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Il Daikon, cos'è e le sue proprietà

Il Daikon è una radice di origine giapponese molto diffusa in Asia, ma ancora poco conosciuta nella cucina occidentale, anche se da alcuni anni viene prodotto in alcune parti d’Europa e in Italia. Il daikon assomiglia ad una grande carota ma di colore bianco, il suo sapore è decisamente meno dolce, più deciso e lievemente pungente. In realtà si tratta di una radice appartenente alla stessa famiglia di verze e cavoli, le Brassicaceae, con le foglie simile a quelle delle rape. Il daikon può essere servito crudo a fine di pasti a base di fritture o cibi molto grassi grazie alla sua proprietà di radice brucia grassi. Ha svariate proprietà benefiche, è ricco di vitamina C e la sua assunzione si prende cura del fegato e di tutto l’apparato digerente. Aiuta a digerire ed è un ottimo rimedio naturale contro nausea e vomito anche nei primi mesi di gravidanza. Il daikon è a tutti gli effetti un vero e proprio alleato della salute e del benessere del nostro corpo: gli enzimi contenuti aiutano a metabolizzare meglio i carboidrati complessi, i grassi e le proteine, rendendoli più facilmente digeribili ed assimilabili. Ha virtù disintossicanti, antigonfiore, diuretiche e drenanti, per questo è consigliato a chi desidera combattere la ritenzione idrica e la cellulite. Presenta effetti benefici anche su tutto il sistema respiratorio, in quanto aiuta a sciogliere il muco ed il catarro, combattendo in maniera efficace le malattie respiratorie quali asma, influenza e bronchite. Questo particolare ortaggio è anche utile per la salute delle ossa, infatti grazie al calcio contenuto nelle foglie, il daikon promuove la crescita sana delle ossa e ridurre il rischio di osteoporosi. Il daikon è buonissimo da consumare crudo, pelato come qualsiasi radice e tagliato a rondelle sottili per essere poi aggiunto a ricche insalate fresche e leggere, ma anche servito come carpaccio e condito con olio extravergine di oliva, sale e succo di limone. Può essere anche cotto come se fosse una rapa bianca, servito tagliato a cubettoni, bollito e condito semplicemente con olio, sale e limone o in alternative può essere aggiunto in zuppe detox e addirittura nella zuppa di miso. VALORI NUTRIZIONALI Ravanelli Daikon Quantità per 100 grammi Calorie 18 Lipidi 0,1 g Acidi grassi saturi 0 g Acidi grassi polinsaturi 0 g Acidi grassi monoinsaturi 0 g Colesterolo 0 mg Sodio 21 mg Potassio 227 mg Glucidi 4,1 g Fibra alimentare 1,6 g Zucchero 2,5 g Proteine 0,6 g Retinolo 0 IU Acido ascorbico 22 mg Calcio 27 mg Ferro 0,4 mg Vitamina D 0 IU Piridossina 0 mg Cobalamina 0 µg Magnesio 16 mg

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I vantaggi, le proprietà e gli effetti collateral...

Il peperoncino (Capsicum annuum) è un arbusto perenne a vita breve che, in condizioni di clima sfavorevole, viene coltivato come annuale. Originario delle Americhe ma attualmente coltivato in tutto il mondo. Tutte le specie possono essere coltivate in Italia, anche in balcone, seminando verso febbraio al Centro e al Sud e marzo al Nord, mentre i frutti si possono raccogliere in estate e in autunno.  Potenziale effetto antiossidante - Previene l'invecchiamento precoce. Il peperoncino ha proprietà antiossidanti dovute alla presenza di capsaicina. Gli antiossidanti lavorano nella prevenzione delle malattie croniche, del cuore, il diabete, il cancro, e l'invecchiamento precoce. Gli antiossidanti presenti nel peperoncino sono: vitamina A (carotenoidi, come il beta-carotene), vitamine C ed E, così come i flavonoidi, sostanze importanti per neutralizzare l'azione dei radicali liberi.   Prevenzione delle malattie croniche - Perché sono ricchi di antiossidanti come i carotenoidi, flavonoidi e vitamina C, il consumo di peperoncino può agire per prevenire malattie croniche come il diabete e il cancro. Inoltre contribuisce ad disintossicante il sangue, attiva il sistema immunitario ed è considerato un alimento funzionale.   Aiuta nella digestione e protegge la mucosa - l'assunzione di peperoncino aumentata la salivazione (aiuta la masticazione e tutela la salute orale), stimola la secrezione di acido gastrico (aumentando la produzione di enzimi e succhi gastrici, che aiutano a digerire), e motilità gastrointestinale (promozione e sensazione di benessere dopo aver mangiato). La capsaicina ha un effetto gastroprotettivo contro le lesioni della mucosa gastrica a causa di un aumento della produzione di muco gastrico.   Effetto termogenico (accelera il metabolismo) - l'ingestione di peperoncino alza la temperatura del corpo, che può aumentare la spesa calorica. La capsaicina è anche in grado di prevenire l'accumulo di grasso nella zona addominale.   Ruolo di supporto nella perdita di peso - L'uso di peperoncino rosso durante i pasti, stimola il sistema nervoso, la produzione ed aumento del rilascio di catecolamine, noradrenalina e adrenalina, con conseguente diminuzione dell'appetito e apporto calorico e di grassi nei seguenti pasti. Questo dimostra che il peperoncino può essere utile nella perdita di peso.   Promuove il controllo del colesterolo - Il consumo di peperoncino può aiutare a mantenere la pressione arteriosa a livelli normali, ma anche di mantenere i livelli di colesterolo LDL e trigliceridi sotto controllo.   Protezione contro il cancro - le sostanze fitochimiche presenti nel peperoncino sono considerate chemopreventive. La capsaicina ha proprietà anti cancerogene e antimutageniche.   Prevenzione del diabete - E 'stato provato in studi che la capsaicina provoca una riduzione del livello di glucosio nel sangue, aumentando il livello di insulina.   Sistema circolatorio - Contiene vitamine A, C, B, potassio e calcio, il peperoncino può essere utile non solo per la salute del cuore, ma anche per il sistema circolatorio.  Presenta proprietà  vasodilatatorie, impedendo la formazione di coaguli aumentando il calibro dei vasi sanguigni, fattore che riduce le probabilità di un attacco di cuore o ictus.   Anti depressivo - migliora l'umore e favorisce il sollievo dal dolore - adrenalina e la noradrenalina sono anche responsabili per la vigilanza, il peperoncino infatti può anche essere associato ad un miglioramento dell'umore nelle persone depresse. La sua capacità di aumentare il flusso di sangue periferico può essere utile nei casi di emicrania e depressione. Inoltre, agisce sul sistema immunitario, rafforza il corpo da invasori infettivi. La capsaicina è utile per mal di testa, nel caso della mucosite orale, allergie della pelle e tumori della pelle.   Nutre l'organismo - Il valore nutritivo del peperoncino è rilevante, con vitamina A (carotenoidi), C ed E, vitamine del gruppo B (tiamina, niacina, riboflavina), e minerali come potassio e calcio.   Azione anti-infiammatoria - Gli studi dimostrano che la capsaicina ha proprietà anti-infiammatorie. La raccomandazione è il consumo fino a 30 mg / giorno di capsaicina si può ottenere un effetto terapeutico.   Controindicazioni ed effetti collaterali dei peperoncini  I peperoncini devono essere tenuti lontano dagli occhi. Dopo ogni contatto con qualsiasi varietà di peperoncini, lavarsi sempre le mani. Dovrebbe essere usato in piccole quantità durante la gravidanza. Dosi elevate possono irritare la zona gastrointestinale e reni.

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Latte e derivati: possiamo farne a meno? E perché...

Tutti i pincipali canali di informazione continuano a promuovere il consumo di latticini in quanto il latte e i suoi derivati sono considerati alimenti che “fanno bene alla salute ed aiutano a prevenire i problemi alle ossa”, sostenendo oltretutto che il latte faccia crescere forti e sani. E’ realmente così? Facciamo un po’ di chiarezza e di informazione.   1) I latticini non sono indicati per prevenire l’osteoporosi Le donne che consumano proteine animali presentano una perdita ossea del 35%, rispetto al 7% delle donne vegetariane. L’osteoporosi infatti ha un’incidenza maggiore nelle Nazioni in cui viene consumata una maggiore quantità di latte e formaggio: Stati Uniti, Finlandia, Svezia e Inghilterra sono i paesi del mondo in cui il consumo di latticini è molto alto, e, incidentalmente, sono anche quelli in cui l’osteoporosi è maggiormente diffusa. I medici che consigliano il latte come prevenzione dell’osteoporosi (un po’ come quelli che consigliano il nuoto come la soluzione ad ogni problema), non sono forse a conoscenza che l’assunzione del calcio derivante dal latte viene parzialmente, se non del tutto, inibita dalla presenza di fosforo presente in abbondanza nel latte stesso. Inoltre il latte tende ad “acidificare” il nostro organismo, mentre è risaputo che per essere assimilato il calcio necessiti di ambiente alcalino   2) La caseina (proteina del latte) non è adatta al nostro organismo La caseina è utilizzata come colla universale: serve come adesivo per le etichette delle bottiglie di birra, oppure come componente di colle per mobili, la stessa caseina fa lo stesso nel nostro organismo, in fase digestiva diventa una colla e quindi pensiamo a come reagirà il nostro sistema digerente. Inoltre nel cervello, quando si beve latte o si mangiano formaggi, si formano le casomorfine. Si tratta di sostanze simil-oppiacee che producono euforia, e fanno sentire il bisogno di ingerire altro latte/formaggi. L’unico modo per interrompere questo ciclo di dipendenza è smettere completamente. Amarus in fundo i prodotti caseari producono alti livelli di grassi saturi e colesterolo, note cause di aterosclerosi e malattie cardiovascolari.   3) Altri “ingredienti” presenti nei latticini I prodotti caseari sono pieni di pesticidi, antibiotici, ormoni (anche se provenienti da allevamento biologico), steroidi, metalli pesanti e altre tossine somministrate ai bovini per aumentare la produzione di latte.   4) Tra il 70% e il 90% dell’umanità non digerisce il latte Siamo l’unica specie vivente che si nutre di latte proveniente da altri animali. Finora sono stati individuati quattro tipi di intolleranza al latte: la più importante, e cioè quella di intolleranza al lattosio; quella di sensibilizzazione alle proteine; l’intolleranza psicogena, cioè pura e semplice avversione da disgusto; quella causata da microinquinamento batterico o chimico in un latte industrialmente trattato (residui di antibiotici, ormoni, antiparassitari, antimuffe, coloranti, ecc..). Oltre alle comuni fonti (latte, formaggio, yogurt, ecc…) il latte è praticamente ovunque: nei gelati, nei biscotti, nel pane, nei surgelati, negli affettati, ecc… le regole sono sempre le stesse: leggete le etichette ed evitate i prodotti a rischio!   5) Quali potrebbero essere altre fonti “buone” di calcio? Ci sono eccellenti fonti vegetali di calcio che non provocano acidosi metabolica, anzi, sono alcalinizzanti e aiutano la salute delle ossa. I broccoli, il cavolo, gli altri ortaggi a foglia verde, i semi di sesamo, il tahini, il tofu con aggiunta di calcio, i latti vegetali e succhi di frutta puri e concentrati hanno quantità adeguate di calcio che soddisfano il fabbisogno giornaliero.   6) E dunque per avere ossa più forti? Per ottenere reali cambiamenti della struttura ossea in termini di densità, volume e robustezza è indispensabile inserire come buona abitudine delle sedute di allenamento con sovraccarichi: questo elemento è di gran lunga più importante di qualsiasi componente nutrizionale.

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Lo yogurt 0,1% di grassi... fa bene?

Tralasciando per un attimo i possibili benefici o danni nell’assumere latte e derivati, si cercherà di far luce su questo diffusissimo quanto oscuro alimento. Partiamo dal presupposto che lo yogurt, per definirsi tale, deve essere ottenuto dal latte fermentato con due soli batteri caratteristici: il lactobacillus bulgaricus e lo streptococcus termophilus (l’equilibrio tra questi due batteri renderà il prodotto più o meno dolce o acido). I prodotti invece che utilizzano bifidus, lactobacillus o altri fermenti possono utilizzare come denominazione solo quella di “latte fermentato”.   La differenza sostanziale che passa tra lo yogurt intero e quello 0,1% di grassi è il latte utilizzato: nel primo caso sarà intero, nel secondo parzialmente scremato. Nel caso degli yogurt 0,1%, per abbassare ulteriormente l’apporto calorico, vengono utilizzati malsani dolcificanti chimici come l’acesulfame k o l’aspartame, pochissima percentuale di frutta (ovviamente in quelli che la contengono, non in quelli “bianchi”, che solitamente va da un 4,2% ad un massimo del 12%), alcuni prodotti invece contengono il comune, quanto tossico, zucchero bianco raffinato, si aggiungono poi una serie di additivi, aromi e coloranti che non rendono questo prodotto adatto ad una alimentazione sana ed equilibrata.   Ci si deve dunque preoccupare di quanto grasso è presente nello yogurt o di quanti altri pessimi ingredienti servono a bilanciare la carenza di grassi per dare gusto e sapore al prodotto?   Un po’ di confronti di yogurt 0,1% alla frutta (il tutto verificabile nei più comuni supermercati):   Vitasnella 0,1% di grassi - Yogurt magro           Marca: Danone Quantità di frutta: 7,2% Calorie per 100 gr: 52 kcal Aromi: sì Additivi: E1422, carragenina, gomma di xantano Coloranti: cocciniglia (E 120) Zuccheri o dolcificanti: fruttosio, xilitolo, acesulfame k, sucralosio   Sterzinger yogurt Vipiteno - 0,1% di grassi       Marca: Cooperativa lattiera Vipiteno Quantità di frutta: 7,5% Calorie per 100 g: 71 kcal Aromi: sì Additivi: amido modificato di mais Coloranti: succo di barbabietola rosso concentrato Zuccheri o dolcificanti: zucchero, sciroppo di glucosio-fruttosio   Yogurt Yomo magro e frutti di bosco      Marca: Yomo (Granarolo) Quantità di frutta: 12% Calorie per 100 g: 69 kcal Aromi: no Additivi: no Coloranti: no Zuccheri o dolcificanti: zucchero   Muller - 0,1% grassi fragole e fragoline in pezzi       Marca: Muller Quantità di frutta: 9% Calorie per 100 g: 77 kcal Aromi: sì Additivi: no Coloranti: succo concentrato di barbabietola Zuccheri o dolcificanti: zucchero, sciroppo di glucosio-fruttosio, zucchero d’uva   Solo per citarne i più comuni, ma l’elenco potrebbe essere molto più lungo (basta osservare almeno una volta nella vita il banco frigo contenente yogurt di un qualsiasi supermercato per valutare l’immensa varietà di marche e gusti).   Il consiglio è presto tratto: se cercate un alimento per la colazione, per uno spuntino o per un pranzo/cena leggeri, lo yogurt 0,1% di grassi alla frutta non è il massimo, non fatevi ingannare dalla pubblicità né tanto meno dai nomi accattivanti o stimolanti. Ciò che fa sempre la differenza è la composizione di un alimento (leggete sempre le etichette!): tanto meno è lavorato e raffinato tanto più è digeribile e di qualità. Un alimento per essere appetitoso e gustoso NON ha bisogno di zuccheri, additivi e aromi! Per quanto riguarda invece gli yogurt 0,1% “bianchi” il discorso non cambia: nella lista ingredienti non è presente solo la frutta, tutto il resto sì.

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Sport e alimentazione: come evitare di "lievi...

Fortunatamente sono in molti a considerare lo sport - agonistico o non - come una parte fondamentale ed irrinunciabile della propria vita. Purtroppo anche per queste persone può presentarsi il momento di dover temporaneamente interrompere la pratica sportiva: un infortunio più o meno grave, improvvisi cambiamenti nella vita quotidiana come un lungo viaggio di lavoro o impellenti impegni lavorativi o familiari, e così via.. Soprattutto quando questi periodi di inattività si protraggono a lungo, le possibilità di aumentare non tanto il peso quanto la percentuale di Massa Grassa a sfavore della Massa Magra sono elevate, con conseguenti riflessi sull' aspetto emotivo. In questi casi, ci sono alcuni semplici suggerimenti da tenere a mente per "limitare i danni", anche se il primo in assoluto è di fare in modo che il periodo di inattività duri il meno possibile! Punto primo: non "abbrutirsi" sul divano! Passatemi il termine, ma il rischio che si corre in questi casi è proprio questo. Ok l'infortunio, ok l'impossibilità di praticare sport per mancanza di tempo o eccesso di impegni, ma queste non devono diventare la scusa per passare intere giornate sdraiati davanti alla tv con un pacchetto di patatine o qualsivoglia snack ipercalorico in mano. Anche laddove il riposo fosse forzato, questa non è una buona scusa per diventare totalmente sedentari, altrimenti ingrassare è il minimo che possa capitare! ​ Non potersi recare al campo di allenamento, in palestra o al parco non significa essere impossibilitato a fare qualunque cosa! Tenendo conto di eventuali limiti fisici e senza chiaramente la stessa intensità richiesta dai vecchi allenamenti, nulla vieta di ritagliarsi anche 5 minuti al giorno per eseguire degli esercizi a corpo libero di facile esecuzione ed a basso impatto quali ad esempio crunch addominali, piegamenti sulle braccia, squat e affondi, slanci delle gambe, elevazioni del bacino, esercizi con elastici e/o piccoli pesi e stretching. Ancora più importante cercare di camminare il più possibile, anche per piccole tratte. In sostanza, muovetevi quanto più le vostre condizioni fisiche e di tempo vi permettano! Punto secondo: l'alimentazione! L'altra principale causa di aumento di peso nei periodi di inattività forzata è data dalla cattiva nutrizione, spesso legata alle condizioni di stress e noia che ben sappiamo possono inconsapevolmente indurre a mangiare troppo e male. Il consiglio è molto semplice: invece di lasciarsi completamente andare, cercate di sfruttare queste pause per abituarvi a curare ancor più di prima l'alimentazione, assicurandovi soprattutto in caso di infortunio di assumere le giuste quantità di proteine, nutrienti importantissimi per il recupero muscolo - scheletrico. A tale scopo ricordate di privilegiare le carni bianche (e in particolare pollo e tacchino) visto il loro ridotto contenuto di grassi. Evitate il più possibile cibi ipercalorici e/o ad alto contenuto di grassi come i dolci, i panini o le pizze unte e bisunte dei fast food, le patatine fritte e la maggior parte delle merendine e snack ad alto contenuto di grassi idrogenati. Un consiglio sempre valido è quello di suddividere la dieta giornaliera in tanti (anche cinque-sei) piccoli pasti che ci permettano di non arrivare con eccessiva voracità al pasto principale, privilegiando la frutta (anche abbondando) negli spuntini intermedi quali quelli di metà mattinata e pomeriggio. Non rinunciate a nessun nutriente a priori, ma cercate di distribuirne l'assunzione in maniera corretta, possibilmente evitando di assumere alimenti ad alto contenuto di carboidrati (vedi pasta e men che mai dolci!!) dopo le 17 e ASSOLUTAMENTE NON NEGLI ORARI SERALI O NOTTURNI, quando il metabolismo è più lento e il glucosio in eccesso (non utilizzato perciò dalle cellule come carburante) si trasforma in adipe. Niente spuntino di mezzanotte con pane e nutella, please!  Non saltate la colazione! Sarà banale ripeterlo, ma il pasto più importante della giornata è la colazione, quindi non saltatela per nessun motivo. Intanto perchè, molto semplicemente, non fare colazione porta inevitabilmente a mangiare di più nel corso della rimanente giornata, quando il metabolismo va via via abbassandosi.   Viceversa una prima colazione nutriente contribuisce ad accelerare il metabolismo corporeo, regalando energia necessaria per affrontare la giornata. Quando il tempo è poco e la mattina si va di corsa, fate un piccolo sforzo e abituatevi a prepararvela la sera prima. Considerate che la colazione dovrebbe apportare ALMENO IL 20% DEL FABBISOGNO CALORICO GIORNALIERO! Ma cosa mangiare a colazione? In primis, latte e yogurt parzialmente scremati forniscono calcio, proteine, fermenti lattici e un giusto quantitativo di grassi. Poi la frutta: garantisce vitamine, antiossidanti e fibre e aiuta a ripristinare le riserve glucidiche senza affaticare l'apparato digerente e contribuendo allo stesso tempo al processo di detossificazione dell'organismo che durante la notte raggiunge i massimi livelli. In particolare vi consiglio un buon succo di frutta dissetante e ricco di minerali, da non confondere assolutamente con la maggior parti delle confezioni che si trovano al supermercato dove la percentuale di succo è irrisoria e sono presenti tantissimi conservanti, coloranti e zuccheri vari. Pane (meglio ancora se integrale) e marmellata rappresentano poi un ottimo mix di fibre, amidi e zuccheri semplici che fornisce energia a volontà. Infine la frutta secca: con le sue proteine e gli acidi grassi essenziali è molto utile per bilanciare la ripartizione dei macronutrienti e per tenere a bada il colesterolo. Cosa invece evitare a colazione Occhio alle fette biscottate (eccetto quelle integrali) il cui contenuto calorico a seguito dei processi di tostatura è nettamente superiore al pane normale e cercate di evitare i biscotti, buonissimi ma spesso ipercalorici e poco sazianti, le brioche e le merendine che, come già sottolineato, sono ricche di grassi idrogenati ed hanno un alto contenuto calorico, oltre ad essere le meno salutari in assoluto. Gli stessi cereali che tanto vanno di moda (la maggior parte di essi perlomeno) sono stati integrati con ingredienti ipercalorici (zuccheri, soprattutto) che li rendono più saporiti ma che li trasformano in pratica in dolci mascherati da cereali! Guardate perciò sulle confezioni e privilegiate quelli ad alto contenuto di fibre e con valori calorici inferiori alle 300 Kcal per 100 gr. di prodotto, oltre che con assenza dei famigerati grassi idrogenati e additivi alimentari di vario genere, solitamente riconoscibili dalla lettera E seguita da un numero.   Spero di aver fornito delle indicazioni utili e soprattutto auguro a chiunque si trovi in questa condizione di stop forzato di poter quanto prima riprendere a praticare quella sana attività fisica che tanto ci piace!

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Fatti mandare dalla mamma.... ma non prendere il l...

Ricordo ancora bene quei tempi in cui, affamato di informazioni sul mondo del body building, la mia mente assorbiva di tutto come una spugna secca... e di come in perido adolescenziale, e quindi da perfetto squattrinato, ero alla ricerca di fonti proteiche facilmente accessibili e a costo zero!! Ovviamente, come per quasi tutti credo, la migliore fonte secondo le informazioni dei più grandi esperti sulla scienza dell'alimentazione (e qui sto ironizzando ovviamente!) e dell'allenamento, era senza dubbio il buonissimo latte di mucca. Era il santo graal di ogni giovane bodybuilder squattrinato e hardgainer che esisteva, perfino più accessibile delle altrettanto osannate uova, pensateci... lo comprava la mamma e lo metteva in frigo, li, pronto a nostra completa disposizione, era gratis e sopratutto ricco di proteine!! Quelle proteine che a noi servivano a tutti i costi, e qui i costi erano davvero a zero! Poi era facile da prendere! Lo mettevi in un bel bicchiere o lo tracannavi direttamente dal Tetrapack (una vera soddisfazione), l'apoteosi in fine era quando lo univi, per farti quei gustosissimi drink proteici, fatti con le proteine in polvere (in quei rari periodi in cui avevi soldi da spendere per comprarne si e no 500 gr.).   Dove voglio arrivare? Tutto questo ben di dio era poi davvero così sano come la pubblicità della Parmalat vuole farci ancora credere? Di sicuro è buono, a me piace tantissimo, ma ormai decine di studi ne condannano il suo utilizzo reputandolo persino un alimento dannoso per la nostra salute. In questo articolo vorrei analizzare con estrema imparzialità quali sono i pro e i contro di questo consumatissimo e sopravalutatissimo alimento. Al principio fù la luce! Nasciamo... e il primo alimento che viene a contatto con la nostra bocca e poi con il nostro intestino è il latte della nostra amatissima mamma (non per tutti è così purtroppo). Ogni creatura che nasce viene svezzata con questo preziosissimo nettare che contiene tutti gli elementi essenziali per garantire la nostra crescita, (non sto qui a dilungarmi sullo scrivere cosa contiene, esistono testi e tabelle nutrizionali appropriati e ormai da per tutto si può accedere a questa informazione) ci fornisce le difese immunitarie, le proteine per i nostri tessuti, le energie per le nostre reazioni metaboliche, insomma è davvero l'alimento perfetto... all'inizio però! E sempre che noproprietà del latte, latte salute, pastorizzazione, alimentazione, magazzù trainern venga pastorizzato!   La pastorizzazione La pastorizzazione è una tecnica usata per il consumo a lungo termine di questo alimento, essa si basa sul portare la temperatura a livelli tali da distruggere alcuni microrganismi patogeni non resistenti al calore quindi non vengono usate temperature così elevate come nella sterilizzazione, infatti la pastorizzazione non è in grado di distruggere le spore, successivamente l'alimento trattato viene portato con rapidità a temperature più basse. Ma cosa provoca questo processo oltre a rendere il latte più "sterile" e a lunga conservazione? Bene, ci sono alcune proteine contenute nel latte come ad esempio la caseina, che subiscono un certo livello di degradazione nella loro struttura aminoacidica. Nel caso della caseine succede che non vengono digerite completamente, esse formano come una colla che va ad attaccarsi nella parete gastrointestinale rendendola più permeabile, quindi facilita l'accesso a più agenti patogeni. Un eccesso di caseina non correttamente digerita è stato collegato ad otiti croniche, congestioni nasali, acne, eczema, una varietà di malattie autoimmuni, e persino il cancro alla prostata e alla mammella. Inoltre i riscaldamenti "blandi", come quelli appunto della pastorizzazione, provocano la denaturazione di altre proteine, creando cambiamenti di elasticità, di solubilità, nelle proprietà osmotiche e nel contempo rende più digeribili gli alimenti. Il secondo tipo di danno, è causato da trattamenti termici più importanti (fino a 180°C). Questo provoca la diminuzione di aminoacidi termolabili, come la lisina e la cistina, che vengono convertiti in altri composti con diminuzione del valore nutritivo e della digeribilità proteica; la cistina viene spesso degradata, oltre che inattivata, quando l’alimento che la contiene viene trattato ad elevate temperature in presenza di acqua (1)! Fra i vari prodotti di decomposizione degli aminoacidi vanno segnalati gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), come il benzopirene, ad azione cancerogena sull’uomo. Uno studio pubblicato nel settembre del 2010 sullo "Journal of Pediatric Gastroenterology & Nutrition".(2),mette a confronto campioni di latte materno pastorizzato e poi esposto a temperature di -28°,e latte materno fresco non pastorizzato, le concentrazioni di lisozima, lattoferrina, lattoperossidasi e immunoglobulina secretoria A, sono stati ridotti del 50% al 82% nel latte pastorizzato donatore e le attività di lisozima e lactoperoxidase erano il 74% e il 88% inferiore (allora perchè tenerlo in considerazione? d'altro canto sappiamo che le sigarette fanno male, ma la gente continua a fumare lo stesso, ho scritto questo solo per informazione Bibliografia 1. ALIMENTI: CARATTERISTICHE NUTRIZIONALI, ANALISI, CONTROLLO Sezione terza Flaminio Fidanza - Ed. Gnocchi 2. Journal of Pediatric Gastroenterology & Nutrition: Settembre 2010 - Volume 51 - Issue 3 - p 347-352 doi: 10.1097/MPG.0b013e3181e07f0a

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Differenze di alimentazione nelle diverse pratiche...

Alimentarsi bene, non significa solo mangiare sano o con i giusti apporti giornalieri di nutrienti ma, significa anche saper cosa mangiare in funzione dell'attività fisica che si svolge abitualmente o che si andrà a fare.   Sport di resistenza Chi svolge sport di resistenza (maratona, fondo e mezzofondo, gli sciatori, i ciclisti, calciatori...), necessita di una grande scorta di carboidrati che garantisca loro un apporto di glicogeno sufficiente a fornire energia durante gli sforzi prolungati. L'apporto di macro-nutrienti per questi sportivi dovrebbe essere suddiviso in: 60% carboidrati, 25% grassi, 15% proteine. Via libera, quindi, a pasta, riso, patate, pane, cereali, verdura, frutta fresca e secca.   Sport di forza Per chi invece pratica sport di forza, quali sollevamento pesi, lancio del peso, martello o disco, è importante l'apporto proteico, che favorisce lo sviluppo della massa muscolare. Ovviamente, non deve mancare una buona percentuale di carboidrati, che forniranno il necessario apporto di energia, senza il quale l'organismo sarebbe costretto ad intaccare le riserve di proteine. L'apporto di grassi deve essere invece moderato, per consentire un ottimale consumo delle proprie energie. Una corretta proporzione di macro-nutrienti può essere così suddivisa: 55% carboidrati, 25% proteine, 20% grassi con frutta e verdura annessi, ma non in quantità eccessiva.   Attività di velocità e scatto Per gli sportivi che praticano attività di velocità e scatto (gare di sprint, salto in lungo, 100 metri, nuoto sulle brevi distanze) sarà importantissimo un giusto apporto di carboidrati, l'unico nutrimento che garantisce energia immediata con il minor dispendio di ossigeno. Inoltre, i carboidrati garantiscono la concentrazione mentale e la velocità di reazione. Altrettanto importanti per questi sportivi sono le vitamine ed i sali minerali, quindi la loro dieta deve prevedere molta frutta e verdura fresche, carne magra, pesce, alimenti integrali.  Una giusta proporzione dei macro-nutrienti sarà: 60% carboidrati, 20% proteine, 20% grassi. L'apporto proteico per una persona che pratica attività fisica moderata dovrebbe essere di circa 1 grammo per ogni kg di peso corporeo; per coloro i quali svolgono attività agonistica, la dose giornaliera consigliata sale da 1,1 a 1,7 grammi per ogni kg di peso corporeo. Alimenti proteici poveri di grassi sono: latte scremato, yogurt, carne magra, pesce, legumi, soia.   L'acqua Un alimento che non deve mancare nella dieta di qualunque sportivo, sia esso fondista, velocista o sollevatore di pesi, è l'acqua: preziosa fonte di sali minerali ed elemento essenziale per una buona costituzione dell'organismo umano. Un'altra importante considerazione va fatta riguardo al tempo di digestione dei vari alimenti: è infatti importantissimo non appesantire lo stomaco che, altrimenti, sottrarrebbe preziose energie all'organismo per digerire gli alimenti pesanti che si sono ingeriti. I ritmi alimentari riguardano essenzialmente la distribuzione calorica nella giornata e questa deve tenere conto dell'orario dell'allenamento o della gara, è in base a ciò che si formulano e adoperano schemi alimentari diversi. In ogni caso tra la fine del pasto e l'inizio dello sforzo fisico devono intercorrere almeno 3 ore e devono passare da 6 a 8 ore perché gli alimenti assunti possano essere utilizzati ai fini energetici.  Infine, poco tempo dopo l'attività, si dovrà consumare un pasto ricco di carboidrati complessi e proteine facilmente assimilabili, acqua, succhi di frutta e frutta fresca a volontà. La performance passa attraverso la corretta alimentazione.

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Fai attenzione durante la spesa? Leggi le etichett...

“Siamo ciò che mangiamo”, mai nulla di più vero. Un’alimentazione corretta è fondamentale per una buona salute, una vita lunga e, soprattutto, sana. Spesso si dà più importanza a possedere l’ultimo modello di telefono cellulare o l’ultima giacca alla moda, piuttosto che alla qualità e alla quantità del cibo che ingeriamo ogni giorno. Per il principio che nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma va considerato che sangue, pelle, unghie, capelli, peli, cellule, insomma tutto ciò che fa parte del nostro corpo è in stretta relazione con il cibo ingerito: durante la spesa bisognerà quindi prestare la massima attenzione a ciò che verrà messo nel carrello.   Leggete SEMPRE le etichette Evitate TUTTI i cibi che contengono zucchero, grassi vegetali idrogenati, organismi geneticamente modificati, glutammato, solfiti, dolcificanti artificiali, coloranti e conservanti (se ne ingeriscono talmenti tanti che ormai i cadaveri non si decompongono più); gli ingredienti devono essere pochi e semplici, in questo modo il cibo sarà meno lavorato e il più naturale possibile. Non fatevi attirare da promozioni, sconti, sottocosto o robe simili, valutate se ciò che state per acquistare sarà utile al vostro benessere. Probabilmente trascorrerete un po’ più di tempo all’interno del supermercato e spenderete qualche euro in più, ma l’investimento che farete su voi stessi non avrà prezzo! Considerate poi che l’alimentazione ha un ruolo fondamentale sull’equilibrio acido-base del nostro corpo (e quindi sulla salute!)  in quanto il cibo, in seguito alla sua metabolizzazione, è responsabile della formazione di acidi. Quando gli acidi superano determinati limiti di concentrazione, possono avvelenare e danneggiare organi, cellule, tessuti, ghiandole e funzioni, creando la maggior parte delle malattie conosciute come infarto, ictus, diabete mellito, colite, tumori, trombosi, gastrite, dermatite, ecc… L’obiettivo quindi sarà creare all’interno del nostro corpo un ambiente il più basico possibile attraverso la metabolizzazione degli alimenti che verranno ingeriti.   Quali sono gli alimenti basici o alcalinizzanti? Miele, limone, tutti gli alimenti crudi di origine vegetale, dopo essere stati metabolizzati, liberano nell’intestino tenue ceneri basiche creando un’ alcalinizzazione dell’organismo. Tutti questi alimenti, forniscono quei minerali colloidali importantissimi per nutrire cellule e organi, e per neutralizzare gli acidi in eccesso. Qualsiasi tipo di cottura snatura questi minerali facendoli diventare inorganici e quindi di difficile assimilazione. Viceversa, tutte le proteine di origine animale (carne, pesce, uova, latticini), tè, caffè, gli zuccheri, i cereali sono profondamente acidificanti. Un’alimentazione sana dovrebbe consistere nell’80% di cibi alcalinizzanti e per il 20% di cibi acidificanti. “Fa che il cibo sia la tua medicina e che la tua medicina sia il tuo cibo” - Ippocrate

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Shirataki e glucomannano... per perdere peso

Gli Shirataki, tipici della cucina giapponese, sono degli spaghetti realizzati con la farina ricavata dalla radice di konjac (Amorphophallus konjac). Grazie alle proprietà di questa radice, gli Shirataki risultano ricchi di fibra vegetale, chiamata glucomannano, che aumenta il senso di sazietà e limita l’assorbimento di carboidrati e grassi. Per questa ultima caratteristica, l’assunzione massiccia di glucomannano è sconsigliata durante le terapie che prevedono l’uso di farmaci, in quanto potrebbe limitarne l’assorbimento. Questi spaghetti, di colore bianco/trasparente, sono insapore e si trovano in vendita in negozi etnici e negozi specializzati, alcune volte sono disponibili anche nelle catene della Grande Distribuzione, e apportano solamente circa 7 kcal per 100gr di prodotto, sono privi di carboidrati, proteine e con solo lo 0,2% di grassi, senza glutine e sono confezionati in una soluzione acquosa alla quale viene aggiunto idrossido di calcio come correttore di acidità. Per quanto riguarda le modalità di consumo si consiglia di risciacquarli e di bollirli per due minuti per poi farli “saltare” in padella con il condimento preferito: una volta cotti avranno più che raddoppiato il loro volume! Rallentando l’assorbimento di carboidrati nel sangue, il glucomannano avrebbe una certa rilevanza nell’alimentazione delle persone affette da diabete, ma anche delle persone con il “colesterolo alto” e, grazie alla sua azione igienizzante e regolatrice, è indicato in caso di ridotto apporto dietetico di fibra ed aiuta a risolvere i problemi di stitichezza. Ovviamente l’assunzione di glucomannano potrebbe essere un valido aiuto per tutti coloro che hanno intrapreso o intraprenderanno una progressiva riduzione della loro massa grassa.

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Inverno, è tempo di tisane. Quali sono le più in...

Una tisana è una preparazione estremamente semplice che consiste nel versare dell'acqua calda sull’essenza della pianta, solitamente essiccata e sminuzzata, lasciare in infusione per poco tempo e poi filtrare per eliminare i residui vegetali; una volta tiepido, non rimane che gustarlo! Si tratta pertanto di una semplice estrazione acquosa, che non richiede tecnologie sofisticate, ma che nella sua semplicità permette di apprezzare molte delle virtù delle piante medicinali. Gli infusi sono stati sicuramente una delle prime forme in cui l’uomo ha iniziato ad apprezzare gli effetti benefici delle piante e che lo hanno poi accompagnato nei secoli e nelle diverse regioni del mondo, grazie alla loro efficacia, alla semplicità della preparazione, alla facilità di reperire le materie prime necessarie (acqua e piante medicinali). Anche nella vita contemporanea, sempre più frenetica e piena di impegni è importante riuscire a trovare il modo di apprezzare il benessere di una tisana che racchiude al suo interno il piacere, la funzionalità e il calore delle piante medicinali. Il sapore e l’aroma Non sempre ciò che fa bene è anche buono e gradevole. Molte volte le tisane vengono associate a qualcosa di salubre e sicuramente benefico, ma che può essere poco gradevole al palato. È quindi importante rendere più piacevole il gusto, che, così come l’aroma e il colore, è un aspetto che contribuisce alla sensazione complessiva di benessere e di piacere che una tisana ben fatta è in grado di fornire. Un po’ di relax Una tisana tiepida può essere un utile rimedio da gustarsi la sera prima di coricarsi per favorire il sonno, oppure semplicemente per rilassarsi dopo una giornata intensa. Per questo consigliamo una tisana contenente: valeriana, passiflora (per il relax del sistema nervoso) e camomilla, che ha anche un effetto rilassante per l’apparato digerente. Dopo i pasti A volte ci sentiamo un pò appesantiti, magari facciamo fatica a riprendere il lavoro nelle prime ore del pomeriggio, la sonnolenza sembra non volerci dare tregua.  Si tratta di situazioni abbastanza comuni nelle quali una tisana può essere particolarmente indicata. Per questo consigliamo una tisana contenente: carciofo, tarassaco, fumaria, boldo e menta piperita. Un infuso caldo per il benessere delle vie respiratorie I piccoli disturbi tipici della stagione fredda possono essere contrastati anche con l’aiuto di una tisana calda, magari con l’aggiunta del miele, noto per le sue utili proprietà. La natura ci offre varie piante dall’azione balsamica, ricche di olio essenziale e capaci di dare sollievo alle vie respiratorie, messe a dura prova dal freddo invernale. Per questo consigliamo una tisana contenente: mirto, timo eucalipto, menta e anice stellato.

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Le proprietà benefiche del peperoncino

In questo articolo vi parlerò di tutte le proprietà benefiche del peperoncino. Il peperoncino appartiene al genere del Capsicum, della famiglia delle Solanacee, la cui radice latina capsa significa "scatola" e deve il nome alla forma del frutto, che sembra rimandare proprio ad una scatola contenente semi. Il peperoncino era già usato come spezia dagli indiani del Messico e del Cile e fu importato in Europa da Colombo nel 1493 e successivamente diffuso nel continente dagli spagnoli. La pianta, un arbusto perenne a vita breve, può essere coltivata anche su un balcone. La semina avviene a febbraio al centro-sud e a marzo al nord, i frutti si raccolgono in estate-autunno. E’ bene consumare freschi i peperoncini, affinché non perdano le loro proprietà, ma possono anche essere conservati sott’olio o in polvere (dopo averli fatti seccare al sole e tritati). Lo stesso composto dei peperoncini che provoca il bruciore in bocca sembra uccidere le cellule del cancro alla prostata. Un nuovo studio ha dimostrato che in topi trattati con il composto principale dei peperoncini, la capsaicina, il volume dei tumori alla prostata si è ridotto ad un quinto di quello dei tumori non trattati. I ricercatori del Cedars Sinai Medical Center di Los Angeles negli Stati Uniti, hanno studiato l´effetto della capsaicina in vitro ed hanno potuto dimostrare che la capsaicina diminuisce fortemente la proliferazione delle cellule tumorali del cancro alla prostata in coltura. Questo effetto è inoltre dipendente dalla dose usata, cioè aumenta all´aumentare della dose di capsaicina. Le cellule muoiono attraverso la apoptosi, la cosiddetta morte cellulare. La capsaicina deve necessariamente essere concentrata in pillole, visto che per ottenere la dose richiesta a seconda del peso corporeo sarebbero necessario ingerire peperoncini in quantitá immangiabili! L'uso regolare di peperoncino rosso, grazie alle sue proprietà antiossidanti, sembra inibire lo sviluppo di manifestazioni cancerose a livello di stomaco. Naturalmente il tutto deve ancora essere confermato da ulteriori studi e verifiche sull'uomo per poter affermare con certezza quanto sopra. Particolarmente interessante l'effetto di regolarizzazione della circolazione sanguigna che il peperoncino rosso svolge nel corpo umano unito ad un effetto benefico in caso di infiammazioni. Se somministrata per via orale, la capsaicina, sollecita una secrezione maggiore di enzimi digestivi favorendo appunto il processo digestivo. Sembra, inoltre, che il peperoncino, oltre a favorire la circolazione sanguigna, sia un efficace vasodilatatore, e renda elastici i capillari sanguigni. Si è riscontrato che nelle regioni dove è diffuso il suo uso, malattie come gli infarti, l'arteriosclerosi e l'eccesso di colesterolo siano notevolmente limitate. In ultimo pare che anche i capelli traggano beneficio dall'uso del peperoncino rosso; infatti una miglior circolazione sanguigna avrebbe effetti positivi anche sulla vita dei bulbi capilliferi. E' importante ricordare che come per tutti gli alimenti, non bisogna abusarne, rischiando quindi di tramutare un alimento da salutare in dannoso per la nostra salute. Inoltre, prima di terminare con l'articolo, ci sarebbe una curiosità sul peperoncino, ossia la "scala di Scoville", una scala che serve a misurare la piccantezza del peperoncino, dal cognome del farmacista americano Wilbur Scoville, che lasviluppò nel 1912. La scala determina l’attività della capsaicina - la sostanza responsabile del piccante - sui recettori del calore della lingua. I valori vanno da 0 (per un normale peperone), a 16 milioni (per la capsaicina pura). Il Trinidad moruga, il Thay dragon e l’Habanero sembrano essere i peperoncini più piccanti al mondo.

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Malesseri digestivi durante le feste, qualche cons...

I malesseri digestivi dopo i giorni di festa sono estremamente frequenti, ma sono anche facilmente prevenibili con comportamenti sensati ed eventualmente ricorrendo a qualche piccolo aiuto naturale. Una cosa è certa: nei giorni di festa è difficile seguire l’alimentazione corretta, sprecando un momento di felice convivialità con le persone care. Quindi è bene concedersi un po’ di libertà alimentare… questo non significa però necessariamente transigere a tutte le indicazioni per una sana alimentazione. Ogni cibo servito dovrà essere masticato e assaporato con cura. Non bisogna dimenticare che masticare aiuta prima di tutto a digerire meglio il cibo velocizzandone la trasformazione a livello gastrico e intestinale e migliorando l’assorbimento dei nutrienti. Inoltre la masticazione dà coscienza e ci aiuta a capire quando si è mangiato a sufficienza, non solo dal punto di vista gastrico ma anche energetico. Inoltre la masticazione prolungata attiva la lipolisi, cioè lo scioglimento dei grassi di deposito. Dopo pranzo perché non andare a fare una passeggiata rilassante all’aria aperta? (se riuscite qualche ora dopo sarebbe meglio una bella sessione " hard" in palestra). Questa minima attività fisica permette di cominciare ad utilizzare tutta l’energia incamerata durante il pranzo. Inoltre è un segnale positivo per l’organismo; oltre a digerire meglio, un po’ di movimento, oltre al masticare, permette di superare la festività senza qualche chilo di troppo. Un regime alimentare deve prevedere dei momenti di sana libertà a tavola (senza sfondarsi)… qualche vizio non potrà alterare l’equilibrio raggiunto dopo un attento percorso di stimolo metabolico. Se, nonostante tutto, la digestione dovesse risultare difficile, è possibile utilizzare sia un infuso di tè, sia un infuso di menta piperita, che agiscono facilitando la digestione (2 prese per tazza d’acqua, 10 minuti di infusione). La menta si può utilizzare anche in tintura madre 15-20 gocce 3-4 volte al dì in poca acqua. Questi rimedi svolgono un’azione di stimolo sulla digestione. Se dopo pranzo permane un senso di pienezza è possibile ripetere l’assunzione dei rimedi anche ogni 15 minuti. In aggiunta è possibile utilizzare della papaia, opportunamente lavorata, che migliora la digestione grazie ai suoi enzimi digestivi.

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Latte, fa bene continuare a berlo anche in età ad...

In natura, il latte (prodotto di secrezione delle ghiandole mammarie dei mammiferi dopo il parto) è l'alimento previsto per la crescita dei cuccioli dei Mammiferi, ed il Latte di ogni specie va ad esclusivo beneficio di quella specie; questo è evidente dalla diversa composizione dei vari tipi di Latte, come vedremo in seguito. Sebbene nei mammiferi l'allattamento dei cuccioli sia la manifestazione di un legame madre-figlio che va ben oltre il semplice aspetto fisiologico di nutrimento, in questa sede parleremo del latte solamente per quanto concerne le sue proprietà nutrizionali. Il Latte di tutti i Mammiferi contiene, disciolti in Acqua, Zuccheri (Lattosio), Proteine, Grassi, Vitamine ed Enzimi, oltre agli Anticorpi propri della specie di appartenenza, ma la composizione del Latte differisce tra le varie specie di Mammiferi. Queste differenze di composizione sono veramente enormi. Si va dal Latte di focena che contiene solo il 40% di acqua, al latte di cavalla che ne contiene il 90%. Mentre il latte di cavalla ha soltanto l'1.5 % di grassi, il latte di focena ne contiene il 46 %. La cavalla produce un Latte più ricco di Lattosio di quello dei cetacei, mentre il Latte di coniglio è il più ricco di tutti in Proteine e Sali Minerali, e così via. Qual è la logica che sottende a queste differenze? Le più recenti ricerche trovano una giustificazione nel rapporto madre-figlio, inquadrandolo in un grande schema nel quale possono venir distinti due gruppi di Mammiferi. A un estremo si collocano i Primati, nei quali il neonato è completamente dipendente dalla madre ed in continuo contatto. Il latte di queste specie è relativamente acquoso e scarso di grasso e di proteine, ed il cucciolo, sempre attaccato alla madre, poppa molto frequentemente, ingerendo ogni volta piccole quantità di latte. Avendo una alimentazione continua, il piccolo non ha bisogno di riserve. All'estremo opposto vi sono tutti gli altri Mammiferi che dopo il parto nascondono i neonati in nidi o tane e che passano gran parte del tempo a procurarsi il cibo, rientrando soltanto ad intervalli. In questa situazione l'allattamento è intermittente e quindi il neonato ha bisogno di un Latte molto sostanzioso (poco acquoso) e da digerire lentamente (molto grasso); inoltre in queste specie il piccolo poppa in modo rapido e si sazia in pochi minuti. Anche i cuccioli dei mammiferi marini necessitano di un latte con queste caratteristiche, a causa dell'ambiente freddo, dei contatti tra madre e figlio che non sono sempre facili, e della necessità di poppare in modo rapido (perchè sott'acqua, in apnea).   Il latte specie-specifico contiene non solo tutti i nutrienti nelle proporzioni ottimali per la crescita, ma anche sostanze enzimatiche ed anticorpi che hanno la funzione di aumentare le difese immunitarie in un periodo della vita in cui un'infezione potrebbe avere conseguenze gravissime. Dopo lo svezzamento, però, nessun mammifero continua a bere latte, che non è cibo adatto ai bambini ed agli adulti; neppure quello della propria specie, perchè le esigenze nutrizionali dell'adulto sono differenti da quelle del lattante. Il piccolo mammifero diviene in grado di vivere cibandosi degli alimenti per cui la specie è biologicamente adatta. Inoltre, nessun mammifero tranne l'Uomo consuma, in nessuna epoca della vita, il latte di un'altra specie. Nel caso dell'uomo, invece, il consumo di latte di altre specie, di mucca in particolare, sin dai primissimi anni di vita è considerato fisiologico e raccomandabile, nonostante il latte vaccino - previsto per la crescita del vitello - sia molto diverso per composizione rispetto al latte di donna perché: contiene troppe proteine: 36 gr/litro contro 9 gr/litro, - quattro volte di più; contiene proteine molto diverse: rapporto Caseina/Lattoproteine 4.5:1 contro 0.4:1 contiene poco lattosio: 49 gr/litro contro 70 gr/litro; presenta un rapporto grassi saturiiInsaturi svantaggioso; contiene una percentuale di calcio troppo elevata: 1170 mg/litro contro 340 mg/litro; presenta un rapporto Calcio/Fosforo svantaggioso: 1.3:1 (Latte vaccino) contro 2.4:1 (Latte umano); contiene troppi Sali Minerali: 7 gr/litro contro 2 gr/litro. Dunque, ad ogni mammifero il proprio latte, e a questa regola deve adeguarsi anche l'Uomo.

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Problemi correlati al consumo di latte in adulti e...

Bevi ancora latte? Ecco alcuni problemi correlati al consumo di latte in adulti e bambini Carenza di ferro: il latte ha un bassissimo contenuto di ferro (0.2 mg/100 mg di latte), e per riuscire a raggiungere la dose di ferro raccomandata di 15 mg al giorno, un bambino dovrebbe bere 7.5 litri di latte. In aggiunta, il latte è responsabile di perdite di sangue dal tratto intestinale, che contribuiscono a ridurre i depositi di ferro dell'organismo. Diabete Mellito: su 142 bambini diabetici presi in esame in uno studio, il 100% presentava nel sangue livelli elevati di un anticorpo contro una proteina del latte vaccino. Si ritiene che questi anticorpi siano gli stessi che distruggono anche le cellule pancreatiche produttrici di insulina. Calcio: la verdura a foglia verde, come la cicoria, la rucola, il radicchio e la bieta, è una fonte di calcio altrettanto valida, se non addirittura migliore, del latte. Contenuto di grassi: ad eccezione del latte scremato, il latte e i prodotti di sua derivazione sono ricchi di grassi saturi e colesterolo, che favoriscono l'insorgenza di arteriosclerosi. Contaminanti: il latte viene frequentemente contaminato con antibiotici, ormoni della crescita, oltre che con gli erbicidi e i pesticidi veicolati dal foraggio. Inoltre i trattamenti di sterilizzazione permettono in realtà la sopravvivenza nel latte di germi, e la Direttiva Europea 92/46/CE stabilisce un limite non superiore ai 100 mila germi per mL. La stessa Direttiva ammette anche un contenuto non superiore a 400 mila per mL di "cellule somatiche", il cui nome comune è "pus". Lattosio: molti soggetti di asiatici o africani sono incapaci di digerire lo zucchero del latte, il lattosio, con conseguenti coliche addominali, gas e diarrea. Il lattosio, poi, se viene digerito, libera il galattosio, un monosaccaride che è stato messo in relazione con il tumore dell'ovaio. Allergie: il latte è uno dei maggiori responsabili di allergie alimentari: durante la sua digestione, vengono rilasciati oltre 100 antigeni (sostanze che innescano le allergie). Spesso i sintomi sono subdoli e non vengono attribuiti direttamente al consumo di latte, ma molte persone affette da asma, rinite allergica, artrite reumatoide, migliorano smettendo di assumere latticini. Coliche del lattante: le proteine del latte causano coliche addominali, un problema che affligge un lattante su cinque, perché se la madre assume latticini, le proteine del latte vaccino passano nel latte materno. In 1/3 dei lattanti al seno affetti da coliche, i sintomi sono scomparsi dopo che la madre ha smesso di assumere questi cibi. Latte e pus: le mucche, negli allevamenti, sono costrette a produrre una quantità di latte pari a 10 volte l'ammontare di quello che sarebbe necessario, in natura, per nutrire il proprio vitello. Le mammelle enormi, quando in piena attività, possono produrre più di 40 litri di latte al giorno. Sono tese, pesanti, dolenti. Non sorprende che ogni anno un terzo delle mucche sfruttate nei caseifici soffra di mastite (una dolorosa infiammazione delle mammelle, che viene curata con antibiotici). Ma non solo di questo soffrono le mucche: tutti gli animali d'allevamento sono animali poco sani, in quanto tenuti in condizioni di sofferenza, e matenuti "in salute" (si fa per dire) solo grazie alla gran quantità di farmaci e antibiotici mescolata ai mangimi. Il latte di mucca, quindi, è un liquido ben poco sano, che contiene: Il pus passa nel latte assieme alle altre sostanze ed è stata stabilita una normativa comunitaria che definisce quanto pus può essere ammesso nel latte senza, secondo loro, avere danni alla salute. Secondo la direttiva, in un millilitro possono esserci fino a 400.000 "cellule somatiche" - il nome scientifico per indicare quello che comunemente e' chiamato "pus" - e un tenore di germi fino a 100.000. In un litro quindi ci possono essere 400 milioni di cellule di pus e 100 milioni di germi. Questi limiti sono indicati nella Direttiva Europea 92/46/CEE recepita dal DPR 14.01.1997 N. 54. farmaci di vario genere, che sono addizionati al mangime, e che si accumulano nelle loro carni, e nel loro latte; erbicidi, pesticidi, usati per coltivare i mangimi per gli animali; anche questi si accumulano nel corpo degli animali; sangue, pus, feci, batteri, virus. Vuoi continuare a bere latte? Buon appetito...

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Il latte fa bene alle ossa? No, dovremmo informarc...

Il latte è un usuraio della peggior specie, quegli usurai che vi fanno un prestito ma poi, se non gli ridate tutto con gli interessi impossibili, vi mandano picchiatori a spaccarvi le ossa. Il latte contiene calcio, utile alle ossa, e per questo viene consigliato, ampiamente consigliato, per l'osteoporosi. Ma contiene anche proteine animali, acide, che, per essere smaltite, consumano calcio. Come un usuraio, il latte presta un po' di calcio, ma, alla fine, ne consuma più di quello che dà. Le proteine del latte, sommate a quelle provenienti da carne e pesce, costringono l'organismo a sottrarre calcio all'osso per poter provvedere al loro smaltimento. Infatti, la salute dell'osso dipende molto più da quei fattori che impediscono le perdite di calcio dall'organismo che dalla semplice quantità di calcio assunta. Quasi tutto il calcio dell'organismo è contenuto nello scheletro, che è la banca del calcio. Il calcio viene perso continuamente attraverso le urine, le feci e il sudore, e queste perdite vengono reintegrate attingendo ai depositi di calcio nell'osso, che cede quindi calcio in continuazione. Il calcio immagazzinato nell'osso viene poi reintegrato con quello alimentare. Esiste dunque quello che viene chiamato "bilancio del calcio": bisogna che il calcio assunto con la dieta sia maggiore di quello perso, altrimenti il bilancio è negativo, e si va incontro all'osteoporosi. In generale, nelle popolazioni che consumano molto latte l'incidenza di osteoporosi è maggiore, mentre è rara nei paesi dove non si beve latte. É noto che tra gli esquimesi, che assumono oltre 2.000 mg di calcio al giorno, l'osteoporosi dilaga. Vari studi, tra i quali l'Harvard Nurses' Health Study, che ha seguito clinicamente oltre 75.000 donne per dodici anni, mostrano che l'aumentato consumo di latticini è associato con un rischio di fratture più elevato. Il latte, dunque, è sì l'alimento ideale, ma solo per il lattante, e parliamo solo di latte umano!

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Acqua alcalina, perché sceglierla

iEducation™ racconta: perché attraverso l'utilizzo di ACQUA ALCALINA riusciamo ad eliminare un quantitativo maggiore di liquidi rispetto a quelli che introduciamo? Perché possiamo ridurre notevolmente la ritenzione idrica, limitare l'insorgenza delle cosiddette bucce d’arancia e/o buchi di cellulite? Iniziamo comprendendo alcuni concetti base dell’acqua alcalina: È un’acqua più simile al sangue del nostro corpo, che come sappiamo ha un Ph di 7,35-7,4; 2) È un’acqua in grado di ridurre l’acidosi nell'organismo, generato da un’alimentazione e una digestione non sempre perfetta; è un’acqua, per le sue proprietà, in grado di “eliminare” i radicali liberi, creati dai processi fisiologici (come invecchiamento, rigenerazione cellulare-tessutale, ecc.) e dagli stress esterni al nostro corpo (come lavoro, famiglia, inquinamento ambientale, ecc.). Ora scopriamo come è possibile ottenere un miglioramento della ritenzione idrica: in natura le molecole d’acqua non esistono separatamente, ma raggruppate in “clusters” (grappoli), ossia gruppi di più molecole tenute unite dalla loro tensione superficiale. La comune acqua potabile è composta da 15-20 ed anche più molecole per clusters. L’acqua delle migliori sorgenti è formata da clusters di 10-15 molecole, mentre l'acqua alcalina ionizzata, prodotta dagli ionizzatori d’acqua, E’ FORMATA DA CLUSTERS DI 5-6 MOLECOLE. Ecco quindi il suo primo punto a favore. Inoltre questo tipo di acqua risulta MAGGIORMENTE PENETRABILE attraverso i microtubuli delle nostre membrane cellulari, le quali si presentano sempre più sclerotizzate (indurite), riuscendo così a facilitare lo scambio intra-extra cellulare dei liquidi e di conseguenza la reidratazione delle nostre cellule. Ecco il suo secondo punto a favore. Ora, come possiamo ben comprendere da queste poche righe, il nostro problema della ritenzione idrica è soprattutto a carico delle membrane cellulari, che si nutrono di un eccessivo carico di “rifiuti tossici acidi”. Ecco perché, quest’acqua attiva ionizzata, essendo strutturalmente più piccola, è in grado di ripulire facilmente le membrane cellulari (indurite dalle scorie trattenute), d’idratare le cellule e di ripristinarne la funzionalità; questo favorirà la diuresi quotidiana e l’alcalosi corporea, riducendo a dismisura la ritenzione idrica. Sintetizzando, possiamo affermare, che bere acqua è un metodo facile per migliorare la ritenzione idrica, ma bere acqua alcalina è un metodo veloce per ANNULLARLA!!! Questo risultato, dopo appurate verifiche, ha spinto il nostro Centro iPersonalTrainer™ di Rimini ad accogliere ALKAMEDI™ (ionizzatore d'acqua) come processo per accelerare, ancor più, il miglioramento della salute psico-fisica dei nostri allievi.

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Nutrizione e salute: attenzione all'abuso di ...

Alla luce delle ultime conferme date dai ricercatori dell'impero al college di Londra e del World Cancer Research Fund, il 45% dei tumori al colon potrebbe essere evitati se solo ci si applicasse ad un'alimentazione sana e se si svolgesse una corretta attività fisica. Le ricerche dicono con esattezza che consumare 100gr di carne rossa al giorno aumenta del 17% il rischio di tumore al Colon, ovviamente, il raddoppiare delle porzioni potrebbe aumentarne solo la percentuale. NON SI REGISTRA INVECE UN AUMENTO SIGNIFICATIVO DEL RISCHIO PER CONSUMI INFERIORI AI 500gr SETTIMANALI. Va anche peggio per le carni processate (insaccati, prosciutti e affini); mangiarne più di 100 grammi al giorno aumenta del 36% il rischio di cancro al colon. Si mette così la parola fine ad un dibattito che si trascina da tempo e che vede da una parte l'uso di carne rossa e dall' altra l'abuso della stessa con relativi rischi annessi. Il nostro consiglio è quello di ridurne l'utilizzo fino ad un massimo di 400 grammi a settimana, ma soprattutto di ridurre i consumi di carni processate e/o insaccate. Le fonti proteiche sono svariate (carni bianche, pesce, uova, legumi, soia ecc…), pertanto abbiamo la possibilità di scegliere e rendere varia la nostra alimentazione. Qui di seguito riportiamo una serie di consigli su come trattare la carne rossa per renderla meno nociva e facilmente assimilabile: lavare la carne rossa sotto l'acqua corrente prima della cottura per rimuovere il sangue residuale e l’emoglobina, proteina in esso contenuta, e contenente ferro; dopo la cottura, lasciare riposare la carne prima di mangiarla, in questo modo la pietanza si riprende dallo shock termico e continua a far fuoriuscire gli ultimi residui di emoglobina che dovrebbero rimanere nel piatto; porre attenzione alla modalità di cottura della carne scegliendo metodi meno invasivi quali la brasatura, la bollitura, la cottura al microonde e la cottura al forno, piuttosto che la frittura, la cottura alla griglia o al barbecue; preparare la carne prima di cuocerla con erbe e spezie, in modo da attenuare i fenomeni ossidativi e la formazione di radicali liberi. In conclusione, facciamone un uso intelligente piuttosto che un abuso senza accortezze. In questo modo, anche la carne rossa, potrà essere un valido contributo ai nostri muscoli e alla salute dell'organismo.

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