmuni, e persino il cancro alla prostata e alla mammella. Inoltre i riscaldamenti "blandi", come quelli appunto della pastorizzazione, provocano la denaturazione di altre proteine, creando cambiamenti di elasticità, di solubilità, nelle proprietà osmotiche e nel contempo rende più digeribili gli alimenti. Il secondo tipo di danno, è causato da trattamenti termici più importanti (fino a 180°C). Questo provoca la diminuzione di aminoacidi termolabili, come la lisina e la cistina, che vengono convertiti in altri composti con diminuzione del valore nutritivo e della digeribilità proteica; la cistina viene spesso degradata, oltre che inattivata, quando l’alimento che la contiene viene trattato ad elevate temperature in presenza di acqua (1)! Fra i vari prodotti di decomposizione degli aminoacidi vanno segnalati gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), come il benzopirene, ad azione cancerogena sull’uomo. Uno studio pubblicato nel settembre del 2010 sullo "Journal of Pediatric Gastroenterology & Nutrition".(2),mette a confronto campioni di latte materno pastorizzato e poi esposto a temperature di -28°,e latte materno fresco non pastorizzato, le concentrazioni di lisozima, lattoferrina, lattoperossidasi e immunoglobulina secretoria A, sono stati ridotti del 50% al 82% nel latte pastorizzato donatore e le attività di lisozima e lactoperoxidase erano il 74% e il 88% inferiore (allora perchè tenerlo in considerazione? d'altro canto sappiamo che le sigarette fanno male, ma la gente continua a fumare lo stesso, ho scritto questo solo per informazione Bibliografia 1. ALIMENTI: CARATTERISTICHE NUTRIZIONALI, ANALISI, CONTROLLO Sezione terza Flaminio Fidanza - Ed. Gnocchi 2. Journal of Pediatric Gastroenterology & Nutrition: Settembre 2010 - Volume 51 - Issue 3 - p 347-352 doi: 10.1097/MPG.0b013e3181e07f0a

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Inverno, è tempo di tisane. Quali sono le più in...

Una tisana è una preparazione estremamente semplice che consiste nel versare dell'acqua calda sull’essenza della pianta, solitamente essiccata e sminuzzata, lasciare in infusione per poco tempo e poi filtrare per eliminare i residui vegetali; una volta tiepido, non rimane che gustarlo! Si tratta pertanto di una semplice estrazione acquosa, che non richiede tecnologie sofisticate, ma che nella sua semplicità permette di apprezzare molte delle virtù delle piante medicinali. Gli infusi sono stati sicuramente una delle prime forme in cui l’uomo ha iniziato ad apprezzare gli effetti benefici delle piante e che lo hanno poi accompagnato nei secoli e nelle diverse regioni del mondo, grazie alla loro efficacia, alla semplicità della preparazione, alla facilità di reperire le materie prime necessarie (acqua e piante medicinali). Anche nella vita contemporanea, sempre più frenetica e piena di impegni è importante riuscire a trovare il modo di apprezzare il benessere di una tisana che racchiude al suo interno il piacere, la funzionalità e il calore delle piante medicinali. Il sapore e l’aroma Non sempre ciò che fa bene è anche buono e gradevole. Molte volte le tisane vengono associate a qualcosa di salubre e sicuramente benefico, ma che può essere poco gradevole al palato. È quindi importante rendere più piacevole il gusto, che, così come l’aroma e il colore, è un aspetto che contribuisce alla sensazione complessiva di benessere e di piacere che una tisana ben fatta è in grado di fornire. Un po’ di relax Una tisana tiepida può essere un utile rimedio da gustarsi la sera prima di coricarsi per favorire il sonno, oppure semplicemente per rilassarsi dopo una giornata intensa. Per questo consigliamo una tisana contenente: valeriana, passiflora (per il relax del sistema nervoso) e camomilla, che ha anche un effetto rilassante per l’apparato digerente. Dopo i pasti A volte ci sentiamo un pò appesantiti, magari facciamo fatica a riprendere il lavoro nelle prime ore del pomeriggio, la sonnolenza sembra non volerci dare tregua.  Si tratta di situazioni abbastanza comuni nelle quali una tisana può essere particolarmente indicata. Per questo consigliamo una tisana contenente: carciofo, tarassaco, fumaria, boldo e menta piperita. Un infuso caldo per il benessere delle vie respiratorie I piccoli disturbi tipici della stagione fredda possono essere contrastati anche con l’aiuto di una tisana calda, magari con l’aggiunta del miele, noto per le sue utili proprietà. La natura ci offre varie piante dall’azione balsamica, ricche di olio essenziale e capaci di dare sollievo alle vie respiratorie, messe a dura prova dal freddo invernale. Per questo consigliamo una tisana contenente: mirto, timo eucalipto, menta e anice stellato.

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La frutta, meglio acerba o matura?

La maturazione della frutta è un fenomeno affascinante dal punto di vista biochimico, ma anche molto utile per il consumatore per capire come scegliere e conservare la frutta, e quando consumarla per apprezzarne al massimo le caratteristiche organolettiche. La frutta durante la maturazione subisce notevoli trasformazioni nella forma, nel colore, nella consistenza, nel contenuto di acqua, zucchero e microelementi. Possiamo distinguere due tipologie di frutti: quelli climaterici e quelli non climaterici. I frutti climaterici sono ad esempio le mele, albicocche, cachi, avocado, banane, fichi, kiwi, mango, pesche, pere, ecc. Questi frutti sono quelli che maturano anche dopo essere stati raccolti, anzi alcuni di essi, come l'avocado, maturano solo dopo essere stati raccolti perché la pianta produce una sostanza che inibisce l'etilene finché il frutto non viene staccato; i frutti non climaterici sono ad esempio l’arancia, il lampone, il limone, l’oliva, l’uva, il cetriolo e il peperone. Questi frutti sono quelli che non continuano a maturare una volta raccolti, come non è vero che quelli climaterici continuano necessariamente a maturare una volta raccolti.  La maturazione della frutta Durante la maturazione della frutta avviene lo sviluppo di quattro caratteristiche: aroma, dolcezza, succosità e morbidezza, colore. Dopo la raccolta, alcuni frutti cessano la maturazione di tutte queste caratteristiche, altri continuano a maturare ma solo in alcune e non in altre, altri ancora evolvono in tutte le caratteristiche descritte di seguito. Aroma: la frutta acerba contiene fenoli amari e astringenti il cui scopo è quello di scoraggiarne il consumo prima che il seme sia maturo. Con la maturazione della frutta scompaiono lasciando spazio agli aromi piacevoli, che ne incoraggiare il consumo. Affinché avvenga questo processo in genere la frutta deve essere ancora sull'albero.. Dolcezza: dovuta agli zuccheri semplici (saccarosio e fruttosio), ricavata dalla linfa o dalla trasformazione degli amidi. Succosità e morbidezza: un enzima specifico attacca la pectina presente nelle pareti delle cellule, causando una più facile rottura di queste che quindi rilasciano più facilmente l'acqua. Il frutto risulta così più morbido e succoso. In questo processo vengono utilizzati gli acidi del frutto, che di conseguenza assume un sapore meno acido. Colore: con la maturazione il colore della frutta diventa più luminoso e si forma sulla superficie del frutto una pellicola cerosa che impedisce la dispersione dell'acqua.   La giusta scelta è nel mezzo: né acerba né troppo matura La frutta matura fornisce una maggiore sensazione di dolcezza grazie a un maggior contenuto in fruttosio rispetto alla frutta acerba, cosa che incide sull’apporto calorico e sull’indice glicemico. Attenzione quindi a chi ha problemi di glicemia: un consumo di frutta ben matura ha un effetto decisamente negativo sulla glicemia. La frutta acerba contiene in genere un maggior contenuto in minerali, perché non si sono ancora attivati i processi di ossidazione che caratterizzano la maturazione del frutto. Si consiglia di mangiare in media massimo 150g di frutta a pasto, e quella con il giusto grado di maturazione che ha il migliore valore nutrizionale, infatti presenta un maggior contenuto in vitamine che in genere va diminuendo con l’avanzare del grado di maturazione, un buon apporto di zuccheri a basso peso molecolare (fruttosio, saccarosio, glucosio) e minerali; la quantità di queste preziose sostanze dipende però dal tipo di frutta e dalle condizioni ambientali. Quando il frutto matura, le pareti cellulari si degradano grazie all’attivazione di enzimi, la cui azione favorirà il rilascio dei succhi contenuti. Questo processo metabolico fa sì che il frutto risulti più succoso, anche se in realtà non si ha variazione del contenuto di acqua, che è solo diversamente distribuita.   Per quanto riguarda la digestione la frutta più matura è maggiormente digeribile, grazie proprio ai processi di degradazione attivi nell’alimento; allo stesso tempo, tutto ciò contribuisce ad aumentare la fermentazione nello stomaco, rendendo quindi il prodotto inadatto a coloro che hanno problemi di rallentata digestione, meteorismo, gastrite e intestino irritabile. Diverso è anche il contenuto in acidi: nelle mele, nelle prugne e nei frutti di bosco acerbi, risulta molto alto il contenuto in acido malico e benzoico; mentre, negli agrumi, troviamo una elevata quantità di acido citrico. Questi acidi non sono nocivi, ma è preferibile non abusarne.    Gennaio: arancia, kiwi, mandarancia, mandarino, pompelmo. Febbraio: arancia, kiwi, mandarancia, mandarino, pompelmo. Marzo: arancia, kiwi, limone, mandarino. Aprile: arancia, fragola, kiwi, limone. Maggio: arancia, ciliegia, fragola, kiwi, nespola. Giugno: albicocca, ciliegia, fragola, limone, melone, pesca. Luglio: albicocca, anguria, ciliegia, fico, fragola, lampone, limone, melone, mirtillo, pesca, pescanoce, prugna. Agosto: albicocca, anguria, fico, fragola, lampone, melone, mirtillo, mora, pera, pesca, pescanoce, prugna, ribes, uvaspina. Settembre: fico, fico d'india, mela, melograno, pera, pesca, pescanoce, prugna, ribes, uva, uvaspina. Ottobre: cachi, castagna, limone, mela, melograno, pera, uva. Novembre: arancia, cachi, castagna, kiwi, limone, mandarancia, mandarino. Dicembre: arancia, cachi, kiwi, mandarancia, mandarino, pompelmo.

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