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Salute

Il saturimetro

L’uso del pulsossimetro (detto anche ossimetro o saturimetro) è consigliato sia per controllare lo stato delle pulsazioni prima, durante e a seguito di uno sforzo fisico, sia per monitorare la percentuale di emoglobina satura di ossigeno rispetto all’emoglobina complessiva presente nel sangue. La saturazione di ossigeno è un indicatore della percentuale di emoglobina satura di ossigeno al momento della misura, ossia la frazione di globuli rossi nel sangue che stanno trasportando ossigeno verso gli organi e i diversi tessuti dell’organismo. Per quanto concerne il funzionamento del saturimetro, esso avviene tramite l’utilizzo di un dispositivo a forma di pinza. Tale dispositivo è composto da due diodi che emettono fasci di luce rossa - infrarossa e da una fotocellula che riceve la luce dopo che i fasci hanno trapassato la pelle. L’uso del pulsossimetro è piuttosto semplice e immediato: basta applicare la sonda a forma di pinza sull’indice della mano e osservare sul monitor, oltre che il numero di pulsazioni al minuto, anche la saturazione dell’ossigeno ad ogni singolo battito cardiaco.  Valori Normali I valori normali della saturazione di ossigeno oscillano tra 97% e 99% nei soggetti sani. Una saturazione di ossigeno pari al 95% è clinicamente accettabile in soggetti con un livello di emoglobina normale. Usando la curva di dissociazione ossiemoglobinica, un valore di saturazione di 90% è in genere considerato equivalente a una PaO2di 60 mmHg. Valori più bassi della norma sono causa di affanno e difficoltà respiratoria, perché la quantità di ossigeno circolante non risulta sufficiente alle necessità delle cellule. Interpretazione Di norma è possibile interpretare il risultato da parte di chiunque. un risultato pari a 100, ottenuto senza una somministrazione artificiale di ossigeno, può essere indicativa di iperventilazione (da ansia, per esempio); un risultato sopra il 96% è considerato del tutto normale, tra il 95 e il 93% è indicativo di possibili problemi di ossigenazione, ovvero una parziale carenza di ossigeno (lieve ipossia); tra il 92 e il 90% signica che l'ossigenazione è insufficiente ed è consigliabile sottoporsi ad emogasanalisi(EGA); si rilevano alcune eccezioni in cui i valori intorno al 90% possono risultare normali, è il caso per esempio di pazienti affetti da broncopneumopatie croniche ostruttive (BPCO) al di sotto del 90% è presente una grave carenza di ossigeno (grave ipossia) che richiede l'immediata esecuzione di una emogasanalisi. Le possibili cause di ipossia da carenza di ossigeno nel sangue (ipossia ipossica) sono numerose, tra le più comuni ricordiamo: asma, cancro ai polmoni, broncopneumopatia cronica ostruttiva, altitudine (mal di montagna), intossicazione da anidride carbonica, sindrome da distress respiratorio, enfisema, anemia, ostruzione fisica delle vie aeree, sindrome delle apnee ostruttive del sonno, pneumotorace, polmonite, edema polmonare, embolia polmonare. Tra le cause circolatorie in grado di influenzare i valori ricordiamo infine: aterosclerosi, ictus, angina, infarto. I possibili sintomi con cui può manifestarsi ipossia sono: capogiri, fiato corto, stato confusionale, mal di testa, tachicardia, aumento della frequenza del respiro (tachipnea), aumento della pressione, perdita della coordinazione, problemi di vista, cianosi (colorito blu della pelle, a partire dalle estremità come le dita).

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Attività fisica e invecchiamento

Con l’età, tendenzialmente, diminuisce la statura ed aumenta il peso corporeo. La statura comincia a diminuire, generalmente, intorno ai 35/40 anni di età. Tale fenomeno è da attribuire, principalmente, alla compressione dei dischi intervertebrali e ad una postura scorretta. In età compresa tra i 40 e 50 anni nelle donne, e tra i 50 e 60 anni negli uomini, l’osteoporosi può diventare un problema. L’aumento di peso corporeo invece, è da attribuire al calo di attività fisica unito ad una alimentazione scorretta e, passati i 55/60 anni, a perdite di calcio osseo e di massa muscolare. La massa magra quindi, diminuisce progressivamente sia negli uomini sia nelle donne, ciò è dovuto alla diminuzione della massa muscolare (sarcopenia) ed ossea (osteopenia). Il calo del livello di attività fisica rappresenta una delle cause principali di tale declino della massa muscolare, associato ad una riduzione del tasso di sintesi proteica nei muscoli. L’allenamento, pertanto, può contribuire ad attenuare queste modificazioni della composizione corporea. Il livello di forza necessario a soddisfare le esigenze della vita quotidiana rimane invariato nell’arco di tutta la vita. Ciò che cambia è il livello di forza massima delle persone, col tempo, cala a tal punto che le attività più semplici diventano problematiche. L’invecchiamento oltre ad avere un forte impatto sulla massa muscolare totale e sulla forza, influenza anche la distribuzione del tipo di fibra muscolare con un incremento della percentuale delle fibre ST (a contrazione lenta) per via della diminuzione delle fibre FT (a contrazione rapida). La causa di ciò risiede nella diminuzione dei motoneuroni FT eliminando così l’innervazione di queste fibre muscolari, la maggior parte delle fibre dei motoneuroni morti si atrofizzano gradualmente e vengono poi assorbite dall’organismo. Con l’età inoltre diminuisce anche la dimensione delle fibre muscolari sia ST che FT. L’allenamento non permette di arrestare i processi biologici di invecchiamento, ma può ridurre l’impatto dell’invecchiamento sulla prestazione nonché sulla vita quotidiana. Mentre l’allenamento per la resistenza influisce ben poco sulla perdita di massa muscolare associata all’invecchiamento, l’allenamento per la forza può conservare o addirittura incrementare la sezione trasversa delle fibre muscolari sia nelle donne sia negli uomini anziani. Quindi l’invecchiamento non compromette la capacità di aumentare la forza e non ostacola l’ipertrofia muscolare. Non da tralasciare è l’attività fisica con esercizi per la resistenza in quanto essa induce un aumento delle attività degli enzimi ossidativi muscolari. L’attività fisica regolare, effettuata lungo tutto l’arco della vita, contribuisce notevolmente al mantenimento della salute e alla longevità. Uno stile di vita attivo è associato ad una aspettativa di vita un po’ più lunga, non meno importante, uno stile di vita attivo comporta una migliore qualità della vita!

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I benefici dell'esercizio fisico legato alla ...

Negli ultimi anni si è sempre più sentito parlare di FITNESS, ma cosa significa questa parola. Fitness secondo la definizione dell' EHFA (European Healt &Fitness Association) "E' uno stato dinamico di benessere fisico, psicologico e sociale, risultante alla pratica di un'attività motoria adeguata alle capacità, possibilità ed esigenze di ciascun indviduo che assume la responsabilità della propia salute." Ma quale sono i benefici dell'esercizio fisico legati alla fitness? (ne elenco qualcuno). - innesca in modo profondo l'attività metabolica dell'organismo; - diminuisce il colesterolo "cattivo" a vantaggio di quello buono; - riduce il rischio di diabete in età matura (migliora l'efficenza dell'insulina); - favorisce il riequilibrio della pressione arteriosa; - consuma calorie favorendo il controllo del peso, molto utile se si vuole dimagrire; - riduce lo stress; - riduce il rischio di infarto (frequenza cardiaca più bassa); - è il miglior rimedio contro l'osteoporosi; - protegge e rinforza ossa e articolazioni,cartilagini; - produce nuova massa muscolare, aumentando massa magra nell'organismo; - riduce i dolori vertebrali e le lombaggini; - rilassa attraverso l'autoproduzione di endorfine cerebrali; - protegge dal cancro al colon e da numerosi altri tipi di cancro; - previene la stitichezza; - aumenta la secrezione di ormoni utili (testosterone, Gh) - migliora la qualita del sonno; - fa sudare, e quindi eliminare scorie metaboliche; Nessun farmaco ha tutti questi effetti positivi... Su questo "argomento" ho discusso la tesi in scienze motorie anni fa, se impostato bene l'esercizio fisico ha enormi benefici, dove possiamo allenarci? In palestra, a casa, all'aperto ecc.... Allora buon allenamento!

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Pedana vibrante, caratteristiche principali

IN CHE MODO LA PEDANA PROVOCA LA CONTRAZIONE DEI MUSCOLI Mentre si sta usando la pedana l'equilibrio naturale del corpo umano viene disturbato dalle continue variazioni indotte molti muscoli saranno quindi attivati per poter ritrovare l'equilibrio perduto. Queste modificazioni vengono registrate dai Fusi muscolari che attraverso i nervi afferenti inviano un segnale alla corteccia cerebrale che a sua volta agisce determinando Una contrazione riflessa dei muscoli interessati LA PEDANA VIBRANTE COME STIMOLO ALLA PROPRIOCEZIONE E COORDINAZIONE MOTORIA La stimolazione della struttura del sistema nervoso centrale e periferico che presiedono al controllo del Movimento Rendono le vibrazioni particolarmente adatte per l’allenamento propriocettivo soprattutto in quelle discipline sportive che richiedono alte dosi di coordinazione. Per lo stesso motivo la vibrazione può essere impiegata positivamente nel momento in cui viene compromessa la sensibilità propriocettiva articolare per esempio dopo un infortunio. LA PEDANA VIBRANTE PER CUORE E CIRCOLAZIONE Le vibrazioni producono una condizione di benessere ottimale in poco tempo physioplate Infatti con pochi minuti attività al giorno incrementa la circolazione periferica dal 100% al 150% facilitando il ritorno venoso e il drenaggio linfatico e favorendo la capacità di captazione di ossigeno a livello polmonare grazie ad un aumento del volume respiratorio. L'incremento circolatorio e l’aumento rapporto di ossigeno e di nutrienti producono benefici effetti che sono particolarmente indicati per le persone sofferenti disturbi circolatori LA PEDANA VIBRANTE CONTRASTANDO CELLULITE E LIPOLISI La secrezione dell'ormone GH (ormone della crescita) che si accompagna ad un aumento della circolazione sanguigna soprattutto a livello del sistema circolatorio linfatico del microcircolo e del sistema venoso, aumenta il consumo di calorie e, aiuta a eliminare il grasso corporeo le vibrazioni sono dunque molto efficaci per combattere la cellulite producendo anche notevoli giovamenti A livello cutaneo e connettivale LA PEDANA VIBRANTE FLESSIBILITA’ E MOBILITA’ Le vibrazioni aumentano la capacità di allungamento del muscolo fattore che si traduce in una maggiore flessibilità e mobilità articolare. La stimolazione degli organi tendinei del Golgi inibisce Infatti La contrazione dei muscoli antagonisti favorendo il rilassamento e di una maggiore capacità di elongazione esattamente come in alcune tecniche avanzate di stretching. In aggiunta a questi effetti neuromuscolari le vibrazioni agiscono come un vero e proprio massaggio sui tendini capsule e tessuti connettivali eliminando viscosità e aderenze facilitano lo scorrimento tissutale e incrementando l’ampiezza articolare. LA PEDANA VIBRANTE NELLO SPORT E FITNESS Le vibrazioni si sono dimostrate molto efficaci per aumentare la massa di incrementare la forza e la potenza meccanica gli studi Condotti sui gruppi di atleti e l'esperienza sul campo hanno evidenziato che l’allenamento con la pedana a vibrazione si è dimostrato più efficace meno stressante per muscoli e articolazioni rispetto ad allenamento tradizionale effettuato tramite l'utilizzo di sovraccariche di alta intensità. L'effetto allenante della stimolazione vibratoria è dovuto all’attivazione massiccia delle unità motorie e dalla limitazione dei sistemi inibitori che normalmente intervengono nei momenti volontari. L'allenamento con la pedana determina anche un significativo aumento della secrezione testosterone e dell’ormone della crescita L'aumento della circolazione indotto dall’allenamento vibratorio favorisce il metabolismo muscolare e promuove una rapida rimozione dei metaboliti prodotti nel corso della seduta di allenamento E’ POSSIBILE UTILIZZARE LA PEDANA IN PRESENZA DI VENE VARICOSE physioplante se usata regolarmente stimola enormemente la circolazione e migliora il flusso di  ritorno del sangue quindi è un ottimo allenamento anche in presenza di vene varicose.  

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Osteoporosi e Fitness

L’osteoporosi è insidiosa, agisce di sorpresa e avanza in silenzio, approfittando degli “errori” di una vita. Simile ad un tarlo invisibile aggredisce le ossa rendendole vulnerabili e fragili con conseguenze devastanti e spesso invalidanti. Alimentazione, età e pigrizia sono le peggiori nemiche delle ossa. L’educazione motoria deve rientrare a pieno titolo all’interno di specifici e mirati protocolli preventivi per l’osteoporosi. Innumerevoli e autorevoli studi hanno dato risultati positivi, dimostrati a livello densitometrico, psicofisico, sociale ed economico, inducono a ritenere l’attività motoria come un’utile strumento per migliorare le condizioni generali di salute specifiche nei soggetti che la praticano. Occorre tuttavia considerare che l’attività motoria non si vuol sostituire in nessun modo agli specifici interventi per il trattamento dell’osteoporosi, mostrandosi utile proprio come strumento integrativo da abbinare, affinchè si abbia uno stimolo allenante ottimale, che induca quindi un adattamento stabile nel soggetto in questione. La terapia farmacologica, in continua evoluzione, è insostituibile nel trattamento delle forme conclamate, mentre l’attività fisica è preponderante nella prevenzione. Infatti la sollecitazione meccanica dell’osso protegge dall’osteoporosi (gli sportivi hanno un contenuto di calcio nell’osso a limiti alti o comunque maggiore della norma). Prevenzione che deve iniziare nell’età dello sviluppo e giovanile, per intensificarsi nell’approssimarsi dell’età a rischio. L’esercizio fisico offre due vantaggi che nessun’altra terapia di mantenimento della massa ossea permette: un’efficacia nel conservare la salute fisica che va ben al di là del solo problema osteoporosi, una azione preventiva nel creare, nell’età giovanile una struttura ossea satura ed efficiente e, soprattutto nell’età anziana, un ineguagliabile effetto sulla prevenzione dell’evento ultimo che si vuole assolutamente evitare: la frattura. Risulta essenziale programmare un allenamento indirizzato al miglioramento della BMD (Bone Mass Density o densità della massa ossea), in particolare degli arti inferiori e del rachide, le zone percentualmente più colpite da quadri di osteoporosi. E’ stato dimostrato che la perdita di massa ossea che si verifica con l’età, è intimamente connessa con la riduzione di forza dei muscoli che sostengono il rachide stesso. La perdita muscolare, contribuisce all’osteoporosi perché la massa muscolare è direttamente correlata con quella ossea attraverso la relativa sollecitazione fisica che un muscolo può esercitare sull’osso, stimolando quindi la produzione di matrice. Numerosi studi evidenziano come in caso di insufficiente forza dei muscoli estensori della colonna e dei muscoli del tronco, aumenti il rischio di compressioni e fratture vertebrali e si generino pressioni molto elevate all’interno dei dischi intervertebrali. In pratica - Prevenzione: 1 – E’ necessario  che l’allenamento sia programmato in modo che si generino adeguate sollecitazioni a livello osseo, non solo da un punto di vista quantitativo, ma anche qualitativo in termini di frequenza ed intensità.2 –  Per ottenere effetti ottimali l’attività fisica deve stressare e sollecitare il tessuto osseo che realizza un adattamento specifico, ai carichi a cui è sottoposto, aumentando la propria densità e resistenza attraverso una vera e propria risposta di supercompensazione.3 – Gli stimoli dovrebbero essere applicati ad una svariata gamma di movimenti, distribuendo le sollecitazioni con modalità e direzioni differenti, per indurre una risposta più marcata e generale.4 – Stimoli meccanici determinati da esercizi con carichi elevati ed un numero relativamente basso di ripetizioni possono avere un grande effetto sulla massa ossea, più che attività con carichi leggeri e movimenti ciclici.5 – Anche gli esercizi di resistenza ciclici “Cardio” possono determinare un adattamento funzionale dell’osso. Si è evidenziato che tanto più il livello di stimolazione meccanica a livello osseo è bassa e tanto più diviene importante la frequenza con la quale detti stimoli si susseguono per indurre un’efficace azione osteogenica. In parole povere, se lo stress meccanico indotto dall’esercizio fisico è basso, è necessario che venga mantenuto per più tempo o si ripeta con una frequenza piuttosto alta per poter comunque produrre effetti benefici nell’aumento di densità ossea. Riassumendo, un’attività fisica volta a combattere e prevenire l’osteoporosi dovrebbe, quindi, prevedere l’interazione ed integrazione di due tipi di programmi:JRF: Joint Reaction Forces, protocolli di esercizi che inducono stress alla struttura scheletrica attraverso forze di reazione articolare, quali ad esempio il sollevamento di manubri e bilancieri o l’uso di macchine isotoniche. Queste attività hanno un’influenza positiva soprattutto sul tessuto osseo dove si applica la tensione applicata dalla contrazione muscolare e, quindi, un’azione distrettuale prevalentemente concentrata nel punto di inserzione muscolo-tendineo.GRF: Ground Reaction Forces, protocolli di lavoro che si basano sull’azione svolta dalla forza di gravità, comprendenti esercizi quali balzi, salti, step ed attività di resistenza antigravitarie come la corsa. Questi esercizi hanno un’influenza più generale e determinano un aumento di mineralizzazione sull’intera struttura scheletrica, anche se si sono evidenziati i maggior incrementi a livello della regione prossimale del femore e dell’anca (tra l’altro due tra le zone più a rischio di osteoporosi, motivo in più per applicare questo tipo di protocolli di lavoro). In realtà, in ogni attività sportiva ad alto impatto, spesso i problemi sorgono, più che per l’elevata intensità dei carichi, per la tecnica di esecuzione inadeguata e le posture sbagliate assunte durante la realizzazione degli esercizi. A maggior ragione quindi, in soggetti anziani ed a rischio, postura e tecnica esecutiva dovranno essere curate fin nei più minimi dettagli, soprattutto in questo genere di esercizi. Buon allenamento

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Esercizio fisico e tumore al seno

L’attività fisica agisce sui sistemi metabolici dell’organismo portando numerosi benefici a livello salutare. Numerosi studi epidemiologici hanno mostrato un forte legame tra lo sviluppo tumorale e la mancanza di esercizio fisico, almeno per quanto riguarda alcuni tipi di tumore. E’ quindi importante che tutti diventino più consapevoli degli effetti positivi dovuti all’allenamento nella prevenzione e nel controllo di numerose patologie, anche quelle più gravi. L’attività fisica agisce su alcuni meccanismi essenziali dell’organismo, come il metabolismo energetico e ormonale, l’infiammazione, il sistema immunitario. Muoversi aiuta a restare in forma, a mantenere giovane l’apparato muscolo-scheletrico e circolatorio e a perdere peso. Lo sport e il movimento hanno però altre virtù nascoste, che oggi i ricercatori sono in grado di studiare nel dettaglio e che spiegano anche gli effetti preventivi nei confronti delle malattie cardiovascolari e del cancro. Diversi studi sono riusciti a fornire una prova dell’utilità dell’esercizio nei confronti di specifici tumori, tra cui quello al seno. La conferenza europea sul tumore al seno nel 2014 ha confermato che un regolare esercizio fisico riduce di circa il 12% il rischio nelle donne, di ogni età e peso, di sviluppare questo tumore. Alcuni studi hanno verificato cosa accade alle donne che dopo la menopausa, nel momento di maggior rischio di ammalarsi, iniziano ad allenarsi, dimostrando che anche in questo caso vi è un beneficio in termini di riduzione del rischio se confrontato con quello delle donne sedentarie. L’esercizio andrebbe prescritto come un farmaco e, esattamente come il tipo, la dose e la durata dei medicinali, anche il tipo, l’intensità e la frequenza dell’esercizio andrebbero misurati sulla persona, in quanto ognuno risponde in maniera differente allo stimolo allenante (Fondazione Umberto Veronesi). Indagini recenti hanno rivelato che le donne che svolgono esercizio fisico regolare hanno in media un rischio di sviluppare cancro al seno inferiore di circa il 30% rispetto alle donne sedentarie (Friedenreich CM. et al., 2008). Nello studio di Antony MP. e i suoi collaboratori, sono stati presi in considerazione i diversi fattori di rischio che sono direttamente coinvolti nello sviluppo del tumore al seno, tra cui l’inattività fisica, scoprendo che un maggiore esercizio fisico riduce il rischio di sviluppare il cancro al seno. Una recente revisione suggerisce che metà dei casi di cancro al seno possono essere prevenuti attraverso il raggiungimento e il mantenimento di un peso sano, attività fisica regolare e un consumo minimo di alcool (Colditz GA. et al., 2014). Esistono prove epidemiologiche che suggeriscono che l’esercizio dopo una diagnosi di cancro al seno può migliorare la mortalità, la morbilità e la qualità della vita (Eyigor S. et al., 2014). L’esercizio è anche importante per prevenire o migliorare molti effetti negativi correlati al trattamento come la stanchezza, la debolezza muscolare, il declino delle funzioni cardiovascolari e delle capacità funzionali complessive (Wolin KY. et al., 2012). L’attività fisica e gli interventi di perdita o mantenimento del peso corporeo stanno diventando elementi chiave per la sopravvivenza al cancro al seno, poichè l’obesità è associata ad un rischio di mortalità maggiore del 30% per le persone affette da tumore, mentre il fatto di essere fisicamente attivi e mantenere un peso costante è associato ad un rischio inferiore del 30% (Patterson RE. et al., 2010).

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Lo sapevi che la cellulite è una vera e propria m...

La cellulite è un’alterazione dell’ipoderma con ipertrofia delle componenti connettive e adipose. Si tratta di una malattia del connettivo in cui si ha un’alterazione dei sistemi venoso e linfatico che provoca un rallentamento del flusso ematico e una stasi dei liquidi negli spazi intracellulari. Nell’ipoderma si trova la riserva energetica dell’organismo: il pannicolo adiposo. Quest’ultimo deve essere ben vascolarizzato e il flusso micro circolatorio deve essere ottimale. Per tal motivo ciò che interferisce con la circolazione, nella massa adiposa provoca a lungo andare una condizione di sofferenza che si manifesta tramite alterazioni morfo-funzionali nell’ipoderma e nel derma. Se si ha un rallentamento della circolazione emolitica si verifica una tendenza al ristagno delle scorie metaboliche, con iniziale intossicazione locale e infiammazione. In tal modo si ha l’innesco della cellulite che poi progredisce sino alla sclerosi dei tessuti. 1° STADIO: CELLULITE EDEMATOSA Caratterizzato dalla presenza di edema dovuto al ristagno dei liquidi nel tessuto e all’accumulo di grassi e acqua nelle cellule a causa di un’iniziale alterazione della permeabilità capillare. Comincia a presentarsi una sensazione di pesantezza agli arti, ma la cellulite non è visibile   2° STADIO: CELLULITE EDEMATOSA AVANZATA Caratterizzato da un progressivo accumulo delle scorie metaboliche. Si vede la pelle a buccia d’arancia, l’accumulo adiposo e la perdita parziale dell’elasticità della cute.   3° STADIO: CELLULITE FIBROTICA Inizia a comparire la fibrosi nel tessuto con formazione di micro noduli , avvertibili al tatto. L’epidermide assume un colorito spento ed è evidente l’aspetto a buccia d’arancia; inoltre la cute può risultare fredda e dolente alla palpazione.   4° STADIO: CELLULITE FIBROTICA AVANZATA Si manifesta un significativo rallentamento del flusso sanguigno e linfatico, con aumento dei noduli e dolore al tatto. Appaiono ematomi e la cute presenta il tipico aspetto materasso, è fredda al tatto. Infine la palpazione suscita dolore e, se la pelle viene compressa, rimane una favea che scompare solo dopo alcuni secondi.

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Plastica ed alimenti: quale evitare e perché

La plastica utilizzata per la conservazione o confezionamento degli alimenti non è tutta uguale, osservate i simboli e i numeri della foto e preparatevi a fare una drastica selezione al fine di preservare la vostra salute. In alcune plastiche sono contenuti PVC (cloruro di polivinile), polistirene e BPA (bisfenolo A), potenti veleni classificati come cancerogeni dal 2006 dalla European Food Safety Authority (EFSA), in particolare, il Bisfenolo-A sembra favorire lo sviluppo di patologie come il Parkinson, l'Alzheimer, il Diabete di tipo-2, danneggia lo sviluppo sessuale e la fertilità del maschio e può avere effetti devastanti sullo sviluppo cerebrale del bambino. Il Bisfenolo A è una sostanza chimica di larghissimo uso: se ne producono tre miliardi di chili all'anno. Il Bpa si sprigiona spontaneamente a contatto con l'acqua (fino a 50 volte in più se il liquido è caldo), con i detergenti, le sostanze acide e quelle grasse, quindi anche con gli alimenti. In tutti i paesi industrializzati se ne fa uso quotidiano e gli studi dimostrano che si trova maggiore concentrazione del Bpa nel corpo delle donne e nei bambini (fino a 12 volte più degli adulti). Quindi quando cucinate o riscaldate i cibi al microonde, quando utilizzate dei contenitori per conservare sugo o alimenti grassi (burro, maionese, panna ecc), limone, alimenti conditi con aceto, comprate il gelato che è a contatto con la vaschetta di polistirolo, quando acquistate carne/pesce/formaggio a contatto con la pellicola in PVC, quando scaldate il latte nel biberon, beh, ci sono grosse possibilità di assumere massicce dosi dei sopracitati veleni. Ecco la classificazione delle plastiche: 1= PET polietilene tereftalato 2= HDPE polietilene ad alta densità 3=PVC o V vinile o cloruro di polivinile 4= LDPE polietilene a bassa densità 5=PP polipropilene 6=PS polistirolo 7= tutte le altre plastiche tra cui il policarbonato e le resine epossidiche Sono da evitare le plastiche 3,6 e 7! Quando dovete acquistare dei cibi confezionati (compreso alimenti in scatola e sughi), prestate attenzione al numero stampato sul fondo della confezione, quando invece dovete conservare dei cibi, cercate di utilizzare contenitori in vetro, terracotta, acciaio inox, stoffa o carta. Per quanto riguarda invece gli accessori per bambini, controllate che siano tutti siglati con il n°5 e la dicitura BPAfree, anche se sarebbe opportuno evitare qualsiasi tipologia di plastica. Ricordate inoltre che le plastiche non sono solo utilizzate per il confezionamento o la conservazione dei cibi: per mestoli, cucchiai, piatti, bicchieri, packaging per cibo takeaway, sacchetti per la conservazione in freezer, ecc... si dovranno osservare le stesse accortezze!

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Distinguere un infortunio dal semplice indolenzime...

Un argomento sempre di attualità nel campo dello Sport e del Fitness in generale è quello del dolore. Come sappiamo, il dolore può essere una parte del processo di adattamento muscolare a seguito di nuovi stimoli allenanti (i famosi DOMS - Delayed Onset of Muscles Soreness) ma può essere altresì un indicatore importante di qualcosa che non va, come una infiammazione o, peggio, una lesione di qualche tessuto del nostro corpo. Quando qualcuno che alleno mi manifesta un fastidio o un dolore, ci sono una serie di domande attraverso le quali cerco di individuare quelle caratteristiche che mi permettono di capire se quel dolore fa semplicemente parte del processo di allenamento oppure è un segnale da non sottovalutare. Intanto un piccolo ripasso. Ho nominato i DOMS: l’allenamento provoca delle microscopiche lacerazioni del tessuto muscolare che portano gonfiore (spesso non evidente) e il rilascio di un liquido urticante che, a 24-48 dall’evento stressante, inducono quella sensazione di indolenzimento muscolare (per alcuni più forte e/o duraturo, per altri meno) spesso erroneamente associata alla presenza di acido lattico nel muscolo (nulla di più falso). Questo può già essere un primo indizio: se il dolore infatti si avverte già immediatamente dopo l’allenamento, quasi certamente non sarà dovuto ai DOMS! Allo stesso modo, come detto, i DOMS tendono a diminuire e poi sparire nell’arco di 2-3 giorni (a volte di più, ma comunque calando velocemente di intensità) mentre un infortunio può protrarre il dolore molto più a lungo. E ancora: per ridurre i DOMS è sufficiente un corretto uso dello stretching post-allenamento, mentre con dolori dovuti a infiammazioni o lesioni sono fondamentali l’uso del ghiaccio e, ovviamente, il riposo totale della zona. Analizziamo adesso la qualità del dolore. L’indolenzimento, lo dice la parola stessa, da la sensazione di muscoli rigidi, ipersensibili e affaticati. In presenza di infortunio, il dolore è invece quasi sempre di tipo acuto, con fitte improvvise e ben localizzate. Se siete in grado di indicare esattamente il punto in cui il dolore compare, sia esso a livello tendineo, osseo o articolare, molto probabilmente si tratta di un (più o meno serio) infortunio. Quando il dolore riguarda un’area estesa che corrisponde quasi per intero al muscolo, è molto più facile che si tratti di semplici DOMS. Un altra grossa differenza consiste nel fatto che spesso, in presenza di infortunio, il dolore viene avvertito anche stando fermi (persino la notte mentre si è a letto) mentre l’indolenzimento muscolare si manifesta nel momento in cui muoviamo la parte interessata. Anche capire se il dolore si manifesta su entrambi i lati del corpo è molto utile al nostro scopo, perchè a meno che non si faccia un allenamento monolaterale (come negli sport di lancio) i dolori muscolari dovrebbero comparire in egual misura sia a destra che a sinistra. Veniamo ora agli aspetti più evidenti: si è formato un edema o un gonfiore in una zona in particolare? La probabilità di infortunio è molto alta! Avete avvertito un rumore simile ad uno schiocco o un crepitio nel momento subito precedente l’insorgenza del dolore? Questo potrebbe indicare una lesione del muscolo, quindi interrompete subito l’allenamento e consultate un medico! Riconoscere queste differenze può fare una grossa differenza: sempre meglio fermarsi per tempo e lasciar guarire un muscolo in pochi giorni piuttosto che ignorare i segnali che il nostro corpo ci invia, continuare a lavorare sopra un tessuto infortunato e doversi poi fermare magari per mesi... usiamo la testa, sempre!

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Catene cinetiche: siamo segmenti o anelli di una c...

Vi siete mai chiesti che cosa sono le “catene cinetiche” o le “catene muscolari”? Questi termini vengono spesso utilizzati dai professionisti come fisioterapisti, personal trainer e tutti coloro che hanno a che fare con lo sport o il benessere delle persone. In questo articolo cercherò di spiegarvi in termini semplici che cosa sono e la loro funzione. La parola cinetica deriva dal greco " kinetikos " che significa movimento e quindi movimento dei muscoli. La catena cinetica è un insieme di segmenti rigidi rappresentati dalle ossa uniti tramite delle giunzioni mobili chiamate articolazioni, dai legamenti, dai muscoli e dai nervi. La catena è molto utile per interpretare il movimento dello sportivo e la sua postura. Esistono molte catene cinetiche e sono tutte interconnesse al fine di compiere azioni nella maniera più economica senza creare scompensi. Spesso i muscoli tendono a perdere la loro elasticità, anche a causa dello stress, della postura scorretta e della breve respirazione toracica. Tutto questo può provocare danni a livello posturale e quindi avremo: Dolori del rachide (cervicali, dorsali, lombari, sacrali) Dolori articolari (anca, ginocchio, piede) Deformazione della colonna vertebrale (scoliosi, cifosi, iperlordosi). La soluzione per evitare questi dolori è effettuare dello stretching di allungamento decompensato, il metodo più utilizzato sono le tre squadre di Mezieres: Squadra I: stendersi supini con le gambe, posizionate a 90°,  totalmente attaccate alla parete Squadra II: sedersi con la schiena attaccata al muro, gambe stese. Squadra III: da ritti, con gambe tese, piegare il busto di 90gradi e cercare di toccarsi i piedi con le mani. Un altro metodo utilizzato è il Metodo Pancafit che tutt'ora eseguo per riequilibrare eventuali scompensi posturali. Anch'io la uso per ricercare gli adattamenti per una postura sempre al top... ecco come! La postura esprime il nostro vissuto e per questo è sempre bene prendercene cura.

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Sindrome Metabolica: cos'è e come combatterl...

La Sindrome Metabolica è probabilmente una tra le condizioni cliniche più diffuse dei giorni nostri e maggiormente meritevole di attenzione per la sua potenziale pericolosità. Si è stimato che in alcuni paesi industrializzati (Italia compresa) l'insorgenza di tale condizione patologica raggiunga quasi la cifra monstre del 25%! Sebbene ad oggi non vi sia una definizione universalmente riconosciuta e alcuni criteri di diagnosi differiscano tra loro, le principali Organizzazioni a livello mondiale che si occupano di salute sono concordi nel considerare affetti da Sindrome Metabolica tutti quei soggetti che presentino almeno due dei seguenti fattori di rischio associati a quello che può essere considerato il fattore chiave, ovvero l'obesità addominale: - Dislipidemia: HDL (il cosiddetto Colesterolo "buono") al di sotto di 40mg/dl negli uomini e di 50mg/dl nelle donne; - Trigliceridi con valori superiori a 150 mg/dl; - Glicemia superiore a 100 mg/dl (perciò sono iclusi i soggetti diabetici); - Ipertensione arteriosa (valori superiori a 130/85 mmHg).   E' facile comprendere come questo si traduca in una situazione clinica ad alto rischio cardiovascolare. Come potete osservare nell'immagine allegata, c'è convergenza tra gli studiosi nell'attribuire l'insorgenza di questa Sindrome a situazioni patologiche preesistenti (obesità, ipercolesterolemia e condizioni quali l'obesità viscerale, l'iperinsulinemia e/o l'insulino-resistenza) associate quasi sempre a uno stile di vita inadeguato (alimentazione sregolata, vita sedentaria). Come possiamo agire per proteggerci dall'enorme rischio a cui tale sindrome ci sottopone? Oltre ovviamente ad un necessario resyling del nostro stile di vita e del nostro regime alimentare, l'esercizio fisico può esserci di vitale aiuto. Lo scopo dell'attività fisica sarà, attraverso uno specifico lavoro preventivo e adattato alle condizioni del soggetto, di migliorare la condizione di salute dello stesso e in particolare di ottenere i seguenti effetti benefici:  - miglioramenti metabolici dovuti alla riduzione dell' LDL (il colesterolo "cattivo") e dei trigliceridi e all' aumento di HDL (colesterolo "buono"), sensibilità insulinica e tolleranza glicidica; - miglioramenti circolatori dovuti all'aumentata capillarizzazione muscolare e alla conseguente riduzione della pressione arteriosa; - riduzione del consumo di ossigeno e della frequenza cardiaca a riposo e sotto sforzo; - miglioramenti generali anche delle funzioni vagali (effetto antiaritmico). Per ottenere tali effetti, possiamo proporre protocolli di lavoro simili a quelli già molto utilizzati nella prevenzione delle malattie cardiovascolari e dei disadattamenti metabolici in generale (sovrappeso e/o obesità, diabete mellito ecc..) e che devono prevedere essenzialmente tre tipologie di allenamento, sapientemente miscelate tra loro: fasi di allenamento aerobico di tipo continuato, fasi di allenamento aerobico intervallato (Aerobic Interval Training) e fasi di allenamento dedicate alla resistenza muscolare. Per i primi due (lavoro aerobico continuato e intervallato) sarà possibile lavorare su macchine cardio quali bike e tapis roulant o, perchè no, all'aperto in qualche parco o villa. Nelle sedute di allenamento aerobico continuato bisognerà cercare di assestarsi intorno al 60/70% della propria FcMax (l'uso di un cardiofrequenzimetro per monitorare i battiti è fortemente consigliato), mentre negli allenamenti interval l'ideale sarà alternare fasi più intense (fino all'80% circa) ad altre di recupero attivo intorno al 50%. Le sedute di resistenza si potranno svolgere con l'ausilio dei classici macchinari isotonici presenti nelle palestre ma anche con esercizi a corpo libero o con piccoli attrezzi, coinvolgendo in egual misura la muscolatura di tronco, arti superiori ed arti inferiori.

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Magri fuori e grassi dentro: conosci l'effett...

Chi di noi non è mai venuto a contatto con un amico, un parente o un conoscente che pur mangiando tanto (e male) e senza praticare attività fisica si vanta di essere magro?Quell’essere “magro” però è solo apparente perché, all’interno, i livelli di grasso viscerale sono alti e simili a quelli delle persone obese. Questa particolare condizione viene definita con l’acronimo di “TOFI”: thin on the outside, fat inside, ovvero magro fuori e grasso dentro. Il grasso interno (viscerale) si sedimenta su organi come fegato, cuore, polmoni e arterie, raddoppiando il rischio di malattie cardiovascolari e gettando le basi per l’insorgenza del diabete di tipo II. Circa il 25% degli adulti che sembrano magri presentano livelli di colesterolo e trigliceridi simili a quelli delle persone obese. Alla base di tutto questo ci sono stili di vita errati, alimentazione scorretta e, soprattutto, sedentarietà. Ricordiamo che dagli studi effettuati dall’Associazione Fitness Metabolica di Monterotondo (Roma), crea più danni l’inattività fisica rispetto ad una sovralimentazione. Per misurare il grasso viscerale viene utilizzato un particolare software per Risonanze Magnetiche chiamato Hippo fat (realizzato dall’Istituto di Fisiologia Clinica), ma per valutare il proprio stato di salute potrebbero essere sufficienti le analisi del sangue che analizzano i valori dei trigliceridi, della glicemia e del colesterolo. Infatti un valore basso di colesterolo buono (HDL) potrebbe far sospettare un accumulo di grasso nelle arterie. Al fine di contrastare l’accumulo di grasso viscerale, sarebbe opportuno praticare con regolarità attività fisica per almeno 3 volte a settimana, abbinandola ovviamente ad una corretta alimentazione che limiterà il consumo di grassi “cattivi” come quelli di origine animale (burro e strutto ad esempio) e quelli ricchi di grassi saturi come l’olio di palma (49g per 100gr contro i 14g per 100gr dell’olio extravergine di oliva).

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Fibromialgia: Imparare a convivere si può!

Iniziamo col dire che chi non ha un problema di questo tipo non può comprendere…  ma chi ha questo disturbo deve comprendere cosa ha e poi cercare di  convivere, cercando di alleviare o contrastare tale sindrome. In questa trattazione vedremo cosa è  e  come riuscire a conviverci. Cenni storci Il termine Fibromialgia deriva dal latino fibra e dal greco myo (muscolo) unito a algos (dolore).Si può dire che la sindrome  fibromialgica  è caratterizzata da dolore muscolare diffuso e rigidità cronica. Sin dal 1800 la sindrome  fibromialgica  era presente ma con altre denominazioni; solo nel 1976 vennero descritte in maniera accurata i sintomi e la denominazione su detta. Organi bersaglio La colonna vertebrale, le spalle le braccia, il cingolo pelvico, le gambe e i polsi subiscono un processo infiammatorio; inoltre si associano disturbi dell’umore, del sonno e astenia (stanchezza).  Chi colpisce In prevalenza chi è affetto da fibromialgia è di sesso femminile e può presentarsi nella fascia d'età che va dai 25-55 anni. Si pensa che alla base di questa sindrome ci sia lo stress sia d’origine fisico che psicofisico. Come conviverci Iniziamo col dire che qualsiasi malattia cronica (cioè permanente) non deve avere nel tempo la meglio su di noi. Ecco perché è importante prima conoscere e poi cercare con positività di reagire in modo da indurre noi stessi ad un possibile rimedio per riuscire a vivere con dignità la nostra esistenza. Oltre alla terapia farmacologica, che al momento non si è dimostrata ancora molto efficace, vi è anche la terapia naturale; che consiste nel riposo, ma non eccessivo, nei primi giorni in cui si manifesta la malattia.   Inoltre si è notato che le attività fisiche come il lavoro aerobico, come la ginnastica dolce,  il nuoto e altro, praticate regolarmente in maniera moderata e progressiva riducono i sintomi. Altro mezzo è l’utilizzo di massaggi e stretching (da non effettuare però, quando si ha il processo di infiammazione acuto in corso).  Non meno importante è osservare una alimentazione povera di cibi raffinati favorendo cibi “vivi”, frutta, verdura e proteine nobili (sia d’origine vegetale che animale, ma queste ultime con moderazione).   In conclusione possiamo dire che: Il giusto atteggiamento mentale verso  la malattia, la sana attività sia fisica che alimentare, possono giovare non poco sul nostro progresso vitale. 

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L'esercizio fisico migliora il tessuto cerebr...

Mens sana in corpore sano non è solo un modo di dire. Da sempre sostengo il concetto dell'importanza dell'attività fisica svolta in maniera costante in termini salutistici, concentrandomi, nell'ultimo periodo, soprattutto in quelli mentali. I miglioramenti sono molteplici tra cui la memoria, l'apprendimento, depressione e neurodegenerazione. Migliora anche l'organizzazione strutturale dei neuroni con lo sviluppo della rete dendritica e delle loro connessioni sinaptiche. Questi miglioramenti, particolarmente per l'invecchiamento, sono evidenti nell'area cerebrale dell'ippocampo dove sono localizzate le funzioni cognitive e la memoria. In zone di quest'area del cervello adulto è stata anche evidenziata una nuova neurogenesi da parte di cellule staminali (neuroblasti). L'attività muscolare, nella cellula nervosa PGC1, come avviene nel muscolo, stimola la proteina di membrana da cui origina l'irisina. Questa, versata all'esterno della cellula, stimola il neurone stesso a produrre BDNF (fattore stimolante del sistema nervoso, la cui mancanza genetica può provocare deficit cerebrali). Così il circuito tra soma e psiche risulta ormai definito. Grazie alla continua ricerca nel settore si è in grado di capire come uno stile di vita corretto non regala una sensazione di benessere solo nel breve termine, ma è in grado di mantenere sani tutti i tessuti del nostro corpo.  E ora... muovetevi!

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Qual'è la misura del tuo girovita?

Molto spesso viene trascurata l’importanza di tenere sotto controllo il girovita, pronunciando in specifici momenti dell’anno (dopo le vacanze estive, dopo le vacanze natalizie e l’inizio dell’anno nuovo, dopo Pasqua, prima delle vacanze estive) la famosa frase: “da domani mi metterò a dieta e mi iscriverò in palestra”, senza però poi seguire il buon proposito.  Perché è importante tenere sotto controllo l’accumulo di grasso in sede viscerale? Perché l’aumento della circonferenza del giro vita spesso è associata ad altri fattori di rischio cardiovascolare, come ipertensione, insulino resistenza ed aumento dei trigliceridi nel sangue, ed è precursore di malattie come il diabete di tipo 2. Il limite di tolleranza (per la popolazione europea) è di 80cm per le donne e 94cm negli uomini. Eguagliando o superando questi limiti ed avendo due dei seguenti quattro fattori: valori dei trigliceridi nel sangue maggiori o uguali a 1,7 mmol/l valori di colesterolo “buono” HDL inferiori o uguali a 1,0 mmol/l (per i maschi) e 1,3 mmol/l (per le femmine) pressione sistolica (massima) maggiore o uguale a 130 o pressione diastolica (minima) maggiore o uguale a 85 glucosio plasmatico a digiuno (FPG) maggiore o uguale a 5,6 mmol/l o diabete   ci si trova in presenza di Sindrome Metabolica, il grasso viscerale a questo punto si comporterà come un vero e proprio organo: produrrà sostanze di scarto e influirà (negativamente) con la sua attività sull’intero organismo, aumentando notevolmente il rischio cardiovascolare. Quali sono i principali responsabili dell’accumulo di grasso in sede viscerale? lo stile di vita sedentario e cattive abitudini alimentari; la predisposizione genetica (forma androide, a “mela” - più a rischio - , o ginoide, a “pera”) l’ambiente; una ridotta spesa energetica: proprio così, l’aumento di grasso è dovuto soprattutto ad un ridotto dispendio calorico piuttosto che ad una sovraalimentazione! Consigli? Per chi è già affetto da sindrome metabolica, dopo aver ricevuto il parere favorevole del medico curante, è consigliabile stilare un programma specifico di fitness metabolica (che prevede un’alternanza di attività aerobica e anaerobica) in base al proprio livello di forma: sconsigliato oltremodo il fai-da-te. Per tutti gli altri è opportuno modificare lo stile vita e le abitudini alimentari: l’esercizio fisico e il cibo sono i più potenti farmaci presenti sul mercato che, se usati con criterio, non hanno nessuna controindicazione e fanno vivere meglio e più a lungo!

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Meno sonno... rischio salute!

La mancanza di sonno è un grande spreco: di tempo, di salute e di lucidità. Il sonno è un elemento fondamentale per una vita sana e per gli sportivi diventa un elemento imprescindibile, per una migliore performance e per il raggiungimento degli obbiettivi prefissati. L’80% degli adulti soffre per un deficit di sonno. Che paghiamo non solo sotto forma di stress... dormire meno del necessario può causare demenza, Alzheimer, Parkinson. La “scienza del sonno” diventa cruciale per la prevenzione di molte malattie degenerative del cervello. Lo rivelano due studi americani pubblicati rispettivamente sulle riviste Science e The Journal of Neuroscience. Insieme aprono nuove strade nella conoscenza del funzionamento del nostro cervello, e il ruolo che il sonno svolge per la sua “manutenzione”. La ricerca ha come autrice Maiken Nedergaard, biologa danese che dirige un gruppo di scienziati alla University of Rochester nello Stato di New York. Punto di partenza degli esperimenti condotti da questo team, è stata la ricerca di una “spiegazione evolutiva” del sonno. La Nedergaard ha trovato conferma per un’ipotesi che da molti decenni circolava tra gli scienziati, e cioè che il sonno sia il momento in cui il nostro cervello “fa le pulizie” al proprio interno, elimina spazzatura, scorie. È un po’ l’equivalente di quello che il sistema linfatico fa con i nostri muscoli, eliminando l’acido lattico creato dagli sforzi. Per analogia, la scienziata danese ha battezzato sistema “glinfatico” quello che agisce nel cervello. E soprattutto, ne ha dimostrato l’esistenza e il funzionamento, con numerosi esperimenti di laboratorio. Per ora limitati a topi, scimmie, cani e capre. Il verdetto è comunque chiaro, proprio come i muscoli sotto sforzo producono tossine, anche il cervello nell’attività diurna accumula “spazzatura”. Quando siamo svegli, il lavaggio automatico del sistema glinfatico procede a rilento, un modesto 5% rispetto al lavoro che svolge quando dormiamo. Durante il sonno, l’area occupata dal sistema glinfatico, dove scorrono i fluidi del lavaggio cerebrale, arriva a occupare il 20% del volume del nostro cervello. Questi “detersivi” sono essenziali per eliminare le proteine dette beta-amiloidi e tau, associate proprio con l’Alzheimer. Da una parte è rassicurante sapere che esiste un’impresa delle pulizie che entra in azione ogni notte, e occupa le ore del nostro sonno svolgendo un mestiere così prezioso. D’altro lato questo rende ancora più allarmante il deficit di sonno che ci affligge più o meno tutti, e che va peggiorando. Sigrid Veasey del Center for Sleep and Circadian Neurobiology (University of Pennsylvania) col suo gruppo di ricercatori ha dimostrato invece che se il deficit di sonno è cronico, il metabolismo cerebrale subisce danni gravi, i neuroni degenerano. Il New York Times riporta un dato elaborato dalla National Sleep Foundation: un adulto ha bisogno di dormire dalle sette alle nove ore per notte, ma negli ultimi 50 anni abbiamo ridotto il nostro sonno, in media tra una e due ore a notte. Solo nell’ultimo decennio abbiamo perso in media 38 minuti di sonno per notte. In conclusione, consigliamo a tutti di rispettare al meglio il proprio orologio biologico, di riposare almeno tra le 6 (minimo sindacale) e le 8 ore, e di essere piuttosto regolari nei confronti del vostro stile di vita; 

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La giusta postura durante la guida!

La posizione seduta, specialmente in auto, costringe la colonna vertebrale ad assumere una conformazione diversa da quella fisiologicamente corretta.   Pertanto la conformazione del sedile dell'automobile ha una rilevanza particolare, specialmente per chi passa molto tempo al giorno alla guida, per favorire o meno l'insorgenza di dolori specialmente lombari. Insieme al sedile contribuiscono il tipo di strada percorsa e l'efficienza delle sospensioni. Inoltre, può influire anche la posizione degli strumenti più usati come il cambio, che può costringere a movimenti di flessione e torsione continua del busto.   Lo schienale dovrebbe essere posizionato in maniera tale che il busto risulti inclinato indietro leggermente oltre la verticale ed avere una conformazione avvolgente nella parte alta in modo da impedire gli spostamenti in curva.   Il sedile dovrebbe essere sufficientemente alto e duro ed avere una inclinazione, rispetto al piano orizzontale, di circa 15°. Come prevenzione può risultare molto utile un supporto lombare di circa 5 cm, che mantiene la curvatura fisiologica del tratto lombare come nella posizione eretta, diminuendo il carico vertebrale.   Anche l'entrata e l'uscita dalla vettura rivestono particolare importanza. Il busto e gli arti inferiori dovrebbero muoversi sempre sullo stesso piano, evitando movimenti rapidi di torsione. Lo stesso va fatto nel riporre o prendere oggetti posti nel sedile posteriore. Quindi la postura, il tipo di movimenti e lo stato della muscolatura sono di importanza fondamentale nel prevenire contratture muscolari e dolori muscolari e articolari di varia natura.

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La postura corretta durante il sonno

Elemento importante per la nostra salute e quella del nostro corpo è la postura che teniamo durante il riposo notturno. Peculiarità da non trascurare assolutamente per il benessere psicofisico. Sia la rete che il materasso e il cuscino devono essere tali da permettere al corpo di mantenere le sue curvature fisiologiche. La rete deve essere sufficientemente rigida e nel contempo flessibile.   Il materasso non deve essere né troppo duro né troppo morbido e armonizzarsi in un tutt'uno con la rete. I materassi più sani risultano sempre quelli tradizionali fatti con lana, crine o cotone. Anche il lattice di gomma si adatta molto bene alle forme del corpo.   Il cuscino può avere la stessa composizione del materasso. Deve avere una consistenza adeguata e rispettare le caratteristiche antropometriche di chi lo usa, specialmente la larghezza delle spalle (per chi dorme di fianco) e la forma e le dimensioni della testa e del collo (per chi dorme supino). Un cuscino troppo alto o anche troppo basso, per chi dorme in decubito laterale, può essere facilmente causa di dolori alle vertebre cervicali e alla testa.   Quando si sale o si scende dal letto evitare movimenti di torsione tra busto e arti inferiori. Adagiarsi di fianco e muovere il corpo mantenendolo sempre allineato sullo stesso piano.

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