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Quanto fa ingrassare l'alcol che beviamo?

Conosciamo meglio l'alcol etilico e il suo contributo all'aumento di grasso. I macronutrienti della nostra alimentazione sono tre: carboidrati, proteine e grassi. In essi sono contenute le seguenti Kcal:   1g di carboidrati = 4kcal; 1g di proteine = 4kcal; 1g di grassi = 9kcal; L’alcol etilico contiene invece 7kcal per grammo, ma non può essere considerato un macronutriente. Deve però essere considerato nel caso in cui se ne faccia un uso abituale quotidiano affinchè si possa monitorare l’introito calorico. La gradazione presente in etichetta però non esprime i grammi di alcol, bensì i ml di etanolo: in 100ml di vino al 12% vol. saranno contenuti 12ml di etanolo e 9,48gr di alcol per un totale di 66,36kcal Forniamo un utile schemino per calcolare i grammi di alcol, con le relative Kcal, nelle bevande prendendo come esempio i 100ml di vino come sopra: [(gradi in volume x quantità di prodotto ingerita):100]x0,79 (peso specifico alcol) [(12°x100ml):100]x0,79=9,48gr 9,48x7(Kcal)=66,36 Kcal. Se accompagnassimo invece una pizza con una birra da 500ml al 5% vol. : [(5°x500ml):100]x0,79=19,75gr 19,75x7(Kcal)=138,25 Kcal e se dopo il caffè ci fosse anche un amaro al 40% vol. da 50ml: [(40°x50ml):100]x0,79=15,8gr 15,8x7(Kcal)=110,6 Kcal Escludendo la pizza, un eventuale dolce e lo zucchero nel caffè, solo dalle bevande alcoliche si sarebbero assunte 248,85 Kcal, l'equivalente di circa 70gr di spaghetti cotti e non conditi. Quindi fate attenzione alla gradazione, alla quantità e agli abbinamenti!

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Il Fattore "C", muscoli e vitamine

Una vitamina fondamentale per il recupero e per la crescita muscolare per tutti coloro che praticano attività fisica e sportiva. Questa potente sostanza, chiamata anche acido ascorbico, può offrire talmente tanti benefici all’organismo da poter essere considerata allo stesso livello di altri integratori ampiamente diffusi. , proteggere dal raffreddore o ridurne la durata e combattere le malattie cardiache e alcuni tipi di tumore: tutte funzioni che possono contribuire a mantenere l’organismo in buona salute. La vitamina C può fornire altri benefici, oltre a quelli: oltre a rafforzare il sistema immunitario, questa sostanza può stimolare il recupero, rinforzare i capillari e altri vasi sanguigni e perfino aiutare l’organismo a produrre e/o ad utilizzare ormoni, aminoacidi e collagene, tutte sostanze in grado di potenziare la crescita muscolare. Quando si sollevano decine e decine di chili, l’organismo viene sottoposto a forti sollecitazioni e possono verificarsi dei traumi; la vitamina C può riparare i danni subiti in palestra. Essendo un antiossidante, questa vitamina agisce a livello cellulare per contrastare lo stress ossidativo, limitando i danni muscolari e stimolando il recupero e forse anche la crescita. La vitamina C, inoltre, stimola la produzione di collagene, che a sua volta contribuisce alla riparazione delle articolazioni e al rafforzamento dei capillari e dei vasi sanguigni. Mantenendo livelli costanti di vitamina C all’interno dell’organismo si può quindi stimolare il recupero dall’allenamento e dagli infortuni e attutire il dolore e gli ematomi. Se praticate attività fisica con i pesi da parecchio tempo, vi sarete già resi conto che il corretto funzionamento del sistema ormonale è fondamentale per sviluppare i muscoli e per sentirsi in forma. La vitamina C stimola il sistema ormonale contribuendo alla produzione di neurotrasmettitori come la serotonina e la norepinefrina. L’integrazione di vitamina C produce un surplus di queste sostanze, che rimangono a disposizione dell’organismo per i momenti in cui dovrà rispondere alle sollecitazioni dovute non solo all’allenamento intenso ma anche ad altre situazioni stressanti della vita quotidiana, come il lavoro, le relazioni e il traffico automobilistico. Dopo questo lungo elenco di benefici della vitamina C, non possiamo che consigliarvi di assumerla in tutti i momenti della giornata: al mattino, al pomeriggio e alla sera. Se già consumate un’ampia gamma di frutta e verdura, come dovrebbe essere, è probabile che assumiate già una quantità consistente di vitamina C. Tuttavia, per stimolare fortemente la crescita muscolare, sarebbe opportuno assumere questa sostanza anche sotto forma di INTEGRATORE. Essendo solubile in acqua, la vitamina C viene trattenuta dall’organismo al massimo per qualche ora, quindi è meglio assumere gli integratori di vitamina C ad intervalli regolari durante tutto il corso della giornata, invece che tutti in una volta. Assumendo piccole dosi frequenti, possibilmente durante i pasti, riuscirete a fornire all’organismo un apporto costante di vitamina C e ad evitare eventuali effetti collaterali sull’apparato digerente.

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Gastronomia Evolutiva

Prima della pubblicazione del libro l’origine della specie “Charles Darwin, 1859” la presenza in natura, di un disegno intelligente, era considerata la prova concreta dell’esistenza di un creatore, che poteva essere soltanto DIo. Darwin, nel suo scritto, propone una spiegazione diversa, la selezione naturale. Il prodotto dell’evoluzione per selezione naturale è il disegno senza il suo creatore. E’ un processo evolutivo graduale, cieco e privo di intenzioni e obiettivi, che nasce dall’accumulo di variazioni ereditarie che poco per volta, una generazione dopo l’altra, migliorano il funzionamento degli organismi, aumentando le varianti genetiche più adatte alle condizioni locali a scapito di quelle meno adatte. In natura tutto è soggetto a variazioni, una parte delle quali è ereditaria. il nostro rapporto con il cibo dimostra come ci siamo evoluti noi e come si è evoluto ciò che mangiamo. Sia noi che il cibo siamo un prodotto dell’evoluzione e possiamo parlare di una vera e propria gastronomia evolutiva.  Tutto quello che mangiamo ha una storia evolutiva. Esiste un’analogia evidente, tra la selezione naturale e il processo di selezione artificiale utilizzato dall’uomo, introducendo attraverso l’allevamento e l’agricoltura un enorme quantità di variazioni cumulative, per produrre nuove varietà.  Gli allevatori e gli agricoltori guidano il flusso genetico selezionando gli individui che produrranno la nuova generazione e la genetica fa il resto. Perché ciò accada occorrono due circostanze specifiche: i caratteri che si vogliono influenzare devono presentare una variabilità tra gli individui e una parte di essa deve poter essere ereditata. La stessa selezione artificiale è un processo evolutivo, in quanto noi pensiamo di opporci all’evoluzione ma in realtà stiamo collaborando con lei. In termini genetici, sia la selezione naturale che quella artificiale, operano sulla variazione di ciò che esiste già. Ed é proprio così che la cucina si é evoluta, utilizzando ciò che gli fornisce l’evoluzione e quello che trova nella dispensa o al mercato. Ciò che ci differenzia realmente dalle altre specie animali, rendendoci umani è la capacità di cucinare. Siamo animali che cucinano. La specie umana, con la sua capacità di cucinare e i suoi gusti carnivori, si è evoluta gradualmente da progenitori vegetariani, se non addirittura vegani. Studi condotti sulle abitudini alimentari confermano ciò che sembra emergere da un confronto tra le diete tipiche di varie culture, evidenziando molti modi per seguire una dieta sana ed equilibrata e solo le scelte estreme, basate su un consumo eccessivo delle proteine animali o sulla totale eliminazione delle proteine animali, possono diventare fonte di problemi. Nelle diete comprese tra questi due estremi, il rischio principale per la salute ha un’origine decisamente moderna ed è quello associato all’eccesso di calorie. Luca G. Bottoni T.McLaughlin, A Diet of Tripe. The Chequered History of Food Reform, David & Charles, 1978. D.J. Varrichio et al., Avian Paternal Care Had Dinosaur Origin, <Science> 322, n.5909 (2008), pp. 1826-28, doi:10.1126/science.1163245. R.Alleine e X.P. Suberbiola, Dinosaurs of France, <Comptes Rendus Palevol> 2, no.1 (2003), pp. 27-44, doi:10.1016/s1631-0683(03)00002-2. J. Boswell, The Journal of a Tour to the Hebrides with Samuel Johnson, LLD (1785) http://www.gutemberg.org/ebooks/6018 C. Darwin, The Descent of Man, end Selection in Relation to Sex, John Murray 1901; C.T. McEvoy et al., Vegetarian Diets, Low-Meat Diets and Health: A Review,<Public Health Nutrition> 15, n.12(2012), pp. 2287-94, doi:10.1017/s1368980012000936.

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Il Daikon, cos'è e le sue proprietà

Il Daikon è una radice di origine giapponese molto diffusa in Asia, ma ancora poco conosciuta nella cucina occidentale, anche se da alcuni anni viene prodotto in alcune parti d’Europa e in Italia. Il daikon assomiglia ad una grande carota ma di colore bianco, il suo sapore è decisamente meno dolce, più deciso e lievemente pungente. In realtà si tratta di una radice appartenente alla stessa famiglia di verze e cavoli, le Brassicaceae, con le foglie simile a quelle delle rape. Il daikon può essere servito crudo a fine di pasti a base di fritture o cibi molto grassi grazie alla sua proprietà di radice brucia grassi. Ha svariate proprietà benefiche, è ricco di vitamina C e la sua assunzione si prende cura del fegato e di tutto l’apparato digerente. Aiuta a digerire ed è un ottimo rimedio naturale contro nausea e vomito anche nei primi mesi di gravidanza. Il daikon è a tutti gli effetti un vero e proprio alleato della salute e del benessere del nostro corpo: gli enzimi contenuti aiutano a metabolizzare meglio i carboidrati complessi, i grassi e le proteine, rendendoli più facilmente digeribili ed assimilabili. Ha virtù disintossicanti, antigonfiore, diuretiche e drenanti, per questo è consigliato a chi desidera combattere la ritenzione idrica e la cellulite. Presenta effetti benefici anche su tutto il sistema respiratorio, in quanto aiuta a sciogliere il muco ed il catarro, combattendo in maniera efficace le malattie respiratorie quali asma, influenza e bronchite. Questo particolare ortaggio è anche utile per la salute delle ossa, infatti grazie al calcio contenuto nelle foglie, il daikon promuove la crescita sana delle ossa e ridurre il rischio di osteoporosi. Il daikon è buonissimo da consumare crudo, pelato come qualsiasi radice e tagliato a rondelle sottili per essere poi aggiunto a ricche insalate fresche e leggere, ma anche servito come carpaccio e condito con olio extravergine di oliva, sale e succo di limone. Può essere anche cotto come se fosse una rapa bianca, servito tagliato a cubettoni, bollito e condito semplicemente con olio, sale e limone o in alternative può essere aggiunto in zuppe detox e addirittura nella zuppa di miso. VALORI NUTRIZIONALI Ravanelli Daikon Quantità per 100 grammi Calorie 18 Lipidi 0,1 g Acidi grassi saturi 0 g Acidi grassi polinsaturi 0 g Acidi grassi monoinsaturi 0 g Colesterolo 0 mg Sodio 21 mg Potassio 227 mg Glucidi 4,1 g Fibra alimentare 1,6 g Zucchero 2,5 g Proteine 0,6 g Retinolo 0 IU Acido ascorbico 22 mg Calcio 27 mg Ferro 0,4 mg Vitamina D 0 IU Piridossina 0 mg Cobalamina 0 µg Magnesio 16 mg

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I vantaggi, le proprietà e gli effetti collateral...

Il peperoncino (Capsicum annuum) è un arbusto perenne a vita breve che, in condizioni di clima sfavorevole, viene coltivato come annuale. Originario delle Americhe ma attualmente coltivato in tutto il mondo. Tutte le specie possono essere coltivate in Italia, anche in balcone, seminando verso febbraio al Centro e al Sud e marzo al Nord, mentre i frutti si possono raccogliere in estate e in autunno.  Potenziale effetto antiossidante - Previene l'invecchiamento precoce. Il peperoncino ha proprietà antiossidanti dovute alla presenza di capsaicina. Gli antiossidanti lavorano nella prevenzione delle malattie croniche, del cuore, il diabete, il cancro, e l'invecchiamento precoce. Gli antiossidanti presenti nel peperoncino sono: vitamina A (carotenoidi, come il beta-carotene), vitamine C ed E, così come i flavonoidi, sostanze importanti per neutralizzare l'azione dei radicali liberi.   Prevenzione delle malattie croniche - Perché sono ricchi di antiossidanti come i carotenoidi, flavonoidi e vitamina C, il consumo di peperoncino può agire per prevenire malattie croniche come il diabete e il cancro. Inoltre contribuisce ad disintossicante il sangue, attiva il sistema immunitario ed è considerato un alimento funzionale.   Aiuta nella digestione e protegge la mucosa - l'assunzione di peperoncino aumentata la salivazione (aiuta la masticazione e tutela la salute orale), stimola la secrezione di acido gastrico (aumentando la produzione di enzimi e succhi gastrici, che aiutano a digerire), e motilità gastrointestinale (promozione e sensazione di benessere dopo aver mangiato). La capsaicina ha un effetto gastroprotettivo contro le lesioni della mucosa gastrica a causa di un aumento della produzione di muco gastrico.   Effetto termogenico (accelera il metabolismo) - l'ingestione di peperoncino alza la temperatura del corpo, che può aumentare la spesa calorica. La capsaicina è anche in grado di prevenire l'accumulo di grasso nella zona addominale.   Ruolo di supporto nella perdita di peso - L'uso di peperoncino rosso durante i pasti, stimola il sistema nervoso, la produzione ed aumento del rilascio di catecolamine, noradrenalina e adrenalina, con conseguente diminuzione dell'appetito e apporto calorico e di grassi nei seguenti pasti. Questo dimostra che il peperoncino può essere utile nella perdita di peso.   Promuove il controllo del colesterolo - Il consumo di peperoncino può aiutare a mantenere la pressione arteriosa a livelli normali, ma anche di mantenere i livelli di colesterolo LDL e trigliceridi sotto controllo.   Protezione contro il cancro - le sostanze fitochimiche presenti nel peperoncino sono considerate chemopreventive. La capsaicina ha proprietà anti cancerogene e antimutageniche.   Prevenzione del diabete - E 'stato provato in studi che la capsaicina provoca una riduzione del livello di glucosio nel sangue, aumentando il livello di insulina.   Sistema circolatorio - Contiene vitamine A, C, B, potassio e calcio, il peperoncino può essere utile non solo per la salute del cuore, ma anche per il sistema circolatorio.  Presenta proprietà  vasodilatatorie, impedendo la formazione di coaguli aumentando il calibro dei vasi sanguigni, fattore che riduce le probabilità di un attacco di cuore o ictus.   Anti depressivo - migliora l'umore e favorisce il sollievo dal dolore - adrenalina e la noradrenalina sono anche responsabili per la vigilanza, il peperoncino infatti può anche essere associato ad un miglioramento dell'umore nelle persone depresse. La sua capacità di aumentare il flusso di sangue periferico può essere utile nei casi di emicrania e depressione. Inoltre, agisce sul sistema immunitario, rafforza il corpo da invasori infettivi. La capsaicina è utile per mal di testa, nel caso della mucosite orale, allergie della pelle e tumori della pelle.   Nutre l'organismo - Il valore nutritivo del peperoncino è rilevante, con vitamina A (carotenoidi), C ed E, vitamine del gruppo B (tiamina, niacina, riboflavina), e minerali come potassio e calcio.   Azione anti-infiammatoria - Gli studi dimostrano che la capsaicina ha proprietà anti-infiammatorie. La raccomandazione è il consumo fino a 30 mg / giorno di capsaicina si può ottenere un effetto terapeutico.   Controindicazioni ed effetti collaterali dei peperoncini  I peperoncini devono essere tenuti lontano dagli occhi. Dopo ogni contatto con qualsiasi varietà di peperoncini, lavarsi sempre le mani. Dovrebbe essere usato in piccole quantità durante la gravidanza. Dosi elevate possono irritare la zona gastrointestinale e reni.

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Digiuno Intermittente: di cosa si tratta?

Quella del "digiuno intermittente" è una teoria nutrizionale che in ambito sportivo si è fatta strada negli ultimi anni a suon di studi e ricerche scientifiche più o meno validate e che afferma quanto segue: limitare l'apporto di cibo a fasi specifiche della giornata (periodi di 8-12 ore) digiunando per le restanti 12-16 ore può essere più indicato che non alimentarsi con la classica regola del "poco e spesso" (pasti/snack ogni 2-4 ore dal momento del risveglio al momento in cui si va a dormire). Il principio alla base del digiuno intermittente è quello di creare un lasso temporale di digiuno più lungo del "normale" con l'obiettivo di incidere sul bilancio calorico complessivo e soprattutto sul metabolismo ormonale. Questo perchè in condizioni di astinenza alimentare non si avrà alcun incremento insulinico (responsabile di deposito di adipe) mentre si avrà un importante incremento di IGF1, GH (ormone della crescita) e, sembrerebbe, Testosterone. Cosa significa questo? Così come l'insulina, anche il GH è un ormone "anabolico" (che favorisce cioè la crescita muscolare o ipertrofia), ma, e qui sta la differenza più importante, lo fa senza contemporaneamente favorire un deposito adiposo ma anzi stimolando la lipolisi e quindi il dimagrimento! In cosa si traduce tutto ciò? Più massa magra, meno massa grassa! Esistono diverse tipologie di digiuno intermittente, alcune portate all'eccesso oppure organizzate in maniera troppo superficiale, ma se impostato con l'aiuto di uno specialista (nutrizionista, ovviamente) questa forma non convenzionale di alimentazione può apportare diversi benefici che di seguito elenco:   • Diminuzione del grasso corporeo • Minor perdita di massa muscolare rispetto a una tradizionale dieta ipocalorica • Diminuzione dei livelli di glucosio nel sangue • Diminuzione dei livelli di insulina e aumento della sensibilità ad essa • Aumento della lipolisi e dell’ossidazione dei grassi • Aumento del dispendio calorico causa accelerazione del metabolismo • Aumento dei livelli di noradrenalina e adrenalina • Aumento dei livelli del glucagone • Aumento dei livelli del GH • Diminuzione della sensazione di fame   La domanda che ci dobbiamo porre è: è questo un tipo di alimentazione adatta a tutti? Non necessariamente, anzi! Se i risultati ottenuti con una corretta accoppiata allenamento/alimentazione equilibrata "classica" sono buoni e soprattutto vi soddisfano, non vedo motivo per cambiare stile alimentare. Viceversa, in caso di stagnazione dei risultati o di incapacità del vostro corpo di dimagrire nonostante l'applicazione corretta di una dieta ipocalorica, provare a cambiare totalmente visione afffrontando questo stile alimentare per tastare con mano i benefici eventualmente apportati sul vostro metabolismo è fortemente consigliato! Ma mi raccomando, mai affidarsi al fai-da-te!

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Nutrizione: consigli per perdere peso riducendo st...

Ti senti spesso stanco e fiacco e non sai perché? Ti senti sopraffatto e debilitato? Accumuli chili e non sai come perdere peso?   Potrebbe trattarsi delle ghiandole surrenali. La vita frenetica di tutti i giorni, il lavoro, gli impegni possono causare l'accumulo di stress. Lo stress psicologico, fisico ed emotivo a lungo andare esaurisce le ghiandole surrenali con un conseguente stato di stanchezza, irritabilità e malessere.   Le ghiandole surrenali producono cortisolo, l'ormone dello stress, e quando lo stress si accumula il livello di cortisolo è elevato ed impedisce alle ghiandole surrenali di ricaricarsi causandone l'indebolimento. Il corpo reagisce a questo mal funzionamento con conseguenti disturbi del sonno e del processo metabolico, l'interno ritmo circadiano (il nostro orologio biologico) ne risulta sfasato.   Ma come influisce tutto ciò sull'accumulo di chili in eccesso? Questi effetti negativi si ripercuotono sulla serotonina e la melatonina che sono gli ormoni che regolano l'appetito e l'umore. In altre parole lo stress, non solo aumenta il livello di cortisolo nel sangue rendendoci agitati, ma porta ad uno scompenso del livello di zuccheri nel sangue con conseguenti attacchi di fame improvvisi, una delle principali cause del sovrappeso.   Lo stress e la stanchezza quindi conducono ad un circolo vizioso di stanchezza, malumore e malnutrizione per questo, se vuoi sapere come perdere peso, devi innanzi tutto liberarti o quantomeno ridurre lo stress e la stanchezza.   Ecco quattro consigli che ti suggerisco di seguire per ridurre questi fattori che influiscono sull'aumento di peso:   1. Fai colazione Deve diventare un'abitudine: tutti i giorni devi fare una buona colazione a base di fibre e proteine. Puoi scegliere tra frutta fresca di stagione, frutta secca, yogurt magro naturale o cereali integrali. Se vuoi perdere peso devi stabilizzare il livello di zuccheri nel sangue e la colazione serve anche a questo.   2. Mangia regolarmente Come perdere peso se il metabolismo non funziona a dovere? Se fai pasti regolari il metabolismo rimane sempre attiva aiutando il tuo organismo a bruciare più grassi. per questo consiglio tieni a mente la regola del 3+2, ossia 3 pasti principali (colazione, pranzo e cena) e 2 snack al giorno: uno a metà mattina e uno a metà pomeriggio.   3. Elimina il cibo spazzatura Il miglior modo per non mangiare cibi ad alto contenuto di grassi, cibi ricchi di zuccheri, dolci e bibite è non averli a disposizione. Se vuoi seguire i miei consigli su come perdere peso fornisci al tuo corpo solo cibi di qualità nutrienti e sani. Le ghiandole surrenali hanno bisogni di minerali come lo zinco, il magnesio e di vitamine.   4. Sostituisci il caffè con il tè verde Il tè verde stimola il metabolismo che tia iuta a bruciare i grassi ed è ricco di antiossidanti che contrastano l'azione dannosa dei radicali liberi. Anche se è ricco di proprietà benefiche, tanto da essere utilizzato come una medicina dai popoli dell'antico oriente, il tè verde contiene caffeina quindi due massimo tre tazze al giorno sono sufficienti. Se vuoi dimagrire, se vuoi mantenerti in forma e sapere come perdere peso ricorda di ridurre lo stress e la stanchezza seguendo questi accorgimenti che miglioreranno in generale il tuo stile di vita.   Per ottenere risultati soddisfacenti e per avere più energia dedica 45 minuti del tuo tempo, almeno 3 volte la settimana, ad un pò di attività fisica. Ama il tuo corpo e lui saprà ricompensarti con energia, vitalità e un aspetto snello e raggiante.

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Salute e benessere: il digiuno terapeutico

Con il digiuno "il corpo si ricicla". Quando si digiuna non si mangia, non si fuma e si beve acqua a volontà. Il digiuno integrale non è un regime ipocalorico, una dieta a base di frutta o una dieta liquida. Non si mangia assolutamente niente. Può sembrare sorprendente. Chi di noi non ha avuto una nonna che diceva: «Mangia, ti fa bene»? Molte persone credono di ammalarsi se non mangiano. Ma il digiuno è una terapia!   Perché? Digiunando, smettiamo di apportare alimenti al corpo, che deve quindi sviluppare un nuovo modo per avere energia per sopravvivere. La sua strategia è rivolgersi alle riserve: ispeziona tutti i tessuti per inventariare grassi, proteine, vitamine e minerali di riserva che può usare senza farsi del male. Elenca e distrugge i tessuti usurati, danneggiati o in eccesso, riciclando le parti riutilizzabili ed eliminando quelle nocive. Questo processo viene chiamato autolisi. I tessuti distrutti sono sostituiti da tessuti nuovi creati dall’organismo stesso. Chi dice autolisi dice dunque ringiovanimento. Insomma, il corpo “si mangia da solo”, per rigenerarsi. È un processo sorprendente, ma inevitabile. Il nostro corpo non potrebbe produrre tessuti nuovi senza prima eliminare quelli danneggiati. Ma la cosa migliore è che il corpo ricicla i componenti nutrendosene. Un ottimo esempio di riciclo ecologico! Secondo Christian de Duve, premio Nobel per la biologia: L’autofagia [l’autolisi; N.d.A.] resta una risposta cellulare primordiale alla carenza di nutrimento nella maggior parte degli organismi attuali, nei quali è stimolata da ormoni come il glucagone.... Ma è evidente che la necessità di sostenersi non basta a spiegare il rinnovamento continuo e intenso dei costituenti cellulari. Grazie al rinnovamento, le cellule sostituiscono continuamente i loro componenti con altri appena sintetizzati, realizzando così qualcosa di molto vicino alla giovinezza eterna. Il corpo a digiuno si dedica al rinnovamento. Inoltre, il digiuno accelera la pulizia dei vasi sanguigni, delle cellule e dell’ambiente nel quale queste nuotano (l’ambiente interstiziale). Il grasso, gli scarti, i cristalli di acido urico e i residui vengono digeriti dalle cellule e riciclati. Le tossine non riciclabili vengono semplicemente eliminate. Insomma, il digiuno è una seduta intensiva di riparazione e depurazione dell’organismo. Nella nostra vita assimiliamo cibo regolarmente. Digiunando, il corpo disassimila e investe le sue energie nel rinnovo e nella riparazione di tutte le funzioni biologiche. Il digiuno fa dunque da contrappeso al sovraffaticamento della vita moderna. Il riposo assicura il riequilibrio del nostro metabolismo. ... come sempre la Natura è "sovrana medicatrice di tutti i mali".   Estratto da "La Terapia del Digiuno" - Libro di Nicole Boudreau

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Carico Acido Renale: cos'è e qual'è la...

PRAL, Potential Renal Acid Load (carico acido renale potenziale) La letteratura più recente in materia di nutrizione clinica si è soffermata in più occasioni sulla valenza alcalinizzante o acidificante dei cibi. Gli interventi hanno iniziato a destare particolare interesse dal momento in cui si è fatta strada l'ipotesi di una correlazione tra l'assunzione di cibi proteici in eccesso, rispetto al fabbisogno giornaliero, ed alcuni effetti potenzialmente negativi sul metabolismo osseo con un aumento della demineralizzazione. L'assunzione di un eccesso di proteine rispetto alle capacità di assimilazione dell'organismo comporterebbe la trasformazione degli amminoacidi in eccesso in acidi organici, e la necessità di attivare dei meccanismi tampone renderebbe necessaria la mobilitazione di ioni di calcio dal tessuto osseo per contrastare l'acidosi. Il ruolo centrale della produzione netta di acido endogeno (NEAP, Net Endogenous Acid Production) nell'insorgenza dell'osteoporosi, nella perdita di massa magra e nella formazione di calcoli renali è attualmente oggetto di studio, ed è stato confermato in più occasioni. In particolare, nel campo della nutrizione è stata presa in considerazione la componente alimentare della NEAP che può essere stimata grazie al calcolo del carico acido renale potenziale (PRAL, PotentialRenal Acid Load). Il PRAL di un cibo, secondo la formula più comunemente utilizzata, viene calcolato in base al suo contenuto in proteine, fosforo, potassio, magnesio e calcio, tenendo conto delle capacità di assorbimento intestinale dei singoli microelementi (disregolazione enzimaticometabolica). Gli alimenti a PRAL positivo sono quelli in cui prevale la componente acidificante, mentre quelli a PRAL negativo hanno un carattere alcalinizzante (vedi Tabella Carico Glicemico/PRAL valore massimo). Numerosi studi hanno evidenziato le correlazioni fra il bilanciamento acido-basico dell'alimentazione ed i potenziali effetti avversi sul benessere del paziente. Queste analisi procedono solitamente attraverso delle interviste retrospettive sulle abitudini nutrizionali, in quanto il carico acidificante o alcalinizzante dell'alimentazione agisce tendenzialmente sul lungo periodo. Attraverso questionari validati sull'assunzione dei cibi, è stato possibile correlare positivamente il carico acidificante con l'aumento delle fratture ossee e generalmente con un più scarso tenore minerale del tessuto osseo ed una riduzione della massa magra.

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Regole d'oro per una corretta alimentazione

Consumare abitualmente tanta verdura e frutta; una dose abbondante di verdura va assunta a pranzo e a cena. Ridurre drasticamente i cibi ricchi di carboidrati raffinati, cibi ad alto indice glicemico. Consiglio che siano sempre consumati pochi alimenti che abbondano in zucchero e amidi raffinati, come cereali del mattino, merendine, bibite. Vanno invece bene i carboidrati non raffinati come il farro, la quinoa, il grano saraceno, il pane integrale. Scegliere i cibi proteici poveri di grassi saturi. Consiglio di scegliere il pesce ricco di vitamine, minerali, grassi omega 3 specie se grasso, le altre carni bianche e magre, (pollo, coniglio), gli affettati magri; (bresaola, prosciutto crudo o cotto sgrassati, fesa di tacchino) e i prodotti a base di proteine di soia. Va invece ridotto il consumo di grassi saturi dannosi in eccesso per l'apparato cardiovascolare. Come condimento utilizzare l'olio extra vergine d'oliva. Abolire il consumo di grassi idrogenati, riducendo i cibi che li contengono. Mangiare cinque volte al giorno. Non è bene far trascorrere troppe ore tra un pasto e l'altro. Fare alcuni spuntini è utile per controllare la fame e i livelli d'insulina. Equilibrare i macronutrienti in ogni pasto e in ogni spuntino. In ogni pasto e spuntino vanno assunti, carboidrati, proteine e grassi nelle giuste proporzioni. Fare sempre la prima colazione, non saltarla. Non eccedere con le porzioni in ogni pasto e in ogni spuntino, la moderazione deve essere la regola. Usare per condire spezie aromatiche. Riduci al minimo il consumo di sale (comunque meglio se iodato). Bere acqua in abbondanza, consiglio lontano dai pasti.

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Latte e derivati: possiamo farne a meno? E perché...

Tutti i pincipali canali di informazione continuano a promuovere il consumo di latticini in quanto il latte e i suoi derivati sono considerati alimenti che “fanno bene alla salute ed aiutano a prevenire i problemi alle ossa”, sostenendo oltretutto che il latte faccia crescere forti e sani. E’ realmente così? Facciamo un po’ di chiarezza e di informazione.   1) I latticini non sono indicati per prevenire l’osteoporosi Le donne che consumano proteine animali presentano una perdita ossea del 35%, rispetto al 7% delle donne vegetariane. L’osteoporosi infatti ha un’incidenza maggiore nelle Nazioni in cui viene consumata una maggiore quantità di latte e formaggio: Stati Uniti, Finlandia, Svezia e Inghilterra sono i paesi del mondo in cui il consumo di latticini è molto alto, e, incidentalmente, sono anche quelli in cui l’osteoporosi è maggiormente diffusa. I medici che consigliano il latte come prevenzione dell’osteoporosi (un po’ come quelli che consigliano il nuoto come la soluzione ad ogni problema), non sono forse a conoscenza che l’assunzione del calcio derivante dal latte viene parzialmente, se non del tutto, inibita dalla presenza di fosforo presente in abbondanza nel latte stesso. Inoltre il latte tende ad “acidificare” il nostro organismo, mentre è risaputo che per essere assimilato il calcio necessiti di ambiente alcalino   2) La caseina (proteina del latte) non è adatta al nostro organismo La caseina è utilizzata come colla universale: serve come adesivo per le etichette delle bottiglie di birra, oppure come componente di colle per mobili, la stessa caseina fa lo stesso nel nostro organismo, in fase digestiva diventa una colla e quindi pensiamo a come reagirà il nostro sistema digerente. Inoltre nel cervello, quando si beve latte o si mangiano formaggi, si formano le casomorfine. Si tratta di sostanze simil-oppiacee che producono euforia, e fanno sentire il bisogno di ingerire altro latte/formaggi. L’unico modo per interrompere questo ciclo di dipendenza è smettere completamente. Amarus in fundo i prodotti caseari producono alti livelli di grassi saturi e colesterolo, note cause di aterosclerosi e malattie cardiovascolari.   3) Altri “ingredienti” presenti nei latticini I prodotti caseari sono pieni di pesticidi, antibiotici, ormoni (anche se provenienti da allevamento biologico), steroidi, metalli pesanti e altre tossine somministrate ai bovini per aumentare la produzione di latte.   4) Tra il 70% e il 90% dell’umanità non digerisce il latte Siamo l’unica specie vivente che si nutre di latte proveniente da altri animali. Finora sono stati individuati quattro tipi di intolleranza al latte: la più importante, e cioè quella di intolleranza al lattosio; quella di sensibilizzazione alle proteine; l’intolleranza psicogena, cioè pura e semplice avversione da disgusto; quella causata da microinquinamento batterico o chimico in un latte industrialmente trattato (residui di antibiotici, ormoni, antiparassitari, antimuffe, coloranti, ecc..). Oltre alle comuni fonti (latte, formaggio, yogurt, ecc…) il latte è praticamente ovunque: nei gelati, nei biscotti, nel pane, nei surgelati, negli affettati, ecc… le regole sono sempre le stesse: leggete le etichette ed evitate i prodotti a rischio!   5) Quali potrebbero essere altre fonti “buone” di calcio? Ci sono eccellenti fonti vegetali di calcio che non provocano acidosi metabolica, anzi, sono alcalinizzanti e aiutano la salute delle ossa. I broccoli, il cavolo, gli altri ortaggi a foglia verde, i semi di sesamo, il tahini, il tofu con aggiunta di calcio, i latti vegetali e succhi di frutta puri e concentrati hanno quantità adeguate di calcio che soddisfano il fabbisogno giornaliero.   6) E dunque per avere ossa più forti? Per ottenere reali cambiamenti della struttura ossea in termini di densità, volume e robustezza è indispensabile inserire come buona abitudine delle sedute di allenamento con sovraccarichi: questo elemento è di gran lunga più importante di qualsiasi componente nutrizionale.

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Lo yogurt 0,1% di grassi... fa bene?

Tralasciando per un attimo i possibili benefici o danni nell’assumere latte e derivati, si cercherà di far luce su questo diffusissimo quanto oscuro alimento. Partiamo dal presupposto che lo yogurt, per definirsi tale, deve essere ottenuto dal latte fermentato con due soli batteri caratteristici: il lactobacillus bulgaricus e lo streptococcus termophilus (l’equilibrio tra questi due batteri renderà il prodotto più o meno dolce o acido). I prodotti invece che utilizzano bifidus, lactobacillus o altri fermenti possono utilizzare come denominazione solo quella di “latte fermentato”.   La differenza sostanziale che passa tra lo yogurt intero e quello 0,1% di grassi è il latte utilizzato: nel primo caso sarà intero, nel secondo parzialmente scremato. Nel caso degli yogurt 0,1%, per abbassare ulteriormente l’apporto calorico, vengono utilizzati malsani dolcificanti chimici come l’acesulfame k o l’aspartame, pochissima percentuale di frutta (ovviamente in quelli che la contengono, non in quelli “bianchi”, che solitamente va da un 4,2% ad un massimo del 12%), alcuni prodotti invece contengono il comune, quanto tossico, zucchero bianco raffinato, si aggiungono poi una serie di additivi, aromi e coloranti che non rendono questo prodotto adatto ad una alimentazione sana ed equilibrata.   Ci si deve dunque preoccupare di quanto grasso è presente nello yogurt o di quanti altri pessimi ingredienti servono a bilanciare la carenza di grassi per dare gusto e sapore al prodotto?   Un po’ di confronti di yogurt 0,1% alla frutta (il tutto verificabile nei più comuni supermercati):   Vitasnella 0,1% di grassi - Yogurt magro           Marca: Danone Quantità di frutta: 7,2% Calorie per 100 gr: 52 kcal Aromi: sì Additivi: E1422, carragenina, gomma di xantano Coloranti: cocciniglia (E 120) Zuccheri o dolcificanti: fruttosio, xilitolo, acesulfame k, sucralosio   Sterzinger yogurt Vipiteno - 0,1% di grassi       Marca: Cooperativa lattiera Vipiteno Quantità di frutta: 7,5% Calorie per 100 g: 71 kcal Aromi: sì Additivi: amido modificato di mais Coloranti: succo di barbabietola rosso concentrato Zuccheri o dolcificanti: zucchero, sciroppo di glucosio-fruttosio   Yogurt Yomo magro e frutti di bosco      Marca: Yomo (Granarolo) Quantità di frutta: 12% Calorie per 100 g: 69 kcal Aromi: no Additivi: no Coloranti: no Zuccheri o dolcificanti: zucchero   Muller - 0,1% grassi fragole e fragoline in pezzi       Marca: Muller Quantità di frutta: 9% Calorie per 100 g: 77 kcal Aromi: sì Additivi: no Coloranti: succo concentrato di barbabietola Zuccheri o dolcificanti: zucchero, sciroppo di glucosio-fruttosio, zucchero d’uva   Solo per citarne i più comuni, ma l’elenco potrebbe essere molto più lungo (basta osservare almeno una volta nella vita il banco frigo contenente yogurt di un qualsiasi supermercato per valutare l’immensa varietà di marche e gusti).   Il consiglio è presto tratto: se cercate un alimento per la colazione, per uno spuntino o per un pranzo/cena leggeri, lo yogurt 0,1% di grassi alla frutta non è il massimo, non fatevi ingannare dalla pubblicità né tanto meno dai nomi accattivanti o stimolanti. Ciò che fa sempre la differenza è la composizione di un alimento (leggete sempre le etichette!): tanto meno è lavorato e raffinato tanto più è digeribile e di qualità. Un alimento per essere appetitoso e gustoso NON ha bisogno di zuccheri, additivi e aromi! Per quanto riguarda invece gli yogurt 0,1% “bianchi” il discorso non cambia: nella lista ingredienti non è presente solo la frutta, tutto il resto sì.

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